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22 dicembre 2015

Medicina Democratica :Ambiente Delitto perfetto

Tratto da WWWbloglavoroesalute 

Ambiente Delitto perfetto

Comunicato stampa della Sezione provinciale di Alessandria di Medicina Democratica sulla sentenza Solvay.

 Ingiusta, deludente e preoccupante sentenza. 

Opportunamente collocata fra le tante (Eternit, Thyssenkrupp, Bussi, ecc.) nel nostro libro “Ambiente Delitto Perfetto” a definire che “non esiste giustizia in campo ambientale”, con tanta pace per innumerevoli comunità italiane che proprio dalla Magistratura di Alessandria attendevano una coraggiosa inversione di tendenza ai processi che hanno scandalizzato l’universo ecologista per la loro sostanziale impunità tramite la derubricazione dei reati dal pesante dolo alla lieve colpa e le prescrizioni, per non dire dire delle assoluzioni. 

Vittime della sentenza: le parti civili morte e ammalate, gli abitanti inquinati del territorio, il mondo ambientalista disarmato. 

Vittima la Giustizia insomma, che, per essere “uguale per tutti” dovrebbe, per citare Guariniello, cercare di fare il bene per i più deboli.

        Ambiente Delitto perfetto

17 febbraio 2015

Ddl ecoreati: i medici dell' ISDE avanzano modifiche.

Tratto da Il Sostenibile
Ddl ecoreati: i medici di ISDE avanzano modifiche.

Alcune luci, parecchie ombre, sia per le cose fatte che per quelle non fatte. La valutazione complessiva di ISDE Italia, il ramo italiano dell’Associazione Internazionale dei Medici per l’Ambiente, degli emendamenti apportati dalle Commissioni riunite Ambiente e Giustizia del Senato al DDL in materia di delitti contro l’ambiente può riassumersi in questo modo. Non è facile, pertanto, giudicare il testo uscito da quasi un anno di permanenza in Commissione come un miglioramento tout court rispetto a quello approvato, nell’ormai remoto febbraio 2014, dall’aula della Camera.
Anzitutto, ISDE prende atto che delle due fondamentali proposte di emendamenti che aveva formulato nel precedente comunicato solo una ha trovato un concreto riscontro nel testo emendato e licenziato dalla Commissione. Infatti, sia con riferimento al neo-delitto di inquinamento (art. 452 bis c.p.) che a quello di disastro ambientale (art. 452 ter), è stata eliminata la condizione per la quale, per poter configurare i reati, occorreva la previa violazione da parte dell’inquinatore di norme penali o amministrative specificamente poste a tutela dell’ambiente; oggi è necessario e sufficiente che l’autore del fatto abbia agito “abusivamente”. Il fatto di aver sgombrato il campo dai possibili “disguidi” applicativi legati alla vecchia formulazione è un elemento di notevole positività e ISDE, quindi, esprime piena soddisfazione per l’intervento emendativo della Commissione che corrisponde in toto alla sollecitazione avanzata in tal senso dall’Associazione.



Del tutto ignorata è stata, invece, la seconda, fondamentale, questione che si era posta nella precedente nota: quella relativa alla prescrizione dei reati. Oggi, la situazione nel DDL, sotto questo delicato profilo, è dunque la stessa che si presentava all’indomani dell’approvazione del testo da parte dell’aula della Camera: prescrizione massima per il reato di inquinamento ambientale fissata in sette anni e mezzo e per quello di disastro in poco più di diciotto anni. Nelle ipotesi colpose, i termini si riducono ulteriormente; e manca una norma come quella di cui all’attuale art. 157 co. 6 che, proprio in relazione alle ipotesi di disastro colposo di cui all’art. 449 c.p., prevede il raddoppio degli ordinari termini di prescrizione. In più, persiste la criticità dell’assoluta mancanza di indicazioni normative in ordine al momento del decorso della prescrizione stessa.

Le conseguenze della combinazione di questi due elementi sono già state illustrate: il termine di prescrizione, nel caso in cui si contesti uno dei due reati in questione nella versione di pericolo, scatterà dalla cessazione dell’attività produttiva e non dalla cessazione degli effetti pericolosi per la salute di tale attività. Con l’ulteriore ‘fatale’ effetto per cui, se le emissioni collegate a quelle produzioni cagioneranno malattie con un lungo periodo di latenza, quando queste, dopo vari decenni, si presenteranno, il reato sarà ormai già prescritto. E’ la beffarda lezione della vicenda Eternit. La proposta di ISDE, sul punto, sostanzialmente in linea con un emendamento proposto da alcuni senatori (Romani e altri), resta quella di inserire espressamente nell’articolo 452 bis, limitatamente all’ipotesi di pericolo, la seguente previsione: “la prescrizione del reato decorre dall’effettiva cessazione del pericolo di compromissione o deterioramento“; e nell’art. 452 ter: “la prescrizione del reato decorre dall’effettiva cessazione del pericolo di alterazione o per la salute pubblica”.


Nel testo approvato dalle Commissioni riunite del Senato non vi sono, però, solo criticità già presenti nel testo non rimosse; ve ne sono anche di nuove, introdotte dagli stessi senatori. Infatti, nel reato d’inquinamento ambientale sono state inserite una serie di ‘specificazioni’ che rischiano di rendere estremamente ardua l’applicabilità di questa fattispecie di reato in una vasta gamma di situazioni. Anzitutto, al primo comma si afferma che, ai fini dell’integrazione dell’illecito, la compromissione o il deterioramento non devono più esser solo “rilevanti”, bensì “durevoli dello stato preesistente”. La domanda che sorge spontanea da questa sostituzione di aggettivi non può che esser: quanto devono durare quel deterioramento o quella compromissione perché chi li provoca possa esser punito? 
Ma c’è un altro consistente problema nella nuova complessiva locuzione: a cosa ci si riferisce, precisamente, quando si parla di ‘stato preesistente”? E’ solo una precisazione superflua o si vuole, invece, surrettiziamente interpretare (o lasciar interpretare) questo aggettivo come “originario”: in pratica, per ritenere un’immissione nell’aria, uno sversamento nel suolo, nel sottosuolo o nelle acque ecc… come causativi di una compromissione o un deterioramento dell’aria, del suolo …. si dovrebbe far riferimento alla primigenia qualità e condizione di purezza bio-chimica della matrice e non all’eventuale stato di polluzione in cui la stessa versava, in ipotesi, immediatamente prima del fatto d’inquinamento di turno?

Quando mai quest’ultima dovesse risultare l’interpretazione più fondata, le conseguenze sulla reale applicabilità del reato sarebbero devastanti: nel caso di immissione o sversamento in un terreno o in un fiume già, di loro, ampiamente ‘compromessi o deteriorati’, risulterebbe praticamente impossibile ritenere quei comportamenti come “causa” di quella stessa compromissione o di quel deterioramento, già abbondantemente causati da altri prima dell’inquinatore di turno.

Ancora, ISDE esprime pieno dissenso rispetto all’emendamento apportato all’ipotesi dell’inquinamento del suolo o del sottosuolo. Alla stregua del nuovo testo, per integrare il reato, la compromissione o il deterioramento dovranno riguardare “porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo.” Il quesito ne deriva imprescindibilmente: quando una porzione contaminata di suolo o di sottosuolo potrà ritenersi ‘estesa o significativa’? Anche in tal caso, la difficoltà di sciogliere questi enigmi concettuali e giuridici potrà rappresentare un serio ostacolo alla concreta applicazione della norma in sede processuale.

Infine, non pare in alcun modo condivisibile l’introduzione nel testo dell’art. 452octies co. 2 di una clausola di non punibilità per le ipotesi colpose, quando l’autore del fatto, prima dell’apertura del dibattimento di primo grado, abbia “provveduto alla messa di sicurezza, alla bonifica, e ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi”. La previsione di un incentivo perché l’autore del reato provveda a riparare il danno è ragionevole, ed è quanto previsto dal primo comma dell’art. 452octies, che per i reati dolosi prevede in questi casi la riduzione della pena dalla metà a due terzi. 

Ciò che è inaccettabile è che tali condotte conducano alla non punibilità, in ipotesi che, per quanto colpose, possono essere di devastante gravità per l’ambiente alla salute. Prevedere che un disastro ambientale colposo risulti non punibili in presenza di condotte riparatorie significa privare totalmente di effetto deterrente tali reati (il reo sa che, se pagherà per le bonifiche, nessuna pena gli verrà applicata), e costituisce anche una previsione del tutto distonica rispetto al sistema penale nel suo complesso, non essendo previsti altri contesti in cui una condotta riparatoria porti non già alla diminuzione di pena, ma addirittura alla non punibilità del fatto.
Per queste ragioni, la proposta di ISDE sul punto è la totale cassazione di questi tre emendamenti e il ritorno, sul punto, al testo approvato dalla Camera.

14 maggio 2013

PM Guariniello: «L’Eternit come l’Ilva»

 Tratto da La Gazzetta di Reggio

Guariniello: «L’Eternit come l’Ilva» 

di Daniele Valisena

RUBIERA. «L’ex Icar di Rubiera come l’Ilva di Taranto, dietro al disastro c’erano delle scelte strategiche volute dall’alto»
Queste le parole usate dal pubblico ministero Raffaele Guariniello nella nuova udienza del processo Eternit di Torino, giunto al secondo grado di giudizio dopo che nel primo i due magnati del cemento-amianto, Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier, erano stati condannati a 16 anni, senza che però i familiari e le vittime reggiane del disastro venissero incluse nei risarcimenti. In appello il pubblico ministero Guariniello ha chiesto che anche i lavoratori degli stabilimenti di Rubiera (60 persone decedute) e di Bagnoli, in provincia di Napoli, venissero inclusi nel risarcimento.

Nella sua requisitoria Guariniello ha evocato l’esempio dell’Ilva di Taranto per tracciare un parallelo fra i due casi e ha sottolineato la spregiudicatezza degli imputati. «Grazie ai parenti delle vittime ho potuto individuare la strada da prendere – afferma all’Ansa il pm torinese -dietro a questo immane disastro c’erano delle scelte strategiche prese dal vertice. C’era un’unica regia».
Il pubblico ministero tenterà dunque di dimostrare che dietro alle malattie e alle morti che hanno colpito più di 6mila operai delle filiali della multinazionale in Italia c’erano le scelte e le strategie aziendali della società, che hanno deliberatamente messo in grave pericolo la vita dei lavoratori.
Secondo la Magistratura sono oltre duemila le vittime dell’amianto, ammalatisi o uccisi dalle patologia asbesto e dalle patologie a essa correlate.
Si tratta di patologie che colpiscono soprattutto i polmoni, in cui le microfibre di amianto si depositano arrivando a ostruire completamente gli alveoli, fino a che la vittima non riesce più a respirare.


Schmidheiny e De Cartier sono accusati di disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche negli stabilimenti italiani del gruppo.

  In contrapposizione alla volontà di giustizia dei lavoratori, dei familiari e delle parti civili, il barone belga De Cartier e il magnate svizzero Schidheiny sono ricorsi in appello allo scopo di annullare il processo e sfuggire ai 16 anni di carcere a cui sono stati condannati.
«Non siamo solo di fronte al tentativo di sfuggire alle proprie responsabilità – hanno affermato i rappresentanti dei familiari delle vittime, che sono presenti al processo – ma si tenta di cancellare la verità sulla pericolosità dell’amianto per poter continuare a lavorarlo all’estero, esponendo scientemente ignari lavoratori a una fibra killer che purtroppo non perdona.  
Da qui l’importanza del processo di appello, per difendere il principio che non si può utilizzare la vita dei lavoratori e dei cittadini per i propri profitti».

15 aprile 2013

DANIELA PATRUCCO: Amianto, carbone, cemento e tumori: strane coincidenze .....

Riceviamo da Daniela Patrucco   e ringraziandola  pubblichiamo.

Tratto da Speziapolis

Amianto, carbone, cemento e tumori: strane coincidenze e una sorpresa, da Savona

Quando scopriremo che il carbone, come già successo per l'amianto, ci sta uccidendo? 
Chi ha esperienza diretta o informazioni sulle conseguenze per la salute e l'ambiente derivanti dalla combustione e manipolazione del carbone, non può non porsi questa domanda tanto terribile quanto banale. 

Meglio, quando la politica si farà carico dei risultati delle scoperte scientifiche e porrà fine all'estrazione e all'uso del carbone? 

"La consapevolezza che numerose forme di cancro fossero riconducibili all’esposizione a composti chimici, risale alla seconda metà del ‘700, con l’intuizione di Sir Percival Pott (1714 -1788), il quale teorizzò che l’elevata incidenza di tumori cutanei degli spazzacamini potesse dipendere dalla loro elevata esposizione a fuliggine di carbone". (qui)

ANALOGIE TRA CARBONE E AMIANTO - "Dell’amianto sono ormai certe le correlazioni con patologie tumorali quali il mesotelioma pleurico conseguentemente ad esposizione professionale" e non solo, posto che sono ormai numerosi i casi di persone  che si sono ammalate di mesotelioma senza aver mai lavorato nel settore nè aver avuto relazioni strette con i lavoratori dell'amianto. La fibra di amianto è stata utilizzata per lungo tempo in edilizia, miscelata al cemento, "in virtù della sua resistenza meccanica, al calore ed agli agenti chimici, della sua flessibilità e delle sue proprietà di isolante acustico" (qui). 
 Allo stesso modo, le ceneri derivanti dalla combustione del carbone vengono mescolate al cemento contribuendo a migliorarne la lavorabilità, la resistenza meccanica e la durabilità.


Come per l'amianto, la manipolazione  e l'utilizzo delle ceneri del carbone non è senza conseguenze, infatti "oltre alla diffusione in atmosfera degli isotopi radioattivi, deve destare attenzione anche l’utilizzo delle ceneri derivanti dalla combustione del carbone per la costruzione di edifici, in quanto esse presentano valori di radioattività che eccedono o sono molto vicini ai valori massimi di radioattività consentiti dalle normative radio protezionistiche..." (qui) 
Immagine tratta da facebook del Dottor  G. Ghirga
 Amianto e ceneri del carbone possono dunque determinare conseguenze gravi sulla salute delle persone. 
Non solo sulla salute dei lavoratori esposti direttamente alla fonte di inquinamento  - e delle popolazioni residenti nei pressi degli impianti di produzione/uso/trattamento (qui) -  ma anche sulla salute di tutti coloro che entreranno in contatto con il cemento ottenuto con la lega dell'amianto, delle ceneri e del gesso esito del processo di combustione del carbone. 
La scienza ci dice inoltre che la stessa manipolazione e combustione del carbone non è priva di conseguenze sulla salute delle persone (qui)


foto Assocarboni
DIFFERENZE TRA CARBONE E AMIANTO - Mentre per l'amianto è stata provata la correlazione con le patologie tumorali, al momento non è provata la correlazione tra il carbone - le sue diverse lavorazioni e i suoi utilizzi - e le diverse e numerose patologie di cui soffrono e/o per cui sono morte persone appartenenti a una specifica comunità. In altre parole, mentre il tribunale ha stabilito che a Casale Monferrato le morti e le malattie da mesotelioma sono state causate dall'Eternit, nessun tribunale ha ancora stabilito una correlazione tra le malattie e le morti della Spezia, di Civitavecchia o di Brindisi, alcuni dei luoghi che ospitano centrali a carbone.


IL FATTO NUOVO - Dalla scorsa settimana tuttavia c'è un fatto nuovo: la perizia elaborata su incarico della Procura di Savona - che doveva verificare l'eventuale nesso di causalità tra l'aumento di patologie e il carbone della Tirreno Power - avrebbe stabilito questa connessione
Ora dovranno essere i giudici a valutare l’attendibilità della perizia medesima (qui). Anche se sappiamo che la giustizia italiana è molto lenta -  e che "è molto complicato ... passare dall’evidenza di una tossicità di una certa lavorazione o di un certo materiale alla sua regolamentazione, se possibile, o alla sua dismissione"(qui) - sappiamo tuttavia che quello di Savona è un precedente non da poco......

Andrea Orlando, che è anche responsabile Giustizia del PD, ha aggiunto che contatterà la Procura di Savona per approfondire la questione.
Leggi l'articolo integrale su Speziapolis
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Per completezza concludiamo con un' interrogazione   del 2007 del Sen. Fernando Rossi  che chiedeva ( nel 2007.......) al Presidente del Consiglio dei Ministri di emanare con urgenza apposite direttive per salvaguardare la salute dei lavoratori e dei cittadini........ 
Molti anni sono trascorsi la spada di damocle del carbone pende ancora su troppi territori ,senza che le istituzioni  preposte abbiano prodotto qualcosa di concreto a tutela dei cittadini esposti.
Immagine tratta da facebook del Dott. Ghirga
 Tratto da Dimensioni diverse

Centrali a carbone e olio combustibile: l’arsenico peggio dell'amianto
15/12/2007

Mentre nell'alto Lazio si continua a morire ed ad ammalarsi senza controlli, nonostante le numerose denunce, il Sen. Fernando Rossi ha presentato un'interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri chiedendo di emanare con urgenza apposite direttive per salvaguardare la salute dei lavoratori e dei cittadini.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Premesso che:
secondo il Registro europeo di emissione degli inquinanti (EPER-INES) le centrali ad olio combustibile ed a carbone emettono nell'ambiente ogni anno numerose sostanze tossiche e, in particolare, centinaia e centinaia di chili di arsenico. Quest'ultimo viene veicolato da polveri di dimensioni migliaia di volte più piccole di una sezione di un capello.
Gli effetti acuti dei composti inorganici di arsenico possono consistere in irritazioni:.......
Gli effetti cronici dei composti inorganici di arsenico possono essere: congiuntivite faringite, ulcerazione e perforazione del setto nasale, iperpigmentazione e sensibilizzazione cutanea, ipercheratosi, disturbi respiratori, anemia, disturbi ematopoietici, danni cardiovascolari, neuropatie periferiche.

Immagine tratta da facebook del Dottor  G. Ghirga
 Secondo il Centro Internazionale di ricerca sul cancro (IARC) l'arsenico può causare il cancro nell'uomo,.......

L'esempio della conversione a carbone della centrale ad olio combustibile di Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia, certificata EMAS nel 1998 e nel 2002, è lampante. Il controllo periodico per l'arsenicosi cronica non è avvenuto e non avviene nonostante che la dichiarazione INES dell'anno 2002, per la stessa centrale Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia, riporti che nell'anno 2001 siano stati emessi nell'aria 287 chilogrammi di arsenico e che il carbone, futuro combustibile, contenga una quantità molto più elevata di questo cancerogeno.

Di tale situazione di rischio di esposizione ai carcinogeni in ambiente di lavoro sono stati informati il Ministero del lavoro, il Ministero della salute, la Procura della Repubblica di Civitavecchia, la Direzione provinciale del lavoro, l'Ispettorato provinciale del lavoro di Roma, il Nucleo dei Carabinieri dell'Ispettorato del lavoro,.......

 Non risulta che le persone che hanno lavorato e lavorano nelle centrali a carbone o ad olio combustibile siano state e siano periodicamente sottoposte a screening per l'esposizione cronica all'arsenico, come la ricerca in un campione di capelli. Infatti, la negatività del dosaggio dell'arsenico nel sangue e/o nelle urine, prassi consolidata per la valutazione delle intossicazioni acute, può falsamente rassicurare le persone colpite da arsenicosi cronica, si chiede di sapere:

  • se il Governo non ritenga opportuno provvedere ad emanare con urgenza apposite direttive affinché le persone che hanno lavorato e lavorano nelle centrali a carbone o ad olio combustibile, nonché i cittadini che abitano nella zone di caduta delle micropolveri, siano periodicamente sottoposte ad apposito screening che ricerchi le tracce di arsenico; 
  • se il Governo non intenda rivalutare le proprie politiche energetiche, riducendo l'uso del carbone, perché è ricco di arsenico, dal momento che lo screening obbligatorio mette in evidenza le decine di migliaia di persone intossicate e di soggetti a rischio.
I No-Coke intervengono riguardo all'interrogazione del parlamentare "ci voleva un Senatore coraggioso per parlare del problema e lo ringraziamo, ma dove sono le altre istituzioni? Dove sono i controlli?  
Perché ci lasciano morire sapendo cosa accade in questi territori?"
  Leggi l'articolo integrale datato  2007 del Comitato NOCOKE di Tarquinia

ERA L' ANNO 2007 e I  DUE  SEGUENTI GOVERNI NON SONO SICURAMENTE   DIVENTATI  LUNGIMIRANTI NELLE LORO   POLITICHE ENERGETICHE !!!!! 
ED OGGI  NEL 2013  LE INDUSTRIE ENERGETICHE CI  VOGLIONO PROPINARE ANCORA TANTO CARBONE........ED ANCHE OLIO COMBUSTIBILE .
NATURALMENTE CON IL CONSENSO DI TROPPE ISTITUZIONI E DELLA POLITICA......

Immagine tratta da facebook del Dott.G.Ghirga

"Perché ci lasciano morire sapendo cosa accade in questi territori?"

Immagini tratte da facebook del Dott.G. Ghirga


11 aprile 2013

Bagnoli:disastro ambientale,sequestrata area ex Italsider

Tratto da Ansa

Bagnoli: disastro ambientale, cc sequestrano aree

Indagine Procura di Napoli, 21 indagati. Sigilli a ex Italsider e ex Eternit. 'La zona e' inquinata'

NAPOLI - Gli interventi di bonifica non hanno fatto altro che aggravare la contaminazione dei terreni. Tanto che sussiste un "pericolo ambientale con una immensa capacità diffusiva che coinvolge l'ambiente e l'integrità della salute di un numero non individuabile di persone". E' quanto scrivono i magistrati della procura di Napoli  .....

Le aree dell'ex Italsider e dell'ex Eternit di Bagnoli, alla periferia di Napoli, sono state sequestrate dai Carabinieri nell'ambito di un'indagine della Procura di Napoli che ipotizza una situazione di disastro ambientale. Indagati 21 ex dirigenti della societa' 'Bagnoli Futura' e di vari enti locali.

INDAGATO EX DIRETTORE GENERALE MINISTERO AMBIENTE Per gli stessi reati ipotizzati nei riguardi degli ex vicesindaci di Napoli Sabatino Santangelo e Rocco Papa, è indagato anche Gianfranco Mascazzini, ex direttore generale del Ministero dell'Ambiente. 

Leggi l'articolo integrale

23 marzo 2013

Daniela Patrucco.Inquinamento e reati ambientali il covegno di Savona

Tratto da Medicina Democratica

“Inquinamento e reati ambientali – Le battaglie a tutela della salute nei posti di lavoro e nella vita quotidiana dei cittadini”


di Daniela Patrucco
guarinielloIl Sostituto Procuratore di Torino Raffaele Guariniello – che si è occupato del caso Eternit di Casale Monferrato – è intervenuto al convegno di Savona “Inquinamento e reati ambientali – Le battaglie a tutela della salute nei posti di lavoro e nella vita quotidiana dei cittadini”.
Il convegno è stato un importante momento di conoscenza e riflessione sull’impatto ambientale e sanitario degli impianti industriali inquinanti, con riferimento particolare alle centrali a carbone.  
A partire dalla diffusa e incontrollata propensione delle imprese a compiere reati ambientali, grazie anche all’insufficiente azione di controllo e sanzione da parte delle autorità preposte, il cuore dell’intervento del dott. Guariniello ha riguardato la proposta di costituzione di una Procura nazionale per i reati ambientali. “Un’organizzazione altamente specializzata – ha precisato il Procuratore – non condizionata da realtà locali, che non guardi in faccia nessuno. ....E’ necessaria l’esperienza sul campo, per sapere come muoversi e cosa fare. Quattro o cinque anni fa a Taranto – continua – non avevano ancora cominciato a occuparsi dei mesoteliomi. Se l’intervento è tardivo il problema diventa difficile da affrontare”. 
Il Procuratore non nasconde le difficoltà. “La sfida è che questa procura nazionale poi funzioni realmente perché le situazioni vanno affrontate e non nascoste”. Come prevede la nostra Costituzione (Art. 32), per tutelare la salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività affinchè l’iniziativa economica non possa svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, la libertà e la dignità umana (Art. 41).
Il Dott. Guariniello ha fatto una ricognizione delle cause che al momento rendono difficile il rispetto della Costituzione e la tutela della salute e della dignità dei cittadini. 

Conflitto lavoro/salute. “La salute e la dignità sono messi a dura prova da più parti, lavoratori che reclamano la conservazione del posto di lavoro anche a costo di perdere salute e dignità. 
Un conflitto tra diritti che si ripropone continuamente. I processi e le esperienze in corso ci hanno insegnato che non possiamo limitare la nostra attenzione ai luoghi di lavoro. Occorre occuparsi anche degli ambienti di vita dei cittadini”......
Leggi efficaci ma non applicate. “Tanto inquinamento, tanti infortuni, tante malattie professionali. Insufficiente prevenzione in ambiente di vita e di lavoro. Non è un problema di leggi.
Noi abbiamo le leggi migliori al mondo, di facciata, ma che non sono applicate......  

26 gennaio 2013

Gian Carlo Caselli - IL DIRITTO ALLA SALUTE: La Costituzione e la Magistratura a tutela della salute contro i colossi che inquinano.

Riceviamo e Pubblichiamo 
il "Comunicato  Ubik "
Il Procuratore Caselli a Quiliano:
  Oggi, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, riportiamo le inedite parole pronunciate del Procuratore Capo di Torino Gian Carlo Caselli quest’estate al campeggio dell’Anpi a Quiliano, dove ha sottolineato la forza straordinaria della nostra Costituzione nella tutela della salute..."

"Sono vent’anni che la politica delega alla Magistratura problemi che non sa come risolvere. Ilva, Montedison, ThyssenKrupp, Eternit: la Magistratura, forte della sua indipendenza, riesce a far celebrare processi contro questi colossi, tutelando finalmente la salute dei cittadini…”
(Proprio come la combustione del carbone a Vado, nell'ambito di un fascicolo aperto con l’accusa di omicidio plurimo…)

Qui  il video:
http://www.youtube.com/watch?v=_20Ev5u4-vw

“La Costituzione e la Magistratura a tutela della salute contro i colossi che inquinano”

“…per quanto riguarda il diritto alla salute, per esempio una volta si poteva scaricare nelle acque pubbliche tutto quello che si voleva, i veleni più incredibili, e non succedeva niente perché non c’era ancora una legge che lo vietasse – oggi magari nonostante le leggi lo si fa lo stesso ma almeno c’è la legge che lo vieta – o una legge che imponesse i depuratori, finché la magistratura, una parte almeno, quelli che verranno subito definiti “Pretori d’assalto” scoprono la Costituzione, consapevoli della forza che deriva dall’essere indipendenti in forza dei principi scritti nella Costituzione, e allora -dalla pletora delle leggi plenarie del nostro ordinamento- riesumano per esempio una legge che tutela il patrimonio ittico del nostro paese, e cioè che se tu scarichi nel mare o nei fiumi delle sostanze tossiche facendo del male ai pesci commetti un reato.  Un piccolo reato, una contravvenzione, unita con allora poche lire di multa. Un reato, che in quanto reato mette in movimento l’intero meccanismo del processo penale, compresa la possibilità di sequestrare ciò che determina il reato, produce dei danni, per evitare che questi danni siano portati ad ulteriori conseguenze.
Stiamo già parlando dell’Ilva, anche se storicamente parlerò di altri casi… Alcuni Pretori d’assalto una quarantina di anni fa   sequestrarono uno stabilimento Montedison che scaricava in mare fanghi rossi di Scarlino, uno scandalo incredibile perché toccare la Montedison all’epoca era toccare la prima -insieme alla Fiat- potenza economico-politica del nostro paese. 
 Questi pretori, forti della loro indipendenza, applicando la Costituzione in modo da rendere il diritto alla salute non soltanto cosa scritta ma cosa effettiva e reale, sequestra la Montedison e mettono in movimento in progress tutta una serie di cose che porteranno anche alla legge Merlin, la prima legge che prevede obblighi precisi di tutela per la salute pubblica anche attraverso il non inquinamento delle acque pubbliche.
Questo è la forza straordinaria ancora oggi della nostra Costituzione, per quanto riguarda la tutela della salute e della sicurezza sul posto di lavoro: diritti scritti che prevedono nel contempo strumenti di presìdio e di tutela di questi diritti, e che in quanto autonomi possono fare ciò che è necessario perché i diritti siano quanto più possibile realizzati nell’interesse di tutti.

Potremmo fare un’infinità di esempi che sono la storia dell’applicazione della nostra Costituzione in tutti questi anni. 
Pensiamo alla ThyssenKrupp o alla Eternit: la magistratura che forte della sua indipendenza riesce a far celebrare processi contro questi colossi mondiali, parliamo di multinazionali potentissime, meglio tutelando finalmente, con terribili ritardi ma certamente non dovuti alla magistratura, la salute dei cittadini in fabbrica e fuori dalla fabbrica, perché per l’Eternit lo sapete tutti sono morte tremila persone ma non soltanto operai che lavoravano in fabbrica, anche persone che in fabbrica non erano mai entrate ma che sono venute a contatto per esempio con gli indumenti che i loro parenti indossavano lavorando in fabbrica che potevano causare malattie e sofferenze fino ad esiti anche letali.
E oggi il caso Ilva e l’inerzia della politica: sono vent’anni che la politica delega alla magistratura problemi che non sa come risolvere o non ha la forza di affrontare cercando delle soluzioni…

La politica costantemente delega alla magistratura i problemi che non sa risolvere ma con un corollario, una sorta di asticella che non viene mai scritta, mai esplicitata, ma idealmente fissata; quando la magistratura oltrepassa questa asticella, nel senso che tocca interessi che del controllo della legalità non ne vogliono sapere, ecco che scoppiano le polemiche furibonde contro la magistratura, esattamente quello che è successo in tutti questi anni per chi si è occupato di queste cose.
È questa capacità della Costituzione -diritti correlati a strumenti autonomi di presìdio dei diritti stessi- che preoccupa ancora oggi certe forze politico-culturali del nostro paese che quindi vedono la Costituzione come un fastidio, come un ostacolo alla migliore realizzazione dei loro interessi, al recupero di quei rapporti di forza che sono precostituzionali e che si è cercato in svariati modi e si cercherà ancora di recuperare andando in contrasto in contraddizione in controtendenza rispetto a quelli che sono gli interessi di tutti i cittadini per privilegiare ancora una volta qualcuno soltanto, quindi per ridare cittadinanza alla parola privilegi istituzionalmente parlando, che sono proprio quei privilegi che la nostra Costituzione ha voluto cancellare fondando la sua architettura sul primato dei diritti uguali per tutti…”

(Procuratore Capo di Torino Gian Carlo Caselli)



Comunicato Ubik

27 luglio 2012

Ilva, una sfida per Taranto e l'Italia.......Ilva, il gip: «Inquinato per profitto»



Leggi su Noalcarbone

27 luglio 2012


La magistratura è intervenuta perché è fallita la politica

 (fonte peacelink.it)
Scattano i provvedimenti a carico di chi ha diretto l'azienda. Per tutti questi anni PeaceLink ha lavorato per difendere la salute dei bambini e avviare le bonifiche ambientali. A Taranto, secondo i periti della magistratura, muoiono 2 persone ogni mese per inquinamento industriale.Leggi tutto


 
Tratto da "La Stampa"
  
Ilva, una sfida per Taranto e l'Italia

L’Ilva è a un passo dalla chiusura, avendo il gip deciso il «blocco delle attività» di cinque aree dell’acciaieria. E se muore la fabbrica muore la città, Taranto. Ma nello stesso tempo il ricatto del lavoro al Sud non può più consentire che si lavori a tutti i costi. Anche a costo di morire di lavoro.

E’ terribile il ricatto. Ne sanno qualcosa i sopravvissuti di Casale Monferrato che hanno vissuto con l’Eternit. E che solo quando la fabbrica della morte era chiusa ormai da anni hanno avuto giustizia. Adesso, la vicenda di Taranto è più complessa. Intanto perché nello stabilimento lavorano, tra diretti e indiretti, quasi 15.000 addetti. E per la città sarebbe una tragedia la perdita di 15.000 posti di lavoro. Poi perché si scatenerebbe un effetto «domino» con la chiusura di altri impianti Riva che producono tubi e acciai, e le aziende clienti dell’Ilva soffrirebbero per la mancata consegna delle materie prime.


Ma come per l’Eternit di Casale Monferrato, così l’inchiesta della procura di Taranto ha accertato che la presenza dell’acciaieria ha provocato decine di decessi di cittadini che hanno respirato i veleni dell’Ilva.


La città naturalmente si interroga e assiste agli eventi. L’anno scorso ha dovuto prendere atto che il Mar Piccolo era «avvelenato» a tal punto che tutte le coltivazioni di cozze sono state distrutte. E’ accaduto anche quest’anno.

Da sempre Taranto ha accettato la grande acciaieria che garantisce lavoro agli operai pugliesi, della Basilicata e persino della Calabria. Anche sapendo del prezzo da pagare. Quand’era Italsider, azienda pubblica, era un “«ssumificio», le assunzioni passavano attraverso il ministero delle Partecipazioni statali e dei ras democristiani locali. La produttività era un concetto astratto. Nella fabbrica prosperavano ben 546 imprese d’appalto, comprese quelle in odore di quarta mafia, di mafia pugliese.

Si moriva di fabbrica e per la fabbrica, ma politici e sindacati erano impegnati a garantire lavoro.

Poi è arrivato il padrone delle ferriere. L’inglese che si insedia in India: Emilio Riva che si ritrova la più grande acciaieria d’Europa tra le mani. Per nulla. E si è continuato a morire di fabbrica e per la fabbrica.


.........Il gip ha posto una condizione perché l’Ilva rimanga aperta: che si rendano compatibili con l’ambiente i reparti e le aree di produzioni. E’ una sfida che si deve accettare. Per Taranto e l’Italia. E ieri sera, nel corteo operaio che ha invaso la città, lo slogan che si gridava parlava di questo: «Lavoro e ambiente, connubio intelligente»

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Tratto da Il Secolo XIX

Taranto, l’Ilva chiude trema anche Genova

Non resisterà comunque a lungo in attività l’acciaieria di Cornigliano con i sigilli a Taranto..............Il protocollo d’intesa “per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto” - sottoscritto dai ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo economico, della Coesione territoriale, dalla Regione Puglia, da provincia e comune di Taranto - prevede risorse per «interventi di riqualificazione ambientale» pari a «un importo complessivo di 336 milioni di euro»: 329 pubblici e 7,2 privati, spiega una nota.
 Basterà ai magistrati del Riesame per convincersi che anni e anni di inquinamento, diossina nei campi e nel mare, aumenti statistci dei morti per cancro nell’area tarantina sono un ricordo del passato? Per ora il giudizio del Gip non lascia speranze : ancora oggi gli impianti, producono emissioni nocive oltre i limiti.  
Troppo pericoloso per andare avanti anche se questo significa il rischio di perdere decina di migliaia di posti di lavoro a Taranto, Genova, Novi Ligure.

Tratto da Il Secolo XIX
 Ilva, il gip: «Inquinato per profitto»

Taranto - «Chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato nell’attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza». Sono pesantissime le conclusioni a cui è giunto il gip di Taranto Patrizia Todisco che oggi ha disposto il sequestro di sei reparti a caldo del siderurgico tarantino e ha ordinato l’arresto per otto persone, coloro che per anni hanno gestito lo stabilimento dell’Ilva.Leggi tutto



14 maggio 2012

Processo Eternit, i giudici: “Conoscevano il pericolo. Scelte sciagurate.

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Processo Eternit, i giudici: “Conoscevano il pericolo. Scelte sciagurate. No attenuanti”

I dirigenti Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier sono stati condannati di Torino a 16 anni accusati per disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche. I magistrati nelle oltre 700 pagine di motivazione scrivono:"Cercarono di nascondere e minimizzare effetti nocivi"

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“Emerge tutta l’intensità del dolo degli imputati perché nonostante tutto hanno continuato e non si sono fermati né hanno ritenuto di dover modificare radicalmente e strutturalmente la situazione al fine di migliorare l’ambiente di lavoro e di limitare per quanto possibile l’inquinamento ambientale”. Sono state depositate poco dopo le 12 al Tribunale di Torino le motivazioni della sentenza del processo Eternit. Il primo commento del pm Raffaele Guariniello: E’ una pietra miliare della giurisprudenza perché afferma dei principi che non valgono solo nel singolo caso ma anche per il futuro. Come il dolo e il disastro ambientale, anche dell’ambiente esterno. Sono tutti principi che spero siano preziosi per i giudici italiani ma anche per tutto il mondo perché  purtroppo queste tragedie si sono verificate e si stanno ancora verificando in tutto il mondo”.
Il documento spiega, in 733 pagine, le ragioni della condanna in primo grado dei due ex manager della multinazionale dell’amianto, Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier, a 16 anni di carcere pronunciata lo scorso 13 febbraio. I due dirigenti erano accusati di disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche. Il processo con l’Eternit, il più grande mai celebrato in Italia per il disastro dell’amianto, conta migliaia di casi tra morti e malati per malattie connesse. “Non può essere riconosciuta alcuna attenuante – scrive il giudice Giuseppe Casalbore – mentre risulta evidente che gli imputati hanno agito in esecuzione del medesimo disegno criminoso. Le motivazioni della sentenza raccontano le fasi del più grande dibattimento mai celebrato per questioni legate alla nocività dell’amianto: fra morti e malati sono stati presi in esame diverse migliaia di casi. Inoltre secondo i magistrati gli imputati “hanno cercato di nascondere e minimizzare gli effetti nocivi” del minerale killer.  
Ecco le motivazioni della sentenza Eternit
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