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13 giugno 2012

Termoelettrico, crisi per colpa del fotovoltaico.

 Tratto da GreenStyle

Termoelettrico, crisi per colpa del fotovoltaico.Chiudono 2 impianti

Si può parlare di crisi del termoelettrico italiano, causata dallo sviluppo del fotovoltaico? A quanto pare sì. A essere maggiormente in crisi, al momento, sono le centrali a olio combustibile. Quelle più inquinanti, insieme agli impianti a carbone, che vengono ormai utilizzate al minimo quasi solo in caso di emergenza. In questo modo, però, non riescono a coprire i costi di gestione e sono a serio rischio di chiusura.
Così si è mosso il sindacato: i segretari generali di Filctem-Cgil, Flaei-Cisl, Uilcem-Uil Alberto Morselli, Carlo De Masi e Carmelo Barbagallo hanno scritto al ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, per chiedere un incontro urgente. Scrivono i sindacati:
Allarme centrali termoelettriche a olio combustibile. La situazione che si prospetta è assai grave; da un lato l’eccesso di offerta tiene fermi anche i più moderni cicli combinati a gas, dall’altro se le centrali a olio devono rimanere disponibili per i “casi di emergenza” devono essere messe a norma: ma in questo caso – dicono le aziende, comprensibilmente – ci vuole certezza che la potenza disponibile sia remunerata. In ballo ci sono un migliaio di posti di lavoro, oltre a tutto l’indotto che ci gravita attorno per le manutenzioni
L’eccesso di offerta di cui parlano i sindacati è dovuto a due fattori: la domanda di energia più bassa che in passato, a causa della crisi economica, e l’abbondanza di energia elettrica prodotta dal fotovoltaico che ha priorità sulla rete elettrica, come tutte le rinnovabili. Il risultato è che le termoelettriche stanno ferme a guardare mentre il fotovoltaico si prende i ricavi maggiori perché produce soprattutto proprio quando c’è maggiore richiesta di energia: a cavallo di mezzogiorno. Lo chiamano “peak shaving“, fare la barba al picco di domanda dell’energia elettrica.
Ecco, allora, che alcune vecchie centrali termoelettriche potrebbero essere chiuse per sempre. Quali? La voce che gira è che Edipower, da pochissimo tornata in mani tutte italiane dopo la scissione con Edison (adesso Edipower è di Delmi, Iren e A2A) potrebbe chiudere la termoelettrica a olio combustibile di San Filippo del Mela, a Milazzo in provincia di Messina, e quella a carbone di Brindisi.
La prima è un impianto molto grosso, da 1.280 MW che negli ultimi anni ha avuto più di un problema a ottenere l’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale. è stata aggiornata con dei filtri, il De-NOx e il De-SOx, ma solo parte dei fumi vengono filtrati. E la popolazione di Milazzo e dintorni protesta. Ora è in esercizio “con prescrizioni”. Una volta che sarà completato il nuovo elettrodotto Sorgente-Rizziconi che collegherà Sicilia e Calabria, si dice nel 2015, San Filippo del Mela potrà chiudere senza che la Sicilia soffra di alcun black out.
La centrale a carbone di brindisi ha la stessa potenza: 1.280 MW. Anch’essa ha i filtri anti inquinamento e altrettante contestazioni da parte della popolazione locale. Nel 2005 il carbonile della centrale (cioè l’area dove viene stoccato il carbone in attesa di essere bruciato) viene sequestrato dalla magistratura perché non è a norma e l’impianto viene momentaneamente spento. Poi riparte a mezzo carico: due gruppi soli per 640 MW. Il carbone lo portano le navi con un incessante via-vai da Slovenia e Montenegro.
La nuova proprietà di Edipower, quindi, potrebbe tirare i remi in barca e decidere di disfarsi di questi impianti vecchi, costosi e inquinanti messi ormai fuori mercato dalla crisi e dal fotovoltaico. Per la centrale brindisina si è anche avanzata l’ipotesi di trasformarla in un inceneritore di rifiuti. Dalla padella alla brace.
Fonte: Filctem Cgil

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19 aprile 2012

Bollette, quei 2,4 milioni al giorno sprecati per le fossili...a danno di tutti..

Tratto da QualEnergia

Bollette, quei 2,4 milioni al giorno sprecati per le fossili

Milioni di euro al giorno dagli oneri di dispacciamento in bolletta sprecati a vantaggio dei produttori tradizionali e a danno di tutti. .....

Milioni di euro al giorno presi direttamente dalle bollette degli italiani e regalati ai produttori da fonti convenzionali. In queste settimane in cui le rinnovabili sono sul banco degli imputati, accusate di essere il responsabile principale dei rincari in bolletta, vogliamo raccontarvi la storia di come, in certe giornate, oltre 2,4 milioni di euro, che vanno a pesare sulla voce oneri di dispacciamento delle nostre bollette, vengano bruciati in un'inefficienza del sistema che dà non pochi vantaggi ai grandi dell'energia tradizionale e danneggia tutti gli altri.
Un fenomeno che rende più cara l'elettricità non solo per questo gruzzolo che dalla voce oneri di dispacciamento va a finire diretto nelle tasche dei produttori di elettricità da fonti convenzionali, facendogli pure risparmiare combustibile, ma anche perchè azzoppa l'effetto "taglia-bolletta" delle fonti pulite, fotovoltaico in testa.
Il meccanismo dello spreco è questo: la previsione della produzione da rinnovabili non programmabili, soprattutto quella sul FV, comunicata al mercato del giorno prima (MGP) e al mercato infragiornaliero (MI) della Borsa elettrica, viene sistematicamente sottostimata di percentuali notevoli: spesso del 30-40%. Capita così che il giorno successivo, sul mercato per il servizio di dispacciamento (MSD), ci si trova con troppa elettricità rispetto a quella prevista e acquistata da Terna; il gestore di rete, visto che le rinnovabili hanno priorità di dispacciamento, deve così chiedere agli impianti termoelettrici, dai quali ha già acquistato l'elettricità sul mercato del giorno prima, di produrre meno. 
Questi non restituiscono per intero la somma ricevuta sul mercato del giorno prima, bensì incassano la differenza tra il prezzo sul MGP (più caro) e quella sul MSD: una cifra che solitamente si aggira sui 100 euro a MWh.
Ed ecco da dove vengono i circa 2,4 milioni di euro al giorno di cui parlavano: è l'ammontare che in una giornata di media produzione da fotovoltaico (60mila MWh), in cui questa sia stata sovrastimata del 40%, finisce nelle tasche di quei produttori da fossili chiamati a diminuire la produzione il giorno stesso. Produttori che così per di più nemmeno devono spendere in combustibile.
La stima di quanto possa costarci questo fenomeno in un anno non è facile..... Tuttavia, utilizzando con un approcio conservativo i dati che ci hanno fornito nostre fonti molto ben addentro alla questione (che non possiamo citare per il ruolo istituzionale che ricoprono) possiamo ipotizzare uno spreco dai 300 ai 600 milioni di euro l'anno. Per fare un confronto esemplificativo, è circa la stessa cifra che il nuovo quinto conto energia destinerebbe alle risorse aggiuntive per incentivare il fotovoltaico in 5 semestri: 500 milioni.
Un fenomeno che, come anticipavamo, non ha solamente l'effetto di appesantire la componente oneri di dispacciamento della bolletta, sulla quale pesa la differenza intascata dai produttori fossili spiegata sopra, ma anche quello di mantenere il prezzo dell'energia più alto di quello che potrebbe essere se concorrenza e apporto di elettricità a costo marginale zero da rinnovabili potessero dispiegare a pieno il proprio potenziale (l'ormai famoso effetto peak shaving grazie al quale il solo fotovoltaico nel 2011 ha tagliato di 400 milioni di euro la bolletta, vedi Qualenergia.it).........

Restano da capire le ragioni di questo errore di previsione, che smorza l'effetto di riduzione della bolletta che le rinnovabili già hanno, ci fa importare più energia e si riflette in un aumento degli oneri di dispacciamento in bolletta che finisce nelle casse di chi ha gli impianti termoelettrici chiamati a produrre meno.

Attendendo che il GSE, responsabile di queste previsioni, già interpellato, ci risponda........
In un modo o nell'altro, l'importante è che questo fenomeno, finora confinato nei discorsi di pochi addetti ai lavori e in documenti tecnici dell'Aeeg, venga eliminato al più presto. 
 Diversamente sarebbe imbarazzante per la stessa Autorità, per Confindustria e per una parte del Governo continuare a sollevare la questione del peso in bolletta delle rinnovabili, che per quanto relativamente costosi alcuni benefici li danno, mentre si tace su questo spreco di denaro che di vantaggi ne porta solo a pochi produttori da fonte fossile.