COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta emergenza ambientale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta emergenza ambientale. Mostra tutti i post

02 luglio 2015

CARBONI ARDENTI .Il caso Tirreno Power sul TG3 del 1 luglio 2015.

Tratto da Uomini Liberi




GUARDA l'articolo in apertura del tele-giornale
 del 1 luglio alle 19,30...
La  copertina del Tg3 ha riportato al dramma

 di Vado Ligure con una comunità divisa tra l' emergenza ambientale e l' emergenza lavoro.


Come Rete Savonese Fermiamo il Carbone
ci siamo battuti per sapere verità e giustizia.
Dalle indagini preliminari che sono state
concluse dalla Procura di Savona
emergono questi dati principali ,
riguardano il fatto che ,indipendentemente
dalle emissioni ,ci sono oltre 400 decessi
e almeno 2000 ricoveri.

                                    
Come lavoratori riteniamo che sia
indispensabile che non ci sia contrapposizione
 tra la salute e l'ambiente e quello che può
 essere l' industria ed il lavoro perchè prima
di tutto ,di essere lavoratori all'interno della centrale di Vado Ligure ,qua siamo cittadini
che su questo territorio ci vivono insieme alle
 loro famiglie.

                         CARBONI ARDENTI..... 

12 novembre 2014

STEFANO PALMISANO- Inquinamento ambientale e tumori: ci sono posti in cui si muore in silenzio.


Tratto da Il Fatto Quotidiano 

Inquinamento ambientale e tumori: ci sono posti in cui si muore in silenzio.

Stefano Palmisano
Avvocato penalista, esperto di rapporti tra salute e ambiente
Ci sono posti in cui ci si ammala e si muore in silenzio. Nel silenzio dei vivi. Specie di quelli che contano. Anche quando questo accade in maniera seriale. Anche quando le cause di quelle malattie e di quelle morti, con elevata probabilità logica, stanno nell’ambiente di quegli stessi posti; nella loro aria, nella loro acqua, nella loro terra, nei loro luoghi di vita e di lavoro. Brindisi è uno di quei posti. Le ragioni di quel silenzio possono essere varie.
Per esempio, la vicinanza “oscurante” con altri luoghi certamente ancora più martoriati nell’ambiente e nella salute pubblica, nei quali ultimi, però, vi sia anche un’altra, migliore, situazione socio-ambientale: una magistratura requirente più reattiva; un sistema dei mezzi d’informazione, locali e nazionali, più vigile; una cittadinanza, nel suo complesso, appena meno catatonica sotto il profilo civile. Uno di questi ultimi posti è Taranto. Nell’immaginario collettivo nazionale (e ormai internazionale), l’emergenza ambientale e sanitaria in Puglia è Taranto. E’ certamente vero.
A Brindisi si registra un costante eccesso di mortalità maschile, dagli anni ’80 fino all’ultimo dato del 2009; una prevalenza diBroncopatia Cronica Ostruttiva nelle donne del capoluogo; una maggiore incidenza e mortalità per alcuni tumori in prossimità dell’area industriale; un aumento complessivo del tasso di incidenza per tutti i tumori dal 1999 al 2006; una maggior incidenza di malformazioni neonatali in corrispondenza di più elevate concentrazioni di anidride solforosa (un marcatore di emissioni energetiche); incrementi di ricoveri e decessi per malattie cardio-respiratorie in corrispondenza di innalzamenti delle concentrazioni in aria di alcuni macroinquinanti anche entro i limiti di legge e con venti provenienti dall’area industriale.
Questi sono dati sanitari acquisiti grazie a studi scientifici e a scienziati affidabili, anche perché indipendenti. Ma restano solo una fredda rilevazione scientifica, priva di ogni conseguenza “legale”. Anche quando questi dati parlano, urlano di patologie, di decessi di origine ambientale. Malati e morti a cui, quindi, si dovrebbe rendere almeno giustizia, se non si è stati capaci di evitarli.
Ma a Brindisi è storicamente più difficile avere giustizia, specie per chi si ammala e muore “di ambiente”, specie di ambiente di lavoro. In tutta Italia, da Mantova a Taranto ad Avellino, si esercita l’azione penale o addirittura si condanna per le morti da mesotelioma. E’ un tumore rarissimo e vuol dire esposizione all’amianto, dunque, con elevata probabilità logica, significa violazione della normativa in materia ambientale e, soprattutto, di sicurezza sul lavoro da parte di chi era tenuto a osservarla.
A Brindisi, un oncologo, il dott. Maurizio Portaluri, primario del reparto di radioterapia dell’Ospedale Perrino, denuncia di aver refertato all’Autorità Giudiziaria, dal 2001 al 2013, 5 mesoteliomi in lavoratori delle industrie brindisine, oltre a vari altri tumori (tra cui l’altrettanto famigerato angiosarcoma) estremamente indicativi di esposizioni professionali.  Ad oggi non risultano processi penali per questi fatti. Forse le indagini sono in corso.
Sono certamente indagini complesse, richiedono tempo, specie per l’individuazione dei possibili responsabili delle azioni od omissioni penalmente rilevanti. Ma il codice di procedura penale afferma ancora che, per questo tipo di reati, le indagini preliminari durano “6 mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale il reato è attribuito è iscritto nel registro delle notizie di reato”, prorogabili per lo stesso termine “per non più di una volta”.
E quei referti, a quanto dice l’oncologo, sono arrivati in Procura da anni. “Quando si muore, si muore soli”, canta il poeta di via Del Campo. Quando si muore senza giustizia è peggio, anche per chi resta. Perché rendere giustizia a chi è morto in maniera “innaturale”, a tacer d’ogni altra considerazione, resta il modo migliore per prevenire altre morti analoghe.

30 luglio 2014

1)Piove sull’Italia, nel luglio del mondo che soffoca per il riscaldamento globale - 2) Obama lancia allarme Clima: agire subito.

Tratto da Greenreport
Piove sull’Italia, nel luglio del mondo che soffoca per il riscaldamento globale -
italia concordia clima
Mentre l’Italia affoga, frana, sprofonda e si lamenta in questa fine di luglio che sembra ottobre, nel resto dell’emisfero settentrionale si sogna un po’ di frescura, soffocati da temperature record e ustionati da siccità mai viste che provocano incendi colossali lungo la costa orientale degli Usa e che, per il terzo anno di fila, hanno messo in ginocchio la California, la sua agricoltura e le sue industrie ipertecnologiche della Silicon Valley. E non si tratta più degli effetti di El Niño e La Niña ma di quelli che sembrano segni brutali del riscaldamento globale in atto e del cambiamento climatico, che i due fenomeni climatici possono solo esacerbare.
Ma non è solo la California a subire i colpi del cambiamento climatico. Incendi dovuti alla siccità stanno devastando intere foreste dell’Oregon e dello Stato di Washington, con centinaia di casa evacuate perché assediate dalle fiamme, mentre temperature record si registrano anche in quasi tutti gli altri Stati a stelle e strisce. Nel luglio del Giappone le cose vanno ancora peggio, e l’ondata di caldo che si è abbattuta sull’Impero del Sol Levante la settimana scorsa ha fatto numerose vittime e portato le temperature a livelli intorno ai 40 gradi in molte città, battendo ogni record da quando vengono registrati i dati climatici.
Maggio e giugno 2014 sono stati probabilmente i più caldi mai registrati a livello mondiale e comunque anche le stime più prudenti li mettono sul podio. I climatologi tremano in attesa di El Niño, che potrebbe rendere quel che sta succedendo uno scherzo.
Sembra quasi la legge del contrappasso, la nemesi ambientale di quelle che forse sono le due aree più tecnologicamente sviluppate del mondo, che si trovano ad assistere impotenti alle conseguenze di estremi climatici sempre più ricorrenti.......
Il problema è che, negli Usa come in Giappone (e in Italia), di fronte all’evidenza dei cambiamenti climatici in atto non sembra esserci nessuna reale volontà di cambiare modelli di consumo e di produzione dell’energia. Se Abe sogna il ritorno al nucleare e straccia il Protocollo di Kyoto, negli Usa (che quel protocollo non lo hanno mai firmato) Obama tenta qualche aggiustamento per le emissioni delle nuove centrali, subissato dalle critiche degli eco-scettici repubblicani. E nell’uggiosa Italia? Mentre Renzi, immemore delle promesse del 50% di rinnovabili fatte alle primarie del Pd, taglia gli incentivi per le energie ulite e pensa allo sfruttamento delle improbabili quanto “enormi” risorse di petrolio e gas che i cattivi ambientalisti vorrebbero impedirgli di sfruttare, estraendole dai mari e territori italiani.
Utilizzando una parola che va molto di moda nella politica nostrana, i “gufi” – ossia gli ambientalisti e gli scienziati – ci avevano visto giusto, mentre gli “ottimisti” e i “minimizzatori ad oltranza” ci hanno distolto da quel che era necessario fare ormai anni fa.
Continuare a ignorare quel che sta succedendo sotto i nostri occhi, con le andate di calore e le stranezze meteorologiche diventate normalità, non ci porterà da nessuna parte. ....
_________________________________________

Tratto da casainnovativa.com

Obama lancia allarme Clima: agire subito o costi miliardari

Il presidente USA Barack Obama lancia l’allarme Clima: se non si riduce l’inquinamento da carbonio che causa il cambiamento climatico, costerà agli Stati Uniti 150 miliardi di dollari l’anno. E ogni 10 anni di ritardo nell’azione contro i cambiamenti del clima, il già salato conto salira’ del 40%. L’emergenza ambientale diventa quindi anche una pesante questione di bilancio.
Barack Obama su allarme clima (fonte Ansa)
Alla Casa Bianca hanno fatto questi drammatici conti mentre l’amministrazione Obama ha l’intenzione di ridurre le emissioni di gas inquinanti delle centrali elettriche americane del 30% entro il 2030. Una proposta osteggiata dai conservatori e dalle lobby: secondo l’industria e i repubblicani potrebbe causare la chiusura di centinaia di centrali, un calo della produzione di carbone made in USA e l’aumento dei costi dell’elettricità. Ma Casa Bianca respinge le critiche: i costi di lungo termine di una mancata azione saranno molto più alti delle spese di breve termine paventate dai repubblicani e dalle aziende legate al carbone.
Cambiamenti climatici dovuti all’inquinamento: i danni negli USA
Negli ultimi 1o anni le spese degli Stati Uniti per siccita’, inondazioni e incendi hanno raggiunto livelli record. La commissione budget del Senato
afferma: “E’ necessario affrontare il cambiamento climatico. Abbiamo la responsabilità di lasciare un paese più forte ai nostri figli e questo vuol dire affrontare il cambiamento climatico per aiutare l’ambiente, l’economia e il bilancio federale”.
Clima: è battaglia tra democratici e repubblicani
Invitando alla responsabilità di bilancio, tema condiviso anche da alcuni repubblicani, i democratici si augurano di attirare consensi. Una battaglia difficile in quanto i repubblicani fanno leva sui posti di lavoro potenzialmente a rischio se la proposta di Obama di taglio del carbone dovesse attuarsi.
Emergenza Clima: secondo rapporto bipartisan causerà danni miliardari
Il rapporto della Casa Bianca sui costi del cambiamento climatico va ad aggiungersi ad altri sul tema che diverrà emergenza nei prossimi anni. Secondo uno studio bipartisan sponsorizzato dall’ex segretario al Tesoro Henry Paulson, dall’ex sindaco di New York Michael Bloomberg e dal miliardario democratico Tom Seyer, il cambiamento climatico potrebbe in futuro costare alle agli Stati Uniti miliardi di dollari e rappresentare una minaccia per le aziende americane, che devono iniziare a considerarlo al pari degli altri rischi economici, prima che sia troppo tardi.

03 luglio 2014

Emergenza Edipower: 37 associazioni sottoscrivono un documento unitario . NON FACCIAMOCI BRUCIARE IL FUTURO

Emergenza Edipower: 37 associazioni sottoscrivono un documento unitario

Le contraddizioni di un modello di sviluppo, basato sui grandi impianti di produzione di energia e della chimica di base, sono negli ultimi anni esplose nella loro piena evidenza.
L’emergenza ambientale, certificata dall’enorme quantità di sostanze inquinanti rilasciate ogni anno in aria, acqua e suolo e dall’inserimento di gran parte del nostro territorio nei siti di interesse nazionale da bonificare, si accompagna alla ormai conclamata emergenza sanitaria evidenziata da numerosi studi tra cui l’ormai noto dato delle malformazioni cardiache congenite neonatali superiori del 50% rispetto al valore medio europeo.
Il registro tumori conferma nel territorio di Brindisi un incremento dell’incidenza nelle neoplasie nel confronto tra il 2006, ultimo anno disponibile ed il triennio 1999-2001. Si passa da 385,8 a 395 ogni 100.000 abitanti tra i maschi e da 265,23 a 318,4 ogni 100.000 abitanti tra le donne.
Un’emergenza sanitaria che si accompagna con un‘emergenza sociale.
Discariche di rifiuti speciali come quella autorizzata alla Formica Ambiente ed adesso il progetto di riconversione della centrale termoelettrica di Brindisi Nord da parte del gruppo A2A - Edipower che propone di bruciare carbone e Ecoergite un derivato dal ciclo dei rifiuti nel sito produttivo nel Porto di Brindisi a due passi dal centro cittadino. Un impianto che prevede sin da subito di bruciare 75.000 tonnellate di Ecoergite prodotta da oltre centomila tonnellate di rifiuti in cocombustione con oltre 600.000 tonnellate di carbone. Un impianto in grado di chiudere il ciclo dei rifiuti della Puglia e candidarsi per la sua capacità a gestire tutte le prossime emergenze rifiuti che vi saranno nel Meridione.
Vogliamo raccogliere l’appello accorato dell’Ordine dei Medici, dei Dottori che in prima linea hanno il polso della drammatica situazione sanitaria di Brindisi. Nella loro lettera aperta alle Istituzioni hanno sottolineato la necessità di una drastica riduzione delle emissioni nocive e chiedono che, per ragioni sanitarie, si impediscano ulteriori insediamenti che emettono sostanze tossiche.
Posted on 

09 novembre 2013

THE LANCET:LA VERA GRANDE EMERGENZA AMBIENTALE SONO LE POLVERI FINI !

Tratto da Facebook del Medico Isde Giovanni Ghirga dell' Alto Lazio

LA VERA GRANDE EMERGENZA AMBIENTALE SONO LE POLVERI FINI ! 
IN TUTTO IL MONDO OGNI ANNO CI LASCIANO 3.2 MILIONI DI PERSONE A CAUSA DEL PM2.5. 
OGNI ANNO SI PERDONO 74 MILIONI DI ANNI DI VITA SANA SEMPRE A CAUSA DELLE POLVERI FINI. 
OGNI ANNO UN NUMERO ELEVATO DI BAMBINI SUBISCE LESIONI MINIME A LIVELLO DEL SISTEMA NERVOSO, DANNI CHE NON SONO ELENCATI IN NESSUNA STATISTICA DI MALATTIA.



IN ANTEPRIMA, NESSUNO NE PARLA: DIFFONDETELO ... L'INQUINAMENTO NEGLI AMBIENTI CONFINATI (INDOOR) SOMMATO A QUELLO ESTERNO (OUTDOOR) SONO LA PRIMA CAUSA DI MALATTIA AL MONDO !


L' IMMAGINE MOSTRA IL NUMERO DI ANNI DI VITA PERSI (%) A CAUSA DI UNA MALATTIA PER CATTIVO STATO DI SALUTE;DISABILITA' O MORTE PREMATURA.

 UN GRANDE RINGRAZIAMENTO AL MEDICO ISDE  GIOVANNI GHIRGA PER LA SUA GRANDE OPERA DI INFORMAZIONE SCIENTIFICA A TUTELA DELLA SALUTE DI TUTTI NOI.

20 luglio 2013

Emergenza ambientale e sanitaria.Inquinamento atmosferico, la Cina chiede aiuto all'Unione Europea.

Tratto da Ecoblog

Inquinamento atmosferico, la Cina chiede aiuto all'Unione Europea

Tajani e Potocnik sull'SOS inquinamento in Cina: firmato un accordo per la collaborazione tra PMI. E a Pechino l'aria è sempre più irrespirabile

Non solo Pechino, ma tutte le grandi città cinesi sono, in particolar modo negli ultimi mesi, letteralmente schiave di una vera e propria emergenza inquinamento: l’aria irrespirabile, la potabilità delle acque che in alcune zone della capitale è stata persino revocata (viene invece concessa a singhiozzo nel resto della megalopoli), si stanno lentamente trasformando in una vera e propria emergenza ambientale e sanitaria. 



La gravità della situazione, che ha “costretto” le autorità di Pechino ad ammettere, per la prima volta nella storia della Repubblica Popolare, l’esistenza di un problema di inquinamento (contrastato con divieti grotteschi, come per le fritture o i barbecue che affollano le strade), ha spinto il governo di Pechino a rivolgersi all’estero per ottenere aiuto su come fronteggiare l’emergenza.
La Cina, stando e agli ultimi investimenti sulle fonti energetiche non fossili e alle necessità sanitarie in città, ha dunque lanciato un vero e proprio SOS internazionale, cui l’Unione Europea ha immediatamente risposto “presente”.

Una vera e propria “missione per la crescita verde”, il primo evento di matchmaking tra Asia ed Europa (una sorta di speed-date tra imprese) dal valore di 233 miliardi di euro: 355 incontri, 60 aziende europee pronte a lanciarsi nel mercato cinese dell’ecosostenibilità ambientale.
“Il vicepremier Ma Kai è stato chiaro: vogliamo lavorare sull’economia verde. […] La Cina vuole cooperare con noi, lavorare con noi che abbiamo il know how”
ha spiegato Antonio Tajani (che è anche Commissario europeo all’industria) al via di questa due giorni pechinese interamente proiettata ad una “rivoluzione verde” in Cina: l’esperienza europea in tal senso, relativa sopratutto al know how ed alle tecnologie verdi delle PMI del Vecchio Continente, è dunque il trampolino di lancio ufficiale per la creazione di nuove partnership a cavallo tra i due continenti......

La praticità cinese ci ha insegnato a non sottovalutare mai la determinazione di questo popolo, che tuttavia in materia di green technologies parte decisamente arretrata rispetto all’Europa.
“Che si parli di ‘civilizzazione ecologica’, come dicono qui, oppure di ‘crescita verde’, come la chiamiamo nell’Ue, il succo è lo stesso. […] In Cina sta crescendo la preoccupazione per l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e per i rifiuti, ed è chiaro che la nuova leadership cinese sta ponendo questo tema fra le sue priorità. Questa missione prepara la strada per il prossimo summit Ue-Cina di novembre, che avrà come tema portante proprio l’economia verde”
ha detto il Commissario europeo all’ambiente Janez Potocnik. La concorrenza sul tema è spietata, in particolare da parte di Giappone e Stati Uniti, ma l’Europa può contare su un’industria del riciclo e della gestione di acqua e rifiuti assolutamente avanzata sul piano internazionale.
http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/istituzioni/2013/07/18/Bruxelles-risponde-Sos-inquinamento-Pechino_9042424.html

14 luglio 2013

CENTRALI A CARBONE: L' INTERPELLANZA DELL'ON. ELISA MARIANO

Tratto da Noalcarbone Brindisi

UN SEGNALE POSITIVO L' INTERPELLANZA DELL'ON. ELISA MARIANO

Finalmente approda in parlamento una discussione sulle centrali a carbone e sul loro impatto sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.
L'iniziativa intrapresa (Qui il video ) dall’On. Elisa Mariano (PD) insieme ad altri suoi colleghi non può che essere accolta con enorme soddisfazione dal nostro movimento.
Finalmente qualcuno prova a immaginare un percorso diverso per il nostro territorio, disegnato non più sugli interessi dell’industria del carbone.
La sfida è ambiziosa soprattutto perché l’auspicio è quello di una profonda riflessione che abbia come fine ultimo la decarbonizzazione dell’economia: esattamente il contrario di quanto praticato fino ad oggi da un’intera classe politica totalmente priva di lungimiranza e molto spesso proprio al soldo dell’industria del carbone.
La risposta del governo, per bocca del sottosegretario
Giuseppe Berretta, ha messo in evidenza quanto andiamo gridando nelle piazze da anni: l'indifferenza (nella migliore delle ipotesi) e la connivenza, di chi ha amministrato (e amministra) questo territorio, con le grandi aziende, hanno prodotto lo scempio e il disastro che ogni giorno i brindisini sono costretti a subire.
Questa interrogazione rappresenta una speranza per il nostro territorio vessato da un lato dall’emergenza ambientale e sanitaria e dall’altro oppresso dall’atteggiamento immiserito di chi nelle istituzioni negli ultimi anni non ha avuto nemmeno il coraggio di affrontare la questione convenzioni....... 
Proprio nei prossimi giorni, in consiglio comunale si discuterà un ordine del giorno presentato dai consiglieri Rossi (BBC) e Fusco (SiDemocrazia) con il quale si chiede l'impegno dell'amministrazione comunale per l'apertura di un tavolo con governo e Regione per la stipula di una nuova convenzione con Enel che porti alla graduale metanizzazione della centrale di Cerano e per avviare le procedure di dismissione della centrale Edipower (ora A2A).
Il sindaco ha la possibilità di rispondere concretamente al Governo ed al sottosegretario Berretta, questa volta con i fatti e non con piccate ma inconcludenti dichiarazioni.
Ringraziamo l’ On. Elisa Mariano cui riconosciamo il merito di aver rimesso al centro del dibattito politico la vita delle persone, perché parlare di decarbonizzazione vuol dire soprattutto questo e noi saremo al suo fianco in questa battaglia dura ma fondamentale per la vita nostra e dei nostri figli.
                       ____________________
Tratto da Brundisium
Crisi ambientale, Mariano (Pd): il Governo dice si al tavolo su Brindisi


Il Governo infatti, nella persona del sottosegretario Berretta e per conto del Ministero dell’Ambiente incaricato della risposta ha, in conclusione, inteso acconsentire alla proposta dell’ On. Mariano dichiarando quanto segue:
“ Si condivide con l’Onorevole interrogante l’esigenza di garantire con urgenza l’effettuazione degli interventi opportuni al fine di migliorare le condizioni ambientali dell’area di Brindisi e a questo proposito sarà cura del Ministero promuovere con iniziative coordinate tra i vari Dicasteri, in primo luogo fra quelli interpellati, la predisposizione di un tavolo inter-istituzionale che veda la partecipazione anche degli Enti Locali, delle Agenzie ambientali e delle Istituzioni sanitarie coinvolte”.
L’On. Mariano soddisfatta ha replicato:
“Le risposte fornite all’interpellanza concorrono a legittimare l’obiettivo primario che noi ci eravamo prefissi, ovvero quello di riaccendere i riflettori nazionali su una questione che, come ho documentato nel testo dell’interpellanza, non è solo ambientale, ma anche sanitaria.”
Da qui l’esigenza di un tavolo che integri l’azione di tutti i dicasteri interessati, degli enti locali, ma anche e soprattutto di ARPA, ISPRA E Istituto sanitarie.
“Un tavolo del genere sarà un’innovazione assoluta in termini di gestione della governance del rischio ambientale e sanitario.  

Il caso Ilva ci ha insegnato proprio questo – continua la Mariano – e cioè che non possiamo parlare di sviluppo se non parliamo anche di ambiente e che se si parla di ambiente non si può non parlare anche e soprattutto di salute e di rischio sanitario......

 QUI IL COMUNICATO STAMPA INTEGRALE  DELL' ON. ELISA MARIANO

 

01 maggio 2013

Andrea Orlando, il nuovo Ministro dell' Ambiente , visita i luoghi delle emergenze ambientali.Lo invitiamo anche a Savona.

Tratto da Prima Pagina News

Orlando visita i luoghi delle emergenze ambientali.
 
Roma -  Alcuni dei luoghi più rappresentativi delle emergenze ambientali – la “terra dei fuochi” in Campania, l’isola del Giglio, Trieste - saranno visitati nei prossimi giorni dal ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, per acquisire sul campo elementi di valutazione.  

“Bisogna dare risposte immediate sulle calamità, sui crimini ambientali e pensare alle emissioni inquinanti – ha affermato il ministro – e attrezzare questo Paese per affrontare il dissesto idrogeologico e rimuovere gli elementi di deterioramento del territorio”. 
Giovedì 2 maggio il ministro Orlando incontrerà a Caserta il prefetto Carmela Pagano, visiterà il sito di stoccaggio provvisorio di rifiuti in località Foro Boario, nel comune di Maddaloni, e l’area di Castel Volturno caratterizzata dalla presenza della discarica dismessa Sogeri.
  Durante la visita, Orlando incontrerà anche cittadini e associazioni impegnati nelle tematiche ambientali in una realtà che è stata segnata nel corso degli anni dall’intreccio fra criminalità organizzata e devastazione del territorio. 
 Venerdì 3 maggio il ministro si recherà all’isola del Giglio, nelle cui acque si trova ancora il relitto della Costa Concordia, naufragata il 13 gennaio 2012. Sull’isola, Orlando incontrerà autorità e istituzioni e la comunità locale per valutare il danno ambientale provocato dall’incidente e le tempistiche e modalità di rimozione della nave. 
 A seguire il ministro Orlando incontrerà a Piombino autorità e istituzioni per illustrare il decreto approvato il 23 aprile che dà via libera agli interventi urgenti per il porto finalizzati al mantenimento e potenziamento dei livelli occupazionali dell’area siderurgica e a superare le gravi situazioni di criticità ambientale dell’area, al fine di garantire lo sviluppo sostenibile. 
 Infine, il ministro incontrerà le autorità di Trieste per esaminare i temi ambientali legati alle strategie energetiche italiane e dell’alto adriatico. 

 Considerazione di Uniti per la Salute

Invitiamo il Nuovo Ministro Andrea Orlando   anche a Savona  provincia in cui opera, in mezzo alle nostre case  una delle tre centrali a carbone liguri

 Per esaminare anche sul nostro territorio  i temi ambientali legati alle strategie energetiche italiane e le conseguenze sulla  Nostra Bella Liguria. 

 
 Per incontrare  anche qui, personalmente  i cittadini e le associazioni impegnati, ormai da anni, nelle problematiche ambientali e  per  prendere conoscenza  della realtà in cui  opera da oltre 40 anni  la  grande centrale a carbone.

Lo stesso  il presidente della Regione Burlando ha parlato di "due gruppi a carbone vecchi di quarant'anni e molto inquinanti e il parco carbone scoperto, quindi un danno ambientale colossale"  e ancora  “due vecchi gruppi da 330 Mw che sono stati realizzati nel 1971 e che ormai hanno raggiunto la fine della loro vita produttiva... Hanno già 40 anni: non si può pensare di tirare loro il collo ulteriormente”.
 
Vorremmo conoscere il suo pensiero  sul fatto che il Ministero di cui oggi è titolare, ha concesso nel settembre scorso una autorizzazione A.I.A.  dove è previsto un funzionamento ancora per diversi anni di quei gruppi 3 e 4 con alcuni limiti in concentrazione molto superiori rispetto ai limiti delle Migliori Tecniche Disponibili: infatti  secondo l’AIA per SO2  si avrebbe una concentrazione  oltre 17 volte rispetto al limite minimo MTD e oltre 1,7 volte rispetto al limite massimo MTD ,per il CO si avrebbe una concentrazione di oltre 8 volte rispetto  al limite minimo MTD  e di  5 volte rispetto al limite massimo MTD .

E non basta addirittura il nuovo gruppo a carbone che si vorrebbe costruire avrebbe limiti di emissioni di CO (monossido di carbonio) molto, molto  superiori ai limiti delle migliori tecnologie: di ben 4 volte rispetto al limite minimo MTD e oltre il doppio rispetto al limite massimo.

Restiamo in attesa, oltre che di un suo sopralluogo, di adeguate  e coerenti risposte.

Leggi anche su Greenreport 

Le 5 richieste delle associazioni ambientaliste di La Spezia al ministro spezzino dell'Ambiente

Qui l' articolo integrale

 

27 aprile 2013

Emergenza ambientale in Italia: studi scientifici condannano le centrali- killer.Il DNA dei bambini può essere danneggiato ?


Tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno                           Emergenza ambientale in Italia: studi scientifici condannano le centrali- killer
 
 Uno dei problemi più gravi del nostro Paese, al giorno d'oggi, è l'inquinamento ambientale, causa di innumerevoli decessi e anche di disoccupazione, inevitabile conseguenza dell’immediato blocco produttivo delle fabbriche inquinanti. 
Giornalisti ed esperti hanno approfondito tale problematica partendo dal divieto di produzione imposto all'acciaieria Ilva di Taranto, a seguito di indagini preliminari ordinate dal gip Patrizia Todisco lo scorso 26 Luglio 2012. Alcuni studi finanziati dal Ministero Della Salute sull'inquinamento ambientale hanno anche evidenziato ,dagli anni Sessanta ad oggi, un incremento notevole di diossine, benzene e polveri sottili nell'aria, responsabili di circa 1200 decessi l'anno. 
Alla luce di tali tragedie, è stato esaminato un altro  polo industriale con il più alto tasso d'inquinamento: Brindisi. 
 
Oggetto di scalpore, questa volta, però, è stata la morte improvvisa di tre contadini. A riguardo, un'indagine avviata dalla Procura della Repubblica, ha dichiarato colpevole la vecchia centrale termoelettrica Federico II di Brindisi, produttrice di pulviscolo nocivo che, propagatosi su circa quattrocento ettari di terreno, lo ha reso arido ed inutilizzabile. .... altre ricerche hanno dimostrato che, oltre a distruggere l'ambiente, tali polveri hanno provocato malattie tumorali, aborti e malformazioni tra gli abitanti.
  Una situazione molto simile, si è verificata presso la città di Sarroch, in provincia di Cagliari, dove il Comune ha chiesto ed ottenuto una riduzione superiore al 40 per cento delle emissioni di anidride solforosa, principale responsabile di malattie respiratorie e alterazioni nel Dna dei bambini.
  Il tutto è avvenuto grazie, però, a degli studi condotti già in precedenza dall'epidemiologo Annibale Biggeri che ha riscontrato nell'ambiente una buona quantità di idrocarburi e benzene, dannosi non solo per la natura, quanto per gli abitanti stessi. 
Da ciò si evince come il numero delle centrali “killer” sparse in tutto il Paese sia cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni minacciando seriamente l’incolumità di lavoratori e cittadini. 
 

Tratto da Salute Pubblica

Il DNA dei bambini può essere danneggiato dalla vicinanza di vasti di grandi impianti petrolchimici ed energetici?

 Un gruppo di ricerca internazionale guidato dall’epidemiologo fiorentino Annibale Biggeri ha recentemente pubblicato sulla rivista internazionale Mutagenesis uno studio che affronta questo tema.

La ricerca ha confrontato i danni al DNA di 75 bambini e bambine in età compresa tra 6 e 14 anni che vivono a Sarroch con quanto accade al DNA di un gruppo di coetanei che vivono a Burcei.
Sarroch è un paese della provincia di Cagliari di poco più di 5.000 abitanti. A Sarroch sono presenti un impianto petrolchimico tra i più vasti d’Europa e una centrale termoelettrica a ciclo combinato che è la più grande al mondo e la terza in Italia, dopo la centrale a carbone a sud di Brindisi e l’acciaieria di Taranto, per costi sanitari causati da emissioni in atmosfera di sostanze quali, per esempio, SO2 ed  NOx (Fonte: Agenzia Ambientale Europea, 2011).
Il complesso industriale di Sarroch produce un particolare mix di inquinanti che include: composti organici volatili (COV) come benzene ed etil-benzene; formaldeide; metalli pesanti quali il cromo esavalente, il piombo e il nichel; idrocarburi policiclici aromatici (IPA) come il benzo(a)pirene.
I bambini e le bambine di Sarroch vivono ad una distanza compresa tra i 160 metri e 1 km e mezzo dagli impianti industriali.
Burcei è un villaggio rurale in provincia di Cagliari di circa 3000 abitanti, con scarso traffico automobilistico e nessun insediamento industriale.
Gli studiosi hanno misurato le concentrazioni di benzene ed etil-benzene nei giardini delle scuole dei due comuni e prelevato in campione di epitelio nasale per valutare la prevalenza di specifici addotti del DNA che si generano a seguito di una interazione dell’organismo umano con composti chimici.
I risultati mostrano sia misure di benzene più alte nei giardini delle scuole di Sarroch sia una maggiore prevalenza di danni al DNA tra le bambine e i bambini che le frequentano.
I risultati sono in linea con i dati presenti in letteratura. In altri studi è stato osservato, infatti, che i bambini che vivono nelle vicinanze di impianti industriali mostrano più alti livelli di biomarcatori di stress ossidativo, processo che è alla base della generazione di addotti del DNA.
La formazione di addotti al DNA è un forte indicatore di esposizione ad agenti cancerogeni di tipo genotossico. Gli addotti, se non riparati in maniera efficiente, possono causare mutazioni in geni regolatori importanti (es. geni soppressori di tumore), con conseguenti effetti cancerogeni.
La risposta alla domanda posta nel titolo appare, dunque, affermativa. Secondo i ricercatori, infatti, questi risultati “sembrano suggerire che il complesso industriale possa essere il fattore che ha causato gli incrementi di danni al DNA osservati nei bambini”. 
In conclusione, gli scienziati auspicano interventi per il miglioramento della qualità dell’aria giacché alti livelli di addotti del DNA in età giovanile possono essere associati ad un peggiore stato di salute in età adulta.


Malondialdehyde-deoxyguanosine and bulky DNA adducts in schoolchildren resident in the proximity of the Sarroch industrial estate on Sardinia Island, Italy.
Peluso M, Munnia A, Ceppi M, Giese RW, Catelan D, Rusconi F, Godschalk RW, Biggeri A.
Mutagenesis. 2013 Feb