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Visualizzazione post con etichetta Corrado Passera. Mostra tutti i post
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26 marzo 2013

Italia:Strategia Energetica Nazionale fuori legge....

 Tratto da Qualenergia

La Strategia Energetica Nazionale fuori legge

Non esiste una norma primaria che espressamente si occupi della SEN, che è un 'atto di indirizzo strategico'. Questo vizio di origine era stato segnalato al Governo anche dall'Autorità per l'Energia. Come si arrivati ad ignorare questo passaggio fondamentale? Un’analisi di Antonio Sileo dello IEFE – Università Bocconi.




Quasi sicuramente il governo Monti sarà ricordato per altro, ma alla fine è arrivata anche la versione finale della Strategia Energetica Nazionale (SEN); che ha suscitato più che altro l’interesse degli addetti ai lavori, almeno fino a oggi. 
La non troppa considerazione rivolta alla SEN probabilmente è spiegabile anche con la sua tardiva approvazione, arrivata quasi venti giorni dopo la celebrazione delle elezioni e a quasi quattro mesi dal termine della XVI Legislatura, che si è conclusa il 22 dicembre 2012.
Tale circostanza, oltre a generare una discreta incertezza sugli effetti concreti dell’iniziativa, ha provocato le prime proteste sulla legittimità di un atto promulgato da un Governo tenuto a sbrigare solo l’ordinaria amministrazione, quando la SEN vorrebbe tratteggiare le scelte energetiche dei prossimi decenni.
Il decreto interministeriale che l’approva definisce, infatti, la SEN un «atto di indirizzo strategico», che stando anche alle dichiarazione formulante pure in Parlamento dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, cofirmatario insieme a Corrado Clini del decreto, sarebbe per l’appunto un «atto di programmazione e indirizzo».
La questione, in verità, non è di poco conto; e, a modesto avviso di chi scrive, è ben più dirimente della tempistica o del mancato rispetto dell’iter procedurale che il ministro Passera s’era (autonomamente) dato. Proprio gli addetti ai lavori non possono, infatti, dimenticare che l’approvazione della SEN sarebbe stata preceduta da una Conferenza nazionale sull’energia.... 

12 marzo 2013

No ad un decreto sulla SEN. FREE si appella al Presidente Napolitano

Tratto da Qualenergia

No ad un decreto sulla SEN.

 FREE si appella al Presidente  Napolitano

Clini e Passera hanno firmato il decreto interministeriale che chiude la procedura sulla Strategia Energetica Nazionale. 
 Il Coordinamento delle Associazioni delle Fonti Rinnovabili e dell’Efficienza Energetica chiede al Presidente della Repubblica di intervenire per porre rimedio a questo atto "scorretto" da parte dei ministri del Governo Monti.




Avevamo segnalato come la Strategia Energetica Nazionale stesse per diventare un decreto interministeriale tra Sviluppo economico e Ambiente (Qualenergia.it) e di come le associazioni ambientaliste, Greenpeace, Legambiente e WWF, avessero stigmatizzato tale decisione, per un atto di programmazione, come un vero e proprio colpo di mano da parte di un governo in carica solo per gli affari correnti.
Oggi rincara la dose il Coordinamento delle Associazioni attive nelle Fonti Rinnovabili e nell’Efficienza Energetica (Coordinamento FREE) che con un comunicato (pdf) chiede addirittura a Napolitano di intervenire. Segue comunicato FREE:

APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA  GIORGIO NAPOLITANO.

Lo scorso 8 Marzo i ministri Clini e Passera hanno firmato il decreto interministeriale che chiude la procedura sulla Strategia Energetica Nazionale, atto definito come strumento di programmazione e indirizzo.
Un atto ingiustificato non solo per i suoi contenuti (non sono stati tenuti in debita considerazione gli innumerevoli commenti emersi in sede di consultazione), ma anche per la forma, venendo da ministri tecnici di un governo in carica solo per il disbrigo degli affari correnti, senza il previsto preventivo passaggio parlamentare (come è avvenuto per altri provvedimenti), senza l’approvazione da parte del CIPE (atto dovuto per uno strumento di programmazione), addirittura privo di una formale approvazione da parte del Consiglio dei ministri.
 Oltre tutto a elezioni svolte, cioè a pochi giorni dall’inizio della consultazioni per la costituzione di un governo retto dai voti di un Parlamento appena legittimato dal suffragio popolare.

Di fronte a questa manifestazione di dispregio del corretto funzionamento delle procedure democratiche, il Coordinamento fra Associazioni attive nelle Fonti Rinnovabili e nell’Efficienza Energetica (Coordinamento FREE) fa appello alla sensibilità istituzionale del Presidente della Repubblica, affinché intervenga per porre rimedio a questa incresciosa situazione.

17 dicembre 2012

Il Ministro Passera e lo stop a nuove centrali elettriche

 Tratto da Rovigo 24ore

 Il Ministro Passera e lo stop a nuove centrali elettriche

 Il 5 dicembre, nel corso di un’audizione alle commissioni Ambiente e Lavori pubblici e attività produttive della Camera, il ministro per lo Sviluppo economico contro l’ambiente Corrado Passera ha dovuto dolorosamente concedere, parlando di nuove centrali, che:“Nel breve termine non vediamo la necessità di sviluppare la capacità produttiva”.
Niente nuove centrali, quindi.
Questo è dovuto, sempre secondo Passera, ad una “forte sovraccapacità produttiva e le attuali condizioni di mercato, una riduzione della capacità di generazione termoelettrica, con ristrutturazione e ridimensionamento del parco elettrico”.

 Passera ha sottolineato come nel nostro Paese vi sia una potenza installata pari a 120 GW e un consumo che corrisponde a circa la metà.

Leggi l'articolo integrale di Vanni Destro
Movimento 5 Stelle Polesine

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Tratto da Facebook del Dottor  Giovanni Ghirga Medico ISDE

AZIENDE E POLITICI CHE LE SOSTENEVANO: TUTTE MENZOGNE !!!


Salvare i posti di lavoro che si perderanno nel settore energetico investendo in quelle energie rinnovabili che sono in forte crescita, affinché la minaccia della disoccupazione non diventi la solita arma di ricatto in mano alle aziende......

contro_eolico 
Leggi sul nostro blog:

MINISTRO PASSERA verso riduzione capacita' produttiva termoelettrica:a fronte di una potenza installata pari a 120 GW, il consumo supera di poco la meta'.Leggi tutto

 

24 giugno 2012

Legambiente per la Centrale a Carbone di Saline Ioniche:"Faremo ricorso come a Porto Tolle"

Centrale a Carbone, Legambiente: ''Faremo ricorso come a Porto Tolle”
Tratto da Strill.it


Di seguito nota di Legambiente: “Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che dà il via libera è imbarazzante, sprezzante della volontà dei territori ed assolutamente attaccabile sotto il punto di vista amministrativo. Ed è evidente che non faremo mancare il nostro contributo in tribunale ....
E in tribunale faremo valere tutte le nostre ragioni”. È questo il commento di Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente, sulla firma del Premier Mario Monti al decreto di Via per la realizzazione della centrale a carbone di Saline Ioniche.

Dopo che il ritorno al nucleare è stato fermato per volontà popolare grazie al referendum del 12 e 13 giugno dello scorso, mentre le rinnovabili crescono nonostante gli ostacoli posti dal governo dei tecnici, e in particolar modo dal ministro Corrado Passera, la “nuova” via elettrica italiana proposta dall’esecutivo e dalle grandi aziende energetiche è quella di un “ritorno al passato” verso la fonte fossile più inquinante: il carbone.

Da decenni Legambiente chiede che il nostro Paese equilibri il suo mix di fonti per la produzione elettrica ed energetica e riduca le importazioni e la bolletta ma farlo con la fonte più inquinante e climalterante equivarrebbe ad un suicidio economico, oltre che industriale, per il sistema Paese, con una “rinascita economica” che riguarderebbe solo il bilancio delle aziende energetiche a danno delle casse dello Stato, delle tasche dei cittadini e delle imprese, soprattutto a causa delle multe previste dagli accordi internazionali. 


Il carbone non serve all’Italia per risolvere i suoi problemi energetici, perché peggiorerà la dipendenza energetica del nostro Paese dall’estero, visto che già oggi importiamo più del 99% del carbone utilizzato nelle centrali elettriche italiane; non abbasserà la bolletta energetica del Paese, visto che dei potenziali risparmi nell’acquisto del combustibile beneficeranno soprattutto i bilanci delle aziende energetiche e faticheranno ad arrivare nelle bollette degli italiani; peserà alla fine sulle casse dello Stato e sulle tasche degli italiani, perché non ci permetterebbe di rispettare gli accordi internazionali sul clima e pagheremo i danni provocati alla salute e all’ambiente con costi del sistema sanitario e del disinquinamento ambientale.

La nuova centrale a carbone di Saline poi non serve al Paese né tantomeno alla Calabria che esporta energia e ha scelto nel suo piano energetico la strada dell’efficienza e delle rinnovabili. 

All’Italia infatti non servono affatto nuove centrali termoelettriche.....  . Oggi il nostro paese ha più centrali di quelle che servono: ci sono impianti per 110mila MW, ma i picchi di consumo non sono mai andati oltre i 57mila MW. Invece che investire sul carbone, bisognerebbe mandare in pensione i vecchi impianti inquinanti e rimpiazzarli con innovazione tecnologica, politiche di efficienza energetica e sviluppo delle fonti rinnovabili.

“Non si tratta comunque solo di emissioni di CO2 - ricorda Nuccio Barillà, della segreteria
nazionale di Legambiente - il carbone è anche una grave minaccia per la salute di tutti: come descritto puntualmente nell’allegato A al decreto di VIA firmato dal premier Mario Monti, la combustione del carbone rilascerà in atmosfera un cocktail di inquinanti pericolosi, a partire dalle polveri ultrafini e i metalli pesanti, che coinvolgeranno un’area molto più vasta di quella intorno alla centrale con pesanti ricadute sanitarie, di cui la provincia di Reggio Calabria e più in generale il nostro Paese non hanno certamente bisogno, anche alla luce della procedura d’infrazione sul mancato rispetto della direttiva sulla qualità dell’aria che grava sulla testa di tutti noi”. 


“La Regione Calabria - conclude Barillà - si opponga in tutte le sedi, anche in quelle giudiziarie, a questa decisione centralista del governo che getta alle ortiche il no compatto che il Consiglio regionale ha votato contro l’uso del carbone per la produzione elettrica sul territorio calabrese. ...... La reazione sdegnata che il decreto Monti ha già prodotto nell’area grecanica dovrà pesare da subito nell’orientamento della Regione contro questo progetto scellerato”.
Leggi l'articolo integrale su Strill.it

13 giugno 2012

Termoelettrico, crisi per colpa del fotovoltaico.

 Tratto da GreenStyle

Termoelettrico, crisi per colpa del fotovoltaico.Chiudono 2 impianti

Si può parlare di crisi del termoelettrico italiano, causata dallo sviluppo del fotovoltaico? A quanto pare sì. A essere maggiormente in crisi, al momento, sono le centrali a olio combustibile. Quelle più inquinanti, insieme agli impianti a carbone, che vengono ormai utilizzate al minimo quasi solo in caso di emergenza. In questo modo, però, non riescono a coprire i costi di gestione e sono a serio rischio di chiusura.
Così si è mosso il sindacato: i segretari generali di Filctem-Cgil, Flaei-Cisl, Uilcem-Uil Alberto Morselli, Carlo De Masi e Carmelo Barbagallo hanno scritto al ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, per chiedere un incontro urgente. Scrivono i sindacati:
Allarme centrali termoelettriche a olio combustibile. La situazione che si prospetta è assai grave; da un lato l’eccesso di offerta tiene fermi anche i più moderni cicli combinati a gas, dall’altro se le centrali a olio devono rimanere disponibili per i “casi di emergenza” devono essere messe a norma: ma in questo caso – dicono le aziende, comprensibilmente – ci vuole certezza che la potenza disponibile sia remunerata. In ballo ci sono un migliaio di posti di lavoro, oltre a tutto l’indotto che ci gravita attorno per le manutenzioni
L’eccesso di offerta di cui parlano i sindacati è dovuto a due fattori: la domanda di energia più bassa che in passato, a causa della crisi economica, e l’abbondanza di energia elettrica prodotta dal fotovoltaico che ha priorità sulla rete elettrica, come tutte le rinnovabili. Il risultato è che le termoelettriche stanno ferme a guardare mentre il fotovoltaico si prende i ricavi maggiori perché produce soprattutto proprio quando c’è maggiore richiesta di energia: a cavallo di mezzogiorno. Lo chiamano “peak shaving“, fare la barba al picco di domanda dell’energia elettrica.
Ecco, allora, che alcune vecchie centrali termoelettriche potrebbero essere chiuse per sempre. Quali? La voce che gira è che Edipower, da pochissimo tornata in mani tutte italiane dopo la scissione con Edison (adesso Edipower è di Delmi, Iren e A2A) potrebbe chiudere la termoelettrica a olio combustibile di San Filippo del Mela, a Milazzo in provincia di Messina, e quella a carbone di Brindisi.
La prima è un impianto molto grosso, da 1.280 MW che negli ultimi anni ha avuto più di un problema a ottenere l’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale. è stata aggiornata con dei filtri, il De-NOx e il De-SOx, ma solo parte dei fumi vengono filtrati. E la popolazione di Milazzo e dintorni protesta. Ora è in esercizio “con prescrizioni”. Una volta che sarà completato il nuovo elettrodotto Sorgente-Rizziconi che collegherà Sicilia e Calabria, si dice nel 2015, San Filippo del Mela potrà chiudere senza che la Sicilia soffra di alcun black out.
La centrale a carbone di brindisi ha la stessa potenza: 1.280 MW. Anch’essa ha i filtri anti inquinamento e altrettante contestazioni da parte della popolazione locale. Nel 2005 il carbonile della centrale (cioè l’area dove viene stoccato il carbone in attesa di essere bruciato) viene sequestrato dalla magistratura perché non è a norma e l’impianto viene momentaneamente spento. Poi riparte a mezzo carico: due gruppi soli per 640 MW. Il carbone lo portano le navi con un incessante via-vai da Slovenia e Montenegro.
La nuova proprietà di Edipower, quindi, potrebbe tirare i remi in barca e decidere di disfarsi di questi impianti vecchi, costosi e inquinanti messi ormai fuori mercato dalla crisi e dal fotovoltaico. Per la centrale brindisina si è anche avanzata l’ipotesi di trasformarla in un inceneritore di rifiuti. Dalla padella alla brace.
Fonte: Filctem Cgil

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05 giugno 2012

CENTRALE ENEL PORTO TOLLE: Carbone, il governo con le mani legate

CENTRALE ENEL PORTO TOLLE (ROVIGO) L'impianto di Polesine Camerini escluso dal decreto "Sblocca centrali" del Ministero dello Sviluppo economico.

Carbone, il governo con le mani legate


Il prossimo 6 luglio a Porto Tolle si terrà unconvegno di Assocarboni sulla centrale Enel di Porto Tolle. Ad annunciarlo è Emilio Oriboni, direttore del Consorzio Polesine, che sottolinea come l'impianto di Polesine Camerini sia escluso dal nuovo pacchetto sviluppo, presentato dal ministro allo Sviluppo economico Corrado Passera


Porto Tolle (Ro) – Cercare di non far cadere nel vuoto quanto il governo sta facendo con il nuovo pacchetto sviluppo, presentato dal ministro allo Sviluppo economico Corrado Passera. Questo l’appello lanciato dal direttore generale del Consorzio Polesine Emilio Oriboni, commentando le azioni del ministero che prevede anche lo “Sblocca centrali” che dovrebbe permettere di accorciare i tempi per la realizzazione di nuove strutture energetiche e sbloccare le centrali, gasdotti e rigassificatori bloccati dalle regioni stesse.

Manovra che non dovrebbe interessare la centrale di Porto Tolle, per ora, dato che l’iter è bloccato da una sentenza del consiglio di stato, del maggio 2011, che ha dichiarato illegittima la Valutazione di impatto ambientale del ministero dell’Ambiente....
In attesa che venga emesso il giudizio di ottemperanza da parte del Collegio, che dovrà valutare se le modifiche di legge nazionale e regionali sono sufficienti per far riprendere l’iter, a Porto Tolle sarà tenuto un convegno in collaborazione con Assocarboni, dal tema “Lavoro, ambiente & energia” per il prossimo 6 luglio 2012....Qui l'articolo integrale

Nicola Cappello

03 giugno 2012

Trivellazioni, il Governo le vuole vicino alla costa






Tratto da Globalist

Trivellazioni, il Governo le vuole vicino alla costa


Dopo il disastro ambientale di due anni fa, provocato dall'esplosione di una piattaforma di estrazione petrolifera nel golfo del Messico, il governo Berlusconi aveva fortemente rallentato l'ipotesi di far impiantare anche davanti alle nostre coste quei giganteschi mostri marini. In quel caso la British Petroleum - proprietaria degli impianti - venne fortemente sanzionata dal governo degli Stati Uniti. Oggi nel nostro Paese, il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera, non solo vorrebbe riprendere il discorso, ma nel decreto incentivi presentato dal governo cambia la norma che consente alle piattaforme di avvicinarsi molto vicino alle nostre coste.

Nel 2010, infatti, era stato raggiunto un compromesso in base al quale le trivellazioni non sarebbero state possibili fino a 12 miglia dalla costa - circa 19 chilometri -. Con la modifica della norma, invece, le distanza si sposta a 5 miglia, ovvero 8 chilometri. Col risultato, che oltre ad aumentare il rischio di disastri ambientali incalcolabili, le persone che si trovano sulla spiaggia, vedranno sorgere davanti ai loro occhi dei grattaceli marini, con gravi ripercussioni anche sulla qualità del nostro turismo, che proprio in questi anni sta conquistando un primato europeo, proprio per la bellezza delle nostre coste.

La denuncia arriva dai senatori del Pd Francesco Ferrante e Roberto Della Seta, che da anni sono impegnati proprio nelle battaglie ambientali. Fanno ora appello al ministro dell'ambiente Corrado Clini di intervenire, per ripristinare i valori della norma, riportandoli a quelli precedenti. I due senatori in ogni caso sostengono che se anche si estraessero le 11 milioni di tonnellate di riserve petrolifere stimate nei nostri fondali marini,
con i consumi attuali si esaurirebbero in soli 55 giorni. Un regalo alle multinazionali del petrolio, denuncia qualcuno, anche perché le stime di entrate per lo Stato non andrebbe oltre i 2 miliardi di euro l'anno. 

Leggi anche su Il Cambiamento 

Perforazioni offshore a cinque miglia dalla costa: "pura follia"

Greenpeace contesta l'ipotesi di inserire nel cosiddetto decreto 'incentivi e rilancio infrastrutture' una modifica al limite spaziale per le perforazioni off shore, che porterebbe la distanza dalle coste da dodici a cinque miglia marine.

Leggi l'articolo integrale

26 aprile 2012

Decreti rinnovabili, la Camera chiede modifiche




Decreti rinnovabili, la Camera chiede modifiche 

di Valerio Gualerzi


Il Quinto conto energia e il decreto attuativo per le altre rinnovabili messi a punto le settimane scorse dal governo non piacciono neppure al Parlamento. Dopo le critiche delle organizzazioni di categoria, delle associazioni ambientaliste, dei sindacati e delle Regioni, anche la Commissione Ambiente della Camera ha dato parere negativo ai provvedimenti presentati dai ministri Passera, Clini e Catania.
Il governo, chiede la Commissione di Montecitorio, deve “modificare i recenti schemi dei decreti interministeriali recanti la disciplina degli incentivi per l’installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili al fine di garantire il conseguimento degli obiettivi di politica ambientale assunti in sede europea e di promuovere il rafforzamento e il consolidamento di una filiera industriale integrata delle rinnovabili”.
Il parere votato dalla Commissione impegna poi l’esecutivo a “stabilizzare all’attuale livello del 55 per cento le agevolazioni fiscali per gli interventi di efficientamento energetico degli edifici, compresi quelli di edilizia residenziale pubblica”, estendendo le agevolazioni agli interventi per la messa in sicurezza degli edifici dal rischio sismico.
Intanto l’associazione dei produttori di fotovoltaico Anie/Gifi ha inviato al governo e alle Regioni le proposte migliorative da apportare al V Conto Energia.(Leggi su QualEnergia 
“Un V Conto Energia – dichiara Valerio Natalizia, Presidente GIFI-ANIE – con i contenuti così come riportati nella bozza del ministero dello Sviluppo Economico, in un settore che è già stato fortemente colpito da numerose e penalizzanti modifiche negli ultimi 18 mesi, ha effetti fortemente destabilizzanti per l’intero comparto, in quanto contiene provvedimenti decisamente restrittivi per lo sviluppo del mercato e senza aperture a soluzioni innovative già esistenti che contribuerebbero ad una migliore integrazione del fotovoltaico nel panorama energetico nazionale”.......

“Approvare senza modifiche il V Conto Energia – conclude Natalizia – significherebbe vanificare gli oltre 5,6 miliardi euro/anno già impegnati per i prossimi 20 anni mettendo in discussione la sopravvivenza delle aziende italiane.”
  
 Tratto da Borsa Italiana

Notizie Radiocor - Economia

Legambiente, Passera frena rinnovabili a favore fonti fossili  
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 26 apr - 
 "Il ministro Passera ha svelato le sue carte: frenare con ogni mezzo le rinnovabili per favorire le fonti fossili. Difficile comprenderne la logica ma e' evidentemente questo il piano di un ministro che si sta battendo per penalizzare le fonti rinnovabili, additandole come responsabili degli aumenti in bolletta, attraverso limiti annui agli investimenti, burocrazia e riduzione degli incentivi che aumentano le incertezze sulla realizzazione degli impianti, e con limiti perfino per gli impianti casalinghi". Cosi' Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, commenta le dichiarazioni del ministro.

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 Tratto da La Repubblica

Ser il corridore viene trattenuto…

Di Antonio Cianciullo


Gas e rinnovabili: saranno questi i vincitori della competizione sull’energia nei prossimi 20 anni.
Lo dice il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera. Un’affermazione in linea con il rilancio del fotovoltaico appena deciso dal Giappone nel dopo Fukushima e nel 26° anniversario del disastro di Chernobyl (l’ultima centrale nucleare giapponese ancora in funzione sarà spenta il 5 maggio per completare una pausa di incerta durata).
Dopo aver inquadrato la prospettiva, Passera si preoccupa degli ostacoli che in Italia potrebbero rallentare il cammino di un sistema energetico efficiente. E lamenta il fatto che le autorizzazioni all’avvio delle trivelle “oggi richiedono passaggi autorizzativi lunghissimi e sono, per molti aspetti, più restrittive di quanto previsto dalle normative europee”.
Dunque per il gas si chiede la corsia privilegiata.  
E per l’altro vincitore, per le rinnovabili? A questa domanda rispondono i decreti firmati da Passera: più burocrazia, tempi più lunghi, costi aumentati anche per i piccoli impianti, premi per la rimozione dell’amianto non più automatici.
Se ci sono due possibili vincitori e uno viene trattenuto per la giacchetta…
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Forse ai nostri ministri  potrebbe essere utile guardare  la trasmissione  tratta dall' archivio di  Presa Diretta 2010 condotta da Riccardo Iacona

Sole Vento Alberi

  • Andato in onda:07/03/2010    .......... .Riportiamo solo alcune frasi e vi consigliamo la visione del video:
  •   IN ITALIA STIAMO PERDENDO UN'OCCASIONE VITALE PER IL NOSTRO PAESE.
  • IL MERCATO DELLE ENERGIE RINNOVABILI PUO' SOLO CRESCERE
  •   IN GERMANIA I POLITICI  HANNO CAPITO CHE LE ENERGIE RINNOVABILI SONO  IL FUTURO:NON SOLO DELLA GERMANIA MA DI TUTTA L'EUROPA. TUTTO NASCE CON LA LEGGE DELLE ENERGIE RINNOVABILI......
  • LA LEGGE DELLE ENERGIE RINNOVABILI HA PRODOTTO  IN GERMANIA IN MENO DI 10 ANNI PIU' DI 750.000 POSTI DI LAVORO ED E' UN VOLANO PER LA RICERCA
  •   LA SOLON  PRODUCE CELLE SOLARI  ....HA SCELTO UNO SLOGAN MOLTO AGGRESSIVO:NON LASCIAMO IL MONDO AGLI STUPIDI..... UN GIORNO VOGLIAMO POTER DIRE CHE QUANDO C'E' STATA LA RIVOLUZIONE ENERGETICA NOI C'ERAVAMO E ANZI SIAMO STATI NOI A DETERMINARLA     E QUESTA E' UNA CONQUISTA MERAVIGLIOSA......
  • GUARDATEVI IL VIDEO ...... PENSATE AL QUINTO CONTO ENERGIA  E AL DECRETO ATTUATIVO PER LE ALTRE RINNOVABILI E ALLA LUNGIMIRANZA TIPICAMENTE ITALIANA DEI NOSTRI MINISTRI  E....... TRAETE LE DOVUTE CONCLUSIONI .
  • VOGLIONO RIDIMENSIONARE UNO DEI POCHI SETTORI REALMENTE IN  POTENZIALE CRESCITA :L'ENERGIA PULITA . 
  • PER FARE GLI INTERESSI  DI CHI?
 Leggi anche

Modifiche al Quinto Conto Energia, gli 8 punti delle associazioni

15 marzo 2012

Problematica Tirreno Power: Lettera del Giornalista savonese Matteo Ciangherotti ai Ministri Corrado Passera , Corrado Clini e al Ministro" savonese" Francesco Profumo .

  Riportiamo una  "importante lettera", pubblicata  integralmente su Savona News,molto significativa  per chi come noi da quasi 5 anni si batte contro il potenziamento a carbone della centrale in mezzo alle nostre case 

,  da leggere con attenzione poichè è un riassunto molto concreto  della nostra problematica ambientale........Ne pubblichiamo alcuni stralci

Leggi su Savona News

Tirreno Power: Lettera da un Giornalista savonese emigrato


Gentile Ministro Corrado Passera, gentile Ministro Corrado Clini e gentile Ministro “savonese” Francesco Profumo, mi chiamo Matteo Ciangherotti e sono un giornalista.
Sono nato a Savona dove ho collaborato con la redazione locale del Secolo XIX e da oltre un anno passo un po’ del mio tempo a Trento dove sono corrispondente per il quotidiano L’Adige.
Mi sono laureato in comunicazione e giornalismo a Torino e ho fatto un master in comunicazione scientifica e ambientale all’università La Sapienza di Roma. Ho pubblicato la mia tesi del master sul tema energia e ambiente. Una vera e propria inchiesta energetica con la lettura di testi della letteratura scientifica mondiale, l’interrogazione di numerosi esperti in materia, nel tentativo complesso di vederci un po’ più chiaro.
Ho vissuto per trent’anni a pochi chilometri da una grande centrale elettrica, la Tirreno Power di Vado Ligure, sul cui progetto di ampliamento a carbone il precedente governo si è espresso a favore.
Ritengo che oggi scegliere di costruire nuovi gruppi termoelettrici per bruciare nuovo carbone in una centrale collocata in pieno centro abitato rappresenti una scelta assurda nell’economia energetica mondiale.
A Londra in quella che fu un’imponente centrale a carbone ora si contano quadri, rassegne ed installazioni video. L’imponente ciminiera del Tate Modem apre le porte ai visitatori di una delle più belle gallerie d’arte moderna al mondo.
  Laddove c’era carbone, oggi c’è arte.
Nei fumi di Londra solo dopo anni si cominciarono a contare i morti con un’incidenza catastrofica di malattie tumorali....
Decidere di ampliare una centrale a carbone situata in pieno centro abitato fra Vado Ligure, Quiliano e Valleggia, rappresentata una scelta ai limiti dell’assurdo......
 
Si vuole costruire una centrale già morta in partenza perché l’unico ragionamento concesso agli amministratori delegati delle aziende e ad alcuni governanti locali è quello che si fonda sul breve periodo e sul profitto che ne deriva.....

La Valle di Vado ha dato molto all’economia ligure e i segni sono visibili nel dissesto di un’area sventrata tra discariche (due), centrale elettrica, gasdotto, industrie chimiche e ora si vorrebbe perfino la piattaforma (progetto Maersk).  

A pochi metri dal porto di Vado, girando l’angolo e i container si trova uno dei litorali più belli della Liguria intera con un fondale marino che fa invidia alle spiagge della Sardegna: che ne sarà del parco naturale dell’Isola di Bergeggi tra fumi di carbone e navi di venti metri che stravolgerebbero i fondali, privandoli di fauna e flora?

Un centinaio (forse addirittura meno) di posti di lavoro promessi con il ricatto occupazionale possono essere adeguatamente sostituiti con investimenti più lungimiranti e che guardino davvero al futuro.
Che lo dica la Provincia di Savona, la Regione Liguria o l’ingegner Gosio, amministratore delegato di Tirreno Power – curiosamente seduto al tavolo dell’Unione Industriali di Savona – il carbone “pulito” non esiste perché ad affermarlo è tutta la comunità scientifica internazionale. 

Allo stato odierno dell’arte non esistono filtri in grado di contrastare l’emissione nell’aria delle polveri sottili fini e ultrafini (le Pm 2,5 e 1), le più pericolose per la salute umana perché capaci di penetrare in profondità nell’albero polmonare.


Dai cassetti dell’Arpal, di cui alcuni dirigenti sono sotto inchiesta della procura di Genova per falso, abuso d’ufficio, corruzione e turbativa d’asta (una serie di illeciti che sarebbero stati commessi per favorire le industrie locali ammorbidendone i dati sui rilevamenti degli agenti inquinanti), mesi fa è spuntata un’analisi di qualche anno prima sui fondali del torrente Quiliano dove la centrale di Vado scarica a mare le proprie acque reflue. Bene, in quei fondali sono state ravvisate quantità elevate di idrocarburi, autentici veleni. ( nota di UPLS leggi :Com’è profondo il (livello di inquinamento) del Nostro mare Ligure)


I due gruppi a carbone ora in funzione continuano a produrre da anni nonostante siano in mancanza della certificazione ambientale Aia, di fatto come dei fuorilegge qualunque. La Procura di Savona ha aperto un’inchiesta e affidato a esperti medici locali e nazionali un’indagine epidemiologica per i cui risultati, però, bisognerà aspettare qualche anno. 

In questo contesto assurdo, privo di dati, chiarezza e competenza, con due gruppi a carbone vecchi, inquinanti e che la legge avrebbe già dovuto far spegnere, è stato dato comunque il via libera all’ampliamento a carbone della centrale Tirreno Power di Vado Ligure.
 
Vi chiedo soltanto una riflessione per un territorio la cui vocazione turistica è alta e i cui danni ambientali, sulla salute umana e sulle casse delle aziende operanti nel settore turistico e agricolo sono già incalcolabili e destinati a crescere dopo l’ampliamento. Oggi abbiamo un sapere sufficiente per arrestare un processo industriale che appartiene ormai al passato (dove anche i posti di lavoro invece che essere forse un centinaio erano almeno un migliaio), privo di crescita e di futuro. 

Che si trovi, allora, una soluzione condivisa e che si ascoltino per primi i cittadini e le loro volontà. Per accorgersene basta salire le scale perfettamente mobili del nuovissimo molo 8.44 di Vado e di lì osservare il panorama di una valle ferita e dilaniata tra discariche, gasdotto e industrie, un lembo di terra che sembra pregarci “ora basta”.

Per accorgersene non servono i sondaggi, basta andare tra le persone a rubare tra le loro storie condite da una sofferenza difficilmente accettabile e poi risalire e scendere le scale di un molo senza mare e a cui manca il sole sul bel vedere.  
È questione di democrazia. 
 Matteo Ciangherotti

Leggi su Savona News la    lettera integrale QUI