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20 maggio 2015

Ecoreati, buona legge o polpetta avvelenata?

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Ecoreati, ecco i delitti contro l’ambiente: dal disastro alla morte per inquinamento


LA SCHEDA - Il provvedimento approvato introduce nel codice penale il nuovo Titolo VI-bis, che comprende tra gli altri inquinamento ambientale (da due a sei anni di carcere), morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, disastro ambientale e omessa bonifica. Introdotta l'aggravante ambientale per i reati già esistenti

L’aula del Senato ha approvato in via definitiva la proposta di legge sugli ecoreati che introduce nel codice penale i delitti contro l’ambiente.
 In sintesi il provvedimento inserisce nel codice penale il nuovo Titolo VI-bis (dei delitti contro l’ambiente), che comprende i seguenti nuovi reati: inquinamento ambientale, morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, disastro ambientale, delitti colposi contro l’ambiente, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento del controllo, omessa bonifica....
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Tratto da International Business Time

Ecoreati, buona legge o polpetta avvelenata?

E’ attesa in settimana l’approvazione (definitiva) della legge sugli ecoreati, giunta ormai alla quarta lettura, in quel del Senato. Per una volta non c’è bisogno di far di conto sulle intenzioni delle minoranze o delle opposizioni: il DDL (il testo) dovrebbe passare a larga maggioranza, avendo annunciato il proprio sì anche il Movimento Cinque Stelle.
Ma se il fronte parlamentare si dimostra sostanzialmente e inaspettatamente unito, le polemiche e i no, numerosi, arrivano fuori dalle Camere. Non da Legambiente e Libera che sull’approvazione del testo, pur affermando che non si tratta della migliore legge possibile, insistono da tempo. Il secco no arriva da altri ambientalisti, come Angelo Bonelli (Verdi), il magistrato esperto in diritti ambientali Gianfranco Amendola o l’associazione Peacelink.

COSA PREVEDE LA LEGGE
Introduce nel nostro ordinamento nuove fattispecie di reato, tra cui l’omessa bonifica, l’impedimento al controllo ambientale, l’inquinamento e il disastro ambientale. Con il DDL molti reati fin qui contravvenzionali e/o puniti con pene massime molto basse, che non consentivano l’uso delle intercettazioni e si prescrivevano molto presto, vedono alzare questo limite.
Fin qui i punti principali, su cui il giudizio è pressoché unanime e positivo. “Le polemiche sollevate ci hanno consentito di confrontarci ancora di più con i magistrati, non da ultimi coloro che sono in  prima linea nella DDA, e abbiamo rafforzato la nostra convinzione sul testo” scrive Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera ed esponente di spicco del M5S.

COSA NON C’E’
Una lettura extra, con modifiche alla Camera votate due settimane fa, ha costretto ora il testo all’ultimo passaggio in Senato, essendo stato eliminato il divieto di airgun. E’ una tecnica che viene utilizzata per esplorare i fondali marini con l’aria compressa, alla ricerca di idrocarburi. Divieto contro cui si sono espressi Confindustria, l’associazione dei petrolieri e lo stesso Matteo Renzi. Da qui le modifiche a Montecitorio.
Un ‘cambia verso’ che ha raccolto il commento negativo di Legambiente: “Era la volta buona ma a pochi metri il traguardo il governo cambia idea e, dopo tante rassicurazioni e prese di posizione pubbliche da parte di diversi ministri, sostiene l'emendamento per togliere subito il comma sull'air gun dal disegno di legge sugli ecoreati e lo rispedisce al Senato dove rischia l'affossamento".
Perplessità anche sull’art. 452-quater (Delitti colposi contro l'ambiente). “Se taluno dei fatti di cui agli articoli 452-bis e 452-ter è commesso per colpa, le pene previste dai medesimi articoli sono diminuite da un terzo alla metà”. La pena massima del disastro ambientale colposo potrebbe scendere dunque fino a 5 anni.

COSA VIENE CONTESTATO
Una delle critiche più forti (nonché autorevole) è arrivata da Gianfranco Amendola. Sia per il reato di inquinamento ambientale che per il disastro, viene utilizzato l’avverbio abusivamente.“Chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativo e misurabile”. Secondo Amendola (e non solo) “mentre prima si richiedeva una condotta illecita per violazione di legge, adesso tutto dipende solo dalla presenza o meno di un'autorizzazione della P.A. Perché è questo che significa "abusivamente". Non a caso, si tratta dello stesso avverbio presente anche nella formulazione del primo delitto ambientale italiano. ….Mancanza di autorizzazione, dunque, che, se ha un senso per qualificare il delitto di traffico illecito, è totalmente inaccettabile per il disastro ambientale. 
Accettare questa modifica e punire solo chi cagiona abusivamente un disastro ambientale o un inquinamento rilevante, significherebbe, cioè, a contrario, accettare che possa essere lecito o, addirittura, autorizzato un disastro ambientale (con morti, devastazioni ecc.). Purchè non sia "abusivo" (qui la fonte).

Sulla stessa linea Angelo Bonelli dei Verdi: Con questa norma approvata l’inchiesta sull’Ilva, Ambiente Svenduto, e quindi il processo, non ci sarebbero mai stati. Non si potranno più svolgere i processi contro quelle grandi industrie che impunemente hanno inquinato e attentato alla salute dei cittadini, ma lo hanno fatto in nome di un’autorizzazione dello stato. E’ l’introduzione della norma del disastro ambientale abusivo previsto dal nuovo art.452 quater del codice penale e così appare chiaro che era altro che si voleva e che la scelta dell'"abusivamente" tende, in realtà, ad evitare, comunque, l'intervento giudiziario”.

Identici i rilievi mossi dal presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti: Il Ddl si presenta con buone intenzioni, ma è scritto male e in forma ambigua e mette a rischio i processi per disastro ambientale in atto, precludendo la possibilità di avviare nuovi processi a industrie e impianti inquinanti dotati di autorizzazione Aia”.
Chi sostiene la legge replica che sono critiche infondate. Legambiente e Libera lo fecero lo scorso marzo con una nota congiunta: ....
Continua  a leggere sull'articolo integrale

02 novembre 2014

Timori per la nuova legge sui reati ambientali


Tratto da Lanotiziagiornale .it

Confindustria sfodera la ......... Severino
Timori per la nuova legge sui reati ambientali
L’ex ministro in campo, con un occhio all’Ilva.

di Stefano Sansonetti
La questione va facendosi di giorno in giorno più delicata. A tal punto che i gruppi esteri hanno deciso di seguirla alzando al massimo il livello di attenzione. Anche per questo è stata messa in campo una lobbista d’eccezione, Paola Severino, ex ministro della giustizia nel governo Monti. 
Cosa bolle esattamente in pentola? Le commissioni riunite giustizia e ambiente del Senato stanno per affrontare momenti decisivi nell’esame del disegno di legge sui reati ambientali. Argomento sin troppo caldo, che può avere ripercussioni sull’Ilva e su tutti i casi simili presenti sul territorio italiano. Il ddl in questione, presentato da una folta pattuglia di parlamentari del Pd (tra cui Ermete Realacci), del M5S e di Sel, introduce e dettaglia tutta una serie di delitti come inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale di alta radioattività e impedimento al controllo.
LA PARTITA
Il fatto è che sul ddl è già scontro tra i magistrati, che vorrebbero rafforzarne i contenuti per reprimere gli illeciti, e la lobby delle grande aziende, che invece vorrebbero alleggerirne l’impalcatura. In mezzo si estende un terreno sdrucciolevole sul quale sta cercando di destreggiarsi la Severino. Certo, l’ex ministro della giustizia vanta contatti privilegiati con l’ambiente confindustriale, se solo si considera che è tutt’ora prorettore della Luiss, l’ateneo presieduto dall’ex numero uno di viale dell’Astronomia, Emma Marcegaglia. Ma il nome della Severino è uscito fuori anche tra i possibili candidati al Quirinale, per i quali è imprescindibile coltivare buoni rapporti con la magistratura. Sta di fatto che sotto traccia l’ex Guardasigilli si sta occupando molto da vicino degli sviluppi del disegno di legge. Del resto che le posizioni in campo rischino l’attrito è confermato dai documenti depositati nelle commissioni di palazzo Madama in occasione delle audizioni svolte lo scorso 11 settembre.
LE POSIZIONI
Secondo il procuratore capo di Civitavecchia, Giancarlo Amendola, le maggiori perplessità del testo derivano dal fatto che i delitti di inquinamento e disastro ambientale richiedono una “violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, specificamente poste a tutela dell’ambiente e la cui inosservanza costituisce di per sé illecito amministrativo o penale”. Per Amendola è sbagliato far dipendere la punibilità “dall’osservanza o meno delle pessime e carenti norme regolamentari oggi esistenti”. Così come parrebbero troppo benevole le nuove norme sul ravvedimento operoso, che nel testo consentono di diminuire dalla metà a due terzi le pene nei confronti di chi collabora con l’autorità giudiziaria. Su questo punto, però, è di avviso diverso il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, che tra l’altro è stata capo della segreteria tecnica della Severino a via Arenula. Per la Panucci nel caso del ravvedimento operoso “si ritiene opportuno disporre le sospensione del procedimento penale e della prescrizione per l’intera durata degli interventi di risanamento”. Senza contare che per Confindustria è necessario perimetrare meglio il reato di inquinamento ambientale e limitare la punibilità a titolo di colpa dei nuovi delitti di inquinamento e disastro ambientale.
LA POSTA IN PALIO
Naturalmente per la lobby confindustriale norme troppo stringenti avrebbero l’effetto di spaventare investitori esteri. E in questo caso il primo pensiero non può che andare alla situazione dell’Ilva di Taranto, dove i potenziali acquirenti, ovvero i franco-indiani di ArcelorMittal (in cordata con il gruppo Marcegaglia) e gli altri indiani di Jindal, vogliono garanzie di una certa “elasticità” normativa prima di scendere in campo. Insomma, il ddl sui reati ambientali sta diventando argomento sensibile. Della materia, peraltro, la Severino è assolutamente esperta, se si considera che l’ex ministro difende la Tirreno Power, ovvero la centrale a carbone (controllata dai francesi di Gdf Suez e dalla disastrata Sorgenia della famiglia De Benedetti) coinvolta in un’inchiesta proprio per questioni ambientali. Gli emendamenti al ddl dovranno essere presentati in commissione entro il prossimo 19 novembre.

Ma le lobby sono già in movimento.


Ecco in un articolo di oggi LE LOBBY IN GRANDE MOVIMENTO .......ARRIVANO AD AFFERMARE CHE IL PROBLEMA NON SONO LE INDUSTRIE CHE PER ANNI HANNO INQUINATO E POCO CONSIDERATO LE RICADUTE SUI TERRITORI E SUI CITTADINI ESPOSTI ,OVVERO IL "DISASTRO AMBIENTALE" PRODOTTO ; MA 
BENSI' L' INTERVENTO DELLA MAGISTRATURA CHE STA  CERCANDO DI PORRE UN FRENO A QUESTO INQUINAMENTO REITERATO ... DA ANNI ;  LE LOBBY VORREBBERO FAR MODIFICARE LA PROPOSTA  DI LEGGE ,  DOVE VERREBBERO PUNITI I DELITTI PER INQUINAMENTO O DISASTRO AMBIENTALE PERFINO CON LA DETENZIONE.......

Riportiamo alcune frasi  tratte da  Il Foglio ......ne va della certezza del diritto e della possibilità di fare impresa in questo paese.  Riguarda il disegno di legge in materia di reati ambientali in discussione dal febbraio scorso presso le commissioni riunite di Giustizia e Ambiente del Senato. La materia può avere ripercussioni su dossier aperti già molto critici, dall’acciaieria Ilva di Taranto alla centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure, per citare i casi più noti ....
Il disegno di legge è la prima iniziativa parlamentare che si propone di riordinare e normare nel codice penale la confusa fattispecie del “disastro ambientale”.... 
I giudici ......vorrebbero aumentare i poteri dell’autorità giudiziaria, per punire i delitti per inquinamento o disastro financo con la detenzione, come si prevede nella proposta di legge.

La Confindustria, invece, che opera in sintonia con la grande industria, chimica, siderurgica, energivora e non solo, invece invoca una riflessione più attenta nel merito: l’Associazione degli industriali condivide la necessità di reagire in maniera incisiva alle condotte criminali e di insistere per una maggiore tutela dell’ambiente, ma in primis rivendica la necessità di prestare attenzione ai princìpi di proporzionalità e meritevolezza della pena e a distinguere in maniera netta tra l’agire della criminalità organizzata e quello di chi fa impresa.....Il testo in esame al Senato, nella visione confindustriale, non fa la dovuta differenza e non tiene adeguatamente conto della possibilità che l’imprenditore – che per negligenza, impossibilità o incapacità non aveva provveduto ad adeguare gli impianti alle migliori tecnologie ambientali – si ravveda e quindi adegui l’azienda, la riconverta, o la renda meno inquinante usando risorse proprie. “Se questo impianto venisse confermato – ha detto Panucci – ne deriverebbe un’incontrollata espansione della responsabilità penale con conseguente grave pregiudizio delle attività imprenditoriali”.....

01 settembre 2012

Sull'inquinamento ambientale di Taranto, documento di Confcommercio, Coldiretti e di Claai

Tratto da Manduria oggi

TARANTO - Sull'inquinamento ambientale, documento di Confcommercio, Coldiretti e di Claai


....Confcommercio, Coldiretti e C.l.a.a.i. esprimono la necessità che la politica e le forze sociali si facciano portatrici di una vision del territorio e dello sviluppo che traguardi mete che vadano oltre la ‘grande fabbrica’, e la monocultura industriale, e che superino la tendenza a circoscrivere all’immanente, all’equazione 
“ambientalizzazione fabbrica = lavoro”  
l’azione di pressing sul Governo.

L’intervento della Magistratura ha il grande merito di aver fatto quello che la politica ed i sindacati in decenni e decenni di industria non sono stati capaci -o non hanno voluto- fare: quel che è accaduto in queste settimane rappresenta una svolta copernicana nel rapporto tra la grande fabbrica ed il territorio, dalla quale non si può -e non si deve!!- tornare indietro.
 “Cambiare tutto, per non cambiare nulla”, la citazione meridionalista più ripescata in queste settimane, ma sarebbe la peggiore jattura per la comunità jonica, la sconfitta delle sconfitte: l’annientamento morale della comunità locale. ..
In questi giorni si sta parlando di: ambientalizzazione della fabbrica, di posti di lavoro, di ripresa della produzione dell’acciaio, di autorizzazione AIA, come se il problema fosse solo ed esclusivamente come fare per superare le prescrizioni, insomma tutto ruota attorno alla fabbrica
Ma oltre il dilemma ‘Ilva Si, Ilva No’, esiste un altro dramma di cui nessuno parla: il furto di futuro che i nostri giovani hanno subito e subiranno per chissà quanti decenni.

Le risorse per la bonifica destinate dallo Stato e dall’Ilva sono irrisorie e non rappresentano nulla rispetto ai guasti che questo territorio ha subito e continuerà a subire : le malattie, le produzioni mitilicole distrutte, i capi di bestiame abbattuti sono ciò che sappiamo e abbiamo visto, ma c’è dell’altro di cui non si parla ed è quello che accadrà dopo l’acciaio.
Confcommercio, Coldiretti e C.l.a.a.i. riservandosi di analizzare tali temi in modo dettagliato e di avanzare le proprie proposte in un documento pubblico, sollecitano:
1) un ruolo propositivo delle forze politiche in merito ai temi del recupero ambientale e dello sviluppo economico del territorio che vada al di là del tema ILVA;
2) un coinvolgimento di tutte le forze sociali ed economiche sui temi dell’ambiente e dello sviluppo (coinvolgimento che non può essere limitato ai sindacati e a Confindustria che in questi anni hanno guardato solo agli interessi di parte: grande industria, lavoratori occupati, imprese dell’appalto);
3) una pianificazione delle strategie di sviluppo economico che faccia riferimento alle altre risorse del territorio (il mare, l’agricoltura, il turismo, il commercio, l’artigianato ) unica vera ‘industria pulita’;
4) risorse adeguate al danno strutturale e d’immagine subito dal territorio in ambito nazionale ed internazionale;
5) rilancio della Pianificazione strategica di Area Vasta, inadeguatamente sostituita dalla Consulta per lo Sviluppo che ha invece proposto nuovi investimenti a forte impatto ambientale (Tempa Rossa, Cementir) su cui sarebbe opportuno avviare un ripensamento.

26 aprile 2012

LA SITUAZIONE ENERGETICA ITALIANA E’ CAMBIATA.


Aggiornamento Centrale a carbone.....Da un paio di giorni la Centrale Tirreno Power di Vado Ligure  pare non emetta più evidenti emissioni nè dai gruppi a carbone nè dal turbogas che sembrerebbero spenti.
Gruppo  a turbogas spento? 
Gruppi a carbone in manutenzione o comunque al minimo della potenza?

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 Tratto da  Sibarinet

LA SITUAZIONE ENERGETICA ITALIANA E’ CAMBIATA. 
........ Partiamo da alcune dichiarazioni di pochi giorni fa del ministro dell’ambiente dott. Clini. Secondo i dati forniti da Terna spa, l’Italia, pur importando ancora molto petrolio, non è più in deficit energetico, anzi è in surplus, cioè oggi l’Italia produce  più energia di quanta serva alla sua industria e società.  Questo risultato è stato possibile grazie al fatto che negli ultimi cinque anni in  molte regioni italiane, specie del Sud( Puglia, Sicilia, Calabria) sono stati costruiti moltissimi impianti eolici e pannelli solari che hanno notevolmente aumentato la disponibilità di corrente, con investimenti dello stato e dei privati cittadini aiutati dal conto energia. In altre parole non c’è più quel deficit di corrente che fino a cinque sei anni fa giustificava la costruzione di nuove centrali di energia( a gas, a carbone o nucleari che fossero) per evitare l’importazione di energia dall’estero .  La realtà è andata più avanti di quanto la politica prevedesse: le energie alternative già oggi hanno coperto il fabbisogno mancante di energia. E investire mille o duemila miliardi  per avere una centrale dopo dieci anni, quando in uno o due anni si può quasi ottenere lo stesso risultato spendendo molto di meno da parte dell’Enel, lo capisce chiunque, non conviene. ..... E’ evidente che lo scenario è cambiato rispetto ad alcuni anni fa: non ci sono più le grandi imprese energivore che richiedono tanta energia subito, la crisi ne ha spazzate via molte e le energie alternative fanno bene il loro dovere.  Naturalmente ancora la bilancia dei pagamenti è in deficit, rispetto all’estero, perché importiamo molto gas e petrolio, ma ai ritmi attuali di costruzione di pale eoliche o di pannelli solari, praticamente la società italiana sta da sola avviandosi a risolvere il problema,  dimostrandosi più matura di quanto i governi pensino. .....
Leggi l'articolo integrale


Leggi su QualEnergia
Su queste pagine per primi avevamo denunciato la strana dinamica che si sta verificando sul mercato elettrico italiano: un anomalo aumento del prezzo dell'elettricità nel picco serale, che compensa la riduzione nelle fasce diurne prodotta dal fotovoltaico. Ora finalmente l'Autorità per l'energia annuncia un'indagine.
 .......Quel che succede è che il fotovoltaico, assieme alle altre rinnovabili, producendo a costi marginali nulli (non serve più combustibile per dare un kWh in più), di giorno fa concorrenza alle centrali tradizionali e riesce a contenere il prezzo dell'energia (l'effetto peak shaving che nel 2011 ha fatto risparmiare 400 milioni di euro). A rimetterci sono i produttori da fonti tradizionali, specie chi ha investito in nuovi impianti a ciclo combinato, che durante il giorno deve spesso tenere ferme le centrali, con evidente danno economico. L'ipotesi di Qualenergia.it è che dietro l'impennata del prezzo nel picco serale ci possa essere un tentativo di questi operatori di rifarsi dei guadagni erosi nella fascia diurna, cosa che sicuramente rende inefficiente il sistema elettrico e che potrebbe anche nascondere pratiche di cartello......

Leggi tutto su QualEnergia

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Tratto da mondoecoblog

Cosa c’è dietro gli ultimi attacchi alle rinnovabili


 .......il decreto rinnovabili elettriche stanno mostrando che con ogni probabilità si sta sviluppando uno scontro tra questa forma di energia e quella fossile.

Al di là del fumo negli occhi che viene gettato, basta poco per capire le ragioni di questo scontro.
In Italia ci sono stati investimenti in centrali che sfruttano l’energia fossile per circa 25 miliardi di euro.
Investimenti probabilmente eccessivi che hanno generato una sovracapacità produttiva acuita dalla presenza di circa 30 TWh di energia prodotta dalle rinnovabili – più o meno il 10% della produzione totale di energia.
Questo dato ha finito per incidere sul funzionamento di molti impianti – e in particolare di quelli più recenti. Per ripagare gli investimenti dovrebbero funzionare almeno 4-5.000 ore all’anno, mentre questi ora stanno funzionando non più di 3.000 ore l’anno.

Questa situazione ha anche portato ad una scissione in Assoeletrica, l’associazione dei produttori elettrici di Confidustria. La nuova associazione comprende società come Sorgenia, GDF Suez, Tirreno Power, EGL e RePower – sono state quelle più penalizzate dall’ingresso delle energie rinnovabili, e per questo si sono riunite in questa organizzazione.
Un altra forma di resistenza è rappresentata dal fatto che sia necessario adeguare la rete elettrica. Prima o poi sarà ncessario un cambiamento di paradigma che sposti gli investimenti, ma ogni cambiamento rilevante richiede tempo e che si vincano delle resistenze da parte di chi è penalizzato.
Quanto è successo finora ha permesso di ridurre le emissioni a parità di energia prodotta, e ha anche un importante effetto a livello economico. Il nostro paese è fortemente dipendente dall’importazione di combustibili fossili, e lo sviluppo delle rinnovabili permette di ridurre la dipendenza dai paesi produttori di petrolio e gas naturale – tipo Iran per intenderci -, e migliorare la nostra bilancia dei pagamenti.

19 aprile 2012

Bollette, quei 2,4 milioni al giorno sprecati per le fossili...a danno di tutti..

Tratto da QualEnergia

Bollette, quei 2,4 milioni al giorno sprecati per le fossili

Milioni di euro al giorno dagli oneri di dispacciamento in bolletta sprecati a vantaggio dei produttori tradizionali e a danno di tutti. .....

Milioni di euro al giorno presi direttamente dalle bollette degli italiani e regalati ai produttori da fonti convenzionali. In queste settimane in cui le rinnovabili sono sul banco degli imputati, accusate di essere il responsabile principale dei rincari in bolletta, vogliamo raccontarvi la storia di come, in certe giornate, oltre 2,4 milioni di euro, che vanno a pesare sulla voce oneri di dispacciamento delle nostre bollette, vengano bruciati in un'inefficienza del sistema che dà non pochi vantaggi ai grandi dell'energia tradizionale e danneggia tutti gli altri.
Un fenomeno che rende più cara l'elettricità non solo per questo gruzzolo che dalla voce oneri di dispacciamento va a finire diretto nelle tasche dei produttori di elettricità da fonti convenzionali, facendogli pure risparmiare combustibile, ma anche perchè azzoppa l'effetto "taglia-bolletta" delle fonti pulite, fotovoltaico in testa.
Il meccanismo dello spreco è questo: la previsione della produzione da rinnovabili non programmabili, soprattutto quella sul FV, comunicata al mercato del giorno prima (MGP) e al mercato infragiornaliero (MI) della Borsa elettrica, viene sistematicamente sottostimata di percentuali notevoli: spesso del 30-40%. Capita così che il giorno successivo, sul mercato per il servizio di dispacciamento (MSD), ci si trova con troppa elettricità rispetto a quella prevista e acquistata da Terna; il gestore di rete, visto che le rinnovabili hanno priorità di dispacciamento, deve così chiedere agli impianti termoelettrici, dai quali ha già acquistato l'elettricità sul mercato del giorno prima, di produrre meno. 
Questi non restituiscono per intero la somma ricevuta sul mercato del giorno prima, bensì incassano la differenza tra il prezzo sul MGP (più caro) e quella sul MSD: una cifra che solitamente si aggira sui 100 euro a MWh.
Ed ecco da dove vengono i circa 2,4 milioni di euro al giorno di cui parlavano: è l'ammontare che in una giornata di media produzione da fotovoltaico (60mila MWh), in cui questa sia stata sovrastimata del 40%, finisce nelle tasche di quei produttori da fossili chiamati a diminuire la produzione il giorno stesso. Produttori che così per di più nemmeno devono spendere in combustibile.
La stima di quanto possa costarci questo fenomeno in un anno non è facile..... Tuttavia, utilizzando con un approcio conservativo i dati che ci hanno fornito nostre fonti molto ben addentro alla questione (che non possiamo citare per il ruolo istituzionale che ricoprono) possiamo ipotizzare uno spreco dai 300 ai 600 milioni di euro l'anno. Per fare un confronto esemplificativo, è circa la stessa cifra che il nuovo quinto conto energia destinerebbe alle risorse aggiuntive per incentivare il fotovoltaico in 5 semestri: 500 milioni.
Un fenomeno che, come anticipavamo, non ha solamente l'effetto di appesantire la componente oneri di dispacciamento della bolletta, sulla quale pesa la differenza intascata dai produttori fossili spiegata sopra, ma anche quello di mantenere il prezzo dell'energia più alto di quello che potrebbe essere se concorrenza e apporto di elettricità a costo marginale zero da rinnovabili potessero dispiegare a pieno il proprio potenziale (l'ormai famoso effetto peak shaving grazie al quale il solo fotovoltaico nel 2011 ha tagliato di 400 milioni di euro la bolletta, vedi Qualenergia.it).........

Restano da capire le ragioni di questo errore di previsione, che smorza l'effetto di riduzione della bolletta che le rinnovabili già hanno, ci fa importare più energia e si riflette in un aumento degli oneri di dispacciamento in bolletta che finisce nelle casse di chi ha gli impianti termoelettrici chiamati a produrre meno.

Attendendo che il GSE, responsabile di queste previsioni, già interpellato, ci risponda........
In un modo o nell'altro, l'importante è che questo fenomeno, finora confinato nei discorsi di pochi addetti ai lavori e in documenti tecnici dell'Aeeg, venga eliminato al più presto. 
 Diversamente sarebbe imbarazzante per la stessa Autorità, per Confindustria e per una parte del Governo continuare a sollevare la questione del peso in bolletta delle rinnovabili, che per quanto relativamente costosi alcuni benefici li danno, mentre si tace su questo spreco di denaro che di vantaggi ne porta solo a pochi produttori da fonte fossile.

04 gennaio 2011

Come ti seduco .........con il nucleare

Tratto da Stato Quotidiano.it

Come ti seduco (o imbroglio) con il nucleare

Bari – NELL’ULTIMO aggiornamento della propaganda pro nucleare natalizia il contrario sostiene: “Ci sono molti subbi sulle centrali nucleari”; l’altro risponde: “Non ce ne sono sulla sicurezza”. Tra le pubblicità di panettoni o dell’ennesimo oggetto del desiderio high tech hanno fatto la loro sfavillante comparsa i nuovi spot sponsorizzati dal Forum Nucleare Italiano, che raccoglie 25 tra aziende, università’, centri di ricerca e sindacati, su TV, web, cinema e aeroporti. Una pubblicità talmente squilibrata che numerose associazioni ambientaliste e i Verdi hanno inoltrato denuncia all’Antitrust, in base all’articolo 14 della direttiva n. 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno (pubblicità ingannevole). Tra l’altro, si fa un po’ di fatica a credere che scopo dell’enorme investimento inoltrato in pubblicità dalle società in questione (6 mln di euro) sia solo di “riaprire il dibattito bruscamente interrotto più 25 anni fa” come ha spiegato il curatore del sito Chicco Testa.

UNA PARTITA A SCACCHI TRUCCATA - Analizzando gli spot nel dettaglio si osserva come essi siano stati creati a tavolino per orientare in maniera precisa lo spettatore verso il nucleare, come un Grande Fratello pagato dalle multinazionali. Il giocatore favorevole al nucleare presenta pezzi bianchi, una voce suadente, leggera, soave, confidenziale ed è rivolto al sole, ostentando sicurezza, purezza e una posizione orientata al futuro. Inutile indicare che il giocatore favorevole vinca alla fine della partita e lo spettatore medio sia naturalmente portato a schierarsi coi vincitori. La parte antinucleare gioca con i pezzi neri, analogamente a quanto accade ne Il Settimo Sigillo (Det sjunde inseglet), film svedese del 1957 diretto da Ingmar Bergman, alla personificazione della Morte. L’antinuclearista ha una voce aspra e sbrigativa e appare emotivamente come il cattivo, anche perché, posizionato di spalle, inquadrato da vicino, presenta un aspetto malato, emaciato e scuro, come se subisse già l’effetto delle radiazioni nucleari.

“RISCHI PER LA SICUREZZA?” SI, CI SONO - Come riporta il blog di Greenpeace, “il 17 dicembre scorso la nostra associazione ha ricevuto rapporti verificati che dallo scorso 11 dicembre oltre 200.000 litri di fanghi radioattivi da tre piscine lesionate si sono riversati nell’ambiente presso la miniera d’uranio Somair, gestita dall’azienda nucleare francese Areva. Almoustapha Alhacen che ha condotto l’analisi per l’associazione locale Aghir in’Man ci ha confermato che la contaminazione ha già coinvolto due ettari di terreno. Quest’ulteriore perdita mostra che le cattive pratiche gestionali di Areva continuano a minacciare la salute e la sicurezza della popolazione e dell’ambiente. Contrariamente alle dichiarazioni di Areva di rispettare in Niger gli standard di sicurezza validi a livello internazionale, queste notizie dimostrano che non ha fatto abbastanza per proteggere la popolazione.”

E VERONESI VA A LETTO CON LE SCORIE NUCLEARI - “Le scorie non sono un problema per la salute. Io potrei dormire in camera con le scorie nucleari, non esce neanche una minima quantità di radiazioni”. Lo affermato di recente Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale, ex senatore del PD, e ,ora, presidente della neo costituita Agenzia per la sicurezza nucleare. Frasi che EcoDem, l’associazione ambientalista del Partito Democratico, ha subito contestato attraverso i senatori Roberto Della Seta e Francesco Ferrante:
“Se la sicurezza del progetto nucleare italiano per i prossimi sette anni è nelle mani di un grande oncologo che però non ha alcuna competenza in materia di energia nucleare e secondo il quale le scorie radioattive non sono un problema, il problema vero ce l’hanno tutti gli italiani.”Alcuni attivisti del Popolo Viola sostengono, inoltre, che tra i partner della Fondazione Veronesi figurerebbero aziende che si occupano di inceneritori e loro costruzione, centrali elettriche a carbone, ad oli e termonucleari.

IL SILENZIO E’ D’ORO - Tra i soci del Forum Nucleare Italiano, compaiono, fra gli altri, Confindustria, Enel, Flaei/Cisl, Sogin e Terna. Tutte società che investono e stanno investendo nel nucleare. L’Enel che si imbarcherà nell’affare dell’atomo, deve decidere, nei prossimi mesi, se investire circa 50 miliardi di euro per la realizzazione di centrali che entreranno in funzione fra 10-20 anni. Per quella data saranno messe a punto le nuove centrali a fissione nucleare rendendo le attuali tecnologicamente obsolete, oltre che notevolmente più inquinanti. Dal 1945 ad oggi ci sono state oltre 2000 incidenti nelle centrali nucleari di tutto il mondo; di queste il 20% circa hanno avuto fuoriuscite di gas o di liquidi contaminati. Tutti dati che, verosimilmente, saranno volutamente trascurati dai media quando, nel salotto buono televisivo, magari accompagnato con un plastico colorato, bisognerà scegliere tra salute dei cittadini e il fiume di denaro posto sul tavolo dalle multinazionali dell’atomo.

a.delvecchio@statoquotidiano.it

08 dicembre 2010

1)Report punta la telecamera sull'economia perversa 2)Cina, scoppio in miniera: 26 morti


Tratto da Peacelink

Report punta la telecamera sull'economia perversa


Milena Gabanelli e Michele Buono concludono il ciclo del 2010 con questa ultima inchiesta "bollente" che potremo vedere domenica 12 dicembre alle 21.30 su

Raitre :Report punta la telecamera sull'economia perversa

La puntata farà sicuramente discutere. I veleni di Taranto ci costringeranno a guardare verso un altro modello di futuro "sostenibile" che tuteli le persone, i loro diritti e la loro dignità.
8 dicembre 2010 - Alessandro Marescotti (Presidente di PeaceLink)
Formaggio alla diossina, fumi al benzo(a)pirene, terra e acqua contaminate dai veleni industriali.

Domenica prossima la telecamera di Report - nota trasmissione televisiva di Raitre - metterà a fuoco le distorsioni dell'economia, concludendo l'inchiesta su Taranto, città scelta - non a caso - come simbolo di uno sviluppo perverso.

Milena Gabanelli e Michele Buono concludono il ciclo del 2010 con questa ultima inchiesta "bollente" che potremo vedere domenica 12 dicembre alle 21.30 su Raitre.

Si parlerà del PIL (Prodotto Interno Lordo) come indicatore paradossale, che cresce - anziché diminuire - quando ad esempio la gente si ammala di cancro e muore di inquinamento.

Report ha scelto di parlare di Taranto perché in questa città gli individui sono stati immolati sull'altare di un'economia perversa.

PeaceLink - assieme al Fondo Antidiossina Taranto - ha collaborato a questa puntata mostrando il tristemente famoso "formaggio alla diossina", simbolo di una città industriale che ha convissuto per decenni con un terribile cancerogeno senza mai esserne stata informata. E tutto ciò perché? Per non disturbare l'economia e i profitti.

La puntata farà sicuramente discutere. I veleni di Taranto ci costringeranno a guardare verso un altro modello di futuro "sostenibile" che tuteli le persone, i loro diritti e la loro dignità.

La recente classifica del Sole 24 ore (dedicata alla qualità della vita nelle province italiane) ha riservato a Taranto il centesimo posto, in coda alla graduatoria (http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_2010/home.shtml). E' quindi lo stesso giornale di Confindustria che decreta il fallimento del "modello Taranto", basato su un'industria inquinante che - unico caso in Italia - è responsabile per il 93% delle emissioni di polveri nocive locali. Che senso ha proseguire verso un tipo di sviluppo fallimentare che ci fa scendere sempre più in basso?

E' la conferma dell'ipotesi di Report: questo sviluppo ha fatto crescere il PIL e precipitare la qualità della vita. Sapremo prendere coscienza di un'industrializzazione selvaggia che ha massimizzato i profitti scaricando sull'intera società i suoi costi sanitari, ambientali e umani? Sapremo invertire la rotta e andare verso una nuova economia sostenibile?

E' quello che auspichiamo e che la politica deve cominciare a discutere.

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L'incapacità di pensare uno sviluppo sostenibile è la fonte di nuovi conflitti e nuove guerre. Occorre progettare tecnologie e stili di consumo che consentano di risparmiare, condividere, riutilizzare, redistribuire e non inquinare.
6 dicembre 2010 - Alessandro Marescotti
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Tratto da TGCOM MONDO

Cina, scoppio in miniera: 26 morti

Venti operai miracolosamente in salvo

Almeno ventisei persone sono morte nell'esplosione avvenuta in una miniera di carbone nella provinciadell'Henan, nella Cina centrale. Lo riferisce l'Agenzia Nuova Cina. L'incidente è avvenuto in una miniera nellacontea di Mianchi, a circa 300 chilometri dalla capitale della provincia, Zhengzhou. Secondo l'Agenzia Nuova Cina, al momento dell'incidente nella miniera stavano lavorando 46 operai. Venti sono riusciti a mettersi in salvo
.Conosciuta in passato con il nome di ''Suzhuang'', la miniera era passata di recente sotto la proprietà del gruppo statale Yi Ma ed era in fase di ristrutturazione. La miniera, che produce 150.000 tonnellate all'anno di carbone, sembra non fosse stata autorizzata a operare durante questo periodo di ristrutturazione.

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Tratto da Ansa.it Mondo

Cina, condanna a morte manager miniera


Nel 2009 esplosione provoco' 76 morti, ignorate norme sicurezza


SHANGHAI, 2 DIC - Un tribunale cinese ha confermato in appello la condanna a morte con due anni di sospensione per due alti responsabili di una miniera nella quale, l'anno scorso, uno scoppio provoco' la morte di 76 minatori.La corte provinciale dell'Henan ha rigettato l'appelllo dell'ex responsabile della miniera di carbone n. 4 di Pingdingshan,nel distretto di Xinhua.La corte ha confermato la pena capitale anche al suo vice.Rigettato l'appello di altri tre manager, condannati a 13, 15 anni e all'ergastolo.
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Tratto da Brundisium
Brindisi, 07/12/2010

No al Carbone su consiglio monotematico e CDR

Da pochi giorni sul sito internet del comune di Brindisi è presente nella sezione “avvisi pubblici” il documento di proposta del piano d’ambito per la gestione dei rifiuti urbani.
In tale piano è chiaramente indicata come soluzione per la chiusura del ciclo dei rifiuti la possibilità di bruciare i rifiuti, nella forma di CDR, all’interno della centrale Enel di Cerano.
Tale soluzione è inoltre rafforzata da quanto scritto a pagina 172 del documento ove si dice che vi è un interesse da parte di Enel alla co-combustione di CDR nell’impianto di Cerano, cosa sancita da accordi preliminari in corso.

Vogliamo ricordare a tutti che l’incenerimento dei rifiuti è una pratica altamente inquinante che comporta l’emissione nell’ambiente di diossine, furani, metalli pesanti, polveri ultrasottili e nano particelle, tutte sostanze altamente cancerogene e dannose per la salute.
Anziché ridurre l’impatto sull’ambiente e la salute dovuto alla presenza della centrale di Cerano si riuscirebbe addirittura a peggiorare la situazione.


Sono queste dunque le proposte poste sul tavolo delle convenzioni da parte delle istituzioni? Si discuterà anche di questo al prossimo consiglio comunale monotematico sulle convenzioni con l’Enel del 9 dicembre?

Evidentemente per il sindaco Mennitti e la sua giunta la presenza a Brindisi di due centrali a carbone ed una a gas, un impianto petrolchimico tra i più grandi d’Europa, l’imminente avvio di una centrale a biomasse connessa allo zuccherificio SFIR, la richiesta di autorizzazione per un’altra centrale a biomasse da parte dell’azienda Brundisium, non sono motivi sufficienti per invertire la rotta, ma anzi si può ancora aggiungere qualcosa bruciando i rifiuti nella centrale di Cerano.

In altre zone di Italia le cose vanno diversamente e l’assessore all’ambiente Alessio Ciacci del comune di Capannori, un comune della provincia di Lucca di quasi 50.000 abitanti, ci dimostra invece che la raccolta differenziata spinta all'80% e oltre, assieme a una serie di politiche per la riduzione dei rifiuti possa concretizzare realisticamente un percorso Verso Rifiuti Zero, con vantaggi economici, sociali, ambientali ed occupazionali enormi e eliminando il bisogno di discariche e inceneritori.

Ma noi siamo a Brindisi, dove tutto è permesso, e non a Capannori .

Invitiamo tutti i Brindisini a presenziare al prossimo consiglio comunale monotematico sulle convenzioni del 9 dicembre alle 16,00. Occorre vigilare affinchè non vengano compiute scelte scellerate sulla pelle dei cittadini di Brindisi.

C.S. NO AL CARBONE