COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta sviluppo economico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sviluppo economico. Mostra tutti i post

31 marzo 2016

31 MARZO 2016 Estrazioni petrolio la ministra Guidi intercettata .... 15LUGLIO 2015: "Tirreno Power, guai per il ministro Federica Guidi: quell'incontro con Paola Severino"....

Oggi 31 marzo 2016 .....

Oggi 31 Marzo 2016 , scopriamo  un interessante collegamento fra il Ministro dello Sviluppo Federica Guidi,il suo fidanzato Gianluca Gemelli e il petrolio.

                 Il ministro si e' dimesso.

Continua a leggere su Dorsogna


SUCCEDEVA INVECE NEL LUGLIO 2015

Federica Guidi

Rassegna Stampa
TRATTO DA LIBERO QUOTIDIANO
L'INCHIESTA-BOMBA 
Tirreno Power, guai per il ministro Federica Guidi: quell'incontro con Paola Severino

Scandalo Tirreno Power. Il governo Renzi avrebbe favorito una leggina ad hoc pur i salvare la centrale di Sorgenia. Un caso-terremoto sul quale alza il velo La Stampa, che pubblica alcune intercettazioni della procura di Savona. Nei guai il sottosegretario Massimo De Vincenti, ma anche il ministro allo Sviluppo Economico, Federica Guidi. Nel dettaglio, la titolare del dicastero, come emergerebbe da alcune intercettazioni ambientali avrebbe incontrato l'avvocato Paola Severino, difensore di Tirreno Power. Una circostanza sospetta: leggi l'approfondimento.

                                     _____________________

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Ilva, Enel, Tirreno Power: i pm aprono inchieste, la politica bastona chi indaga

Ambiente & Veleni

Il ministro Guidi ammonisce ancora i giudici: "Attenti alle conseguenze delle vostre azioni". Tre giorni prima il suo nome era comparso nelle carte dell'indagine sulla centrale di Savona insieme al suo vice De Vincenti, ......... 

“La magistratura valuti il peso delle decisioni che prende”. Lo dice Federica Guidi, ammonendo i giudici a non spegnere l’Altoforno 2 dell’Ilva, che “condannerebbe lo stabilimento alla chiusura”. Un intervento che viene proprio da quel ministro che, pur non essendo indagato, è comparso negli atti dell’inchiesta di Savona sulla centrale a carbone di Vado Ligure che, con i suoi fumi, secondo l’accusa avrebbe provocato la morte di 440 persone. Niente di penalmente rilevante, ma più d’uno ha storto il naso leggendo degli incontri al ministero tra la Guidi e l’ex ministro Paola Severino, oggi avvocato degli imputati di Tirreno Power.
Di più. Le annotazioni dei Noe che hanno condotto l’inchiesta contengono passaggi importanti su Claudio De Vincenti, l’allora vice-ministro di Guidi e poi promosso da Matteo Renzi sottosegretario alla presidenza del Consiglio ........
Nessuna spiegazione su questi episodi è arrivata da Guidi o De Vincenti. Eppure, dopo una manciata di giorni, il ministro dello Sviluppo Economico torna ad ammonire i magistrati  ....
Continua a leggere qui
                    _____________________

Da Il Fatto Quotidiano del 15 luglio 2015

Tirreno Power, “dobbiamo scrivere una porcata”. E il sottosegretario De Vincenti “suggerì come eludere le leggi”
Nelle intercettazioni del Noe compaiono dirigenti del ministero dell'Ambiente e viene citato il nome dell'ex vice ministro allo Sviluppo. Per discutere dei dettagli ci sarebbe stato un incontro tra la titolare del dicastero del Mise Federica Guidi e l'avvocato Paola Severino
.........De Vincenti, secondo gli investigatori, avrebbe ipotizzato di chiedere al Csm un’azione disciplinare contro il pm Francantonio Granero. Un lavoro corposissimo quello della Procura di Savona e dei Noe: 800mila pagine...
Continua a leggere su  Il Fatto Quotidiano 

18 agosto 2015

Michael Bloomberg:Perché i Comuni sono la chiave per la lotta dei cambiamenti climatici .

                         Riceviamo da MiKe Bloomberg un interessante messaggio dall' America

Perché  i Comuni sono la chiave per la lotta dei  cambiamenti climatici .

Anche se la storia non è generalmente insegnata in questo modo, si potrebbe sostenere che le città hanno svolto un ruolo più importante nel plasmare il mondo  degli   imperi. 
Da Atene e Roma a Parigi e Venezia a Baghdad e Pechino, le idee urbane e gli innovatori hanno lasciato segni indelebili sulla vita umana. Concentrando gli intelletti dell'umanità in relativamente piccole aree geografiche, le città hanno promosso  tipi di interazioni che alimentano la creatività e il progresso tecnologico. Sono state i piloti del progresso nel corso della storia, e ora..... sono pronte  a svolgere un ruolo guida nell'affrontare le sfide del ventunesimo secolo...

Le città rappresentano almeno il 70 per cento del totale delle emissioni di gas serra a livello mondiale. Esse  affrontano anche i peggiori rischi dalle conseguenze ultime di tali emissioni, il 90 per cento delle città sono state costruiti su terre costiere. E 'giusto, quindi, che le città, i driver primari e  le probabili vittime dei cambiamenti climatici, cerchino anche  l'antidoto .
La necessità di un intervento rapido e dei rischi associati ai cambiamenti climatici sono ben documentati. L'aumento del livello del mare è indiscutibile, così come il riscaldamento degli oceani. Entrambi possono moltiplicare l'intensità delle tempeste e i danni arrecati alla città costiere, come New York City come l'esperienza nel 2012 con l'uragano Sandy......
Ignorando queste minacce si  farebbero pagare  i veri costi del progresso economico odierno alla prossime generazioni. Nel corso della storia degli Stati Uniti, le generazioni successive hanno fatto sacrifici in modo che i loro figli possano godere di un tenore di vita più elevato. 
Oggi, il mondo intero si confronta con la necessità di mettere prima le generazioni future, ma questa volta, nessun sacrificio è necessario. In effetti, i metodi più efficaci di lotta ai cambiamenti climatici sono anche il mezzo migliore per migliorare la salute pubblica e l'innalzamento degli standard di vita.
Tradizionalmente, lo sviluppo economico urbano si è concentrato sul mantenimento di industrie e nell'attirare nuove imprese con pacchetti di incentivi. Ma nel nuovo secolo, un modello diverso e molto più efficace è emerso: concentrandosi innanzitutto sulla creazione delle condizioni che attirano la gente......La gente vuole vivere in comunità che offrano sani   stili di vita per le famiglie : non solo  buone scuole e strade sicure, ma anche aria pulita, bellissimi parchi e validi sistemi di trasporto di massa. ......E dove la gente vuole vivere, le imprese vogliono investire.
Per i sindaci, ridurre l'inquinamento di carbonio non è un costo economico; è una necessità competitiva.
 All'inizio di quest'anno, Pechino ha annunciato che avrebbe chiuso le proprie centrali a carbone perche'  in cambio dei marginali benefici finanziari  che  hanno prodotto , la città  subiva  i costi netti, compresi quelli per l' assistenza sanitaria e la  rinuncia ad  investimenti economici. L'Aria sporca è una passività importante per  l' ambiente del  business di una città.
Pechino è solo l'ultima città a ridurre le sue emissioni di anidride carbonica per motivi economici. In effetti, uno dei più grandi cambiamenti nella governance urbana in questo secolo è stata il riconoscimento dei sindaci "che  la promozione degli investimenti privati ​​richiede la tutela della salute pubblica. ......
Leggi anche sempre su  Mike Bloomberg

Il cambiamento climatico è una sfida e un'opportunità



27 luglio 2013

Peacelink:Ecco le cause economiche della crisi dell'Ilva

Tratto da Peacelink

Peacelink alla Commissione Industria del Senato. Ecco le cause economiche della crisi dell'Ilva

Lettera aperta ai senatori della Commissione Industria
25 luglio 2013 - Alessandro Marescotti
Gentili Senatori, vi ricorderete quando a Taranto, durante l'audizione in Prefettura, abbiamo consegnato al Presidente della vostra Commissione un sacchetto di polveri contaminate dell'Ilva.

Nell'audizione non c'è stato purtroppo il tempo per affrontare gli aspetti economici della crisi del comparto siderurgico e dell'Ilva stessa. Per supplire a questa carenza vi inviamo un'analisi economica del comparto siderurgico (vedere il Dossier riportato di seguito) utilizzando fonti specializzate. Saremmo interessati a ricevere una vostro commento anche perché è importante chiarire che - dalle informazioni di settore che potrete consultare in questo Dossier - l'Ilva è in uno stato di crisi economica strutturale ormai irreversibile. A nostro parere il decreto 61, che siete chiamati a convertire in legge, non ha lo scopo di "salvare l'Ilva" ma di salvare le banche che hanno crediti verso l'Ilva (vedere il Dossier).
Il presidente della vostra Commissione Massimo Mucchetti ha dichiarato:
 "Il futuro di Taranto oggi marcia di pari passo con il futuro dell'Ilva. C'è l'impegno del governo. Dobbiamo avere fiducia che quanto non è stato fatto fin'ora verrà fatto nei prossimi tre anni".

Ma l'economia non si cambia con le dichiarazioni di fiducia. L'economia lascia ben poco spazio ad un ottimismo di facciata. Oggi nel mondo dagli impianti siderurgici si possono ottenere 1,8 miliardi di tonnellate di acciaio, mentre se ne consumano solo 1,5 miliardi. Questo dato emerge dall'analisi del Wall Street Journal che evidenzia 300 milioni di tonnellate annue di eccesso di capacità produttiva, all'interno delle quali sono conteggiati gli attuali 9 milioni annui dell'Ilva.

L'eccesso di capacità produttiva è enorme e continua ad aumentare, a fronte di un mercato che non è in grado di assorbire l'offerta siderurgica globale......

Il futuro non è più pertanto quello che state discutendo: voi di fronte al passato. Siete di fronte alla morte economica del futuro pensato per Taranto, oltre che alla morte biologica di tanti cittadini vittime dell'inquinamento.

A voi viene richiesto di sostenere uno sviluppo che - oltre che generare sfruttamento, malattie e morte - produce più acciaio di quanto non ne serva.

Per sfornare più acciaio occorre "gonfiare" innaturalmente la domanda economica globale con grandi opere inutili e con la produzione di più auto di quanto non ne servano. Sono infatti le grandi opere, la maxi-edilizia e l'industria dell'auto i maggiori clienti della siderurgia.

Gonfiare la domanda di acciaio punta a riequilibrare il mercato ma non a generare benessere..........

Voi parlamentari siete chiamati a collaborare (o a non collaborare) con questo fallimento economico ed ecologico planetario che - a partire da Taranto - non ha più futuro e che genera guerre, distruzione e morte.

Voi non salverete l'Ilva: siete solo chiamati a prolungare l'agonia di un disastro. E a garantire le banche dal contraccolpo.

Il vero sviluppo economico del futuro si chiama riconversione, risparmio e ricerca scientifica finalizzata alla sostenibilità.

Siete al capezzale di una industria in coma. Molteplici fili collegano la crisi della più grande acciaieria d'Europa al fallimento di uno sviluppo non sostenibile. Il futuro è nelle mani di chi progetta le riconversioni ecologiche. 
Salvando Taranto con una riconversione economicamente sostenibile lavorerete per il futuro di tutta l'umanità.

Cordiali saluti
Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink

Dossier Ilva a cura di PeaceLink www.peacelink.it
Vai all'articolo integrale

18 aprile 2013

Centrale a carbone, Per Saline Joniche c’è il “placet” del Ministero Dell' Ambiente.

 Tratto dalla  Gazzetta del Sud

Centrale a carbone,  Per Saline Joniche c’è il “placet” del ministero.
18/04/2013

La conclusione di un iter iniziato quasi cinque anni orsono “sana” di fatto la controversia sorta tra Presidenza del Consiglio e Corte dei conti. “Valutazione di impatto ambientale” positiva, l’ultima parola spetta ora al dicastero dello Sviluppo economico.

Centrale a carbone, 
c’è il “placet”
del ministero
L’ultimazione della procedura di “Valutazione d’impatto ambientale” (durata quasi 5 anni) per la realizzazione della centrale a carbone di Saline Joniche è apparsa nei giorni scorsi sul sito del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (www.minambiente. it). Cliccando sulla sezione “Vas e Via”, infatti, si legge come, fra i 7 procedimenti ultimati nel 2013, vi sia anche quello relativo all’impianto che la multinazionale svizzera Sei intende costruire sul sito dell’ex Liquichimica.
Il provvedimento risale a due settimane fa, esattamente al 5 aprile, quando il ministero ha decretato in modo definitivo la compatibilità ambientale del progetto della Sei e l’autorizzazione integrata ambientale al successivo esercizio.  
A condizione, però, che vengano ottemperate una serie non indifferente di adempimenti di natura amministrativa e prescrizioni (ben 59) contenute in 2 allegati al decreto.
Salvi ulteriori ricorsi avverso la conclusione del procedimento Via, che potrebbero ulteriormente procrastinare i tempi per la cantierabilità dell’opera, spetterà adesso al ministero dello Sviluppo economico pronunciarsi, previa convocazione della conferenza dei servizi, sulla fattibilità o meno della centrale.



ALTRO CHE GUARDARE AL FUTURO! 

In Italia,i nostri Ministeri,con la lungimiranza tipicamente italiana, vedono di buon occhio e continuano ad autorizzare il solito vecchio,anacronistico, inquinante carbone.


PER GLI ESPERTI I PASSI GIUSTI PER I GOVERNI  SONO :  energie rinnovabili, efficenza energetica  risparmio energetico.
Immagine del  Dott. G Ghirga Medico Isde
E  IN ITALIA ?CARBONE SEMPRE CARBONE,TANTO CARBONE SUL  NOSTRO BISTRATTATO AMBIENTE E SULLA NOSTRA 
POCO CONSIDERATA SALUTE!!!!!

ECCO IL NUOVO CHE  CONTINUA  A FARSI STRADA :IL CARBONE .... 

SENZA ESSERE INDOVINI SAPPIAMO GIA' COSA DELIBERERA' IL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO!!!!!!!
QUI A VADO LIGURE ABBIAMO GIA' AVUTO LA SUA "SOFFERTA SENTENZA".


Immagine del  Dott. G Ghirga Medico Isde

SOFFERTA SOLO PER NOI CITTADINI CONSAPEVOLI DELLE SERIE PROBLEMATICHE CONNESSE CON LE CENTRALI A CARBONE PER LA  NOSTRA SALUTE E PER LA COMPATIBILITA' AMBIENTALE   DEI NOSTRI  TERRITORI"...

PER QUANTO RIGUARDA LE PRESCRIZIONI,ABBIAMO  DEI VALIDI  MOTIVI PER NUTRIRE  DEI SERI DUBBI,SU COME
  VENGANO PUNTUALMENTE  E RIGOROSAMENTE FATTE RISPETTARE.

 TUTTA LA NOSTRA PARTECIPAZIONE  E TUTTA LA  NOSTRA COLLABORAZIONE PER GLI AMICI DI SALINE JONICHE ,POICHE' SIAMO SICURI CHE QUESTA BATTAGLIA CI TROVERA'SEMPRE PIU' UNITI, SU TUTTI I TERRITORI COINVOLTI,
NEL" GRANDE  OBBIETTIVO  
DI DIFENDERE LA NOSTRA SALUTE ........FERMANDO IL CARBONE ". 

22 luglio 2012

Gianfranco Bologna:Le scienza vuole la sostenibilità, ma è ignorata dall’(in)azione politica

 Tratto da Greenreport

Le scienza vuole la sostenibilità, ma è ignorata dall’(in)azione politica


 di Gianfranco Bologna

Siamo in una situazione sempre più grave, ma non solo per gli effetti della crisi economico-finanziaria e per quelli, ancora più pesanti , che derivano dal deficit ecologico che continuiamo drammaticamente ad accumulare e che sarà sempre più difficile ripristinare, ma soprattutto per il livello delle risposte che l'establishment politico economico fornisce per cercare di risolvere i problemi del mondo odierni.
La situazione globale che stiamo attraversando dimostra palesemente come i modelli e le impostazioni, anche culturali, del nostro sviluppo socio economico sin qui perseguiti siano oggettivamente impossibili da perseguire ancora per il futuro: sono infatti totalmente insostenibili dal punto di vista ambientale e sociale.
 Ed è quindi ancor più singolare e sorprendente che ad un incremento della conoscenza scientifica sugli effetti delle nostre pressioni nei confronti dei sistemi naturali corrisponda un penoso livello di inazione politica.

La realtà è che la nostra cultura della crescita economica continua e dei modelli consumistici dominanti fatica moltissimo a comprendere come la vera grande sfida che abbiamo tutti noi, abitanti di questa meravigliosa Terra, è quella di imparare a vivere nei limiti di un solo pianeta.

La cultura scientifica che sta alla base delle conoscenze sulla sostenibilità e che è costituita soprattutto delle scienze del sistema Terra che cercano di analizzare le interrelazioni tra i grandi sistemi del nostro pianeta (il sistema dell'acqua, l'idrosfera, quello del suolo e di ciò che esiste sotto la "crosta" terrestre, la pedosfera e la geosfera, quello dell'aria, l'atmosfera, quello della vita, la biosfera) e i sistemi umani, l'antroposfera, ci dice chiaramente, che l'azione umana sui sistemi naturali è oggi equivalente a quella delle grandi forze che hanno plasmato il nostro pianeta in tutta la sua storia di oltre 4,5 miliardi di anni.

Non è un caso che i grandi programmi di ricerca sul cambiamento globale strutturati nell'Earth System Science Partneship hanno lanciato proprio quest'anno - con il patrocinio dell'International Council for Science (ICSU) - il grande programma di ricerca "Future Earth. Research for Global Sustainability" che, dopo essere stato presentato alla grande conferenza internazionale scientifica di Londra del marzo scorso, "Planet Under Pressure", è stato presentato anche alla recente Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile.

Purtroppo il mondo politico ed economico non sembra aver familiarità con  le conoscenze delle scienze del sistema Terra ed anche con le paleoscienze che cercano di comprendere come si è modificato il nostro pianeta da quando esiste ad oggi per cercare di comprendere, tra l'altro, quali paragoni possono essere ammissibili tra la situazione attuale e quelle che si sono verificate nel passato.
La cosa più singolare è che il mondo politico ed economico sembra completamente ignorare che gli straordinari stravolgimenti che si sono verificati nel passato della storia della Terra e che la scienza sta documentando con sempre maggiore accuratezza, non hanno mai avuto luogo con una popolazione umana di più di 7 miliardi di persone (avviate a superare i 9 miliardi entro il 2050) e con una civilizzazione umana che ha colonizzato ormai in maniera fisicamente osservabile, attraverso i satelliti, quasi la metà della superficie delle terre emerse.

E' molto interessante seguire tra i tanti affascinanti programmi delle ricerche sul cambiamento globale quelli relativi ai cambiamenti globali del passato, perché proprio queste ricerche possono fornirci straordinarie chiavi di lettura sulla similitudine con situazioni e fenomeni che si stanno verificando anche adesso............

Sono gli studiosi che hanno condotto queste ricerche, come il grande climatologo Jim Hansen, direttore del Goddard Institute for Space Studies della NASA e professore alla Columbia University, a ritenere come "confine planetario" che non dovremo superare, pena effetti devastanti per le società umane, della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera quella di 350 parti per milione (ppm); oggi, a giugno 2012, siamo già a 393 ppm (secondo il famoso Mauna Loa Observatory). 

Ecco perché è sempre più intollerabile il gap che esiste tra conoscenza scientifica e azione politica.

Data

The complete Mauna Loa CO2 records described on this page are available.

12 giugno 2012

Petrolio, gas e carbone: l’ENEA smentisce Corrado Passera

Tratto da Greenstyle

Petrolio, gas e carbone in Italia, l’ENEA smentisce Corrado Passera

Neanche un mese fa ci chiedevamo se la strategia energetica del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, fosse realmente utile per l’Italia. 
 Con tutte le trivelle che Passera vorrebbe autorizzare ad estrarre petrolio e gas nazionali, nella speranza di creare 25mila nuovi posti di lavoro, farsi una domanda del genere è più che lecito. Ma a quanto pare c’è anche qualcun altro che si è posto più o meno la stessa questione, certamente non uno sprovveduto: Giovanni Lelli, commissario straordinario dell’ENEA
Durante l’audizione in Commissione Industria al Senato sulla strategia energetica nazionale, a fine maggio, Lelli ha consegnato ai senatori una relazione di una trentina di pagine contenente una sintesi di tutti i problemi energetici irrisolti dell’Italia: dal petrolio al gas, passando per carbone ed energie rinnovabili. Alla questione è dedicato un intero capitolo della relazione Lelli: “Problematiche della sicurezza energetica in Italia”. Nel paragrafo “Potenziamento della produzione nazionale di fonti fossili” Lelli introduce l’analisi:
Il Governo si è recentemente espresso in favore di un aumento della produzione nazionale di petrolio e gas fino a coprire il 20% dell’insieme di queste due fonti: ci si chiede dunque se ciò sia effettivamente possibile ed, eventualmente, a quali condizioni.
Facendo i calcoli sugli stessi dati forniti dal Ministero dello Sviluppo economico Lelli conclude che:
In conclusione, se da un punto di vista della consistenza delle risorse esiste la possibilità di incrementare l’estrazione annua di idrocarburi fino a coprire dal 12% al 14% del fabbisogno di petrolio e gas (contro l’8,5% del 2010), essa, a parte le incognite connesse alla redditività e ai prezzi prevalenti sul mercato, resta in gran parte legata agli impatti ambientali associati alle attività di estrazione e trasporto, stoccaggio e alla accettazione delle comunità locali residenti in prossimità dei pozzi.
Il 20% di produzione nazionale di idrocarburi che Passera vorrebbe raggiungere, quindi, è irrealistico perché se va bene (o male, a seconda dei giudizi) arriveremo al massimo al 14%. A questo calcolo di Lelli noi ne aggiungiamo un altro: se Passera prevede 25mila posti di lavoro con il 20% di produzione nazionale, con il 14% saranno molti di meno.
Sempre il mese scorso ci chiedevamo, poi, se l’Italia avesse realmente bisogno di tutto il gas che importa e di tutto quello che vorrebbe importare in futuro con i nuovi gasdotto e rigassificatori in progetto o già in costruzione. E notavamo che, probabilmente, di gas in Italia a breve ce ne sarà troppo. A quanto pare Lelli la pensa esattamente nella stessa maniera:
La capacità in eccesso (rispetto alla domanda) che si verrebbe a creare è più funzionale ad una visione dell’Italia come “gas-hub” per l’Europa centromeridionale. Ma per valutare il realismo di questa opzione occorrerebbe vederla non solo in relazione alle proiezioni di crescita dei consumi di gas nei paesi europei più prossimi ma anche alle loro strategie di diversificazione delle forniture e alla struttura dei prezzi del gas.
Citando i numeri, queste parole diventano estremamente esplicative della situazione che si creerà entro il 2030:
Qualora tutta la capacità di importazione programmata in Italia venisse realizzata, si avrebbe un eccesso di capacità di circa 60 miliardi di m3/anno (ossia il 66%) rispetto al fabbisogno stimato al 2030 nello scenario di riferimento. ....
C’è il serissimo rischio, quindi, che se l’Italia continua a riempirsi di gasdotti e rigassificatori GNL tra meno di vent’anni avrà tanto di quel gas da non sapere che cosa farsene perché anche gli altri paesi europei stanno attuando, ognuno per sé, le proprie misure di copertura del fabbisogno nazionale di gas. E se il gas già ce l’hanno non verranno a comprarselo dagli italiani.
Lelli poi passa ad analizzare la questione carbone. Decisamente scottante visto il caso ENEL Porto Tolle che ancora aspetta il pronunciamento del Consiglio di Stato. Il commissario ENEA parte dal presupposto innegabile che, a parità di energia elettrica generata con questo combustibile fossile, le emissioni inquinanti e quelle di CO2 sono molto più alte di quelle di qualsiasi altra fonte energetica.

C’è da chiedersi, quindi, se lo sviluppo del carbone sia compatibile con gli impegni presi dall’Italia riguardo alla diminuzione delle sue emissioni e alla protezione dell’ambiente. La risposta è scontata: no. 
Tanto è vero che l’industria sta cercando di mettere una pezza sperimentando le tecnologie di cattura e sequestro dell’anidride carbonica (CCS). Ma, riguardo a questi impianti, Lelli avverte:
Tali impianti, tuttavia, sono costosi e richiedono essi stessi molta energia, specialmente per la compressione della CO2, il che implica un abbassamento della loro efficienza complessiva. La disponibilità di siti di stoccaggio geologico nelle vicinanze dell’impianto e l’utilizzo di infrastrutture dedicate per il trasporto (via pipeline) ai siti di stoccaggio rendono tale opzione tecnologica praticabile solo in un numero più limitato di casi e a costi che si giustificano solo con prezzi della CO2 sul mercato delle quote di emissione ben superiori a quelli attuali

Passando alle rinnovabili, invece, il commissario spiega ai senatori come gli incentivi statali non abbiano favorito la nascita di una filiera industriale nazionale ma abbiano semplicemente finanziato l’importazione di tecnologia dall’estero. Tanto che, negli ultimi anni, le importazioni di fotovoltaico hanno rappresentato il 10% dell’import manufatturiero complessivo dalla Germania.
Il vero problema, però, è che praticamente in Italia non esiste una vera incentivazione pubblica sulle rinnovabili termiche che potrebbero influire moltissimo (anche più del potenziamento degli idrocarburi italiani) alla riduzione delle importazioni di prodotti energetici dall’estero.
Fonte: Senato

Leggi su Ansa

Ambiente: consumatori sempre piu' fan della green economy

La nuova 'economia verde' avrebbe un impatto più positivo sui problemi economici

"E' chiaro che la trasformazione verso un'economia verde - ha detto il direttore dell'Unep, Achim Steiner - a basso contenuto di carbonio, che usa le risorse in maniera efficiente e crea posti di lavoro, sta già avvenendo in diversi paesi nel mondo e questo sondaggio sottolinea il pubblico sostegno a questi scopi.

 La sfida dei leader mondiali, città, aziende e società civile é di appoggiare politiche intelligenti e investimenti che possano accelerare e aumentare questo cambiamento positivo".

Leggi tutto

22 maggio 2012

Centrale Enel di Porto Tolle:No alle pressioni sui giudici del Consiglio di Stato.

CENTRALE ENEL PORTO TOLLE (ROVIGO) 

No alle pressioni sui giudici del Consiglio di Stato


  OGGI 22 MAGGIO, il Consiglio di Stato emetterà la sentenza sulla regolarità dell'iter autorizzativo per la riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle. Per l'occasione, i sindacati dei lavoratori hanno organizzato una manifestazione in piazza Farnese (leggi articolo) a Roma. Il coordinatore di Fds Lorenzo Feltrin critica la manifestazione ritenendo che sia una forma di pressione sulla magistratura

Porto Tolle (Ro) – Oramai tutti si chiedono se il 22 maggio sarà o meno il giorno della verità per la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle, dopo gli ultimi rinvii .
Lavoratori e una parte del mondo dei sindacati saranno a Roma in piazza Farnese
(leggi articolo), in attesa che il Consiglio di Stato emetta il giudizio di ottemperanza, richiesta dall'avvocatura dello Stato, visto che il collegio ha decretato l'illegittimità della valutazione di impatto ambientale che dava parere positivo alla riconversione a carbone della centrale Enel di Polesine Camerini.

La posizione della Federazione della sinistra provinciale è chiara: no al carbone, come ricordato dal coordinatore Lorenzo Feltrin: “Tuttavia né il nostro partito, né i comitati e le associazioni ambientaliste hanno intrapreso alcuna forma di pressione sul Consiglio di Stato – attacca – e questo perché compito di tale organo è unicamente quello di valutare se le autorizzazioni date rispettano le normative italiane ed europee. 


Trovo assolutamente inquietante che vi sia invece chi cerca di

fare pressione sulla magistratura come se fosse un organo politico o di rappresentanza”.
Un pericolo per la democrazia se la magistratura prendesse le 
proprie decisioni “sulla base di lobbies politiche e imprenditoriali”, ha ricordato Feltrin, dato che porrebbe fine all'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Nella sentenza di primo grado, spiega il coordinatore, già è stato denunciato il “clima di controllo esercitato da Enel sulla politica e la società locale. 

Addirittura il consiglio regionale ha cambiato una legge per assecondare la realizzazione di quel mega inceneritore di carbone nella zona umida più bella e importante d'Europa. 

Addirittura il Comune di Porto Tolle esita a costituirsi parte civile contro chi è accusato di aver consapevolmente danneggiato la salute di migliaia di propri cittadini”; denunciando anche l'autorizzazione del ministero dell'ambiente (quella poi considerata illegittima) ottenuta in violazione alle normative italiane e comunitarie.
“Se una multin
azionale come Enel – continua Feltrin – o chiunque altro dovesse riuscire a influenzare anche il Consiglio di Stato credo proprio che potremmo anche gettare la nostra Costituzione nelle caldaie di Polesine Camerini. 


Se l'autorizzazione alla riconversione è stata data senza rispettare le norme a tutela dell'ambiente e della salute deve essere revocata. In caso contrario Enel avrà le carte in regola per poter continuare a riempire di inquinamento l'acqua e l'aria del Delta del Po. Punto”.

L'invito è di lasciare lavorare i giudici, invitando sindaci ed imprenditori a fare la stessa cosa “e che invece di andare a manifestare davanti alla Magistratura e criticare il Parco che loro stessi hanno contribuito ad affossare, lavorassero per trasformare il Parco in quello che in tutto il resto del mondo i parchi sono: una grande opportunità di sviluppo economico e sociale compatibile con l'ambiente”.

Nicola Cappello
21 maggio 2012