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21 maggio 2020

Patrizia Gentilini: Coronavirus, ‘non si può uscire dalla crisi con quel modello di sviluppo che ha contribuito a crearla’

Tratto da  Il Fatto Quotidiano
Patrizia Gentilini:

Coronavirus, ‘non si può uscire dalla crisi con quel modello di sviluppo che ha contribuito a crearla’

La fase 2 in cui ci troviamo, e che dovrebbe farci uscire gradualmente dall’emergenza causata da Covid-19, è particolarmente delicata e complessa e richiede non solo una attenta riflessione, ma anche partecipazione, confronto e condivisione da parte di tutti. Da più parti si levano voci sulla necessità di un cambiamento e sul fatto che “nulla torni come prima”, ma si profila il concreto rischio che il cambiamento ci sia, ma non nella direzione auspicata e che, sulla spinta della crisi economica e sociale, si facciano passi indietro sul fronte della tutela ambientale.
In momenti di crisi è infatti forte la tentazione di cercare scorciatoie che rischiano però di peggiorare ulteriormente le cose. Pessimo segnale in questo senso è, ad esempio, la recente deroga al clorpirifos, insetticida organofosforico messo al bando in Europa, perché estremamente dannoso per il neurosviluppo, ma subito riautorizzato dalla ministra Teresa Bellanova.
Se partiamo dal presupposto che anche questa pandemia, come pure le precedenti, sia il segnale della rottura del complesso e difficile equilibrio fra uomo e natura, aggravare questa frattura continuando a spargere veleni non potrà che porre le basi per ulteriori disastri, ancor più devastanti data anche la crisi climatica in atto.
Lo stretto legame fra salute e ambiente è fortunatamente sempre più percepito e a questo proposito assume grande rilievo il documento congiunto fra la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) e l’Associazione Medici per l’Ambiente Isde Italia: Covid-19: le lezioni da imparare, gli sbagli da non fare.
Nel documento, già sottoscritto dal Gruppo Unitario per le Foreste Italiane (Gufi), Navdanya International, Federbio e altri, si elencano in modo stringato ma efficace gli errori da non ripetere e le lezioni che il Covid, nostro malgrado, ci impartisce.
Si afferma innanzitutto che il porre la salute al di sopra degli interessi economici – come ripetutamente dichiarato in questi mesi – valga non solo per la pandemia, ma anche per il complesso delle malattie cronico-degenerative, responsabili del 91% della mortalità in Italia e il cui legame con l’inquinamento è fuori dubbio.
Si ribadisce che il depotenziamento dell’assistenza sanitaria, i drastici tagli, l’introduzione di logiche privatistiche e prestazioni a pagamento ha messo a nudo le carenze di un sistema sanitario che va quindi riformato radicalmente e ripensato a partire dai servizi territoriali, fondamentali per soddisfare i reali bisogni di salute.
Altro punto cruciale è la “fragilità” della popolazione, specie anziana, che ha pagato il prezzo più elevato al coronavirus. A tal proposito un recentissimo articolo illustra come la “fragilità” sia dovuta a patologie cronico-degenerative che iniziano sempre più precocemente, a volte addirittura già in età pediatrica, e dimostra come inquinamento atmosferico, interferenti endocrini, mancanza di verde, pesticidi, cambiamenti climatici e innumerevoli altre aggressioni ambientali compromettano i principali meccanismi molecolari che regolano la vulnerabilità individuale e siano alla base della “fragilità” della popolazione.
Il concetto di “One health”, “una sola salute” ovvero che la salute umana è un tutt’uno con quella degli altri ecosistemi e dell’intero pianeta, è il concetto fondamentale da cui ripartire e fortunatamente sempre più condiviso.
Nel documento vi sono non solo attestazioni di massima, ma anche concrete indicazioni quale quella di approvare rapidamente la legge sull’agricoltura biologica da due anni ferma in Senato, la richiesta del blocco totale del consumo di suolo, della messa in sicurezza delle infrastrutture esistenti (strade, ponti etc.), nonché la bonifica delle aree inquinate e la rigenerazione urbana.
Si afferma che l’energia deve provenire da fonti “realmente” rinnovabili, dove “realmente” sottende che siano sostitutive di quelle fossili, fondate su criteri di sostenibilità e a basso o nullo impatto ecologico, ambientale e paesaggistico e che ovviamente si cessi di incentivare l’energia prodotta da processi di combustione, biomasse incluse....
Con altrettanta fermezza si chiede anche “una moratoria sull’implementazione di tecnologie digitali non ancora adeguatamente testate”considerazione più che mai attuale a fronte dell’implementazione del 5G su cui la comunità scientifica e non solosolleva dubbi più che legittimi.
Il documento conclude che: “Non si può pensare di uscire dalla crisi sanitaria, economica e sociale indotta dalla pandemia rimanendo ancorati o addirittura prigionieri dello stesso modello di sviluppo e di consumo che ha contribuito a crearla”. Questo il forte messaggio che si leva dalla classe medica italiana e che la classe politica non può più continuare ad ignorare!

30 luglio 2019

Alcuni articoli di Patrizia gentili da Il Fatto Quotidiano

Patrizia Gentilini
Tratto da Il Fatto Quotidiano         Patrizia Gentilini

Medico oncologo ed ematologo, membro di Isde

Sono un medico oncologo ed ematologo, ho lavorato per oltre 30 anni nel reparto di Oncologia di Forlì.Ho cominciato ad interessarmi fattivamente delle problematiche ambientali oltre 10 anni fa, in occasione del raddoppio di potenzialità dei due inceneritori della mia città, Forlì. Con 409 medici della mia città facemmo una petizione per chiedere una diversa gestione dei rifiuti tale da evitare l’ampliamento degli impianti: purtroppo, nonostante anche lo strenuo impegno da parte di cittadini ed associazioni, l’obiettivo non fu raggiunto.
In una delle tante iniziative fatte in quel periodo, esattamente per un Consiglio Comunale aperto il 24 novembre 2005, era stato invitato Lorenzo Tomatis ed io, come tanti altri cittadini di Forlì, mai potremo dimenticare quanto il Prof. Tomatis ci disse prendendo la parola: “le generazioni a venire non ci perdoneranno i danni che noi stiamo loro facendo”.
Queste parole sono state pietre miliari per me e per tanti colleghi perché ci hanno fatto capire che non era più sufficiente dedicarsi solo al versante della diagnosi/terapia, ma era di estrema importanza ridurre le fonti di inquinamento. Sono infatti centinaia e centinaia le sostanze tossiche presenti nei nostri corpi e che passano anche al feto durante la gravidanza, compromettendo non solo la nostra salute, ma anche quella delle generazioni future, che non hanno alcuna colpa dei veleni che lasciamo loro in eredità.
L’amicizia che mi ha in seguito legato a Lorenzo Tomatis fino alla sua prematura scomparsa, l’insegnamento e la testimonianza che ci ha lasciato per una Scienza ed una Medicina che siano sempre e comunque al servizio dell’Uomo e della sua dignità, rappresentano un’eredità tanto preziosa quanto impegnativa.
Con altri colleghi abbiamo raccolto questa sfida e ci sforziamo, a nostra volta, di testimoniare questo impegno promuovendo il concetto che, se vogliamo salvaguardare la salute, dobbiamo operare per ridurre l’esposizione delle popolazioni alle sostanze tossiche e cancerogene.
Questa è la Prevenzione Primaria, che “non porta fama o denari, ma protegge tanto il povero quanto il ricco” e che richiede che strumenti di conoscenza, indipendenti e scientificamente validi, vengano messi a diposizione dei cittadini, questo è quanto cerco di fare impegnandomi nel Comitato Scientifico della Associazione dei Medici per l’Ambiente e in Medicina Democratica.

Leggi :

5G, i dati parlano chiaro: i timori sono fondati. Siamo sicuri si tratti di progresso?



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10 novembre 2018

Patrizia Gentilini: Per ambiente e salute occorre andare alle radici del problema

Tratto da Il Fatto Quotidiano
Governo, basta soluzioni frettolose. Per ambiente e salute occorre andare alle radici del problema             di Patrizia Gentilini

Risultati immagini per ambiente salute
Le sfide che aspettano il nuovo governo – cui porgo i più sinceri auguri di buon lavoro condotto nell’esclusivo interesse del Paese – non sono certo semplici e specialmente per quanto attiene ambiente e salute non sarà facile venirne a capo, visti i livelli di inquinamento di aria, acqua, suolo in tante aree d’Italia. Mi auguro che la filosofia che ispirerà l’operato dei ministri non sia quella di cercare soluzioni rabberciate e frettolose – spesso peggiori del male – ma di andare alla radice dei problemi, ricercarne le cause e rimuoverle il più possibile, operando quindi nell’ottica della prevenzione primaria, ben sapendo che ciò che può apparire un costo grazie al risanamento dell’ambiente è in realtà un grande risparmio in termini non solo di sofferenza ma anche economici.

La letteratura scientifica sull’argomento è sempre più nutrita e attendibile, specie per quanto attiene l’infanzia e, ad esempio, si stima che nella sola Europa per i deficit cognitivi secondari all’esposizione a pesticidi organofosforici i costi ammontino ogni anno a 194 miliardi di dollari, cui ne vanno aggiunti altri 60.6, 10.8 e 12.6 per danni cognitivi da esposizione rispettivamente a piombo, mercurio e ritardanti di fiamma. Per non parlare degli oltre 37 miliardi di dollari spesi ogni anno in Europa per patologie cardiovascolari dovute alla cattiva qualità dell’aria o delle nascite pretermine il cui costo negli Usa. per l’esposizione al solo Pm 2.5ammonta a 4.33 miliardi di dollari ogni anno.
Tuttavia, qualcosa di semplice e con immediati benefici effetti già potrebbe essere fatto togliendo di mezzo alcuni vergognosi decreti approvati a governo già dimissionario. Il primo da cancellare sarebbe l’infame decreto Martina del 13 febbraio, che obbliga all’uso di neonicotinoidi nei territori pugliesi interessati dal disseccamento degli ulivi. Ricordo che alcuni di questi insetticidi di recente sono stati vietati dall’Ue in quanto responsabili della moria delle api ed è paradossale che l’Italia in Europa voti per la messa al bando di queste sostanze e all’interno del Paese obblighi al loro utilizzo anche le aziende biologiche suscitando fior di proteste.......
Parimenti auspico una profonda rivisitazione del decreto sul Testo unico forestale di cui tanto ho già parlato: mi limito a comunicare che sono disponibili gli atti del convegno fatto sull’argomento il 6 aprile a Rieti, si tratta di un documento importante in cui tutti gli aspetti relativi alle biomasse forestali (ambientali, ecologici, energetici, sanitari etc.) sono stati affrontati e in cui finalmente si fa chiarezza delle troppe bufale che circolano anche in merito alle fonti rinnovabili di energia, che pure tanto piacciono a certi “ambientalisti” che non si rendono conto che incentivando i processi di combustione, di fatto paghiamo di tasca nostra il peggioramento della qualità dell’aria, aumentando il rischio di ammalarci.
L' articolo integrale su Il Fatto Quotidiano

26 novembre 2017

Intervista alla dottoressa Patrizia Gentilini :Inquinamento ambientale e salute.

Tratto da scienzaeconoscenza

Inquinamento ambientale e salute: intervista alla dottoressa Patrizia Gentilini

Inquinamento ambientale e salute: intervista alla dottoressa Patrizia Gentilini
L’inquinamento ambientale globale è tra le più gravi sfide cui siamo chiamati a far fronte nel presente e nell’immediato futuro. Per capire la gravità della situazione e quante e quali patologie dipendono da come acque, aria e suolo si siano ridotti a vere e proprie discariche abbiamo intervistato Patrizia Gentilini, medico ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) da anni impegnata nella lotta all’inquinamento ambientali e nella divulgazioni sui temi della prevenzione primaria e della salute uomo-ambiente. 

A cosa ci riferisce quando si parla oggi di inquinamento ambientale?

Le persone, purtroppo, non sono consapevoli del fatto che nel giro di pochissime generazioni abbiamo modificato, in modo temo irreversibile, il nostro habitat dal punto di vista sia fisico (pensiamo ai campi elettromagnetici) che chimico, con l’introduzione nell’aria, nell’acqua, nei suoli, di centinaia di migliaia di molecole chimiche di sintesi, molto spesso tossiche e persistenti, di cui nulla, o quasi, sappiamo circa gli effetti sulla salute.
Sostanze che entrano nei nostri corpi attraverso la pelle, l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo e interferiscono con le funzioni di organi e apparati delicatissimi originando malattie e dando luogo a quello che è stato definito “il paradosso del progresso”.
Sostanze tossiche e cancerogene si ritrovano a centinaia anche nel cordone ombelicale e nel latte materno, interferendo quindi con lo sviluppo embrio-fetale, con la possibilità di dare origine a patologie che poi si manifesteranno non solo nell’infanzia ma anche nella età adulta, tanto che di parla di una “origine fetale delle malattie dell’adulto”dal cancro alle patologie metaboliche, dall’infarto a quelle neurodegenerative
Abbiamo trasformato il mare in un deposito di plastiche e l’atmosfera in una discarica cambiandone la stessa composizione chimica: nel 2015 la CO2 ha superato stabilmente la soglia delle 400 parti per milione, si pensi che solo nel 1985 la sua concentrazione era di circa 340 ppm e sappiamo che l’aumento della CO2- fondamentalmente conseguente all’utilizzo di combustibili fossili - è strettamente connesso con il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici in atto. La situazione, per come io la vedo è semplicemente drammatica, ma continuiamo sulla strada perversa delle incentivazioni alle combustioni: dal biogas, alle biomasse, dai rifiuti al petrolio, anche se oggi le tecnologie per ottenere tutta l’energia di cui abbiamo bisogno da fonti davvero rinnovabili – ovvero dal sole- sono più che mature.

Metalli pesanti, pesticidi, diossine, inquinamento elettromagnetico: come abbiamo trasformato il Pianeta in una discarica di sostanze che ci fanno ammalare? 



Quali sono le sostanze più pericolose per la salute umana e per quali patologie rappresentano una agente eziologico scientificamente accertato?

Non è semplice fare una “graduatoria” e distinguere “in vivo” e non in esperimenti di laboratorio l’azione di una singola sostanza dall’ altra, dal momento che sono migliaia le molecole cui siamo esposti e centinaia quelle presenti in cocktail nei nostri corpi. L’azione di queste sostanze può modularsi reciprocamente ed è variabile in base alle condizioni individuali dell’individuo (età, stato di salute) e alla sua capacità di detossificazione, che in gran parte è geneticamente determinata. ......
Comunque i migliori esempi di relazione fra sostanze tossiche e patologie umane li troviamo nelle malattie professionali: amianto e mesotelioma, amine aromatiche e tumori alla vescica, benzene e leucemie mieloidi, formaldeide e tumori nasali, cloruro di vinile monomero e tumori epatici, ma anche fumo di sigaretta e cancro al polmone.
Ci sono poi le sostanze dichiaratamente cancerogene (vedi box) e il foltissimo gruppo degli interferenti endocrini (vedi box). Ma pensiamo anche alla qualità dell’aria, oggi ritenuto il maggior problema a livello globale per la salute umana in quanto si stima che la mortalità attribuibile all'inquinamento atmosferico ammonti annualmente a 4,33 milioni di individui e comporti la perdita di 123 milioni di anni di vita La situazione dell’Italia a questo riguardo è molto critica e il Rapporto dell’UE (14) vede il nostro paese al 1° posto in Europa per morti premature dovute alla cattiva qualità dell’aria: per i livelli di PM2,5, NO2, Ozono si stima che nel corso del 2013 si siano verificati nel paese 91.050 decessi prematuri.
È ormai assodato che ad ogni aumento di particolato nell’aria è associato, a breve termine, un aumento di eventi avversi cardiaci e respiratori in quanto si induce stress ossidativo, alterazioni dell’endotelio vasale, stato pro-trombotico, infiammazione sistemica tali da provocare innalzamento della pressione arteriosa, aritmia, aumento della coagulabilità sanguigna, trombosi, vasocostrizione, aterosclerosi, ischemia cardiaca e infarto miocardico. In seguito ad esposizione nel lungo periodo aumenta il rischio di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), asma, cancro al polmone e morte.
Ma per la cattiva qualità dell’aria si registra anche l’incremento della abortività spontanea, della prematurità, di malformazioni, ma anche di danni per lo sviluppo cognitivo con aumento di autismo, demenza e patologie metaboliche quali il diabete. La principale modalità con cui gli inquinanti presenti in aria interagiscono con le funzioni cerebrali è rappresentata ancora una volta da stress ossidativo e da conseguente neuro-infiammazione: recenti studi hanno evidenziato che per ogni incremento di 10 μg/m3 di PM10 e PM2,5 si registra un incremento del rischio di autismo rispettivamente del 7% e del 132%. Anche per quanto attiene la demenza e il declino cognitivo sono numerosi gli studi che già da alcuni anni correlano queste forme morbose con l’inalazione di particolato, specie se di taglia più fine. Particolarmente pericoloso risulta essere a questo proposito il PM 0,1 (nanoparticelle) che già in studi condotti a Città del Messico aveva dimostrato di poter raggiungere i lobi frontali attraverso il nervo olfattivo e indurre alterazioni di tipo neuro infiammatorio che precorrono l’insorgenza della malattia conclamata.

Continua la lettura dell'intervista su Scienza e Conoscenza 62! 


13 agosto 2015

Isde Italia -Patrizia Gentini :Sbocca Italia e inceneritori, dove sta la coerenza con le politiche europee?

Sbocca Italia e inceneritori, dove sta la coerenza con le politiche europee?

 Isde Italia
Credo che raramente un documento dell’Associazione dei Medici per l’Ambiente (Isde Italia) sia giunto in momento più opportuno. È stato infatti pubblicato il comunicato stampa e il Position Paper sulla corretta gestione dei rifiuti solidi urbani.
Si tratta di un documento condiviso che riporta le Linee Guida su un argomento che proprio in questi giorni è ancora una volta alla ribalta in seguito ai decreti attuativi che prevedono la costruzione di nuovi inceneritori.
Il documento vuole essere (come del resto tutti i documenti di Isde!) uno strumento corretto e puntuale  sia dal punto di vista scientifico che normativo a disposizione di amministratori, associazioni, cittadini interessati a conoscere il parere di medici che non hanno alcun conflitto di interesse sul tema trattato, ma che vogliono solo difendere la salute pubblica.
Nel Position Paper si affronta in particolare il problema dell’incenerimento dei rifiuti – con le relative implicazioni energetiche ed economiche – che, a onta delle indicazioni europee, viene invece sempre più incentivato dalle nuove norme italiane in materia
A tal proposito, con il supporto della letteratura scientifica internazionale, Isde Italia giudica questa pratica, non soltanto antieconomica, ma anche assai pericolosa per la salute dei cittadini. Ugualmente esplicitate le perplessità dell’Associazione sul conferimento in discarica dei materiali post-consumo, fonte di spreco di risorse e segnale evidente dell’incapacità di tante amministrazioni pubbliche ad affrontare adeguatamente il problema.
In un momento di scarsità di materie prime e di crisi ambientale ormai sotto gli occhi di tutti, è davvero paradossale che il tema dei rifiuti venga affrontato pensando di implementare il ricorso all’incenerimento che altro non è che fonte di inquinamento e spreco di risorse. Nel 3° millennio non si può più pensare a un’economia “lineare” in cui  si susseguono estrazione, produzione, consumo, smaltimento e in cui, terminato il consumo, termina anche il ciclo del prodotto che diventa rifiuto. In una visione “lineare” quindi si ricomincia ogni volta da capo, quasi vivessimo in un pianeta non già fin troppo avvelenato e in cui le risorse sono sempre più in via di esaurimento.
Ormai dobbiamo convincerci che l’unica via di uscita è pensare a una economia “circolare”, che, secondo la definizione che ne dà la Ellen MacArthur Foundation “è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare, i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”. L’economia circolare è dunque un sistema in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun’altro. Questo del resto è quanto la stessa Commissione Europea in un documento del 2 luglio 2014 già raccomandava sollecitando e adottando “proposte intese a sviluppare un’economia più circolare in Europa e a promuovere il riciclaggio negli Stati membri. Il conseguimento dei nuovi obiettivi in materia di rifiuti creerebbe 580 000 nuovi posti di lavoro, rendendo l’Europa più competitiva e riducendo la domanda di risorse scarse e costose.”
Dal momento che ci sentiamo sempre ripetere per quanto attiene riforme, rispetto dei parametri economici, vincoli di bilancio etc. che “ce lo chiede l’Europa” , perché l’attuale governo si dimentica totalmente di queste altre richieste, visto che è sempre l’Europa a farcele? Dove sta la coerenza?
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logoTratto da  ISDE    

PUBBLICATO IL POSITION PAPER DI ISDE ITALIA SULLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI


Rifiuti_316x180_01L’Associazione dei Medici per l’Ambiente – ISDE Italia ha rilasciato le Linee Guida elaborate sullo smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU).

Coerentemente con quanto stabilito dall’UE e recepito, almeno formalmente, dal nostro Paese, viene riproposta la gerarchia dello smaltimento dei RSU: prevenzione; preparazione per il riutilizzo; riciclaggio; recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia; smaltimento.
Il documento affronta in particolare il problema dell’incenerimento dei rifiuti – con le relative implicazioni energetiche ed economiche – che, ad onta delle indicazioni europee, viene invece sempre più incentivato dalle nuove norme italiane in materia. 
A tal proposito, con il supporto della letteratura scientifica internazionale, ISDE Italia giudica questa pratica, non soltanto antieconomica, ma anche assai pericolosa per la salute dei cittadini.
Ugualmente esplicitate le perplessità dell’Associazione sul conferimento in discarica dei materiali post-consumo, fonte di spreco di risorse e segnale evidente dell’incapacità di tante Amministrazioni pubbliche ad affrontare adeguatamente il problema.
ISDE auspica che i Decisori politici, e gli Amministratori in genere, possano assumere adeguate conoscenze e competenze che porti ad un inquadramento normativo per lo smaltimento dei RSU realmente in sintonia con gli interessi sociali, economici e sanitari delle Comunità.
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13 febbraio 2015

1)Patrizia Gentilini . Inquinamento e rischio tumori, ma davvero ammalarsi è solo sfortuna? 2)Cancro: cattiva sorte o cattive teorie?

Tratto da Il  Fatto Quotidiano

Presidente Isde Forlì

1)Inquinamento e rischio tumori, ma davvero ammalarsi è solo sfortuna?

Di recente ha trovato ampio spazio sulla stampa italiana e sui media in generale un articolo di due ricercatori pubblicato su una prestigiosa rivista (Science) nel quale si sosteneva che il cancro è dovuto essenzialmente alla sfortuna (“bad luck”). Verrebbe spontaneo rispondere che certamente nascere in prossimità di siti inquinati, essere esposti a pesticidi, emissioni di inceneritori, centrali a carbone, acciaierie o altre amenità è certamente “una sfortuna”, ma non era questo che intendevano gli Autori né tantomeno i media che con grande risalto hanno ripreso la notizia.
Infatti il messaggio arrivato al grande pubblico è che la principale causa del cancro è la casualità, ovvero “la sfortuna” e che pertanto politiche di prevenzione primariariduzione dell’inquinamento o idonee scelte di vita, non siano poi più di tanto importanti.
Ma cerchiamo di capire cosa esattamente è emerso dallo studio: i due ricercatori, utilizzando anche modelli matematici, hanno dimostrato che c’è una forte correlazione tra la frequenza dei tumori e il tasso di proliferazione delle cellule staminali dei tessuti in cui i tumori stessi insorgono.
Questo non stupisce affatto perché è logico ipotizzare che quanto più spesso le cellule staminali di un organo sono in fase replicativa, tanto più è facile che insorga un cancro dal momento che una frequente proliferazione facilita errori di replicazione del Dna e l’insorgenza di mutazioni.
Ma da qui ad affermare, come fanno gli Autori, che le influenze stocastiche (casuali) costituiscono il contributo più grande all’insorgenza del cancro e che il 65% dei tumori è dovuto alla proliferazione delle cellule staminali e dunque al “caso” ce ne corre!
Questo articolo ha già suscitato una dura replica da parte della Iarc che il 13 gennaio 2015 ha scritto: “L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), Agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità specializzata per le Ricerche sul Cancro è in forte disaccordo con la conclusione della relazione scientifica pubblicata sulla rivista Science il 2 Gennaio 2015 dal Dr Cristian Tomasetti e dal Dr Bert Vogelstein sulle cause del cancro nell’uomo. Lo studio, che ha ricevuto una copertura mediatica capillare, ha confrontato, in una vasta gamma di tessuti, il numero di divisioni delle cellule staminali in relazione alla loro durata di vita con il rischio di cancro sempre rispetto alla durata di vita del tessuto ed ha sostenuto che mutazioni casuali (o “la sfortuna”) siano le maggiori cause che contribuiscono alla formazione di tutti i tumori, anche più importanti dei fattori ereditari o di quelli ambientali esterni… Gli esperti della Iarc dimostrano che in queste conclusioni vi sono gravi contraddizioni rispetto a numerosissime evidenze epidemiologiche (che hanno portato a conclusioni opposte nota del traduttoree che sussistono anche numerose limitazioni metodologiche e pregiudizi nell’analisi riportata nella pubblicazione. Concludere che ‘la sfortuna’ è la principale causa del cancro sarebbe fuorviante e potrebbe sminuire gli sforzi per identificare e prevenire efficacemente le cause della malattia”.
Da oltre un decennio l’epigenetica ci ha insegnato che, viceversa, sono proprio le influenze ambientali, specie nelle fasi più precoci della vita, a modulare l’espressione genica e a condizionare il nostro stato di salute non solo per quanto riguarda il cancro ma per quasi tutte le malattie di cui soffriamo. L’origine del cancro non risiede quindi solo in mutazioni casualmente insorte nel Dna delle cellule tanto più queste sono proliferanti, ma anche in centinaia di migliaia di modificazioni epigenetiche indotte dalla miriade di agenti fisici e sostanze chimiche tossiche e pericolose con cui veniamo in contatto ancor prima di nascere. Una ampia revisione del 2011 ha dimostrato che l’esposizione a pesticidi durante la gravidanza aumenta più del doppio il rischio di leucemia nell’infanzia: possiamo dire che  si tratta di “caso” o “cattiva sorte”?
Leggi e guarda il video PROF.ERNESTO BURGIO:La Verità sul cancro che nessuno dice 
O possiamo dire che è “sfortuna” il fatto che la mortalità nel primo di vita sia del 4-5% più elevata nelle aree inquinate rispetto al resto del nostro paese, come dimostra lo studio Sentieri Kids dell’Istituto Superiore di Sanità?
Certamente le differenze fra i vari tessuti nell’insorgenza del cancro – a parità di influenze ambientali e genetiche – sono spiegabili dai tassi di proliferazione delle cellule staminali, ma dove è allora la “cattiva sorte”?
Sapere di essere stati esposti già in utero a campi elettromagnetici, solventi, coloranti e quant’altro o respirare fin da neonati l’aria della Pianura Padana non è certo di buon auspicio, come non è di buon auspicio sapere che col recente decreto “Sblocca Italia” la situazione non potrà che peggiorare visto che, ad es., gli inceneritori bruceranno al massimo della loro potenzialità (a Forlì dalle attuali 120.000 ton a 180.000) e che si è spalancata la strada alle trivellazioni per la ricerca del petrolio nei suoli e nel mare. L’inquinamento che a tutto ciò conseguirà  ci fa dire – amaramente-  che la “sfortuna” avrà di che sbizzarrirsi: quante mutazioni e quante alterazioni epigenetiche “casualmente” capiteranno nelle cellule proliferanti dei nostri tessuti in conseguenza del maggior inquinamento provocato?
Purtroppo il contenuto dell’articolo di Science, l’enfasi con cui è stato accolto dai media, l’assenza del sia pur minimo senso critico che ha accompagnato la sua diffusione, rischia di azzerare il ruolo delle strategie preventive: se davvero si trattasse  solo di “sfortuna” perché impegnarci per ridurre l’inquinamento, evitare il fumo o cercare di promuovere una agricoltura senza veleni?
Viene il dubbio che le conclusioni dell’articolo – e l’ampia risonanza mediatica  che ne è seguita – siano artatamente funzionali a chi non vuole cambiare lo status quo: ma non sarebbe nell’interesse di tutti ridurre le contaminazioni ambientali e lasciare alla “cattiva sorte” meno occasioni di agire?

Tratto da www.lavocedinewyork.com

 2)Cancro: cattiva sorte o cattive teorie?


9 Feb 2015

L’articolo pubblicato su Science (Tomasetti C. and Vogelstein B., Variation in cancer risk among tissues can be explained by the number of stem cell divisionsScience 2015, 347 no. 6217 pp. 78-81), che ho riportato anche sulle colonne della Voce di New York, ha sollevato una discussione piuttosto accesa tra gli scienziati, tanto da far sì che la stessa Science ha trattato nuovamente l’argomento edulcorandolo e facendo ammenda.
L’articolo postulava che c’è una vasta gamma di tipi di cancro che sono da collegarsi ad un aumentato tasso di mutazioni casuali che si verificano nei tessuti con elevate replicazione, concludendo che  22 tipi di cancro erano principalmente associati con mutazioni genetiche casuali (chiamati "R casuali" – la R sta per "casuale"),mentre solo nove erano associate a fattori ambientali (tumori deterministici, o "D-tumori"). In definitiva si affermava che circa il 70% di questi tumori erano principalmente determinata da mutazioni casuali, nell’articolo indicati come  “bad luck” (sfortuna) e non fattori ambientali.
Purtroppo, i giornali specializzati e non hanno sottolineato che il cancro fosse collegato  alla sfortuna piuttosto che ad una questione legata all'ambiente o agli stile di vita, disegnando una conclusione molto semplicistica. 
La presa di posizione dei vari critici parte dalla considerazione che ci dovrebbe essere una  maggiore serietà, quanto meno verso i pazienti affetti da cancro, e che la storia dello sviluppo del cancro è estremamente complessa e non riconducibile ad un calcolo matematico che sancisca solo l’aleatoria’ dell’evento. 
In secondo luogo non si possono sminuire gli effetti patogenetici (non solo nella carcinogenesi) legati allo stile di vita e all’inquinamento ambientale. 
In terzo luogo che i media amplifichino un analisi riduttiva, basato su interpretazioni errate di ciò che la ricerca dimostra, è altamente irresponsabile perché’ si rischia di portare a un'abdicazione di responsabilità quando si tratta di salute ambientale, e del rapporto che esiste tra industria e le istituzioni internazionali, nazionali e locali della sanità pubblica.
Continua a leggere  su www.lavocedinewyork.com

 Per chi vuole capire è molto illuminante guardare il video  dell' intervento del PROF. ERNESTO BURGIO :La Verità sul cancro che nessuno dice 

16 gennaio 2013

PATRIZIA GENTILINI:‘Babbo, uccidi il mostro!”

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Ilva: ‘Babbo, uccidi il mostro!”


Un vecchio film di De Sica  titolava: “I bambini ci guardano”: ora non solo ci guardano, ma ci implorano di “uccidere il mostro”.
Come possiamo concepire dei figli, dare loro la vita, e contestualmente disseminare aria, acqua, suolo, di tali e tanti veleni che mettono a rischio la loro salute ed il loro futuro?

‘Babbo, uccidi il mostro!”

Questo il titolo shock di un disegno di un bimbo di Taranto presentato al  1° convegno nazionale della “Campagna in difesa del latte materno dai contaminanti ambientali” svoltosi  a  Faenza  sabato scorso.
 Il disegno raffigura una minacciosa ciminiera che appesta l’aria e che sparge i veleni ed un babbo, parimenti imponente, che si appresta ad abbatterla; il bimbo, autore del disegno, sa bene, purtroppo, ciò di cui parla e che raffigura  in quanto affetto egli stesso da un cancro.

Questa una delle tante, sconvolgenti, testimonianze portate sabato nel convegno che ha registrato una grande presenza di pubblico, in particolare genitori e bimbi..... Adulti e genitori hanno quindi potuto seguire con grande attenzione  le relazioni che si sono succedute.
E’ stato fornito innanzi tutto un aggiornamento del problema ambiente-salute in relazione all’infanzia sulla base della più recente letteratura scientifica: citiamo ad esempio la presenza di oltre 300 sostanze chimiche estranee già nel cordone ombelicale che indubbiamente si correla con l’incremento dei tumori nei bambini (di cui il nostro paese detiene un ben triste primato), i vantaggi economici per la riduzione dell’esposizione a mercurio e piombo che tanto impattano sullo sviluppo neuropsichico, ma anche  i benefici che fortunatamente il latte materno mantiene pur in presenza di contaminazione ambientale, benefici di cui  nessun bambino deve essere privato, specie nelle aree a rischio.

26 maggio 2010

2010/05/26 VIDEO: Dott. Gentilini –" INQUINAMENTO AMBIENTALE e TUMORI INFANTILI" –

TRATTO DAL BLOG www.destinazioneforli.

VI ALLEGHIAMO IL LINK AL VIDEO

VIDEO: Dott. Gentilini – INQUINAMENTO AMBIENTALE e TUMORI INFANTILI –

Guardate, ma soprattutto ascoltate, questi video!

Questi video pongono interrogativi non rimandabili circa le cause delle patologie tumorali nei bambini e in particolare circa il ruolo che rivestono fattori di rischio ambientali quali gli innumerevoli agenti cancerogeni chimici e fisici, sempre più diffusi nel nostro habitat ed a cui sono sempre più esposti i nostri bambini fin dalla vita intrauterina.

DEDICATE UN P0' DI TEMPO ,BEN SPESO,A SENTIRE QUESTI SPLENDIDI MEDICI CHE CERCANO DI APRIRCI GLI OCCHI:
la Dott.Patrizia Gentilini oncologa ed ematologa,
il Dott. Ernesto Burgio, Pediatra e Referente del Comitato Scientifico Nazionale dell'ISDE, esperto in cancerogenesi ambientale ,
Il Prof. Masera rappresenta una eccellenza nel campo dell'Oncologia Pediatrica non solo italiana: è infatti una indiscussa Autorità a livello internazionale avendo dedicato tutta la sua vita in particolare alla cura dei bambini leucemici che, all'inizio della sua carriera, negli anni 60', avevano una prognosi quasi sempre infausta.

Questi video SONO SICURAMENTE MOLTO UTILI A TUTTI I CITTADINI E GENITORI RESPONSABILI E SOPRATTUTTO DOVREBBERO ESSERE PROFONDAMENTE VALUTATI DAI NOSTRI POLITICI E AMMINISTRATORI.

SONO INTERVENTI MOLTO BEN ARGOMENTATI ,BASATI SU VALIDI STUDI SCIENTIFICI CHE DANNO UN VALORE AGGIUNTO ALLA NOSTRA CONOSCENZA E SONO UN OTTIMO CONTRIBUTO NELL'OTTICA DI PERSEGUIRE
"UNA NUOVA CULTURA DELL'AMBIENTE PIU' RISPETTOSA DELLA SALUTE DEI NOSTRI BAMBINI E PER CERCARE DI CREARE UN MONDO MIGLIORE PER TUTTI."
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Pubblichiamo tre articoli tratti da Trentino corriere alpi

Diossine in Valsugana: partono i controlli
su latte materno e pipì dei bambini

Nuove analisi decise dal tavolo tecnico misto formato dalla Provincia, dal sindaco di Borgo, dall'Appa e dall'Azienda sanitaria. I dati raccolti verranno confrontati con quelli di persone residenti in altre zone
TRENTO. Il Tavolo tecnico di confronto istituito dalla Provincia autonoma di Trento sulle acciaierie Valsugana, a cui partecipano, tra gli altri, i Medici per l'ambiente, il sindaco di Borgo Valsugana e i responsabili dell'igiene pubblica dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari e dell'Appa, sotto il coordinamento di Fabio Scalet, dirigente generale del dipartimento urbanistica e ambiente,
ha deciso ha deciso di effettuare nuove attività di approfondimento e verifica a carattere sanitario e ambientale, anche con il contributo di esperti designati dai Medici per l'ambiente.

Si tratta, a quanto rende noto l'amministrazione provinciale, di un monitoraggio sul latte materno condotto assieme all'Azienda provinciale per i servizi sanitari, su un campione di gestanti (primipare, residenti da almeno dieci anni a Borgo).

E' in programma inoltre un biomonitoraggio dei metalli su urine e capelli di un campione di bambini abitanti a Borgo fin dalla nascita.

L'ipotesi è di confrontare i dati così raccolti con quelli di un campione di bambini residenti in altra località, per verificare possibili influenze ambientali.Sempre a questo proposito verranno effettuate analisi geologiche sui fondi naturali presenti nei terreni, in particolare quelli calcarei e posta sulla destra orografica del fiume.

Saranno infine realizzate delle modellizzazioni della dispersione delle emissioni dalle acciaierie (in sostanza per vedere come si spostano i fumi e quali sono le aree maggiormente interessate) e una rilevazione deposimetrica delle polveri e l'analisi sulla presenza di diossine, furani e altre sostanze inquinanti su due nuove matrici, ovvero aghi di pino e fieno.


Valsugana, i Medici per l'ambiente abbandonano il tavolo provinciale

Dura presa di posizione dell'associazione: "Non c'è trasparenza, ci è stato nascosto un documento dell'Istituto superiore di Sanità". La Provincia replica: "Non è vero"
TRENTO. ''Riteniamo non esistano le condizioni fondamentali di trasparenza necessarie alla continuazione del dialogo attorno ad un tavolo di lavoro tra noi e i tecnici della Pat,anzi riteniamo che i lavori sino a qui condotti siano viziati dalla impossibilità di confrontarsi sulla reale situazione ambientale in rapporto alla presenza dello stabilimento Acciaierie Valsugana''.

Lo comunicano attraverso una nota i componenti dell'associazione Medici per l'ambiente. Motivano la decisione con il fatto che ''i vertici provinciali hanno tenuto nascosto un documento dell'Istituto Superiore di Sanità, che critica puntualmente nella metodologia i risultati della ricerca ambientale provinciale, comunicata alla popolazione di Borgo nella Relazione di Sintesi del 4 marzo 2010.

Abbiamo chiesto più volte alla Provincia - dicono - tutta la documentazione dell'Istituto Superiore di Sanità, ottenendo solo un parere dello stesso sulle nostre analisi'
'.Leggi l'articolo integrale
(25 maggio 2010)

Veleni in Valsugana, la Procura di Trento ha aperto una seconda inchiesta

La Procura in questi mesi ha acquisito una serie di nuovi documenti, cioè quelli prodotti dell'Associazione Medici per l'ambiente, che hanno condotto autonomamente verifiche nella zona, e un rapporto dell'istituto superiore di sanità
TRENTO. Una seconda inchiesta è stata aperta dalla procura di Trento nell'ambito delle conseguenze delle lavorazioni dell'Acciaieria Valsugana, di Borgo Valsugana.

Il fascicolo è per danni ambientali, mentre la prima inchiesta, con inizio a dicembre del 2009, riguarda presunte emissioni inquinanti e fuori dai limiti di legge e la chiusura è prevista a breve.


Quanto al secondo fascicolo, la Procura in questi mesi ha infatti acquisito una serie di nuovi documenti, cioe' quelli prodotti dell'Associazione Medici per l'ambiente, che hanno condotto autonomamente verifiche nella zona, e un rapporto dell'istituto superiore di sanità.