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28 ottobre 2010

Centrale Enel di Genova, due operai intossicati:Sul posto anche i vigili del fuoco per accertare le condizioni di sicurezza..

Tratto da Primocanale.it
Fumi dalla centrale Enel di Genova, due operai intossicati
28/10/2010

Incidente alla centrale dell'Enel di Genova, nei pressi della Lanterna, dove due dipendenti sono rimasti intossicati dopo aver respirato fumi di cenere di carbone. Sono stati trasportati in codice giallo all'ospedale Villa Scassi di Sampierdarena, dai paramedici del 118, intervenuti per i primi soccorsi. Sul posto anche i vigili del fuoco per accertare le condizioni di sicurezza della centrale. Ancora ignote le cause dell'incidente. Secondo una prima ricostruzione la polvere di carbone sarebbe fuoriuscita da un flangia di raccordo all'interno della centrale.

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Tratto da 'NtaCalabria

F. Curatola, sindaco di Bagaladi, spiega il suo no al carbone a Saline Joniche

di Francesco Iriti

"«Come era ampiamente prevedibile, il Ministero dell’Ambiente ha espresso parere positivo sulla Valutazione di Impatto Ambientale per la Centrale a Carbone di Saline Joniche. Questo non vuol dire che domattina arriveranno le ruspe e iniziano i lavori di costruzione, ma l’attenzione, ora più che mai, deve rimanere alta, perché il rischio concreto che i lavori partano, c’è». Federico Curatola, sindaco di Bagaladi, da sempre si è battuto contro il progetto Sei anche ultimamente quando, insieme al sindaco di San Lorenzo Sapone ha rifiutato di aderire all’iniziativa degli altri primi cittadini dell’area grecanica.

«Nelle scorse settimane sono stato oggetto di attacchi e strani messaggi per essermi rifiutato di firmare il protocollo d’intesa per incaricare il Sindaco di Montebello Jonico di nominare una Commissione di “esperti” – dichiara Curatola -per valutare il progetto e dirci se nuoce o meno alla salute. Ritengo con questo di essere stato “coerente” (vocabolo sconosciuto a tanti…) con quello che ho sempre sostenuto: il carbone non é una strada percorribile per il nostro territorio».

Curatola sposta l’attenzione alla questione nazionale ed in particolare al «Ministro Stefania Prestigiacomo che, “coerentemente” con quanto sostenuto a Copenhagen, ha dato parere positivo ad un progetto che aumenterà di 7,5 milioni di tonnellate il quantitativo di CO2 emesso nell’atmosfera dal nostro paese, in barba agli accordi di Kyoto. La signora Ministro è rimasta coerente con sè stessa e con gli ordini di scuderia impartiti dal governo».

Curatola ripercorre tutte le campagne della sua battaglia contro il carbone «iniziata nel luglio del 2008, la costituzione del coordinamento delle associazioni contrarie al progetto, la raccolta di firme (più di 2000 in un solo week-end), gli incontri, i comunicati stampa, le iniziative. Qualcuno pensava che ora, rappresentando io un’istituzione, avrei cambiato opinione o “qualcosa” mi avrebbe fatto cambiare opinione. Mi spiace avere deluso chi era convinto di ciò, ma la mia idea è che la “vita” di un territorio e di un popolo non sia “monetizzabile”».

E’ necessaria, per Curatola, «una mobilitazione di massa per contrastare dal basso un progetto che si intende calare dall’alto e nei confronti del quale tutti gli Enti, a suo tempo, si erano espressi negativamente (Regione Calabria, Provincia di Reggio, Comune di Reggio con a capo l’attuale Governatore Scopelliti, e vari Comuni interessati)».

Il giovane sindaco di Bagaladi ribadisce il suo no al carbone in quanto «64 veleni vengono sprigionati nei cieli e quello che non ricade direttamente sul suolo, ci ritorna attraverso le piogge acide.

In Veneto ed in Liguria, – conclude Curatola – così come a Brindisi ed in ogni altro posto al mondo dove esistono centrali a carbone…che piaccia o no, si muore.
Costruire una simile mostruosità equivale ad ammorbare un intero territorio e negare a tutti noi la possibilità di “viverci”».

19 ottobre 2010

1)«Centrale a carbone nelle aree Ilva»2)UE:Inquinamento in tempo reale, il progetto Intamap

IN ITALIA E IN LIGURIA SOPRATTUTTO SERVIREBBE UNA VISIONE PIU' LUNGIMIRANTE CHE GUARDI SERIAMENTE AL FUTURO E NON PRENDA PIU' IN CONSIDERAZIONE IL SOLITO VECCHIO INQUINANTE CARBONE, DELETERIO PER LA SALUTE E PER LE CASSE DELLA COMUNITA' .

«Centrale a carbone nelle aree Ilva»

(...) Ieri, nel corso della commissione Attività produttive in Regione, erano presenti anche i responsabili dell’Ilva che hanno spiegato come la realizzazione di una centrale a carbone viene fortemente richiesta proprio da quegli enti locali che invece fino ad ora hanno sempre negato, e anzi hanno alzato polveroni sul rispetto dell’accordo di programma da parte del gruppo Riva. «Da tempo vado dicendo che a Roma, anche in ambienti Enel, sanno di queste intenzioni e parlano apertamente di 150 assunzioni necessarie proprio per la nuova e più grande centrale che prenderà il posto di quella sotto la Lanterna la cui concessione è in scadenza - esplode il capogruppo della Lega Edoardo Rixi - La Tirreno Power di Vado Ligure, concorrente Enel, ha più volte denunciato che la Regione si opponeva al “revamping” della loro centrale, proprio perché ormai sta portando avanti il piano del carbone a Cornigliano. I rappresentanti Ilva, nel corso dell’audizione, hanno reso nota la questione e a quel punto Guccinelli ha dovuto ammettere che qualcosa sotto c’è, pur definendola un’ipotesi da valutare, mentre è ormai chiaro che proprio Regione e Comune stanno andando in pressing per fare la centrale».
Esplode subito la polemica a Cornigliano. Maurizio Amorfino, capogruppo della Lega Nord in Municipio, appena informato della novità, non nasconde la rabbia: «L’accordo prevedeva che al posto delle Acciaierie, in quelle aree, dovessero sorgere attività non inquinanti e in grado di offrire occupazione alla delegazione. Ora invece finalmente viene alzato il velo su quello che la sinistra riserva per l’ennesima volta a Cornigliano.
Vedremo come ce la racconteranno questa volta».
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Tratto da" La Repubblica"

Di Valerio Gualerzi

In Cina vecchi riti per nuovi obiettivi

Con un lessico e un rituale d’altri tempi, la Cina, a conclusione del 17esimo comitato centrale del Partito comunista, ha varato il piano quinquennale 2011-2015. A parte l’intollerabile mancanza di confronto e democrazia che caratterizza il parto di questi programmi di sviluppo economico, si tratta però di un documento che parla di futuro in un modo tale che noi possiamo solo invidiare.

Lo sforzo di Pechino si concentra infatti sul settore energetico e in particolare sulle fonti rinnovabili: uno degli aspetti più significativi è rappresentato dai nuovi obiettivi in termini di efficienza energetica e di riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Il nuovo piano quinquennale – spiega oggi il Financial Timesvuole aumentare l’efficienza energetica con una riduzione degli sprechi del 15-20% e puntare ancora più in alto nella riduzione delle emissioni di CO2, prevedendo un taglio fino al 40-45% entro il 2020 della sua intensità energetica (la quantità di energia – e quindi la quantità di emissioni – necessaria a produrre un’unità di Pil, ndr)”.

Per raggiungere questi obiettivi, sottolinea ancora il quotidiano, la Cina si prepara a lanciare un enorme piano di investimenti nel settore energetico, che potrebbe iniettare qualcosa come 753 miliardi di dollari nello sviluppo delle energie alternative nel prossimo decennio.

Uno sforzo che si aggiunge ai traguardi già raggiunti da Pechino. L’ultimo resoconto in materia arriva dal rapporto Clean Tech Jobs Trend stilato dalla società di consulenza americana Clean Edge e ripreso dal sito Qualenergia.Stando allo studio, con 700 mila posti di lavoro “verdi” la Cina è di gran lunga in testa alla classifica degli occupati in questi settori.

Clean Edge sottolinea anche le divergenze tra le politiche messe in campo da Pechino e da Washington. In Cina – dove l’anno scorso sono stati stanziati 34,6 miliardi di dollari per rinnovabili ed efficienza contro i 18,4 degli Usa – ci sono politiche protezionistiche più marcate che negli Usa, sono in vigore tariffe feed-in per le rinnovabili che ancora mancano in America e c’è un obbligo di produzione da rinnovabili che negli Usa per ora è solo una proposta.

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Tratto daEcologiae

Inquinamento in tempo reale, il progetto Intamap dell’Ue

L’Unione europea ha finanziato con 1,8 milioni di euro il progetto Intamap che permette di mappare, in tempo reale, l’inquinamento atmosferico, dell’acqua e del suolo delle nostre città.

L’iniziativa, che fa parte dei progetti di ricerca nel settore ambientale dell’Ue, è già attiva in Germania dove è utilizzata per monitorare le zone soggette a radiazioni nucleari di tipo gamma.
Intamap è un software che dà accesso, pubblico, a tutte le informazioni sulla salute dell’aria, dell’acqua e del suolo del pianeta.
Sulle mappe dell’inquinamento si possono rintracciare, attraverso delle curve di isolivello, le aree inquinate, capire l’origine e il tipo di inquinamento e la destinazione. Il programma, open source, sarà consultabile via web attraverso l’Open Geospatial Consortium (OGC).
Le mappe dei siti inquinati sono state ideate con un obiettivo specifico e si pongono come strumento indispensabile affinché le autorità sappiano, in tempo reale, quali
problematiche ambientali affrontare, a quali emergenze dare priorità di intervento e come tutelare la salute dei cittadini prima che l’inquinamento abbia effetti irreversibili sulle persone. Se prima ad esempio era possibile monitorare le zone costiere colpite da inquinamento da idrocarburi, con il sistema Intamap si possono conoscere l’entità del disastro ambientale, l’origine della contaminazione e si può quindi intervenire in modo più specifico. Il programma di mappatura dell’inquinamento è così dettagliato che è in grado di misurare i livelli di particelle inquinanti atmosferiche anche in zone molto ravvicinate. E’ possibile persino calcolare la propria esposizione agli inquinanti se si rintraccia il proprio percorso per raggiungere il posto di lavoro, ad esempio.
Il progetto di monitoraggio ambientale
Intamap vede al lavoro ricercatori e studiosi provenienti dal Belgio, dall’Austria, dalla Germania, dalla Gran Bretagna, dalla Grecia e dall’Olanda. E’ nello stato tedesco che il software è stato implementato, presso il BfS (Das Bundesamt fur Strahnlenschutz). Molto soddisfatto il vicepresidente della Commissione europea, Neelie Kroes, che ha dichiarato

Il progetto INTAMAP è un buon esempio del contributo che la ricerca può apportare al miglioramento della vita quotidiana in Europa. Le mappe in tempo reale dell’inquinamento possono costituire per le autorità pubbliche uno strumento fondamentale per individuare le fonti dell’inquinamento e il modo migliore per risolvere il problema, ma possono anche aiutare i singoli cittadini ad evitare l’inquinamento come lo smog.( Nota di UNITI PER LA SALUTE:E NON SOLO.........)

Fonti: Europa; Europarlamento]


06 maggio 2010

2010/05/07 Genova:Centrale Enel, sospetti sui controlli / Rossano / “Sulla centrale a carbone il Comune da che parte sta?”


Tratto da Il Secolo IX

Centrale Enel, sospetti sui controlli

del 02 maggio 2010

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Il controllato era anche il controllore alla centrale Enel di Genova, quando c’era da analizzare la qualità (e la percentuale di veleni) delle emissioni in atmosfera. L’azienda aveva in gestione le centraline collegate al centro provinciale di elaborazione dei dati. E l’Arpal si limitava a mettere un timbro alle comunicazioni e a prendere atto. Avrebbe potuto, magari dovuto fare di più, secondo le accuse che stanno prendendo forma in queste ore.

È forse il caso simbolo dell’inchiesta sull’Agenzia regionale di protezione dell’ambiente ligure, nella bufera da giovedì quando i carabinieri del Noe (il Nucleo operativo ecologico) hanno perquisito la sede Arpal della Fiumara e i dipartimenti di Imperia, Savona e Spezia. Otto le persone indagate a vario titolo per falso, abuso d’ufficio, corruzione e turbativa d’asta. Sono i rappresentanti di due aziende: la genovese Sige impianti industriali e la Sincortone di Trieste. E quattro dirigenti pubblici dell’agenzia: Bruno Soracco, direttore generale, Riccardo Sartori, direttore del settore territorio del Dipartimento di Genova, Gino Vestri il suo predecessore, oggi responsabile dei quattro dipartimenti liguri e Stefano Maggiolo, titolare di quello del capoluogo.

L’ipotesi, che lega 23 spunti investigativi frutto di sei mesi di indagini, è che le verifiche ambientali fossero falsate o omesse a vantaggio di aziende pubbliche o private a rischio inquinamento. Di più. Nell’organizzazione dell’agenzia servizi essenziali, come la rete informatica o i corsi di formazione sulla sicurezza dei dipendenti di Arpal, ma anche altre forniture fondamentali, sarebbero stati affidati ad aziende “pilotando” gare pubbliche a vantaggio di soggetti ben precisi e consapevoli dei benefici promessi. Il sospetto è che siano circolate mazzette. Anche se le intercettazioni che hanno dato impulso a questa prima fase di inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Paola Calleri, ancora non hanno dato prova di singoli episodi di corruzione.

Il decreto di perquisizione che ha guidato l’azione dei carabinieri passa in rassegna tutti i casi sospetti sui quali sono stati raccolti quintali di carta e memorie informatiche.

I casi principali, che in questi anni hanno calamitato l’attenzione non solo degli ambientalisti, sono (oltre alla già citata questione della centrale Enel) quelli della Stoppani di Cogoleto (da cui ha continuato a fluire veleno al cromo nonostante la bonifica fosse in corso); la bonifica dell’area ex Ilva e la destinazione dei terreni a rischio in aree di nuova edificazione come i riempimenti per il nuovo campo da golf di Lerca, sulle alture di Cogoleto; la discarica di Scarpino (si veda l’articolo a fianco, ndr); i controlli di sicurezza in seguito a puntuali episodi di allarme alla Iplom di Busalla, alle aree della società di Spinelli; e le verifiche di sicurezza in ospedali e strutture sanitarie genovesi.

Il presidente della Regione Claudio Burlando: «Ho dato incarico ai miei uffici di approfondire la questione, anche al di là della verità processuale, per la quale - come è noto- bisogna attendere molto. Se necessario interverremo per tutelarci, anche con sospensioni o rimozioni».

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Enel: investe nel carbone di Calabria (Il Sole 24 Ore)


(Teleborsa) - Roma, 6 mag - Con un investimento da quasi 1,5 mld di euro l'Enel costruirà una nuova centrale elettrica a carbone, il combustibile a basso costo, che nascerà a Rossano Calabro sulla costa cosentina.Lo riporta il " Il Sole 24 Ore" di oggi che continua dicendo che Enel allarga al Mezzogiorno il programma sul carbone pulito, lo stesso che ha portato alla ricostruzione del grande impianto di Civitavecchia e che sta trasformando quello di Porteo Tolles, sul delta del Po.

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Pubblichiamo un "interessante articolo "del WWf di Rossano che ci deve far pensare ,e che deve far riflettere certi amministratori contrari a parole al carbone ma che nei fatti....... cosa fanno per tenerlo lontano?

Rossano / “Sulla centrale a carbone il Comune da che parte sta?”

Nota polemica di Fabio Menin (WWF)

Rossano - "Abbiamo letto che il comune è “sempre contrario ad ipotesi di riconversione prevalentemente a carbone della centrale Enel”. E se invece la centrale dovesse funzionare un po’ a carbone ed un po’ a gas, il comune è favorevole? Purtroppo la posizione ultimamente espressa dal comune di Rossano è molto ambigua.

Il WWF sostiene che il carbone è incompatibile con la nostra zona, lo abbiamo spiegato, varie volte. O si sceglie natura, agricoltura e turismo, o si sceglie industria, e quindi anche carbone. Non esiste che si dica, che anziché nel forno ci metto solo carbone, ce ne metto un po’ meno. Il carbone di per sé è inquinante, e il WWF rivolge una domanda precisa a loro: siete favorevoli o contrari ad una centrale che utilizza carbone tra i suoi combustibili? O si o no.

Non esiste “ prevalentemente a carbone”. Se nel forno ci va il carbone e i suoi fumi vengono sparsi nell’atmosfera, ci sarebbe semplicemente una diluizione parziale nel tempo, ma le navi carbonifere debbono sempre attraccare in un porto fatto apposta che rovinerebbe per sempre la costa. E poi usare il porto di Corigliano per trasportare le ceneri pesanti trattenute dai filtri della centrale, il rifiuto più inquinante che ci possa essere significa portare coi camion o con le navi, quindi attraversando il territorio fino a Corigliano coi veleni più brutti. E’ un progetto folle.

Adesso si capisce perché una ditta privata ha presentato un piano per trasformare la propria sede nella zona industriale con rifiuti molto inquinanti: perché sapevano che prima o poi l’Enel avrebbe bruciato il carbone e quindi anche le ditte di smaltimento locale devono attrezzarsi. Non osiamo pensar che il prof. Filareto, che è stato eletto sindaco anche perché ha detto NO al carbone, ora cambi idea, e accetti una riconversione” non prevalentemente a carbone” , sarebbe un uomo senza parola, e noi pensiamo che così non sia. Tutti gli operatori turistici della zona, il consorzio degli albergatori hanno fermamente rigettato l’ipotesi della riconversione a carbone, perché, loro dicono che i tour operator , le agenzie che prenotano i turisti dall’Italia e dall’estero se sanno che a Rossano c’è una centrale a carbone, vanno da una altra parte, e quindi gli albergatori resterebbero senza lavoro. Il Wwf, che si è battuto per proteggere la bellissima montagna del Patire, e l’oasi dei castagni millenari di Cozzo del Pesco, purtroppo sa che con i fumi del carbone non si scherza: i boschi subirebbero attacchi di parassiti veicolati dagli inquinanti aerei emanati dai fumi del carbone, come è successo in una piccola centrale a carbone nel Veneto. Nessuna area protetta può convivere con una centrale a carbone, anche gli animali di conseguenza, inquinandosi il bosco, sarebbero costretti a migrare da altre parti. Le capre, e le pecore, ad esempio, quando mangiano erba in una zona dove sono caduti i fumi del carbone, si ammalano e prendono tumori, è successo purtroppo a Brindisi. Quindi il WWF non potrebbe più difendere una natura inquinata, e giocoforza il WWF ITALIA DA Roma, ci costringerebbe a declassare la nostra zona da area di pregio ad area inquinata. In pratica il WWF non avrebbe più ragione d’esistere e non esisterebbe più un WWF SILA GRECA. Noi sappiamo che tutto il territorio è contro il carbone, il comune di Rossano è contro il carbone, senza se e senza ma, o è favorevole?. Ci facciano capire, non c’è bisogno di aspettare le carte dell’Enel, la parola carbone da Rossano deve essere bandita, c’è già stato un consiglio comunale dove tutti all’unanimità si sono espressi contro il carbone, ora non si può girare la frittata. Quindi attendiamo una risposta ufficiale. Noi giudichiamo per ora molto ambiguo il comunicato stampa che è uscito dalla bocca degli amministratori e chiediamo spiegazioni ufficialmente!".

Fabio Menin, WWF Sila Greca

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Tratto da arpat Toscana
AMBIENTE E SALUTE - ARIA

I RISULTATI DELLO STUDIO RISCAT (RISCHIO CARDIOVASCOLARE E INQUINAMENTO ATMOSFERICO IN TOSCANA)


Una ricerca realizzata nell’ambito del Progetto “Epiair - Inquinamento atmosferico e salute: Sorveglianza Epidemiologica e Interventi di prevenzione”


Nell’ambito del Progetto Epiair - Inquinamento atmosferico e salute: Sorveglianza Epidemiologica e Interventi di prevenzione”, finanziato dal Ministero della Salute - Centro Nazionale per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie, l’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana (ARS), in collaborazione con l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (ARPAT) e con l’Azienda Sanitaria Locale 10 di Firenze, ha realizzato lo studio RisCAT (Rischio Cardiovascolare e Inquinamento Atmosferico in Toscana).
Lo studio è stato condotto in aree urbane della Regione Toscana al fine di stimare l’associazione tra l’incidenza degli eventi coronarici acuti e l’inquinamento atmosferico da polveri (PM10) e gas (NO2, CO e ozono) evidenziando eventuali gruppi di popolazione vulnerabili agli effetti a breve termine dell’inquinamento atmosferico.
Sono stati raccolti i dati ambientali e sanitari per il triennio 2002-2005. Sulla base dei dati di monitoraggio della qualità dell’aria rilevati dalle centraline gestite da ARPA Toscana e mediante l’applicazione di indici di associazione tra coppie di stazioni, sono state identificate 6 aree con livelli di inquinamento omogenei, nelle quali risiede il 42,5% della popolazione toscana. Per ciascuna area sono stati calcolati gli indicatori di esposizione sulla base dei dati ambientali, quali concentrazione media giornaliera di area o media mobile su 8 ore, per PM10, NO2, CO e O3(per l’ozono solo periodo caldo Aprile-Settembre).
La relazione tra andamento degli inquinanti atmosferici ed incidenza di eventi coronarici acuti è stata valutata mediante un disegno case-crossover, con scelta dei controlli appaiati per anno, mese e giorno della settimana dell’evento (approccio time-stratified). Sono state effettuate analisi di regressione logistica condizionata area-specifiche, analisi pooled, attraverso modelli meta-analitici (ad effetti casuali). Sono stati analizzati la casistica incidente totale e, separatamente, gli eventi ospedalizzati di infarto miocardico acuto (IMA) e le morti coronariche senza ricovero.
Per valutare l’insorgenza di effetti immediati, ritardati e prolungati da inquinamento, si sono considerati intervalli temporali tra l’aumento delle concentrazioni medie giornaliere in aria degli inquinanti (rappresentative delle esposizioni) e l’insorgenza di sintomi coronarici, fino a 5 giorni precedenti l’evento. Gli eccessi di rischio stimati si riferiscono ad incrementi di 10 μg/m3 per PM10, NO2 ed O3 e 1 mg/ m3 per CO. Nei modelli sono stati inclusi gli effetti confondenti di temperatura apparente, giorni di festa, decremento estivo della popolazione ed epidemie influenzali. Le analisi sono state stratificate per sesso e fasce d’età, al fine di individuare gruppi di popolazione maggiormente vulnerabili.
Gli eventi coronarici acuti selezionati sono 18.520 (soggetti ultra75enni : 57%) di cui il 73,2% rappresentati da IMA ospedalizzati ed il 26,8% da morti coronariche extra-ospedaliere (MCE). Nelle analisi meta-analitiche per il PM10 è stato riscontrato un effetto immediato e statisticamente significativo di incremento degli eventi totali negli anziani nella stagione calda (7.6%); il rischio è leggermente più basso (6.2%) nel caso di eventi di IMA ospedalizzati. Gli effetti dell’NO2 sono più ritardati (fino ai 5 giorni precedenti l’evento), e significativi sia nella casistica generale (2.8%), che soprattutto per gli eventi di IMA ospedalizzati (3.6%).
L’associazione tra ozono ed eventi coronarici acuti mostra un andamento intermedio, rispetto ai precedenti: per la popolazione generale la stima d’effetto è del 2.0%, ma non statisticamente significativa; negli anziani si raggiunge la significatività sia per gli eventi totali (2.9%) che per MCE (5.2%); sempre per MCE la significatività si ha anche nella popolazione totale (5.5%).
Per quanto riguarda l’associazione con gli incrementi di monossido di carbonio (CO), un rischio significativo (7.4%) è stato riscontrato per esposizioni fino a 2 giorni precedenti l’evento, nel caso di IMA ospedalizzati, con un aumento del rischio nella stagione fredda (8.1%).
In linea con i risultati desumibili dalla letteratura scientifica in materia, lo studio RisCAT ha confermato le associazioni tra rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari acute, nello specifico eventi ospedalizzati di IMA e morti coronariche extra-ospedaliere, e i livelli di inquinamento ambientale. Gli anziani costituiscono un gruppo di popolazione particolarmente vulnerabile agli effetti acuti dell’inquinamento atmosferico. Gli eccessi di rischio stimati hanno un impatto sanitario notevole, dato che tutta la popolazione è da considerarsi esposta. Pertanto il monitoraggio integrato delle condizioni ambientali e degli effetti sanitari risulta di primaria importanza ai fini della protezione della salute e della programmazione di interventi di miglioramento della qualità dell’aria urbana
Testo di questo numero a cura di Danila Scala