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29 maggio 2020

Paolo Ermani: Sanità pubblica e ambiente a pezzi: le responsabilità sono solo del coronavirus?

Tratto da Il Cambiamento 

Sanità pubblica e ambiente a pezzi: le responsabilità sono solo del coronavirus?

Se fosse stata data priorità all'efficienza e alle risorse per la sanità pubblica e per la tutela ambientale, quindi alla reale difesa della popolazione, l’Italia sarebbe stata obbligata agli arresti domiciliari in conseguenza del coronavirus? Ecco la nostra riflessione.


Immaginiamo per incanto che l’Italia avesse come priorità la salute dei propri abitanti, quindi di conseguenza la tutela dell’ambiente in cui vivono. Se così fosse, la sanità pubblica non sarebbe stata indebolita sistematicamente da ogni governo nel corso degli anni, a vantaggio di quella privata. E se la preoccupazione fosse stata veramente la salute e la prevenzione, perché è stato smantellato nel 2016 il Centro per la Sorveglianza e Prevenzione delle Epidemie (Cnesps) dell’Istituto Superiore di Sanità (Isa)?


Quindi, prima si spalancano le porte al virus o chi per lui, indebolendo tutte le possibili difese, poi si grida alla catastrofe e si mettono gli italiani agli arresti domiciliari. Una modalità simile sembra l’esatto contrario della prevenzione e di una modalità di azione per il bene dei cittadini. L’ambiente poi, la cui salubrità determina per la grandissima parte dei casi il recarsi o meno delle persone negli ospedali (basti pensare alle centinaia di migliaia di cancri che derivano dalla sistematica aggressione ambientale e agli oltre 80 mila morti l’anno di inquinamento), è sempre l’ultimo dei pensieri, la cenerentola degli interventi, sacrificato sull’altare della crescita cioè dell’ulteriore arricchimento dei già straricchi.

Se si fosse dato priorità alla salute e alla tutela ambientale, quindi alla reale difesa della popolazione, l’Italia sarebbe stata obbligata agli arresti domiciliari in conseguenza del coronavirus come ci è stato raccontato? Ovviamente no, perché anche qualora ci fosse stato un aumento dei ricoverati, sarebbe stato gestito efficacemente dalle strutture esistenti su tutto il territorio e di sicuro non si sarebbe dovuto ricorrere alla drastica limitazione della libertà per l’intero paese, così come del resto non è avvenuto per la maggior parte dei paesi esteri colpiti.

Ma forse non si sarebbe nemmeno arrivati al punto di un aumento vertiginoso di ricoveri. Infatti immaginiamo l’Italia come un giardino fiorito, l’inquinamento ai minimi termini, massima attenzione alla prevenzione, al rafforzamento delle difese immunita.

11 novembre 2017

WWF: Ora per clima e salute devono seguire azioni immediate

Tratto da WWF

Ora per clima e salute devono seguire azioni immediate


La scelta del Governo di fissare “l’obiettivo politico” dell’uscita dell’Italia dal carbone nel 2025 con la nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN) rappresenta una prima vittoria per il clima e per la salute dei cittadini e corona anni di battaglie, proposte e richieste che il WWF ha ribadito anche nelle osservazioni presentate al documento in fase di consultazione.
Il fatto che finalmente un documento governativo ufficiale dichiari questo obiettivo, per quanto definendolo ambiguamente “obiettivo politico”, rappresenta un importantissimo passo avanti verso un più ampio processo di decarbonizzazione, assolutamente indispensabile, secondo la comunità scientifica internazionale, per tentare di contrastare i più gravi effetti dei cambiamenti climatici in atto.
Ora, però, è necessario che alla dichiarazione della SEN seguano provvedimenti e politiche: come tutti gli obiettivi, infatti, anche quello del phase out dal carbone, necessita di azioni concrete e operative oppure rischia di rimanere sulla carta: per questa ragione da domani il WWF chiederà al governo di dar corso alle norme attuative, tenendo conto delle indicazioni contenute nel rapporto “Politiche e misure per accelerare la transizione energetica e l’uscita dall’uso del carbone nel settore elettrico”, in cui si dimostra  come l’introduzione di adeguate regole finanziarie e meccanismi fiscali non solo possa facilitare l’uscita dal carbone, ma possa tradursi in un vantaggio economico per il nostro Paese.  
Altro aspetto certamente positivo della SEN, è rappresentato dall’aver accolto l’obiettivo 55% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030, che costituisce un punto imprescindibile non solo verso la decarbonizzazione ma anche verso una maggiore sicurezza negli approvvigionamenti energetici visto che le fonti di energia rinnovabile (FER) non devono dipendere da  importazione esterne.
Ovviamente le rinnovabili vanno accompagnate con adeguati sistemi di accumulo che devono essere efficienti e sinergicamente funzionali anche a sistemi di generazioni sempre più distribuita. Uno degli aspetti probabilmente più critici della nuova SEN è però continuare a puntare sul gas, intendendo erroneamente questo combustibile come adeguato a un serio processo di decarbonizzazione.

 La letteratura scientifica ci dice invece come il gas, seppur dotato di performance ambientali migliori del carbone, non debba essere oggetto di massicci investimenti in una fase di transizione già iniziata e avanzata, giacché questo impedirebbe di puntare sulle tecnologie a zero carbonio e, quindi, non consentirebbe di conseguire gli obiettivi climatici stabiliti dall’accordo di Parigi (ossia di contenere l’innalzamento delle temperature planetarie entro i 2°C rispetto al periodo preindustriale, puntando a 1,5°C).
Oggi occorre puntare direttamente sulle fonti rinnovabili, come il WWF ha evidenziato anche nel rapporto “Obiettivo 2050 per una roadmap energetica al 2050, rinnovabili, efficienza, decarbonizzazione”, in cui venivano fornite proposte tecniche concrete per tracciare  uno scenario energetico 100% rinnovabile al 2050 compatibile con gli obiettivi di policy indicati dall'Unione Europea), sull’efficienza e sul risparmio energetico, su sistemi di accumulo efficienti, sulle smart grid, su un massiccio riassetto nel sistema dei trasporti. Disperdere risorse su tecnologie “non definitive” rappresenta solo un spreco di denaro e di tempo che il pianeta, come è ormai evidente a tutti, non può permettersi.

15 settembre 2017

Il WWF sulla Strategia Energetica Nazionale:: uscire dal carbonio e non solo dal carbone entro il 2050

Tratto da Qualenergia

Il WWF sulla SEN: uscire dal carbonio e non solo dal carbone entro il 2050

Le proposte del WWF Italia sulla Strategia Energetica Nazionale: serve una vera decarbonizzazione, garantendo una migliore sicurezza energetica e incrementi dei livelli di occupazione. Per farlo bisognerà puntare sull'abbandono delle fonti fossili, puntare su rinnovabili, efficienza e mobilità collettiva.
Come decine di altre associazioni ambientaliste e di categoria, anche il WWF Italia ha presentato ai ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente le proprie osservazioni (vedi allegato in basso) alla proposta di SEN 2017 di cui si appena conclusa la consultazione pubblica sul documento preliminare (alcuni articoli sulla SEN).
Pur apprezzando il fatto che la proposta di Strategia Energetica Nazionale assuma, finalmente, gli obiettivi climatici come uno dei cardini imprescindibili del contesto in cui agire, il WWF evidenzia una serie di criticità nell'impostazione e nei contenuti del documento.
Al tempo stesso avanza un insieme di proposte volte a indirizzare le politiche energetiche nazionali verso una vera decarbonizzazione (non solo uscita carbone, ma dal carbonio) garantendo, nel contempo, una migliore sicurezza energetica e incrementi dei livelli di occupazione.
Come raggiungere insieme questi tre obiettivi? Per il WWF è necessario abbandonare i combustibili fossili - completa uscita del carbone dal 2025, accelerazione dell'uscita da petrolio e gas - e puntando sulla produzione da fonti rinnovabili, sull'efficienza energetica, sulle smart grid, sul riassetto modale e sull'elettrificazione nei trasporti.
“I crescenti impatti del cambiamento climatico ci devono infatti spingere ad accelerare la transizione, per evitare le conseguenze peggiori del caos climatico, mettendo in atto politiche energetiche ambiziose con obiettivi chiari e con l'individuazione puntuale degli strumenti necessari a conseguirli” spiega il WWF.
L’associazione ambientalista, tra l'altro, chiede di:
  • partire dall'obiettivo di completa decarbonizzazione al 2050, tracciare la traiettoria, i milestones e uno scenario (o più scenari) conseguenti
  • completare la dismissione delle centrali a carbone entro il 2025;
  • puntare ad almeno il 55% di approvvigionamento da rinnovabili elettriche entro il 2030;
  • puntare ad almeno il 40% di efficienza energetica entro il 2030;
  • limitare le infrastrutture e il consumo di gas, in modo da non rallentare la decarbonizzazione;
  • porre termine a uso dei carburanti fossili, il futuro è nella mobilità collettiva, dolce ed elettrica;
  • attuare una più corretta analisi quali-quantitativa della futura domanda elettrica, mirando a ridurla.
Il WWF si augura che dopo la consultazione si dia avvio a sessioni di ascolto e confronto con e tra gli stakeholders, facendo sì che il testo finale scaturisca concretamente da un confronto aperto e trasparente.

23 giugno 2014

Domani 24 GIUGNO la Rainbow Warrior di Greenpeace toccherà Savona durante il tour per promuovere rinnovabili ed efficienza.



La RAINBOW WARRIOR domani sarà a  Savona ! 

“Non è un paese per fossili”, a Savona arriva la nave di Greenpeace...


Savona. Si terrà sotto la Torretta la prima tappa del tour “Non è un Paese per fossili”, che vede la nave di Greenpeace “Rainbow Warrior” impegnata in tutta Italia al fianco dei cittadini e dei comitati locali contro l’uso di fonti energetiche fossili.
La nave di Greenpeace farà scalo a Savona domani, per ribadire il suo no alla centrale Tirreno Power di Vado Ligure. Alle 10.30, presso la Sala conferenze a bordo della Rainbow Warrior, interverranno Andrea Boraschi, responsabile Energia e Clima per Greenpeace Italia, e i rappresentanti di diversi comitati locali No carbone. Tra gli invitati, Monica Giuliano, sindaco di Vado Ligure, e Alberto Ferrando, sindaco di Quiliano.
La conferenza stampa che si terrà a bordo della nave, a dieci minuti di navigazione dal porto di Savona (dove saranno disponibili alcuni gommoni per raggiungere la Rainbow Warrior), sarà un’occasione per discutere di quella che, secondo il report “Killer silenziosi” lanciato da Greenpeace nel giugno 2013, sino al sequestro e allo spegnimento ordinati dalla Procura di Savona, è stata per anni una delle centrali a carbone più dannose d’Europa, e la più letale in Italia, causa di 120 morti premature all’anno.
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Pronti a salire a bordo per il nostro Tour? http://bit.ly/UyTMJr

Sulla nostra rotta incontreremo i cittadini e spiegheremo i nostri progetti per un futuro rinnovabile: insieme dimostreremo che il nostro non è un paese per fossili!

RAGGIUNGI A BORDO i guerrieri dell’arcobaleno!




Debutto in Italia per la Rainbow Warrior di Greenpeace.


Tour per promuovere rinnovabili ed efficienza.13 giugno, Arriva per la prima volta in Italia, a fine giugno, la nuova Rainbow Warrior - la nave ammiraglia di Greenpeace, varata nel 2011 - impegnata in un tour sui cambiamenti climatici, per promuovere le energie rinnovabili e l'efficienza, contro il ricorso ai combustibili fossili.
Il tour 'Non è un Paese per Fossili' - spiega l'associazione ambientalista - vedrà la nave in azione a sostegno della lotta dei cittadini e dei comitati locali che combattono contro le energie fossili - carbone e petrolio - nel nostro Paese. Da Vado Ligure a Saline Ioniche, da Palermo a Brindisi la nostra nave toccherà i luoghi dove si produce energia (o si minaccia di produrla) in modo tanto anacronistico quanto dannoso per l'uomo e l'ambiente e dove i comitati locali da tempo chiedono il passaggio ad energie verdi.

La nuova Rainbow Warrior "è una perfetta ambasciatrice della rivoluzione energetica che chiediamo" spiega Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. Progettata per ridurre al minimo il consumo di carburanti, possiede un rivoluzionario sistema di alberatura che sorregge 1.260 metri quadrati di vele. La forma dello scafo e l'acciaio ultraleggero impiegato contribuiscono a raggiungere quest'obiettivo.

Nel corso del tour italiano, spiega ancora Greenpeace, sarà possibile per chiunque lo desidera visitare la nave e conoscere la missione dei "guerrieri dell'arcobaleno". Tre gli appuntamenti previsti: 
 il 28-29 giugno a Genova,
il   5 - 6 luglio a Palermo 


e     il   2-  3 agosto a Brindisi. .....
Leggi l'articolo integrale

26 novembre 2013

LEGAMBIENTE STOP SUSSIDI ALLE FONTI FOSSILI:ALLE FOSSILI 12 MILIARDI L'ANNO

Tratto da La Repubblica

"ALTRO CHE RINNOVABILI,ALLE FONTI FOSSILI 12 MILIARDI L'ANNO"
Dagli sconti ai grandi consumatori al famigerato Cip6, Legambiente denuncia l'enorme quantità di sussidi, diretti e indiretti, che impediscono all'energia pulita di essere competitiva con carbone e petrolio. "Occorrono scelte chiare a partire dall'Italia -
Valerio Gualerzi
ROMA ......se l'energia "tradizionale" costa meno di quella pulita è perché gode di incentivi, tra diretti e occulti, molto maggiori di quelli distribuiti all'elettricità verde. Oltre 12 miliardi in tutto, denuncia un dossier diffuso oggi da Legambiente.

Diretti e indiretti. "E' assurdo - afferma il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini - ma i sussidi alle fonti fossili non esistono nel dibattito pubblico e politico italiano. Addirittura nella Strategia Energetica Nazionale approvata nel 2013, il tema dei sussidi alle fonti fossili, semplicemente, non compare. Eppure stiamo parlando di 4,4 miliardi di sussidi diretti distribuiti ad autotrasportatori, centrali da fonti fossili e imprese energivore, e di 7,7 miliardi di sussidi indiretti tra finanziamenti per nuove strade e autostrade, sconti e regali per le trivellazioni, per un totale di 12,1 miliardi di euro a petrolio, carbone e altri fonti che inquinano l'aria, danneggiano la salute, e che sono la principale causa dei cambiamenti climatici".
Aiuti all'autotrasporto. Tra le voci più importanti di sussidio diretto alle fonti fossili, ricostruisce il rapporto di Legambiente, ci sono i trasporti. Al settore dell'autotrasporto sono andati, dal 2000 al 2013, quasi 5,3 miliardi di euro ....Un'altra voce di sussidio riguarda sconti sulle tasse per l'acquisto di carburante secondo l'Ocse, l'Italia nel 2011 ha sostenuto il settore con riduzioni e esenzioni dall'accisa per oltre 2 miliardi di euro.
I costi del Cip 6. "Nel nostro Paese poi - si legge acora nel dossier - alcuni impianti da fonti fossili beneficiano di sussidi diretti per la produzione elettrica, di cui l'esempio più noto è quello del famigerato incentivo Cip 6. Complessivamente, agli impianti a fonti fossili, dal 2001 al 2012 sono stati regalati 40.149 milioni di euro. Secondo i dati del Gse, nel 2012 il sussidio alle centrali è stato pari a 2.166 milioni di euro, di cui 724,4 milioni direttamente a carico dei cittadini, e continuerà, riducendosi nel tempo, ancora fino al 2021. .....Ma non finisce nemmeno qui. Ammontano a circa 160 milioni di euro di fondi pubblici le risorse legate al sistema ETS (il meccanismo europeo di scambio delle emissioni), che andranno agli impianti inquinanti entrati in esercizio negli ultimi quattro anni, attraverso i rimborsi che sarebbero dovuti servire invece a ridurre le emissioni di CO2".
Altre forme di sussidio. Un nuovo sussidio diretto per vecchie e inquinanti centrali da fonti fossili, ricostruisce ancora il dossier, è entrato in funzione nel 2012 con nuovi sussidi giustificati con presunti allarmi legati all'emergenza gas. In pratica, per il rischio che in alcuni momenti dell'anno possano ridursi le forniture di gas dalla Russia, si regaleranno 250 milioni di euro nel 2013 a vecchie centrali inquinanti, presi direttamente dalle bollette delle famiglie, e con "deroghe alla normativa sulle emissioni in atmosfera o alla qualità dei combustibili"....
Penalizzata l'efficienza. Nelle bollette elettriche ci sono poi i sussidi indiretti alle fonti fossili sotto forma di sconti ai grandi consumatori di energia invece che di una spinta all'efficienza per ridurre i consumi. A queste spetta uno sconto pari a 600,4 milioni di euro l'anno sugli oneri generali di sistema. Altro sussidio riguarda il servizio di interrompibilità, ossia una disponibilità ben pagata a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti nel caso di problemi sulla rete. Nel 2013 il servizio di interrompibilità si può stimare in 736,5 milioni di euro........
 Alle fossili sei volte più incentivi che alle rinnovabili. ...... è bene ricordare che da diversi anni a lanciare un accorato allarme per una situazione sempre più insostenbile è nientemeno che l'Agenzia internazionale per l'energia (Iea), non esattamente un covo di verdi. 
Dopo averlo più volte ripetuto, anche secondo l'ultimo Rapporto il dominio di petrolio, carbone e gas nei consumi mondiali è sostenuto da una quota crescente di sussidi che vengono costantemente elargiti ai combustibili fossili. A livello globale nel 2011 i sussidi ammontavano alla cifra record di 523 miliardi di dollari, con un balzo del 30% in più rispetto all'anno precedente. In pratica, i combustibili fossili hanno goduto e godono di sussidi che sono di ben sei volte superiori agli incentivi (circa 88 miliardi di dollari) che vengono erogati per promuovere le fonti rinnovabili compresi i biocombustibili.conclusioni simili del resto è arrivato anche il Fondo monetario internazionale, un'altra istituzione al di sopra di qualsiasi sospetto di simpatia per gli ecologisti.

Appello a Letta. "Occorrono scelte chiare a partire dall'Italia - conclude Zanchini Scegliere di cancellarli è una straordinaria occasione per dimostrare una seria intenzione di frenare i cambiamenti climatici e fare della green economy la strada maestra per uscire dalla crisi. Per questo, chiediamo al governo Letta il coraggio e la lungimiranza di mettersi a capo di una coalizione internazionale per cancellare questi sussidi e assumere un ruolo da protagonista nel semestre di Presidenza dell'Unione Europea che spetta al nostro Paese a partire da luglio 2014".