COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta Noalcarbone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Noalcarbone. Mostra tutti i post

16 luglio 2017

Noalcarbone Brindisi :“Morire a norma di legge” recitava un vecchio slogan.

Tratto da Noalcarbone Brindisi

COLPEVOLI DI DISASTRO AMBIENTALE

A quasi due settimane dalla sua presentazione, l’indagine epidemiologica sulla popolazione brindisina (Studio Forastiere), non sembra aver scosso più di tanto le coscienze dei personaggi politici che governano il nostro territorio. Al netto del saluto furtivo del Presidente Emiliano durante la giornata del 4 luglio (giorno della presentazione) in cui apparve, farneticò sulla de-carbonizzazione e scappò via per onorare gli altri impegni in agenda, non ci sembra ci sia stato altro degno di nota.
Eppure lo Studio Forastiere, per la sua importanza, lo si aspettava da anni. Il nesso causale tra le emissioni del polo petrolchimico ed energetico e il peggioramento dello stato di salute dei cittadini e dell'ambiente per noi era sempre stato un naturale principio di causa ed effetto. Ma senza uno studio di coorte non era facile dichiararlo apertamente. 


Leggere questi report oggi provoca rabbia e dolore perché in ognuna di quelle categorie di malati accertati, di decessi, di percentuali sull’incremento di patologie, ognuno di noi ritrova il volto di un parente o di un amico che non c’è più, di una persona in carne e ossa che ha lottato contro un nemico invisibile il cui mandante era ufficialmente sconosciuto. Per sensibilizzare sulla necessità di avere questi dati sanitari, in questi anni, abbiamo organizzato incontri informativi e proteste presso la sede ASL; abbiamo consegnato esposti in Procura e raccolto più di 10.000 firme. 
E adesso? Adesso che i dati sono pubblici e indicano chiaramente chi è il colpevole, la partita non è finita. La palla bisogna lanciarla più in là. Bisogna iniziare a mettere sul tavolo della discussione l’ipotesi di una accusa di disastro ambientale anche alla luce della nuova legge sugli ecoreati. Se da oggi questa nuova modifica al codice penale considera disastro ambientale l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema e l’offesa alla pubblica incolumità, c’è ragione di credere che l’industria energetica e il polo petrolchimico si trovino a piè pari in questa posizione di reato. Reato le cui pene, sempre secondo la legge, vengono aumentate “se dal fatto deriva il pericolo di compromissione o deterioramento: delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna’. E dunque viene naturale pensare alla mega discarica illegale "Micorosa", 50 ettari di terreno che ospitano un milione e mezzo di metri cubi di fanghi altamente tossici di provenienza Montedison nel bel mezzo del Parco naturale regionale “Saline di Punta della Contessa”.
La causa sono le grandi aziende che conosciamo, l’effetto è il disastro ambientale.
 
Tornando allo studio Forastiere c’è un passaggio importante riportato nella “Premessa” (pag 14) in cui si dice che "sia per i cancerogeni genotossici come il Benzo(a)pirene, sia per il PM10 non è nota la soglia al di sotto della quale si possa escludere l’insorgenza di effetti sanitari.” Quest’ultima frase dovrebbe essere la linea guida di tutte le valutazioni sulle richieste di autorizzazione alle attività industriali vecchie e nuove.
“Morire a norma di legge” recitava un vecchio slogan. Era questo lo scudo dietro cui si trinceravano spudoratamente le aziende sostenendo di inquinare sì, ma entro i “limiti di legge”. E dietro questo scudo rafforzato colpevolmente da una politica assente o connivente, sono cresciuti incontrastati corruzione e malaffare, ricatti e intrecci economici ed occupazionali “drogati”. 

È giunto il momento di far pagare ai colpevoli i danni arrecati, almeno quelli che sono oggi sotto gli occhi di tutti, se non si può far pagare quelli a venire. Perché molti degli effetti sulla salute delle emissioni Enel e di decenni di carbone riversato nei terreni agricoli, li vedremo purtroppo in futuro. 
È giunto il momento di far pagare il conto ai colpevoli prima che abbandonino la produzione e scappino altrove. Dopo la grande menzogna di una vocazione industriale tanto enfatizzata nel nostro territorio fin dagli anni 50-60 e che ha portato solo malattie, disoccupazione, l’emigrazione e povertà; non dobbiamo farci ingannare ancora. 
E la smettano coloro che continuano a parlare di ambientalizzare questi mega impianti per ridurne le emissioni. Ciò che è vecchio concettualmente e tecnologicamente va superato. Dismettere e bonificare è l’unica soluzione per voltare pagina, per salvare vite, per evitare nuove malattie e dolore, per risanare il nostro ambiente. Voltare pagina per creare opportunità lavorative sia nelle fasi della bonifica che nella successiva realizzazione di attività ecosostenibili legate alla storia e alle peculiarità del nostro territorio. Nulla è irreversibile, nulla è impossibile, basterà rendersi conto finalmente degli errori del passato, ammetterli con umiltà e attivarsi al più presto per porvi rimedio. Per liberarci dai "mostri". Perché il nostro territorio ha tutto il diritto e tutte le potenzialità per dimostrare le sue capacità e la sua bellezza.
Adesso però si inizi a parlare di disastro ambientale.

23 marzo 2016

BRINDISI Buon cambiamento a tutti... IL FUTURO DEVE ESSERE SOSTENIBILE.

Tratto da Noalcarbone Brindisi blogspot


IL FUTURO DEVE ESSERE SOSTENIBILE


Nelle diverse epoche della sua storia millenaria Brindisi ha attraversato fasi di prosperità e fasi buie. Oggi la nostra città vive uno dei periodi peggiori, nel quale i cittadini pagano scelte imposte che invece di assecondare le vocazioni di un territorio hanno generato piuttosto l’effetto di cancellarle.

Ma l’era dei grandi poli industriali sta terminando. Non lo diciamo noi, lo dicono i fatti, lo dice l’Europa ed altri Paesi del mondo che da tempo hanno preso l’impegno di abbattere le emissioni clima-alteranti ed investono nella riconversione in senso verde le proprie economie. Ogni impianto industriale ha un suo ciclo di vita che dalla nascita arriva - attraverso la crescita e la maturità - al declino. Molti degli impianti industriali a Brindisi, ormai obsoleti, a rischio di incidente rilevante e altamente inquinanti, sono giunti alla fase di declino.

Noi intravediamo un cambiamento in atto, o almeno riteniamo che oggi ci siano oggi le condizioni per forzare il cambiamento e programmare uno sviluppo differente che garantisca rinascita economica e in generale ci porti verso una migliore qualità della vita.
Quando ad una Comunità viene imposto come unico modello economico possibile quello industriale (e parliamo dell’industria “cattiva”), presentato come se non ci fosse alternativa, inevitabilmente viene condizionato anche il contesto sociale e culturale di una città, con i risultati, dopo anni di impero industriale, che sono sotto gli occhi di tutti: disoccupazione alle stelle, emigrazione, inquinamento, impoverimento delle risorse naturali, culturali ed umane.
Brindisi, città ricca di potenzialità che provengono dalla storia e dall’arte, dal mare e dalla terra fertile, è rimasta intrappolata per troppo tempo in una falsa vocazione industriale che ci ha portato al declino. Una città dove le realtà virtuose, se pur esistenti, rimangono casi rari di buona economia ed altre fanno fatica a svilupparsi. I singoli cittadini devono sentire l’urgenza di cambiare rotta senza più tollerare una gestione della cosa pubblica che vede prevalere gli interessi personali e quelli delle multinazionali invece che la tutela della collettività.
La visione potrebbe apparire utopistica, ma non ha comunque alternative. Sulle macerie di questa città, riaffermando prima di tutto il concetto di legalità, si deve cogliere l’opportunità di un cambiamento che solo una riconversione può offrire. Un progetto ambizioso, da realizzare attraverso una fase di transizione che proietti Brindisi verso un futuro diverso, con l’affermazione di nuovi modelli che vanno ad incidere anche sul nostro quotidiano, basati sui concetti di autoproduzione, efficienza energetica, modello distribuito, rifiuti zero, mobilità sostenibile, orti comuni. Ci sono tanti esempi da seguire, non lo abbiamo inventato noi, basta guardare altre realtà, città di dimensioni simili alla nostra che stanno riuscendo in questo intento.
La transizione in fondo è il periodo che segna il passaggio da un’epoca ad un’altra, durante il quale si sviluppano nuove forme sociali e di costume, nuove produzioni culturali, artistiche ed economiche. Ma per innescarla è necessario diventare cittadini consapevoli e riprendersi la città dopo una riconversione mentale obbligatoria.
Buon cambiamento a tutti... verso un futuro sostenibile.
21 febbraio 2016

25 dicembre 2015

Al via “Un calcio al carbone”

Tratto da Ntacalabria

Melito di Porto Salvo, al via “Un calcio al carbone”.

Domenica 27 dicembre 2015, dalle ore 9.00, nei campetti Surfaro, a Melito di Porto Salvo, si svolgerà il torneo di calcio a 5 “Un calcio al carbone” organizzato dal CSI-Reggio Calabria e dal Coordinamento Associazioni Area Grecanica.
Il ricavato del torneo, la cui realizzazione è stata possibile solo grazie al sostegno e al supporto tecnico del Centro Sportivo Italiano, sarà devoluto al Coordinamento No Carbone e servirà a contribuire al pagamento delle spese legali sostenute per la battaglia contro il progetto della centrale a carbone che la SEI S.p.A. vuole realizzare a Saline Joniche.
La lotta contro la centrale, purtroppo, non si è ancora conclusa: continua all’interno delle aule dei Tribunali. A metà gennaio si terrà la prima udienza del Consiglio di Stato relativamente all’appello presentato dalla SEI contro la decisione del TAR del Lazio che ha già dato ragione alle motivazioni di opposizione presentate nel ricorso dell’intero movimento No carbone.
Una battaglia legale che le associazioni costituite in giudizio stanno combattendo a nome di tutto il territorio. Domenica prossima associazioni (sportive e non), amministratori locali e tutti i cittadini avranno un’ulteriore occasione per unire le forze e ribadire il No al carbone più volte dichiarato sostenendo concretamente la battaglia.

15 giugno 2015

Porto Tolle:Festa all’ombra della ciminiera per i “no carbone”

Tratto da rovigoindiretta.it

Festa all’ombra della ciminiera per i “no carbone”, che salutano il parroco di Carbonara e sognano il Delta unito

Gli attivisti contro la riconversione della centrale Enel si sono dati appuntamento per una gita nelle lagune. Fra i presenti, oltre a don Giuseppe Mazzocco in procinto di partire per il Mozambico, anche il direttore esecutivo di Greenpeace Giuseppe Onufrio e l'avvocato Matteo Ceruti, che sul riconoscimento dell'Unesco sottolinea come “il Parco potrà decollare se diverrà nazionale”.“Il pericolo carbone è stato scongiurato e con esso un futuro nero – sottolineano gli attivisti – ora l’auspicio è che ogni opportunità di sviluppo sostenibile venga colta”.

il pranzo di saluto al parroco di Carbonara che, dopo essere divenuto uno dei punti di riferimento dei movimenti ambientalisti polesani, è pronto a tornare in missione, questa volta in Mozambico
PORTO TOLLE – Tra volpoche, folaghe, sterne, aironi, gabbiani e una miriade di altri uccelli. Con le tartarughe caretta caretta che girano intorno alle barche e i cefali che guizzano fuori dall’acqua delle valli da pesca e tra i canneti. Questa la cornice dell’incontro degli amici dei Comitati a difesa della salute e dell’ambiente del Polesine e di molti loro compagni di strada, occasione per salutare don Giuseppe Mazzocco che si avvia, dopo sette anni da parroco a Carbonara di Adria, a ripetere in Mozambico, l’esperienza missionaria già vissuta in Brasile per circa 9 anni e ringraziarlo per lo spirito, l’impegno e lo stimolo portato nel suo operato locale che lo hanno fatto diventare un punto di riferimento per i comitati polesani su ogni tema ambientale,
Tra i presenti, Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace, che con i suoi attivisti è stata protagonista di due clamorose scalate alla ciminiera della centrale Enel e di numerose altre iniziative contro il carbone, l’avvocato Matteo Ceruti, storico legale dei comitati ormai assurto a figura simbolo delle battaglie a difesa dell’ambiente in Italia e non solo, don Giuseppe Mazzocco, Giorgio Crepaldi dei Cittadini Liberi di Porto Tolle, anima del “no” al carbone a Polesine Camerini, Donata Fischetti di Italia Nostra, Eddy Boschetti del Wwf, Debora Furlan, Carlo Costantini, Luigi Gioli, Luigi Flamini, Vanni Destro e moltissimi altri storici attivisti dell’ambientalismo polesano e nazionale.
La gita ha preso le mosse dall’attracco della Sacca del Canarin, vicino a Polesine Camerini, sotto la ciminiera della centrale Enel ormai dismessa, come la definisce il sito internet della multinazionale elettrica, simbolo delle proteste degli attivisti, ed ha fatto tappa, passando attraverso un percorso pieno di sorprese e meraviglie, all’estremo avamposto deltino di Scanno Boa, per poi concludersi con un pranzo conviviale, “suggello – hanno sottolineato gli attivisti – del compimento di una battaglia comune”, arrivata al successo per la tenacia dei suoi protagonisti, ovvero il ritiro del progetto di riconversione a carbone della centrale elettrica.
Ciliegina sulla torta, il riconoscimento arrivato proprio in questi giorni per il Delta al completo (Emilia Romagna e Veneto) quale patrimonio Mab (Man and biosphere) dell’Unesco. Ed è proprio l’avvocato  Matteo Ceruti a sottolineare l’importanza di questo passaggio: “L’Unesco ha fornito uno strumento che non deve essere lasciato cadere. Solo dalla presa di coscienza e responsabilità istituzionali, facendo del Parco del Delta un vero parco nazionale ricongiungendo la parte emiliano-romagnola e veneta sotto un’unica gestione e rivedendone seriamente il perimetro, includendo le aree lasciate fuori come lagune e altre importanti zone che ne diano il senso di interezza il Parco potrà decollare davvero anche come volano per l’economia locale”. Una dichiarazione di peso che guarda in prospettiva. 
“Il pericolo carbone è stato scongiurato e con esso un futuro nero – sottolineano gli attivisti – ora l’auspicio è che ogni opportunità di sviluppo sostenibile venga colta”.

18 aprile 2015

NOALCARBONE BRINDISI:Indagine epidemiologica Brindisi: Trenta associazioni scrivono al responsabile scientifico dello Studio

Tratto da Tuttosanita'

Indagine epidemiologica Brindisi: Trenta associazioni scrivono al responsabile scientifico del relativo studio

“Negli anni scorsi diverse associazioni hanno raccolto a Brindisi oltre 10.000 firme per la realizzazione di una indagine epidemiologica. La Regione Puglia, con delibera n. 1120 del 4 giugno 2014 ha inteso attivare una collaborazione con il gruppo di ricerca da Lei guidato “finalizzata all’aggiornamento dello studio di coorte residenziale gia condotto su Taranto e ad avviare un’analoga attività nell’area di Brindisi”.
 Questo sia per i suoi indiscutibili meriti scientifici sia perchè Lei è stato coautore dell’indagine epidemiologica effettuata a Taranto per ordine del GIP dott.ssa Todisco, nell’ambito del procedimento penale tutt’ora in corso, contro ILVA ed altri responsabili istituzionali locali. Procedimento che ha messo inequivocabilmente in luce gravi danni alla salute dovuti all’inquinamento industriale (già provati in sede di incidente probatorio) e prospettato gravi ritardi e connivenze istituzionali(questi ultimi, però, dovranno esser sottoposti al vaglio dibattimentale).
  Ci rivolgiamo a Lei come Responsabile Scientifico dello studio facendo appello alla sua responsabilità di scienziato e ricercatore pubblico perchè, dopo aver valutato i contenuti di questa lettera, li tenga in considerazione quando dovrà dare attuazione all’accordo di collaborazione con la Regione Puglia nella parte che prevede ogni sei mesi la produzione di “una relazione di aggiornamento che illustri l’andamento delle ricerche ed i risultati parziali ottenuti oltre alla conferma od eventuale revisione della programmazione”.
Siamo consapevoli ed informati dei danni che produce l’inquinamento. Sia esso dell’aria, dell’acqua o del suolo. Così come siamo consapevoli ed informati che lavorazioni nocive in fabbrica, come lo è stata per esempio la lavorazione del CVM ospitata a Brindisi, od esposizioni occupazionali ad amianto costituiscano per i lavoratori un maggior rischio di contrarre malattie e di morte prematura.
Siamo consapevoli e informati del fatto che certamente ciò che per la scienza è dannoso in tutto il mondo, lo è anche a Brindisi. Siamo consapevoli e informati che i fondamentali principi vigenti in materia di azione ambientale, e dunque di salute pubblica, della precauzione, dell’azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché quello per cui “chi inquina paga”, a Brindisi, per decenni sono stati sistematicamente calpestati. Siamo dunque certi che anni di esposizioni nocive dei nostri lavoratori, anni di convivenza della nostra popolazione con discariche nelle quali non vi è alcuna forma di vita e con centrali ad olio combustibile, con centrali a carbone e con torce utilizzate come inceneritori abbiamo lasciato e continuano a lasciare un’eredità di malattie e morte.
Ciò che vogliamo conoscere è “il quanto“ questa terra ha dato. Abbiamo appreso, dalle parole di un suo illustre collega, il prof. Biggeri, di un altro modo di fare epidemiologia.
Un modo che si sta sperimentando in diversi posti nel mondo e, in Puglia, nella città di Manfredonia, città gemella della nostra Brindisi in quanto a produzioni nocive, a rischi ambientali e ad esplosioni. Lì nel 1976 una nube tossica investì la città di arsenico. Da noi, nel 1977, uno scoppio nel petrolchimico uccise 3 operai. Quest’altro modo di fare epidemiologia consiste nel condividere con la popolazione, fin dall’inizio, gli obiettivi dell’indagine ed il suo disegno. Ciò è tanto più importante in un momento in cui la Regione Puglia sta per stabilire le attività del Centro Salute e Ambiente nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto con uno stanziamento di 5,2 milioni di euro, per le quali non ci risulta sia stata condotta una consultazione dei Comuni e delle popolazioni locali.
Abbiamo appreso come dall’Australia a Manfredonia è possibile che la popolazione non debba rimanere solo e semplicemente ad aspettare alla finestra che il tecnico si pronunci, ma possa essere chiamata ad un ruolo attivo. A partecipare. La popolazione, dunque, non più soggetto passivo della ricerca ma parte attiva e dirigente, in quanto anch’essa portatrice di conoscenza.
Ed allora, per la grande stima che riponiamo nello scienziato che si è contraddistinto in un processo per noi importantissimo, come quello che si svolge in una città consorella, Taranto, Le chiediamo se anche a Brindisi sia possibile che la popolazione venga intanto informata dell’indagine in corso e divenga, soprattutto, parte attiva di un percorso di conoscenza.
Del resto, è sulla nostra pelle il dolore delle centinaia di operai che hanno sacrificato la loro vita in produzioni nocive. Riguardano noi e i nostri concittadini le malattie che si associano a benzene ed alle emissioni di mercurio, cadmio ed anidride solforosa. Tutte sostanze emesse anche dall’industria brindisina. C’è un aspetto, in particolare, che ci ha colpito dell’indagine che si svolge a Manfredonia. Sin d’ora la cittadinanza è chiamata di fatto a riflettere sul “giorno dopo”. E’ chiamata, cioè, a ragionare sul che fare il giorno dopo la comunicazione dei risultati epidemiologici.
Ragionare sui possibili scenari. Vorremmo farlo, con i tecnici, anche a Brindisi, immaginando per esempio tre scenari.

Scenario A.
Che cosa Lei e la Sua équipe suggerirete di fare alle autorità alla luce di assenza di evidenze scientifiche circa un effetto sanitario dell’inquinamento a Brindisi? Abbandonare del tutto la strada della conoscenza e, soprattutto, del risanamento e della bonifica? Questo è quanto hanno fatto fin’ora. Il loro immobilismo passato sarebbe di fatto legittimato dai risultati dell’indagine. Oppure potremmo non escludere sin d’ora incertezze nell’indagine, che, quindi, non necessariamente ci consegnerebbe la verità assoluta?
Scenario B.
Che cosa Lei e la Sua équipe suggerirete di fare alle autorità alla luce di criticità sanitarie non chiaramente riconducibili alle industrie presenti in città? Si chiederanno nuovi indagini o quelle stesse autorità, secondo Voi, dovranno comunque adoperarsi per assumere decisioni che finalmente salvaguardino la salute pubblica?
Scenario C.
Cosa dovranno fare, secondo il Vostro giudizio, le autorità alla luce di criticità sanitarie chiaramente riconducibili alle industrie presenti in città? Alzare finalmente la testa e chiederne i danni?
Ecco. Noi di tutto ciò abbiamo bisogno di discutere con Lei e i suoi tecnici”.

 Ass. Salute Pubblica, Ass. No al carbone, Forum Ambiente Salute e Sviluppo, Fondazione Antonio Di Giulio, Ass. Brindisi Cuore, Mov. Passeggino Rosso, Mesagne Bene Comune,
ACLI Città di Brindisi, Legambiente Brindisi, Camera Forense Ambientale Lecce, Azione Cattolica Italiana Diocesi di Brindisi e Ostuni, Gruppo Amici di don Tonino Bello, ACLI
Provinciale Brindisi, Emergency Gruppo Territoriale Provincia Brindisi, Acli Arte e Spettacolo Brindisi, Unione Sportiva ACLI, Ass. Un’altra Famiglia Torchiarolo, Gruppo “La
Sita” Torchiarolo, “A.I.D.” Torchiarolo, “Idea Suono” Torchiarolo, “Pro Loco” Torchiarolo, Protezione Civile Torchiarolo, Avis Torchiarolo, Associazione Esposti Amianto, AVULSS
(Associazione per il Volontariato Socio-Sanitario), Associazione Retinopera Salento, Ass. Jonathan Brindisi, Ass. La Fenice Brindisi, Ass. ACAT, Ass. San Lorenzo da Brindisi

10 febbraio 2015

Svizzera parlamento approva :La rivendicazione principale - costringere Repower ad abbandonare completamente il carbone - è di fatto attuata.



I grigionesi saranno di nuovo chiamati ad esprimersi sugli investimenti nel carbone di imprese a partecipazione cantonale. Il Gran Consiglio ha oggi votato l'articolo costituzionale elaborato dal Governo in attuazione dell'iniziativa popolare "Sì all'energia pulita senza carbone", approvata dal popolo il 22 settembre 2013. La modifica della legge fondamentale sottostà infatti al referendum obbligatorio.
L'iniziativa, formulata come "proposta generica", esigeva l'inserimento nella Costituzione di una ferma dichiarazione contro le centrali a carbone e, per le società con partecipazione statale, la rinuncia a investimenti in tali centrali. Il Governo aveva trasmesso a fine settembre il relativo messaggio al parlamento, che ha ora approvato il nuovo articolo senza discussione e all'unanimità, ma con 23 astensioni (alcuni parlamentari del PBD e gran parte del gruppo liberale).
L'iniziativa popolare era stata promossa dalla sinistra e da organizzazioni ecologiste ed era rivolta principalmente contro il progetto del gruppo poschiavino Repower - di cui il Cantone è azionista maggioritario - a Saline Joniche (Reggio Calabria). Essa era stata preferita di stretta misura a un controprogetto, sostenuto dalla maggioranza del parlamento retico, che non avrebbe impedito l'investimento nell'impianto calabrese, già in fase avanzata di progettazione.
L'iniziativa impone inoltre al Cantone di non partecipare in futuro a imprese che investono nel carbone come fonte energetica. Secondo il Gran Consiglio, i suoi dettami sono integralmente attuati nel testo dell'articolo costituzionale sottoposto ai deputati.
La rivendicazione principale - costringere Repower ad abbandonare completamente il carbone - è di fatto attuata. La società aveva annunciato già alla fine del 2013 l'intenzione di uscire in modo "ordinato" entro la fine del 2015 dal progetto calabrese. Un altro progetto simile a Brunsbüttel, nel nord della Germania, era già stato accantonato ancora prima della votazione popolare.
sda-ats

26 dicembre 2014

NOALCARBONE BRINDISI: A PROPOSITO DI CARBONE E CARBONILE e....“Rischio Sanitario”.

 CORREVA L' ANNO  2011
Riportiamo  il comunicato stampa precedente il  Natale 2011 degli amici  Noalcarbone di  Brindisi già più volte pubblicato.

Tratto da Noalcarbone
Brindisi, 13/12/2011


Passano gli anni ma quel carbonile scoperto della centrale Enel di Cerano è sempre lì colmo di carbone esposto ai venti disperdendo, come la perizia del Dott Minoia dimostra, le polveri di carbone intorno alla centrale, sulle nostre terre.

Per questo noi del movimento No al Carbone, come spesso abbiamo fatto in questi anni, ci siamo autotassati per comprare per qualche giorno lo spazio di un cartellone pubblicitario posto in via Ponte Ferroviario        con il quale denunciare la presenza di questo mostro sul nostro territorio.

Nella foto denuncia mostriamo al di la di ogni retorica quello che accade e che nessuno vuol mostrare.
 Un carbonile scoperto grande come vari campi di calcio in grado di stoccare fino a 700.000 tonnellate di carbone a cielo aperto. 
Carbone che lì è presente da oltre quindici anni , ogni giorno anche a Natale, disperdendo polveri inquinando terreni agricoli. 
Una ferita aperta che una classe politica indecente non è mai stata in grado di rimarginare. 
Con questa foto noi denunciamo lo scempio del nostro territorio, la distruzione delle nostre campagne, della nostra bellissima costa sud. Tanti brindisini non sanno, perché nessuno ha mai voluto mostrare loro la realtà.
Invece occorre guardarla in faccia la realtà.
Quanto dolore e sofferenza ci è costato il nostro sviluppo, quanti profitti sono stati fatti sulla nostra pelle.
COMUNICATO STAMPA NO AL CARBONE

ACCADE....... NEL  2014
 

Tratto da  Uniti per la Salute   settembre 2014

NOALCARBONE BRINDISI:NIENTE FILTRI AI CAMINI DI TORCHIAROLO, ACCOLTO IL RICORSO DAL COSIGLIO DI STATO. 

Pubblichiamo una nota del prof. Franco Magno su quanto avvenuto in settimana, con particolare riferimento al Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso di Torchiarolo. Si vedrà se sono "i caminetti" a creare l'inquinamento acuto da PM10.!!!!!!! - 

.......I richiamati analiti del carbone sono, guarda caso, quasi tutti quelli che concorrono alla definizione di “contaminazione diffusa” (come definita dalla stessa ARPA) delle matrici ambientali (suolo, sottosuolo e falda freatica) che sono state caratterizzate chimicamente nell’area posta nell’intorno del nastro trasportatore e del parco carbone; quelle aree sono “contaminate” dalla perdita di “polverino di carbone” e, per definizione normativa (art. 300, comma 2 lettera d, del D.Lgs 152/2006) hanno subito un “danno ambientale” e come tali vanno bonificate.

La certezza della “contaminazione” delle matrici ambientali è fornita dalla stessa ARPA e dall’Università del Salento che, sugli analiti che hanno superato le “Concentrazioni Soglia di Contaminazione” (CSC) hanno effettuato le “Analisi di Rischio” (pagate dal Commissario Delegato per 500.000 € all’Università e 120.000 € ad ARPA – Decreto C.D 138/2008) evidenziando, fra l’altro:
che l’arsenico è quello a “maggiore rischio potenziale” e, in parte è un “biodisponibile” e quindi rientra nella catena alimentare umana, che alcune colture orticole sono fortemente bioattrattive, ecc.

Le “Analisi di Rischio” hanno interessato anche il “Rischio Sanitario” individuando, fra l’altro che: vi è un rischio acuto per gli operatori all’esposizione ai suoli contaminati che impone una riduzione del lavoro a 120 g/a, vi è la necessità di effettuare adeguate prevenzioni e protezioni per chi opera sui terreni contaminati, ecc.
 Ma se vi è un rischio acuto per i lavoratori ed i produttori agricoli che limita il lavoro a 120 giorni l’anno, quale rischio hanno i residenti posti attorno al nastro ed al carbonile? 
Queste “Analisi di Rischio” fatte da ARPA sono state considerate nel modello matematico predittivo? 
Infine, un ultimo elemento è necessario riportare in merito al “Particolato Sottile”che è connesso direttamente al carbone in virtù della “finezza” granulometrica che presenta e che a volte supera il 60% in peso della componente inferiore a 0,5 mm. (500 micron); dimensione alla quale molta bibliografia fa partire il così detto “Particolato”, quel materiale che può essere disperso in atmosfera (in funzione delle condizioni meteo climatiche) e che, con dimensioni anche nanometriche, può essere diffuso a decine di chilometri. Ebbene ENEL dichiara, nel Decreto autorizzativo AIA (cap. 4.5.2) che le “emissioni non convogliate” originano dallo scarico del carbone (Costa Morena) “un’emissione diffusa” di 29 μg/mc/giorno e dallo “stoccaggio si origina un’emissione diffusa di 145 μg/mc/g”) per un totale di 174 μg/mc/g. 
E’ una dichiarazione del Produttore e quindi è di parte e, se pur considerata valida, basta moltiplicare per 17-18 anni di funzionamento della centrale per verificare quanto “particolato sottile” è stato immesso in atmosfera ed è ricaduto sui campi e sulle abitazioni. 

11 dicembre 2014

Nuova edizione del rapporto WWF Italia: No al Carbone, Si al Futuro!

Tratto da WWF

WWF Italia: Spot, vignette e infografiche per dire ‘NO AL CARBONE SI AL FUTURO’

La campagna WWF ‘No al carbone, Si al futuro!’ lancia i nuovi strumenti di comunicazione: un spot, 3 vignette, un’infografica e l’aggiornamento del “dossier carbone: un ritorno al passato inutile e pericoloso”.
WWF Italia: Spot, vignette e infografiche per dire ‘NO AL CARBONE SI AL FUTURO’
Bisogna agire subito…
 Scarica qui i materiali della campagna WWF 

_____________________

Tratto da Focus

In Italia 13 centrali a carbone, producono un terzo delle emissioni del sistema elettrico nazionale

Impianti da attenzionare da Genova a Brindisi, soprattutto se inseriti nel contesto urbano e vecchi. E servono autorizzazioni più stringenti. L'autorizzazione integrata ambientale, ad avviso di Massimiliano Varriale del Wwf, "dovrebbe essere propedeutica all'attività delle centrali"


Roma, 11 dic. - (AdnKronos) - 
Il caso di Tirreno Power a Vado Ligure accende i riflettori sulla sicurezza, ambientale e sanitaria, delle centrali a carbone in Italia. E a preoccupare non è solo quell'impianto: “quello di Genova, un impianto obsoleto e proprio dentro la città, quelli di La Spezia e di Brindisi dovrebbero essere attenzionati”, spiega all'Adnkronos Massimiliano Varriale, curatore del rapporto “Carbone: un ritorno al passato inutile e pericoloso” del Wwf.

Attualmente in Italia sono in funzione 13 centrali a carbone (alcune momentaneamente ferme, ma sostanzialmente operative), diverse tra loro per potenza installata e tecnologia impiegata, che nel 2013 sono state responsabili di oltre un terzo di tutte le emissioni del sistema elettrico nazionale, a fronte di un modesto contributo (tra il 12,9 e il 13,7%) al fabbisogno elettrico complessivo.

“La maggior parte degli impianti in Italia viaggia su concezioni di emissione che non sono particolarmente accorte dal punto di vista sanitario e ambientale– aggiunge Varriale - ma questo non significa necessariamente che siano fuorilegge.

"Il punto è che bisognerebbe essere più stringenti quanto si rilascia l'autorizzazione integrata ambientale - continua Varriale - e, in situazioni dove esiste un potenziale allarme sanitario o ambientale, tenersi sui limiti più bassi possibile”.

Il livello di attenzione “dovrebbe essere alzato soprattutto sugli impianti più vecchi e su quelli che insistono nelle aree urbane, adottando le migliori tecniche disponibili e anche avendo il coraggio di dire che certi impianti non sono compatibili. Senza contare poi - conclude Varriale – che a volte le autorizzazioni arrivano con anni di ritardo e nel frattempo l'impianto continua la sua attività. Le autorizzazioni invece dovrebbero essere propedeutiche allla sua entrata in esercizio. Questa è un'anomalia italiana”.

Tra tutte le fonti fossili, rileva il rapporto “Carbone: un ritorno al passato inutile e pericoloso”, il carbone rappresenta la principale fonte di emissioni di gas serra: nel 2012, quasi il 44% della Co2, corrispondente a oltre 13,9 miliardi di tonnellate, è stata originata proprio dalla combustione del carbone. A parità di energia primaria disponibile, le emissioni di Co2 provenienti dalla combustione del carbone arrivano a essere del 30% superiori a quelle del petrolio e del 70% superiori a quelle del gas naturale.


______________________
Tratto da Greenreport
Pubblicata la nuova edizione del rapporto Wwf dedicato alla fonte fossile
Carbone, il gettone nell’iPhone dell’energia che non si vuol vedere
Nel Bel Paese sono ancora oggi in funzione 13 centrali.

orso del deserto cambiamento climatico carbone clima
Sarebbe assurdo usare il telegrafo per mandare SMS o il grammofono per ascoltare la musica in stereo: ebbene, per produrre energia il carbone è altrettanto anacronistico, il futuro é nelle fonti rinnovabili. Sceglie l’ironia il Wwf per lanciare una nuova edizione del rapporto ‘Carbone: un ritorno al passato inutile e pericoloso’, affiancata da una graffiante campagna mediatica, e il pensiero vola subito a quel premier secondo cui – nel 2014 – difendere l’abolizione dell’articolo 18 sarebbe anacronistico come voler inserire un gettone nell’iPhone per far partire la telefonata.
Contro il Jobs Act di Renzi domani si scatenerà uno sciopero generale, mentre il carbone suscita scalpore solo quando miete i suoi morti. 
Che non sono pochi, purtroppo. Come ricorda il Wwf è il carbone tra tutti i combustibili fossili quello che minaccia di più la nostra salute rilasciando in atmosfera, nei terreni e nelle acque, le maggiori quantità di inquinanti  a parità di energia prodotta, oltre ad essere la principale minaccia per il clima del pianeta, visto che le emissioni di CO2 provenienti dalla combustione del carbone arrivano a essere del 30% superiori a quelle del petrolio e del 70% superiori a quelle del gas naturale.
E l’Italia non è certo esente da questa responsabilità. Attualmente, si legge nel report ambientalista, nel Bel Paese «sono in funzione 13 centrali a carbone, assai diverse per potenza installata e anche per la tecnologia impiegata. Questi impianti hanno prodotto circa 44.726 GWh nel 2011, 49.141GWh nel 2012 e 45.104 GWh nel 2013 contribuendo rispettivamente all’12,9%, al 14,4% e al 13,7%  del fabbisogno elettrico complessivo. A fronte di questi dati, tutto sommato abbastanza modesti, scopriamo che gli impianti a carbone nel 2011 avevano prodotto oltre 38,3 milioni di tonnellate di CO2  che nel 2012 dovrebbero aver raggiunto circa 42,8 milioni di tonnellate e che ne 2013, malgrado il calo dei consumi, avrebbero superato 39,3 milioni di tonnellate, corrispondenti a oltre 1/3 di tutte le emissioni del sistema elettrico nazionale».
Non solo. Le centrali a carbone oltre che gravemente dannose per la salute dei cittadini,  il clima e l’ambiente risultano sempre più inutili anche per il sistema energetico nazionale,  in forte overcapacity con gli  impianti costretti a funzionare a scartamento ridotto o addirittura a stare fermi. 
Del resto i dati sono chiari: in Italia ci sono oltre 125.000 MW di potenza installata con una disponibilità reale (al netto delle manutenzioni e dei fattori di indisponibilità) di oltre 78.700 MW a fronte di una domanda di punta è rimasta pressoché invariata e che non ha mai superato i 56.822 MW (massimo picco storico). Nel frattempo, secondo Terna, “ad agosto le rinnovabili hanno generato il 48,9% dell’elettricità nazionale e coperto il 45,4% della richiesta elettrica” a riprova che del carbone non c’è più bisogno.
«A Lima si sta cercando faticosamente di creare una vera alleanza tra gli Stati per battere il più allarmante e pericoloso fenomeno globale mai prodotto dalle attività umane, il cambiamento climatico – ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile clima e energia del WWF Italia che sta seguendo i negoziati nella capitale sudamericana – A remare contro ci sono gli interessi particolari, egoistici e folli degli inquinatori. Quanto siano pervasivi é emerso proprio qui nella COP20, quando si è scoperto che il Giappone finanziava centrali a carbone in Indonesia con i soldi stanziati per il Fondo Verde per il Clima. Ma altri Stati mimetizzano tra i progetti ‘puliti’ alcuni sporchi di carbone. Tra tutti i combustibili fossili il carbone é quello che, bruciato, produce più CO2. Farne a meno sarebbe semplice e ovvio, a 200 anni dall’inizio della rivoluzione industriale. 

Eppure, mentre qui a Lima organizzazioni di tutte le ispirazioni, tra cui i sindacati mondiali, manifestavano per chiedere  azioni immediate per aumentare gli obiettivi di taglio delle emissioni anche prima del 2020, a Roma ci si sta per riunire per cercare di cancellare le richieste di rispetto delle prescrizioni ambientali per la centrale a carbone di Vado Ligure. Illudendo i lavoratori, invece di favorire la loro transizione verso i settori del futuro, e il tutto per garantire i debiti di chi ha puntato su un settore sporco del passato. 
Da Lima il messaggio é: coerenza. Non più un euro ai combustibili fossili, basta con il carbone, puntiamo sul futuro rinnovabile ed efficiente».


31 maggio 2014

BRINDISI : lL PANE E LA MORTE

Riceviamo dagli Amici NoalCarbone di  Brindisi 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

-IL PANE E LA MORTE-

Il 18 giugno 2014 alle ore 18.00, presso il Susumaniello in Vicolo Tarantafilo a Brindisi, si terrà la presentazione del libro "Il pane e la morte - Lo scambio salute-lavoro nel polo industriale brindisino".
Evento promosso da Salute Pubblica, I Segni di Teti, Medicina Democratica, Cobas Brindisi, No al Carbone, con l'introduzione di Maurizio Portaluri.

Il libro, edito da Sensibili alle Foglie, a cura di Renato Curcio, propone i risultati di un cantiere socioanalitico tenuto a Brindisi nel 2013 sullo scambio salute-lavoro, al quale hanno partecipato una trentina di persone, tra lavoratori e familiari di operai del polo industriale, medici, epidemiologi, cittadini impegnati in comitati per la difesa dell’ambiente. Le narrazioni raccolte nel cantiere hanno fatto emergere la stretta connessione fra la produzione e disseminazione di veleni del polo industriale – le Centrali termoelettriche e il Petrolchimico – e l’aumento della mortalità e delle malattie fra i lavoratori e gli abitanti dei quartieri prossimi agli stabilimenti.
Ci si è allora interrogati sui dispositivi che hanno reso impossibile, in questi ultimi 50 anni, determinare delle responsabilità e porre dei rimedi alla situazione. 
Il libro illustra, attraverso il sapere delle persone direttamente coinvolte, tali dispositivi e li inquadra in quella complicità istituzionale che, a Brindisi come in diverse altre parti del mondo, opera privilegiando il profitto a discapito della salute dei lavoratori e dei cittadini.

Il libro può essere acquistato qui

Link a Noalcarbone