COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta Scienza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Scienza. Mostra tutti i post

09 aprile 2021

 


SCIENZA E CONOSCENZA. KILLER DELLA SALUTE: COME PROTEGGERSI DALLE SOSTANZE CHE DANNEGGIANO IL DNA, GLI ORMONI, L’ INTESTINO E CI FANNO AMMALARE GIORNO DOPO GIORNO.


Metalli pesanti, sostanze chimiche, pesticidi, farmaci, diossine sono solo alcune delle sostanze tossiche con cui ogni giorno veniamo a contatto in tutti i contesti della nostra vista. Sono nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo, nei cibi che mangiamo, nella carta di giornali, riviste e scontrini, negli utensili da cucina, nelle nostre case, nei detergenti per la persona e l’ambiente. Queste sostanze pericolose, dichiaratamente oncogene e patogene modificano l’espressione del nostro DNA provocando malattie. Interferiscono con il nostro sensibilissimo sistema endocrino che regola l’orchestra ormonale del corpo provocando malattie. Danneggiano il microbioma intestinale che è strettamente connesso con il sistema nervoso e con il sistema immunitario provocando malattie. Se pensiamo che sono 13 milioni i morti allanno a causa dellinquinamento e del degrado ambientale e che l’Italia detiene il primo posto in Europa per morti sia premature dovute alla cattiva qualità dell’aria sia per l’incidenza del cancro in età pediatrica, capiamo che la situazione non è grave, è gravissima. Cosa possiamo fare? Come possiamo difenderci da queste sostanze che si sono infiltrare nella nostra vita quotidiana?In questo numero di Scienza e Conoscenza scoprirai tutto quello che non ci dicono sulle sostanze tossiche che assumiamo ogni giorno e come possiamo tutelare al meglio la nostra salute. 

26 dicembre 2019

EMERGENZA CLIMA:Il 2019 non ha risolto la “battaglia” tra scienza e realtà

Tratto da Qualenergia 

Emergenza clima, il 2019 non ha risolto la “battaglia” tra scienza e realtà

Continua a esserci un ampio divario tra quello che raccomandano gli scienziati e quello che fanno i governi di tutto il mondo: ripercorriamo le tappe principali dell’anno che si sta per chiudere.
Come stanno andando le cose per il clima e quali risposte sono arrivate dai paesi di tutto il mondo per
affrontare l’emergenza ambientale?
Dopo il sostanziale fallimento della CoP 25 a Madrid è
tempo di fare un bilancio sul 2019, partendo proprio da quel crescente divario tra “scienza” e “realtà” rimarcato da un rapporto dell’Unep (il programma ambientale delle Nazioni Unite), Emissions Gap Report, prima che iniziasse la conferenza mondiale sul clima in Spagna.

Cosa dice la scienza
In pratica, affermano gli scienziati in quel rapporto, le
emissioni globali di anidride carbonica dovrebbero
diminuire del 7,6% l’anno tra 2020 e 2030 per seguire una traiettoria compatibile con il traguardo stabilito dagli accordi di Parigi, cioè contenere a +1,5 gradi l’aumento medio delle temperature entro fine secolo, in confronto all’epoca preindustriale.
E per puntare ai 2 gradi di surriscaldamento le emissioni dovrebbero scendere del 2-3% l’anno nello
stesso periodo, richiedendo ai governi mondiali uno
sforzo all’incirca triplo per tagliare la CO2, rispetto agli impegni volontari presi finora nei rispettivi piani
nazionali(NDC, Nationally Determined Contributions).
Peccato che il nostro Pianeta, spiegano gli esperti dell’Unep,stia andando verso un incremento delle temperature di circa 3,2 gradi.
Difatti, le emissioni anziché diminuire stanno continuando a crescere.
Lo scorso maggio, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera aveva raggiunto il massimo storico
fino a quel momento, pari a 414,66 parti per milione
(ppm) secondo i dati della NOAA (National Oceanic
and Atmospheric Administration) rilevati dall’osservatorio di Mauna Loa, nelle Hawaii.
Così non c’è alcun segno di un’inversione di tendenza
nel “cammino” della CO2.
Secondo le ultime proiezioni del Global Carbon Project in uno studio realizzato con due università inglesi (East Anglia-Exeter), le emissioni prodotte
complessivamente dai combustibili fossili
aumenteranno dello 0,6% circa nel 2019 sfiorando
37 miliardi di tonnellate.
L’aumento è leggermente più contenuto in confronto al 2017-2018 grazie soprattutto al minore utilizzo di carbone per la generazione elettrica, anche se le previsioni, su questo fronte, non sono molto incoraggianti, dato cheml’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) ritiene assai probabile un nuovo boom di questa fonte fossile in Asia nei prossimi anni.
Intanto la World Meteorological Association (WMO) ha
appena pubblicato sul suo sito web un bollettino dove
afferma che il 2019 è candidato a diventare il secondo o terzo anno più caldo della storia; il risultato preciso si avrà con i dati definitivi a gennaio.
Ancora più importante, sottolinea la WMO, è la tendenza di lungo periodo del surriscaldamento: le temperature medie registrate nel decennio 2010-2019, si legge nel bollettino, quasi certamente saranno le più alte di sempre.
Dal 1980 ogni decennio è sempre stato più caldo di
quello precedente, precisano gli esperti dell’associazione meteorologica mondiale.
Ma le temperature sono solo una parte della storia,
ammonisce la WMO. Scioglimento dei ghiacci artici, acidificazione degli oceani, eventi meteorologici estremi come siccità prolungate, ondate di calore, vasti incendi e, all’opposto, alluvioni e tifoni, hanno contraddistinto l’evoluzione climatica degli ultimi anni e con ogni probabilità continueranno a farlo.


Il nostro Pianeta, si legge ancora nel bollettino, sta
“viaggiando” verso un aumento delle temperature
di 3-5 gradi entro la fine di questo secolo, dopo essere già salita di circa 1,1 gradi dall’età preindustriale.

Cosa stanno facendo i governiDi fronte all’emergenza climatica, le risposte dei governi sono state del tutto insufficienti.
Alla CoP di Madrid i campanelli d’allarme della scienza
sono rimasti inascoltati: nessun accordo è stato raggiunto sui punti fondamentali che dovrebbero portare verso quella drastica e rapida riduzione
delle emissioni inquinanti, raccomandata già un anno
fa dagli scienziati dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, il “braccio” delle Nazioni Unite che studia l’evoluzione del clima).
In particolare, sono falliti i negoziati per definire un mercato internazionale delle quote di carbonio.

L’Europa, dal canto suo, sta provando a costruire una
politica climatica più ambiziosa, che potrebbe anche
fare da guida agli altri paesi.
La nuova commissione Ue di Ursula von der Leyen ha
appena svelato la “prima pietra” del Green Deal europeo, che punta ad azzerare le emissioni nette di CO2 nel2050. Entro 100 giorni dovrebbe arrivare la prima legge climatica europea, con una serie di misure volte a de-carbonizzare il sistema economico del nostro continente.
E l’Europa ha anche trovato l’intesa sulla“tassonomia”
green, la nuova classificazione degli investimenti secondo criteri di compatibilità ambientale, in modo da promuovere la finanza “verde” a sostegno dei progetti nelle fonti rinnovabili, nell’efficienza energetica e nei trasporti a basso contenuto di CO2.
Ma ovviamente il percorso futuro della CO2 resta appeso a quello che faranno colossi come gli Stati Uniti (ricordiamo  che Trump ha deciso di uscire dall’accordo di Parigi), l’India e la Cina; Pechino, in particolare, riassume perfettamente le contraddizioni dell’attuale sistema energetico, dove si investe sempre di più in fonti pulite ma si fatica ad abbandonare il carbone.
Gli ultimi dati dei ricercatori indipendenti del Global
Energy Monitor, infatti, rivelano che la Cina è
in controtendenza rispetto al resto del mondo sul
carbone, perché sta continuando a costruire nuovi impianti per produrre elettricità con questa fonte fossile; si parla di quasi 150 GW in cantiere.

Insomma il 2019 è avviato a una conclusione che lascia tutto in sospeso: emissioni in aumento, eventi estremi più intensi e frequenti, caldo record, fallimento dei negoziati sul clima…


Non fa molta eccezione l’Italia che secondo i dati
diffusi dall’Enea, archivierà il 2019 con un lieve calo
delle emissioni di CO2 (1% circa), comunque insufficiente a puntare ai traguardi indicati nel Piano nazionale su energia e clima per il 2030.

02 aprile 2019

Killer della salute: come proteggersi dalle sostanze che danneggiano il DNA, gli ormoni, l'intestino e ci fanno ammalare giorno dopo giorno

Tratto da Scienza e Conoscenza - N. 62 RIVISTA

Killer della salute: come proteggersi dalle sostanze che danneggiano il DNA, gli ormoni, l'intestino e ci fanno ammalare giorno dopo giorno

Metalli pesanti, sostanze chimiche, pesticidi, farmaci, diossine sono solo alcune delle sostanze tossiche con cui ogni giorno veniamo a contatto in tutti i contesti della nostra vista.
Sono nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo, nei cibi che mangiamo, nella carta di giornali, riviste e scontrini, negli utensili da cucina, nelle nostre case, nei detergenti per la persona e l’ambiente.
Queste sostanze pericolose, dichiaratamente oncogene e patogene modificano l’espressione del nostro DNA provocando malattie. Interferiscono con il nostro sensibilissimo sistema endocrinoche regola l’orchestra ormonale del corpo provocando malattie. Danneggiano il microbioma intestinale che è strettamente connesso con il sistema nervoso e con il sistema immunitario provocando malattie.
Se pensiamo che sono 13 milioni i morti all'anno a causa dell'inquinamento e del degrado ambientale e che l’Italia detiene il primo posto in Europa per morti sia premature dovute alla cattiva qualità dell’aria sia per l’incidenza del cancro in età pediatrica, capiamo che la situazione non è grave, è gravissima.
Cosa possiamo fare? Come possiamo difenderci da queste sostanze che si sono infiltrare nella nostra vita quotidiana?In questo numero di Scienza e Conoscenza scoprirai tutto quello che non ci dicono sulle sostanze tossiche che assumiamo ogni giorno e come possiamo tutelare al meglio la nostra salute.

SFOGLIA L'ANTEPRIMA DI QUESTO NUMERO


 

07 febbraio 2018

Per portare l'ambiente al centro della campagna elettorale

Tratto da greenreport
Dagli scienziati italiani un appello (e una proposta di dibattito pubblico) ai politici

La scienza al voto, per portare l’ambiente al centro della campagna elettorale

Nell’ultimo secolo le temperature medie globali sono salite di quasi 1 °C, quelle italiane il doppio. Impattando su lavoro, sicurezza e salute
Che c’entrano l’ambiente e i cambiamenti climatici con temi come lavoro, sicurezza, immigrazione, salute, tasse e sviluppo economico che – quando va bene – si fanno largo nella campagna elettorale? Se la risposta che affiora alle labbra è “niente”, sappiate che è quella sbagliata: l’ambiente non è cosa separata e diversa dal lavoro e dall’economia, ma è anzi al cuore della questione. Per questo 19 tra i maggiori scienziati italiani che si occupano di cambiamenti climatici e ambiente – raccolti nel Comitato scientifico La scienza al voto – hanno deciso di mobilitarsi mettendo all’erta politici e opinione pubblica su quelle criticità ambientali che hanno (e avranno sempre di più) ripercussioni sulle nostre attività produttive, sul nostro territorio e sulla nostra stessa salute.
«Non si tratta – spiega Antonello Pasini, climatologo Cnr e coordinatore del Comitato – di aggiungere un tema alla campagna elettorale, bensì di capire che solo tenendo conto del contesto ambientale si possono individuare le migliori soluzioni per risolvere i problemi che affliggono il paese. Noi infatti abbiamo elaborato proposte di intervento scientificamente fondate e le abbiamo declinate nelle priorità dei cittadini: come ottenere più lavoro, come gestire l’immigrazione, come garantire la sicurezza, come controllare la pressione fiscale......
I mutamenti climatico-ambientali – avvertono infatti gli scienziati – sono un fenomeno globale che già oggi è particolarmente evidente in Italia. Se a causa dell’attività umana il pianeta si sta riscaldando in maniera inequivocabile (le temperature medie globali sono aumentate di almeno 0,5 °C nell’ultimo trentennio e di quasi 1 °C nell’ultimo secolo), nel nostro Paese i cambiamenti climatici corrono già oggi molto più della media globale: le temperature medie sono aumentate di almeno 1 °C nell’ultimo trentennio e di quasi 2 °C nell’ultimo secolo, un incremento praticamente doppio. Ovviamente quello del riscaldamento globale resta appunto un problema globale, e in questo l’Italia è chiamata a fare la sua parte nel negoziato internazionale, ma con quale credibilità se a livello nazionale le emissioni di gas serra equivalgono (Ispra, 2015) a ben 433 milioni di tonnellate l’anno di CO2 e sono tornate a crescere? Circa l’85% delle emissioni – ricordano gli scienziati – sono dovute al settore energetico, industriale e dei trasporti (sostanzialmente le combustioni fossili): l’azione in questi settori è dunque di fondamentale importanza, e sarebbe in grado di dare una spinta robusta (anche) al mercato del lavoro. Con circa 97.000 occupati, oggi l’Italia si piazza ad esempio al quarto posto fra i Paesi Ue con la maggiore quota di posti di lavoro legati al settore delle rinnovabili dopo Germania (322.300), Francia (162.100) e Gran Bretagna (109.200), un dato che può e deve crescere ancora molto.
A quest’asse portante se ne affiancano poi altri, come la necessità stringente di rendere più circolare – ovvero, in grado di mantenere più a lungo il valore delle materie prime nei cicli di produzione e consumo – la nostra economia. Come spiegano dal Comitato scientifico, l’Italia necessita dunque di ricerca e sviluppo di prodotti progettati secondo i principi dell’economia circolare, del risparmio energetico e del ridotto consumo di materie prime, la riconversione del settore manifatturiero (con graduale rilocalizzazione delle industrie – consumare meno, produrre meglio, produrre qui), la creazione di una compiuta filiera del riciclo, l’introduzione di incentivi legati all’impatto ambientale della produzione e della distribuzione (carbon tax?). Le ricadute occupazionali saranno in questo caso dirette e indirette, grazie al nuovo sviluppo delle esportazioni di beni e servizi con alto valore aggiunto, e quanto più velocemente verrà promossa la transizione, tanto più velocemente saremo in grado anche di esportare tecnologie e conoscenze.........Leggi tutto 

26 novembre 2017

Intervista alla dottoressa Patrizia Gentilini :Inquinamento ambientale e salute.

Tratto da scienzaeconoscenza

Inquinamento ambientale e salute: intervista alla dottoressa Patrizia Gentilini

Inquinamento ambientale e salute: intervista alla dottoressa Patrizia Gentilini
L’inquinamento ambientale globale è tra le più gravi sfide cui siamo chiamati a far fronte nel presente e nell’immediato futuro. Per capire la gravità della situazione e quante e quali patologie dipendono da come acque, aria e suolo si siano ridotti a vere e proprie discariche abbiamo intervistato Patrizia Gentilini, medico ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) da anni impegnata nella lotta all’inquinamento ambientali e nella divulgazioni sui temi della prevenzione primaria e della salute uomo-ambiente. 

A cosa ci riferisce quando si parla oggi di inquinamento ambientale?

Le persone, purtroppo, non sono consapevoli del fatto che nel giro di pochissime generazioni abbiamo modificato, in modo temo irreversibile, il nostro habitat dal punto di vista sia fisico (pensiamo ai campi elettromagnetici) che chimico, con l’introduzione nell’aria, nell’acqua, nei suoli, di centinaia di migliaia di molecole chimiche di sintesi, molto spesso tossiche e persistenti, di cui nulla, o quasi, sappiamo circa gli effetti sulla salute.
Sostanze che entrano nei nostri corpi attraverso la pelle, l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo e interferiscono con le funzioni di organi e apparati delicatissimi originando malattie e dando luogo a quello che è stato definito “il paradosso del progresso”.
Sostanze tossiche e cancerogene si ritrovano a centinaia anche nel cordone ombelicale e nel latte materno, interferendo quindi con lo sviluppo embrio-fetale, con la possibilità di dare origine a patologie che poi si manifesteranno non solo nell’infanzia ma anche nella età adulta, tanto che di parla di una “origine fetale delle malattie dell’adulto”dal cancro alle patologie metaboliche, dall’infarto a quelle neurodegenerative
Abbiamo trasformato il mare in un deposito di plastiche e l’atmosfera in una discarica cambiandone la stessa composizione chimica: nel 2015 la CO2 ha superato stabilmente la soglia delle 400 parti per milione, si pensi che solo nel 1985 la sua concentrazione era di circa 340 ppm e sappiamo che l’aumento della CO2- fondamentalmente conseguente all’utilizzo di combustibili fossili - è strettamente connesso con il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici in atto. La situazione, per come io la vedo è semplicemente drammatica, ma continuiamo sulla strada perversa delle incentivazioni alle combustioni: dal biogas, alle biomasse, dai rifiuti al petrolio, anche se oggi le tecnologie per ottenere tutta l’energia di cui abbiamo bisogno da fonti davvero rinnovabili – ovvero dal sole- sono più che mature.

Metalli pesanti, pesticidi, diossine, inquinamento elettromagnetico: come abbiamo trasformato il Pianeta in una discarica di sostanze che ci fanno ammalare? 



Quali sono le sostanze più pericolose per la salute umana e per quali patologie rappresentano una agente eziologico scientificamente accertato?

Non è semplice fare una “graduatoria” e distinguere “in vivo” e non in esperimenti di laboratorio l’azione di una singola sostanza dall’ altra, dal momento che sono migliaia le molecole cui siamo esposti e centinaia quelle presenti in cocktail nei nostri corpi. L’azione di queste sostanze può modularsi reciprocamente ed è variabile in base alle condizioni individuali dell’individuo (età, stato di salute) e alla sua capacità di detossificazione, che in gran parte è geneticamente determinata. ......
Comunque i migliori esempi di relazione fra sostanze tossiche e patologie umane li troviamo nelle malattie professionali: amianto e mesotelioma, amine aromatiche e tumori alla vescica, benzene e leucemie mieloidi, formaldeide e tumori nasali, cloruro di vinile monomero e tumori epatici, ma anche fumo di sigaretta e cancro al polmone.
Ci sono poi le sostanze dichiaratamente cancerogene (vedi box) e il foltissimo gruppo degli interferenti endocrini (vedi box). Ma pensiamo anche alla qualità dell’aria, oggi ritenuto il maggior problema a livello globale per la salute umana in quanto si stima che la mortalità attribuibile all'inquinamento atmosferico ammonti annualmente a 4,33 milioni di individui e comporti la perdita di 123 milioni di anni di vita La situazione dell’Italia a questo riguardo è molto critica e il Rapporto dell’UE (14) vede il nostro paese al 1° posto in Europa per morti premature dovute alla cattiva qualità dell’aria: per i livelli di PM2,5, NO2, Ozono si stima che nel corso del 2013 si siano verificati nel paese 91.050 decessi prematuri.
È ormai assodato che ad ogni aumento di particolato nell’aria è associato, a breve termine, un aumento di eventi avversi cardiaci e respiratori in quanto si induce stress ossidativo, alterazioni dell’endotelio vasale, stato pro-trombotico, infiammazione sistemica tali da provocare innalzamento della pressione arteriosa, aritmia, aumento della coagulabilità sanguigna, trombosi, vasocostrizione, aterosclerosi, ischemia cardiaca e infarto miocardico. In seguito ad esposizione nel lungo periodo aumenta il rischio di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), asma, cancro al polmone e morte.
Ma per la cattiva qualità dell’aria si registra anche l’incremento della abortività spontanea, della prematurità, di malformazioni, ma anche di danni per lo sviluppo cognitivo con aumento di autismo, demenza e patologie metaboliche quali il diabete. La principale modalità con cui gli inquinanti presenti in aria interagiscono con le funzioni cerebrali è rappresentata ancora una volta da stress ossidativo e da conseguente neuro-infiammazione: recenti studi hanno evidenziato che per ogni incremento di 10 μg/m3 di PM10 e PM2,5 si registra un incremento del rischio di autismo rispettivamente del 7% e del 132%. Anche per quanto attiene la demenza e il declino cognitivo sono numerosi gli studi che già da alcuni anni correlano queste forme morbose con l’inalazione di particolato, specie se di taglia più fine. Particolarmente pericoloso risulta essere a questo proposito il PM 0,1 (nanoparticelle) che già in studi condotti a Città del Messico aveva dimostrato di poter raggiungere i lobi frontali attraverso il nervo olfattivo e indurre alterazioni di tipo neuro infiammatorio che precorrono l’insorgenza della malattia conclamata.

Continua la lettura dell'intervista su Scienza e Conoscenza 62! 


22 luglio 2012

Gianfranco Bologna:Le scienza vuole la sostenibilità, ma è ignorata dall’(in)azione politica

 Tratto da Greenreport

Le scienza vuole la sostenibilità, ma è ignorata dall’(in)azione politica


 di Gianfranco Bologna

Siamo in una situazione sempre più grave, ma non solo per gli effetti della crisi economico-finanziaria e per quelli, ancora più pesanti , che derivano dal deficit ecologico che continuiamo drammaticamente ad accumulare e che sarà sempre più difficile ripristinare, ma soprattutto per il livello delle risposte che l'establishment politico economico fornisce per cercare di risolvere i problemi del mondo odierni.
La situazione globale che stiamo attraversando dimostra palesemente come i modelli e le impostazioni, anche culturali, del nostro sviluppo socio economico sin qui perseguiti siano oggettivamente impossibili da perseguire ancora per il futuro: sono infatti totalmente insostenibili dal punto di vista ambientale e sociale.
 Ed è quindi ancor più singolare e sorprendente che ad un incremento della conoscenza scientifica sugli effetti delle nostre pressioni nei confronti dei sistemi naturali corrisponda un penoso livello di inazione politica.

La realtà è che la nostra cultura della crescita economica continua e dei modelli consumistici dominanti fatica moltissimo a comprendere come la vera grande sfida che abbiamo tutti noi, abitanti di questa meravigliosa Terra, è quella di imparare a vivere nei limiti di un solo pianeta.

La cultura scientifica che sta alla base delle conoscenze sulla sostenibilità e che è costituita soprattutto delle scienze del sistema Terra che cercano di analizzare le interrelazioni tra i grandi sistemi del nostro pianeta (il sistema dell'acqua, l'idrosfera, quello del suolo e di ciò che esiste sotto la "crosta" terrestre, la pedosfera e la geosfera, quello dell'aria, l'atmosfera, quello della vita, la biosfera) e i sistemi umani, l'antroposfera, ci dice chiaramente, che l'azione umana sui sistemi naturali è oggi equivalente a quella delle grandi forze che hanno plasmato il nostro pianeta in tutta la sua storia di oltre 4,5 miliardi di anni.

Non è un caso che i grandi programmi di ricerca sul cambiamento globale strutturati nell'Earth System Science Partneship hanno lanciato proprio quest'anno - con il patrocinio dell'International Council for Science (ICSU) - il grande programma di ricerca "Future Earth. Research for Global Sustainability" che, dopo essere stato presentato alla grande conferenza internazionale scientifica di Londra del marzo scorso, "Planet Under Pressure", è stato presentato anche alla recente Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile.

Purtroppo il mondo politico ed economico non sembra aver familiarità con  le conoscenze delle scienze del sistema Terra ed anche con le paleoscienze che cercano di comprendere come si è modificato il nostro pianeta da quando esiste ad oggi per cercare di comprendere, tra l'altro, quali paragoni possono essere ammissibili tra la situazione attuale e quelle che si sono verificate nel passato.
La cosa più singolare è che il mondo politico ed economico sembra completamente ignorare che gli straordinari stravolgimenti che si sono verificati nel passato della storia della Terra e che la scienza sta documentando con sempre maggiore accuratezza, non hanno mai avuto luogo con una popolazione umana di più di 7 miliardi di persone (avviate a superare i 9 miliardi entro il 2050) e con una civilizzazione umana che ha colonizzato ormai in maniera fisicamente osservabile, attraverso i satelliti, quasi la metà della superficie delle terre emerse.

E' molto interessante seguire tra i tanti affascinanti programmi delle ricerche sul cambiamento globale quelli relativi ai cambiamenti globali del passato, perché proprio queste ricerche possono fornirci straordinarie chiavi di lettura sulla similitudine con situazioni e fenomeni che si stanno verificando anche adesso............

Sono gli studiosi che hanno condotto queste ricerche, come il grande climatologo Jim Hansen, direttore del Goddard Institute for Space Studies della NASA e professore alla Columbia University, a ritenere come "confine planetario" che non dovremo superare, pena effetti devastanti per le società umane, della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera quella di 350 parti per milione (ppm); oggi, a giugno 2012, siamo già a 393 ppm (secondo il famoso Mauna Loa Observatory). 

Ecco perché è sempre più intollerabile il gap che esiste tra conoscenza scientifica e azione politica.

Data

The complete Mauna Loa CO2 records described on this page are available.