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02 ottobre 2019

La Procura smentisce Tirreno Power: “ I Tecnici Arpal hanno confermato violazioni ambientali”


Tratto da Ivg

La Procura smentisce Tirreno Power: “Tecnici Arpal hanno confermato violazioni ambientali”

Il procuratore capo Ubaldo Pelosi precisa in merito alle deposizioni nell'udienza di ieri

Vado Ligure. “I tecnici Arpal hanno confermato violazioni dell’AIA”. Così il procuratore capo di Savona Ubaldo Pelosi precisa sull’udienza di ieri in tribunale nel processo su Tirreno Power. La Procura smentisce quanto evidenziato dall’azienda in merito alle deposizioni dei tecnici di Arpal, sentiti in aula nell’ambito del dibattimento.

Tra le violazioni sono state riportate quelle relative al capo di imputazione, in particolare il superamento nell’ottobre 2013 del parametro sul cromo. Ma non solo: l’utilizzo O.C.D. con tenore di zolfo superiore al limite massimo dello 0,3%, il superamento del parametro del boro, oltre alla mancata calibratura da parte di Tirreno Power dei sistemi di emissioni (SME).

Inoltre, i tecnici Arpal hanno dichiarato di aver accertato nel febbraio 2013 un valore di concentrazione delle polveri superiori al limite consentito.

17 settembre 2019

Tirreno Power, continua il processo:ascoltato l'ingegnere di Arpal Massimiliano Pescetto

Tratto da Savona News

Tirreno Power, continua il processo: ascoltato l'ingegnere di Arpal: "Lo Sme a camino non era calibrato"

Confermato anche un superamento delle emissioni

Prosegue il processo di Tirreno Power. Questa mattina, dopo essere stati ascoltati nelle precedenti udienze l'ex sindaco di Quiliano dal 2009 al 2019 Alberto Ferrando è proseguito il controesame, dopo la sospensione di luglio dell'ex primo cittadino di Vado dal 2009 al 2019 Attilio Caviglia. 
"Continuavamo a non avere risposte a quelle che erano le domande fondamentali, su come riuscire a monitorare la situazione. Siamo stati ascoltati dal dottor Granero 4-5 volte e ci ha detto che non avremo potuto chiudere la centrale. Quella rete di monitoraggio doveva essere modificata, soprattutto per il posizionamento, abbiamo effettuato una richiesta alla Regione sull'ampliamento delle centraline" spiega l'ex sindaco Caviglia.

Il perito nominato ha depositato la relazione e successivamente il testo prescelto, l'ingegnere chimico Massimiliano Pescetto collaboratore tecnico di Arpal dal 2002 e ufficiale di polizia giudiziaria dal 2012, su domande del pubblico ministero Chiara Venturi ha esposto una cronistoria delle ispezioni svolte partendo dal 4 marzo 2013 dove insieme ai carabinieri del Noe, ha effettuato una raccolta dati sul monitoraggio dell'aria facendo un confronto ante e post sequestro sui gruppi VL3 e VL4. 
"Nel primo accertamento del novembre del 2013, Arpal a supporto di Ispra, ha avuto accesso al sito con l'intento di un ispezione ordinaria nel rispetto delle prescrizione dell'Aia. Abbiamo verificato che era presente un mancato rispetto dello Sme a camino(il quale serve per monitorare di continuo le emissioni) che ha asservito al gruppo a carbone del VL3 e VL4 e non era calibrato, rispondente alle prescrizioni. In sede di ispezione tutto ciò è stato evidenziato a Tirreno. Non vi erano superamenti nelle polveri e nel monitoraggio" spiega l'ingegner Pescetto.
"Il superamento delle emissioni è stato rilevato l'11 febbraio del 2013 nel gruppo VL4, nel gennaio 2014 c'era l'assenza del campionamento Sme, non esisteva, abbiamo acquisito gli auto controlli dell'azienda ed era presente un superamento di due scarichi, era stato utilizzato un olio combustibile non congruo alla prescrizione dell'AIA perchè era più pesante ed era stoccato in un unico serbatoio, con valori superiori di zolfo superiori allo 0.3%, praticamente sull'0.7% poi successivamente ritornate allo 0.2%".
Arpal su richiesta della Regione Liguria ha acquisito dati fino al settembre 2014 (effettuate nel periodo da aprile fino a luglio di quell'anno) sulla qualità dell'aria post spegnimento e poi successivamente nel maggio del 2016: "Il tempo era molto breve e si presentavano altre criticità legate alla qualità dell'aria ambiente ma i valori erano scesi. Nel 2016 abbiamo fatto considerazioni basate di anno in anno ( da aprile 2011 a aprile 2016)".

"Il teste ha confermato l'impostazione dell'accusa, sia in relazione alle diverse violazioni che sono state riscontrate nel corso degli anni, sull'emissione delle polveri, alla presenza di cromo oltre ai limiti indicati dall'Aia e in relazione alla totale insufficienza della rete di monitoraggio sia pubblica che privata, cioè quella gestita da Tirreno Power senza alcuna validazione da parte degli organi pubblici di controllo. Un altro tassello importante nella costruzione della pubblica accusa, siamo a buon punto nell'accertamento della verità" spiega l'avvocato di Uniti per la Salute Matteo Ceruti.

Dopo le domande dell'avvocato Ceruti e della difesa di Tirreno Power il processo proseguirà il prossimo 1 ottobre.

23 maggio 2016

Spento l’inceneritore di Terni: pericolo per la salute dei cittadini

Tratto da Ambiente Bio 



Buone notizie per i cittadini di Terni: a seguito di alcuni controlli effettuati dai carabinieri del Noe e al parere dell’Asl, il sindaco Di Girolamo ha firmato l’ordinanza per spegnere l’inceneritore Terni Biomassa.

Il 19 maggio scorso, il sindaco di Terni, Di Girolamo, ha firmato un’ordinanza a tutela della salute pubblica, determinando lo spegnimento dell’inceneritore di Terni, a causa dei valori di diossina e furani oltre i limiti consentiti.
Come dichiara il primo cittadino a Il Messaggero: “Su nostra richiesta l’Asl ci ha comunicato che le concentrazioni di diossina e furani potevano comportare un rischio per la salute e mi è sembrato giusto che anche io prendessi questa decisione a tutela dei cittadini”.
Così, finalmente, le attività dell’inceneritore Terni Biomassa di via Tatini, della Tozzi Holding di Ravenna, sono state sospese.
Nei giorni scorsi, la Regione Umbria aveva infatti inviato una diffida a Terni Biomassa nella quale erano presenti quindici prescrizioni a cui l’azienda doveva adempiere dopo i controlli dei carabinieri del Noe, che per due mesi hanno passato al setaccio l’inceneritore, la gestione dei rifiuti e le emissioni del camino.
I militari avrebbero riscontrato presunte violazioni al Testo unico ambientale e una serie di prescrizioni amministrative da adempiere.
Ma la firma dell’ordinanza, spiega ancora il sindaco, è arrivata a seguito del parere dell’Asl e della preoccupazione dello stato di salute dei cittadini di Terni.
Ora, i controlli passeranno nelle mani di Arpa e Regione. L’inceneritore rimarrà chiuso fino a quando la situazione non sarà chiarita e non saranno fornite le comunicazioni in merito all’osservanza delle prescrizioni della Regione e una relazione che poi dovranno mandare ad Arpa entro 15 giorni sul quadro delle cose che stanno facendo e hanno fatto“, precisa ancora il sindaco.

12 marzo 2014

Sequestro Tirreno Power, le accuse contestate nell’ordinanza del gip:dalle violazioni dell’Aia alle irregolarità rilevate ....

















Tratto da IVG .

Sequestro Tirreno Power: dalle violazioni dell’Aia alle irregolarità rilevate dall’Ispra

Savona. Una quarantina di pagine. Sono racchiuse tutte lì le motivazioni del provvedimento di sequestro preventivo per la centrale a carbone di Vado Ligure firmata dal gip Fiorenza Giorgi. Nell’ordinanza, che è stata eseguita questa mattina dai carabinieri del Noe di Genova insieme ai colleghi di Savona, il giudice ha disposto la chiusura dei due gruppi a carbone combinato ad olio, ma non quella del terzo gruppo presente nell’impianto vadese, ovvero quello a metano.

Alla base della richiesta di sequestro avanzata da parte del Procuratore Francantonio Granero e del sostituto Chiara Maria Paolucci ci sono ovviamente i risultati delle due consulenze, quella epidemiologica e quella ambientale, ma anche una serie di violazioni dell’Aia che la Procura avrebbe rilevato. A rafforzare la tesi dell’accusa sarebbe arrivata poi anche l’ispezione dell’Ispra ed il conseguente verbale, con il quale sono state notificate all’azienda irregolarità per quanto riguardo il sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni in atmosfera (SME).
Osservazioni che sarebbero tutte presenti anche nel provvedimento del gip Giorgi. Nell’ordinanza si fa riferimento alle consulenze, secondo cui la centrale ha procurato un grave danno ambientale, ma si cita anche la “rarefazione dei licheni” rilevata nell’area intorno allo stabilimento di produzione di energia (accertata anche da uno studio commissionato dall’azienda stessa), un elemento che doveva costituire un importante “campanello d’allarme” per l’ambiente. Sempre in riferimento agli studi degli esperti nominati dalla Procura, nel provvedimento si prendono in considerazione le ricadute su “morbilità” e “mortalità”, calcolate escludendo dalla ricerca i comuni della Valbormida e prendendo in esame fattori inquinanti (come il mercurio e il cadmio) prodotti esclusivamente dalla centrale.
Il giudice prende poi in esame le presunte irregolarità relative alle prescrizioni dell’Aia, che non sarebbero state rispettate anche grazie alla “quasi assoluta neghittosità” di chi aveva il controllo sulla centrale (parte delle verifiche inoltre era a carattere autorefernziale). Un sistema che avrebbe permesso a Tirreno Power di gestire lo stabilimento in maniera “disinvolta”. 
Per quanto concerne l’autorizzazione integrata ambientale d’esercizio, nel caso di Vado, sarebbe stata rilasciata in tempi più lunghi rispetto al previsto (un periodo nel quale, secondo l’accusa, lo stabilimento avrebbe funzionato di fatto senza alcun controllo). Una delle violazioni più gravi rispetto all’Aia che sarebbe stata rilevata è quella relativa allo SME a camino, il sistema con cui si sarebbero dovute monitorare le emissioni, che l’azienda avrebbe dovuto installare entro nove mesi a partire dal 14 dicembre 2012, ma che invece non sarebbe stato montato nei termini. Lo SME, tra l’altro, non solo sarebbe stato installato in ritardo, ma sarebbe anche stato posizionato alla base della ciminiera anziché alla cima. Secondo quanto rilevato durante l’ispezione dell’Ispra non sarebbe nemmeno stato tarato correttamente e, di conseguenza, avrebbe fornito dati falsati.
Tra le “colpe” contestate a Tirreno Power ci sarebbe poi quella di non aver realizzato la copertura del parco carbone, di aver usato per l’accensione dei gruppi un olio più pesante rispetto a quanto previsto dalla normativa (contenente una percentuale di zolfo tra lo 0,3 e l’1% quando il valore avrebbe dovuto essere inferiore allo 0,3 %) e infine di non aver smaltito separatamente le ceneri combuste dell’olio e del carbone: le prime sono un rifiuto pericoloso, mentre le secondo no e possono essere impiegate nella produzione del cemento.
Secondo i magistrati ad aggravare la posizione della centrale ci sarebbero poi tutte le rilevazioni sulle emissioni, dati che non sarebbero da considerare attendibili
La conclusione della Procura quindi è che, oltre che violare sistematicamente le prescrizioni, Tirreno Power non abbia fatto nulla per attenuare e limitare il danno alla salute ed all’ambiente (secondo i consulenti potevano essere adottati degli accorgimenti per ridurre l’impatto ambientale della centrale, ma non è stato fatto). Visto che l’inquinamento ambientale, sempre secondo gli inquirenti, sarebbe stato tuttora in corso è scattata quindi la richiesta di sequestro. 
Il reato contestato rimane quello di disastro ambientale doloso, oltre ad una serie di violazioni specifiche che dal punto di vista penale sono classificabili come “contravvenzioni”, ma che dal punto di vista sociale avrebbero un impatto ben più rilevante.
L’ordinanza di sequestro si chiude lasciando una sorta di “via d’uscita” a Tirreno Power: il giudice infatti precisa che il provvedimento sarà revocato se l’azienda si impegnerà (e dimostrerà) di far funzionare l’impianto con le “MTD”, le migliori tecniche disponibili (in inglese “BAT- Best Available Tecnique”), che sono definite nella “Direttiva IPPC” e sono le tecniche piu efficaci per ottenere un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo complesso.
Nel provvedimento quindi è previsto che, se Tirreno Power si impegnerà ad impiegarle, il sequestro dell’impianto cesserà. Un passaggio che dovrebbe passare proprio dall’installazione dello SME secondo le prescrizioni e dal rispetto dei limiti delle emissioni.
La scelta di lasciare aperto uno spiraglio alla riapertura dell’impianto vadese è dettata anche dallo “stato di necessità”, che riconosce comunque l’importanza sociale del funzionamento della centrale, ma alla condizione che questa utilizzi le “MTD” e che quindi non danneggi la collettività.

03 giugno 2013

Ilva di Taranto. A Roma i dati dell’Ispra. Il Ministro Orlando: «E’ inaccettabile che si trasgredisca.

Tratto da Eco dalle città

Ilva. A Roma i dati dell’Ispra. Il Ministro Orlando: «E’ inaccettabile che si trasgredisca.


«E' inaccettabile che si trasgredisca a una procedura e a un percorso che deve essere seguito in modo molto più rigido a garanzia della tutela della salute dei cittadini.
 I fondi - ha detto il Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando devono essere trovati perché la salute dei cittadini è un bene prioritario»
 lunedì 03 giugno 2013

Oggi a Roma sono stato presentati gli ultimi dati dell' Ispra (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale) relativi alla acciaieria tarantina.

«Dal rapporto che ha predisposto il Ministero dell'Ambiente e dalle prime risultanze dell'ispezione dell'Ispra emerge un dato: che il percorso previsto è stato soltanto parzialmente rispettato e, quindi, si tratta di reintervenire per assicurare che gli obiettivi di ambientalizzazione siano realizzati perché non è accettabile che si trasgredisca a una procedura e a un percorso che deve essere seguito in modo molto più rigido a garanzia della tutela della salute dei cittadini».

Ispra, violazioni e ritardi in attuazione Aia
 

Nella nuova indagine conoscitiva dell'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) e dell'Arpa Puglia per verificare lo stato di attuazione degli interventi previsti nel decreto di riesame dell'Aia per l'Ilva, emanato lo scorso ottobre, sono emersi ritardi e violazioni di norme.....

Leggi l'articolo integrale

13 aprile 2013

Ilva di Taranto per la Corte Costituzionale il decreto salva Ilva è legittimo....... Ma vi sono violazioni dell’Aia e prescrizioni non attuate.

 Tratto da Blogeko

Ilva di Taranto, violazioni dell’Aia e prescrizioni non attuate. Lo scrive l’Ispra.

 

Anche se la Corte Costituzionale ha sentenziato che il decreto salva Ilva è legittimo, non sono finite le grane che ruotano attorno all’Ilva di Taranto: e non solo perchè domani, domenica, si svolgerà in città un referendum consultivo che chiede agli elettori se vogliono la chiusura totale dell’acciaieria o la chiusura della sola area a caldo.

Le grane non sono finite, dicevo. E’ disponibile on line la documentazione ufficiale del marzo scorso in cui l’Ispra scrive che l’Ilva ha violato e non ha attuato parte delle prescrizioni dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale): grazie alla legge salva-Ilva, l’acciaieria può continuare a lavorare e a produrre purchè rispetti appunto le prescrizioni dell’Aia.
L’Aia è una sorta di tabella di marcia – prescrizioni, interventi e date entro cui effettuarli – che punta a coniugare salute e produzione, per usare un’espressione cara al Governo.
L’Ispra è chiamata a vigilare sul rispetto dell’Aia. Vi propongo un’antologia tratta pari pari dalla sua ultima relazione.
La documentazione sull’Ilva è disponibile in un’apposita sezione del sito Ispra, quella dedicata al Garante dell’Aia che ha il compito di vigilare sull’attuazione generale della legge salva-Ilva e di fungere da raccordo con Governo ed enti locali.
I due screenshot che vedete qui sotto sono tratti dal documento che contiene la relazione di marzo dell’Ispra sull’adeguamento dell’Ilva all’Aia e la lettera d’accompagnamento con cui il Garante l’ha inviata al Governo. Scrive l’Ispra a pagina 3 (mie le sottolineature in giallo)

Non solo mancati adeguamenti alle prescrizioni, ma anche violazioni dell’Aia. Pagine 3 e 4 della relazione

Ho fatto solo un minimo maquillage grafico puramente formale, eliminando un salto di pagina. Il Garante, si legge nella lettera d’accompagnamento che precede la relazione dell’Ispra, ha mandato questo documento al prefetto di Taranto, l’unico che – in base a quanto stabilisce l’Aia – può adottare le sanzioni.