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12 settembre 2023

ACCETTABILITA' SOCIALE DELLE INFRASTRUTTURE ENERGETICHE.

 Tratto da Note di Marco Grondacci 

Rigassificatore a Vado: la comunicazione unilaterale del Presidente Toti











…..LA DUPLICE NATURA SCORRETTA NEL MODO DI INTERPRETARE IL COINVOLGIMENTO DEL PUBBLICO DA PARTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA

…….È interessante…. leggere un Documento prodotto dal sistema agenziale, nel 2018, con il supporto del Ministero della Salute e pubblicato nei quaderni dell’Agenzia regionale per la prevenzione, l´ambiente e l´energia dell´Emilia-Romagna (Arpae). Il documento si intitola “Documento guida di comunicazione del rischio ambientale” (QUI).

In particolare, nella sua introduzione il documento afferma: “se da un lato l’Europa richiede decisioni pubbliche fondate sulle evidenze scientifiche, dall’altro è necessario, quando si parla di rischi per la salute, tenere in debito conto anche la loro percezione e quindi utilizzare conoscenze sviluppate nei campi della sociologia, antropologia, psicologia, nonché prodotte dalla comunità. Il rischio è infatti un fenomeno costantemente costruito e negoziato in quanto elemento di una rete di interazione sociale e di produzione di senso sia nel contesto scientifico sia al suo esterno. Un fattore chiave da considerare nell’analisi della percezione del rischio è l’outrage, il senso di oltraggio e indignazione provocato dal rischio, strettamente collegato alla fiducia nelle persone/enti di controllo e alla familiarità del contesto.”

Ecco per far emergere la percezione del rischio di cui tratta il documento sopra citato occorre che i cittadini siano supportati oltre che dalla loro voglia di contestare un progetto anche dalla capacità di entrare nel merito dello stesso per svelarne rischi e limiti. Insomma siamo lontani mille miglia dalle tecniche di Alternative Dispute Resolution fondate su scenari alternativi motivati da tutte le parti in atto nel processo decisionale, La logia di Toti è quella Decidi-Annuncia -Difendi: io che ho il potere decido poi lo comunico al popolo e se il popolo si ……..io difenderò la scelta ormai fatta!

IL MANCATO RISPETTO DELLE NORME SULLA PARTECIPAZIONE DELLE COMUNITÀ LOCALI PER LA REALIZZAZIONE DI IMPIANTI A GNL 

A nessuno dei progetti di rigassificatori o di depositi di gnl ad oggi approvati è stato applicato quanto previsto dall’allegato III al DLgs 257/2016 che al punto 5.13. afferma: “5.13 ACCETTABILITA' SOCIALE DELLE INFRASTRUTTURE ENERGETICHE. L'accettabilità sociale delle infrastrutture energetiche, sia di grandi che di piccole dimensioni, da parte delle comunità locali e dell'opinione pubblica, é uno dei fattori condizionanti la loro realizzazione.”
Il punto 5.14 di detto Allegato III prevede inoltre:
“• informare il pubblico interessato fin dalla fase ideativa;
• comprendere prospettive, preoccupazioni, valori e conoscenze del pubblico interessato
• tenere conto delle indicazioni del pubblico interessato nel processo decisionale”
Esiste persino un Manuale (QUI) per i progetti di interesse comune (così sono definiti dalla legge) come quelli di cui stiamo trattando visto che è citato proprio dall'allegato III al DLgs 257/2016
.”



Il documento, redatto in attuazione del Progetto CCM 2015 “Ambiente e salute nel PNP 2014-2018: rete nazionale di epidemiologia ambientale, valutazione di impatto integrato sull’ambiente e salute, formazione e comunicazione (EpiAmbNet)” ha l’obiettivo di presentare in forma sintetica le conoscenze maturate in tema di comunicazione del rischio su ambiente e salute e di fornire indicazioni di supporto alla gestione operativa dei processi di comunicazione.

Scarica la pubblicazione dal sito di Arpae





17 marzo 2021

LA PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO ALLE DECISIONI SULL’AMBIENTE...

A proposito del Raddoppio della centrale a gas di Vado Ligure- Quiliano

Tratto da Minambiente

LA PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO ALLE DECISIONI SULL’AMBIENTE


L’articolo 6 della Convenzione di Aarhus regola la partecipazione del pubblico al decision-making ambientale. Qualsiasi persona, fisica o giuridica, qualsiasi associazione o organizzazione ha il diritto di partecipare alle decisioni relative a:

l’autorizzazione di attività che possono avere un impatto sull’ambiente (l’allegato 1 alla Convenzione elenca tali attività, ma nel testo della Convenzione vi è un più generico riferimento a “tutte le attività che possono avere effetti significativi sull’ambiente’”);

l’elaborazione di piani, programmi, regolamenti di attuazione e strumenti normativi in materia ambientale;

le decisioni sul rilascio deliberato di organismi geneticamente modificati (OGM) nell’ambiente.


La Convenzione chiarisce che la partecipazione del pubblico deve avvenire nelle fasi iniziali del processo decisionale e deve prevedere tempi di svolgimento ‘ragionevoli’ (tempi troppo brevi non consentono un adeguato coinvolgimento del pubblico, tempi troppo lunghi disperdono energie e impegno).

Il pubblico deve essere messo in grado di ottenere tutte le informazioni necessarie a garantire un processo di partecipazione consapevole e la decisione finale deve tenere nella dovuta considerazione i risultati della partecipazione.

26 maggio 2019

CDCA :I conflitti ambientali sorgono quando alle comunità è impedito di partecipare

Tratto da VallediTrianews

I conflitti ambientali sorgono quando alle comunità è impedito di partecipare


Marica Di Pierri è attivista e giornalista, si occupa da anni di tematiche ambientali e sociali. Dirige ed è tra i fondatori del Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali di Roma (www.cdca.it) e di A Sud (www.asud.net). 
Cosa sono i conflitti ambientali?
I conflitti ambientali sono un particolare tipo di conflitto sociale in cui comunità territoriali, comitati, organizzazioni sociali e in generale cittadini si mobilitano contro fattori di rischio ambientale conclamati o potenziali. Si tratta di una dinamica che ha vissuto un aumento esponenziale in termini di diffusione negli ultimi decenni. Discariche, miniere, poli estrattivi o produttivi, infrastrutture ad alto impatto, cementificazione sono tra i fattori che scatenano oggi giorno accesi conflitti in cui le comunità locali si organizzano per rivendicare i propri diritti: ad un ambientale salubre, alla salute, alla partecipazione nei processi decisionali che riguardano il proprio territorio e, dunque, la propria vita. Il CDCA – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, nato nel 2007 da un progetto dell’associazione A Sud, si occupa da oltre 10 anni di studiarli e divulgarli, oltre a costruire strumenti di incidenza che possano aiutare le comunità esposte a vedere accolte le proprie istanze di protezione. .... Entrambe le piattaforme sono consultabili gratuitamente sul sito www.cdca.it.
Ogni territorio ha il proprio piccolo / grande conflitto. è possibile secondo te trovare degli elementi comuni?
Ovunque si sviluppino e qualunque ne sia la causa specifica, i conflitti ambientali hanno in comune alcuni fattori. Tra essi, spicca il fatto che essi nascano invariabilmente da una richiesta di partecipazione inevasa. Nei conflitti, le comunità cercano strumenti e spazi per poter far ascoltare le proprie ragioni a chi impone decisioni di fatto non condivise. Si può dire, in sintesi, che l’insufficienza degli strumenti di partecipazione diretta messi a disposizione della cittadinanza sia uno degli elementi che qualificano i conflitti ambientali. 
Ulteriore elemento comune è l’analisi che emerge dal portato delle lotte ambientali. Pochi fenomeni mettono in discussione in maniera radicale, come avviene nei conflitti ambientali, la sostenibilità del modello economico. Un modello rapace e energivoro che consuma risorse ad un ritmo impressionante e viola diritti umani a tutte le latitudini,  contribuisce alla crisi ecologica e climatica globale e al contempo produce disuguaglianza economica e devastazione ambientale a livello locale.
Sebbene i conflitti possano avere delle radici comuni, spesso i movimenti legati a questi sembrano essere miopi rispetto a quanto accade, prestando il fianco a chi sostiene che queste vicende siano solo casi di “nimby”. Quali sono gli errori più comuni che fanno i movimenti?
Non parlerei di errori ricorrenti, piuttosto del fatto che è ricorrente la maniera in cui vengono raccontate le vertenze territoriali da parte dei media e delle istituzioni: si tende a ridurli, per opportunità, a battaglie particolaristiche, in difesa di questo o di quel territorio. In realtà, i comitati coinvolti in dinamiche di conflitto giungono ad una analisi condivisa circa l’insostenibilità del modello estrattivo, produttivo e di smaltimento: ad esempio, chi contesta la costruzione di un inceneritore non chiede che quell’impianto sia costruito altrove, ma difende l’idea che una corretta strategia di gestione dei rifiuti debba escludere l’incenerimento, come pratica non sostenibile e ad alto impatto ambientale e sanitario.
I cambiamenti climatici acuiranno i fenomeni conflittuali?
Li stanno già acuendo. Le stesse battaglie territoriali contro progetti i cui impatti contribuiscono alle emissioni clima alteranti (centrali a carbone, poli petroliferi, raffinerie, industrie etc.) vengono letti e vissuti come istanze che contribuiscono alla sfida globale per il contrasto ai cambiamenti climatici. Allo stesso tempo, gli impatti già visibili del riscaldamento globale, in Italia come nel resto del mondo, stanno scatenando ulteriori preoccupazioni e mobilitazioni contro istituzioni politiche e imprese, affinché ciascun attore assuma le proprie responsabilità in merito. 
A ciò si aggiunga che i flussi migratori che hanno alla base fattori ambientali o climatici sono ormai la categoria più rilevante di migranti forzati e la tendenza peggiorerà nel prossimo futuro.
In definitiva, leggere in maniera complessa le questioni, legando cambiamenti climatici e lotte ambientali e mettendo nella giusta luce quello che i conflitti ambientali ci raccontano e ci consegnano è la sfida che tempo fa abbiamo deciso di accettare. Siamo convinti che il riconoscimento delle istanze di cui sono portatrici le comunità mobilitate possa essere un elemento dirimente, in grado di indirizzare positivamente sia l’opinione pubblica che l’assunzione di decisioni da parte dei decision maker. L’obiettivo finale è spingere verso politiche di gestione dei territori e delle risorse finalmente sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale e rispettose dei diritti umani individuali e collettivi.

10 maggio 2019

Note di Marco Grondacci:Gli strumenti legali dei cittadini su Informazione, Partecipazione, Accesso alla Giustizia

Tratto da Note di  Marco Grondacci 

giovedì 9 maggio 2019


Gli strumenti legali dei cittadini su Informazione, Partecipazione, Accesso alla Giustizia


Pubblico di seguito la relazione che ho tenuto al Convegno di Pietrasanta dello scorso 4 maggio, organizzato dalla Associazione per la Tutela Ambientale della Versilia ....

Insomma per una corretta politica ambientale è fondamentale il connubio tra una pubblica amministrazione competente, trasparente e che non si nasconda dietro la burocrazia e i limiti della legge, ed una cittadinanza attiva, informata.


GLI STRUMENTI DI DIFESA PER IL CITTADINO DOPO IL FALLIMENTO/RIMOZIONE DELLA PARTECIPAZIONE

Come presentare una denuncia alla Commissione europea
Occorre utilizzare il modulo di denuncia standard, che ci aiuterà a capire meglio il tuo problema.
Occorre descrivere esattamente in che modo ritieni che le autorità nazionali abbiano violato il diritto dell'UE e specifica la norma in questione. Inoltre devono essere descritte le eventuali misure già intraprese per ottenere giustizia.......

08 gennaio 2016

Dal carbone al metano,Agostino Di Ciaula (Isde): non è soluzione magica


agostino di ciaulaTratto da Inchiostro Verde



TARANTO – Da giorni pubblichiamo dichiarazioni del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano in merito alla decarbonizzazione della Puglia. L’ipotesi avanzata è ormai nota: sfruttare un eventuale approdo del gasdotto Tap a Brindisi (e non a Melendugno come è previsto attualmente) per favorire la riconversione della centrale a carbone di Cerano e del siderurgico di Taranto.....

Oggi, torniamo sull’argomento pubblicando una lettera rivolta al governatore dal  dottorAgostino Di Ciaula, Coordinatore del Comitato scientifico Isde (Medici per l’ambiente). Nella premessa, Di Ciaula dà atto ad Emiliano di avere un approccio “inedito rispetto ai suoi predecessori”, ma evidenzia anche il suo limite: «Per risolvere questo problema, lei guarda alla semplice sostituzione con un altro combustibile fossile, il metano, come se questa fosse una soluzione magica e, soprattutto, come se fosse l’unica possibilità». Spiega il medico Isde:


«Anche se molto meno del carbone, persino la combustione di metano inquina, genera gas serra e conseguenze sanitarie misurabili. Prima di pensare a semplici sostituzioni, sarebbe opportuno considerare alcune possibili sottrazioni, seguendo le linee guida dell’analisi preliminare e della crescita sostenibile. Sarebbe opportuno interrogarsi su quanta energia davvero serva ai pugliesi».

Di Ciaula fonisce anche dei dati: «La Puglia produce ormai (fonte Terna), con una crescita costante che dura da anni, il 91% in più dell’energia di cui ha bisogno. Consumiamo circa 19.000 GWh/anno di energia e la produzione regionale da fonti rinnovabili ammonta, in questo momento, a circa 8.000 GWh/anno. Seppure il governo regionale non volesse o non potesse (ragionamento per assurdo) puntare sul miglioramento dell’efficienza energetica o aumentare la produzione da fonti rinnovabili, dovrebbe considerare che le centrali termoelettriche tradizionali in questo momento operative sul territorio regionale producono circa 30.000 GWh/anno di energia, che significa circa 19.000 GWh di energia inutile per i pugliesi (ma utilissima per i produttori), utilizzando fonti fossili inquinanti (carbone e metano) con conseguenze ambientali e sanitarie tranquillamente evitabili, insieme alle speculazioni di mercato». 

In altri termini, conclude il medico Isde “sto parlando di revisione sostenibile del Piano Energetico Regionale. La scommessa che lei davvero dovrebbe vincere, Presidente, è quella di concludere, finalmente, l’era delle toppe e dell’emergenza e di inaugurare un futuro costruito sull’analisi oggettiva dei problemi, sulla prevenzione primaria, sulla partecipazione e sul bene comune”


Caro Presidente Michele Emiliano, 
Lei giustamente si pone il problema della decarbonizzazione della Puglia. Questo, oltre ad essere inedito rispetto ai suoi predecessori, è giusto per chi governa la Regione che ha il primato nazionale di emissioni di gas serra e di inquinanti da emissioni industriali, una delle maggiori centrali a carbone d’Europa e criticità sanitarie da inquinamento industriale ben documentate su riviste scientifiche internazionali. 


Per risolvere questo problema, però, Lei guarda alla semplice sostituzione con un altro combustibile fossile, il metano, come se questa fosse una soluzione magica e, soprattutto, come se fosse l’unica possibilità..... 


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29 dicembre 2011

UN MIRACOLO AMBIENTALE PER IL 2012


Servirebbe  un "Miracolo ambientale  nel 2012" attuabile con un cambio di paradigma che tutti noi auspichiamo ........
Passare dall'IO al NOI: lavorare insieme a un piano condiviso che veda le associazioni ambientaliste tradizionali riunite in una task force permanente aperta a tutti i movimenti spontanei e forum impegnati nella difesa dei beni comuni.
Dal momento che gli avversari  sono sempre più potenti e mediaticamente superorganizzati  bisognerebbe  mettere insieme risorse, energia e diventare NOI.
"NOI  "UNA COMUNITA' DI INTENTI  NUOVA PER LAVORARE INSIEME PER UN FUTURO ED UN 2012 DIVERSO CHE ABBIA AL CENTRO LA SALUTE DELL' UOMO E DEL SUO TERRITORIO.
QUESTO SAREBBE GIA' DI  BUON AUSPICIO PER L' IMMINENTE 2012.

A BREVE SALTERA' IL TAPPO !
PERCHE' NON INCOMINCIARE A  CREDERE  CHE IL NOSTRO FUTURO PUO' DIPENDERE ANCHE DALLA NOSTRA DETERMINAZIONE DI ESSERNE GIUSTAMENTE PARTECIPI! 
QUESTO SAREBBE GIA' UN EVIDENTISSIMO  FUOCO D'ARTIFICIO ....
"FELICE  2012 "DA UNITI PER LA SALUTE