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09 maggio 2014

Fumi di ciminiere e fumus commissi delicti: l' 11 mazo 2014 sequestrati gli impianti Tirreno Power.

Tratto da Diritto Contemporaneo
Fumi di ciminiere e fumus commissi delicti: sequestrati gli impianti Tirreno Power per disastro “sanitario” e ambientale.
8 Maggio 2014
Trib. Savona, dec. 11.3.2014, Giud. Giorgi
[Stefano Zirulia]


1. «Tirreno Power, nesso tra decessi ed emissioni. Produzione riparte se interventi adeguati». Titolava così la sezione genovese di Repubblica.itl'11 marzo scorso, giorno in cui il GIP di Savona ha accolto la richiesta del Pubblico Ministero di sottoporre a sequestro preventivo la centrale termoelettrica Tirreno Power, con un provvedimento che ora mettiamo a disposizione dei nostri lettori (clicca qui per scaricare il decreto del GIP di Savona), evidenziandone i passaggi che appaiono più importanti e che aggiungono nuovi tasselli al dibattito sull'imputazione dei disastri ambientali, attualmente già molto caldo con riferimento alle vicende dell'ILVA di Taranto e della Eternit (in merito alle quali, v. i numerosi contributi pubblicati in questa Rivista e indicati nella colonna di destra). Sin da subito segnaliamo che nel procedimento cautelare savonese vi è stata, da parte dei legali degli imputati, rinuncia al riesame.

2. Chiunque abbia percorso in auto la A10 Genova-Ventimiglia avrà sicuramente notato, all'altezza di Savona, le due altissime ciminiere a strisce rosse e bianche che si stagliano sullo sfondo azzurro del mare. Sono i camini che convogliano in atmosfera i fumi dei combustibili coi quali quali è alimentata la Tirreno Power, grande impianto industriale per la produzione di energia elettrica collocato nei comuni di Vado Ligure e Quiliano. Stando ad una consulenza epidemiologica disposta dalla Procura di Savona nel 2011 e dettagliatamente descritta dal decreto qui in esame, i fumi della combustione del carbone avrebbero provocato, tra il 2000 ed il 2010,oltre 2000 ricoveri e oltre 300 morti per patologie respiratorie e cardiache nella popolazione residente nei ventitré comuni limitrofi agli stabilimenti, nonché un numero di ricoveri e di decessi proporzionalmente equivalente dal 2011 in poi. Le stesse emissioni avrebbero altresì cagionato - secondo una consulenza ambientale parimenti disposta dalla Procura ligure - un grave danno ambientale in termini di inquinamento atmosferico dell'intera zona.

3. È sulla base di questi dati che è stata formalizzata l'imputazione per concorso in disastro innominato doloso (artt. 110, 434 co. 1 e 2 c.p.) a carico di cinque responsabili della direzione e della gestione della società Tirreno Power s.p.a. (già Interpower s.p.a.). Inoltre, nei confronti di due soltanto di loro, è stato altresì contestato il concorso nella contravvenzione di cui all'art. 29 quattuordecies co. 2 del D.Lgs. 152/2006 (cd. Codice dell'ambiente), che punisce - o meglio, puniva, considerando che è stata nel frattempo depenalizzata dall'art. 7 co. 13 del D.Lgs. 4 marzo 2014 n. 46 (clicca qui per leggere il nuovo art. 29 quattuordecies co. 2, in vigore dall'11 aprile 2014) - l'esercizio di impianti industriali in violazione delle prescrizioni contenute nell'Autorizzazione Integrata Ambientale.
 

4. Nel disporre il sequestro preventivo degli impianti a carbone, il GIP ha anzitutto ravvisato il fumus di un disastro sia ambientale che sanitario, causalmente riferibile alla gestione della centrale da parte degli imputati ed a suo avviso riconducibile alla fattispecie d'evento di cui all'art. 434 co. 2 c.p. L'evento-disastro è stato identificato, da un lato, con l'inquinamento derivante dalla immissione di fumi nocivi nell'aria, dunque sulla base di un'accezione di disastro ambientale ormai consolidata in giurisprudenza, che ruota attorno al duplice asse dell'immutatio loci e del conseguente pericolo per la pubblica incolumità; dall'altro lato - e qui sta la novità racchiusa nel concetto di disastro sanitario - con l'aumento di incidenza delle patologie respiratorie e cardiache, talvolta letali, registrato nella popolazione residente attorno agli stabilimenti. Su questo secondo punto è bene soffermarsi un poco più da vicino.

5. La citata consulenza ambientale disposta dalla procura ligure nel 2011 è servita a mettere in luce non solo la situazione complessiva di grave inquinamento dell'aria nel savonese, ma anche, analiticamente, i singoli livelli di inquinamento presenti nelle diverse zone che circondano l'impianto Tirreno Power. Ciò ha consentito di assegnare agli abitanti un livello di esposizione all'inquinamento basso, medio o alto, in proporzione al grado di ricaduta degli inquinanti nella loro zona di residenza. La consulenza ambientale, a questo punto, si è saldata con quella epidemiologica. Quest'ultima ha preso in considerazione una base di studio di 156.745 mila persone, tutte quante esposte alle emissioni di Tirreno Power, ed ha messo a confronto, in ciascuna delle aree mappate dalla consulenza ambientale, il numero dei soggetti sani con il numero dei soggetti affetti da determinate malattie cardio-respiratorie, selezionate tra quelle che la letteratura scientifica ricollega eziologicamente all'esposizione ai fumi di carbone. La conclusione di questa indagine epidemiologica, che rientra nel genus degli studi caso-controllo, è stata univoca: all'aumentare del livello di esposizione ai fumi di carbone emessi della Tirreno Power corrisponde una proporzionale crescita dell'incidenza delle malattie cardio-respiratorie tipicamente correlate a quel tipo di inquinamento, nonché dei decessi da queste derivanti. Ad avviso del GIP «tale dato va quindi considerato quale prova di verificazione dell'evento per il passato, e contestualmente, del pericolo attuale per la pubblica incolumità, ove considerato prospetticamente, in ordine all'incremento delle patologie che si determinerebbero in futuro in correlazione alla prosecuzione dell'attività della centrale al medesimo regime di esercizio» (p. 18). Duplice, dunque, il ruolo probatorio assegnato alle indagini epidemiologiche: da un lato quello di evidenziare,retrospettivamente, un effettivo danno alla salute per la popolazione; dall'altro lato quello di fornire la base scientifica per affermare anche la probabile verificazione di un danno futuro, ossia un pericolo attuale per la pubblica incolumità.

6. Con specifico riferimento al danno alla salute, il GIP evidenzia inoltre come il compendio probatorio offerto dalla descritta consulenza epidemiologica rientri nei canoni prescritti dalla sentenza Franzese. Non solo - si legge infatti nel decreto - gli esperti hanno preso in considerazione patologie che la letteratura scientifica ricollega già pacificamente all'esposizione ai fumi di combustione del carbone, e dunque hanno ab origine collocato le loro osservazioni nel solco di una valida legge scientifica di copertura; ma gli stessi esperti - prosegue il giudice - hanno altresì escluso, attraverso un'indagine svolta in concreto sulla popolazione residente in quei comuni, che l'aumento dell'incidenza di quelle patologie fosse dovuto ad altri possibili fattori in grado di cagionarle, quali il fumo di tabacco, le esposizioni lavorative e le abitudini alimentari (per ulteriori dettagli, v. p. 16 del provvedimento di sequestro). Quest'ultima operazione, che in epidemiologia si chiama esclusione dei fattori di confusione, è stata valorizzata dal GIP savonese sub specie di esclusione dei decorsi causali alternativi rispetto all'evento di disastro sanitario, ossia come strumento euristico per passare dalla probabilità frequentista alla probabilità logica.

7. Il decreto di sequestro preventivo ricostruisce poi analiticamente, e con dovizia di dettagli tecnici sui quali non è possibile in questa sede soffermarsi (v. pp. 20-33), le modalità di gestione dell'impianto da parte degli imputati. Vengono in sostanza identificati due diversi periodi, il cui spartiacque è rappresentato dal rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale nei confronti di Tirreno Power, avvenuto nel 2012. L'AIA, come è noto, è il provvedimento che autorizza l'esercizio degli impianti inquinanti alle condizioni fissate nel 2006 dal Codice dell'ambiente, il quale a sua volta ha recepito sul punto le Best Available Techniques (BAT) di matrice europea. Nel caso in esame, l'istanza per ottenere l'AIA era stata tempestivamente proposta dai dirigenti della Tirreno Power nel 2007, ma, a causa di quello che il GIP definisce un «abnorme ritardo» nella definizione del procedimento amministrativo, il provvedimento autorizzativo è stato emanato dopo cinque anni, anziché entro i centocinquanta giorni previsti dalla legge.

8. Fino al 2012, in mancanza dell'AIA, la Tirreno Power non poteva ancora ritenersi formalmente vincolata alle BAT europee, bensì ai meno rigorosi standard previsti dai provvedimenti autorizzativi adottati sulla base della normativa precedente al Codice dell'ambiente. Sicché - osserva il GIP - i dati sulle emissioni forniti dagli imputati con riferimento a tale periodo, nonostante risultino superiori a limiti fissati dalle BAT europee - devono considerarsi formalmente leciti. Vanno tuttavia considerate - prosegue sul punto il decreto - sia «la lacunosità di tali dati», sia la circostanza che essi siano stati raccolti dal gestore «in assoluta autonomia e nella totale carenza di controlli da parte delle autorità preposte», in violazione delle prescrizioni già all'epoca vigenti e con evidenti ripercussioni quanto alla loro attendibilità. Il decreto di sequestro ravvisa poi ulteriori profili di illiceità nella gestione dell'impianto, tra cui la mancata copertura del parco carbone, già all'epoca suggerita dai competenti organi regionali quale unica misura adatta all'immediato abbattimento delle emissioni. «In definitiva - conclude il GIP - seppure non sia possibile affermare che il gestore abbia violato i valori limite di emissione previsti dalla legge, va tuttavia rilevato che l'esercizio della centrale è stato caratterizzato da una sistematica violazione delle prescrizioni imposte nei provvedimenti autorizzativi sotto gli ulteriori aspetti e dall'adozione di inadeguate soluzioni tecniche in merito al contenimento delle emissioni diffuse. Tale condotta, per quanto sin qui ampiamente argomentato, è certamente correlata causalmente al danno ambientale e sanitario evidenziato ed al pericolo per la pubblica incolumità».

9. Passando al periodo dal 2012 in poi, il GIP rileva la violazione delle condizioni di esercizio dell'impianto espressamente dettate nell'AIA nel frattempo rilasciata, integrante il fumus della contravvenzione - ora, come già ricordato, illecito amministrativo - di cui all'art. 29quattuordecies del Codice dell'ambiente (pp. 41-43). Il decreto descrive dettagliatamente molteplici profili di violazione dell'autorizzazione integrata, tanto sotto il profilo dell'omesso adeguamento degli impianti alle più moderne misure di sicurezza espressamente indicate nel provvedimento amministrativo, tanto sul versante del superamento delle emissioni inquinanti consentite.

10. Tornando al disastro, e passando al relativo elemento soggettivo(pp. 33-41), il provvedimento in esame ricorda anzitutto come, ai fini del sequestro, sia indifferente stabilire il titolo della responsabilità, potendo essa alternativamente consistere nel dolo, come ipotizzato dal PM, o anche soltanto nella colpa (ex artt. 434, 449 c.p.). Tanto premesso, l'interrogativo di fondo attorno al quale ruota questa parte del provvedimento è «se sia prospettabile una responsabilità del gestore, quanto meno a titolo di colpa, nonostante il rispetto dei limiti emissivi previsti dalla legge o in via amministrativa»: come sopra evidenziato, infatti, fino al 2012 i livelli di emissione dei fumi nocivi risultavano formalmente conformi alla legge (quest'ultima da intendersi quale legge nazionale precedente al Codice dell'ambiente). Ebbene, all'esito di una sintetica ricostruzione del dibattito giurisprudenziale sviluppatosi sull'art. 674 c.p., e recentemente assestatosi nel senso che il rispetto dei limiti soglia esclude la responsabilità per tale contravvenzione, il giudice perviene ad opposte conclusioni con riferimento alla fattispecie delittuosa di cui all'art. 434 c.p.: «se il rispetto dei limiti imposti esclude la configurabilità del reato di cui all'art. 674 C.P., essendo ammissibile che il legislatore o l'autorità amministrativa imponga ex imperio una soglia di tolleranza, tale presunzione di legittimità può operare solo in relazione ad un disturbo (olfattivo o visivo) transeunte e non certo laddove si verifichi un danno alla salute integrante una lesione personale, o addirittura un decesso, ovvero una pluralità di tali eventi, rientranti nella più ampia nozione di disastro». Tanto sul presupposto che «nessun margine di tolleranza può essere contemplato, nel nostro sistema giuridico, in ordine alla causazione di lesioni, morti o di danno ambientale di dimensioni tali da integrare la nozione di disastro, attesa la posizione preminente da attribuirsi ai beni della salute e dell'ambiente rispetto a quello della libertà delle attività economiche». Quanto poi al dolo di disastro, il GIP si limita a riportare gli argomenti espressi a tal proposito dal PM - basati, in buona sostanza, sulla ricostruzione dell'elemento soggettivo di cui all'art. 434 c.p. come dolo generico e sulla ritenuta piena consapevolezza, da parte degli imputati, dei danni che la loro attività stava producendo sulle persone e sull'ambiente -, mostrando tuttavia prudenza rispetto alla loro fondatezza e comunque ribadendone l'irrilevanza ai fini del sequestro (si rinvia, sul punto, alle pp. 38-41 del decreto).

11. Sempre in merito all'elemento soggettivo "minimo" della colpa, correttamente il GIP si sofferma su un profilo essenziale del suo accertamento, vale a dire l'identificazione della condotta alternativa lecita, interrogandosi in merito a che cosa avrebbero dovuto fare i gestori di Tirreno Power nelle more dell'adozione dell'AIA. La risposta del GIP a tale quesito è lapidaria: «avrebbero dovuto autolimitare la loro attività, in via prudenziale, alle BAT», anticipando cioè l'adozione degli standard europei, formalmente imposti dall'AIA soltanto nel 2012. «Vero è che - soggiunge il decreto - il rispetto delle BAT non era previsto dalla legge quale obbligatorio, ma è altresì vero che esse costituiscono un'indicazione precisa in ordine alla condotta da tenere al fine di ridurre il danno ambientale». Del resto, precisa ulteriormente il GIP, «quanto alla doverosità giuridica della condotta alternativa del rispetto delle BAT, non sotto il profilo della specifica normativa dettata in tema di emissioni, bensì in ordine alla tutela degli ulteriori beni giuridici di rilevanza costituzionale, va rilevato che l'intera normativa ambientale si ispira, livello sia dell'Unione europea, sia interno, al cosiddetto "principio di precauzione". In particolare tale principio deve trovare applicazione in tutti i casi in cui una preliminare valutazione scientifica obiettiva indichi che vi sono ragionevoli motivi di temere che i possibili effetti nocivi sull'ambiente e sulla salute degli esseri umani, degli animali e delle piante di una data attività possano essere incompatibili con l'elevato livello di protezione prescelto dall'Unione europea».

12. Sul fronte del periculum in mora (pp. 43-45), infine, il GIP reputa necessario disporre il sequestro degli impianti a carbone (dunque di una parte soltanto dello stabilimento), onde evitare che la loro libera disponibilità in capo al gestore - il quale «in tutti questi anni e fino alla data odierna, ha sempre fatto quello che gli tornava più vantaggioso» - determini l'aggravamento o anche solo la protrazione del reato. 
Tuttavia, precisa in conclusione il provvedimento, «ove la Tirreno Power S.p.A. provvedesse all'installazione di un sistema di controllo adeguato, da calibrare e monitorare ad opera di uno o più tecnici nominati da questo Giudice, ai quali andrebbe anche affidato il compito di accertare, attraverso i controlli giornalieri dello SME, che i gruppi a carbone VL3 e VL4 siano gestiti in modo da mantenere le emissioni nei limiti delle MTD, potrà provvedersi al dissequestro dei detti impianti».


08 maggio 2014

Tirreno Power: convocato vertice al Mise il 14 maggio.

Tirreno Power: convocato vertice al Mise

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Il Ministero dello Sviluppo Economico ha convocato per mercoledì prossimo, 14 maggio, il tavolo tecnico sulla centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure, che vedrà riuniti l’azienda e i segretari nazionali di Filctem-Cgil, Flaci Cisl e Uiltec Uil. 
In quella sede si dovrà decidere il futuro della centrale, che da un mese vede 155 lavoratori in cassa integrazione per 13 settimane, decisione nata dal sequestro, l’11 marzo scorso, da parte del gip del tribunale di Savona, di due forni a carbone a causa del superamento dei limiti di emissioni nociveIl vertice romano avrebbe dovuto svolgersi lo scorso 15 aprile, ma era stato rinviato a data da destinarsi e solo oggi è arrivata la convocazione. 
Il giorno dopo il tavolo tecnico, il Tar della Liguria esaminerà i ricorsi amministrativi presentati dai Comuni e dalle associazioni ambientaliste sui gruppi a carbone della centrale.

07 maggio 2014

Tirreno Power, ricorso contro l’ultimatum del Ministero: il Tar del Lazio avrebbe rinviato la decisione.

Tratto da Ivg

Tirreno Power, ricorso contro l’ultimatum del Ministero: il Tar del Lazio rinvia la decisione.

Vado L. Il giudici del Tar del Lazio si sarebbero riservati di decidere in merito al ricorso presentato da Tirreno Power contro la diffida del ministero dell’Ambiente, inviata il 15 marzo scorso, che imponeva all’azienda di avviare entro trenta giorni i lavori di costruzione del nuovo gruppo Vl6, pena la decadenza dell’Aia e quindi dell’operatività stesso della centrale a carbone.
E quanto sembra trapelare dall’udienza che si è discussa oggi presso il Tribunale Amministrativo romano. Dunque, nessuna decisione ancora sul ricorso presentato dall’azienda, che verrà resa nota nei prossimi giorni.
E per il 15 maggio altra giornata calda per Tirreno Power, quando saranno discussi in maniera congiunta al Tar della Liguria tutti i ricorsi amministrativi presentati dai Comuni e dalle associazioni ambientaliste. Ed è proprio su questi ricorsi che si è basata la tesi difensiva di Tirreno Power nell’udienza al Tar del Lazio, secondo la quale con giudizi pendenti non sarebbe stato opportuno avviare interventi che magari sarebbero stati stoppati in seguito.

La centrale termo-elettrica a carbone di Brindisi diventa inceneritore

Tratto da  Youtube

La centrale termo-elettrica a carbone di Brindisi 

diventa inceneritore.

06 maggio 2014

1) Situazione sanitaria a Brindisi, ruolo della ricerca e della politica 2)TARANTO:RESISTENZA ON LINE

Tratto da StopnowBrindisi

Situazione sanitaria a Brindisi, ruolo della ricerca e della politica – Intervista al Dr Maurizio Portaluri.

In merito all’allarme lanciato a Montecitorio sul legame tra malformazioni e inquinamento, i ricercatori del CNR difendono il loro lavoro ma ribadiscono anche che il loro compito non sia quello di verificare che si risponda o meno alla legge. Che posizione ha lei in merito?La ricerca scientifica nel nostro paese grazie alla Costituzione è libera e se nel caso di Brindisi ci suggerisce che i limiti di legge degli inquinanti non sono sicuri, non vedo perchè la si debba osteggiare. Tutti siamo d’accordo nel sostenere la ricerca per curare le malattie, perchè non dovremmo esserlo nel sostenere quella per prevenirle? I limiti di legge sono convenzioni, compromessi tra esigenze della produzione e diritto alla salute. Se prendiamo le polveri PM10, in Europa il valore massimo è 50 ng/m3, l’OMS sostiene che un limite più sicuro sarebbe 20, in California è ancora più basso.
Che affidabilità dà lei a quei dati. C’è e perché motivo di preoccupazione?Contrariamente a quello che dicono Ministro e ARPA gli autori del lavoro non sostengono che ci sia una correlazione causale tra variazioni temporali della SO2 e malformazioni congenite. Dimostrano che nei giorni in cui le mamme hanno avuto in grembo bimbi affetti da malformazioni c’era più SO2 che nei giorni in cui altre mamme facevano crescere in grembo bambini sani. La SO2 è presa come “tracciante industriale” perchè, come dice la OMS, è emessa prevalentemente dall’industria e perchè insieme ad essa vengono emessi tanti altri inquinanti tra cui le polveri ultrafini che sono la vera causa delle malattie ambientali. Questi lavori prima di essere pubblicati su riviste scientifiche internazionali hanno passato il vaglio di esperti del settore. Inoltre dopo la pubblicazione ogni lavoro può essere oggetto di contestazione scientifica da parte di chiunque ne abbia voglia ed interesse, ma questo non è avvenuto sinora. Se io fossi responsabile della salute collettiva di fronte a questi dati, ed agli altri già prodotti su ricoveri e decessi, non starei tanto a cercare il pelo nell’uovo ma tenterei di concordare un piano di riduzione delle emissioni e di conversione delle produzioni. Mi preoccuperei di decine di migliaia di cittadini ed anche delle censure a cui una mia eventuale omissione sarebbe esposta, come successo a Taranto.

Al processo sui fumi di Cerano si è parlato anche della presenza di nichel, infinitamente superiore anche a quella di città come Roma e Milano. Che possibilità ci sono che quei 230 nanogrammi per metro cubo portino conseguenze ai cittadini brindisini?Il nichel è un cancerogeno ed anche se vi fosse un limite tollerabile sappiamo che i cancerogeni agiscono senza una dose soglia. Le sostanze emesse dalle centrali a carbone sono tante, pericolose e ben note. Un altro metallo tipico è il mercurio che ha effetti sul sistema nervoso soprattutto dei bambini. Ma ce ne sono altri. Quello che mi ha colpito dell’esame del prof Claudio Minoia (consulente del PM nel Processo Enel in corso a Brindisi) è la sua dichiarazione circa l’assenza di misure di questi microinquinanti specifici delle centrali a carbone. Carenza che a Savona, sede della centrale di Vado Ligure, non aveva riscontrato

Cosa può fare la comunità scientifica?La comunità scientifica è una comoda astrazione ma in concreto esistono gli scienziati che lavorano per se stessi, quelli che lavorano per chi li paga e quelli, pochi, che lavorano nell’interesse della collettività. Se si vuole contrastare un modello di società in cui pochi fanno profitto sulla pelle di cittadini inconsapevoli, coloro che credono in una società più equa devono sostenere la ricerca pubblica orientata a risolvere problemi collettivi.
Cosa la comunità scientifica si aspetta da un territorio a vocazione industriale? Il cambio totale di rotta, più attenzione verso la sicurezza?Non credo che gli scienziati da soli possano farci uscire dalla situazione che si caratterizza da inquinamento e crisi allo stesso tempo. L’apparato persuasivo della grande industria locale fa ritenere che a Brindisi possa esserci solo questo tipo di produzione. Per mestiere mi occupo di altro, però credo che se si chiamassero a riflettere economisti indipendenti e si guardasse a modelli presenti in altri paesi, questa teoria non reggere a lungo. Una riflessione partecipata su cosa produrre e non solo su come produrre potrebbe dare frutti.
Il ruolo della politicaLa politica ha un ruolo importante. I ritardi e le omissioni a cui si accennava riguardano proprio gli eletti verso i quali ho maturato però col tempo un atteggiamento indulgente: in fondo gli eletti fanno quello che gli elettori chiedono loro di fare. Tuttavia una cosa urgente è mettere in campo il principio di precauzione. Non è possibile continuare ad esporre tanti cittadini e lavoratori ad inquinanti così pericolosi, non è logico e non è etico
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Tratto dal Blog del Comitato per Taranto

“Colpevoli hanno avvelenato coscienze e corpi”


Il sito del gruppo Ilva è offline dopo un attacco di Anonymous. Nella notte infatti gli hacker hanno colpito il sito del gruppo suderurgico tarantino, a cui proprio ieri la Corte dei conti aveva dato il via libera al Piano ambientale

Contemporaneamente, il gruppo di hacker ha reso pubblici due documenti frutto di un “leak” alla posta elettronica del gruppo. Si tratta del foglio di calcolo con i singoli interventi previsti dal piano investimenti, contenuto in una mail del 29 aprile. 


L’attacco, che il gruppo dice rientrare nell’ambito dell’operazione diritti verdi(‘#operationgreenrights’), è stato annunciato su twitter da Anonymous e rivendicato con un comunicato inviato a greenreport.it
“I colpevoli hanno avvelenato le coscienze e i corpi di chi è stato costretto a vivere per lavorare – scrivono gli hacker – hanno obbligato gli abitanti di un’intera città a respirare la tossicità dell’accumulazione del Capitale sprezzante dei Diritti Umani”.

Anonymous dice di esser “vicino alle famiglie di chi si è spento” e “a chi ancora lotta per sopravvivere. Disprezziamo l’operato di chi, con i propri tentacoli, ha elargito ricatti lavorativi e seminato menzogne cavalcando accordi e deroghe in barba alle leggi sulle emissioni: lucrare sulla pelle dei Cittadini – conclude Anonymous – trincerandosi dietro protocolli d’intesa e burocrazia, è una forma di criminalità legalizzata”. (FQ)

Tirreno Power:domani 7 maggio discussione al Tar del Lazio .

Leggiamo su Il Segno News



Tratto da Savona News

Tirreno Power: in attesa del Piano Industriale domani discussione sulla sospensiva al Tar.

Il 15 maggio invece verranno discussi i ricorsi presentati dai comuni di Vado Ligure e Quiliano


........Nel frattempo domani vi sarà la pronuncia circa l'istanza al Tar del Lazio sulla sospensiva chiesta dall'azienda mentre una settimana dopo, il 15 Maggio verranno discussi i ricorsi dei Comuni di Vado Ligure e Quiliano contro l'Autorizzazione Integrata Ambientale del Ministero......

Lo Sporco US Coal vorrebbe trovare una casa in Europa...........

Tratto da WallStreetJournal

Lo Sporco US Coal trova una casa in Europa.

Drax, Inghilterra-Anche se deve combattere con un maggiore controllo sulle emissioni  a casa, il carbone sporco e indesiderato in America viene abbracciato in uno dei mercati energetici più puliti del mondo: l' Unione europea .
Presso la centrale più grande del Regno Unito, gestita dal Drax Group , una piccola montagna nera di un milione di tonnellate di carbone si trova alla base di una dozzina di torri di raffreddamento  .
Gran parte di essa è carbone ad alto tenore di zolfo proveniente  dall'Illinois e dall'Indiana, esattamente il tipo ad alta emissione, il  combustibile delle centrali elettriche  che ha ricevuto una regolamentazione  più attenta e riduttiva per le emissioni  dai tribunali degli Stati Uniti. La settimana scorsa, la Corte Suprema ha deliberato in favore di far rispettare  i regolamenti che richiedono alle centrali elettriche in 28 Stati di ridurre le emissioni da carbone che soffiano attraverso  e oltre i confini di stato.
Molte centrali elettriche statunitensi stanno  già riducendo le emissioni in previsione di più  severe norme  della Environmental Protection Agency che entreranno  in vigore nel 2015. Ora, la sentenza della Corte Suprema potrebbe influenzare 1.000 centrali elettriche negli Stati Uniti orientali, che potrebbe aver bisogno di installare  controlli dell'inquinamento aggiuntivi o tagliare sul  consumo di carbone.
Questi sono tempi duri per l'industria del carbone a livello mondiale, che è stato martoriata negli ultimi anni da nuovi regolamenti, dal boom degli Stati Uniti per l'estrazione di  shale-gas, e da prezzi più bassi del carbone proveniente dalla Cina causati dalla diminuzione della   domanda . Il carbone produce ora circa il 39% di energia elettrica negli Stati Uniti, era il  55% nel 1990....
....."Prima della crisi finanziaria, l'Europa era felice di favorire l'ambiente, ma quando l'economia ha iniziato a non funzionare più  bene,  i consumatori di energia tornarono al carbone, dice Daniel Rohr, un analista per Morningstar, Inc.
Anche se le vendite di carbone sono  diminuite  gradualmente nelle ultime settimane a causa di elevati livelli di inventario, l'industria del carbone degli Stati Uniti si aspetta che l'Unione europea sia una buona scommessa a lungo termine.....
Tara Connolly, un attivista di Greenpeace a Bruxelles, dice che il carbone sporco non deve essere bruciato, non importa quanto a buon mercato sia ....
Le quotazioni del carbone  hanno permesso agli Stati Uniti "di  esportare le proprie emissioni in Europa", dice la signora Connolly. Lei dice che un approccio migliore sarebbe un divieto assoluto per il  carbone sporco a favore delle fonti pulite di energia alternative come l'eolico, il solare e le biomasse.

"Vogliamo porre fine alla Age of Coal", dice.
 I Funzionari dell'UE sono consapevoli della crescita verso l' alto tenore di zolfo  delle importazioni di carbone dall'  Illinois Basin e sono preoccupati, dice Joe Hennon, un portavoce della Commissione europea, braccio esecutivo dell'UE. "Abbiamo visto l'aumento del gas di scisto negli Stati Uniti e più carbone dagli Stati Uniti venire in Europa," dice.
Molti paesi europei sono in violazione delle norme sulle emissioni della comunità europea , e 19 sono stati oggetto di reclami formali da parte della Commissione europea.

L'UE sta studiando eventuali nuove norme in materia di emissioni delle centrali elettriche a carbone.
Qui il lungo articolo integrale in traduzione simultanea

Tratto da  Imolaoggi

Le Centrali a carbone nella Ue provocano 20mila morti l’anno

centrale-a-carbone
8 mar. (TMNews) – Le emissioni inquinanti delle centrali elettriche a carbone sono responsabili di circa 20.000 decessi l’anno nella Ue. Lo denuncia un rapporto pubblicato oggi dall’Alleanza per la Sanità e l’ambiente (Heal) che condanna i progetti di realizzazioni di nuove unità di questo tipo.
Il nostro rapporto dà la dimostrazione scientifica della dannosità delle combusioni di carbone per la salute” ha detto Genon Jensen, direttrice di Heal.
Usando i dati forniti dalla Società per lo studio delle Malattie respiratorie (Ers) il rapporto oltre a denunciare i decessi fa notare come simili malattie costino nella Ue in termini di giornate di lavoro perso una cifra che si aggira sui 42,8 milioni di euro. Il caso è particolarmente grave in Polonia, Romania e Germania, i tre paesi che utilizzazano la combustione di carbone per produrre elettricità.
Nonostante gli impegni della Ue per una progressiva riduzione delle emissioni di gas efeftto serrà (meno 20% entro il 2010), il rapporto denuncia che nel territorio dell’Unione è “in programma la realizzazione di una cinquantina di nuove centrali elettriche a carbone”.

05 maggio 2014

Centrale a carbone Saline Joniche: la Sei chiede 4 milioni per danni di immagine agli attivisti del movimento grecanico. Legambiente: “Reazione esagerata.....

Riceviamo e pubblichiamo 
Roma,5 maggio                                                               
Comunicato stampa.
Centrale a carbone Saline Joniche: la Sei chiede 4 milioni per danni di immagine agli attivisti del movimento grecanico

Legambiente: “Reazione esagerata forse causata da debolezza?”
Legambiente, citando Flaiano esprime solidarietà agli attivisti del Coordinamento delle associazioni Area Grecanica citati a comparire davanti al Tribunale Civile di Reggio Calabria perché ritenuti responsabili di attività lesive dell’immagine e della reputazione della società Sei.
“La situazione è grave ma non seria. Reagire con l’artiglieria pesante alle vignette satiriche degli attivisti ci pare quantomeno spropositato – hanno dichiarato Stefano Ciafani e Nuccio Barillà, rispettivamente vicepresidente e membro della segreteria nazionale di Legambiente -. La battaglia contro il carbone anima tutto il territorio e questa assurda vicenda non servirà ad altro che a sollecitare un maggior sostegno agli attivisti. Anzi, l’impressione è che la Sei l’abbia sparata grossa proprio perché ora si sente particolarmente debole, forse la società Sei dietro lo sfoggio dei muscoli tradisce l’incapacità di prendere atto che l’operazione centrale a carbone a Saline si sta dimostrando fallimentare. Meglio farebbe ad accettare la realtà e ritirare il piano a favore di un progetto alternativo ed ecosostenibile per il territorio”.
Legambiente appoggerà con i propri legali la difesa degli attivisti anche in sede giudiziaria.
                   L’ufficio stampa di Legambiente



La società SEI S.p.A., ......... ha citato a comparire davanti al Tribunale Civile di Reggio Calabria i Sigg. Giuseppe Toscano, Paolo Catanoso, Noemi Evoli del Coordinamento Associazioni Area Grecanica. L’atto di citazione, notificato nella giornata di venerdì 2 maggio, colpisce gli attivisti che, con determinazione e grande coraggio, da anni si battono a difesa di un’area già oggetto di interventi discutibili  e di un’idea di sviluppo che sia compatibile con le vocazioni del territorio.
Prendendo a pretesto alcuni comunicati stampa e delle vignette di chiaro contenuto satirico, i legali della SEI chiedono che il Tribunale di Reggio Calabria voglia giudicare i convenuti  “responsabili di attività lesive dell’onore, della reputazione, dell’immagine e dell’identità economica e professionale della Società SEI, dichiarando che i fatti per cui è causa assumono carattere diffamatorio, lesivo di ogni più ampio diritto di parte attrice”, “conseguentemente condannare gli stessi […] al risarcimento di tutti i danni […] nella misura di euro 4 MILIONI”, e “inibire ai convenuti l’ulteriore pubblicazione di dichiarazioni offensive e lesive dell’immagine della società SEI”.
 

Domenica 04 Maggio 2014 
Questo atto, sembra mirare a limitare la libertà d’espressione, colpisce non solo le persone sopracitate, ma i cittadini dei territori interessati e l’intero Coordinamento Associazioni Area Grecanica determinato, ora più che mai, a difendere non solo l’intera area, ma anche il diritto d’opinione e di critica.
Le buone ragioni e la liceità delle azioni fino ad ora compiute saranno difese nelle sedi opportune, nella consapevolezza che il giudizio porterà ad escludere ogni responsabilità dei convenuti.
La battaglia contro il carbone continua, perchè la forza delle idee non può essere arrestata, perché sia rispettato il volere della maggior parte dei cittadini e difeso lo scenario di sviluppo che si sta delineando basato sulle risorse naturali che questa terra continua a offrire.
Coordinamento Associazioni Area Grecanica

"Rischio autismo, metà genetico e metà ambientale"

Tratto da La Repubblica

Lo studio: "Rischio autismo, metà genetico e metà ambientale"

La ricerca del Karolinska Institutet di Stoccolma e del King's College di Londra ha preso in esame un campione di due milioni di persone. Finora l'ereditarietà era considerata la motivazione principale del disturbodi VALERIA PINI
WASHINGTON -  Le cause dell'autismo sarebbero legate sia a fattori ambientali sia ai geni. Lo rivela un vasto studio condotto in Svezia. Si tratta di una novità, perché le ricerche precedenti avevano sempre ipotizzato che il peso dell'ereditarietà in tale disturbo neurologico si attestasse intorno all'80-90 per cento, mentre secondo i recercatori svedesi si attesta al 50%.
 I dati della ricerca, pubblicati sul Journal of the American Medical Association, sono il risultato dell'analisi di due milioni di persone in Svezia, tra il 1982 e il 2006. Si tratta dell'analisi più ampia mai condotta finora per cercare di capire se siano i geni o l'ambiente a scatenare l'autismo, un disturbo che colpisce un bambino ogni 100 a livello mondiale.

I dati. La ricerca del Karolinska Institutet di Stoccolma e del King's College di Londra ha preso in esame un campione di due milioni di persone, pazienti che sono stati seguiti dal 1982 al 2006. Secondo le stime internazionali l'autismo colpisce circa una persona su 100, ma una recente analisi negli Stati Uniti circa una persona su 68 è autistica. "Siamo molto colpiti dai risultati dello studio, non immaginavamo che i fattori ambientali avessero un peso di questo tipo", ha spiegato uno degli autori dello studio, Avi Reichenberg, ricercatore del Mount Sinai Seaver Center for Autism Research, di New York.Continua


Due  immagini tratte da Facebook del medico Isde  
Giovanni Ghirga


03 maggio 2014

Oggi una nuova consapevolezza : TARANTO E BRINDISI VOGLIONO RISCRIVERE IL LORO DESTINO.

Tratto da Noalcarbone Brindisi


TARANTO E BRINDISI VOGLIONO RISCRIVERE IL LORO DESTINO.

Taranto e Brindisi sono legate allo stesso destino. All'inizio degli anni '60 la nascita della Montecatini a Brindisi e dell'Italsider a Taranto, rompono l'equilibrio tra città e ambiente, tra tradizione e lavoro, tra la gente e la propria terra. Viene veicolato, dentro e fuori la fabbrica, un pericoloso e distruttivo pregiudizio che si è trascinato fino ai giorni nostri : quello che lo scambio tra lavoro e salute di chi sta in fabbrica e di chi vive nell'area circostante, fosse un elemento necessario al "progresso", al PIL, all'interesse nazionale.
Vecchi filmati ripropongono identiche, crudeli immagini (costa, ulivi e masserie distrutti). Con sottofondo di musiche trionfalistiche e tronfie descrizioni, assistiamo alle stesse scene di violenza su terreni e coste incontaminate, sacrificate alla grande industria. 
Anche questi filmati, la stampa, la politica, esaltano un modello di sviluppo che era "progresso, benessere, modernità"......... 
Noi solleviamo la nostra critica a questo modello di sviluppo. Questi luoghi furono scelti appositamente non solo per un fatto logistico (i nostri meravigliosi porti) ma anche per la disponibilità di manodopera a basso costo e bassi diritti ...........
Taranto come Brindisi furono scelti nell'ottica di un nuovo colonialismo economico/industriale . Ingenti fondi pubblici finirono nelle casse delle aziende che dal nord venivano ad occupare migliaia di ettari di terreni e di costa, senza che tali impegni di spesa pubblica portassero reale sviluppo attorno a queste "cattedrali" .
A distanza di mezzo secolo resta l'amarezza di questo fallimento. Resta una terra devastata, i suoi abitanti avvelenati e i nostri giovani che vanno via.

Ma si delinea oggi una nuova consapevolezza: che bisogna cambiare pagina, ancor meglio cambiare libro. Mettiamo in uno scaffale quello che abbiamo letto fino ad oggi, senza perderlo di vista, perché rileggendo il passato si può evitare di incorrere negli stessi errori. Riscriviamo il nostro destino.

Dobbiamo unire le nostre forze, la nostra rabbia, il nostro entusiasmo. Anche questo è ciò che ha espresso il 1° maggio a Taranto.

02 maggio 2014

1)Sorgenia: De Benedetti, mi auguro possa continuare ma....... 2)Aprile 2014, il mese più inquinato della storia

Tratto da Il Sole24 ore

Sorgenia: De Benedetti, mi auguro possa continuare, ma fatti errori
Ci sono stati investimenti sbagliati, mercato cambiato (Il Sole 24 Ore Radiocor) - "Mi auguro solo che possa continuare a operare perche' sarebbe uno spreco enorme avere centrali nuove utilizzate poco piu' del 20 per cento". Lo ha sottolineato il presidente onorario di Cir, Carlo De Benedetti, a proposito della situazione di Sorgenia. 
Per spiegare le cause che hanno portato all'attuale difficolta' l'imprenditore ha spiegato:
"C'e' un fattore che risale agli errori che abbiamo potuto fare e c'e' una rivoluzione del mercato elettrico nel mondo.

In altre parole "sono stati fatti degli investimenti sbagliati", ma pesa anche il fatto che "il mercato e' totalmente cambiato da quando e' nata Sorgenia".

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Tratto da Ecoblog

Aprile 2014, il mese più inquinato della storia

Scritto da:  - 

Il mese di aprile, un tempo “dolce dormire”, è ufficialmente il mese “grigio” dell’anno, il mese nella storia dell’umanità in cui si è respirata l’aria peggiore: 
il livello medio di anidride carbonica in atmosfera ha superato in modo costante le 400 parti per milione (ppm).
Gli esperti citati da Climate Central affermano che le concentrazioni di CO2 dovrebbero quasi sicuramente rimanere al di sopra delle 400 ppm a maggio e forse anche a giugno, per poi tornare a scendere sotto questo livello a luglio. La prima misurazione oltre le 400 ppm è stata rilevata il 9 maggio del 2013 e, secondo Tans, sarà maggio 2014 il mese in cui si sfonderà il tetto dei 400 ppm, arrivando a 402,05 ppm, per poi calare leggermente anche se i livelli potrebbero restare sopra le 400 ppm anche in autunno finendo per rimanere oltre tale limite per tutto l’anno.
E’ un po’ come le onde su una marea montante: finché continuiamo a bruciare combustibili fossili ai ritmi attuali, le concentrazioni continueranno ad aumentare in questo modo
ha affermato lo scienziato Ralph Keeling. Leggi tutto