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05 aprile 2013

TARANTO 7 APRILE:La nostra vita prima dei profitti di chi inquina....

Tratto da Peacelink
La nostra vita prima dei 
profitti di chi inquina

AMBIENTE SVENDUTO.

 Appello 7 aprile, in piazza

 contro gli inquinatori

Ti proponiamo di firmare questo appello per cancellare la legge 231/2012 che toglie alla magistratura la possibilità di sequestrare gli stabilimenti inquinanti.  
Clicca qui per firmare http://tinyurl.com/co3f7l5


Ti proponiamo di firmare questo appello per cancellare la legge 231/2012 che toglie alla magistratura la possibilità di sequestrare gli stabilimenti inquinanti definiti di "interesse strategico". 
 Occorre abolire questa legge perché è una ciambella di salvataggio per tutte le industrie inquinanti. 
 Con la tua firma aderisci alla manifestazione di Taranto del 7 aprile e alla mobilitazione nazionale per cancellare la legge 231/2012.

Per contatti taranto7aprile@gmail.com
Prima di tutto i bambini
Leggi anche su Il Cambiamento

7 e 9 Aprile in piazza contro la legge “Salva-Ilva”

“Taranto e le città italiane hanno bisogno di un futuro diverso. Mai più morti per inquinamento. Mai più una legge come il decreto 207/2012 (Salva-Ilva) che blocca gli interventi urgenti dei giudici e lascia in attività impianti pericolosissimi. Il 9 aprile la Corte Costituzionale decide sulla sua illegittimità. 

In ogni caso chiediamo rispetto e giustizia per le vittime ed i territori più colpiti e l'aiuto di neo-parlamentari e cittadini per abrogarlo”. 


19 ottobre 2011

FERMIAMO IL CARBONE:SABATO 29 ottobre PRESIDIO DAVANTI ALLA CENTRALE TIRRENO POWER



Sabato 29 Ottobre abbiamo tutti  un impegno per difendere la nostra  salute!!

SABATO  29 OTTOBRE ,
GIORNATA NAZIONALE
CONTRO IL CARBONE



PRESIDIO        DALLE 
15    ALLE      18
DAVANTI ALLA TIRRENO POWER 
DI     VADO LIGURE






 
L’aria non e’ in vendita.
RESPIRIAMO I NOSTRI DIRITTI…
Gli  inquinanti.. arrivano fino ad un raggio di


40 km dalla centrale, quindi non pensate di 



essere al sicuro se abitate a Stella o al Santuario..

12 ottobre 2011

1) DANGER GREENPEACE :"Santuario inquinato: ora basta"2)Indagini Carabinieri su Fenice di Melfi per disastro ambientale


Tratto da Flash news 24

Genova, attivisti di Greenpeace in azione per i cetacei: "Santuario inquinato: ora basta"


Greenpeace per il Santuario dei cetacei
Greenpeace per il Santuario dei cetacei
Liguria. Greenpeace in azione a Genova per difendere il Santuario dei cetacei. Una decina di attivisti dell'associazione si sono presentati, questa mattina, davanti al palazzo della Regione Liguria a Genova, sede simbolo del Santuario dei Cetacei, per chiedere al Presidente, Claudio Burlando, di salvare il Santuario. Gli attivisti hanno aperto uno striscione con il messaggio" Santuario inquinato: ora basta" e si sono incatenati a dodici bidoni con la scritta "danger"(pericolo) posizionati all'ingresso. Alcuni erano travestiti da balena.

Proprio oggi Greenpeace presenta il rapporto: Veleni a galla. Fonti inquinanti nel Santuario dei Cetacei e denuncia la contaminazione da sostanze chimiche pericolose delle coste liguri e toscane. Secondo il rapporto, oltre il 50 per cento dei campioni esaminati è risultato positivo ai test di laboratorio. Tra le sostanze rinvenute, pericolose per la salute dell'uomo e dell'ambiente figurano metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici e composti organici volatili. Critica la situazione in Liguria, con valori accertati oltre i limiti in quattro delle cinque fonti inquinanti testate.Leggi Com’è profondo il (livello di inquinamento) del Nostro mare Ligure


"Dai dati di Greenpeace, anche se preliminari e parziali, emerge un quadro molto grave che dovrebbe obbligare le amministrazioni locali e nazionali a intervenire con urgenza per salvaguardare ambiente e salute ha commentato a Greenpeace Valerio Gennaro, medico oncologo ed epidemiologo che lavora all'Istituto Tumori di Genova ed è membro di Medici per l'Ambiente (ISDE-Italia) -. In tanti anni di ricerche è sempre più evidente il legame fra la contaminazione dell'ambiente, l'insorgenza di malattie e gli enormi costi sociali ed economici associati."

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Tratto da Legambiente

29 ottobre: mobilitazione nazionale contro il carbone


Contro l'uso del carbone che inquina e minaccia pesantemente la salute dei cittadini, manifestazione nazionale nel Polesine e presidi davanti alle centrali a carbone. Il Governo punta sulle centrali a carbone per rispondere al fabbisogno energetico del Paese: la fonte fossile più climalterante e maggiormente in contrasto con la lotta ai cambiamenti climatici.
Con i recenti referendum oltre 26 milioni di italiani hanno rivendicato il diritto a decidere del proprio futuro, un futuro in cui i cambiamenti climatici non raggiungano livelli distruttivi per l'ambiente, il benessere e la stessa specie umana, un futuro di vera sicurezza energetica, un futuro di vera e stabile occupazione. In contrasto con questa ampia richiesta popolare Governo, Enel e altri lanciano invece un "piano carbone" che, oltre a Porto Tolle, riguarda la riconversione di vecchie centrali come Vado Ligure, La Spezia, e Rossano Calabro, o addirittura la costruzione di nuove centrali come Saline Ioniche, con un livello di investimenti, pubblici e privati, dell'ordine di 10 miliardi di euro. Con buona pace del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili. Rivendichiamo il diritto a essere coinvolti in scelte chiare, fondate su strategie e piani condivisi e non dettati dalle lobby energetiche, ma dall'interesse di tutti e dal bene comune.
Per questo insieme a insieme a un fitto cartello di associazioni il 29 ottobre organizziamo una giornata di mobilitazione nazionale e una manifestazione contro la centrale di Porto Tolle dove Enel vuole convertire una centrale a olio combustibile in una centrale a carbone della potenza di 2000 MW nel mezzo del parco del Delta del Po. Una scelta che va contro di ogni strategia di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, a sfavore dello sviluppo territoriale, dell'agricoltura, del turismo, della pesca. Il corteo colorato e pacifico percorrerà le strade di Adria (Ro) a partire dalle ore 14,30 fino alle 16,30. La manifestazione continuerà con interventi dal palco, collegamenti con le altre piazze, spettacolo e si concluderà alle 19,30. 
Per maggiori informazioni e per firmare l'appello vai su www.fermiamoilcarbone.it.
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Il comitato Spezia via dal carbone aderisce alla manifestazione nazionale del Polesine

Il Comitato Spezia via dal carbone ha aderito all’iniziativa convidendone le ragioni sovralocali: “La scelta di incrementare l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica è una scelta nociva e sbagliata, soprattutto oggi che i cambiamenti climatici costituiscono una minaccia per il futuro del Pianeta e le fonti rinnovabili, insieme all’efficienza energetica, rappresentano l’alternativa efficace e praticabile. La combustione del carbone in centrali elettriche rappresenta, infatti, la più grande fonte “umana” di inquinamento da CO2, più del doppio di quelle a gas. A parole tutti sono per la lotta ai cambiamenti climatici, ma in Italia si fanno scelte in senso contrario, nonostante l’Unione Europea abbia assunto la decisione di ridurre entro il 2020 di almeno del 20% le emissioni di gas serra, rispetto ai livelli del 1990.”

Tali ragioni si coniugano coerentemente con l’azione al livello locale del comitato, che organizzerà per quella giornata il presidio spezzino condividendo le ragioni con il movimento nazionale Fermiamo il carbone. 
 

"Anche in questo quadro - afferma il comitato - risulta evidente la contraddizione che emerge dall’indisponibilità degli Enti locali liguri (con la sola eccezione di quelli genovesi per la città di Genova) e dei partiti di centrosinistra che governano ampiamente la nostra regione a pretendere con forza la dismissione del gruppo a carbone nella centrale Enel della Spezia; per non dire dell’approvazione del raddoppio di quello della centrale Tirreno Power di Vado Ligure. Invitiamo i partiti che aderiscono all’iniziativa nazionale ad agire conseguentemente anche sul piano locale, eventualmente facendo proprie e sostenendo con determinazione le istanze del comitato".




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Tratto da Ansa

Rifiuti: no dati inquinamento, arrestati due dirigenti Arpab

Indagini Carabinieri su Fenice di Melfi per disastro ambientale

 

(ANSA) - POTENZA, 12 OTT - Il termovalorizzatore Fenice di Melfi (Potenza) ha inquinato le falde acquifere almeno dal 2002, ma l'Arpab non ha comunicato i dati sull'inquinamento ambientale agli enti pubblici lucani. Con le accuse di disastro ambientale e omissione di atti d'ufficio, i Carabinieri hanno eseguito due provvedimenti di custodia cautelare ai domiciliari, per l'ex direttore generale e per il coordinatore del dipartimento provinciale dell'Arpab, Vincenzo Sigillito e Bruno Bove. Leggi l'inquinatore di Melfi

Leggi anche su Il Quotidiano.it

Chiudere l'impianto. Dimettere gli assessori

Questa vicenda è la peggiore macchia nera che si sia mai registrata nella storia del governo della Basilicata. Una bomba ecologica è stata fatta esplodere nel nome del profitto e del peggiore colonialismo economico ai danni della popolazione del Vulture. E ad oggi né l’Arpab, né i tecnici sono in grado di poter assicurare se le acque usate in agricoltura contengano sostanze nocive. Leggi tutto

 



28 settembre 2011

29 OTTOBRE FERMIAMO IL CARBONE : GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE CONTRO L’USO DEL CARBONE, PER UN LAVORO DEGNO, PER CONTRASTARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI E TUTELARE LA SALUTE DANDO SPERANZA AL NOSTRO FUTURO.

29 OTTOBRE : GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE

CONTRO IL CARBONE







CONTRO 

L’USO DEL CARBONE, PER UN LAVORO DEGNO,
PER CONTRASTARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI E TUTELARE LA SALUTE
DANDO SPERANZA AL NOSTRO FUTURO
APPELLO PER UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE NEL POLESINE
E PRESIDI DAVANTI ALLE CENTRALI A CARBONE




La scelta di incrementare l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica è una scelta nociva e sbagliata, soprattutto oggi che i cambiamenti climatici costituiscono una minaccia per il futuro del Pianeta e le fonti rinnovabili, insieme all’efficienza energetica, rappresentano l’alternativa efficace e praticabile. 


La combustione del carbone in centrali elettriche rappresenta, infatti, la più grande fonte “umana” di inquinamento da CO2, più del doppio di quelle a gas. A parole tutti sono per la lotta ai cambiamenti climatici, ma in Italia si fanno scelte in senso contrario, nonostante l’Unione Europea abbia assunto la decisione di ridurre entro il 2020 di almeno del 20% le emissioni di gas serra, rispetto ai livelli del 1990.
Il carbone è anche una grave minaccia per la salute di tutti: la combustione rilascia un cocktail di inquinanti micidiali (Arsenico, Cromo, Cadmio e Mercurio, per esempio), che coinvolgono un’area molto più vasta di quella intorno alla centrale. L’Anidride solforosa emessa, combinandosi con il vapore acqueo, provoca le piogge acide, per non parlare dei danni alla salute derivanti dalle polveri sottili.


La consapevolezza del legame tra danno ambientale e minacce per la salute umana, con inevitabili costi per la collettività, dovrebbe ormai costituire una consapevolezza comune. Ciò nonostante, e per mere convenienze proprie legate all’attuale prezzo del carbone (peraltro in salita), alcune aziende insistono per costruire nuove centrali a carbone o riconvertire centrali  esistenti.

Con i recenti referendum oltre 26 milioni di italiani hanno
rivendicato il diritto a decidere del proprio futuro, un futuro in cui i cambiamenti climatici non raggiungano livelli distruttivi per l’ambiente, il benessere e la stessa specie umana, un futuro di vera sicurezza energetica, un futuro di vera e stabile occupazione. In contrasto con questa ampia richiesta popolare Governo, Enel e altri lanciano invece un “piano carbone” che, oltre a Porto Tolle, riguarda la riconversione di vecchie centrali come Vado Ligure, La Spezia, e Rossano Calabro,  o addirittura la costruzione  di nuove centrali come Saline Ioniche, con un livello di investimenti, pubblici e privati, dell’ordine di 10 miliardi di euro. Con buona pace del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili. Rivendichiamo il diritto a essere coinvolti in scelte chiare, fondate su strategie e piani condivisi e non dettati dalle lobby energetiche, ma dall’interesse di tutti e dal bene comune.

Proponiamo il territorio polesano come laboratorio nazionale per cominciare ad immaginare ed attuare l'alternativa energetica, per uscire dalle fonti fossili.

Cominciamo questo percorso con una giornata di mobilitazione nazionale contro il carbone il 29 ottobre, e con una manifestazione nazionale nel Polesine.

A Porto Tolle, l'ENEL vuole – anche con modifiche alle leggi e alle normali procedure, operate da una politica compiacente – convertire una centrale a olio combustibile in una centrale a carbone della potenza di 2000 MW, nel mezzo del parco del Delta del Po. Questa centrale a carbone emetterebbe in un solo anno 10 milioni di tonnellate di CO2 (4 volte le emissioni di Milano), 2800 tonnellate di ossidi di azoto (come 3.5 milioni di auto), 3700 tonnellate di ossidi di zolfo (più di tutti i veicoli in Italia), richiedendo lo smaltimento di milioni di tonnellate di gessi e altre sostanze.

La centrale a carbone di Porto Tolle non ha alcun senso.
 La riconversione avverrebbe al di fuori e contro di ogni strategia di riduzione delle emissioni di anidride carbonica (strategia che ancora oggi non c’è) e persino di ogni logica energetica, dal momento che l’Italia ha una potenza istallata quasi doppia rispetto al picco della domanda,
  al punto che i produttori di energia elettrica lamentano che gli impianti vengono oggi usati per un terzo della loro potenzialità.
Non solo: oggi le maggiori prospettive di nuovi posti di lavoro, nel mondo e in Italia, sono nei settori delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, con numeri che in alcuni Paesi ormai superano l’industria tradizionale; al contrario, la centrale a carbone porrebbe a rischio l’occupazione già esistente, e quella futura, nell’agricoltura, nel turismo e nella pesca.

La riconversione a carbone avverrebbe con una tecnologia di combustione che, pur spinta ai suoi migliori livelli, resta sempre assai più inquinante di quella basata sul gas naturale, e dannosa per la salute;nel caso di Porto Tolle, i dati di rilevazione e le epidemiologie mostrano che l’inquinamento e i danni sanitari si estenderebbero per buona parte della Pianura Padana.
Il ricatto occupazionale di ENEL, dunque, va rifiutato da tutti con dignità e fermezza, perché oggi più che ieri il futuro è nell’economia sostenibile per l’ambiente e la salute, tanto più che, sul piano occupazionale, la bonifica dell'area ed una sua riconversione verso impianti e produzioni nel settore delle energie rinnovabili pulite darebbero lavoro stabile e sicuro ad un maggior numero di persone.

Con la giornata del 29 ottobre ci rivolgiamo a tutti, anche a coloro che subiscono il ricatto occupazionale, nel Polesine e ovunque in Italia vi siano centrali a carbone o progetti di costruzione di nuove centrali o di ampliamento di quelle esistenti, per rifiutare tutti insieme la contrapposizione tra lavoro ambiente e salute, cominciando  invece a costruire un lavoro dignitoso, una società basata sull’interesse comune e non sugli interessi di poche lobbies, sulla possibilità di un futuro per tutte e tutti.

Promotori
Alternativa, AltraMente scuola per tutti, AltroVe, Arci, A Sud, Cepes, Circolo culturale AmbienteScienze, Comitato Energiafelice, Comitato SI' alle Rinnovabili NO al nucleare, Coordinamento Veneto contro il carbone, Ecologisti Democratici, Fare Verde, Federconsumatori, Focsiv - Volontari nel mondo, Forum Ambientalista, Greenpeace, ISDE-Medici per l'Ambiente, Italia Nostra, Kyoto Club, Legambiente, Lipu, Movimento difesa del cittadino, Movimento Ecologista, OtherEarth, Rete della Conoscenza (Uds-Link), RIGAS, Slow Food Italia, WWF, Ya Basta.
Adesioni
Federazione nazionale dei Verdi, IDV, Prc-Fds, SEL.
Adesioni individuali
Virginio Bettini, Ilaria Boniburini, Anna Donati, Edoardo Salzano.
Per adesioni: segreteria@fermiamoilcarbone.it; www.fermiamoilcarbone.it