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08 agosto 2021

La pandemia sta danneggiando la salute mentale dei bambini

 La pandemia sta danneggiando la salute mentale dei bambini

10 marzo 2021

Epicentro: Esposizioni ambientali e salute

 Tratto da Epicentro

Iniziative e progetti In Italia

Esposizioni ambientali e salute

Uno spazio di informazione rivolto a genitori, cittadini, decisori, pediatri e ricercatori per comprendere gli effetti dell’esposizione ambientale nei primi 1000 giorni di vita e sottolineare l’importanza di crescere in contesti di vita sani: è millegiorni.info, il sito web dell’omonimo progetto di ricerca che prosegue l’impegno dello studio di coorte di nati PiccoliPiù. Consulta l’approfondimento.

 

Inquinamento atmosferico e salute dei bambini: l’impegno di Oms e Iss

In Italia, la consapevolezza della rilevanza della tematica ambiente e salute nell’infanzia, legata all’inquinamento dell’aria, ma estesa anche a contaminanti presenti in altre matrici ambientali (suolo, acqua e catena alimentare) che possono avere effetti avversi sulla salute dei bambini, ha promosso l’istituzione, presso il Dipartimento Ambiente e Salute dell’Iss, di una Struttura di Missione Temporanea Interdipartimentale (Smti) dedicata all’infanzia. Questa nuova Struttura, che vede coinvolti circa 100 ricercatori di 8 Dipartimenti e Centri dell’Iss, e del Servizio di Statistica, si pone l’obiettivo di valorizzare le molteplici esperienze presenti in Istituto sul tema degli effetti dell’inquinamento sulla salute infantile, integrando in un percorso programmatico le competenze multidisciplinari disponibili che vanno dalla valutazione dell’esposizione al biomonitoraggio, dalla tossicologia e valutazione del rischio, dalla conduzione di studi eziologici, alla sorveglianza epidemiologica delle popolazioni infantili nei siti contaminati; altri aspetti rilevanti che necessitano di un approccio integrato riguardano il tema delle disuguaglianze sociali, la formazione, l’informazione e la comunicazione. Leggi l’approfondimento a cura di M. Eleonora Soggiu, Gaetano Settimo, Ivano Iavarone (Dipartimento Ambiente e Salute, Iss).

 

Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute: il progetto VIIAS

L’inquinamento atmosferico è responsabile ogni anno in Italia di circa 30 mila decessi solo per il particolato fine (PM2.5), pari al 7% di tutte le morti (esclusi gli incidenti). In termini di mesi di vita persi, questo significa che l’inquinamento accorcia mediamente la vita di ciascun italiano di 10 mesi; 14 per chi vive al Nord, 6,6 per gli abitanti del Centro e 5,7 al Sud e isole. Gli effetti sono maggiori al Nord e il solo rispetto dei limiti di legge salverebbe 11.000 vite all’anno. Sono questi i risultati più rilevanti del progetto Ccm VIIAS (Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute), presentati il 4 giugno 2015 al ministero della Salute. Il progetto, finanziato dal Centro controllo malattie (Ccm) del Ministero e coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, con la collaborazione di Università e centri di ricerca: Enea, Ispra, Arpa Piemonte, Emilia-Romagna e Lazio, Dipartimento di statistica dell’Università di Firenze, Università di Urbino e Dipartimento di Biologia Ambientale della Università La Sapienza di Roma. Sul sito internet del progetto, curato dal partner Zadig, sono disponibili dati e approfondimenti....

 

Sidria-2: bambini a rischio asma e allergie 

Un bambino italiano su 10 soffre d'asma, una frequenza simile o comunque di poco più alta rispetto al 1995. La frequenza di disturbi allergici come la rinite o la dermatite allergica risulta in aumento. Molti bambini asmatici non sono curati come si dovrebbe, specie nelle famiglie meno abbienti. Infine, troppi  sono esposti a condizioni ambientali che favoriscono le malattie respiratorie: fumo passivo e traffico in primo luogo, ma anche le muffe presenti nelle abitazioni. Questo, in sintesi, il quadro della salute respiratoria di bambini e adolescenti italiani che emerge dallo studio Sidria-2  (Studi italiani sui disturbi respiratori nell'infanzia e nell'ambiente). I risultati dell'indagine sono pubblicati sotto forma di supplemento all'ultimo numero di Epidemiologia & Prevenzione, la rivista dell'Associazione italiana di epidemiologia. Scarica la sintesi dello studio Sidria-2 e leggi il comunicato stampa. Consulta gli argomenti di salute dedicati all'asma e alle allergie da pollini e leggi “L'insidia dell'asma”, articolo pubblicato sul numero di marzo-aprile della rivista americana Smithsonian.

 

Misa-2: inquinamento e malattie

Oltre 900 decessi all'anno dovuti alle Pm10. E oltre 2000 agli ossidi di azoto e di carbonio. In miglioramento solo i dati relativi all'anidride solforosa, grazie alla conversione degli impianti di riscaldamento dal gasolio al gas metano. Questi i preoccupanti risultati contenuti nella seconda edizione dello studio Misa, il Misa-2, coordinato da Annibale Biggeri dell'Università di Firenze, Pierantonio Bellini dell'Università di Padova e Benedetto Terracini dell'Università di Torino. Lo studio giunge a una conclusione sconfortante: se in Italia fossero rispettati i limiti previsti dalle direttive europee in materia di inquinamento si sarebbero evitate tutte le morti in eccesso dovute al Pm10 e oltre il 60% di quelle dovute al biossido di azoto. Lo studio ha preso in considerazione i dati della mortalità per tutte le cause naturali, per cause respiratorie e per cause cardiovascolari raccolti dai registri e dalle Asl territoriali, andando a stimare le morti in eccesso. I dati sanitari, combinati con le rilevazioni ambientali degli inquinanti tramite centraline, hanno permesso di effettuare una elaborazione statistica, con l'uso di diversi test e per diversi scenari, condotta a partire dai risultati specifici per ogni città. Leggi la sintesi dello studio.

 

10 febbraio 2021

PARERE ISS :VALUTAZIONE DELLO STUDIO VIS inerente il progetto di realizzazione della nuova unita’ a ciclo combinato nella centrale termoelettrica di Vado Ligure- Quiliano


E’ stato pubblicato sul Ministero dell’ Ambiente il parere dell’ Istituto di Sanità  (datato 26/1/2021) inerente il progetto di realizzazione della nuova unita’ a ciclo combinato nella centrale termoelettrica di Vado Ligure e  Quiliano 



Per approfondimenti link alla 
documentazione integrale sul sito del Mise
Riportiamo solo alcune parti per opportuna conoscenza.

......Descrizione dei PROFILI DI SALUTE 
ante operam e STIME DI IMPATTO 
Per quanto riguarda i profili di salute delle popolazioni interessate dalle emissioni dell’opera in esame Post Operam e le stime di Health Impact Assesment tramite approccio epidemiologico, la VIS va integrata con informazioni necessarie attualmente non presenti.....

.......Dopo aver riportato il dettaglio dei risultati ,nelle conclusioni vanno riassunti quelli più rilevanti..Questi ultimi riguardano l’insieme dei comuni di interesse ,distinguendo il profilo di salute generale , da quello  specifico associato ai soli inquinanti emessi dall’opera in esame.

..... E’ necessario produrre una rappresentazione complessiva dell’ impatto delle singole patologie considerate per la popolazione target .Tale valutazione complessiva va rappresentata in forma tabellare con indicazione per ogni causa o gruppo di cause per cui è disponibile dose-risposta .....

Lo studio di VIS richiede di essere ADEGUATAMENTE APPROFONDITO  secondo tutte le richieste illustrate nei paragrafi precedentemente descritti 

SI RILEVA INOLTRE LA NECESSITÀ DI INSTAURARE UN RAPPORTO COLLABORATIVO CON GLI ENTI TERRITORIALI COMPETENTI PER I DIVERSI ASPETTI AMBIENTALI E SANITARI ....

05 maggio 2020

Non è vero che il 5G fa meno male

Non è vero che il 5G fa meno male

04 MAG - Gentile Direttore,
non possiamo condividere le rassicurazioni fornite dal Dott. Polichetti, fisico dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), circa la nuova tecnologia del 5G. Riteniamo pertanto utile offrire ulteriori elementi di riflessione, chiarendo innanzi tutto che non abbiamo conflitti di interesse e che sarebbe auspicabile che chiunque si esprime su argomenti di tale portata chiarisse la propria posizione al riguardo.

Polichetti afferma che col 5G ci sarà una “conseguente riduzione dei livelli ambientali di campo elettromagnetico cui possono essere esposte le persone”. Tale affermazione non è dimostrata da alcuna evidenza ed è in contraddizione con i contenuti di un documento edito dallostesso ISS (rapporto ISTISAN 19/11), nel quale si legge che “L’introduzione della tecnologia 5G potrà portare a scenari di esposizione molto complessi, con livelli di campo elettromagnetico fortemente variabili nel tempo, nello spazio e nell’uso delle risorse delle bande di frequenza” e che “al momento, non è possibile formulare una previsione sui livelli di campo elettromagnetico ambientale dovuti allo sviluppo delle reti 5G”.

Lo stesso rapporto sottolinea che “sarà dunque necessaria una revisione della normativa nazionale”, attualmente inadeguata agli scenari imposti dall’attivazione del 5G che, ricordiamo, è comunque in corso nonostante l’assenza di norme utili ad una compiuta tutela della salute pubblica. Occorre anche ricordare la forte pressione sul Governo Italiano delle compagnie telefoniche, e perfino delle “indipendenti” Agenda Digitale Europea (1) e AGCOM,per adeguare i limiti attualmente esistenti in Italia a quelli di altri paesi europei, innalzandoli da 6 V/metro a 61 V/metro

Segnaliamo che tali limiti, prima “puntuali”, dal 2012 sono valutati come media delle 24 ore e quindi, intesi come erano stati introdotti dal Regolamento recante i tetti compatibili con la salute umana (381/1998 ex lege 249/97, art. 1), possono essere ormai ampiamente superati. Ne consegue che già l’attuale normativa non è sufficiente a garantire la tutela della salute umana e che quindi sarebbe necessario semmai riportare i criteri di misura alla formulazione originale del Regolamento.
 
Peraltro Polichetti sembra anche ignorare i risultati di simulazioni condotte ipotizzando quelle che saranno le normali condizioni di traffico telefonico 5G. Alla Georgia Southern University hanno verificato che l’esposizione umana in downlink, ossia derivante dalle onde elettromagnetiche che si dirigono dall’antenna verso l’utente, può tranquillamente comportare campi elettrici da 40 a 100 V/m (2). Tali simulazioni destano allarme, se si tiene presente che per le radiofrequenze maggiori di 3 Ghz, la legge italiana limita le esposizioni della popolazione, brevi od occasionali, a 40 V/m, che si riducono a 20 V/m, per le radiofrequenze inferiori a 3 Ghz. E le frequenze del 5G appartengono ad entrambi le sezione dello spettro.
 
A parte l’inadeguatezza della normativa vigente, come oggi indebolita, stupisce che nel processo di realizzazione dell’infrastruttura 5G attualmente in corso sia stato completamente ignorato il fatto che le simulazioni lasciano prevedere che la rete sarà fuori legge in Italia; di questo avrebbe dovuto occuparsi l'ISS, consulente obbligatorio in materia dello Stato, ai sensi dell'art. 6 c. 1 lett. i) della legge di Riforma Sanitaria. Sempre che non si contasse di smantellare i livelli di tutela in Italia, in contrasto con la disposizione dell'art. 130 e succ. int. del Trattato di Roma, che ha introdotto il principio di non rilassamento dei livelli di tutela dei consumatori nei Paesi della Comunità Europea.
 
In contrasto con l'asserzione del dott. Polichetti ricordiamo:
- la recente dichiarazione del direttore generale della U.S. Federal Communication Commission secondo il quale l'evoluzione della telefonia mobile e della trasmissione dati wireless nel prossimo futuro comporterà tali livelli di esposizione da rendere superati gli standard di sicurezza elettrormagnetica (3),
 
- le valutazioni dello SCHEER (Scientific Committee on Health, Environmental and Emerging Risks) (4), che inserisce il 5G fra i principali rischi ambientali e sanitari emergenti a livello continentale;
 
- un recente documento del Parlamento Europeo (5), che sottolinea gli elevati costi di realizzazione delle infrastrutture, le incertezze sui possibili effetti ambientali e sanitari, la carente diffusione, da parte degli Stati membri, di informazioni adeguate sui rischi del 5G, il problema dei limiti normativi, il richiamo alla prudenza della European Environment Agency (EEA) e la possibile alternativa, più sostenibile, della fibra ottica;
 
- le evidenze scientifiche già disponibili sugli effetti biologici delle onde millimetriche, il cui impiego è previsto nell’ambito dell’infrastruttura 5G, che depongono per la loro pericolosità e che imporrebbero prudenza prima dell’applicazione su larga scala di questa tecnologia (6).


Non trova riscontro l'affermazione di Polichetti per cui “la progressiva sostituzione delle tecnologie precedenti con quella 5G, le esposizioni complessive della popolazione diminuiranno ulteriormente” non trova riscontro. Infatti, nel documento “Il 5G per l’Europa: un piano d’azione", è scritto: “Il 5G non è concepito come una tecnologia sostitutiva del 4G, ma piuttosto come complementare e integrativa dello stesso con nuove potenzialità” (7).
 
Né l'altra affermazione, per cui le onde “usate dal 5G appartengono comunque all’intervallo delle radiofrequenze, i cui meccanismi di interazione con il corpo umano sono ben compresi”. Gli effetti biologici delle radiofrequenze vanno ben oltre gli effetti termici, riconosciuti dalla Raccomandazione 1999/519/CE, recante limiti che dovevano essere rispettati da tutti i Paesi che, diversamente dall'Italia, non avevano una propria normativa più stringente al tempo (8): limiti ai quali Polichetti, equivocando sugli obblighi comunitari, sembra far riferimento. Occorre tener conto delle specificità proprie delle onde millimetriche e dei possibili effetti di queste ultime a livello sia locale (cute, occhi) che sistemico (6,9).
 
Già nel 2017 oltre 350 scienziati di tutto il mondo, tra i quali vi sono i maggiori esperti sugli effetti biologici e sanitari dell’elettromagnetismo ad alta frequenza, hanno sottoscritto un appello che ricorda i rischi del 5G e richiama alla prudenza (10).
A questi si aggiungono i timori, giustificati, espressi da centinaia di amministrazioni comunali e da decine di migliaia di cittadini anche nel nostro Paese.
Troppe volte sono state fatte scelte di cui poi ci siamo tragicamente pentiti (11).
 
Nessuno di noi è “contro” il progresso, ma bisogna intendersi su ciò che si intende per “progresso”. Quando si invadono, come dichiarato dal Prof Michele Carducci, Ordinario di Diritto Costituzionale, sfere fondamentali della persona relative a salute, diritto all’informazione e consenso informato, andando a ledere gli articoli 1, 2, 3, 21, 32, 33 della Costituzione come accadrebbe con l’implementazione del 5G, prima che ne sia dimostrata la innocuità, la prudenza è d’obbligo, dato che: “Nessuna legge riconosce l’ignoto tecnologico come trattamento sanitario obbligatorio. Di conseguenza nessun privato può imporlo solo per il fatto di averlo inventato” (12).


E’ del tutto impensabile  diffondere sul territorio nuove potenziali fonti di inquinamento che potrebbero creare nuovi problemi e nuovi rischi per la salute e la sicurezza di tutti i cittadini, mentre ancora non riusciamo a risolvere quelli già presenti.

Ci preme inoltre sottolineare che in termini di priorità in questo momento - anche al fine di un tempestivo isolamento dei casi di covid-19, dei contatti e di una loro appropriata gestione - sarebbe molto meglio rafforzare la rete dei servizi sanitari territoriali (in primis servizi di igiene pubblica, distretti, e medici di medicina generale e pediatri di libera scelta), piuttosto che implementare il 5 G.

Patrizia Gentilini
Medico oncologo ISDE Italia

Agostino Di Ciaula
Medico internista Presidente Comitato Scientifico ISDE

Fausto Bersani
Fisico, consulente Federconsumatori (RN)

Livio Giuliani
Biofisico, dirigente di ricerca del Servizio Sanitario Nazionale, già direttore di dipartimento ISPESL ed INAIL, Roma

30 aprile 2020

PULVIRUS: Inquinamento atmosferico e Covid-19, Enea, Iss e Snpa studiano la relazione.

Tratto da Qualenergia 

Inquinamento atmosferico e Covid-19, Enea, Iss e Snpa studiano la relazione

Un progetto di ricerca battezzato Pulvirus.


L’inquinamento dell’aria sembra avere un ruolo importante per spiegare la diffusione del virus SARS-CoV-2 e la letalità della sindrome associata: sono ormai molte le evidenze scientifiche che rafforzano questa ipotesi, come abbiamo raccontato in questo recente articolo e in diversi altri.
Su questa pista ha iniziato a muoversi anche un’alleanza scient
In particolare – spiega una nota Enea –  il progetto vuole approfondire:
  • il discusso legame fra inquinamento atmosferico e diffusione della pandemia,
  • le interazioni fisico-chimiche-biologiche fra polveri sottili e virus
  • gli effetti del “lock down” sull’inquinamento atmosferico e sui gas serra.
Per farlo si utilizzeranno per lo studio di interazione fra particolato atmosferico e virus sia analisi “in silico”, ossia la riproduzione dell’interazione fra virus e particolato atmosferico mediante la simulazione matematica al computer, sia un modello biologico rappresentativo delle caratteristiche di SARS-CoV-2.
Pulvirus si svilupperà sull’arco di un anno, ma fra pochi mesi saranno comunque disponibili alcuni risultati significativi, fra i quali l’analisi di fattibilità di un sistema di rivelazione precoce da attivare possibilmente prima della prossima stagione autunnale.
Inoltre – spiega l’Enea – dati, modelli ed elaborazioni, rapporti e pubblicazioniverranno resi disponibili al pubblico e alla comunità scientifica nazionale attraverso un apposito sito web, costituendo una base di dati per gli studi successivi.
I dati di partenza
Nello specifico, il progetto parte dall’evidenza che l’introduzione delle misure di contrasto al Covid-19 ha causato riduzioni delle concentrazioni di alcuni inquinanti atmosferici, riscontrata dai dati delle reti di monitoraggio della qualità dell’aria.
L’analisi preliminare indica che le concentrazioni degli inquinanti non seguono gli stessi andamenti, come è inevitabile che sia per fenomeni complessi e non lineari. La diminuzione delle concentrazioni di alcuni inquinanti come il biossido di azoto (NO2) sembra interessare maggiormente le stazioni di monitoraggio vicine al traffico veicolare e meno quelle lontane dalle sorgenti. Gli andamenti altalenanti della concentrazione del particolato dipendono dal ruolo che la variabilità meteorologica e le reazioni chimiche in atmosfera giocano nella sua formazione e dispersione.
L’obiettivo – conclude l’Agenzia nazionale – è quindi quello di effettuare un’analisi seria e approfondita su queste tematiche, fondata su protocolli scientifici verificabili, così da fornire a istituzioni e cittadini informazioni attendibili utili per la migliore comprensione dei fenomeni e l’assunzione delle opportune decisioni.

17 dicembre 2019

Terra dei fuochi al Nord, in aumento il cancro alla prostata.

Tratto da Il fatto quotidiano.it

Terra dei fuochi al Nord, in aumento il cancro alla prostata. Una ‘lapidazione’ mai vista


Ho reso pubblico il mio cancro non già per far sapere che andavo a curarmi al nord, ma per denunziare il fatto che nelle Terre dei Fuochi tutte le patologie cronico-degenerative stanno subendo un drammatico incremento di incidenza, con abbassamento dell’età di comparsa della malattia causato dall’ingravescente “lapidazione ambientale” da tossici di vario tipo, chimici e fisici.
Uno studio appena pubblicato su Cancer certifica che, in gran parte del mondo, l’incidenza del cancro alla prostata negli adolescenti e nei giovani adulti è in costante aumento. “L’incidenza del cancro alla prostata è aumentata in tutti i gruppi di età compresa tra 15 e 40 anni e sale a livello globale a un tasso costante medio del 2% all’anno dal 1990” affermano gli autori. E’ molto complesso comprendere il perché di questo aumento dell’incidenza nei più giovani, ma gli agenti cancerogeni ambientali in modo sempre più evidente appaiono tra le principali cause. Quello che appare pure certo è che i giovani con cancro alla prostata hanno tassi di sopravvivenza molto peggiori dei pazienti più anziani.
Mai prima si era visto nel corpo umano qualcosa di simile! Siamo oggetto di una “lapidazione” di cancerogeni ambientali innescata dalle nuove tecnologie anche belliche e dall’industria fuori controllo. Le combustioni ad altissime temperature sono aggravate dalla non perfetta conformità del materiale da incenerire, come nei recenti casi di inquinamento radioattivo proveniente da materiale ferroso non tracciato finito nelle discariche “legali” di Brescia.
Nelle Terre dei Fuochi d’Italia (dalla Campania a Brescia, da Taranto a Priolo) i risultati di uno studio pilota di biomonitoraggio, nell’ambito del progetto di ricerca EcoFoodFertility del dottor Luigi Montano dell’Asl di Salerno, sono stati presentati in anteprima a Palazzo Serra di Cassano a Napoli lo scorso 30 novembre: aiutano a capire cosa sta succedendo. Sono esami di maschi sani, omogenei per età e abitudini di vita, residenti nelle Terre dei Fuochi rispetto al tranquillo Alto Medio Sele (provincia di Salerno).
“I dati – spiega il dr. Montano, che ha coordinato il lavoro con Cnr e l’Iss – evidenziano la presenza di più elevate concentrazioni di alluminio, cromo, manganese, litio e cobalto nel sangue e più elevati livelli di cromo, rame e zinco nello sperma dei maschi residenti nelle Terre dei Fuochi, associati anche ad alterazioni della bilancia ossido-riduttiva nel seme, con danni al Dna spermatozoario rispetto a quelli dell’area di controllo. Nei ragazzi di Brescia in particolare cromo e cobalto assumono valori statisticamente significativi rispetto pure ai cittadini campani. L’obiettivo di EcoFoodFertility è quello di proteggere tutte le popolazioni esposte a questa “lapidazione ambientale” con percorsi di prevenzione che considerino i sistemi organo-funzionali più sensibili agli stress ambientali, come il sistema riproduttivo”.
Lo studio certifica “un maggior rischio biologico nei residenti delle Terre dei Fuochi d’Italia”: “Le alterazioni delle difese antiossidanti riscontrate evidenziano il ‘peso’ dell’area di residenza e quindi dell’ambiente sulla salute riproduttiva, che può nel tempo tradursi in un danno alla salute complessiva e predisporre a patologie maggiori, tra cui certamente anche il cancro con significativo anticipo della sua comparsa nella vita dei cittadini esposti”.
Riusciremo a salvare i nostri figli nelle Terre dei Fuochi? Brescia sta scoprendo di stare diventando pure “Bresciernobyl” con i suoi impianti “legali” di riciclo e smaltimento finale, attrattori di rifiuti industriali – persino radioattivi – mai tracciati a monte in modo certificato e sicuro.
Lo scorso 2 dicembre, alla presenza di tutte le maggiori autorità della Provincia di Brescia, ho denunziato quanto sta accedendo per mancata tracciabilità dei rifiuti industriali, ma l’unica apparente preoccupazione riportata dai giornali locali il giorno dopo è stata quella di riuscire a recuperare sufficienti soldi per garantire le “bonifiche” delle discariche radioattive incriminate.
Delle obbligate conseguenze sulla salute pubblica di fenomeni di inquinamento così gravi, ormai sempre più evidenti anche nel nord Italia, silenzio assoluto!

20 ottobre 2019

Convegno :L’ecomafia uccide ogni giorno, silenziosamente

L’ecomafia uccide ogni giorno, silenziosamente
con la Dott.ssa Patrizia Gentilini, medico oncologo ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente
Focus: Fa subito notizia quando le mafie uccidono e minacciano chi le combatte ogni giorno. Ciò che invece non fa subito notizia sono i milioni di morti causati dall’inquinamento provocato dalle ecomafie e non solo. Muoiono lentamente tra i letti degli ospedali spesso per patologie oncologiche o cardiovascolari. Ciò che mangiamo e che respiriamo ha un impatto clinico significativo sul nostro organismo, tanto da far dichiarare all’ONU che «ogni 5 secondi l’inquinamento uccide una persona», più vittime di quante ne possano fare le guerre, le uccisioni, la tubercolosi, l’aids e la malaria messe insieme.
Ne parleremo con la Dott.ssa Patrizia Gentilini, medico oncologo, membro della Giunta Esecutiva e del Comitato Scientifico dell’ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente. Tratteremo la relazione che c’è tra malaffare e salute e lo faremo partendo dallo Studio SENTIERI dell’ISS sui SIN, portando però anche dati su territori che non rientrano tra i SIN.

16 agosto 2019

ISDE: il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità su cellulari e cancro è inadeguato. Firma l' Appello

Tratto da Isde
ISDE: il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità su cellulari e cancro è inadeguato. 
Firma l' Appello di Isde 


“L’Istituto Superiore di Sanità ha recentemente pubblicato un rapporto (http://old.iss.it/binary/publ/cont/19_11_web.pdf) nel quale si ritiene che “l’uso comune del cellulare non sia associato all’incremento del rischio di alcun tipo di tumore cerebrale” e che “nell’insieme gli studi sperimentali su animali non mostrano evidenza di effetti cancerogeni dell’esposizione a RF, né effetti di promozione della cancerogenesi dovuta ad altri agenti chimici o fisici”.

Con il documento “Esposizione a radiofrequenze e cancro: considerazioni sul rapporto ISTISAN 19/11” si spiegano le motivazioni per le quali ISDE ritiene che il rapporto dell’ISS sia inadeguato a garantire al meglio la salute pubblica.

Abbiamo attivato una petizione pubblica per chiedere il ritiro immediato del documento e una sua rielaborazione più ampia.

Per leggere l’appello al Ministero della Salute e per poterlo firmare, clicca qua: APPELLO

27 dicembre 2018

Nasce la Carta di Roma su cambiamenti climatici e salute

Tratto da .arpat.toscana.

Un appello urgente: per la salute e i cambiamenti climatici il futuro è adesso
Nasce la Carta di Roma su cambiamenti climatici e salute

Per evitare una tragica evoluzione degli effetti che i cambiamenti climatici potrebbero avere sulla specie umana, è necessario cominciare fin da ora a garantire l’equilibrio degli ecosistemi e invertire la tendenza verso un consumo sostenibile che rispetti la natura e protegga la salute.
È questo il senso di molte indicazioni specifiche contenute nella Carta di Roma, siglata alla sessione conclusiva del simposio Health and Climate Change, presso l’Istituto Superiore di Sanità, al termine di tre giorni di dibattiti e di riflessioni tra 500 ricercatori esperti su salute e cambiamenti climatici.
La carta, articolata in ventiquattro raccomandazioni relative ai tanti temi in cui i determinanti ambientali influenzano fortemente la salute, vuol essere un indirizzo trasversale a tutte le politiche ed è rivolta a tutte le parti sociali, da quelle che rappresentano il mondo industriale a quello politico fino ai singoli cittadini perché si possa garantire la qualità della vita, la salute e il benessere nel prossimo futuro.
In base alle indicazioni della “Carta”, il nostro futuro non può prescindere ormai da una tecnologia pulita che impatti il meno possibile sull’ambiente, dal risparmio dell’acqua, del cibo e del suolo e dal riutilizzare il più possibile le materie prime. La promozione dei parchi e delle aree protette sono fonte di salute e rappresentano una priorità per tutelare la salute dei bambini.
La Carta è un urgente appello ad agire e un costante richiamo all’interdipendenza tra Clima e Salute.

13 giugno 2018

Studio Sentieri (Iss) :Siti inquinati, +9% di tumori maligni in bambini e ragazzi

Notizia Ansa 

Siti inquinati, +9% di tumori maligni in bambini e ragazzi

Sentieri (Iss), +62% sarcomi, +66% leucemie, + 50% linfomi

Il sito Ilva di Taranto © EPA

Vivere in siti contaminati comporta un aumento di tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni. In particolare "l'eccesso di incidenza" rispetto a coetanei che vivono in zone considerate 'non a rischio' è del 62% per i sarcomi dei tessuti molli, 66% per le leucemie mieloidi acute; 50% per i linfomi Non-Hodgkin. Emerge dallo studio Sentieri, a cura dell'Istituto Superiore di Sanità. Il dato riguarda solo quelli dove e' attivo il registro tumori, 28 siti sui 45 oggetto dello studio Sentieri, ed e' stato elaborato sui dati del periodo 2006-2013.
A illustrare questi dati e' stato Ivano Iavarone, primo ricercatore Iss e direttore del centro collaborativo OMS Ambiente e salute nei siti contaminati, intervenuto oggi al workshop "Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati", presso il Ministero della Salute. "L'eccesso di incidenza di patologie oncologiche rispetto alle attese riguarda anche i giovani tra 20 e 29 anni residenti nei cosiddetti Siti di Interesse Nazionale, tra i quali si riscontra un eccesso del 50% di linfomi Non-Hodgkin e del 36% di tumori del testicolo", spiega all'ANSA Iavarone. 
Per quanto riguarda, in generale, le ospedalizzazioni dei più piccoli, "l'eccesso è del 6-8% di bimbi e ragazzi ricoverati per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai loro coetanei residenti in zone non contaminate". La stessa situazione non risparmia i piccolissimi. "Per quanto riguarda il primo anno di vita - sottolinea l'esperto - vi è un eccesso di ricoverati del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei. E un eccesso compreso tra l'8 e il 16% per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani".
"Nonostante la maggiore vulnerabilità dei bambini agli inquinanti ambientali - prosegue Iavarone - e l'aumento dell'incidenza dei tumori pediatrici nei paesi industrializzati, l'eziologia della maggior parte delle neoplasie nei bambini è per lo più ancora sconosciuta". E' necessario, conclude, "proseguire la sorveglianza epidemiologica nelle aree contaminate, basata su metodi e fonti informative accreditati, per monitorare cambiamenti nel profilo sanitario in relazione a sorgenti di esposizione/classi di inquinanti specifici e per verificare l'efficacia di azioni di risanamento"
Chi vive nei siti contaminati da amianto, raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche ha un rischio di morte più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale. E questo, in un periodo di 8 anni, si è tradotto in un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell'apparato cardiocircolatorio. E' quanto emerge dai dati relativi a 45 siti di interesse per le bonifiche inclusi nella nuova edizione dello studio Sentieri, a cura dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss). 
 I dati sono stati presentati in via preliminare al workshop "Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati", tenutosi presso il Ministero della Salute. "Sono numeri degni di nota e nel complesso tracciano un quadro coerente con quello emerso dalle precedenti rilevazioni. Questo significa che non vi è stato ancora un generale miglioramento della situazione della contaminazione ambientale a livello nazionale", spiega Pietro Comba, responsabile scientifico del progetto Sentieri. In 360 pagine, il rapporto Sentieri esplora caratteristiche e problematiche di 45 Siti di Interesse Nazionale o Regionale (SIN/SIR) presenti in tutta Italia: dalle miniere del Sulcis alle acciaierie dell'Ilva, dalle raffinerie di Gela alla citta' di Casale Monferrato 'imbiancata' dall'eternit, passando per il territorio del litorale flegreo con le sue discariche incontrollate di rifiuti pericolosi. Aree in cui vivono complessivamente 6 milioni di persone, residenti in 319 comuni, e i cui dati sono stati studiati nell'arco di tempo tra il 2006 e il 2013. Nove le tipologie di esposizione ambientale considerate: amianto, area portuale, industria chimica, discarica, centrale elettrica, inceneritore, miniera o cava, raffineria, industria siderurgica. Sono state esaminate le associazioni tra residenza e patologie, come tumori e malformazioni congenite. "Nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne. Per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3% nei maschi e del 2% nelle femmine", ha illustrato Amerigo Zona, primo ricercatore dell'Iss. In un periodo di 8 anni, dal 2006 al 2013, "è stato osservato - nella popolazione generale, prosegue - un eccesso di mortalità per tutte le cause di 5.267 casi negli uomini e 6.725 nelle donne. Per tutti i tumori maligni è stata di 3.375 negli uomini e 1.910 per le donne". "Il significato di questi dati va ora approfondito in ognuno dei territori considerati, anche con la collaborazione delle istituzioni, con gli amministratori locali e la società civile", spiega Comba. "I dati da noi prodotti - conclude Comba - servono sostanzialmente a capire quali sono gli interventi di risanamento ambientale più utili e urgenti a fini di tutela della salute". 

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