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22 dicembre 2015
26 gennaio 2013
Gian Carlo Caselli - IL DIRITTO ALLA SALUTE: La Costituzione e la Magistratura a tutela della salute contro i colossi che inquinano.
Oggi, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, riportiamo le inedite parole pronunciate del Procuratore Capo di Torino Gian Carlo Caselli quest’estate al campeggio dell’Anpi a Quiliano, dove ha sottolineato “la forza straordinaria della nostra Costituzione nella tutela della salute..."
“La Costituzione e la Magistratura a tutela della salute contro i colossi che inquinano”
Potremmo fare un’infinità di esempi che sono la storia dell’applicazione della nostra Costituzione in tutti questi anni.
29 aprile 2011
1)Enel: Greenpeace e Wwf al Tar contro conversione Porto Tolle 2)La sentenza sulla ThyssenKrupp di Torino e i suoi riflessi su Taranto
Tratto da Il Sole 24 ore RadiocolorEnel: Greenpeace e Wwf al Tar contro ok conversione

La sentenza sulla ThyssenKrupp di Torino e i suoi riflessi su Taranto
“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Il primo di fronte a come vanno le cose; il secondo per cambiarle” è la massima di Sant’Agostino di Ippona che ci è tornata in mente leggendo la lettera prot. n. 0005066 del 20.04.2011, pervenutaci il 26 da VVF - Direzione Regionale Puglia, sulle questioni del “Certificato Prevenzione Incendi” e del “nulla osta inerente il rischio di incidente rilevante” per lo stabilimento Ilva di Taranto.
Per il caso specifico da noi posto, è grande lo sdegno per come vanno le cose anche in un ambito importante che coinvolge le responsabilità dei Vigili del Fuoco, Soccorso Pubblico e Difesa Civile. Di contro, però, ci pare che scarseggi il coraggio di cambiare le cose.
Il tema merita di essere riassunto brevemente. Nel mare magnum delle norme italiane sulla sicurezza degli insediamenti industriali ci sono due capisaldi, il “Certificato Prevenzione Incendi” e il “nulla osta inerente il rischio di incidente rilevante”. Qualunque cittadino li comprende e li apprezza a scatola chiusa, certo che nessuno stabilimento può essere autorizzato a entrare in funzione e a restare in funzione se privo di entrambi quei documenti. Bene, per ammissione della stessa Direzione Regionale Puglia VVF, constatiamo che lo stabilimento Ilva di Taranto è ancora privo di Certificato Prevenzione Incendi. Noi aggiungiamo che questo stato di cose dura da parecchi anni, prima ancora che iniziasse la procedura per l’ottenimento dell’AIA, come risulta dall’esame di due documenti ufficiali del Corpo dei VVF del 2008 e 2009, reperibili sul sito di Minambiente.
Ci limitiamo a porre alcune domande da uomini della strada. Le varie Autorità di vigilanza e controllo (VVF, ASL/SPESAL, ISPESL, Ispettorato del lavoro, ARPA, NOE, Polizia provinciale, Polizia municipale, ecc.) e le Autorità competenti per i vari benestari e autorizzazioni (statali, regionali, provinciali, comunali) permetterebbero l’avvio e il funzionamento di un impianto pronto ma ancora privo di “CPI” e di “nulla osta inerente il rischio di incidente rilevante”?
Possibile che non ci sia nessuna autorità tecnica, amministrativa, giudiziaria che senta il dovere civico, più ancora di quello professionale/istituzionale, di neutralizzare, per elementari motivi precauzionali, le ambiguità normative e l’insufficiente impegno dell’azienda su temi così importanti che consentono per anni l’esercizio di impianti privi di CPI e di nulla osta? E’ mai possibile che si lasci che un insediamento industriale enorme, complesso e pericoloso come lo stabilimento Ilva di Taranto, continui a funzionare senza che nessuno dica o faccia niente, pur essendo da anni privo di quei certificati, quasi a dimostrare che sono solo “pezzi di carta” di mera burocrazia, del tutto trascurabili?
Per parte nostra, in ambito AIA abbiamo già scritto alle Autorità interessate, informando anche il Procuratore della Repubblica di Taranto, che all’Ilva di Taranto deve essere negata l’AIA se priva di “CPI” e di “nulla osta inerente il rischio di incidente rilevante” e che lo stabilimento deve essere fermato immediatamente per il tempo necessario a metterlo a posto per la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini, fermi restando tutti gli altri impegni per la riduzione dell’inquinamento ambientale che sono altrettanto importanti per la salute umana.
Giova a tal proposito ricordare la tragedia avvenuta alla ThyssenKrupp di Torino e il recentissimo e pesantissimo giudizio della Magistratura. Stando ai resoconti giornalistici, è stato accertato che “la ThyssenKrupp non aveva ancora il certificato di prevenzione incendi. I suoi manager prendevano tempo con i vigili del fuoco posticipando la data in cui effettuare una serie di interventi richiesti”. Inoltre, potranno “chiedere al tribunale civile la liquidazione del danno biologico” il sopravvissuto alla strage e “gli altri 33 operai costituitisi parte civile per il rischio corso in quello stabilimento, reso insicuro dalla politica aziendale, in vista della chiusura, di effettuarvi sempre meno manutenzione straordinaria degli impianti e ridurre a zero gli investimenti sulla sicurezza"..........
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