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27 febbraio 2020

Matteo Ceruti: Sulla legittimazione dei comuni a proporre opposizione al Consiglio dei ministri in ipotesi di dissenso in conferenza di servizi

Tratto da Rivista Giuridica dell’ Ambiente 



Sulla legittimazione dei comuni a proporre opposizione al Consiglio dei ministri in ipotesi di dissenso in conferenza di servizi
dell Avv. Matteo Ceruti
CONSIGLIO DI STATO, Sez. I – parere 25 settembre 2019, n. 2534 – Pres. Torsello, Est. Carpentieri – Presidente del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per il coordinamento amministrativo. 
Le amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali o alla tutela della salute e della pubblica incolumità dei cittadini cui è riservata l’opposizione in sede di Consiglio dei ministri ai sensi dell’art. 14-quinquies della legge n. 241 del 1990, devono identificarsi – anche alla luce del combinato disposto degli artt. 14-quinquies e 17, comma 2, della stessa legge n. 241 del 1990 – in quelle amministrazioni alle quali norme speciali attribuiscono una competenza diretta, prevalentemente di natura tecnico-scientifica, e ordinaria ad esprimersi attraverso pareri o atti di assenso comunque denominati a tutela dei suddetti interessi così detti “sensibili”, e tale attribuzione non si rinviene, di regola e in linea generale, nelle competenze comunali di cui all’art. 13 del d.lgs. n. 267 del 2000, né tra le competenze in campo sanitario demandate al Sindaco e al Comune dal testo unico delle leggi sanitarie di cui al r.d. n. 1265 del 1934, né tra le altre funzioni fondamentali (proprie o storiche) dei Comuni, fatta salva, comunque, la necessità di una verifica puntuale, da condursi caso per caso, della insussistenza di norme speciali, statali o regionali che, anche in via di delega, attribuiscano siffatte funzioni all’ente comunale. 
Con la pronuncia in commento la Sezione I del Consiglio di Stato ha espresso il parere, richiesto dal Dipartimento per il coordinamento amministrativo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, sulla “Legittimazione del comune dissenziente a proporre opposizione avverso la determinazione conclusiva della conferenza di servizi, ai sensi dell’articolo 14-quinquies, della legge 7 agosto 1990, n. 241, come introdotto dall’articolo 7 del decreto legislativo 30 giugno 2016, n.127”[1].
In particolare il citato Dipartimento, premettendo che pervengono alla Presidenza del C.d.M. numerose opposizioni (ai sensi del citato art. 14-quinquies della legge n. 241 del 1990) proposte da amministrazioni comunali chiamate ad esprimersi in seno a conferenze di servizi su progetti di impianti od opere da autorizzare da parte di amministrazioni prevalentemente regionali, poneva al Consiglio di Stato in sede consultiva i seguenti due quesiti:
1°) in termini generali, se le amministrazioni comunali possano rientrare tra i soggetti deputati alla cura dei cd. “interessi sensibili” menzionati dall’art. 14-quinquies della legge n. 241 del 1990 -ossia tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali o alla tutela della salute e della pubblica incolumità dei cittadini- e, dunque, risultare conseguentemente legittimate a sollevare l’opposizione al Cd.M. prevista dalla medesima disposizione;
2°) se sussista una particolare situazione di legittimazione comunale ad azionare tale strumento oppositivo nell’ambito del procedimento di AIA-autorizzazione integrata ambientale.
Sul primo quesito di natura generale il Consiglio di Sato, sulla base di un’esegesi testuale dell’art. 14-quinquies della legge n. 241 del 1990, della ratio del d.lgs. n. 127 del 2016 e del quadro legislativo statale generale e di settore, chiarisce di essere del parere che i Comuni, che abbiano manifestato il proprio motivato dissenso in seno alla conferenza di servizi, almeno in linea di principio, non possano considerarsi titolari della “legittimazione” a sollevare opposizione a tutela dei citati interessi “sensibili” perché l’amministrazione comunale è ente esponenziale della collettività locale competente per la tutela della generalità degli interessi, quando invece la disposizione in esame richiederebbe un’apposita “preposizione” all’esercizio di funzioni di tutela di quegli interessi “sensibili”, con competenze -che si precisa- debbono essere “eminentemente tecnico-scientifiche”. Di talché, si sostiene nel parere, tali amministrazioni si identificano tendenzialmente con quelle contemplate dal comma 2 dell’art. 17 della stessa legge n. 241 del 1990 le cui valutazioni tecniche in materia di tutela ambientale, culturale, paesaggistica e della salute dei cittadini sono non surrogabili.
Una tale conclusione -chiarisce il Consiglio di Stato- non può tuttavia essere espressa in termini assoluti in quanto un potere di opposizione comunale potrebbe comunque ravvisarsi allorquando la pertinente legislazione speciale di settore, statale o regionale, attribuisca o deleghi talune competenze in materia di tutela ambientale, paesaggistica o sanitaria ai Comuni. Il tutto con l’ulteriore precisazione, però, che all’uopo non basterà una norma (statale o regionale) di attribuzione o di delega di funzioni di tutela in quanto tali, ma occorrerà che queste ultime si concretizzino in pareri (o comunque in atti di assenso) di natura tecnica, potenzialmente non surrogabili e di per sè ostativi al rilascio dell’autorizzazione in conferenza di servizi.
Di qui, dunque, l’invito alla Presidenza del C.d.M. a verificare l’ammissibilità dell’opposizione comunale sulla base di una conseguente analisi della specifica disciplina di settore applicata nel caso concreto.
Su tali conclusioni si impongono un paio di sintetiche osservazioni.
La prima è che, sulla base della disamina della legislazione statale di settore condotta nel parere del Consiglio di Stato, gli spazi effettivi di legittimazione comunale all’opposizione, seppure non preclusi in toto, risultano davvero molto limitati, anche in materie in cui il ruolo comunale appare in realtà centrale; così, ad esempio, viene negato un tale potere in materia di autorizzazione paesaggistica, anche laddove il rilascio della stessa sia stata delegata dalla Regione ai Comuni (ai sensi dell’art. 146, comma 6, d.lgs. n. 42 del 2004).
Il secondo rilievo attiene alla limitazione operata dalla Sezione I del Cons. Stato del novero delle amministrazioni (preposte alla cura degli interessi sensibili) legittimate a sollevare l’opposizione alle sole autorità aventi competenze tecnico-scientifiche, con sostanziale identificazione nelle amministrazioni dell’art. 17, comma 2 della legge n. 241/1990, ossia ARPA, ASL, Soprintendenze, Vigili del fuoco, ecc.
In proposito si evidenzia come un tale esito interpretativo risulti in significativo contrasto con l’orientamento (espresso sia dai Tar che dallo stesso Consiglio di Stato in sede giurisdizionale) volto a negare un effettivo ruolo decisionale di queste autorità tecniche in occasione del rilascio delle autorizzazioni ambientali in quanto ritenute titolari di semplici funzioni consultive e non dotate di competenze proprie da esprimere nelle conferenze di servizi decisorie[2].
Cosicché  si è conseguentemente pervenuti ad affermare che il parere negativo espresso da ARPA nelle conferenze di servizi non impone(va) -nel sistema previgente alla “riforma Madia”- di rimettere la questione alla deliberazione del Consiglio dei ministri in quanto, appunto, le agenzie per la protezione dell’ambiente non sono titolari di competenze decisorie[3].
Appare difficile in questo momento prevedere se a prevalere sarà la posizione del Consiglio di Stato in sede consultiva o quella del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale.
Sulla base del medesimo principio enunciato sulla prima questione, col parere in esame viene fornita risposta anche al secondo quesito posto dalla Presidenza del C.d.M., relativo all’individuazione degli spazi di legittimazione comunale ad azionare lo strumento oppositivo nello specifico procedimento di rilascio dell’AIA-autorizzazione integrata ambientale, considerando la particolare disposizione dell’art. 29-quater del d.lgs. n. 152 del 2006 il quale prevede al comma 6 che nell’ambito della conferenza “vengono acquisite le prescrizioni del sindaco di cui agli artt. 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934 n. 1265”.
E così, sul presupposto che ai fini della “legittimazione” a proporre l’opposizione non risulta sufficiente un qualsivoglia riconoscimento di funzioni di tutela ambientale e sanitaria, risultando necessaria un’attribuzione di competenza caratterizzata da connotazioni tecniche e specialistiche, nel parere si perviene alla conclusione che dall’esame del combinato disposto dell’art. 29-quater del d. lgs. n. 152 del 2006 e degli artt. 216-217 del Testo unico delle leggi sanitarie si evincerebbe che le competenze attribuite al sindaco del Comune di ubicazione dell’industria insalubre sottoposta ad AIA non presentano (più) le originarie caratteristiche di specificità e tecnicità, tali da fondare la legittimazione all’opposizione ex art. 14-quinquies della legge sul procedimento amministrativo.
Questo perché il potere del sindaco quale autorità sanitaria locale in tema di industrie insalubri sarebbe stato significativamente ridimensionato dalla normativa in materia di AIA che non consente di ipotizzare come ancora applicabile la potestà di preventiva inibitoria del sindaco cui sono ormai attribuiti solo poteri di prescrizione (comma 6 dell’art. 29-quater) e di richiesta di riesame dell’autorizzazione integrata in caso di circostanze intervenute successivamente al suo rilascio e rilevanti sotto il profilo della salute pubblica (comma 7 dello stesso articolo).
Una tale esegesi, pur fondata su una pregevole ricostruzione del quadro legislativo, non pare tuttavia valorizzare appieno il dato testuale, anche alla luce dell’evoluzione normativa della disciplina di rilascio dell’AIA.
Si deve infatti considerare che il citato comma 6 dell’art. 29-quater del Codice dell’ambiente statuisce in termini che appaiono piuttosto chiari che nella conferenza di servizi “vengono” (e non “possono essere”) “acquisite” (e non “valutate” o “considerate”) le “prescrizioni” (e non le “valutazioni” o il “parere”) del sindaco.
L’imprescindibilità di tali prescrizioni sindacali -quale si desume dalla lettera della legge- ha poi assunto ulteriore pregnanza con l’intervenuta soppressione dell’originaria disposizione del d.lgs. n. 59 del 2005 che prevedeva che delle stesse si potesse prescindere in caso di mancata espressione del Comune entro sessanta giorni dall’avvio del procedimento[4]. Per cui è sulla base di una tale previsione normativa, ormai superata, che si era affermato il principio per cui l’assenza delle prescrizioni del sindaco di cui agli art. 216 e 217 r.d. 27 luglio 1934 n. 1265 in sede di conferenza non comporta(va) l’illegittimità dell’AIA[5].
Alla luce di quanto testè precisato, se risulta senz’altro persuasiva la tesi espressa nello stesso parere del Consiglio di Stato qui in commento ove si nega l’esistenza di una potestà comunale di veto al rilascio dell’AIA, pare assai meno ragionevole la tesi per cui  le prescrizioni sindacali attinenti non all’an ma al quomodo dell’attività dell’industria insalubre -volte cioè alla conformazione dell’attività medesima secondo modalità  ritenute indispensabili per la tutela della salute pubblica locale- non possano considerarsi (almeno potenzialmente) vincolanti in sede di conferenza; in particolare ove tali prescrizioni siano fondate su conformi pareri di organi tecnici, ancorché -è questo il punto- non invitati in conferenza, evenienza quest’ultima per nulla peregrina, in particolare per le ASL. Il tutto con ogni conseguenza in termini di riconoscimento della legittimazione comunale all’opposizione in caso di rilascio, all’esito della conferenza, di un’AIA priva di tali prescrizioni sindacali.
In conclusione, se col parere in esame, da un lato, assistiamo ad un ridimensionamento (ancorché non ad una radicale esclusione) del ruolo comunale in seno alle conferenze di servizi in materia ambientale che per certi versi andrebbe più attentamente calibrato (in particolare, in materia di AIA), d’altro canto si assegna opportunamente alle autorità tecniche in materia sanitaria ed ambientale una centralità in seno alle conferenze di servizi che sinora era stata negata dalla giurisprudenza la quale ne aveva, al più, “tollerato” la partecipazione alle conferenze decisorie quali soggetti privi di competenze proprie.
E tuttavia v’è il concreto rischio che un tale riconoscimento di centralità del parere delle autorità tecniche si riveli sostanzialmente velleitario laddove -a seguito del d.lgs. n. 127/2016- le stesse amministrazioni che abbiano espresso un dissenso “qualificato” sono onerate di proporre un ricorso in opposizione al C.d.M. avverso la determinazione della conferenza: iniziativa quest’ultima che difficilmente può prescindere da valutazioni politico-amministrative (tant’è che per le amministrazioni statali dissenzienti l’opposizione è proposta dal Ministro competente) e che appare per certi versi incompatibile con la stessa missione tecnico-scientifica di questi organismi.
In un tale contesto si crede di essere facili profeti nel prevedere che ben poche opposizioni verranno proposte da ASL, ARPA o Vigili del Fuoco.
L’obiettivo di deflazionare il carico gravante sul Consiglio dei ministri sarà senz’altro raggiunto; ma probabilmente con l’effetto di aumentare il contenzioso giurisdizionale.
In ogni caso, con gravi rischi di ulteriore indebolimento della tutela procedimentale degli (ex) “interessi sensibili”.
Per il testo della sentenza (estratto dal sito istituzionale della Giustizia Amministrativa) cliccare sul pdf allegato
SCARICA L’ARTICOLO IN FORMATO PDF

21 gennaio 2014

SPEZIA POLIS : I NODI DELL' AMBIENTE E DEL CARBONE

SpeziaPolis: TANTO Carbone sempre  TANTI Problemi
Immagine tratta da facebook

Nel giorno dell’Epifania, con il  video-documento(in coda al post)del ciclo del carbone alla centrale Enel della Spezia, il Comitato SpeziaViaDalCarbone ha rappresentato e sintetizzato i problemi ......... quotidiani puntualmente denunciati durante gli ultimi due anni

Immagine tratta da facebook

  Ed....... inoltre il NODO FONDAMENTALE DEL CARBONE per PORTO TOLLE...........


Le economie degli sport invernali e dell'agricoltura sono già state gravemente colpite dai cambiamenti climatici. In futuro avremo nuovi "profughi climatici", solo un po' meno poveri di quelli già in cammino nei paesi colpiti dalla siccità. E i due metri di neve che hanno bloccato Cortina durante le vacanze sono parte del problema, non la sua negazione.
"Il carbone sta uccidendo neve ... questo è un dato di fatto. Estrazione e combustione del carbone sono i processo più sporcchi e più distruttivi per l'ambiente per generare energia.  La CO2 risultante ha un effetto negativo diretto sui cambiamenti climatici. Le nostre regioni di montagna sono nel mirino del cambiamento climatico e ci sono molti punti caldi del carbone vicino alle nostre comunità montane più famose".
Protect our winters è un'organizzazione americana fondata nel 2007 da Jeremy Jones, uno snowborder che ha toccato con mano l'impatto dei cambiamenti climatici sulla neve delle montagne americane. Scopo dell'organizzazione è creare
Protect Our Winters (POW) was started in 2007 by pro snowboarder Jeremy Jones who witnessed first-hand the impact of climate change on our mountains. - See more at: http://protectourwinters.org/about#sthash.PLamhkEX.dpuf

About Us

  • Protect Our Winters (POW) was started in 2007 by pro snowboarder Jeremy Jones who witnessed first-hand the impact of climate change on our mountains.
- See more at: http://protectourwinters.org/about#sthash.PLamhkEX.dpuf
"consapevolezza in tutta la comunità degli sport della neve sulle questioni più urgenti riguardo al carbone nelle nostre regioni di montagna per creare un'ondata di attivismo della comunità e di azione per aiutare la transizione dal carbone a energie alternative e rinnovabili in queste aree".

Tutti gli articoli  integrali su    SpeziaPolis e guarda il video


21 dicembre 2013

Comunicato Rete Savonese Fermiamo il carbone 21 dicembre 2013

Comunicato Rete Savonese Fermiamo il carbone 

Abbiamo letto che il ministero dell'ambiente avrebbe giudicato "non accoglibile" la richiesta della centrale di usare per l'accensione olio combustibile con percentuale di zolfo di oltre tre volte quella autorizzata in sede di AIA.
 Il Ministero preciserebbe che tale modifica «costituisce un pregiudizio della qualità ambientale» e comporterebbe «un aggravio ambientale di per sé». 

Questo diniego viene dopo nove mesi dalla richiesta di modifica da parte dell'azienda, azienda che, in assenza di risposta dal ministero, comunicò avvalendosi di disposizioni del d.lgvo 152 l'applicazione della modifica dal 3 giugno scorso.
Già a partire dal 25 luglio scorso Uniti per la Salute, associazione aderente alla Rete savonese Fermiamo il Carbone, scrisse in proposito al ministero tre note chiedendo tra l'altro "" si fa presente che la modifica proposta, andando ad incidere sostanzialmente sulla percentuale di zolfo contenute nell’OCD (da 0,3% all’ 1%), avrebbe tra le conseguenze, anche quella di concentrare nelle fasi di avviamento un utilizzo di olio con tenore di zolfo superiore di oltre il 300% rispetto a quanto autorizzato in sede di AIA (si consideri inoltre che, come affermato nella citata nota dell’azienda “nella marcia a carbone oltre che nella fase di avviamento l’OCD è utilizzato come stabilizzante durante l’esercizio a potenza..” )
In ogni caso è nostra motivata convinzione che, per la quantità e la qualità della modifica proposta, questa costituisca una variante sostanziale che dovrebbe essere sottoposta ad autorizzazione ordinaria e comunque discussa in una nuova conferenza dei servizi"
 

A questo punto formuliamo solo tre domande:
1)E' normale che con tanti enti e persone a vario titolo preposti ai controlli per la finalità di tutela dell'ambiente, del territorio e in definitiva della salute, la richiesta di chiarimenti su un punto così importante sia partita da un'associazione di semplici cittadini?
 

2) è logico che il ministero impieghi ben nove mesi per dichiarare non accoglibile la richiesta di modifica definendola sostanziale, cosa che, come visto, pareva palesemente evidente nella nota di UPLS del 25 luglio?
 

3) La ritardata riposta ha permesso, secondo quanto dichiarato ufficialmente dall'azienda con la nota del 28 maggio, di applicare la modifica, quindi permesso alla centrale di bruciare dal 3 giugno e presumibilmente per oltre sei mesi olio combustibile denso con tenore di zolfo triplo rispetto a quello consentito in sede di AIA. Ora poiché lo stesso ministero avrebbe definito la modifica come «pregiudizio della qualità ambientale» e «un aggravio ambientale di per sé» è legittimo domandarci: chi ne risponde alla popolazione che vive nel territorio?
 

Savona 21.12.2013

26 luglio 2013

NUBI NERE SUL TESTO APPROVATO ALLA CAMERA E IN DISCUSSIONE AL SENATO del Decreto 61/2013

Decreto 61/2013 su “nuove disposizioni urgenti a tutela dell’ambiente, della salute
 e del lavoro nell’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale”(A.S. 941 approvato dalla Camera dei
 Deputati)
NUBI NERE SUL TESTO 
APPROVATO ALLA CAMERA E IN DISCUSSIONE AL SENATO
In primo luogo ISDE è preoccupata perché viene avanti una legislazione straordinaria che rischia di modificare le basi dell’attuale normativa ambientale o di influenzare negativamente molte altre situazioni che hanno caratteristiche diverse dal caso ILVA; inoltre ISDE deve sottolineare numerosi elementi critici che occorre riequilibrare:

- sono previste prescrizioni per l’AIA basate solo sui tempi di attuazione e non anche su criteri di rispetto di adeguamento tecnologico e di azioni di risanamento che quando non rispettati dovrebbero permettere la riapertura della stessa AIA;
- permane un quadro confuso a seguito della deroga prevista per l’AIA, in quanto non viene chiarito cosa accade quando le prescrizioni dell’AIA non son o rispettate dai commissari, specie avendo cancellato la figura del Garante;
- a fronte dei tempi scaduti da oltre 6 mesi per l’attivazione dei provvedimenti autorizzativi per le discariche, la gestione dei rifiuti e delle acque, non è fatto riferimento a tempi e modalità per la
messa a norma;
- vengono allungati di un anno i tempi di risanamento degli impianti ai fini della tutela di ambiente e salute;
- vengono concessi ben 150 giorni per l’adozione del piano delle misure redatto dai tre esperti;
- viene fatto riferimento a disponibilità residue per fare fronte alle bonifiche, anziché destinare allo scopo le risorse e i beni sequestrati ed i proventi dell’attività dell’impresa in accordo al principio“chi inquina paga”;
- non viene precisato il criterio di scelta del Commissario governativo, che deve garantire completa imparzialità e capacità di interpretare correttamente il ruolo di commissario di una società privata nominato dal pubblico, per evitare scivoloni come quelli recenti del Commissario Bondi sul ruolo del fumo di tabacco;
- è depotenziata la Valutazione del Danno Sanitario (VDS), in quanto si prevede che i rapporti di valutazione del danno sanitario debbano essere conformi ai criteri metodologici stabiliti da un decreto interministeriale già previsto dalla legge salva-Ilva n. 231/2012 (attualmente all’attenzione della Corte dei Conti), che è meno protettivo per la salute dei cittadini rispetto alla normativa pugliese;

- non viene previsto il riesame dell’AIA neppure a fronte di dati epidemiologici e sanitari che risultassero allarmanti, per cui se anche la regione competente chiedesse il riesame dell’ AIA, in
linea con quanto permesso dal Decreto 61 (art. 1, comma 7), il Governo potrebbe opporsi.
In particolare, in relazione agli ultimi due aspetti, molto rilevanti per la tutela della salute, è necessario sottolineare un approccio non precauzionale del decreto interministeriale in corso di approvazione, in cui le valutazioni epidemiologiche sono subordinate al risk assessment e al superamento delle soglie previste dalla legge vigente per gli inquinanti normati, in palese contrasto con: 

a) letteratura scientifica e raccomandazioni OMS che, anche di recente per il particolato aereo, ha suggerito come i valori soglia di legge non siano sufficienti a tutelare la salute,
b) conoscenze avanzate su valutazione di impatto ambientale sulla salute, avendo optato per un uso meccanicistico della procedura di risk assessment,
c) necessaria attenzione alla valutazione cumulativa del rischio anziché alla singola sostanza,
d) palese disattenzione alla prevenzione primaria da applicare quando le conoscenze sono sufficienti, com'è il caso di Taranto,
e) non rispetto del principio di precauzione.
In considerazione di quanto esposto, ISDE auspica che la proposta di legge 
attualmente all'esame del Senato possa 
 essere efficacemente modificata al fine di consentire una adeguata tutela ambientale e sanitaria e il pieno rispetto dei diritti Costituzionali dei cittadini, che deve valere a
Taranto e in tutti gli altri siti inquinati.
 
Arezzo, 25 Luglio 2013
Roberto Romizi, Presidente ISDE Italia
Agostino Di Ciaula,Referente ISDE Puglia

22 marzo 2013

Los.Angeles dirà addio al carbone entro il 2025

Los Angeles dirà addio al carbone entro il 2025 Tratto da Rinnovabili.it

Los Angeles dirà addio al carbone entro il 2025
 – Fare a meno dell’energia fornita dalle centrali elettriche a carbone per inaugurare un futuro urbano meno responsabile sul piano dell’inquinamento e dell’impronta ecologica. Succede a Los Angeles, metropoli americana di oltre 3 milioni e 800 abitanti, decisa divenire la prima grande città degli Stati Uniti ad abbandonare il discusso carburante fossile per le sue esigenze elettriche entro il 2025. Il Dipartimento cittadino per l’acqua e l’energia si sta attivando per eliminare gradualmente l’importazione di energia elettrica da due impianti fossili in Arizona e nell’Utah da cui attualmente ottiene quasi il 40% dell’energia necessaria a soddisfare le esigenze urbane.

“L’era del carbone è finita“, ha commentato in comunicato stampa ufficiale il sindaco Antonio Villaraigosa. “Credo che l’unico modo per ottenere l’obiettivo sia quello di impostare tempistiche aggressive. Con l’abbandono del carbone e nuovi investimenti nelle energie rinnovabili ed efficienza energetica, ridurremo la nostra impronta di carbonio e costituiremo un precedente per il mercato elettrico nazionale”. La notizia è stata accolta con soddisfazione l’ex vice presidente Al Gore che ha fatto sapere come la “decisione di terminare la dipendenza dal carbone sporco per guidare la città verso un futuro più sostenibile sia un passo coraggioso sulla via della soluzione della crisi climatica”.

Notizie dall' Italia....:lungimiranza poca e carbone avanti tutta



Tratto da NtaCalabria

La centrale di RossanoRdT Franco Nisticò: “Bentornati nell’ottocento, ma autorizzati dal ministero”

Dobbiamo dirlo: apprezziamo la risposta di Enel Spa. La multinazionale miliardaria, dimostrandosi più democratica di molte istituzioni “democratiche” non si sottrae al dibattito pubblico che noi abbiamo sempre stimolato. Del resto i fumi che la centrale di Sant’Irene libra in aria attraverso le torri da 200 metri li respiriamo noi cittadini i quali, quindi, devono essere informati sull’attività della centrale, preferibilmente prima che le caldaie vengano messe in funzione.
Nell’apprezzamento, tuttavia, siamo costretti a chiedere ulteriori chiarimenti e qualche rettifica.
Intanto, apprendiamo con piacere che Enel Spa smentisce i dati da noi forniti nel comunicato stampa del 17 Marzo, perché si trattava di dati profondamente inquietanti: migliaia di chili di ossido di zolfo, ossido di azoto, monossido di carbonio eccetera. 
Il punto, un po’ imbarazzante a dire il vero, è che quei dati sono stati forniti dalla stessa Enel Spa, e sono riportati nel Registro Europeo delle Emissioni, documento ufficiale della UE che viene redatto, appunto, coi contributi dalle aziende. Chi è impreciso tra Enel ed Enel?
Per fortuna Enel Spa dichiara di rispettare l’AIA, anche perché se avessimo avuto il sospetto che questo non accadesse, più che un comunicato stampa ci saremmo rivolti alla procura. 
Ed invece noi siamo convinti che la centrale rispetti l’AIA, anche perché il rigidissimo sistema di controllo a cui fa riferimento l’azienda è costituito da: ispezioni ISPRA preannunciate all’azienda dettagliatamente ad inizio di ogni anno; ispezioni dell’azienda stessa;  le citate centraline di rilevamento della qualità dell’aria, che sono sempre di Enel. Insomma, il controllato si controlla da solo, non abbiamo speranza che Enel non rispetti l’AIA........
E poi c’è un lapsus che è bene smentire visto che ricorre spesso: l’AIA non tutela la salute dei cittadini. Può un’autorizzazione tutelare la salute se nella commissione ministeriale non c’è ....un medico?Non credo ci siano cittadini disposti a farsi tutelare sanitariamente da un ingegnere o un geologo, per cui evitiamo di fare cattiva informazione.
Non abbiamo ben compreso, poi alcuni punti, e ci farebbero piacere dei chiarimenti: quanto dichiarato dall’azienda implica che nel “semplice vapore acqueo” che abbiamo visto nei giorni scorsi, non c’era particolato, come PM2,5 o PM0,1 (dannosissimi per la salute)? La centrale non fa uso di decoloranti per i fumi? Se non c’è un problema con gli ossidi di zolfo (Sox) perché l’azienda nel 2012 ha fatto richiesta di adeguamento delle prescrizioni proprio per questi componenti? ......
Crediamo che le risposte a queste domande siano di grande interesse per i cittadini, ben più del rispetto di importanti autorizzazioni, a nostro parere, su misura.
Flavio Stasi
Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”

Tratto da  Globalist

Sulcis: quando i veleni inducono al suicidio

E' da metalli pesanti l'inquinamento del Sulcis, territorio a" vocazione" mineraria da millenni.
di Eleonora Di Marino

......E' da metalli pesanti l'inquinamento proveniente dalle industrie dell'alluminio e dalla centrale a carbone di Portovesme, nei milioni di metri cubi di fanghi rossi, dalle cui ciminiere fuoriescono, tra gli altri, arsenico e mercurio, polveri sottili e ultrasottili, anidride solforosa e biossido di azoto. Inquinamenti visibili ed invisibili, che non solo attraverso l'alimentazione, ma anche attraverso la stessa aria che respiriamo, raggiungono il nostro organismo per accumularvisi, lentamente, creando gravi, spesso letali, conseguenze.
"Nelle aree industriali i principali aumenti di rischio sono per i tumori della pleura, polmone, fegato, vescica e tessuto linfoematopoietico, per le malattie circolatorie, le malattie dell'apparato respiratorio e, tra queste, la pneumoconiosi. .....
Oltre la dimostrata insorgenza di tumori dovuta ad una prolungata esposizione a queste sostanze (l'arsenico, ad esempio, può essere causa di cancro linfatico, cancro al fegato, cancro della pelle, così come è stato provato un incremento di mortalità per tumore del pancreas nell'industria dell'alluminio ALCOA), patologie più difficili da conoscere e riconoscere possono insorgere per una presenza di metalli pesanti oltre il limite: danni al sistema nervoso centrale e demenza (alluminio), fratture ossee, danni immunitari, disordini psicologici (cadmio), distruzione del sistema nervoso (piombo), danni al cervello, danni al DNA (mercurio), sono solo alcune delle conseguenze del nostro contatto prolungato con un ambiente gravemente compromesso.

Nel 1998, un gruppo di ricercatori decise di intraprendere uno studio, avvenuto in dieci anni, sull'impatto dell'inquinamento da piombo sul quoziente di intelligenza dei bambini di Portoscuso, attraverso l'analisi del capello su 800 bambini sardi  provenienti da Portoscuso, Sant'Antioco e Sestu, Carbonia, Gonnesa, San Giovanni Suergiu e Sinnai, Perdasdefogu, Escalaplano e Jerzu. L'analisi dei dati ha evidenziato che i valori di piombo presente nei bambini di Portoscuso sono il doppio di quelli di Sant'Antioco e quattro volte quelli di Sestu. Associando ad essi delle variabili riguardanti lo sviluppo dell'organismo, la ricerca mise in luce che respirare il piombo non fa crescere i bambini. L'esposizione al piombo non solo influenza il livello del quoziente intellettivo, ma può causare encefalopatia, atassia, deficit del linguaggio, convulsioni e coma, deficit dell'apprendimento, dell'integrazione spaziale e problemi di coordinazione motoria, iperattività, carenza d'attenzione ed anche aggressività.
I metalli pesanti sarebbero quindi in grado di influenzare le funzioni cerebrali, ed insieme ad essa, anche la sfera comportamentale. .......
La presenza nell'organismo di metalli pesanti, tra cui il mercurio in primis, ma anche cadmio e piombo, possono condurre a forme depressive anche gravi........
Eppure nel Sulcis si continua a prendere ed a perdere tempo, destinando ingenti risorse (leggi Piano Sulcis) al mantenimento in vita delle produzioni che hanno ucciso e che continuano ad uccidere l'uomo, la dignità e l'ambiente, riservando alle bonifiche soluzioni e risorse parziali che non permettono un'adeguata riconversione nei tempi e nei modi necessari per un vero rilancio del territorio: non sarà per caso che questi veleni hanno già intaccato il delicato organismo dei nostri politici?

  Leggi l'articolo integrale su  Globalist

14 ottobre 2012

L' AIA dell' Ilva va in Procura

Tratto da Peacelink

Comunicato stampa

Una veduta aerea dell'acciaieriaPeaceLink mette sul web l'AIA Ilva e va in Procura

Appare evidente che di fronte a una situazione di pericolo segnalata la commissione AIA non dà risposte sulla sussistenza o sulla eliminazione del pericolo stesso ma dichiara che non è di sua competenza valutare l'efficacia delle migliori tecnologie disponibili che a tale pericolo dovrebbero dare una risposta.
 E' un'esplicita ammissione di inadeguatezza e ciò nonostante si autorizza un impianto che la Procura della Repubblica considera pericoloso
14 ottobre 2012 - Alessandro Marescotti (Presidente di Peacelink)
Su http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/37078.html PeaceLink ha pubblicato il Parere Istruttorio Conclusivo dell'AIA Ilva. In tal modo tutti lo possono scaricare e  consultare.

A pagina 124 del file PDF che mettiamo sul web emerge qualcosa di veramente sorprendente. Infatti la Commissione AIA sulla cokeria non risponde su un punto delicatissimo: la valutazione della diffusione del benzo(a)pirene nel quartiere Tamburi, cancerogeno di classe I per la IARC.
  PeaceLink aveva inviato alla Commissione AIA uno studio scientifico che documentava - con apposite misurazioni - come anche l´adozione di migliori tecnologie disponibili (BAT) non è in grado di assicurare, nel raggio di 1700 metri da una cokeria dotata di BAT, un valore concentrazione di benzo(a)pirene inferiore a 1 nanogrammo a metro cubo. .....


E QUESTA E' STATA LA RISPOSTA DELL COMMISSIONE AIA A P.124 DEL PARERE ISTRUTTORIO CONCLUSIVO::
"L´efficacia delle BAT non è di competenza della Commissione nell´ambito della procedura di AIA" leggi l'articolo integrale

 

Tratto da Peacelik

Il Ministro dell'Ambiente, Corrado CliniPeaceLink smentisce Clini sull'AIA

L'Ilva non riesce a produrre tecnicamente più di 10 milioni di tonnellate/anno. Non ha impianti sufficienti per produrre 15 milioni di tonnellate/anno e infatti non e' mai arrivata a tali risultati produttivi
14 ottobre 2012 - Alessandro Marescotti (Presidente PeaceLink)

E' stata presentata poco fa a Roma la nuova Aia per l'Ilva di Taranto.
Il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha annunciato una riduzione della produzione da 15 a 8 milioni di tonnellate di acciaio all'anno.
E' un bluff.
Inoltre il ministro fornisce un annuncio che non garantisce riduzioni di inquinamento in quanto,anche con 7 milioni di tonnellate/anno, nel quartiere Tamburi di Taranto e' stato sforato il limite di 1 nanogrammo/m3 di benzo(a)pirene, che e' un pericoloso cancerogeno emesso in massima parte dalla cokeria Ilva.

20 dicembre 2011

A BREVE AZIONI IN SEDE GIUDIZIARIA PER LA RESPONSABILITA' DI ENTI E DI SINGOLE PERSONE



Comunicato:

A BREVE AZIONI IN SEDE GIUDIZIARIA PER LA RESPONSABILITA' DI ENTI E DI SINGOLE PERSONE.

Apprendiamo dagli organi di informazione che la Regione Liguria avrebbe approvato la convenzione per il via libera al potenziamento a carbone della centrale. Un titolo recita: Tirreno Power, compensazioni per l’impatto ambientale: 
1 milione a Vado e Quiliano, 7,5 milioni alla Regione.
In attesa di leggere il documento, riteniamo di poter affermare che con le prospettate compensazioni si ammette finalmente che esiste un impatto connesso al potenziamento.



E quindi ci domandiamo se esista denaro sufficiente per compensare la salute dei cittadini, ricordando la chiara posizione dell’Ordine dei Medici e la perizia GIURATA in tribunale dello Studio Terra (commissionata dai comuni di Vado e Quiliano) dove è tra l’altro affermato “… 
Questo fa pensare che il giudizio positivo di compatibilità ambientale dell’opera rilasciata dal ministero dell’Ambiente sia in netto contrasto con il principio di tutela e precauzione della salute dei cittadini, senza l’acquisizione preventiva dei risultati di opportuni approfondimenti”.
 
Nonostante il NO al potenziamento proclamato alla viglia delle elezioni, nonostante l’enorme documentazione  tecnica, medica e scientifica, nonostante il motivato parere negativo dei sindaci di Vado e Quiliano e di ben 16 altri comuni, la Regione avrebbe dunque dato questo via libera.




Poichè riteniamo di aver ravvisato nella procedura gravi irregolarità, annunciamo che a breve, con diversi Comitati, Associazioni e Partiti, saranno avviate ulteriori azioni in sede giudiziaria dove verranno evidenziate quelle che riteniamo responsabilità sia di enti sia di singole persone.




Leggi su Ivg





Tirreno Power, il Sindaco Ferrando e Uniti per la Salute annunciano battaglia

Vado/Quiliano.“Noi non siamo contro lo sviluppo, tuttavia nel progetto di Tirreno Power, che nessuno ha ancora visto, non ci sono garanzie ambientali e per la salute dei cittadini”. Così il sindaco di Quiliano Alberto Ferrando commenta il via libera regionale alla ristrutturazione della centrale vadese.

“Non esiste al momento nessun calcolo, nessun dato che possa affermare l’effettiva riduzione delle emissioni come dice l’azienda. Il progetto illustrato in Conferenza dei servizi non è lo stesso di quello attuale e quindi rimaniamo contrari.
Non posso che esprimere la mia delusione per la delibera della Regione che non ha ascoltato le esigenze del territorio. E’ un vero e proprio regalo natalizio a Tirreno Power” aggiunge il primo cittadino di Quiliano.

“E’ nostra intenzione mettere in campo, assieme al Comune di Vado Ligure e a quanti sono contrari a questo progetto, tutte le iniziative politiche, amministrative e giuridiche per contrastare la realizzazione dell’opera”.
“Le compensazioni economiche e ambientali non ci convincono, anche perchè bisognava prima ottenere l’AIA sui due gruppi esistenti e poi procedere ad una seria valutazione ambientale, invece si vara un nuovo gruppo da 460 MW…Mi pare ci sia poca chiarezza e molto ambiguità…” conclude il primo cittadino di Quiliano.

Sulla stessa linea anche il sindaco di Vado Ligure, Attilio Caviglia, che attende di leggere nel dettaglio la delibera approvata dalla giunta regionale: “Le compensazioni economiche e ambientali sono tutte da verificare così come il controllo ed il monitoraggio sulle emissioni inquinanti e non è detto che le risorse destinate a Regione e comuni siano sufficienti. 
Inoltre la realizzazione del terzo gruppo è da valutare non solo in relazione a Tirreno Power ma a tutto il comprensorio vadese e a quello che sarà lo status delle emissioni tra dieci anni. La ristrutturazione dei due gruppi non riuscirà e compensare il livello di qualità dell’aria di questo territorio”.

Tratto da Savona News

Il Sindaco di Vado: contro l'ampliamento una grande manifestazione civile

Si dice molto deluso il Sindaco di Vado dal si della Regione all’ampliamento a carbone ma ancor di più dalla mancanza di chiarezza che da tempo avvolge la vicenda. “A questo punto non interessano le resposabilità e non si vuole colpevolizzare, ma vogliamo risposte sulla situazione ambientale e sopratutto sanitaria della zona. Senza aver accertato questo come può la regione deliberare? Pur comprendendo le problematiche degli operai lavoratori e delle imprese del territorio che parteciperebbero alle commesse, è una sconfitta della politica.  

La Regione si lava le mani - continua Attilio Caviglia - e lascia che la questione sia diramata a livello giuridico, la politica viene meno al suo ruolo, da qui la delusione. 
Il sindaco di Vado annuncia dunque quelli che secondo lui saranno le prossime mosse a cominciare da un appello al TAR dopo la conferenza Stato-Regione. 
“Politicamente non ci si vuole comportare come la regione, anzi l'idea e' quella di organizzare una grande manifestazione della società civile, da organizzare con i comuni del comprensorio.”

“La speranza e' quella di non esser lasciati soli, che non sembri solo la preoccupazione di due comuni, ma di tutte le istituzioni contrarie che si mobilitano. Una manifestazione civile e pacifica, ma forte, da concordare con gli altri consigli comunali per chiedere che la situazione

venga finalmente monitorata (di chi e' la competenza? Chi deve dare l'ordine? Regione o provincia? Sarebbe bello almeno saperlo). Occorre venga data risposta alle domande sollevate dalla perizia dell’Ing. Stevanin.