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28 aprile 2020

Il Comune dice no alla tecnologia 5G: il sindaco firma l’ordinanza











Trattore da Il giunco

Il Comune dice no alla tecnologia 5G: il sindaco firma l’ordinanza

GROSSETO – Il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha firmato un’ordinanza (in vigore da oggi, 24 aprile) che vieta la sperimentazione e l’installazione di impianti con tecnologia 5G nel territorio comunale. Questo per prevenire qualsiasi possibile rischio per l’ambiente e la salute dei cittadini.

“Si tratta della tecnologia di quinta generazione, che garantisce multi-connessione e velocità, ma su cui al momento non esistono studi sull’impatto sull’ambiente e sulla cittadinanza. Abbiamo quindi fatto riferimento al principio di precauzione, articolo 191 del trattato sul Funzionamento Unione Europea, sull’approccio della gestione del rischio – dice il sindaco Vivarelli Colonna -: se vi è la possibilità che un’azione possa danneggiare persone o ambienti, e se non c’è consenso scientifico, la politica non deve essere perseguita. Solo in un secondo momento, con le indicazioni della comunità scientifica alla mano, si valuterà se procedere. In questo caso manca manca uno studio a medio-lungo termine”.

“Altro riferimento in questo senso è la Legge nazionale 36 del 22 febbraio 2001 che contempla il principio di precauzione. Tra l’altro – continua il sindaco di Grosseto – abbiamo ricevuto richieste di cautela da diverse associazioni, come ‘Atto primo: salute, ambiente e cultura’, l’associazione A.m.i.c.a e il Coordinamento nazionale nuove antenne”.


“Considerato quindi il carattere di novità rivestito dall’avvio della tecnologia 5G, abbinata ad una mancanza di riscontri da parte della comunità scientifica sulle potenziali ripercussioni sulla salute umana e in attesa degli esiti dello studio dell’Università degli studi di Siena sopra richiamato – così è scritto nell’ordinanza – si ritiene necessario valutare, al fine di prevenire qualsiasi rischio per la popolazione interessata, l’opportunità di emettere – a scopo precauzionale in prima battuta – una specifica ordinanza di divieto di sperimentazione e/o installazione di impianti con tecnologia 5G nel territorio di competenza, rimandando la definizione del problema in esame all’attenzione del Consiglio comunale”.        Continua qui 

Tratto da://Da Ansa



5G: minoranze chiedono stop alla sperimentazione

Gruppi politici, "deve valere il principio di precauzione"


(ANSA) - IVREA (TORINO), 27 APR - "Stop alla sperimentazione 5G a Ivrea". La richiesta arriva dai gruppi politici di minoranza Viviamo Ivrea, Pd e Movimento 5 Stelle. Nei giorni scorsi - ricordano - la Tim ha presentato la richiesta per l'installazione di nuove antenne sul traliccio di piazza San Francesco d'Assisi che si trova vicino a due scuole, questura, uffici, negozi e abitazioni. "Nel cuore del centro storico il traliccio è una ferita sullo skyline della città", segnalano i capigruppo Francesco Comotto, Maurizio Perinetti e Massimo Fresc. La richiesta di sospendere la sperimentazione si appella al "principio di precauzione", non essendoci studi medici chiari sulle possibili ricadute per la salute. (ANSA).
   


13 aprile 2020

Coronavirus: Iss, da approfondire nesso inquinamento-Covid

Tratto da Ansa 


Coronavirus: Iss, da approfondire
nesso inquinamento-Covid

'Ricercatori Istituto lavoreranno a questo scenario'.


"Il recente studio di Harvard che correla inquinamento 
e diffusione del Convid-19 è uno studio solido che sollecita una riflessione importante, però dobbiamo essere 
consapevoli che va fatta un'analisi di dettaglio. Dobbiamo approfondire questo argomento ed i ricercatori dell'Iss lavoreranno su questo tipo di scenario". Lo ha detto il presidente Iss Silvio Brusaferro alla conferenza stampa all'Istituto.
Harvard, più a rischio i malati di coronavirus in aree inquinate. I pazienti di coronavirus nelle aree ad alto inquinamento prima della pandemia hanno maggiori probabilità di morire a causa dell'infezione rispetto a pazienti che hanno vissuto in aeree più pulite degli Stati Uniti. E' quanto emerge da un'analisi condotta dalla Harvard University T.H. Chan School of Public Health, in base al quale elevati livelli di particelle PM 2.5 sono associate a tassi di moralità più elevati per il coronavirus. "I risultati di questo studio suggeriscono che un'esposizione prolungata all'inquinamento aumenta la vulnerabilità a sperimentare" i risultati peggiori dal coronavirus, affermano gli autori dello studio, secondo quanto riportato dal New York Times. Lo studio di Harvard è il primo a livello nazionale americano a mostrare un link statistico rivelando un'"ampia sovrapposizione" fra le morti da coronavirus e altre malattie associate all'esposizione di lungo termine alle PM 2.5.
Università di Catania, legame fra inquinamento e Covid-19. Inquinamento atmosferico da Pm10, temperatura invernale, mobilità, densità e anzianità della popolazione, densità di strutture ospedaliere e densità abitativa. Sono le forti correlazioni fra l'impatto della pandemia da Covid-19 in Italia e la sua diversa diffusione nelle regioni del nostro Paese secondo uno studio realizzato dell'università di Catania su dati Istat, Istituto superiore della Sanità e altre agenzie europee. La ricerca 'Strategies to mitigate the Covid-19 pandemic risk' è realizzata da un team dei dipartimenti dell'Ateneo etneo di Economia e impresa, Ingegneria elettrica, Fisica e astronomia, Medicina clinica sperimentale, Matematica e informatica, Ingegneria civile e architettura.
"Il nostro indice di rischio epidemico - sostengono i ricercatori - mostra forti correlazioni con i dati ufficiali disponibili dell'epidemia Covid-19 in Italia". "Spiega in particolare - aggiungono - perché regioni come Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto stiano soffrendo molto di più rispetto al centro-sud. D'altra parte queste sono anche le stesse regioni che solitamente subiscono il maggiore impatto (in termini di casi gravi e decessi) anche per le influenze stagionali, come rivelano i dati dell'Iss. Riteniamo quindi che non sia un caso che la pandemia di Covid-19 si sia diffusa più rapidamente proprio in quelle regioni con un più alto rischio epidemico come Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto".
Secondo lo studio "in Italia, a causa di una fortissima percentuale di asintomatici o sintomatici lievi" ci possano essere al momento da uno a dieci milioni di persone che sono venute in contatto col virus" e un "impatto positivo è venuto dal lockdown". Per i ricercatori, inoltre i dati "lasciano ben sperare per il centro-sud, dove molto probabilmente l'impatto di questa pandemia e di possibili altre ondate future sarà sempre più lieve in termini di casi gravi e decessi a causa del minor rischio epidemico legato ai fattori strutturali trovati".

20 marzo 2020

Coronavirus, superate le 4mila vittime.

Tratto da Ansa

Coronavirus, superate le 4mila vittime. Nuova ordinanza, chiusi i parchi. Vietati spostamenti

I nuovi contagi ammontano a 4.670. Complessivamente 37.860 i malati di coronavirus in Italia. Il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 47.021


Superate le 4mila vittime in Italia per coronavirus. Sono 4.032 i morti, con un incremento rispetto a mercoledì di 627. E' il maggior incremento dall'inizio dell'emergenza. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile. Ieri l'aumento era stato di 427.
Sono 5.129 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 689 in più di ieri. Ieri il dato giornaliero sui guariti era di 415.  Sono complessivamente 37.860 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a mercoledì di 4.670. Il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 47.021. Il dato è stato fornito dal commissario per l'emergenza Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile. Sono complessivamente 37.860 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a mercoledì di 4.670. Il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 47.021. 
"A noi - prosegue Borrelli - non risultano difficoltà nelle terapie intensive. E' evidente che ci siano attività impegnative e sostenute, che tutti i medici siano occupati e si lavori in modo sostenuto, ma a noi non risultano difficoltà. Quando gli ospedali devono alleggerirsi, fanno ricorso alla Cross e fino ad ora tutte le richieste alla Cross sono state accolte. La Cross ha sempre funzionato e ce lo dice anche la Lombardia. Quando è partita l'emergenza, avevamo 5.400 posti nelle terapie intensive, oggi siamo intorno agli 8mila e stanno ancora crescendo e stanno aumentando anche i posti in pneumatologia e nei reparti specializzati. C'è tutta un'attività di potenziamento - ha proseguito - che è stata messa in atto" dalle Regioni e dal governo.  Non sapremo mai quando sarà il picco, dicono gli esperti: si parlava ragionevolmente della settimana prossima o successiva, ma non c'è un dato scientifico. Ci sono tendenze o valutazioni. Le misure finora hanno dato risultati: il numero di persone positive è frutto della circolazione del virus precedente alla stretta e ci auguriamo che con misure attuali e che saranno prese ci permetteranno di fermare l'epidemia".
"Smentisco seccamente che il dipartimento di Protezione civile  - ci ha tenuto a sottolineare Borrelli - si starebbe preparando per dichiarare le condizioni di biocontenimento su tutto il territorio nazionale da metà aprile. E' una fake news che circola, queste false notizie vanno punite, chi le mette in rete deve essere punito: sono destituite di ogni fondamento e sono anche allarmistiche". 
Roberto Bernabei, specialista in geratria del Comitato tecnico scientifico, ha specificato che "la fine delle misure di contenimento del coronavirus estesa fino all'estate? Non lo so, tutto è possibile, ancora non lo sappiamo. Finchè non avremo una valutazione del picco della pandemia non possiamo fare questi calcoli ulteriori. Il livello di contagi al centro sud  è ancora contenuto. Le misure di contenimento iniziano a funzionare, non è successo qualcosa di paragonabile a quanto accaduto al centro nord, dove invece c'era un mucchio di pazienti zero e le cose hanno continuato a esplodere".
"Solo lo 0,8% delle vittime non aveva altre patologie - dice ancora Bernabei - mentre  il 25% ne aveva una, un altro 25% due e il 48% tre. E solo il 10% aveva meno di 60 anni. Sono i risultati di uno studio dell'Iss su 355 cartelle cliniche delle prime vittime del coronavirus. "Il dato che fotografa bene la realtà - dice il membro del comitato tecnico scientifico - è che il fattore di rischio vero è quello di avere un'età geriatrica e patologie concomitanti, ipertensione, cardiopatia ischemica, diabete soprattutto, che trovano terreno fertile. E' questo che spiega l'eccesso di mortalità".

Intanto il governo ha emesso una nuova ordinanza, con misure più restrittiveper contenere il contagio da Coronavirus. Le nuove misure, che si sommano alle esistenti, sono valide dal 21 marzo al 25 marzo, quando scade il dpcm che aveva imposto la stretta a tutti gli spostamenti e la chiusura di bar e negozi. E' vietato l'accesso del pubblico ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici, resta consentito svolgere individualmente attività motoria nei pressi della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona, non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all'aperto. Chiusi gli esercizi alimentari nelle stazioni ferroviarie e stop agli spostamenti verso le seconde case nei giorni festivi.
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03 marzo 2020

Ansa Inquinamento accorcia vita di 3 anni, 8,8 mln di morti l'anno.

Tratto da Ansa

Perdita per l'Italia è 1,91 anni in media.

(ANSA) - ROMA, 03 MAR - Siamo di fronte a una "pandemia da inquinamento dell'aria" che accorcia mediamente di 3 anni l'aspettativa di vita di un individuo e che causa 8,8 milioni di morti premature ogni anno nel mondo, più del fumo e di malattie come AIDS e malaria. Ammontano a 232.959.050 gli anni di vita persi complessivamente ogni anno nel mondo per morti premature causate dello smog. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Cardiovascular Research e condotto da Jos Lelieveld e Thomas Münzel dell'Istituto Max Planck e Università di Mainz in Germania, che parlano di "pandemia da inquinamento".
    Per confronto il fumo accorcia l'aspettativa di vita in media di 2,2 anni (ed è responsabile di 7,2 milioni di morti premature l'anno), l'HIV/AIDS di 0,7 anni (1 milione di morti l'anno), malattie come la malaria di 0,6 anni (600.000 morti precoci l'anno). I dati per l'Italia mostrano che l'inquinamento è responsabile di almeno 81.473 decessi prematuri l'anno (dato riferito al 2015), di un monte annuo complessivo di 1.242.579 anni di vita persi, e che l'aspettativa di vita persa mediamente da un italiano per l'inquinamento è di 1,91 anni.
    Gli esperti hanno considerato le diverse malattie cui l'inquinamento contribuisce, da quelle cardiovascolari, a quelle respiratorie, dal tumore la polmone al diabete etc.
    È emerso che la prima causa di morte per 'smog' è rappresentata proprio dalle malattie cardiovascolari come infarto e ictus, cui si associa il 43% dell'aspettativa di vita persa per l'inquinamento nel mondo.
    In Europa una media di 2,2 anni di aspettativa di vita sono persi per inquinamento, di cui 1,7 sarebbero prevenibili.
    Eliminando le emissioni derivanti dai combustibili fossili (petrolio etc), l'aspettativa di vita media nel mondo salirebbe di oltre un anno. A livello mondiale, infine, se tutte le emissioni prodotte dalla mano dell'uomo fossero eliminate, l'aspettativa di vita media crescerebbe di quasi 2 anni.
    "E' notevole che sia il numero di morti, sia gli anni di aspettativa di vita persi a causa dell'inquinamento dell'aria rivaleggiano quelli del fumo e sono ben più alti di quelli di altre cause di morte" - dichiara Lelieveld. "Dato che l'impatto dell'inquinamento sulla salute pubblica è complessivamente molto maggiore di quanto creduto finora - conclude Münzel - e che si tratta di un fenomeno mondiale, crediamo che i nostri risultati denuncino l'esistenza di una pandemia da inquinamento dell'aria". (ANSA).

01 ottobre 2019

ANSA:Tirreno Power, +49% mortalità in 12 anni

Tratto da Ansa 

Tirreno Power, +49% mortalità in 12 anni


Studio su oltre 144. 000 persone nell'area di Vado Ligure

(ANSA) - GENOVA, 3 SET - Dal 2001 al 2013 si è registrato un aumento della mortalità pari al 49% nell'area della centrale a carbone Tirreno Power a Vado Ligure (Savona). Lo indica la ricerca dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ifc) pubblicata sulla rivista Science of the Total Environment. 
"Nei 12 comuni considerati, nelle aree a maggiore esposizione a inquinanti sono stati riscontrati eccessi di mortalità per tutte le cause (sia uomini che donne +49%)", rileva Fabrizio Bianchi, del Cnr-Ifc.
Gli epidemiologi ambientali dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa hanno studiato l'impatto sanitario sulla popolazione della centrale Tirreno Power di Vado Ligure (Savona), avviata nel 1970 e alimentata a carbone fino al 2014, quando la procura di Savona fece fermare gli impianti per disastro ambientale doloso..
  Tgcom24Tirreno Power, Cnr: in 12 anni mortalità cresciuta del 49% - Tra il 2001 e il 2013 la mortalità è aumentata del 49% nell'area della centrale a carbone Tirreno Power, a Vado Ligure (Savona). E' quanto Continua qui

Startmagazine Che cosa è successo alla centrale Tirreno Power di Vado Ligure. Report Cnr. Vado Ligure.
Gli epidemiologi ambientali dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa hanno svolto una ricerca sull’impatto della centrale di Vado Ligure, studiando la popolazione residente per 13 anni in 12 comuni dell’area, per valutare la relazione tra esposizione ad inquinanti atmosferici e rischio di mortalità e malattie. Il lavoro è pubblicato su Science of the Total Environment
L’esposizione alle emissioni è risultata associata a numerosi eccessi di mortalità e di ricovero in ospedale, in particolare per le malattie dei sistemi cardiovascolare e respiratorio, per i quali d’altra parte la dimostrazione scientifica di un legame con l’inquinamento atmosferico è più convincente”. È quanto sottolinea Fabrizio Bianchi del Cnr-Ifc, coordinatore del gruppo degli epidemiologi ambientali dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc) di Pisa hanno studiato l’impatto sanitario della centrale ‘Tirreno Power’ di Vado Ligure (Savona), avviata nel 1970 e alimentata a carbone fino al 2014, quando la Procura della Repubblica di Savona ha fatto fermare gli impianti a carbone per ‘disastro ambientale doloso’.
La ricerca ha valutato la relazione tra l’esposizione a inquinanti atmosferici emessi dalla centrale e il rischio di mortalità e ricovero in ospedale per cause tumorali e non tumorali, studiando tutta la popolazione residente dal 2001 al 2013 in 12 comuni intorno a Vado Ligure.
Lo studio degli epidemiologi ambientali Cnr-Ifc è stato pubblicato in questi giorni sulla rivista Science of the Total Environment.
“L’esposizione a biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOx) è stata stimata dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure (Arpal) mediante un modello di dispersione, che ha considerato le emissioni da fonti industriali, portuali e stradali”, spiega Fabrizio Bianchi del Cnr-Ifc, coordinatore del gruppo. “L’area è stata suddivisa in 4 classi di esposizione a inquinanti (diversi livelli con inquinamento di crescente intensità). La relazione tra effetti sulla salute ed esposizione a inquinamento atmosferico è stata studiata per uomini e donne, confrontando ciascuna delle tre categorie con maggiore concentrazione di inquinanti con quella a minore concentrazione, tenendo conto dell’età e della condizione socio-economica della popolazione (indice di deprivazione)”.
Per il periodo 2001-2013 sono state seguite 144.019 persone, identificate con l’indirizzo di residenza. “Nei 12 comuni considerati, nelle aree a maggiore esposizione a inquinanti sono stati riscontrati eccessi di mortalità per tutte le cause (sia uomini che donne +49%) per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso e degli organi di senso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone tra gli uomini (+59%). L’analisi dei ricoveri in ospedale ha fornito risultati coerenti con quelli della mortalità”, prosegue Bianchi.
I risultati ottenuti indicano che “anche considerando le diverse fonti inquinanti cui sono stati esposti i cittadini, ci sono stati forti eccessi di rischio di mortalità prematura e di ricovero ospedaliero per i residenti intorno alla centrale a carbone di Vado Ligure. L’esposizione alle emissioni è risultata associata a numerosi eccessi di mortalità e di ricovero in ospedale, in particolare per le malattie dei sistemi cardiovascolare e respiratorio, per i quali d’altra parte la dimostrazione scientifica di un legame con l’inquinamento atmosferico è più convincente”, spiega il ricercatore Cnr-Ifc. “I risultati conseguiti confermano peraltro le conoscenze pregresse, ma è la prima volta che viene effettuata una quantificazione del rischio, purtroppo molto alto. Le centrali per la produzione di energia alimentate a carbone rappresentano una fonte significativa di inquinanti atmosferici che impattano a livello locale e globale. Oltre alle note emissioni di biossido di carbonio (CO2), che contribuiscono al riscaldamento globale, ci sono quelle di biossido di zolfo (SO2), che sono associate a effetti dannosi per la salute”.
Gli autori concludono con l’auspicio che “si sposti con urgenza l’attenzione sulle valutazioni preventive degli impatti sulla salute, e quindi sulle fonti che si conoscono come maggiormente inquinanti, anziché valutare i danni alla salute già verificatisi a causa delle esposizioni”. E inoltre confidano che “i risultati presentati possano stimolare decisioni a favore della riduzione dei livelli di esposizione riconosciuti dannosi per l’ambiente e la salute e della realizzazione di studi analitici e di programmi di sorveglianza adeguati. Più in generale, lo studio condotto a Vado Ligure può contribuire a fornire ulteriore alimento all’ampio dibattito in corso sulle opzioni di decarbonizzazione e di contrasto ai cambiamenti climatici”.
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23 settembre 2019

Ansa : Amianto, in Italia fa 6 mila morti all'anno

Tratto da Ansa 

Amianto, in Italia fa 6 mila morti all'anno

Società di medicina, 410 mld anno impatto costi in Ue

ROMA - "In Italia 6mila persone all'anno continuano a morire per l'amianto". Così il presidente della Società italiana di medicina ambientale (Sima) Alessandro Miani al convegno 'Amianto: gestione del sistema e tutela della salute', oggi al Cnr a Roma.

"L'esposizione ad amianto, infatti, causa tumore polmonare (mesotelioma pleurico), laringeo e ovarico, oltre a condizioni di fibrosi polmonare - osserva Miani -. Nel mondo, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità sono 125 milioni le persone esposte a rischio amianto". "L'impatto dell'amianto per i soli costi diretti (ritiro dal lavoro, cure e morte) nei 28 Paesi dell'Unione europea (Gran Bretagna inclusa) - continua - è pari allo 0,7% del Pil dell'Unione europea", circa 410 miliardi all'anno. "In Italia - sottolinea - ci sono 96mila i siti contaminati da amianto censiti e presenti nel database del ministero dell'Ambiente".

"Per affrontare il problema in modo strutturale - conclude - è necessaria un'azione coordinata che integri tra loro tutti gli enti statali e le amministrazioni territoriali a vario titolo coinvolte, per integrare le azioni sugli aspetti sanitari, previdenziali e ambientali".
 Geologi, ancora problema irrisolto nel nostro Paese
 "L'amianto nel nostro Paese costituisce ancora oggi un problema irrisolto, nonostante la normativa italiana in tema di amianto sia tra le più avanzate in Europa, a distanza di vent'anni dall'emanazione della legge che stabilisce la cessazione dell'impiego dell'amianto (divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione, produzione di amianto e di prodotti che lo contengono)". Così Vincenzo Giovine, vicepresidente del Consiglio nazionale dei geologi, al convegno 'Amianto: gestione del sistema e tutela della salute', oggi al Cnr a Roma. Il problema dell'amianto, spiega, "tocca da vicino, oltre che l'aspetto sanitario anche quello geologico. La conoscenza geologica può essere, infatti, fondamentale per consentire l'identificazione e la mappatura dei siti caratterizzati dalla presenza di rocce amiantifere che costituiscono un pericolo per la diffusione delle fibre in modo da contribuire alla bonifica e alla messa in sicurezza di tali aree". "Nel territorio italiano infatti - osserva Giovine - sono ancora presenti milioni di tonnellate di materiali contenenti tale sostanza". Per questo, conclude, "il Consiglio nazionale dei geologi con la Società italiana di medicina ambientale (Sima) intende trattare il tema amianto sotto tutti gli aspetti partendo dalla natura di questo materiale di stretta competenza geologica per arrivare alle implicazioni sanitarie dovute ai tragici effetti causati dalle sue fibre".

25 ottobre 2018

Ansa:Non solo polmoni, l’inquinamento mette a rischio anche per cancro alla gola

Tratto da Ansa 

Non solo polmoni, l’inquinamento mette a rischio anche per cancro alla gola

Si parla spesso degli effetti dell’inquinamento sulla salute, con particolare riferimento a diversi tipi di tumori come quello al seno, al fegato o ai polmoni. Ora una recente analisi realizzata da un gruppo di ricercatori di Taiwan avrebbe individuato una correlazione tra la cattiva qualità dell’aria e il tumore alla gola.

La raccolta dei dati

I ricercatori hanno analizzato una serie di dati ottenuti dalle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria a Taiwan e raccolti a partire dal 2009. Queste informazioni, sono state combinate in un secondo momento con le cartelle cliniche di 482.659 uomini di più di 40 anni raccolti tra il 2012 e il 2013.

Rischio cancro orale correlato a esposizione a PM 2.5

Valutando i 1617 casi di cancro orale rilevati i ricercatori hanno considerato poi altri fattori come l’eta o l’esposizione all’ozono. Dalla ricerca e emerso come gli uomini esposti a più alti livelli di PM2,5 abbiano registrato un aumento del rischio di cancro alla gola. Nello specifico quando la concentrazione era maggiore o uguale a 40,37% c’era il 23% in più di probabilità di sviluppare la malattia.

27 settembre 2018

Ansa : Tumore polmone, inquinamento la causa tra le donne non fumatrici

Tratto da Ansa 

Tumore polmone, inquinamento la causa tra le donne non fumatrici

Studio, tra gli uomini non è stata rilevata la stessa relazione © Ansa

Studio, tra gli uomini non è stata rilevata la stessa relazione

Un nuovo studio ha dimostrato che, almeno per le donne, l'esposizione all'inquinamento dell'aria rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo del tumore al polmone. Gli uomini, al contrario, non sembrano essere a maggior rischio. Lo studio è stato presentato alla 19/a Conferenza mondiale sul tumore al polmone (IASLC) da Renelle Myers della British Columbia Cancer Agency di Vancouver. "L'abitudine al fumo da sigaretta sta diminuendo in molti Paesi mentre aumenta l'inquinamento dell'aria. Proprio tale inquinamento è diventato un importante fattore di rischio per il cancro al polmone - ha sottolineato Myers -. Infatti abbiamo scoperto che l'inquinamento dell'aria è un fattore di rischio indipendente per le donne che non hanno mai fumato. Non abbiamo però rilevato un effetto analogo sugli uomini". L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato l'inquinamento dell'aria come agente cancerogeno nel 2013, ma "tale associazione - afferma l'esperta - non era mai stata studiata in dettaglio". Inoltre, ha spiegato, "le donne asiatiche che non hanno mai fumato ma sono state sposte ad inquinamento esterno sembrano essere a maggior rischio di sviluppare il tumore al polmone non solo per il loro sesso ma anche per l'etnia di appartenenza". L'esposizione a lungo termine a particolati come il PM2 è ritenuta la causa per circa il 23% delle morti globali per cancro al polmone. Lo studio è stato condotto su 681 pazienti canadesi, fumatori e non. I ricercatori hanno quindi evidenziato una forte interazione tra inquinamento dell'aria e sesso di appartenenza nei non fumatori: essere donna aumenta infatti il rischio così come l'appartenenza all'etnia asiatica. "Speriamo di arrivare a sviluppare un modello di screening per il cancro al polmone per i non fumatori - ha concluso Myers -. Al momento, infatti, i non fumatori non sono sottoposti a screening, sebbene alcuni di loro siano chiaramente a maggior rischio".

11 giugno 2018

Ansa :Greenpeace, da Ue più ambizione su rinnovabili-efficienza

Tratto da Ansa
Greenpeace, da Ue più ambizione
su rinnovabili-efficienza

Manifestazione in Lussemburgo, Consiglio discute target 2030

L'Ue deve darsi obiettivi più ambiziosi su rinnovabili ed efficienza energetica, migliorando le condizioni con cui i cittadini contribuiscono alla produzione di energia. E' il messaggio che 35 attivisti di Greenpeace da 8 Paesi europei hanno indirizzato ai ministri dell'energia, oggi riuniti in Lussemburgo per discutere dei nuovi target al 2030 per rinnovabili ed efficienza. Dai ministri si attende un'accelerazione sui due dossier, a pochi giorni dall'ultimo appuntamento per negoziare una posizione Ue con le altre istituzioni europee. 
Gli attivisti hanno accolto i ministri srotolando due striscioni con i messaggi (in inglese): “Il nostro sole. La nostra energia. Il nostro futuro” e “Rinnovabili = Azione per il clima”. Gli attivisti hanno inoltre aperto un sole gigante, composto da messaggi provenienti da centinaia di cittadini europei che chiedono all’Ue l’abbandono di combustibili fossili e nucleare, in favore delle fonti rinnovabili.

L’incontro si svolge a due giorni dall’ultima sessione di negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea sulla Direttiva Ue per l’energia rinnovabile. Le posizioni di Parlamento e Consiglio sono molto distanti tra loro, con quest’ultimo - spiega Greenpeace - che sta giocando al ribasso sugli obiettivi climatici e sta cercando di ostacolare la produzione di energia nelle mani dei cittadini. Mentre il nuovo governo spagnolo si è subito schierato in favore delle energie rinnovabili, c’è molta attesa per vedere quale sarà la posizione del governo italiano appena insediatosi , che potrebbe risultare decisiva per creare nuovi equilibri all’interno del Consiglio europeo. 

"Ci attendiamo che il nuovo governo, con Di Maio alla guida del Ministero dello Sviluppo Economico, si schieri in favore di rinnovabili e generazione distribuita. Del resto, alcuni dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle in campagna elettorale sono stati proprio la difesa del clima e la produzione di energia nelle mani dei cittadini. È dunque il momento di essere coerenti e passare dalle parole ai fatti», dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. "Nei prossimi giorni si deciderà il futuro energetico dell’Europa, e dell’Italia, per i prossimi dieci anni. Vedremo se il nostro Paese starà dalla parte dei cittadini e dell’ambiente o se continuerà a supportare le grandi aziende che inquinano il Pianeta e fanno profitti con i combustibili fossili", conclude.Continua qui

27 settembre 2016

Oms, il 92% della popolazione mondiale respira aria inquinata.In Italia 21mila morti

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Inquinamento, il 92% della popolazione mondiale respira aria sporca: in Italia 21mila morti

Inquinamento, il 92% della popolazione mondiale respira aria sporca: in Italia 21mila morti
Un’aria sporca che miete milioni di vittime ogni anno, soprattutto nei paesi poveri e più esposti ai fumi di combustibili, mezzi di trasporto inefficienti, centrali a carbone e rifiuti inceneriti
Che l’aria della Terra fosse inquinata era un dato ormai assodato, ma stupisce sapere che nel mondo meno di una persona su dieci ha la fortuna di respirare aria buona: il 92% della popolazione mondiale vive in aree in cui l’inquinamento atmosferico supera il limite massimo stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
Un’aria sporca che miete milioni di vittime ogni anno, soprattutto nei paesi poveri e più esposti ai fumi di combustibili, mezzi di trasporto inefficienti, centrali a carbone e rifiuti inceneriti. Sono tre milioni le morti associabili ogni anno all’inquinamento atmosferico all’aperto, ma anche l’aria che si respira al chiuso, in casa e nel luogo di lavoro, può essere ugualmente letale. Nel 2012 l’Oms stima che siano 6,5 milioni i decessi legati all’inquinamento indoor e outdoor: ogni nove persone che muoiono nel mondo, una cade anche per via di quello che ha inalato. Circa il 90% delle morti riguardano Paesi a reddito medio-basso, e i due terzi si registrano nel Sudest asiatico e nel Pacifico occidentale. Il 94% dei decessi, prosegue l’Oms, è dovuto a malattie non trasmissibili: malattie cardiovascolari, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva e cancro ai polmoni.
Nel mondo – riporta l’Ansa – è la Cina il Paese che paga il prezzo più alto per le polveri sottili in termini di vite, con oltre un milione di decessi in un solo anno. Per l’esattezza nel 2012 sono stati 1,03 milioni i cinesi morti per cause riconducibili alla scarsa qualità dell’aria, in India 621 mila e in Russia 140 mila.
In Italia le morti si attestano intorno alle 21mila, di cui circa 6.400 per cancro ai polmoni, 5.800 per ictus, 8.300 per malattie cardiovascolari. La Penisola conta più vittime rispetto a Francia(11mila), Spagna (6.800) e Regno Unito (16mila). La Germania ne ha 26mila, la Polonia 26.600, l’Ucraina addirittura 54mila, ma non mancano le oasi felici come la Svezia, che arriva appena a 40. Nel resto del globo, in Usa l’aria inquinata fa 38mila vittime, in Giappone 30mila, in Australia solo 93.
A livello demografico, tubi di scappamento, camini e centrali elettriche non danneggiano tutti in egual misura. “L’inquinamento atmosferico continua a colpire le fasce di popolazione più vulnerabili: donne, bambini e anziani”, spiega Flavia Bustreo, vice direttrice generale dell’Oms. “Per essere in buona salute, le persone dovrebbero inalare aria pulita dal primo all’ultimo respiro”. Obiettivo che al momento appare irraggiungibile, ma verso cui la comunità internazionale si sta orientando. Un anno fa tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile è stata inserita la “riduzione sostanziale” entro il 2030 di morti e malattie per inquinamento dell’aria.

Tratto da Ansa

Oms, 92% della popolazione mondiale respira aria inquinata

Sono 6,5 milioni/anno le morti per inquinamento outdoor e indoor

Il 92% della popolazione mondiale vive in aree in cui l'inquinamento atmosferico supera il limite massimo stabilito dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). A dirlo è un nuovo studio della stessa Oms, che offre una mappa interattiva sulla qualità dell'aria in tremila città.



Sono tre milioni le morti associabili ogni anno all'inquinamento atmosferico all'aperto, ma anche l'aria che si respira al chiuso, in casa e nel luogo di lavoro, può essere ugualmente letale. Nel 2012 l'Oms stima che siano 6,5 milioni - pari all'11,6% del totale - i decessi associati all'inquinamento indoor e outdoor.

Circa il 90% delle morti riguardano Paesi a reddito medio-basso, e i due terzi si registrano nel Sudest asiatico e nel Pacifico occidentale. Il 94% dei decessi, prosegue l'Oms, è dovuto a malattie non trasmissibili - malattie cardiovascolari, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva e cancro ai polmoni. L'inquinamento dell'aria, inoltre, aumenta il rischio di infezioni respiratorie acute.

15 marzo 2016

Health and Environment Alliance-Balcani : studio, centrali carbone costano 8,5 mld a salute

Tratto da  ANSA 

Balcani: studio, centrali carbone costano 8,5 mld a salute

Associazione europea Health and Environment Alliance



(ANSA) - BRUXELLES - L'inquinamento dell'aria provocato dalle centrali a carbone esistenti nei Balcani occidentali ha un costo fino a 8,5 miliardi di euro l'anno per la salute pubblica. Le prime stime su questo fronte arrivano da un nuovo rapporto pubblicato dall'associazione europea Health and Environment Alliance (HEAL).
"Il nostro nuovo rapporto quantifica gli enormi costi per la salute associati alla produzione di energia delle centrali a carbone nei Balcani occidentali, e sfata il mito che il carbone sia la tipologia di energia che costa meno" afferma Anne Stauffer, vice direttore di HEAL.
Il calcolo si basa sui costi legati all'inquinamento dell'aria dalle centrali elettriche a carbone, che includono morti premature, degenze ospedaliere legate a malattie respiratorie e cardiovascolari, nuovi casi di bronchite cronica e problemi respiratori, uso di farmaci e giorni di attività limitata provocata dalla malattia, inclusi i giorni lavorativi persi.
La regione ospita sette delle centrali energetiche a carbone più inquinanti in Europa. Il rapporto include Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia. L'Albania, normalmente inclusa nella regione, è stata esclusa perché non ha centrali a carbone.
I costi per la salute evidenziati dal documento, secondo HEAL, dovrebbero comportare un ripensamento delle politiche Ue nei confronti della regione. (ANSA)