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22 dicembre 2015

Medicina Democratica :Ambiente Delitto perfetto

Tratto da WWWbloglavoroesalute 

Ambiente Delitto perfetto

Comunicato stampa della Sezione provinciale di Alessandria di Medicina Democratica sulla sentenza Solvay.

 Ingiusta, deludente e preoccupante sentenza. 

Opportunamente collocata fra le tante (Eternit, Thyssenkrupp, Bussi, ecc.) nel nostro libro “Ambiente Delitto Perfetto” a definire che “non esiste giustizia in campo ambientale”, con tanta pace per innumerevoli comunità italiane che proprio dalla Magistratura di Alessandria attendevano una coraggiosa inversione di tendenza ai processi che hanno scandalizzato l’universo ecologista per la loro sostanziale impunità tramite la derubricazione dei reati dal pesante dolo alla lieve colpa e le prescrizioni, per non dire dire delle assoluzioni. 

Vittime della sentenza: le parti civili morte e ammalate, gli abitanti inquinati del territorio, il mondo ambientalista disarmato. 

Vittima la Giustizia insomma, che, per essere “uguale per tutti” dovrebbe, per citare Guariniello, cercare di fare il bene per i più deboli.

        Ambiente Delitto perfetto

26 gennaio 2013

Gian Carlo Caselli - IL DIRITTO ALLA SALUTE: La Costituzione e la Magistratura a tutela della salute contro i colossi che inquinano.

Riceviamo e Pubblichiamo 
il "Comunicato  Ubik "
Il Procuratore Caselli a Quiliano:
  Oggi, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, riportiamo le inedite parole pronunciate del Procuratore Capo di Torino Gian Carlo Caselli quest’estate al campeggio dell’Anpi a Quiliano, dove ha sottolineato la forza straordinaria della nostra Costituzione nella tutela della salute..."

"Sono vent’anni che la politica delega alla Magistratura problemi che non sa come risolvere. Ilva, Montedison, ThyssenKrupp, Eternit: la Magistratura, forte della sua indipendenza, riesce a far celebrare processi contro questi colossi, tutelando finalmente la salute dei cittadini…”
(Proprio come la combustione del carbone a Vado, nell'ambito di un fascicolo aperto con l’accusa di omicidio plurimo…)

Qui  il video:
http://www.youtube.com/watch?v=_20Ev5u4-vw

“La Costituzione e la Magistratura a tutela della salute contro i colossi che inquinano”

“…per quanto riguarda il diritto alla salute, per esempio una volta si poteva scaricare nelle acque pubbliche tutto quello che si voleva, i veleni più incredibili, e non succedeva niente perché non c’era ancora una legge che lo vietasse – oggi magari nonostante le leggi lo si fa lo stesso ma almeno c’è la legge che lo vieta – o una legge che imponesse i depuratori, finché la magistratura, una parte almeno, quelli che verranno subito definiti “Pretori d’assalto” scoprono la Costituzione, consapevoli della forza che deriva dall’essere indipendenti in forza dei principi scritti nella Costituzione, e allora -dalla pletora delle leggi plenarie del nostro ordinamento- riesumano per esempio una legge che tutela il patrimonio ittico del nostro paese, e cioè che se tu scarichi nel mare o nei fiumi delle sostanze tossiche facendo del male ai pesci commetti un reato.  Un piccolo reato, una contravvenzione, unita con allora poche lire di multa. Un reato, che in quanto reato mette in movimento l’intero meccanismo del processo penale, compresa la possibilità di sequestrare ciò che determina il reato, produce dei danni, per evitare che questi danni siano portati ad ulteriori conseguenze.
Stiamo già parlando dell’Ilva, anche se storicamente parlerò di altri casi… Alcuni Pretori d’assalto una quarantina di anni fa   sequestrarono uno stabilimento Montedison che scaricava in mare fanghi rossi di Scarlino, uno scandalo incredibile perché toccare la Montedison all’epoca era toccare la prima -insieme alla Fiat- potenza economico-politica del nostro paese. 
 Questi pretori, forti della loro indipendenza, applicando la Costituzione in modo da rendere il diritto alla salute non soltanto cosa scritta ma cosa effettiva e reale, sequestra la Montedison e mettono in movimento in progress tutta una serie di cose che porteranno anche alla legge Merlin, la prima legge che prevede obblighi precisi di tutela per la salute pubblica anche attraverso il non inquinamento delle acque pubbliche.
Questo è la forza straordinaria ancora oggi della nostra Costituzione, per quanto riguarda la tutela della salute e della sicurezza sul posto di lavoro: diritti scritti che prevedono nel contempo strumenti di presìdio e di tutela di questi diritti, e che in quanto autonomi possono fare ciò che è necessario perché i diritti siano quanto più possibile realizzati nell’interesse di tutti.

Potremmo fare un’infinità di esempi che sono la storia dell’applicazione della nostra Costituzione in tutti questi anni. 
Pensiamo alla ThyssenKrupp o alla Eternit: la magistratura che forte della sua indipendenza riesce a far celebrare processi contro questi colossi mondiali, parliamo di multinazionali potentissime, meglio tutelando finalmente, con terribili ritardi ma certamente non dovuti alla magistratura, la salute dei cittadini in fabbrica e fuori dalla fabbrica, perché per l’Eternit lo sapete tutti sono morte tremila persone ma non soltanto operai che lavoravano in fabbrica, anche persone che in fabbrica non erano mai entrate ma che sono venute a contatto per esempio con gli indumenti che i loro parenti indossavano lavorando in fabbrica che potevano causare malattie e sofferenze fino ad esiti anche letali.
E oggi il caso Ilva e l’inerzia della politica: sono vent’anni che la politica delega alla magistratura problemi che non sa come risolvere o non ha la forza di affrontare cercando delle soluzioni…

La politica costantemente delega alla magistratura i problemi che non sa risolvere ma con un corollario, una sorta di asticella che non viene mai scritta, mai esplicitata, ma idealmente fissata; quando la magistratura oltrepassa questa asticella, nel senso che tocca interessi che del controllo della legalità non ne vogliono sapere, ecco che scoppiano le polemiche furibonde contro la magistratura, esattamente quello che è successo in tutti questi anni per chi si è occupato di queste cose.
È questa capacità della Costituzione -diritti correlati a strumenti autonomi di presìdio dei diritti stessi- che preoccupa ancora oggi certe forze politico-culturali del nostro paese che quindi vedono la Costituzione come un fastidio, come un ostacolo alla migliore realizzazione dei loro interessi, al recupero di quei rapporti di forza che sono precostituzionali e che si è cercato in svariati modi e si cercherà ancora di recuperare andando in contrasto in contraddizione in controtendenza rispetto a quelli che sono gli interessi di tutti i cittadini per privilegiare ancora una volta qualcuno soltanto, quindi per ridare cittadinanza alla parola privilegi istituzionalmente parlando, che sono proprio quei privilegi che la nostra Costituzione ha voluto cancellare fondando la sua architettura sul primato dei diritti uguali per tutti…”

(Procuratore Capo di Torino Gian Carlo Caselli)



Comunicato Ubik

29 aprile 2011

1)Enel: Greenpeace e Wwf al Tar contro conversione Porto Tolle 2)La sentenza sulla ThyssenKrupp di Torino e i suoi riflessi su Taranto


Tratto da Il Sole 24 ore Radiocolor
Enel: Greenpeace e Wwf al Tar contro ok conversione
Porto Tolle
Impugnato decreto ministero (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 28 apr - Va annullato il decreto con cui il ministero dello Sviluppo economico, lo scorso 5 gennaio, ha autorizzato la conversione a carbone della centrale termoelettrica di a , in provincia di Rovigo.
Lo sostengono in un ricorso al , come apprende Radiocor, Greenpeace, Wwf, , Legambiente e il Comitato cittadini liberi di Porto Tolle.
Il via libera era stato dato dalla per l'energia nucleare, le energie rinnovabili e l'efficienza energetica del ministero dopo il positivo giudizio di compatibilita' ambientale e l'intesa raggiunta con la . Il decreto autorizza la centrale a operare con tre sezioni alimentate a carbone e, parzialmente, a biomasse (contro le attuali quattro alimentate a olio combustibile denso, da 660 MW elettrici ciascuna), per una potenza elettrica lorda nominale complessiva di 1.980 MW....
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Tratto da Peacelink
Comunicato stampa

La sentenza sulla ThyssenKrupp di Torino e i suoi riflessi su Taranto

Per ammissione della Direzione Regionale Puglia VVF,constatiamo che lo stabilimento Ilva di Taranto è ancora privo di Certificato Prevenzione Incendi.E’ mai possibile che si lasci che un insediamento industriale enorme, complesso e pericoloso come lo stabilimento Ilva di Taranto, continui a funzionare senza che nessuno dica o faccia niente?
27 aprile 2011 - Biagio De Marzo (Altamarea coordinamento di cittadini e associazioni)

“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Il primo di fronte a come vanno le cose; il secondo per cambiarle” è la massima di Sant’Agostino di Ippona che ci è tornata in mente leggendo la lettera prot. n. 0005066 del 20.04.2011, pervenutaci il 26 da VVF - Direzione Regionale Puglia, sulle questioni del “Certificato Prevenzione Incendi” e del “nulla osta inerente il rischio di incidente rilevante” per lo stabilimento Ilva di Taranto.

Per il caso specifico da noi posto, è grande lo sdegno per come vanno le cose anche in un ambito importante che coinvolge le responsabilità dei Vigili del Fuoco, Soccorso Pubblico e Difesa Civile. Di contro, però, ci pare che scarseggi il coraggio di cambiare le cose.

Il tema merita di essere riassunto brevemente. Nel mare magnum delle norme italiane sulla sicurezza degli insediamenti industriali ci sono due capisaldi, il “Certificato Prevenzione Incendi” e il “nulla osta inerente il rischio di incidente rilevante”. Qualunque cittadino li comprende e li apprezza a scatola chiusa, certo che nessuno stabilimento può essere autorizzato a entrare in funzione e a restare in funzione se privo di entrambi quei documenti. Bene, per ammissione della stessa Direzione Regionale Puglia VVF, constatiamo che lo stabilimento Ilva di Taranto è ancora privo di Certificato Prevenzione Incendi. Noi aggiungiamo che questo stato di cose dura da parecchi anni, prima ancora che iniziasse la procedura per l’ottenimento dell’AIA, come risulta dall’esame di due documenti ufficiali del Corpo dei VVF del 2008 e 2009, reperibili sul sito di Minambiente.

Ci limitiamo a porre alcune domande da uomini della strada. Le varie Autorità di vigilanza e controllo (VVF, ASL/SPESAL, ISPESL, Ispettorato del lavoro, ARPA, NOE, Polizia provinciale, Polizia municipale, ecc.) e le Autorità competenti per i vari benestari e autorizzazioni (statali, regionali, provinciali, comunali) permetterebbero l’avvio e il funzionamento di un impianto pronto ma ancora privo di “CPI” e di “nulla osta inerente il rischio di incidente rilevante”?

Possibile che non ci sia nessuna autorità tecnica, amministrativa, giudiziaria che senta il dovere civico, più ancora di quello professionale/istituzionale, di neutralizzare, per elementari motivi precauzionali, le ambiguità normative e l’insufficiente impegno dell’azienda su temi così importanti che consentono per anni l’esercizio di impianti privi di CPI e di nulla osta? E’ mai possibile che si lasci che un insediamento industriale enorme, complesso e pericoloso come lo stabilimento Ilva di Taranto, continui a funzionare senza che nessuno dica o faccia niente, pur essendo da anni privo di quei certificati, quasi a dimostrare che sono solo “pezzi di carta” di mera burocrazia, del tutto trascurabili?

Per parte nostra, in ambito AIA abbiamo già scritto alle Autorità interessate, informando anche il Procuratore della Repubblica di Taranto, che all’Ilva di Taranto deve essere negata l’AIA se priva di “CPI” e di “nulla osta inerente il rischio di incidente rilevante” e che lo stabilimento deve essere fermato immediatamente per il tempo necessario a metterlo a posto per la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini, fermi restando tutti gli altri impegni per la riduzione dell’inquinamento ambientale che sono altrettanto importanti per la salute umana.

Giova a tal proposito ricordare la tragedia avvenuta alla ThyssenKrupp di Torino e il recentissimo e pesantissimo giudizio della Magistratura. Stando ai resoconti giornalistici, è stato accertato che “la ThyssenKrupp non aveva ancora il certificato di prevenzione incendi. I suoi manager prendevano tempo con i vigili del fuoco posticipando la data in cui effettuare una serie di interventi richiesti”. Inoltre, potranno “chiedere al tribunale civile la liquidazione del danno biologico” il sopravvissuto alla strage e “gli altri 33 operai costituitisi parte civile per il rischio corso in quello stabilimento, reso insicuro dalla politica aziendale, in vista della chiusura, di effettuarvi sempre meno manutenzione straordinaria degli impianti e ridurre a zero gli investimenti sulla sicurezza"..........

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