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30 maggio 2021

Fabrizio Bianchi : Perché irrobustire e non alleggerire le valutazioni preventive di impatto ambientale e sanitario


 Riceviamo dall’ Epidemiologo  Fabrizio Bianchi  del CNR

Parlare di scelte sulle quali penso abbiano influito tantissime valutazioni è difficile e penso siano da evitare banalizzazioni.  Guardando in avanti, penso che nelle aree come quella di Vado Ligure che per decenni hanno pagato un prezzo ambientale e sanitario in nome di uno sviluppo tutt'altro che sostenibile ci sia bisogno di progettare un nuovo e diverso futuro. Per imboccare una strada di transizione ecologica nella giusta direzione le aree più fragili sono i banchi di prova per tutti, industria, amministrazioni, cittadini e scienziati. Tutti siamo chiamati ad un salto di qualità per fare il quale occorre definire il razionale di partenza su cui confrontarsi e trovare convergenza. Definire vie di sviluppo in grado di migliorare ambiente e salute, dovrebbe essere l'obiettivo comune di chi ha la responsabilità di tutela dell'ambiente e della salute, di chi ha il compito di studiare e prevenire, di chi investe in attività imprenditoriali. Cambiamenti climatici e pandemia da Covid19 raccontano e indicano errori da non commettere più e scelte alternative da prendere in tempi stretti. Molte vie di cambiamento sono tracciate e dipende dalla consapevolezza e responsabilità imboccarle o insistere su vecchi schemi.

Uso di fonti rinnovabili di energia, diminuzione dei consumi di energia e materie, efficientamento energetico, riduzione drastica degli impatti, possono essere realtà o sloogan, ed è la società nel suo complesso ad essere investita dalla sfida.
In aree complesse e fragili come quella di Vado Ligure e Quiliano sulla quale sono previsti tanti interventi di tipo diverso lo strumento valutativo d'elezione è la valutazione ambientale strategica (VAS), che - se ben fatta - può dare un giudizio sulla sostenibilità degli interventi, considerati nel loro complesso oltre che singolarmente, passando dalle VIA e AIA necessarie.
Io diffido dalle rassicurazioni a-priori su quale sia lo sviluppo buono e sulla bontà degli interventi, in assenza di valutazioni adeguate sul piano tecnico-scientifico e sono preoccupato dalla tentazione di alleggerire le procedure valutative, come contemplato anche nel piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR): https://www.scienzainrete.it/articolo/perch%C3%A8-irrobustire-e-non-alleggerire-le-valutazioni-preventive-di-impatto-ambientale-e

Chi prende posizioni improntate al vecchio modello di sviluppo si assume responsabilità gravi e non sarà premiato ne sul piano civico ne su quello imprenditoriale. Mi piacerebbe poter valutare progetti industriali e sociali nettamente migliorativi, di soddisfazione per la società tutta, non penso sia un sogno ma una possibilità concreta, del resto già in atto in tanti luoghi. Credo che questa sia una delle sfide per il Vostro territorio e i cittadini rappresentano gli attori primari.

Leggi su Scienze in Rete l’ articolo integrale di diFabrizio Bianchi, Mario Cirillo, Maria Grazia Petronio


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10 marzo 2021

Greenreport: Il diritto a un ambiente sano è un diritto umano globale

Il diritto a un ambiente sano è un diritto umano globale

La dichiarazione congiunta di 15 entità delle Nazioni Unite 

[9 Marzo 2021]

Intervenendo nel dibattito generale della 46esima sessione dell’ Human Rights Council, l’Unep ha presentato una dichiarazione congiunta di 15 entità delle Nazioni Unite, Eccola:  

 

Il diritto a un ambiente sano è riconosciuto da oltre 150 Stati membri delle Nazioni Unite, ma non è stato formalmente riconosciuto a livello globale, ritardando così il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile , esacerbando le disuguaglianze e creando gap di protezione, in particolare per i difensori dei diritti umani e ambientali, bambini, giovani, donne e popolazioni indigene che spesso sono stati e continuano ad essere agenti di cambiamento per la salvaguardia dell’ambiente.

Siamo di fronte a una triplice crisi ambientale: cambiamento climatico, perdita di biodiversità e inquinamento. I diritti delle generazioni presenti e future dipendono da un ambiente sano. Il riconoscimento globale del diritto a un ambiente sano sosterrà gli sforzi per non lasciare indietro nessuno, garantire una transizione giusta verso un mondo sano dal punto di vista ambientale e socialmente equo e realizzare i diritti umani per tutti.

Lodiamo la leadership del Council per aver avvicinato il mondo al riconoscimento globale e alla protezione del diritto a un ambiente sano.

Accogliamo inoltre con favore l’impegno firmato da oltre 1.000 organizzazioni della società civile, dei bambini, dei giovani e delle popolazioni indigene che chiedono agli Stati membri di riconoscere il diritto a un ambiente sano.

Ci siamo riuniti sotto la Call to Action for Human Rights del Segretario generale dell’Onu, attraverso l’ispirazione dataci dal Council, e in risposta alla richiesta urgente di agire proveniente da tutti gli angoli del mondo per dichiarare che il tempo per il riconoscimento globale, l’attuazione , e la protezione del diritto umano a un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile è ora.

Siamo pronti a sostenere gli Stati membri nel raggiungimento di questo obiettivo.

 

La presente dichiarazione è condivisa da:

International Labour Organization (ILO)

Joint United Nations Programme on HIV/AIDS (UNAIDS)

Office of the High Commissioner for Human Rights (OHCHR)

Office of the Secretary-General’s Envoy on Youth (OSGEY)

UN Special Representative of the Secretary-General on Violence Against Children (SRSG VAC)

UN Women

United Nations Development Programme (UNDP)

United Nations Economic Commission for Europe (UNECE)

United Nations Economic Commission for Latin America and the Caribbean (UNECLAC)

United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization (UNESCO)

United Nations Environment Programme (UNEP)

United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR)

United Nations International Children’s Emergency Fund (UNICEF)

United Nations Population Fund (UNFPA)

World Health Organization (WHO)

12 marzo 2020

Sanità pubblica e sviluppo sostenibile, le vere armi per battere il coronavirus

Tratto da .https://valori.it

Sanità pubblica e sviluppo sostenibile, le vere armi per battere il coronavirus
Quella del Covid-19 un’emergenza che affonda le sue radici in un modello di sviluppo del tutto insostenibile. E se risolvere questa crisi servisse anche a creare un sistema del tutto diverso, che non punti più alla massimizzazione dei profitti ma a garantire il benessere delle persone e il rispetto dell’ambiente?

08 giugno 2018

SVILUPPO SOSTENIBILE: La qualità dell’ambiente è qualità di vita

tratto da  IL SOLE24 ORE 
SVILUPPO SOSTENIBILE

La qualità dell’ambiente è qualità di vita

(Marka)
Europa ha appena celebrato la settimana dell’ambiente e delle problematiche a esso correlate: temi, come l’inquinamento atmosferico in particolare, che riguardano l’intera collettività e hanno un impatto diretto sulla salute degli individui. Un argomento di grande importanza per le implicazioni che riguardano tutti noi e per le responsabilità che la gravità della situazione attuale comporta. L’inquinamento dell’aria è diventato la quarta causa di morte in assoluto a livello mondiale e rappresenta la principale causa ambientale di morte. Secondo l’Oms ogni anno muoiono circa 7 milioni di persone a causa dell’esposizione all’aria inquinata e l’Italia è, purtroppo, uno dei Paesi europei in cui si muore di più e dove le ormai famigerate polveri sottili sono responsabili di una riduzione di più di un anno dell’aspettativa di vita.
Dati certo preoccupanti se si considera che gli Obiettivi di sviluppo sostenibile promessi e approvati dalla Commissione statistica dell’Onu, prevedono, entro il 2030, di «ridurre sostanzialmente il numero di decessi e malattie da sostanze chimiche pericolose»lo”. Inoltre, l’inquinamento atmosferico è l’emergenza globale destinata a causare nei prossimi decenni, secondo l’Ocse, un impatto, oltre che sulla salute pubblica, sempre più devastante sull’economia per cui l’inquinamento atmosferico costerebbe ogni anno 1.600 miliardi di dollari ai Paesi industrializzati in termini di impatto sulla salute, ovvero decessi e malattie.
La salute e il benessere dei cittadini sono la risorsa più importante di un territorio e il prisma attraverso il quale è possibile interpretare le condizioni di una città (la sua sostenibilità o insostenibilità). La salute ed il benessere di un territorio rappresentano, in definitiva, un elemento fondamentale della nozione di bene comune e interesse generale che si dovrebbe promuovere attraverso un processo di rigenerazione e pianificazione urbanistica. Taranto, Priolo, Porto Marghera sono esempi di città dove si è prodotta la ricchezza economica di una regione, ma sono anche diventate la più grande minaccia alla salute degli abitanti. Esiste una evidenza empirica sul “costo” della prosperità economica urbana sulla salute in termini di riduzione della speranza di vita, riduzione della capacità di affrontare e superare molte malattie. Tutto questo, in ultima analisi, riduce sostanzialmente i benefici “netti” dello sviluppo economico.
Se la criticità dello status quo è un dato condiviso, occorre investire ulteriormente nella ricerca, nell’analisi scientifica e tecnologica per migliorare la conoscenza sui rapporti causa-effetto, per identificare gli approcci più efficaci, i modelli e gli strumenti più idonei. Siamo ancora molto “ignoranti”. Occorre fare un grosso sforzo per strutturare in modo rigoroso e coerente tutte le informazioni e i dati di cui già disponiamo, ma che sono spesso non confrontabili o difficilmente disponibili, per mettere a fuoco in modo efficace il rapporto tra ambiente e salute. L’agire responsabile richiede una serie di attività, riassumibili in alcuni punti essenziali.
 Occorre partire dall’evidenza empirica dell’impatto dell’inquinamento sulla salute, migliorare questa conoscenza e diffonderla quanto più possibile per promuovere processi di partecipazione dal basso e risvegliare una coscienza critica sul territorio. 
Occorre costruire reti di alleanze tra diversi stakeholder della società civile per dare solida consistenza alla domanda di cambiamento e promuovere una diffusa cultura della responsabilità. È opportuno proporre e costruire una visione strategica della città che incorpori i benefici delle scelte di sviluppo (siano esse urbanistiche, economiche, imprenditoriali) sulla salute, utilizzando i diversi strumenti valutativi disponibili e che sono peraltro suggeriti dall’Oms.
 È necessario richiamare le istituzioni competenti (locali, regionali e nazionali) alle loro responsabilità richiedendo, ed esigendo, una pianificazione, non solo urbanistica, che sia attenta a tutti gli spazi pubblici urbani e agli impatti del loro utilizzo sulla salute, e che adoperi tutti gli strumenti di valutazione degli impatti sulla salute (in particolari sui bambini e sugli anziani). Occorre, infine, richiedere una pianificazione urbanistica volta all’attuazione del modello di città circolare come riflesso del modello di economia urbana circolare. Lo sviluppo sostenibile deve essere inteso come equilibrio tra la tutela ambientale e le potenzialità di sviluppo economico e il concetto di “sostenibilità” come coesistenza di tre categorie principali: ambiente, economia, società. Arrestare il degrado ambientale deve essere considerato tra gli obiettivi fondamentali di uno Sviluppo che deve integrare i 3 settori vitali legati tra di loro, l’economia, la società e l’ambiente. Il prevalere di uno solo di questi elementi sugli altri rischia di innescare l’inevitabile deterioramento di un altro settore. Lo sviluppo deve essere compatibile con l’ambiente e solo una profonda politica di integrazione dei tre sistemi, nonché una chiara e condivisa conoscenza dei rischi, può e deve giocare un ruolo cruciale.

19 maggio 2016

Svilupppo Sostenibile : La Francia in prima fila per fissare un carbon price floor

Tratto da Fondazione Svilupppo Sostenibile.org 

La Francia in prima fila per fissare un carbon price floor

Come annunciato dal Ministro Royal, la Francia fisserà un "carbon price floor" a 30 euro nella prossima legge di stabilità 2017.

Gli impegni presi alla COP21 di Parigi richiedono di mettere in campo strumenti concreti per attribuire il giusto prezzo al carbonio e orientare gli investimenti verso tecnologie low-carbon. Con la “Legge per la transizione energetica e la crescita verde” adottata lo scorso anno, si prevede una carbon tax progressiva che arriverà a 56euro per tonnellata di CO2 nel 2020 e a 100 euro nel 2030.

L’attuale prezzo del carbonio nel sistema ETS è di appena 6 euro, crollato dell’80% rispetto ai valori raggiunti nel 2008 a causa di un eccesso di permessi di emissione, etale da rendere gli impianti a carbone molto più redditizi di impianti meno inquinanti. Per uscire da questo paradosso, la Francia sta cercando sostegno da parte di altri Paesi europei – quali Germania e Regno Unito – per creare un “carbon corridor” con un prezzo di partenza minimo.Se non troverà sponde per un’iniziativa di carbon pricing a livello europeo, procederà in maniera unilaterale a fissare una soglia minima per impedire che le distorsioni del mercato delle emissioni minaccino lo sviluppo di tecnologie low-carbon e per lanciare i giusti segnali di prezzo ai mercati per orientare le risorse verso investimenti in linea con le decisioni prese con la firma dell’Accordo di Parigi.

La reazione degli Stati Membri e dei gruppi parlamentari europei è, al momento, abbastanza fredda. ......
La Francia, oltre al dichiarato obiettivo di sviluppare le fonti rinnovabili, ha sicuramente anche interessi interni per introdurre una soglia minima al prezzo del carbonio (come la necessità di rendere competitivi rispetto al carbone i propri impianti a gas e le centrali nucleari) ma le va dato il merito di rilanciare il dibattito sul carbon pricing in Europa e sulla necessità non rinviabile di definire un quadro regolatorio efficace del mercato delle emissioni per lanciare i giusti segnali di policy e avviare una decisa transizione green per uscire dalla crisi climatica.
 Ci auguriamo che il prezzo base di 30 euro sia solo un buon inizio e che nei prossimi anni il prezzo del carbonio possa raggiungere soglie molto più alte e più coerenti con i rischi reali legati all’immissione in atmosfera di ulteriore CO2. Qui l'articolo integrale 

23 aprile 2016

Clima, 175 Paesi firmano all’Onu l’accordo Cop21.“Segnale di speranza Per il futuro" ?

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Clima, 175 Paesi firmano all’Onu l’accordo Cop21: “Segnale di speranza per il futuro ”

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A quattro mesi dallo storico accordo sul clima raggiunto a Parigi, i leader del mondo si sono riuniti al Palazzo di Vetro dell’Onu per apporre la propria firma al documento e dare così inizio alla sua attuazione: un numero record di 175 Paesi ha siglato il testo. “Un messaggio di speranza per le future generazioni”, hanno sottolineato molti leader in Assemblea Generale. E alla cerimonia, in concomitanza con la Giornata mondiale della Terra, è intervenuto anche Leonardo Di Caprio, messaggero della Nazioni Unite per il clima.
“E’ una corsa contro il tempo, la finestra per mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi, e ancora di più contenerlo entro 1,5 gradi, si sta rapidamente chiudendo”, è stato il monito lanciato dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, aprendo i lavori. Quindi un appello a tutti gli Stati affinché “ratifichino velocemente il documento, in modo che possa entrare in vigore il più presto possibile”.
.... Per Kerry, “Parigi rappresenta un punto di svolta nella lotta al cambiamento climatico, è il più ambizioso accordo sul clima mai negoziato prima. Ma la sua potenza sta nelle possibilità che esso crea, in quello che si sta già facendo per indirizzare l’economia mondiale verso uno sviluppo sostenibile e responsabile”.
Anche il premio Oscar Leonardo Di Caprio ha lanciato un appello alla responsabilità: “Possiamo congratularci gli uni con gli altri, ma non significherà niente se poi tornerete nei vostri Paesi senza tramutare i discorsi in azione. Chiediamoci da che parte della Storia vogliamo stare”. “Non ci sono dubbi che gli effetti del riscaldamento climatico diventeranno mostruosamente maggiori nel futuro – ha concluso l’attore – pensate che vergogna quando i nostri figli e nipoti guarderanno indietro e capiranno che potevamo fermare tutto questo, ma non lo abbiamo fatto per mancanza di volontà politica”.
Intanto il Wwf, in occasione dell’Earth Day, ricorda i benefici quotidiani offerti dalla Terra, riportando uno studio di economia ecologica sul valore dei servizi ecosistemici. La natura ci ‘regala’145.000 miliardi di dollari all’anno in beni e servizi gratuiti, una cifra che supera il Pil mondiale. ...... Leggi tutto 

28 novembre 2015

COP 21 .LA SFIDA:quanto lasceremo che si scaldi la Terra a causa nostra?

Tratto da Focus

COP21: il mercato globale è ospite d'onore alla conferenza sul clima

La sfida è tra 2 e 4 °C: di quanto lasceremo che si scaldi la Terra a causa nostra? Alla COP21, conferenza di Parigi sul clima, sarà scontro tra posizioni di buon senso e poteri forti dell'economia: ecco una guida per interpretare questo scenario.

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I forti poteri  economici   che vogliono  condizionare COP 21
Alla vigilia della conferenza sul clima di Parigi, la COP21, tutti i partecipanti hanno già ufficializzato la loro posizione rispetto alle misure che ritengono necessarie e praticabili per contenere l'aumento della temperatura globale.
Quello che si prospetta è - ancora una volta - un accordo di compromesso inadeguato, condizionato da Paesi forti e multinazionali, mentre altre proposte, eccellenti, come quella dell'insieme dei Paesi dell'Unione Europea, rischiano di restare "buone intenzioni" inascoltate.

Quanto segue è frutto di un confronto con Andrea Barbabella, responsabile energia della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, al quale abbiamo chiesto di aiutarci a leggere lo scenario economico che fa da cornice alla conferenza sul clima.

Gli inglesi li chiamano stake holder, cioè portatori di interessi. Sono nazioni, società, enti e altri organismi che interverrano nella XXI Conferenza delle Parti (COP21)di Parigi, in rappresentanza di popoli, complessi industriali e organismi sovranazionali che potrebbero essere favoriti o colpiti dalle decisioni sul futuro cambiamento climatico. 

ANCORA UN RINVIO? A Parigi, invece, l'indirizzo è quello dei cosiddetti INDC (Intended Nationally Determined Contributions), in pratica "promesse" che i singoli Stati hanno fatto sulla diminuzione delle emissioni. L'insieme di queste intenzioni non è al momento sufficiente a limitare l'aumento di temperatura a 2 °C: secondo le Nazioni unite porterebbero ad un aumento di circa 3 °C alla fine del secolo. Troppo.

La posizione dei singoli Paesi, ossia le promesse che 149 nazioni hanno steso prima di cominciare a discutere, sono determinate dalle prospettive politiche dei governi stessi. Prospettive che dipendono da una serie di fattori: dagli interessi politici alla pressione delle industrie, dalle istanze dei cittadini a quelle delle grandi associazioni e organizzazioni, fino alle prospettive a breve o lungo termine dei politici e persino dalle reali conoscenze e competenze dei politici stessi.

CHI FRENA E CHI CORRE.Oggi i Paesi più competitivi sono proprio quelli che investono di più nelle fonti rinnovabili o nell'efficienza energetica, come il Nord Europa e la Germania».
 A livello mondiale gli investimenti finanziari e in ricerca sui metodi "classici" di produzione dell'energia, dal carbone al gas naturale, sono stati superati da quelli sulle fonti rinnovabili. Sul fronte della ricerca, in Italia, per esempio, l'Enel ha dichiarato che nel 2050 avrà "zero emissioni" e produrrà energia solo da fonti rinnovabili. Sul versante dei flussi finanziari, in tutto il mondo gli investimenti si stanno spostando verso le rinnovabili, e molti fondi di investimento e fondi pensione stanno disinvestendo dalle industrie del petrolio e del carbone. 
Il Divestment movement spinge banche e privati a non utilizzare i loro fondi in aziende che si occupano di combustibili fossili. Alla fine di novembre i fondi disinvestiti ammontano a 2,6 trilioni di dollari.

I VANTAGGI DEL RISCHIO FINANZIARIO. Tutto questo prescinde dall'aspetto etico, e dipende soprattutto dal fatto che le tecnologie per le energie alternative sono diventate competitive sul mercato in questi ultimi anni e che gli investimenti sui combustibili fossili, secondo i rating delle banche, stanno diventando un rischio.......

Leggi l' interessante articolo integrale su Focus 

18 novembre 2015

Coalizione Clima:COP21 e TTIP: a farne le spese ambiente e clima

Tratto da 

COP21 e TTIP: a farne le spese ambiente e clima

         
Tanto rumore per nulla.Con queste poche parole si può riassumere la posizione recentemente espressa dalla Commissione Europea su TTIP e ambiente, diritti del lavoro e sostenibilità come riassunta nel capitolo negoziale sullo Sviluppo sostenibile.
Aldilà della retorica profusa dalla Commissaria al Commercio Cecilia Malmstrom nel presentare il testo, una sua analisi e un excursus degli ultimi trattati di libero scambio conclusi dall’Unione Europea con Paesi terzi, mostrano come le questioni collegate ai diritti del lavoro e dell’ambiente siano costantemente messe in secondo piano rispetto alle esigenze degli investitori e dei mercati e come le normative e i principi del libero mercato abbiano sempre e comunque la precedenza sulla tutela ambientale e del diritto del lavoro. In esso, infatti, sono contenuti molti concetti, molti desiderata, diversi verbi declinati alla prima voce plurale del tempo futuro, ma non si prevede nessun meccanismo vincolante che imponga ai Paesi di tenere in seria considerazione lo sviluppo sostenibile non solo come mantra, ma anche come necessità per il Pianeta di oggi e per quello delle generazioni che verranno.
La COP21, la Conferenza delle Parti sul clima che si tiene a Parigi nel dicembre 2015, sta ponendo una serie di questioni non più ignorabili, a cominciare dall’inadeguatezza degli impegni (volontari) presi dai Paesi firmatari della Convenzione ONU (UNFCCC) che se confermati non impedirebbero alla temperatura media globale di superare i 2°C di aumento rispetto alla temperatura dell’era preindustriale (le attuali stime parlano di un possibile aumento di 3.5°C). Uno scenario che porterebbe a modifiche profonde negli ecosistemi, nella capacità di resilienza dei territori e, conseguentemente, delle comunità che li abitano (e delle loro economie).
La lotta al cambiamento climatico presuppone strategie concrete, normative applicabili, un ribaltamento del senso comune secondo cui la liberalizzazione del commercio e il primato dei mercati porteranno certamente a un aumento del benessere per tutti e a una maggiore tutela ambientale. Anche perché i dati di realtà, e molti studi, stanno dimostrando il contrario. 
Ma la Commissione Europea all’interno dei suoi negoziati di liberalizzazione commerciale, sembra ignorare colpevolmente tutto questo. E sperare, convintamente, che lo facciamo anche noi.

09 luglio 2015

Silvia Velo a NEW YORK , da “green economy” spinta alla crescita.


Tratto da onuitalia.com

Silvia Velo a NY, da “green economy” spinta alla crescita

(di Luca Marfé)
NEW YORK – Ruolo della “green economy” nella crescita globale, sviluppo sostenibile interconnesso, ma anche “Terra dei Fuochi” e campagna italiana per un seggio in Consiglio di Sicurezza nel 2017/18. La Sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo ne parla con OnuItalia a margine degli incontri al Palazzo di Vetro in vista degli appuntamenti dei prossimi mesi: il vertice sui nuovi obiettivi post 2015 a settembre ed il summit di Parigi sulla lotta al cambiamento climatico a dicembre.
Inizierei dal suo dicastero ed in generale dai dossier che vi ruotano attorno: lei come spiega che un Ministero importante come quello dell’Ambiente, posto puntualmente al centro delle attenzioni in quasi tutti i Paesi occidentali, soffra da noi in Italia di una considerazione, mediatica e non, non sempre piena? È possibile che un dossier tanto cruciale per il futuro del nostro pianeta sia in qualche modo sottovalutato?
– In effetti, questa sensazione c’è, è diffusa ed è legata ad un’idea un po’ tradizionale dello sviluppo, come se la crescita economica e le politiche industriali fossero in antinomia con la tutela dell’ambiente. In realtà, ogni contesto internazionale, ma anche le evidenze scientifiche ci dicono che uno sviluppo duraturo e equo si basa innanzitutto sulla tutela ambientale, sulla salvaguardia delle risorse e della materia prima che è poi il territorio in cui viviamo.
Ed anzi la green economy è una grande potenzialità di crescita e di creazione di posti di lavoro oltreché di tutela dell’ambiente. 
Che in realtà è già un dato di fatto; forse è la politica che considera l’ambiente un fastidio o un elemento di interdizione verso alcune decisioni. Credo che un Paese moderno debba invece mettere al centro delle proprie politiche la sostenibilità dello sviluppo, le politiche di sostegno alla green economy, le politiche di lotta ai cambiamenti climatici che poi in realtà sono, e qui in una sede come questa è evidentissimo, anche un’importante base per le politiche di cooperazione. Quindi il peso del nostro Paese nel contesto internazionale dipende anche da quanto investiamo in cooperazione allo sviluppo, in cooperazione ai progetti di lotta ai cambiamenti climatici.
Nel corso del suo intervento presso l’High Level Political Forum on Sustainable Development, la principale piattaforma di discussione delle Nazioni Unite sul tema dello sviluppo sostenibile, ha sostenuto a più riprese il crescente grado di connessione tra Paesi, regioni e persone. Ci spiega meglio quali rischi e quali opportunità si celano in questi intrecci?
– Perché il pianeta nel suo complesso adotti modelli di sviluppo sostenibile, ed è bene ricordare le tre accezioni economico, sociale e ambientale, quindi riduzione della povertà, tutela delle parti più deboli della popolazione del pianeta e tutela dell’ambiente, ci vogliono contemporaneamente grandi strategie internazionali.......
Per concludere: Italia candidata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il 2017/18. L’Ambiente può essere una delle carte da giocare per vincere questa importante partita?
 LEGGI l'articolo integrale


SPERIAMO CHE ALLE PAROLE SEGUANO ATTI CONCRETI ......DEL GOVERNO.

20 aprile 2015

Il Vaticano promuove un convegno sui cambiamenti climatici , sulle responsabilità morali che ne derivano, per proteggere le generazioni future.



papa francesco

Il Vaticano promuove un convegno sui cambiamenti climatici e sulle responsabilità morali che ne derivano


La Pontificia Accademia delle Scienze,la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali e SDSN e Religioni per la Pace hanno organizzato un convegno a Roma il prossimo 28 aprile, sulle conseguenze morali dei cambiamenti climatici. 

L’obiettivo del vertice Protect the Earth, Dignify Humanity. The Moral Dimensions of Climate Change and Sustainable Development è quello di sensibilizzare e creare un consenso sui valori dello sviluppo sostenibile coerenti con i valori delle principali tradizioni religiose, con una particolare attenzione ai più vulnerabili; di elevare il dibattito sulle dimensioni morali della protezione dell’ambiente prima della enciclica papale; e per aiutare a costruire un movimento globale in tutte le religioni per lo sviluppo sostenibile e i cambiamenti climatici, durante il 2015 e oltre.
Il risultato atteso è una dichiarazione congiunta sull’imperativo morale e religioso dello sviluppo sostenibile, evidenziando il legame intrinseco tra il rispetto per l’ambiente e il rispetto per le persone – soprattutto i poveri, gli esclusi, le vittime della tratta di esseri umani e la schiavitù moderna, i bambini e le future generazioni.
Al meeting prenderà parte Ban Ki Moon segretario generale delle Nazioni Unite, ma anche Jeffrey Sachs, un importante economista americano e direttore dell’Earth Institute presso la Columbia University e il Cardinale Peter Turkson del Ghana, un alto funzionario del Vaticano che sta conducendo il processo di elaborazione dell’Enciclica di Papa Francesco sull’ambiente, la cui uscita è attesa per il prossimo giugno o luglio. Fonti ecclesiastiche hanno detto sono attesi anche gli scienziati leader nel settore dei cambiamenti climatici.
L’enciclica è uno dei documenti più autorevoli che un Papa può emettere e fonti della Chiesa dicono che l’Enciclica sull’ambiente è al centro di un intenso lavoro delle lobby cattoliche, soprattutto conservatori americani che non credono alla responsabilità umana e che gli interventi proposti di contenimento delle emissioni potranno fare più male (all’economia) che bene. Il Consiglio del Vaticano per la Giustizia e la Pace, diretto proprio da Turkson è stato anche oggetto della lobbying degli scettici del cambiamento climatico che sperano di influenzare la versione finale, secondo quanto riferiscono altre fonti. L’amministrazione Obama ha abbracciato l’Agenda “verde” del Papa il quale sembra non aver tenuto delle critiche fino a ora.
Francesco stesso non sembra aver ascoltato i critici finora.
Anche i suoi due immediati predecessori, il Papa emerito Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, si sono espressi con forza sul dovere cristiano di proteggere l’ambiente, ma Papa Francesco lo ha fatto più spesso e con forza e in un momento in cui i cambiamenti climatici sono diventati la spia rossa nella discussione politica. 
E Papa Francesco ha già spiegato che vorrà far uscire la sua Enciclica per tempo, proprio per influenzare la COP21, l’Assemblea nazionale sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite che si terrà a Parigi a fine novembre mentre il Papa farà la sua prima visita negli Stati Uniti a settembre e sarà ospite presso la sede generale delle Nazioni Unite a New York.
Via | NCR Online

13 settembre 2014

Ambientalisti contro nuova Commissione Ue di Junker: «Un grave passo indietro» negli impegni dell’Ue per lo sviluppo sostenibile, la qualità dell’aria,e l’azione per il clima.....

Tratto da Greenreport.it


Ambientalisti contro nuova Commissione Ue di Junker:
 «Un grave passo indietro»

green10 junker
I presidenti e i direttori delle associazioni che formano la coalizione Green 10 – Climate Action Network (Can) Europe; CEE Bankwatch Network; European Environmental Bureau (Eeb); Friends of the Earth Europe; Greenpeace European Unit; Health & Environment Alliance; Naturefriends International; The European Federation for Transport and Environment (T&E); Wwf European Policy Office) hanno scritto una lettera al nuovo presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, nella quale esprimono «Gravi preoccupazioni sulla direzione che l’Ue sta prendendo» con l’annuncio della nuova squadra di governo democrististana-liberale-socialdemocratica

Secondo le 10 associazioni e coalizioni ambientaliste, attive in tutti 28 gli Stati membri e che rappresentano 20 milioni di cittadini europei, «La struttura della nuova Commissione, le lettere di missione e la scelta dei Commissari rivelano tutte un grave declassamento dell’ambiente e una marcia indietro degli impegni dell’Ue per lo sviluppo sostenibile, l’efficienza delle risorse, la qualità dell’aria, la protezione della biodiversità e l’azione per il clima. Ciò rappresenterebbe un tradimento degli interessi dei cittadini dell’Unione europea, la stragrande maggioranza dei quali si sentono fortemente legati all’ambiente. L’Eurobarometro speciale 416 dell’8 settembre 2014, dimostra che, nonostante la crisi economica, il 95% dei 28.000 cittadini intervistati ha affermato che la tutela dell’ambiente è importante per loro personalmente e che si dovrebbe attuare»......

Gli ambientalisti fanno una lunga lista delle preoccupazioni che suscita la nuova Commissione europea........
.

Alla coalizione ambientalista europea non piace nemmeno la fusione dei portafogli Ue clima ed energia e dice che dando a questo Commissario (il popolare spagnolo Miguel Arias Cañete, ndr) l’incarico di un Vice Presidente per l’energia dell’Unione «Potrebbe implicare che Azione per il clima è considerata subordinata alle considerazioni di mercato dell’energia». Inoltre «La scelta di un Commissario al clima e all’energia con collegamenti ben noti per l’industria dei combustibili fossili solleva questioni di conflitto di interessi».

Critiche durissime anche per la decisione di spostare la responsabilità per le relazioni con European Chemicals Agency, il cui compito è quello di proteggere i cittadini europei dai prodotti chimici nocivi, dalla Direzione generale ambiente alla Direzione generale Imprese perché, «Mostra una tendenza chiara verso le priorità degli interessi business rispetto alla protezione della salute umana e dell’ambiente ed è uno schiaffo in faccia agli obiettivi del regolamento REACH».

......... Crediamo che queste preoccupazioni debbano essere affrontate se il Parlamento europeo deve approvare questa Commissione e, soprattutto, se il compito di questa Commissione è quello di rispondere alle esigenze e alle aspettative dei cittadini europei, delle generazioni presenti e future».....