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Visualizzazione post con etichetta Ministero del tesoro. Mostra tutti i post
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13 giugno 2012

Greenpeace:Ancora in lotta per l'energia pulita

Tratto da Villaggio Globale

Ancora in lotta per l'energia pulita
Nel solo 2011 sono stati installati in Italia circa 10mila megawatt tra fotovoltaico ed eolico, per una produzione energetica pari a quella di due centrali nucleari. Onufrio: a che serve una quota di controllo pubblico del trenta per cento se l'Enel, invece di guidare la trasformazione verso un futuro basato sulle rinnovabili, punta su fonti inquinanti?

Esattamente un anno fa, con la chiusura delle procedure di voto per i referendum abrogativi (sull'acqua, sul nucleare, sul legittimo impedimento), dalle urne usciva un risultato tanto chiaro quanto inatteso per la forza con cui veniva espresso: porte sbarrate al ritorno dell'atomo in Italia. Il nostro Paese rimaneva ancora una volta terra preclusa alle centrali nucleari, al rischio radioattivo, al modo più pericoloso di produrre elettricità.

«La vittoria al referendum sul nucleare rappresenta un incredibile successo della società civile, maturato in un clima di black out mediatico senza precedenti e in controtendenza con tutti gli indici di partecipazione politica registrati fino ad allora - commenta oggi Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia -. Quel voto ha segnato un momento di straordinaria partecipazione democratica: gli italiani non hanno accettato il ruolo di spettatori delle decisioni che riguardano il loro futuro».

La risposta di Enel alla volontà espressa dagli Italiani è stata paradossale: «andremo a carbone» dichiarò l'AD Fulvio Conti all'indomani del voto. «L'energia che ti ascolta non ha ascoltato un bel niente. Si sono battuti per riportare il nucleare in Italia e sono stati fermati da chi chiedeva energia pulita e rinnovabile. Così, senza poter investire sull'atomo, ai cittadini hanno promesso un futuro a carbone: questo il loro progetto paleolitico» continua Onufrio.

Dalle parole ai fatti: la promessa si è tradotta nell'aumento della produzione a carbone dal 34% al 41% con la messa a regime della centrale di Civitavecchia. Enel possiede 8 delle 13 centrali a carbone presenti oggi in Italia e vuole costruirne altre due a Porto Tolle e Rossano Calabro. Greenpeace, ricordando l'enorme successo di un anno fa, ritiene che la battaglia per un futuro energetico sicuro e pulito non sia affatto conclusa. Nel solo 2011 sono stati installati in Italia circa 10mila megawatt tra fotovoltaico ed eolico, per una produzione energetica pari a quella di due centrali nucleari.


«È in atto un conflitto nel settore della produzione elettrica, tra eccesso di capacità da fonti fossili e sviluppo delle rinnovabili, che rappresentano il futuro. 
Il maggiore azionista di Enel è il ministero del Tesoro: a che serve una quota di controllo pubblico del trenta per cento se l'azienda, invece di guidare la trasformazione verso un futuro basato sulle rinnovabili, punta su fonti inquinanti e nemiche del clima?» conclude Onufrio.

(Fonte Greenpeace)

11 aprile 2012

Verona e Catania.«Flash mob» di Greenpeace alla Prefettura.

Zoom Foto

 
Facciamo luce su Enel

Enel è colpevole di reati contro il clima, contro l’ambiente e contro la salute. L’arma che utilizza è il carbone. Per questo Greenpeace ha consegnato al colosso dell’energia un “avviso di garanzia” e ha messo sulle sue tracce una squadra di agenti speciali, il R.i.c. (Reparto Investigazioni Climatiche), che per i prossimi mesi gli staranno col fiato sul collo.

I R.i.c. di Greenpeace sono entrati per la prima volta in azione lo scorso 29 marzo presso la sede di Enel a Roma, in Viale Regina Margherita. Tre attivisti si sono calati dal tetto dell’edificio e hanno aperto uno striscione di 70 metri quadri con la scritta “Enel killer del clima”, altri hanno transennato l’ingresso per marcare la “scena del crimine”. Ma questo è stato solo l’inizio. Ogni giorno su www.FacciamoLuceSuEnel.org viene pubblicato un nuovo indizio contro Enel.

Ora l’indagine ha bisogno di migliaia di investigatori online. Sul sito anche tu puoi entrare a far parte del R.i.c, diffondere gli indizi e cercare nuove “reclute” tra i tuoi amici. Obbligheremo Enel a tirar giù la maschera: non è “energia che ti ascolta”, è energia che uccide il clima, e lo fa con i soldi delle nostre bollette e a spese della nostra salute.

A livello globale, il carbone è responsabile di più del 40% di tutte le emissioni di CO2. Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente (Aea), la centrale a carbone di Enel Federico II di Brindisi è l’impianto industriale più inquinante in Italia per emissioni in atmosfera. Ogni anno causa danni ambientali, climatici e sanitari stimati tra i 536 e i 707 milioni di euro. Brindisi è solo uno degli 8 impianti a carbone che Enel ha in Italia e l’intenzione dell’amministratore delegato dell’azienda Fulvio Conti è di raddoppiare quasi la produzione. E non dimentichiamoci che l’azionista di maggioranza di Enel è il Ministero del Tesoro.

 

Tratto da L'arena.it

 

«Flash mob» di Greenpeace alla Prefettura per fermare la centrale Enel di Porto Tolle

11/04/2012
Verona. Oggi pomeriggio alle 19 i volontari del Gruppo Locale di Greenpeace di Verona daranno vita a un flash mob di protesta davanti alla Prefettura della città. La manifestazione vuole richiamare l’attenzione sui crimini commessi da Enel contro il clima e contro la salute, crimini per i quali l’azienda elettrica è al momento oggetto di un’inchiesta da parte del Reparto Investigazioni Climatiche (R.I.C.) di Greenpeace.

Nelle ultime due settimane quasi 14 mila investigatori sono stati reclutati sul sito www.FacciamoLuceSuEnel.org. La manifestazione avviene a soli due giorni dall’udienza che vede 25 attivisti dell’associazione ambientalista sotto processo per l’azione del 13 dicembre 2006, in cui fu occupata per 3 giorni la centrale Enel di Porto Tolle, in provincia di Rovigo; e dalla riunione del Consiglio di Stato, che potrebbe accelerare i tempi della Valutazione d’Impatto Ambientale sul progetto di conversione a carbone della stessa centrale. Un processo penale, conclusosi in Cassazione il 27 aprile 2011, ha già accertato, per il funzionamento della centrale di Porto Tolle, i reati di violazione della normativa sull’inquinamento atmosferico e danneggiamento aggravato. Sempre per quella centrale, poi, amministratori delegati e dirigenti di Enel sono stati rinviati a giudizio per aver omesso di applicare le dovute tecnologie di abbattimento dell’inquinamento.

Uno studio epidemiologico dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano ha dimostrato il significativo impatto delle emissioni della centrale sull’aumento delle malattie respiratorie nella popolazione infantile residente nei comuni circostanti la centrale. Greenpeace chiede ad Enel il ritiro immediato dei progetti per gli impianti a carbone di Porto Tolle e Rossano Calabro, la progressiva eliminazione della produzione elettrica da carbone entro il 2030 e la sua sostituzione con energie rinnovabili.

Piazza Verga: Greenpeace organizza flashmob di protesta contro l'Enel

 Catania Piazza Verga: Greenpeace organizza flashmob di protesta contro l'Enel

Oggi alle ore 19.00, i volontari del Gruppo Locale di Greenpeace di Catania daranno vita a un flash mob di protesta davanti al Tribunale di Catania, in piazza G. Verga: la manifestazione è contro i crimini commessi da Enel

Oggi pomeriggio alle ore 19.00, i volontari del Gruppo Locale di Greenpeace di Catania daranno vita a un flash mob di protesta davanti al Tribunale di Catania, in piazza G. Verga. La manifestazione vuole richiamare l'attenzione sui crimini commessi da Enel contro il clima e contro la salute, crimini per i quali l'azienda elettrica è al momento oggetto di un'inchiesta da parte del Repart Investigazioni Climatiche (R.I.C.) di Greenpeace.



Potrebbe interessarti: http://www.cataniatoday.it/cronaca/piazza-verga-greenpeace-flashmob-protesta-enel.html
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01 aprile 2012

Greenpeace :I veri costi del carbone

Tratto da Greenpeace

Enel - I veri costi del carbone

Pubblicazione - 29 marzo, 2012
Usare il carbone per produrre energia elettrica: come socializzare le perdite (ambientali e sanitarie) e privatizzare i profitti.
 marzo 2012
Nel mercato italiano dell’elettricità, la produzione da carbone, specie nei vecchi impianti, è particolarmente vantaggiosa per l’azienda proprietaria che trae “profitti a pioggia” dal differenziale tra i costi industriali e il prezzo di vendita. Se il prezzo di vendita dell’elettricità è determinato degli impianti a gas più puliti, l’elettricità prodotta con il carbone è quella che presenta i costi ambientali e sanitari più elevati. Un recente rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente stima tra i 536 e 707 milioni di euro i costi esterni (danni ambientali e sanitari scaricati sulla collettività, inclusa la mortalità in eccesso) prodotti nel 2009 dalla sola centrale Enel di Brindisi. É una cifra che è dello stesso ordine di grandezza di quella incamerata dall’azienda come ricavo lordo.

1. I costi dell’inquinamento industriale: i 20 peggiori impianti in Europa
Nel recente rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), “Revealing the costs of air pollution from industrial facilities in Europe”, si presenta una valutazione dei diversi costi associati elle emissioni di impianti industriali in Europa. Oltre alla CO2 si considerano gli inquinanti classici (ossidi di zolfo, di azoto, particolato etc.) e il loro impatto sia sull’agricoltura che sull’ambiente, sia gli effetti sanitari espressi in mortalità in eccesso, ricoveri ospedalieri, malattie croniche e così via.....
Nella classifica stilata nel rapporto, tra i peggiori 20 impianti industriali nell’Unione Europea, si colloca un solo impianto italiano, al diciottesimo posto: la centrale a carbone dell’Enel di Cerano (Brindisi sud). Nel 2009 la centrale di Brindisi (vedi tab. seguente) ha emesso:

  • 13 milioni di tonnellate di CO2
  • 7.300 tonnellate di ossidi di azoto (NOx)
  • 6.540 tonnellate di ossidi di zolfo (SOx)
  • 473 tonnellate di particolato
Queste emissioni, assieme ad altri microinquinanti, hanno prodotto un danno sanitario complessivo stimato dall’EEA tra i 99 e i 270 milioni di euro (valutati secondo due diverse procedure di calcolo) e un danno associato alla CO2 di 437 milioni di euro (calcolato secondo una procedura utilizzata dal governo inglese). Il complesso dei costi esterni stimati con questa metodologia, per la sola centrale a carbone di Cerano, oscilla dunque tra 536 e 707 milioni di euro per la produzione del 2009 che è stata di circa 15 miliardi di kilowattora (15 TWh). L’impatto complessivo della produzione da carbone Enel, in Italia, è di una grandezza di ordine quasi triplo rispetto a questa cifra.

2. Costi e ricavi della vendita di elettricità da carbone
L’impianto di Cerano ha una capacità di 2.640 MW ed è entrato in funzione nel 1990. Essendo stato abbondantemente ammortizzato, i suoi costi operativi hanno come voce prevalente quella del combustibile, cui si aggiungono i costi del personale, della manutenzione dell’impianto e del funzionamento dei sistemi di controllo degli inquinanti.
Nel 2009 i costi per la produzione di 1 MWh (megawattora) da carbone oscillavano tra 17,9 e 21,4 €/MWh , secondo le stime dell’Osservatorio dell’Energia pubblicate nel numero di maggio 2009 su “Energia ed Economia”, il Bollettino dell’Associazione italiana degli economisti dell’energia.  Una stima approssimativa dei costi per produrre i 15 TWh è dunque  di 300 milioni di euro.
Il prezzo di cessione medio dell’elettricità (in gran parte all’Acquirente unico) nel 2009 è stato dell’ordine dei 62 €/MWh, come si rileva dal Bilancio di esercizio del 2009 della società, e ha dunque generato un ricavo stimabile in oltre 900 milioni di euro che, al netto dei costi per il combustibile, scende a oltre 600 milioni di euro. Per quanto questa cifra costituisca un ricavo lordo cui vanno sottratte altre voci minori, si tratta di una cifra che si colloca nello stesso intervallo di valori dei costi ambientali e sanitari esternalizzati come calcolati dall’Agenzia Europea dell’ambiente.
Possiamo dunque affermare che la produzione di elettricità da carbone causa un beneficio economico per l’azienda che è dello stesso ordine dei costi scaricati sulla collettività: citando Ernesto Rossi, “si privatizzano i profitti e si socializzano i costi”.

3. Produzione da carbone in aumento
É comprensibile che, in un sistema dei prezzi dell’elettricità come quello attuale, un’azienda elettrica voglia aumentare la produzione da carbone. Lo stesso Ad dell’Enel, Conti, lo ha dichiarato più volte e questa è la realtà effettiva nella produzione di Enel come risulta dalla figura accanto (Presentazione Enel, Results 2011, 2012-2016 Plan, Rome March 2012).
Infatti, anche a fronte di una riduzione della produzione di elettricità del gruppo Enel in Italia tra il 2010 e il 2011, da 81,6 a 79 TWh, la quota da carbone aumenta dal 34,1% al 41%.

La produzione da carbone è dunque salita dai 27,8 TWh del 2010 ai 32,4 del 2011 (un aumento relativo del 16,5%). Peraltro, questa tendenza all’aumento dell’uso del carbone da parte di Enel si riscontra anche globalmente per il gruppo.
Va notato come la quota attuale di rinnovabili non idroelettriche (che rappresentano un’eredità del passato) costituisce una quota molto bassa sulla produzione totale - solo il 7,8% - nel 2011.

 4. Enel: un piano industriale da rifare
 La prospettiva di una decarbonizzazione della produzione di energia è tecnicamente fattibile, ambientalmente desiderabile, socialmente utile ed economicamente convincente. Su questa strada si è del resto incamminata anche l’Unione Europea e diversi studi mostrano che uno scenario a emissioni zero nel settore elettrico è possibile senza ricorrere al nucleare.
 L’azienda Enel è un soggetto a tutti gli effetti privato, anche se l’azionista di maggioranza con circa il 30% delle quote è il governo italiano tramite il Ministero del tesoro. Anche il recente governo ha ribadito l’intenzione di mantenere la golden share nelle aziende strategiche come Enel.
 Ma a che serve questo controllo pubblico se poi la logica prevalente è quella di privatizzare i benefici economici e scaricare i costi ambientali e sanitari sulla società?
 Le richieste di Greenpeace a Enel sono:

  • ritiro immediato dei progetti di Porto Tolle e Rossano Calabro
  • progressiva eliminazione della produzione elettrica da carbone entro il 2030
  • contestuale sostituzione con le rinnovabili della produzione da carbone;


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