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19 maggio 2016

Svilupppo Sostenibile : La Francia in prima fila per fissare un carbon price floor

Tratto da Fondazione Svilupppo Sostenibile.org 

La Francia in prima fila per fissare un carbon price floor

Come annunciato dal Ministro Royal, la Francia fisserà un "carbon price floor" a 30 euro nella prossima legge di stabilità 2017.

Gli impegni presi alla COP21 di Parigi richiedono di mettere in campo strumenti concreti per attribuire il giusto prezzo al carbonio e orientare gli investimenti verso tecnologie low-carbon. Con la “Legge per la transizione energetica e la crescita verde” adottata lo scorso anno, si prevede una carbon tax progressiva che arriverà a 56euro per tonnellata di CO2 nel 2020 e a 100 euro nel 2030.

L’attuale prezzo del carbonio nel sistema ETS è di appena 6 euro, crollato dell’80% rispetto ai valori raggiunti nel 2008 a causa di un eccesso di permessi di emissione, etale da rendere gli impianti a carbone molto più redditizi di impianti meno inquinanti. Per uscire da questo paradosso, la Francia sta cercando sostegno da parte di altri Paesi europei – quali Germania e Regno Unito – per creare un “carbon corridor” con un prezzo di partenza minimo.Se non troverà sponde per un’iniziativa di carbon pricing a livello europeo, procederà in maniera unilaterale a fissare una soglia minima per impedire che le distorsioni del mercato delle emissioni minaccino lo sviluppo di tecnologie low-carbon e per lanciare i giusti segnali di prezzo ai mercati per orientare le risorse verso investimenti in linea con le decisioni prese con la firma dell’Accordo di Parigi.

La reazione degli Stati Membri e dei gruppi parlamentari europei è, al momento, abbastanza fredda. ......
La Francia, oltre al dichiarato obiettivo di sviluppare le fonti rinnovabili, ha sicuramente anche interessi interni per introdurre una soglia minima al prezzo del carbonio (come la necessità di rendere competitivi rispetto al carbone i propri impianti a gas e le centrali nucleari) ma le va dato il merito di rilanciare il dibattito sul carbon pricing in Europa e sulla necessità non rinviabile di definire un quadro regolatorio efficace del mercato delle emissioni per lanciare i giusti segnali di policy e avviare una decisa transizione green per uscire dalla crisi climatica.
 Ci auguriamo che il prezzo base di 30 euro sia solo un buon inizio e che nei prossimi anni il prezzo del carbonio possa raggiungere soglie molto più alte e più coerenti con i rischi reali legati all’immissione in atmosfera di ulteriore CO2. Qui l'articolo integrale 

07 aprile 2015

TTIP: la dittatura del mercato sui diritti e sull’ambiente.(da Il Fatto quotidiano)

Riproponiamo  un interessante   articolo  del 7 marzo  di  tratto da Il Fatto Quotidiano 


TTIP: la dittatura del mercato sui diritti e sull’ambiente.
Il privato su ogni forma di controllo pubblico, il mercato sullo Stato, la deregolamentazione ambientale ed economica sulla tutela del bene comune. Se dagli anni ’90 ad oggi l’incremento del Pil mondiale è stato sempre compreso tra il 2 ed il 5%, escluso il periodo a cavallo tra 2008 e 2009, in piena crisi economica, è anche grazie alla spinta verso la sostituzione di una regolamentazione di tipo contrattuale o pattizio a quella legislativa o costituzionale. Vale soprattutto per l’assoggettamento di lavoro e ambiente ad un regime di scarsa tutela.
Su questo principio fonda il Ttip – Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (in inglese Transatlantic Trade and Investment Partnership, Ttip) su cui Unione europea e Stati Uniti negoziano dal luglio 2013.
Negoziazioni sottratte al dibattito pubblico e ad ogni forma di responsabilità politica dei governi nazionali, senza consultazione con le parti sociali. Il mandato negoziale, le direttive da seguire nelle trattative Ue-Usasono state rese pubbliche solo di recente, quasi due anni dopo l’inizio dei negoziati.
Obbiettivo del trattato è la rimozione degli “ostacoli” alla libera circolazione dei prodotti derivanti da differenze normative in materia di tutela ambientale, diritti del lavoro, tutela della salute. In sede negoziale, i differenti regimi a cui merci e servizi possono essere sottoposti a fini di tutela di diritti fondamentali, vengono definiti barriere non tariffarie, «generatrici di problemi», «irritanti commerciali»......
Se obbiettivo primario rimane l’incremento del Pil, è facile: il commissario del commercio Karel De Gucht ha diffuso stime per cui saranno creati 2 milioni di posti di lavoro in Europa, 119 miliardi di euro l’anno di Pil per l’Europa e 130 per gli Stati Uniti. In realtà, questa “enorme” crescita economica, non beneficia i cittadini. ..... Non sono barriere ma diritti quelli che il Ttip vuole abbattere per incrementare il Pil. E l’obbiettivo non è dare qualche euro in più all’anno alle famiglie europee e statunitensi, ma favorire i grandi profitti.
Si discute così della possibilità di monopoli privati per la gestione dei servizi, della necessità che le imprese statunitensi e quelle europee abbiano pari trattamento reciproco sui rispettivi mercati nella gestione del servizio sanitario, di quello idrico e dei servizi sociali. Non può esservi altro che una finalità puramente economica per un’azienda, privata o pubblica che sia, a gestire i servizi essenziali di un altro Paese in completa assenza di responsabilità politica.
Il TTIP discute anche la rigida applicazione del libero mercato al settore energetico. Questa impostazione è ciò che in Italia ha spinto la corsa alle trivellazioni, alla costruzione e al sostegno economico di centrali termoelettriche e alla realizzazione di inceneritori: “risolvere” il problema energetico moltiplicando l’offerta in un’ottica di mercato, rinunciando ad una politica strategica volta a regolare la domanda e ad adeguare ad essa la produzione. In questo modo, a fronte di un picco massimo dei consumi di 56.822 MWh richiesti alla rete italiana, dal 2002 ad oggi, nuove centrali a gas e riconversione a carbone di centrali ad olio, hanno portato al raggiungimento delle 78mila MW di energia prodotta da centrali termoelettriche, a cui si aggiungono almeno 45mila MW da fonti rinnovabili. L’offerta sopravanza la domanda e, quindi, per rendere conveniente la produzione o intervengono sovvenzionamenti pubblici o si mantengono alti i prezzi. Contraddicendo le stesse regole del libero mercato.
Emblematico quanto sta avvenendo proprio negli Stati Uniti con il perseguimento dell’autosufficienza energetica attraverso un forte investimento nelle tecniche di estrazione del cosiddetto combustibile non convenzionale, sabbie bituminoseshale gasshale oil. Si tratta di combustibili non solo ad elevato impatto ambientale ma dall’alto costo economico. Un nuovo impulso alle fonti fossili che ha potuto reggersi in condizioni di prezzi elevati, il recente crollo dei prezzi ha messo subito in crisi il settore. Nei Paesi europei si discute sulla possibilità di vietare l’estrazione tramite fratturazione idraulica (fracking) per motivi ambientali o di sicurezza pubblica. In tale direzione, in Italia, la Commissione ambiente alla Camera ha approvato un emendamento al collegato Ambiente alla legge di Stabilità 2014.
 Il Ttip tende ad aggirare questo tipo di divieti per garantire l’accesso al mercato europeo di questi combustibili e la concessione dei permessi di ricerca ed estrazione.
Centrale nei negoziati, è l’istituzione del sistema di arbitrato internazionale Isds (Investor-state dispute settlement), un meccanismo di risoluzione delle controversie tra investitore e Stato svincolato dalla giurisdizione ordinaria dei tribunali nazionali. Una sorta di tribunale commerciale il cui giudizio fonda sulle regole del mercato e non sulla garanzia dei diritti fondamentali o della tutela ambientale.
Nel maggio 2013, ad esempio, il Quebec vietò proprio l’estrazione di gas e petrolio tramite fracking. Le industrie Usa fecero ricorso al tribunale arbitrale del Nafta (North American Free Trade Agreement) a tutela dei propri interessi economici. È questo tipo di meccanismi che il Ttip vuole potenziare.
Così, se l’Italia approvasse la legge d’iniziativa popolare del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, indirizzando il paese verso nuove forme di gestione pubblica del servizio idrico, potrebbe subire la reazione delle multinazionali del settore.
Con il termine “armonizzazione” si descrive ciò che è invece un gioco al ribasso sugli standard ambientali, sociali, lavorativi, di tutela dei consumatori e della salute.......
Guardando all’Italia, le trasformazioni in atto replicano a livello nazionale le tendenze che orientano i negoziati in sede transatlantica. Così l’attacco spietato ai sindacati e il Jobs Act. Il nuovo impulso alle fonti fossili e l’accentramento dei poteri riguardanti le concessioni per la ricerca e le estrazioni nello Sblocca Italia. Le spinte alla ulteriore privatizzazione dei servizi nella Legge di Stabilità.

La strada tracciata è semplice, riproporre un modello di sviluppo anacronistico imponendo un parallelo incremento dei costi sociali ed ambientali. Contro il Ttip è in rete una petizione online e tante sono le iniziative di mobilitazione civile in programma nei prossimi mesi.
Su Il Fatto Quotidiano l'articolo integrale 

03 dicembre 2013

1) Ilva: ambientalisti, Italia non risponde a Ue 2) Duro giudizio della Fiom sul capacity payment nella Legge di Stabilità


Tratto da  Governo.it



Il Consiglio dei Ministri è convocato oggi  3 dicembre 2013 alle ore 10,00 a Palazzo Chigi per l’esame del seguente ordine del giorno:

- DECRETO-LEGGE: Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali (PRESIDENZA - INTERNO - POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI - AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE - SVILUPPO ECONOMICO - COESIONE TERRITORIALE) - in corso di diramazione;

ESAME PRELIMINARE DI N. 14 DECRETI LEGISLATIVI (AFFARI EUROPEI - MINISTERI DI SETTORE) recanti attuazione delle seguenti direttive:
tra cui 
- 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento) – diramato 29.11.2013;

___________________
SOPRA IL GOVERNO AL LAVORO....
SOTTO LA CRUDA REALTA'!
                           ______________________
Tratto da Ansa

Ilva: ambientalisti, Italia non risponde a Ue

Su procedura infrazione per mancati controlli


Ilva: Fondo antidiossina, nuovo video dimostra emissioni  
TARANTO - ''Il governo italiano a fine novembre non aveva ancora risposto alla Commissione Europea, come avrebbe dovuto fare, in merito alla procedura di infrazione aperta per i mancati controlli sullo stabilimento Ilva di Taranto''.  

Lo sottolineano in una nota Alessandro Marescotti e Antonia Battaglia per PeaceLink e Fabio Matacchiera per Fondo Antidiossina, titolari delle denunce che il 26 settembre scorso avevano portato la Commissione europea ad avviare la procedura dopo aver accertato che lo Stato non garantiva il rispetto delle prescrizioni Ue sulle emissioni industriali, con gravi conseguenze per salute e ambiente.

Su raccomandazione del commissario europeo per l'ambiente Janez Potocnik, la Commissione aveva inviato all'Italia una lettera di costituzione in mora, concedendole due mesi per rispondere. Gli ambientalisti fanno presente di essere stati informati recentemente dalle istituzioni europee, ''dopo mesi di frequenti contatti, che i servizi della Commissione sono al lavoro e stanno vagliando molto attentamente l'evoluzione della procedura di infrazione e le effettive misure messe in atto a Taranto''.

__________________
 
Tratto da QualEnergia

Duro giudizio della Fiom sul capacity payment nella Legge di Stabilità

Per la Fiom il comma 99 che definisce il capacity payment è una gravissima responsabilità da parte del Governo e porta con sé il rischio di un'accelerazione della crisi del settore industriale delle rinnovabili. L'associazione sindacale auspica che anche la Cgil esprima un giudizio negativo a questo provvedimento e che alla Camera si affermi una maggioranza che possa cancellarlo.

Anche la Fiom esprime un giudizio nettamente negativo rispetto a quanto contenuto nel comma 99 del maxiemendamento al ddl Stabilità, presentato dal Governo e approvato con voto di fiducia dal Senato. Il comma 99 definisce il capacity payment, cioè il pagamento di un incentivo alle centrali per la produzione di energia elettrica da fonti fossili (Qualenergia.it),........ "Le risorse finanziarie necessarie per il capacity payment saranno attinte anche dagli impianti che producono elettricità da fonti rinnovabili e autoconsumata", ricorda Marcelli.
La Fiom dunque respinge con fermezza il proposito del Governo di sovvenzionare le centrali elettriche a olio combustibile, a metano o a carbone, che sono ferme o che operano con una forte riduzione della loro capacità a causa dell'eccesso di produzione di elettricità da fonti convenzionali dovuta allo sviluppo dell'elettricità da fonti rinnovabili e alla crisi.

Il Governo con questo provvedimento, "assumendo in toto gli interessi dei produttori da fonti fossili - denuncia Marcelli – si assume la gravissima responsabilità di adottare misure che penalizzano la produzione di elettricità da fonti energetiche rinnovabili, a differenza delle decisioni degli altri governi europei, a cominciare dalla Germania".
L'organizzazione sindacale guidata da Maurizio Landini denuncia che il provvedimento contenuto nel Ddl Stabilità "determinerà una ulteriore accelerazione della crisi del settore industriale delle rinnovabili, sia nel fotovoltaico che nell'eolico che fino a oggi ha occupato più di 30.000 addetti metalmeccanici operanti sia in piccole e medie imprese di progettazione, installazione e manutenzione, alcune di grande capacità di innovazione e competitività sia nei siti delle multinazionali che operano nel settore".
Per tali motivi "la Fiom auspica che la stessa Cgil esprima un giudizio negativo a questo provvedimento - conclude Marcelli – e che nella discussione alla Camera dei Deputati si affermi una maggioranza che possa cancellarlo per continuare a sviluppare la produzione di energia elettrica dalle fonti rinnovabili e per garantire una prospettiva a una filiera industriale nuova e innovativa".


26 novembre 2013

Rifiuti, arriva la sanatoria della vergogna.Un colpo di spugna che rischia di costare caro ai contribuenti italiani

 Tratto da Il Fatto Quotidiano

Rifiuti, arriva la sanatoria della vergogna. Niente multe ai sindaci sulle discariche.

Il collegato ambientale alla Legge di stabilità del governo proroga e posticipa gli obiettivi della raccolta differenziata per i Comuni.E di fatto solleva migliaia di amministratori dal rischio di pagare di tasca propria i danni provocati dal mancato rispetto di quei tetti.

 Un colpo di spugna che rischia di costare caro ai contribuenti italiani sui quali già pendono infrazioni europee per 100 milioni di euro


Un colpo di spugna per lavare i peccati ambientali dei sindaci. Mentre i Comuni bombardano gli italiani con avvisi di pagamento della Tares, il governo Letta condona loro milioni di euro di multe sui rifiuti. E dunque, niente sanzioni ai sindaci per “eccesso di discarica”. All’Italia della Terra dei Fuochi mancava giusto questo, il trattamento differenziato per primi cittadini inadempienti, con “collegata” deroga, sanatoria e liberatoria per disastri ambientali passati e futuri. Che spunta proprio nel cuore dell’Agenda Verde del governo approvata venerdì scorso. Incredula Legambiente, proteste si levano da diverse regioni d’Italia, in primis la Liguria, dove si è materializzata una condanna della Corte dei Conti agli amministratori locali a rifondere l’erario del danno da loro provocato con l’insufficiente raccolta differenziata. Il punto è che la maggior parte dei sindaci ora si ritrova quella tagliola al collo, visto che la metà delle regioni italiane porta ancora il 50% di rifiuti in discarica e solo 1.300 amministrazioni locali hanno raggiunto dall’obiettivo fissato dalla legge 152/2006 di portare la differenzia al 65% entro il 2012.
Migliaia di sindaci, dunque, potrebbero essere chiamati a pagare di tasca propria le multe che la legge prevedeva in forma di maggiorazione, la cosiddetta “ecotassa”, nella misura del 20% del tributo sui rifiuti in eccesso conferiti in discarica dai comuni inadempienti. Costi su cui l’erario può rivalersi, come è accaduto a Recco (Genova), dove lo scorso maggio la magistratura contabile ha condannato gli amministratori a risarcire lo Stato per un milione di euro.  
In soccorso dei sindaci è arrivato, niente meno, il ministro dell’Ambiente. Il disegno di legge collegato alla legge di stabilità - presentato come primo tassello dell’Agenda Verde del governo ora all’attenzione della Camera – mette un bel cerotto al problema.
L’articolo 18 introduce una semplice modifica normativa che ha però l’effetto di una generale sanatoria perché sostituisce le scadenze degli obiettivi di legge fissati ormai sette anni fa e le deferisce nel tempo, sgravando di riflesso da eventuali azioni di responsabilità gli amministratori che, nel frattempo, non li hanno rispettati. Il tetto del 65%, che doveva essere conseguito l’anno scorso, slitta di 4 anni e arriva al 2016. .....
“E’ una cosa vergognosa – sbotta il vicepresidente di Legambiente, Stefano Ciafani – un provvedimento che premia gli amministratori che non rispettano gli obblighi di legge e penalizza quelli virtuosi, un controsenso rispetto al principio di equità economico-ambientale per cui chi più inquina più paga. Anziché pensare al condono per i sindaci, spostando gli obiettivi che non hanno rispettato, il governo dovrebbe incentivare il riciclo rendendolo meno costoso della discarica e dell’inceneritore. Solo così possiamo centrare gli obiettivi che l’Europa ci chiede”.
Dall’Europa multe per 100 milioni
Sono quattro le procedure di infrazione Ue all’Italia per eccessivo conferimento di rifiuti, discariche abusive e fuori norma. Allo stato più avanzato la 2003/2077, relativa a 218 discariche da bonificare in 18 regioni, che pende davanti alla Corte di giustizia. L’Italia rischia una multa di 61,5 milioni di euro e una multa giornaliera di 256.819 euro per ogni giorno successivo alla sentenza fino al momento di messa in regola........
Perché alla fine si andrà a parare lì, sulle quattro procedure aperte che rischiano di costarci oltre 100 milioni di euro  e cui presto potrebbero aggiungersene altre. Per la felicità del contribuente italiano. “Quell’articolo spinge nella direzione contraria agli obiettivi indicati dall’Europa perché incentiva ulteriormente i Comuni verso il rifiuto in discarica. ... Ma quello che conta, a quanto pare, è rimandare il rischio imminente delle multe ai primi cittadini sull’ecotassa. 
“Non si pagheranno fino a tutto il 2014 e dal 2015 le pagheranno solo i comuni che non avranno raggiunto nell’anno precedente solo il 35% di differenziata, non di più. ...

.......Il provvedimento era stato invocato proprio dal Presidente della Liguria Claudio Burlando che in una nota ufficiale del 4 aprile scorso aveva chiesto al presidente della Conferenza Stato-Regioni l’attivazione di una procedura che consentisse “tramite la definizione di un Accordo di programma tra Ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali interessati, di ottenere una deroga rispetto agli obiettivi fissati dalla normativa nazionale”. Se il provvedimento non sarà fermato alla Camera, a questo punto, il desiderio dei sindaci inquinatori (e di Burlando) sarà legge.
“Non si sa come andrà a finire. Ma noi faremo pressione sui parlamentari per togliere di mezzo quell’articolo vergognoso” promette Ciafani.....

di Thomas Mackinson e Ferruccio Sansa
Leggi l'articolo integrale su Il Fatto Quotidiano