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Visualizzazione post con etichetta ricorso al Tar. Mostra tutti i post
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23 marzo 2013

FERMIAMO IL CARBONE:"Invitateci al vertice fra Comuni e centrale"

Tratto da La Stampa

"Invitateci al vertice fra Comuni e centrale"



 La Rete fermiamo il carbone vuole partecipare


Antonio Amodio

Ci vogliono essere anche gli esponenti del comitato Fermiamo il Carbone, all'incontro, fissato per lunedì mattina, presso la sala consiliare del Comune di Vado tra le due amministrazioni di Vado Ligure e Quiliano e i vertici di di Tirreno Power . La richiesta di essere presenti al confronto la Rete l'ha avanzata direttamente ai sindaci dei due centri, ufficialmente, attraverso una lettera.

Il vertice che è stato convocato, dopo la presentazione, nei giorni scorsi, del ricorso dei Comuni di Vado Ligure e Quiliano al Tar contro il decreto di concessione Aia ai due gruppi a carbone esistenti della centrale Tirreno Power, comincerà alle 8.45. Scrivono gli ambientalisti: «Trattandosi di argomenti di assoluta importanza non crediamo che debba esserci alcunché di segreto o riservato e quindi siamo certi che in uno spirito di trasparenza nei confronti dei cittadini  tale incontro avrà carattere pubblico». Per meglio legittimare la loro richiesta di partecipazione Fermiamo il Carbone ha citato nella lettera anche quanto stabilisce la Commissione europea in tema di incontri riguardanti l'ambiente.

E, la lettera si conclude con la richiesta di essere presenti considerando anche la rilevanza delle associazioni che si richiamano alla Rete: «In ogni caso, come Rete di importanti associazioni e partiti impegnati sui temi ambientali e di tutela della salute avanziamo formale richiesta di assistere a questo incontro».Una richiesta non proprio inconsueta, considerato che già in passato, le associazioni sono state ascoltate in sede di decisioni sulla centrale, in Regione e in Conferenza dei Servizi per l'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale.

17 maggio 2011

Consiglio di Stato alt a conversione a carbone di Porto Tolle 2)Corte di giustizia UE, uno strumento nuovo per combattere i grandi inquinatori

FINALMENTE DUE IMPORTANTI NOTIZIE CHE VANNO NELLA GIUSTA DIREZIONE !!!

1)Porto Tolle,dal CONSIGLIO DI STATO ALT A CONVERSIONE A CARBONE

2)Dalla Corte di giustizia UE, uno strumento nuovo per combattere i grandi inquinatori

Comunicato stampa dal WWF Cantone dei Grigioni, Svizzera.

Una decisione della Corte di giustizia dell’Unione Europea (CGUE) da più potere alle cause intentate da associazioni ecologiste contro grandi progetti industriali come le centrali a carbone.Per le centrali a carbone di Repower l’aria si fa sempre più rarefatta.....

Il retroscena della sentenza di massima della
CGUE è una causa intentata dalla Federazione dell’ecologia e della protezione dell’ambiente tedesca BUND contro la costruzione della centrale a carbone della Trianel a Lünen (Nord Reno-Westfalia).Secondo il diritto tedesco, i controlli giuridici fin ora eseguiti si sono limitati a prendere in considerazione violazioni notificate da privati cittadini direttamente lesi.
...
Secondo la Corte di giustizia dell’Unione Europea questo però contraddice il diritto europeo che prevede il diritto di querela per tutti i progetti con un impatto ambientale rilevante, anche per quelli che toccano gli interessi della collettività.
Gli stati comunitari membri devono dare al publicco la possibilità di poter richiedere una verifica ampia ed esaustiva a livello giudiziale su progetti a grande impatto ambientale come le centrali a carbone.


Secondo Jürgen Quentin, responsabile della campagna anti-carbone presso la Deutsche Umwelthilfe (Associazione tedesca di aiuto per l’ambiente), i diritti delle cause intentate dalle associazioni ecologiste verranno rafforzati in maniera generale grazie a questa decisione.
“Licenze per centrali a carbone dannose per l’ambiente ed il clima, come il progetto a Brunsbüttel, dovranno in futuro sottostare ad una verifica legale in toto. La Deutsche Umwelthilfe ha già intentato causa contro la licenza edilizia per la centrale di Brunsbüttel e prossimamente provvederà ad intentare un’altra causa contro il parziale benestare inerente le emissioni nocive.
“Siamo fiduciosi di poter vincere la lotta giuridica contro la maggiore centrale a carbone europea, questo perché l’impianto previsto viola diverse leggi europee e nazionali inerenti la protezione delle acque e della natura”, così Quentin.

Leggi l'articolo integrale

Tratto da Qualenergia
17 maggio 2011

Porto Tolle,dal CONSIGLIO DI STATO ALT A CONVERSIONE A CARBONE


La sesta sezione del Consiglio di Stato ha bloccato la conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle accogliendo il ricorso di una serie di associazioni ambientaliste, di alcuni amministratori locali e di cittadini contro il decreto Via concesso nel luglio del 2009 dal Ministero dell'Ambiente.

Il Consiglio Stato ha annullato il decreto con cui il 29 luglio 2009 il ministero dell'Ambiente aveva dato parere positivo sulla compatibilita' ambientale al progetto di riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle. La Sesta sezione del Consiglio di Stato, presieduta dalla Dott.ssa Rosanna De Nictolis, ha annullato il decreto firmato dal Ministro Prestigiacomo, accogliendo un ricorso presentato dal WWF Italia, Greenpeace, Italia Nostra e numerose associazioni di operatori economici e del turismo della zona di Porto Tolle. La sentenza del Consiglio di Stato ha ribaltato l'esito della decisione del Tar del Lazio, che il 6 giugno 2010 aveva invece respinto il ricorso delle associazioni ambientaliste e degli operatori del turismo .

In attesa di leggere le motivazioni della sentenza il WWF intanto dichiara, con grandissima soddisfazione, che finalmente sono state accolte le argomentatissime ragioni giuridiche ed ambientali portate dinanzi al giudice amministrativo dall’Avv Matteo Ceruti di Rovigo, quelle stesse ragioni che avrebbero dovuto indurre il Ministro dell’Ambiente a dire di no alla compatibilità ambientale della riconversione a carbone di Porto Tolle.
Ora dovrà essere revocato anche il successivo decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 5 gennaio 2011 recante Autorizzazione Unica alla società ENEL che consente l’apertura dei cantieri per la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle.

“Il carbone è il combustibile fossile che maggiormente contribuisce alle emissioni di anidride carbonica e, quindi, ad aggravare il fenomeno dei cambiamenti climatici –ha detto Stefano Leoni, presidente del WWF Italia-

E’ inoltre molto dannoso per la salute della popolazione e per le attività economiche, dall’agricoltura al turismo. E’ ora che la politica energetica italiana si affranchi dagli interessi di parte, che siano il nucleare o il carbone. Il futuro è nell’efficienza energetica e nelle rinnovabili”.

Leggi l'interessante articolo integrale su Qualenergia

Riportiamo il finale
- IL CARBONE PULITO NON ESISTE: Il WWF, che segue da anni le vicende processuali ed amministrative della centrale Enel di Porto Tolle , ritiene che la riconversione di Porto Tolle a carbone sia del tutto sbagliata perché questo è tra i combustibili fossili quello che presenta le maggiori emissioni di anidride carbonica, il gas ad effetto serra maggiormente responsabile del riscaldamento climatico globale. Occorre infatti rammentare che anche avvalendosi delle migliori tecnologie gli impianti a carbone hanno emissioni più che doppie rispetto a quelle di un ciclo combinato a gas... Il nostro Paese che già sta andando in direzione opposta rispetto al Protocollo di Kyoto e ai nuovi impegni di riduzione delle emissioni (di almeno il 20% entro il 2020) farebbe meglio a investire in efficienza e fonti rinnovabili di energia che non solo ci permetterebbero di affrancarci dalla dipendenza energetica ma permetterebbero un rilancio dell’economia in chiave sicuramente più sostenibile rispetto al puntare su combustibili fossili e nucleare.
Peraltro tutte le performance ambientali di una centrale a carbone sono estremamente più negative: dalle emissioni di sostanze inquinanti (ossidi di zolfo, ossidi d’azoto, polveri fini, mercurio, arsenico, ecc. ecc.), consumi di acqua e materie prime, produzione di rifiuti, ecc.,

a dimostrazione che il carbone pulito non esiste…

(da comunicato stampa WWF)

Guarda il "DISPOSITIVO DI SENTENZA"

BOCCIATA LA VIA AL CARBONE DI PORTO TOLLE

Leggi anche su Savona news

Carbone: il Consiglio di Stato annulla di decreto di VIA del Ministero dell' "Ambiente" per la centrale di Porto Tolle

03 luglio 2010

1)ROMA, INCENERITORE TRA CASE E ASILO NIDO 2)Confindustria ed Eni 3)Riforma del codice ambientale: più libero mercato ed inceneritori

  1. Tratto da UnoNotizie
  2. ROMA, INCENERITORE TRA CASE E ASILO NIDO . i cittadini presentano ricorso.Il Presidente della Provincia li chiama in giudizio


Lazio, ultime notizie Roma - La Provincia di Roma, dopo un lungo e controverso iter, ha concesso l’Autorizzazione Integrata Ambientale all’inceneritore di rifiuti tossici e nocivi della Basf via di Salone SENZA TENERE CONTO del PARERE VINCOLANTE del Sindaco di Roma, che, per legge, è chiamato a tutelare la salute dei Cittadini.

Alcuni Cittadini, in proprio e come membri del Comitato di Quartiere di Case Rosse, hanno presentato, entro i termini, regolare Ricorso Straordinario al Capo dello Stato contro l’Autorizzazione, concessa per una durata e con una motivazione diverse da quelle riportate nel parere del Sindaco di Roma.

L’On.
Gianni Alemanno ha
indicato, in modo chiaro ed inequivocabile, che il parere sarebbe stato favorevole, ma limitato ad un anno ed a condizione che la Basf avesse sperimentato in questo periodo una nuova tecnologia ad emissioni zero, come l’AquaCritox, insostituzione dell’inceneritore.

Nel caso in cui la sperimentazione dell’AquaCritox non
fosse andata a buon fine, il parere del Sindaco Alemanno prevede l’istituzione di un tavolo con la Basf per concordare la delocalizzazione dell’inceneritore o dell’intero stabilimento.

Invece, la Provincia ha ignorato tale condizione sostituendola,
ingiustificatamente, con l’esito dei controlli che il Sindaco ha anche indicato ma aventi invece la semplice funzione di “sistema di sorveglianza ambientale e sanitario a garanzia del costante mantenimento delle condizioni di rischio per la salute dellapopolazione ai più bassi livelli tecnicamente possibili” così come indicato in una nota dalla ASL RMB che ha espresso anch’essa parere negativo all’inceneritore.

I Cittadini ed i Comitati non hanno potuto presentare il Ricorso al TAR del Lazio per l’impossibilità a reperire le risorse economiche necessarie. Pertanto l’unico modo per far valere i propri diritti era il Ricorso al Capo dello Stato previsto dalla legge. LA PROVINCIA di ROMA, nella persona del suo Presidente On. Zingaretti, OGGI preclude ai Cittadini anche questa legittima soluzione.

Il Presidente On
Zingaretti, dopo aver emanato l’atto, pur non essendo tenuto a farlo, ha ritenuto di trasferire il RICORSO dei Cittadini in SEDE GIURISDIZIONALE, cioè davanti al TAR del Lazio, indirizzandolo verso un percorso particolarmente oneroso.

Se i CITTADINI non avevano le risorse per ricorrere al TAR prima, ugualmente non ce l’hanno ora. Infatti, il ricorso è stato redatto dagli stessi Cittadini e presentato, per loro conto da un Avvocato che ha dato loro una mano curando solo gli adempimenti formali e il deposito e che, non essendo specialista in diritto amministrativo, non può dare loro alcun aiuto in sede giurisdizionale.

Ciò significa che l’Autorizzazione
Integrata Ambientale all’inceneritore della BASF, senza la costituzione in giudizio dei Cittadini, verrà confermata senza che vengano mai esaminati da un giudice i numerosi aspetti ritenuti illegittimi ed evidenziati dai Cittadini nei dettagli del Ricorso. IN PARTICOLARE resta inapplicato il Parere vincolante del Sindaco di Roma che è chiaramente negativo per l’inceneritore di rifiuti tossici e nocivi della Basf.

Tutto questo pone i CITTADINI nell’assurda condizione di non potersi difendere da una ISTITUZIONE, la Provincia di Roma, e non dalla BASF che, tra l’altro, sarebbe il reale controinteressato. In questo caso, la legislazione vigente permetterebbe la convalida di un ATTO RITENUTO ILLEGITTIMO con possibili GRAVI CONSEGUENZE SULLA SALUTE DEI CITTADINI.
E’ inspiegabile come gli Avvocati che difendono la Provincia, pagati dai Cittadini, mettano i Cittadini stessi nelle condizioni di dover rinunciare al giudizio perché non hanno la possibilità di pagare avvocati propri!

I CITTADINI combattono da oltre 10 anni contro l’inceneritore della BASF mettendo in continua discussione le Autorizzazioni rilasciate in passato (vedi sito dei Comitati: s
www.itotiburtina.altervista.org/ambiente/).
OGGI la nuova Autorizzazione Integrata Ambientale SOSTITUISCE tutte le vecchie Autorizzazioni con molti dubbi di legittimità che non saranno mai più chiariti perché I CITTADINI non sono messi nella condizione di sottoporli ad alcun giudizio da quelle ISTITUZIONI che invece dovrebbero tutelare la loro salute.

Tali fatti provocano una giustificata perdita di fiducia nelle Istituzioni da parte dei Cittadini!
Si fa un appello a tutte le Associazioni Ambientaliste affinché, almeno una di loro, prenda a cuore questa grave situazione!
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Nota sulla recente presa di posizione della Confindustria in merito al raddoppio della centrale termoelettrica Eni

Confindustria ed Eni

Il drammatico momento impone una concertazione attiva e propositiva da parte di tutti gli attori istituzionali, politici ed economici


Scrive Confindustria Taranto, in un comunicato: appare evidente che la ricerca del dialogo e della sinergia tra enti ed istituzioni è ormai cosa desueta e non più praticata. Il nostro ormai è un territorio dove non ci si confronta più, in cui le parti di volta in volta coinvolte si affidano unicamente alla carta bollata per dirimere problematiche e controversie che, invece, per la loro portata e ricaduta, meriterebbero ben altra attenzione ed una fattiva e concreta concertazione fra tutti i soggetti istituzionali a vario titolo interessati.

L’ultimo episodio cui Confindustria si riferisce, riguarda la costruzione della centrale termoelettrica da parte di Eni Power all’interno della raffineria di Taranto. La Regione Puglia ha inoltrato all’avvocatura regionale la richiesta di impugnativa davanti al Tar del Lazio del Decreto ministeriale del 26 aprile 2010 con il quale il Ministero dell’Ambiente, di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività culturali, si è pronunciato favorevolmente sulla VIA ( la Valutazione di impatto ambientale) riguardante la realizzazione dell’opera. Il confronto, la ricerca della soluzione migliore e più praticabile in favore del territorio e dei suoi cittadini, vengono puntualmente sacrificati sull’altare dell’arroccamento su posizioni e convinzioni preconcette. In alternativa, si registra il silenzio di altri importanti soggetti istituzionali (ndr. Comune e Provincia) che pure, per funzioni e compiti, dovrebbero essere al pari interessati.

Aggiungiamo noi: è vero. Non c’è più nessuna forma di coinvolgimento dei soggetti a vario titolo cointeressati al miglior funzionamento delle industrie siano essi lavoratori o sindacati o cittadini interessati alla salvaguardia dell’ambiente. Le aziende reclamano la facoltà di liberamente fare impresa ed è giusto che sia così. Le aziende non presentano i progetti per nuovi investimenti concordando con gli enti locali e i cittadini interessati.

Le aziende decidono di investire, preparano la documentazione di rito e qualcuno da Roma autorizza. Ci potete giurare: quel signore non è mai passato vicino alla raffineria ad annusare quel puzzo nauseabondo.

Quel signore non immagina (o sa e finge di non sapere) che accanto alla raffineria c’è un altro mostro inquinante con un’altra centrale termoelettrica capace di dare energia anche alla città.

Quel signore non sa (o finge di non sapere) che non esiste un piano di emergenza per i grandi rischi cui è esposta Taranto.

Quel signore non intende capire che in caso di disastro non rimane viva neanche una mosca nel giro di qualche chilometro.

E vorrebbero ciononostante potenziare i fattori di rischio.

Comincino quanto meno a dotarsi di un piano di emergenza.

Ma i soldi per queste cose non ne vogliono spendere. In caso di disastro muoia Sansone con tutti i Filistei

Di tecnologie avanzate non se ne parla.Si mangiano gli utili.
Meglio potenziare gli impianti. Così si raddoppiano gli utili.

.....................

Il drammatico momento impone una concertazione attiva e propositiva da parte di tutti gli attori istituzionali, politici ed economici (ancora una volta dimenticati i cittadini e le associazioni ambientaliste che hanno diritto ad essere informate), purché sia scevra da protagonismi o ideologie politiche, improntata unicamente alla ricerca ed alla attuazione di un efficace progetto complessivo di sviluppo dell’intero territorio.

Leggi L'ARTICOLO INTEGRALE


Leggi anche :

Lettera aperta all'Assessore Regionale Michele Pelillo

La sua rielezione a furor di popolo, lei lo sa bene, è frutto soprattutto di ferme prese di posizione contro le malversazioni dell'industria pesante. Perciò lei ha ampio mandato dai tarantini perché li difenda in ogni modo
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Tratto da Agorà Magazine


Riforma del codice ambientale: più libero mercato


ed inceneritori

TRE MINISTRI NEGLI ANNI CI HANNO MESSO MANO, SIAMO NELLA NUOVA RISCRITTURA

E’ stato definitivamente approvato il giorno 24 giugno dal Consiglio dei ministri
il nuovo decreto correttivo al Testo Unico Ambientale. Il nuovo correttivo nella parte quarta entra prepotentemente a spazzare via ogni indugio.

La riscrittura dell’art 181 sul recupero dei rifiuti, mentre il vecchio testo parlava genericamente di utilizzazione dei rifiuti come” mezzo per produrre energia”, nel senso che si riferiva alle biomasse ( laddove possibile) alla rigassificazione, ecc la nuova formulazione è più esplicita e pone al primo posto l’utilizzazione dei rifiuti come combustibile

Nelle definizioni che riguardano sia la gestione dei rifiuti che la raccolta differenziata spariscono i criteri economicità, efficacia, trasparenza ed efficienza.

Dopo tredici anni le raccomandazioni europee sulla gestione da fare, sempre tenendo conto di criteri adeguati al fine di non creare il mercato della “cricca” sui rifiuti, spariscono. Non credo che si tratti di una semplificazione linguistica. Il fatto che questi termini erano in più articoli e sono stati tolti da ogni parte fa capire che l’attuale legislatore li ritiene "inutili".

Nella riscrittura del nuovo articolo sparisce il corposo riferimento, che era nel testo precedente, ai contratti di programma delle pubbliche amministrazioni ed anche spariscono le agevolazioni per le imprese che intendono modificare i propri cicli produttivi, al fine di ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti prodotti.

Insomma viene ritenuto orpello tutto quello serviva a garantire la riduzione dei rifiuti alla fonte che è uno degli impegni dell’umanità.

Leggi l'articolo integrale

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Tratto da No Coke Civitavecchia

Fanghi tossici e radioattivi sotto il letto del fiume: lo smaltimento all'italiana. "4000 persone a rischio"

La storia è iniziata con un aumento evidente di decessi per tumori di svariate specie, tra la popolazione vicina al comune di Paola (Calabria).

Fonte
"AMANTEA - "Più di quattromila persone a rischio". Insomma, esiste un pericolo attuale per la popolazione residente nei territori dei comuni di Amantea, San Pietro in Amantea e Serra d'Aiello possano soffrire le conseguenze di un drammatico inquinamento. E' la conclusione della perizia della Procura di Paola eseguita dopo i rilievi nel fiume Oliva. Centomila metri cubi di fanghi industriali provenienti non si sa da dove e scaricati nel letto del fiume e dintorni.

La zona è quella circostante al letto del fiume Oliva a sud della località Foresta (centri di Campora San Giovanni, Coreca e Case sparse comprese tra il mare e la località Foresta), letto nel quale sono stati riversati "contaminanti ambientali capaci di indurre patologie tumorali e non: metalli pesanti e radionuclidi artificiali".

Dai carotaggi ordinati dal Procuratore di Paola Bruno Giordano - che sta indagando sulle cause dell'aumento dei tumori nella zona - emerge la presenza del cesio 137 "che rende il danno ambientale assai più grave". E poi berillio, cobalto, rame, stagno, mercurio, zinco e vanadio che superano i limiti consentiti dalla legge. Manganese nell'acqua del fiume. E ancora: "Antimonio, cadmio e altri radionuclidi di uso medicale e industriale".

Con che effetti sulla popolazione? "Un segno utile alla valutazione di effetti già evidenti sulla salute - scrive, nella sua relazione, il dottor Giacomino Brancati - è proprio determinato dalla presenza nei territori più prossimi ai siti di contaminazione di neoplasie maligne, ed in particolare della tiroide, per le quali in specie il cesio 137 è conosciuto in letteratura quale fattore etiologico".

In pratica gli abitanti si ammalano di tumore in modo direttamente proporzionale alla vicinanza ai siti contaminati.


In cifre, nei Comuni di Amantea, San Pietro, Serra d'Aiello, Aiello, Cleto, Lago, Domanico, Grimaldi e Malito, tutti in provincia di Cosenza.
dal 1996 al 2008 ben 1483 persone si sono ammalate di tumore. Ma è proprio in prossimità del fiume Oliva che si registra il picco: "Si conferma l'esistenza di un eccesso statisticamente significativo di mortalità rispetto al restante territorio, dal 1992 al 2001 in particolare nei comuni di Serra d'Aiello (tumori del colon, del retto, degli organi uro genilai e del seno), Amantea (con prevalenza di tumori del colon), Cleto e Malito (prevalenza tumori del colon). I dati sono stati estrapolati dalle schede di dimissione ospedaliere, sia in regione che fuori regione, relative ai ricoveri dei residenti nei comuni esaminati.

La perizia parla di "contaminanti radioattivi in quantità e collocazione che fa fortemente sospettare l'origine esogena". Cioè è roba che non è del luogo (non ci sono industrie ad Amantea), ma che è stata scaricata lì. In particolare nel comune di Serra d'Aiello e di Amantea i ricoveri sono aumentati, si legge nella relazione del dottor Brancati, con "un eccesso statisticamente significativo rispetto al rimanente territorio regionale dal 1996 ad oggi".

Cosa fare ora? Come togliere centomila metri cubi di sostanze che mettono a rischio la vita della gente? E chi risarcirà gli ammalati e le loro famiglie? "Tali analisi - conclude la perizia - confermano la necessità oramai improcrastinabile di approfondire il livello di analisi con indagini epidemiologiche di campo in uno con le attività di sorveglianza sanitaria, risk management e bonifica ambientale".


Ora bisogna capire chi ha scaricato queste sostanze nel fiume Oliva e quando. Secondo la Procura, ci sono materiali portati anche negli ultimi tre anni. Ma nelle vicinanze del fiume, lo ricordiamo, c'è la spiaggia di Formiciche dove nel 91 si arenò la famosa nave Jolly Rosso, sulla quale grava l'ombra delle "navi a perdere". La Procura di Paola sta cercando anche gli ipotetici fusti che, secondo alcuni testimoni, sarebbero stati portati di notte dalla nave fin nei pressi del fiume, con l'aiuto di camion. Ma finora di fusto non ne è stato trovato neanche uno. In compenso, è stata inaspettatamente trovata una colonna del VI secolo a. C che, secondo un primo sopralluogo archeologico effettuato questa mattina , apparterrebbe all'antica città di Themesa. Un gioiello buttato nella "discarica" dopo esser stato probabilmente ritrovato in altro luogo. Forse per evitare un blocco di lavori a causa del valore storico della colonna.
Alle violenze contro l'ambiente e la salute si è dunque aggiunta oggi la scoperta di questa violenza contro l'arte e la storia.
E probabilmente le sorprese del fiume Oliva non sono finite qui.

18 novembre 2009

NEWS SU CENTRALI A CARBONE :PORTO TOLLE,CIVITAVECCHIA,BRINDISI, VADO LIGURE

ULTIME NOTIZIE da PORTO TOLLE
Tratto da Ansa.it
ENERGIA: RICORSO A TAR CONTRO RICONVERSIONE PORTO TOLLE

(ANSA) - ROVIGO, 18 NOV - Un ricorso al Tar del Lazio contro la valutazione di impatto ambientale favorevole espressa dal ministero dell'ambiente alla riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle e' stato presentato da un avvocato rodigino, Matteo Ceruti, per conto di un gruppo di operatori turistici, consorzi di pesca e associazioni del polesine. Lo rende noto, in un comunicato, l'ufficio stampa di Greenpeace. Il ricorso illustra in 27 punti le presunte illegittimita' del decreto Via emanato lo scorso agosto.
Le contestazioni piu' gravi vanno dalla presunta errata applicazione della legge 33/2009 (che ha consentito di trasformare a carbone le centrali ad olio combustibile in deroga alle leggi regionali vigenti), all'esclusione dalla procedura Via sia dell'Ente Parco del Delta del Po sia della Regione Emilia Romagna.
Altri aspetti contestati dalle associazioni ambientaliste e dai consorzi polesani sono la mancata previsione di limiti alle emissioni coerenti con le migliori tecnologie oggi disponibili, e l'insufficiente considerazione degli impatti provocati dai dragaggi e dal transito di navi carboniere nel cuore di un sito di importanza comunitaria come il Delta del Po. I diversi soggetti firmatari del ricorso denunciano, inoltre, che il decreto trascurerebbe l'apporto delle emissioni nocive, tra cui polveri e metalli pesanti, che il nuovo impianto aggiungerebbe al bacino padano.(ANSA).

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ULTIME NOTIZIE da CIVITAVECCHIA
Tratto da Nocoke
16 novembre 2009
ENEL e la politica degli orrori
Nel cantiere della centrale di Tvn giacciono all’aria aperta cumuli di polveri e sacchi ripieni: con che cosa ha a che fare la popolazione di Civitavecchia?
da www.centumcellae.it

CIVITAVECCHIA – Che cosa accade dentro il cantiere di Torre Valdaliga Nord? Le immagini di cui è entrata in possesso la nostra Redazione, e che pubblichiamo in esclusiva, sono inquietanti e aprono preoccupanti interrogativi. Da giorni, in quello che sembra essere con pochi dubbi il parco nafta della centrale, giacciono infatti cumuli di polveri e voluminosi sacchi ripieni. I cumuli di polvere sono distinguibili in due tipologie: quelli che somigliano molto alle ceneri di una combustione e quelli che a prima vista richiamano una sostanza molto simile allo zolfo; in quantità enorme. Poi ci sono i sacchi, pieni e accumulati uno sopra l’altro, che osservandoli con attenzione rivelano un allarmante particolare: il loro fondo ha un colore scuro, rossiccio, come se fosse imbevuto di una qualche sostanza liquida o addensatasi nel basso, e dello stesso colore, all’apparenza bagnato, risulta il terreno su cui i sacchi sono poggiati, come se la sostanza liquida di cui appaiono imbevuti fosse penetrata nella terra. E ancora, accanto a sacchi e polveri, cumuli di ferraglia arrugginita.

Le ipotesi e le domande che sorgono sono tante. La prima: che sostanze sono quelle polveri ammassate sul terreno e in balia del vento? La seconda: che cosa c’è dentro quei sacchi? La terza: è penetrata qualche sostanza liquida nel terreno? Dopo di che si accavallano varie riflessioni; tali polveri, quand’anche fossero cenere di un semplice braciere da scampagnata, sono esposte all’aria aperta e quindi sicuramente destinate a disperdersi nell’aria, sia dentro il cantiere, dove operano centinaia di lavoratori, sia nel vicino centro abitato: possiamo essere certi che non sono nocive e che nessuno le abbia inalate? Inutile qualsiasi considerazione nel caso in cui anziché cenere di braciere si trattasse di residui della combustione della centrale e di zolfo.
La domanda che in ogni caso si pone tuttavia è la seguente: ma l’Enel non ha sempre e comunque rassicurato cittadini e Governo che mai e poi mai qualunque sostanza sarebbe stata dispersa nell’aria sia nella fase transitoria di realizzazione della centrale che in quella di funzionamento a pieno regime? Non ha sempre parlato di movimentazione di polveri e ceneri in ambienti assolutamente chiusi e depressurizzati? Questa garanzia, vale la pena ricordarlo, è stata messa nera su bianco non solo sulle prescrizioni della Valutazione di Impatto Ambientale ma anche, successivamente, sul Piano transitorio presentato in sede di Conferenza dei Servizi per l’approvazione della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale. Cosa ci fanno allora quei cumuli di polveri nel bel mezzo del cantiere?......
La serie di domande potrebbe continuare a lungo, insieme ai dubbi e alle incertezze che procurano queste immagini. Le quali tuttavia ci lasciano anche una certezza: stavolta ai cittadini è dovuta una risposta; dall’Enel, dal Comune e, sarebbe auspicabile, anche dalla Procura della Repubblica.
Leggi l'Articolo integrale sul Sito "No Al Carbone"
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ULTIME NOTIZIE da Brindisi

Fiato sul Collo


ORMAI SI MANIFESTANO LE INIZIATIVE IN CITTA' CONTRO L'INQUINAMENTO DOVUTO AL CARBONE!!! UN'ALTRA BRINDISI NON SOLO E' POSSIBILE, MA NECESSARIO!!!!! VENITE A PIAZZA VITTORIA PER LA RACCOLTA FIRME CHE SOTTOSCRIVONO UNA DENUNCIA ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA!!!!!
Guarda il Video da Brindisi

Guarda il video INQUINAMENTO INDUSTRIALE A BRINDISI: RICERCHE SUGLI EFFETTI TUMORALI
Il Dott Portaluri (rep.Oncologia a Brindisi) illustra studi compiuti nei dintorni della centrale Enel a carbone di Cerano.
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ULTIME NOTIZIE anche A PROPOSITO DELLA CENTRALE DI VADO QUILIANO

Prima di dare una carrellata di notizie pubblicate sul web inerenti il potenziamento a Carbone della Centrale Tirreno Power di Vado_Quiliano vorremmo fare una precisazione a quanto pubblicato sul web e sui quotidiani.
IL RICORSO DI UNITI PER LA SALUTE è stato notificato nei giorni 22 e 23 ottobre dal nostro "Studio Legale " ed il prossimo 20 novembre sarà iscritto a ruolo, con il deposito presso il "TAR del Lazio "di quanto necessario, ivi compresa la nutrita documentazione.


LIGURIA/AMBIENTE: REGIONE RICORRE A TAR CONTRO AMPLIMENTO CENTRALE ...
Agenzia di Stampa Asca - ‎11/nov/2009‎
(ASCA) - Genova, 11 nov - La Regione Liguria ha depositato oggi il ricorso al TAR contro il decreto del ministro dell'Ambiente contenente la compatibilita' ...

Vado, ampliamento centrale: il Comune deposita il ricorso al Tar
Il Vostro Giornale
- ‎10/nov/2009‎
Vado L. Prosegue la battaglia del Comune di Vado Ligure contro l'ampliamento della centrale elettrica Tirreno Power. Questa mattina, a Roma, ...


Vado: Biasotti "sbagliato ricorrere contro la Tirreno Power"
Savona news - ‎12/nov/2009‎
"La scelta della Regione Liguria di presentare ricorso al Tar del Lazio contro il potenziamento della centrale Tirreno Power di Vado Ligure e' sbagliata, ...

Vado: Idv appoggia il Comune per il ricorso al Tar
Savona news - ‎10/nov/2009‎
Apprendiamo con piacere che il comune di Vado ha presentato il suo ricorso al TAR con l'ampliamento della centrale Tirreno Power. ...

Tratto daSavona News Vado:Lunardon (Pd) "su Tirreno P. gravi errori da Provincia"

Tratto da Savona news Cairo:il consiglio di Cairo compatto contro Tirreno Power

Tratto da Savona news
Tirreno Power, Briano: “No all’ampliamento, puntare sull’eolico”

Tratto da Ivg
Ampliamento centrale, Ferrando e Caviglia: “Trattativa impossibile”

2009/11/05 COMUNICATO STAMPA :Sette domande al Presidente della Provincia di Savona e ........

27 ottobre 2009

2009/10/29 Vado: centrale Tirreno Power. la giunta decide il ricorso/Centrali a carbone e mega-acciaierie ecco i campioni dell' inquinamento."

Per chi proprio non vuole capire o vuol far credere che siamo noi ad interpretare male .....Il Dipartimento per l'Ambiente Svizzero ci apre gli occhi
Tratto da


Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Le centrali a carbone sono responsabili dell’emissione di quasi la metà del mercurio presente nell’ambiente
Il mercurio è l'unico metallo pesante tossico che a temperatura ambiente è liquido e evapora facilmente. Nella combustione del carbone si diffonde negli strati d'aria su vasta scala sotto forma di minuscole particelle. Il mercurio si deposita sia nei ghiacci artici che nei nostri prati, entrando così nella catena alimentare. Tra il 1930 e il 1960, a Minamata, migliaia di giapponesi subirono un'intossicazione da mercurio, consumando pesce. Ogni anno, 2000 tonnellate di mercurio vengono immesse nell'ambiente attraverso attività antropiche:

* il 45 per cento delle emissioni proviene da centrali a carbone;
* il 18 per cento, ossia la seconda fonte di emissioni di mercurio, è dovuto al recupero dell'oro da parte di piccoli cercatori;
* il 7 per cento proviene dall'estrazione industriale dell'oro;
* il 10 per cento viene emesso nel corso della lavorazione di altri metalli;
* il 10 per cento è causato dalla produzione di cemento;
* il 10 per cento circa viene sprigionato dall'incenerimento di rifiuti.
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Tratto da Savona news

La giunta di Vado Ligure del sindaco Attilio Caviglia ha deliberato il ricorso del Comune al Tar contro il decreto del ministro Prestigiacomo per ampliare a carbone la centrale Tirreno Power di Vado – Quiliano.L’incarico di presentare l’iter procedurale sara' assegnato all’avvocato genovese Daniele Granara, gia' interpellato quando Caviglia era all’opposizione, per presentare ricorso contro la realizzazione della piattaforma Maersk. Anche la Regione Liguria la scorsa settimana aveva dato il via al ricorso contro il VIA nazionale che autorizza l’ampliamento

Martedì 27 Ottobre 2009 ore 20:21

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Tratto da Ecologiae
India: nata generazione di bambini deformi a causa dell’inquinamento da carbone

Esistono diversi tipi di carbone: nero, duro, pieno di carbonio, e così via. Tuttavia, la concentrazione pericolosa dei minerali che lo compongono varia notevolmente come variano le emissioni di componenti tossici a seconda della progettazione e gestione di una fonte di combustione. Ad esempio, alcuni tipi di carbone rilasciano tracce di alti livelli di fluoruri, mentre altri depositi hanno livelli altamente pericolosi di composti tossici del fluoro.

Lo stesso vale per il mercurio, per l’arsenico, per l’uranio e per i suoi prodotti a causa del decadimento radiologico. E proprio per il rischio radiologico, dai dati raccolti è emerso che in India sono nati alcuni bambini deformi a causa dell’esposizione a radionuclidi associati alla produzione di energia elettrica dal carbone.

Dal racconto dell’Observer intitolato “generazione indiana di bambini nati storpi per i rifiuti di uranio” si legge:

Gli operatori sanitari nelle città della regione del Punjabi di Bathinda e Faridkot sapevano che qualcosa era terribilmente sbagliato quando hanno visto un forte aumento del numero di difetti congeniti, anomalie fisiche e mentali, e tumori.
Sospettavano che i bambini venivano lentamente avvelenati.
Ma fu solo quando arrivò uno scienziato, in visita organizzata per raccogliere campioni da analizzare presso un laboratorio tedesco, che la vera natura della situazione è diventata chiara. I risultati sono stati inequivocabili.
I bambini presentavano livelli di massa di uranio nei loro corpi, in un caso più di 60 volte rispetto al limite massimo di sicurezza.

I risultati dei test per i bambini nati e che vivono nelle zone intorno alle centrali energetiche mostrano alti livelli di uranio nei loro corpi. Gli esami a cui sono state sottoposte le acque sotterranee mostrano che i livelli di uranio erano fino a 15 volte oltre il limite massimo stabilito dell’Organizzazione mondiale della sanità. Gli esami hanno dimostrato inoltre che tale contaminazione si estende su gran parte della Regione, che ospita 24 milioni di persone.


I risultati hanno implicazioni non solo per il resto della India – Punjab produce due terzi delle riserve di grano del Paese e il 40% del riso – ma per molti altri Paesi che stanno progettando la costruzione di nuove centrali elettriche, tra cui Cina, Russia, India, Germania e Stati Uniti.

L’articolo non parla dei tipi e dell’efficacia dei controlli sull’inquinamento da combustione delle centrali elettriche a carbone in India, e non sappiamo esattamente se e quanto i residui di ceneri e di altre sostanze possano essere stati dispersi fino agli altri Stati, oltre che all’esposizione delle popolazioni, ma intanto sorgono tanti dubbi sulla capacità di controllare il nostro vero inquinamento, e soprattutto se, quando si decide di costruire una centrale a carbone o con qualche altro combustibile inquinante, si conoscono i rischi effettivi a cui si va incontro.

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Tratto da "La Repubblica"
Centrali a carbone e mega-acciaierie ecco i campioni dell' inquinamento

Repubblica — 24 luglio 2009 pagina 23 sezione: ECONOMIA
ROMA - Ieri il quotidiano inglese The Guardian ha pubblicato la classifica delle dieci industrie più inquinanti d' Europa dal punto di vista delle emissioni di anidride carbonica. Nell' elenco, guidato da un impianto polacco, uno inglese e cinque tedeschi, all' ottavo posto figura la centrale Enel di Brindisi. Siamo gli unici rappresentanti del Meridione d' Europa nella top ten. Ce lo meritiamo?
Negli ultimi decenni abbiamo ottenuto risultati importanti nella battaglia contro l' inquinamento: il piombo è stato tolto dalle benzine; il riscaldamento a metano ha fatto diminuire la concentrazione di anidride solforosa nelle città, i nuovi motori delle auto hanno abbattuto gli inquinanti emessi per ogni chilometro.
Eppure le allergie continuano a crescere, le vittime dello smog nelle metropoli italiane si contano a migliaia l' anno e l' anidride carbonica, innocua nella vita quotidiana, si è rivelata una minaccia planetaria. L' inquinamento locale si somma all' inquinamento globale ed è difficile mettere su un unico podio i maggiori responsabili. Greenpeace ha scelto di concentrare l' attenzione sui gas serrae ha redatto una classifica delle industrie che emettono più CO2. In Puglia ha vinto a mani basse: al primo posto c' è la centrale termoelettrica di Brindisi Sud, al secondo l' Ilva di Taranto, al terzo la centrale termoelettrica di Taranto.
«Per il secondo anno consecutivo la maglia nera va alla centrale Enel di Brindisi Sud, la più grande centrale a carbone d' Italia», commenta Francesco Tedesco, di Grenpeace. «Al quarto posto troviamo la raffineria Sarroch di Moratti. E va segnalato il fatto che tra i primi dieci impianti inquinanti d' Italia in termini di CO2 ben 5 centrali a carbone». Ma cosa succede se si decide di misurare l' inquinamento locale, quello responsabile dei danni alla salute di chi vive vicino agli impianti?
Nel rapporto Mal' Aria industriale 2009, la Legambiente analizza il peso di inquinanti antichi ma ancora insidiosi: metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, benzene.
Se la selezione viene fatta utilizzando come parametro il mercurio, la classifica dei grandi inquinatori è guidata dall' Ilva di Taranto che da sola sforna il 57 per cento del totale delle emissioni, seguita dalla Syndial di Priolo e dalla cementeria Sacci di Testi (Firenze). L' Ilva figura in testa a buona parte delle classifiche di questo settore: è sul podio del maggior inquinatore per il cadmio (seguita da Portovesme e dalla raffineria Eni di Sannazzaro de' Burgundi), per il cromo (seguita dalla Saras e dall' Eni di Sannazzaro de' Burgundi), per il benzene (seguita dall' Erg e, di nuovo, dall' Eni di Sannazzarro de' Burgundi). «Questo tipo di inquinamento sembra essere scomparso dall' agenda politica», osserva Stefano Ciafani responsabile scientifico di Legambiente. «Il ministero dell' Ambiente ha a disposizione uno strumento formidabile per combatterlo: il rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali, quelle che tengono conto dell' assieme degli impatti sulla salute e sugli ecosistemi. Si tratta di una norma voluta dall' Unione europea che in Italia doveva essere operativa dal 31 ottobre 2007.
Sono passati quasi due anni e nulla è accaduto. Il nuovo strumento è rimasto nel cassetto e le industrie continuano a inquinare come prima».
- ANTONIO CIANCIULLO