COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta sequestro preventivo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sequestro preventivo. Mostra tutti i post

18 settembre 2014

1) ORE DECISIVE PER LA PROBLEMATICA TIRRENO POWER 2) CIMINIERE KILLER: l'inchiesta su "La nuova ecologia".

ORE DECISIVE PER LA 
PROBLEMATICA TIRRENO POWER
                              
Questa mattina, ALLE ORE 10, è fissato un nuovo  INCONTRO A ROMA  della commissione istruttoria per l’AIA......
Restiamo in attesa auspicando che "ANCHE LA SALUTE DEI CITTADINI VENGA POSTA SOPRA I TAVOLI.... "

Leggi anche su Il Secolo XIX

Tirreno Power, Arpal: «Aria più pulita con la centrale chiusa»


Pubblichiamo intanto un nuovo articolo 
tratto da LInfAlab.

Ciminiere Killer. 

La nostra inchiesta su La nuova ecologia



Il carbone è la fonte fossile utilizzata per produrre energia elettrica che emette più CO2. Secondo il dossier Stop al carbone 2013 di Legambiente per ogni kWh prodotto dalle centrali a carbone italiane vengono emessi 857,3 grammi di CO2 nell’atmosfera. 

 Ma la combustione rilascia anche molte altre sostanze dannose per la salute umana: arsenico, cromo, cadmio, mercurio, polveri sottili.Ne pagano le conseguenze soprattutto le popolazioni che vivono a ridosso delle zone contaminate dai fumi e dagli scarichi delle centrali. E in ognuno di questi luoghi, cittadini e associazioni combattono la loro strenua battaglia contro il killer silenzioso. 

Come a Vado ligure e Quiliano, dove dagli anni ‘70 i savonesi vivono all’ombra della Tirreno Power.
Sotto sequestro preventivo dall’11 marzo per ordinanza del gip di Savona Fiorenza Giorgi, la centrale sarebbe responsabile, secondo la procura, della morte di circa 442 persone fra il 2000 e il 2007, di 1.700-2.000 ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari e 450 ricoveri di bambini per patologie respiratorie e attacchi d’asma fra il 2005 e il 2012.


“La prova del disastro ambientale con conseguenza sulla salute dei cittadini starebbe nella rarefazione dei licheni e nell’aumento delle malattie provocate dalle emissioni dei camini, che raggiungerebbero ben 23 comuni della provincia” afferma il procuratore nelle pagine dell’ordinanza che accoglie la richiesta di sequestro formulata dal pm Francantonio Granero, dopo un’indagine di due anni, da giugno 2011 ad agosto 2013, e i risultati di due consulenze tecniche, una epidemiologica e l’altra ambientale. L’accusa è di disastro ambientale doloso e di omicidio colposo.

Sigillo in centrale
Oltre all’ex direttore generale della Tirreno Power Giovanni Gosio e all’ex direttore di centrale Pasquale D’Elia, sono iscritti nel registro degli indagati altri due ex capocentrale, Emilio Macci e Stefano La Malfa, e Gianni Biavaschi, direttore del personale proprio a Vado. Ad aggravare la situazione della società ci sarebbero anche una serie di violazioni all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) e le sei pagine del verbale d’ispezione dell’Ispra che lo scorso febbraio ha notificato all’azienda irregolarità nel sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni in atmosfera.
L’Aia era stata concessa alla centrale il 14 dicembre 2012 direttamente dal ministero dell’Ambiente con il ministero della Salute, dello Sviluppo economico e dell’Interno, dopo ben 5 anni dalla richiesta inoltrata dalla società. Definita dal gip Fiorenza Giorgi “estremamente vantaggiosa e frutto di un sostanziale compromesso”, l’autorizzazione comprendeva anche una serie di misure che in passato erano state giudicate non assoggettabili alla Valutazione di impatto ambientale, quindi fino a quel momento negate a Tirreno Power. Il compromesso prevedeva la costruzione di un nuovo gruppo a carbone in linea con le migliori tecnologie disponibili e il rifacimento integrale, nel giro di pochi anni, dei due vecchi gruppi Vl3 e Vl4 ormai obsoleti. L’impianto ha sempre esercitato su livelli di emissioni vicini al massimo previsto per legge, ma distanti (limitatamente ad alcuni parametri) da quelli stabiliti dalle migliori tecnologie disponibili. “In definitiva, seppure non sia possibile affermare, che il gestore abbia violato i valori limite di emissione previsti dalla legge, va tuttavia rilevato – scrive il gip – che l’esercizio della centrale è stato caratterizzato da una sistematica violazione delle prescrizioni imposte nei provvedimenti autorizzativi”.

Norme disattese
Nell’ordinanza di chiusura dell’impianto della Tirreno Power – partecipata al 39% da Sorgenia, al 50% dal Gdf Suez e all’11 % tra Iren e Hera – sono indicate quattro irregolarità: la prima è la mancata installazione, nel termine di nove mesi dal rilascio dell’Aia, di un sistema di monitoraggio delle emissioni a camino, che una volta installato è stato posizionato in modo difforme alle prescrizioni (nella parte superiore del camino anziché all’interno), compromettendo i dati acquisiti dal sistema. L’ordinanza contesta inoltre l’uso di un olio per l’accensione dei forni con percentuali di zolfo (1%) tre volte superiori alla media stabilita (0,3%) e, terzo fatto grave, la mancata copertura dei carbonili. Si tratta delle aree in cui viene stoccata la fonte fossile di energia che con 50.000 m² di spazio ospita 300.000 m³ di carbone spesso soggetto a movimentazione e causa di ingenti dispersioni di emissioni diffuse.


Per ultime sono state anche registrate una serie di irregolarità nella gestione degli scarichi di produzione e dei rifiuti.
Ma i guai per la Tirreno Power non finiscono qui. Sono infatti indagate da metà giugno altre nove persone per traffico illegale di rifiuti: un’indagine collaterale che ha portato alla scoperta di 27.000 tonnellate di “ceneri leggere” trasportate nel cuneese in 15 mesi.
Destinate a impianti per cementifici, in realtà venivano portate prima in un capannone a Novello d’Alba e poi sotterrate nel territorio di Narzole, a pochi metri dal fiume Tanaro.

Cittadini controllori 

Le violazioni sono avvenute anche grazie all’indifferenza degli organi preposti al controllo, come è evidenziato esplicitamente nell’ordinanza.

«Sono stati infatti cittadini e associazioni, la rete savonese “Fermiamo il carbone”, a sottolineare le responsabilità di buona parte di politici e amministratori – racconta Annibale Biggeri, epidemiologo ambientale e docente di Statistica medica –. Per anni si è ignorata la situazione sanitaria e ambientale denunciata, a proprie spese, con perizie, denunce e diffide proprio dalla Rete». Nel 2010 le associazioni di cittadini hanno anche consegnato un esposto in procura, mossa che ha portato l’anno successivo all’avvio delle indagini da parte della magistratura. Nel marzo di quest’anno è partita una campagna di raccolta della documentazion sanitaria di coloro che ritengono essere stati colpiti dall’inquinamento di Tirreno Power.«Ma oggi, ciò che fa ancora più male, oltre al danno, è la beffa – aggiunge Biggeri – L’uso strumentale del ricatto occupazionale da parte dei maggiori responsabili di questa situazione».

Ambiente e lavoro

All’indomani della chiusura dei gruppi a carbone, infatti, è iniziato il tiramolla tra sindacati e azienda -
TP-NE-3 
Leggi l’intervista al presidente dell’ordine dei medici di Savona 
Sotto il video dell'intervista al Presidente dell' Ordine dei Medici Ugo Trucco  nel seminario "L'impatto sanitario del carbone. La funzione sociale del medico: promotore di salute e ambiente" a Savona del  15 luglio 2014.

25 ottobre 2013

La singolare protesta dei deputati Cinque Stelle «Sequestro preventivo della centrale a carbone.

tirreno power


 «VOGLIAMO IL SEQUESTRO DI TIRRENO POWER»

 La singolare protesta dei deputati Cinque Stelle 
..... Leggi l' articolo integrale su ilsegnonews


Tratto da  Ivg 

Tirreno Power, i grillini chiedono sequestro preventivo dei gruppi a carbone

Vado L. “Chiediamo agli organi competenti l’immediato sequestro dei gruppi 3 e 4 come atto precauzionale dovuto per la tutela della salute pubblica. L’immediata cessazione dell’effetto della combustione del carbone, secondo il mondo scientifico, creerebbe un beneficio sanitario immediato nella popolazione esposta, soprattutto nei bambini ed in particolar modo per patologie quali ictus, infarti, allergie. 
Gli effetti positivi sarebbero poi molto ampi nel medio e lungo periodo soprattutto per quanto riguarda diverse tipologie di tumori, in particolare a polmoni, vescica, laringe”. 
Lo affermano in una nota i parlamentari grillini che chiedono il sequestro preventivo della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure.
Basta all’ipocrisia che da 40 anni permette di bruciare ogni giorno in mezzo alle case e alle scuole 4.000 tonnellate di carbone, combustibile fossile ritenuto universalmente dal mondo scientifico internazionale il più dannoso e nocivo per la popolazione.  …Leggi tutto

10 settembre 2013

Peacelink,il nuovo sequestro da un miliardo di euro ci incoraggia nella lotta per legalita'.

Tratto da Facebook di Alessandro Marescotti :Taranto e' ormai difesa solo dalla magistratura e dalla buona volonta' dei suoi cittadini.

Il nuovo sequestro da un miliardo di euro ai danni della famiglia Riva e' una notizia importante che ci incoraggia a proseguire a supporto dell'unica speranza che abbiamo: la lotta nonviolenta per la legalita'.

Tratto da La Repubblica Bari 

Ilva: Peacelink, nuovo sequestro ci incoraggia in lotta per legalita'

Taranto, 10 set. (Adnkronos) - ''Il nuovo sequestro da un miliardo di euro ai danni della famiglia Riva e' una notizia importante che ci incoraggia a proseguire a supporto dell'unica speranza che abbiamo: la lotta nonviolenta per la legalita'''. Lo afferma Alessandro Marescotti, presidente dell'associazione ambientalista Peacelink, a proposito della prosecuzione delle operazioni di sequestro preventivo per equivalente finalizzata alla confisca disposto il 22 maggio dal gip del tribunale del capoluogo jonico. ''Nel mirino delle Fiamme Gialle sarebbero finite oltre dieci societa' collegate alla holding Riva Fire, e questo da' l'idea di quanto esteso e ramificato sia il potere economico che abbiamo di fronte'', aggiunge. ''Mentre la politica delude e, tranne rari casi, ci abbandona - conclude Marescotti - la magistratura persevera e ci consente di dire che per Taranto ci puo' essere un futuro diverso''.
(10 settembre 2013 ore 19.02)

11 ottobre 2012

Italcementi di Colleferro : sotto sequestro per inquinamento eccessivo

 Tratto da Diretta news.it

Italcementi: sotto sequestro lo stabile di Colleferro per inquinamento eccessivo


COLLEFERRO: SEQUESTRO ITALCEMENTILa questione dell’inquinamento ambientale causato dall’attività produttiva industriale ha raggiunto nel nostro Paese alti livelli di risonanza grazie al caso gravissimo dell’Ilva di Taranto. Ma quanto successo nel capoluogo di provincia pugliese non è di certo un caso isolato all’interno del panorama nazionale.
A tal proposito, proprio oggi il gip di Velletri, Giuseppe Cairo, dopo una consulta con il pubblico ministero locale Giuseppe Travaglini, ha deciso di disporre il sequestro preventivo dello stabile di Colleferro in cui Italcementi è attiva da anni. 
Le ragioni del sequestro sono riconducibili al tasso di inquinamento prodotto dallo stabilimento dell’azienda, tasso che supera i livelli consentiti da alcune norme dell’Unione Europea. 
 In particolare la dirigenza dell’Italcementi di Colleferro, in provincia d Roma, avrebbe raggirato alcune regole che in sede comunitaria sono state definite per ridurre l’emissione di sostanze dannose alla salute e inquinanti.
Il gip ha assegnato all’azienda dieci giorni di tempo entro i quali adeguare la struttura alle norme vigenti, secondo quanto riferito alla stampa da alcune fonti giudiziarie. Nel frattempo il direttore Alfredo Vitale è stato iscritto all’interno del registro degli indagati.....
A condurre l’inchiesta che ha portato al sequestro dello stabile è stata l’Arpa, un’agenzia regionale che nel Lazio si occupa di questioni ambientali.Leggi l'articolo integrale

02 agosto 2012

Wwf: “Ministro Clini ritiri le autorizzazioni rilasciate all’ILVA di Taranto .

 Tratto da Stato Quotidiano

ILVA, Wwf: “Ministro Clini ritiri autorizzazioni rilasciate all’impianto”


Roma – “IL Ministero dell’Ambiente ritiri in autotela l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciata dal Governo precedente allo stabilimento Ilva di Taranto e preveda la sospensione delle autorizzazioni ambientali antecedentemente rilasciate e sostituite dall’AIA”. E’ la richiesta del WWF Italia al Ministero dell’Ambiente in merito allo stabilimento Ilva di Taranto. “L’intervento della magistratura – prosegue l’associazione – dimostra inequivocabilmente che come sostenuto dal WWF, che a tale proposito ha presentato ricorso e che dal 2001 s’interessa con i propri legali dell’inquinamento dell’Ilva di Taranto, non esistevano i termini per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.
Ora, cogliendo spunto dal sequestro degli impianto, il Ministero può rivedere la valutazione sull’AIA e porre ben altre condizioni a garanzia dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente per la ripresa delle attività”.

“Il WWF Italia ricorda inoltre al Ministero dell’Ambiente, semmai ce ne fosse bisogno, che già nel 2001 la Procura di Taranto aveva ordinato con un sequestro preventivo la chiusura degli impianti dell’Ilva, individuando così già da allora la responsabilità dei vertici dell’azienda. E’ quindi paradossale che dopo oltre 10 anni la questione dell’inquinamento ambientale e dei relativi impatti sulla salute debba essere riportata alla ribalta ancora una volta dalla magistratura penale e che nel frattempo la politica non abbia operato per una soluzione reale del problema”.


Sostenere che l’attuale attività dell’Ilva non avrebbe incidenza diretta sugli impatti ambientali e sulle patologie a questi connesse riscontrate sul territorio è quantomeno ‘avventuroso’ almeno per tre motivi: 

  • 1. Da tempo si è riscontrato che le emissioni di notte sono difformi rispetto a quelle registrate di giorno. 
  • 2. L’insieme dello stabilimento è causa d’inquinamento dovuto ad attività pregresse ed è davvero difficile calcolare l’entità complessiva dei rilasci, per prevenire i quali da tempo è stata predisposta un’azione di bonifica mai partita. 
  • 3. Le attuali emissioni si aggiungono dunque a quelle pregresse e, in assenza di certezze sull’assoluto e puntuale rispetto dei limiti previsti dalla legge, occorre adottare un approccio precauzionale totalmente mancato negli ultimi 20 anni”.

“L’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dal Ministero dell’Ambiente ignorava infatti del tutto il pregresso e le responsabilità, un pregresso che il Ministero avrebbe ben dovuto riconoscere, visto che l’area dell’Ilva prima di essere Sito d’Interesse Nazionale (
SIN), era già stata dichiarata dal Ministero stesso ‘area ad alto rischio ambientale’”.

“Se è vero che, anche a seguito di ammodernamenti tecnologici, le emissioni di oggi non sono quelle di 20 anni fa, è altrettanto vero che l’attività inquinante è rimasta costante e quella di bonifica non è mai partita
.  

Se non si vuole tornare ai tempi delle miniere, il diritto al posto di lavoro non può prescindere dalla tutela della salute connessa alle attività produttive e quindi anche alla tutela della salute di tutti coloro che vivono in prossimità di uno stabilimento industriale.

A Taranto tutto ciò è mancato e pertanto il WWF ribadisce che, se da un lato la magistratura non va isolata dalla politica rispetto all’atto dovuto che ha fatto, dall’altro le attività possono riprendere solo alla luce di un serio rispetto dei limiti di emissioni e comunque nell’ottica di una bonifica e riconversione dello stabilimento”.

09 maggio 2011

CENTRALI A CARBONE E ...........NON SOLO" NON VI DAREMO TREGUA" :I cittadini continuano a lottare per fare tutelare la loro salute .

Tratto da Unonotizie

INQUINAMENTO CENTRALE ENEL A CARBONE di CIVITAVECCHIA Tarquinia insorge: presentazione volume ''Non vi daremo tregua''


INQUINAMENTO CENTRALE ENEL CARBONE CIVITAVECCHIA. Tarquinia insorge: presentazione volume ''Non vi daremo tregua''. Ultime notizie Tuscia - Il 21 maggio a Tarquinia, presso il Palazzo dei Priori sede della STAS, verrà presentato il volume “NON VI DAREMO TREGUA”, che contiene i risultati del monitoraggio dell'aria realizzato per disporre di un termine di paragone precedente l'avvio della centrale a carbone di Civitavecchia. È quell'anno zero da tanti promesso e mai realizzato.

Un primo esito del monitoraggio è aver misurato un livello di polveri critico, già prima della messa a regime della centrale a carbone. Una situazione che peggiorerà perché il limite emissivo di TVN è superiore a quello comunitario, come afferma la risposta, pure inserita nel volume, del Parlamento Europeo alla petizione popolare. Il monitoraggio è stato finanziato con il sostegno finanziario di oltre 3000 famiglie, di cooperative agricole e imprenditori e del Consorzio di Bonifica, per denunciare chi inquina l'aria impunemente e danneggia la salute e l'economia agricola e turistica di questa terra, complice il silenzio degli amministratori che hanno scelto le compensazioni.

Il 21 maggio verranno proiettati dei video che mostrano il sindaco di Tarquinia che relativizza la centrale a carbone e mette sotto la lente d'ingrandimento gli agricoltori, che con l'inquinamento dell'aria hanno veramente poco a che fare. Quell'aria, che respiriamo 15.000 volte al giorno e che il carbone riempie di schifezze.......
I cittadini continuano a lottare per spegnere la centrale.


Comitato dei Cittadini Liberi di Tarquinia
_____________________

Tratto da Noalcarbone 08 maggio 2011

“ Brindisi sotto sequestro ”

Il sequestro preventivo delle “torce” del Polo PetrolChimico, congelato fino all’estate prossima, è l’ultimo di una serie di sequestri giudiziari avvenuti nel nostro territorio industriale...
Entro le date prestabilite, si dovranno quindi eseguire plurimilionari lavori di “adattamento” degli impianti esistenti, necessari, all’immissione in atmosfera dei gas residui bruciati da circa cinquant’anni sulle nostre teste; ricaduti nella nostra terra ex agricola; filtrati nelle nostre falde ex potabili.

Nell’area di pertinenza, che s’affaccia sul “Parco Regionale le Saline di Punta della Contessa”, ospita,
una moderna e potente “Centrale Termoelettrica a TurboGas” da 1170 Megawatt, alimentata a Gas Metano ...
La motivazione dei provvedimenti giudiziari, o reati che possano essere accertati, è sempre la stessa: “violazione delle norme ambientali”.
Che detto in due parole significa non rispettare l’ambiente in cui la gente tenta di dover vivere...

Le responsabilità, molto gravi, e di consueto da accertare, sono dunque, come in ogni caso, sempre imputabili ai colossi Industriali che sfruttano terre straniere che non amano.... esclusivamente per i loro super profitti

... Altro sequestro da record
quello
apposto all’enorme “carbonile scoperto” (immaginate quattro campi di calcio messi insieme), di pertinenza e proprietà della Società EDIPOWER (ex Centrale ENEL BR NORD), in cui venivano stoccate, appunto “a cielo aperto”, enormi quantità di carbone destinato alla combustione nella loro“Centrale Termoelettrica” realizzata, oltre quarant’anni or sono, nel Porto di Brindisi in adiacenza a “Fiume Grande”.Potenza massima complessiva : ... oltre 1000 Megawatt...

Nell’ultimo Febbraio inoltre,
migliaia di cittadini di Brindisi (le cui firme sono state facilmente raccolte su iniziativa del Movimento NO AL CARBONE), hanno presentato alla “amata Procura”, un esposto per l’accertamento di eventuali danni ambientali e violazione delle leggi relative, anche nei confronti della Società ENEL BRINDISI SUD, titolare e proprietaria della “Centrale Termoelettrica a Carbone Federico II” di Cerano, che con i suoi 270 Ettari di estensione (più grande del centro storico), è tra le più grandi e potenti d’Europa. Potenza 2640 Megawatt : ... circa il 15% della produzione nazionale.

L’annesso “carbonile scoperto” di pertinenza, esteso circa come sei campi di calcio insieme, stocca il carbone in arrivo dall’ interminabile “nastro trasportatore” (12 Km. di lunghezza). L’Azienda, di Stato fino a qualche anno fà, è nota a tutti i brindisini per il gentile sussidio al nostro Basket (nostro solo perchè si gioca quì), ed è corresponsabile di una Ordinanza Sindacale cautelativa, che vieta, lungo tutto il nastro trasportatore carbone, qualsivoglia coltivazione agricola nella fascia di mt.500. Moltiplicare per 12.000 metri per ottenere i metri quadri di campagne incriminate....
Che cosa sta succedendo quindi? Qual’è il problema? Dove stiamo sbagliando?
... immaginarlo è estremamente facile
Una cosa è certa, che se non ci pensa la Procura a tutelare il “diritto alla salute” degli abitanti di Brindisi, pare non farlo concretamente nessun altro.
Personalmente, sono mortificato per tutte le situazioni di difficoltà lavorative venutesi a creare. Indistintamente. In quanto coinvolgono miei compaesani, conoscenti ed amici, che apprezzo moltissimo per il lavoro che con sacrificio svolgono e stimo per le famiglie che accudiscono.
Ma il risultato di un comportamento generale, che da sempre ha teso verso la tutela dell’interesse delle grandi Aziende prima di quello del territorio e dell’ambiente in cui “siamo”, è ciò che abbiamo sotto gli occhi: ...tutto sotto sequestro.
Con grandi Imprese che a lungo andare finiscono inevitabilmente per immiserire territori, ed operai e lavoratori che rischiano di perdere il lavoro.
O lo hanno già perso.
Il risultato dei nostri comportamenti è un luogo devastato al collasso, in cui, la gente, a vivere, non ce la fa più.
...Non c’è niente, quindi, di cui essere contenti.
L’unico conforto di cui possiamo godere è, per assurdo, quello di iniziare a sentire la nostra salute e quella dei nostri figli, più al sicuro.
Ed è per questo, prima d’ogni cosa, per cui, noi tutti, ci dobbiamo battere ed impegnare seriamente senza fare guerre tra poveri Cristo prendendocela come stolti l’uno contro l’altro.
Perchè non serve a nulla un posto di lavoro... ad una vita che muore.

Leggi l'articolo integrale di Pierpaolo Petrosillo

_______________________
Tratto da Mediterraneonline.it

Il NO secco di Assobalneari alla centrale a carbone di Saline Joniche
"Ho una figlia di quattro anni e non ho intenzione di lasciarle in eredità una terra invasa dal carbone"
...... Ancora oggi la Sei sta portando avanti la sua “geniale” idea di investire sul carbone nel nostro territorio.
Questa è una scelta scellerata che tutti gli imprenditori turistici del territorio condannano nella maniera più assoluta.....
Proprio in quella stessa area potrebbe essere realizzato un grande villaggio turistico dal nome “La Sei turismo Area Grecanica”; noi come imprenditori ci proponiamo di veicolare la proposta presso le sedi istituzionali e la Regione Calabria per rendere l’area a destinazione turistica. Penso che solo su questo possiamo ragionare altrimenti vi chiedo personalmente e a nome di tutti gli imprenditori del basso Jonio di mollare questa idea.
Ho una figlia di quattro anni e non ho intenzione di lasciarle in eredità una terra invasa dal carbone.
Stranamente, durante questa campagna elettorale, ho notato che sono pochi i politici che parlano della centrale a carbone.
Capisco che ci sono in ballo tanti soldi e che si agita il miraggio dello sviluppo in una terra segnata dall’arretratezza ma temiamo fortemente che, alla fin della fiera, non resterà che terra bruciata.

Io penso al futuro dei nostri figli e credo fermamente nel turismo quale volano di sviluppo.

Insieme alle istituzioni regionali e provinciali si possono realizzare quelle basi per fare crescere, sotto questo punto di vista, il nostro territorio. Puntare sul turismo che è la vera vocazione del nostro territorio: è questo l’appello che lanciamo....

Massimo Nucera -Responsabile Provinciale Assobalneari

Segretario Associazione Imprese Turistiche Basso Jonio Reggino “Magna Grecia”

Leggi l'articolo integrale

_____________________

Tratto da Ticinolibero

Carbone e sfruttamento minorile nelle miniere

Pierluigi Zanchi (Verdi), consigliere comunale a Locarno.

"Basterebbe chiederci se, invece di mandare i nostri figli a scuola, saremmo disposti a farli lavorare nelle miniere di carbone del Terzo Mondo in cambio di energia sporca (sotto tutti i punti di vista), sovente inutilmente sprecata. Allora il 5 giugno prossimo un netto si all’iniziativa e un altrettanto netto no al controprogetto sarebbero la risposta giusta, inequivocabile, al nostro interrogativo di cittadini, elettori, ma soprattutto di papà e mamme. Dopo tutto quei bambini sono in qualche modo anche figli nostri.

E’ francamente vergognoso che si è disposti a sacrificare sull’altare delle creature, per qualche milioncino di franchi perso in un investimento che non avrebbe mai dovuto essere fatto e manco votato dal Gran Consiglio; politici che hanno fatto di tutto per non decidere in tempo, sapendo di perdere quei milioni, ora messi sul tavolo quale scambio insulso e vergognoso a scapito di piccole vite umane.

Quei milioni che, se investiti in Ticino, avrebbero invece potuto permettere ai nostri giovani, in cerca di una formazione o di un impiego, di trovare un posto di lavoro in settori delle energie rinnovabili e del risparmio energetico.

Ci vantiamo di vivere nell’era moderna e della tecnologia ma continuiamo, malgrado le possibilità esistano, a fare scelte da medioevo tecnologico, accompagnate da una sensibilità umana pari a quella dei dinosauri.

Ci indigniamo se vengono venduti bambini per asportarne gli organi, per prostituirli o perché usati come carne da cannone; ma ci va bene che li usiamo per spalare carbone affinché possiamo permetterci di continuare a sprecare energia.
Non siamo nemmeno disposti a pensare che potremmo pagare facilmente la corrente elettrica (pulita e rinnovabile), senza sovrattassa, riducendo semplicemente la metà dei consumi con facili soluzioni, praticabili e alla portata di tutti. Nessun cittadino ci perderebbe; e una parte di quei soldi potrebbero pure essere usati per migliorare le condizioni esistenziali di migliaia di bambini meno fortunati dei nostri figli.

Votare si all’iniziativa “contro il carbone” è un atto prima di tutto umanitario; votare no al controprogetto è un atto civile, responsabile dal punto di vista del referente cristiano, coerente sindacalmente siccome si oppone allo sfruttamento minorile; infine manda un messaggio chiaro dal punto di visto politico.

Cerchiamo allora di accendere le nostre coscienze, affinché il futuro sia veramente luminoso e pulito per tutti, sotto ogni punto di vista.
Pierluigi Zanchi
consigliere comunale Locarno
membro comitato cantonale dei Verdi
ma soprattutto un papà


Leggi anche su Cdt.ch
Un sacco di carbone per chi ?
.........E c’è un questione ecologica: nel 2011 è ancora plausibile
fare affidamento su una risorsa come il carbone?

leggi l'articolo integrale
____________________



27 luglio 2010

Italcoke, blitz della Procura: «C’è selenio negli scarichi»

Tratto da "IL SECOLO XIX"

L’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo del depuratore della cokeria: concentrazioni alte di selenio

Selenio. Un veleno simile all’arsenico che può entrare nella catena alimentar tramite l’acqua e i vegetali. Una sostanza tossico-nociva trovata in concentrazioni “altissime” nell’acqua che fuoriesce dal depuratore biologico della cokeria Italiana Coke di Bragno. Sottoposto ieri mattina a sequestro preventivo. È scattato all’alba il blitz degli agenti della polizia giudiziaria che hanno messo i “sigilli” virtuali all’impianto. Infatti il depuratore biologico è stato sottoposto a sequestro, ma è stato lasciato funzionare ugualmente, per non compromettere l’attività produttiva e soprattutto per motivi di sicurezza e incolumità pubblica.

In base a quanto deciso da chi conduce l’inchiesta -il procuratore capo Francantonio Granero e il suo sostituto Danilo Ceccarelli- è stato concesso un termine di due mesi all’azienda per mettersi in regola.

È il lasso di tempo secondo i periti della Procura per “spegnere” senza danni e rischi il depuratore. Se poi nel frattempo l’azienda si metterà in regola, il provvedimento di sequestro potrà essere rivisto. Intanto per garantire la correttezza delle operazioni i magistrati hanno indicato nel responsabile sicurezza ambientale Giancarlo Bruni, che risulta formalmente indagato per il malfunzionamento del depuratore, il custode giudiziario dell’impianto.


Gli inquirenti cercano di capire anche un’eventuale volontà dolosa nella gestione, e nel malfunzionamento dell’impianto, per capire gli sforamenti a fase alterne. In particolare di selenio. Il dubbio, su cui la polizia giudiziaria cerca di fare chiarezza, riguarda il comportamento di chi aziona l’impianto. Al centro dell’indagine anche il progetto di ristrutturazione e rifacimento del settore pronto da due anni secondo gli atti, ma non concretizzatosi sino ad oggi.

E così in base alle relazioni con gli sforamenti dei periti della Procura di Savona -notificate all’azienda- il giudice per le indagini preliminari, su richiesta del pm Ceccarelli ha firmato il decreto di sequestro eseguito ieri mattina all’alba.

Leggi l'articolo integrale

Tratto da Il giornale.it

Italiana Coke Sequestrato il depuratore di Cairo

È stato notificato dal giudice per le indagini preliminari Emilio Fois, su richiesta del pm Danilo Ceccarelli, il sequestro in via cautelare dell’impianto di depurazione dello stabilimento Italiana Coke di Cairo Montenotte. L’ordinanza di sequestro dell’impianto di trattamento delle acque fa seguito ai sopralluoghi tecnici che la Procura aveva ordinato alla Polizia giudiziaria nei mesi scorsi.
«È intenzione del Comune - aveva anticipato sabato il sindaco Fulvio Briano - intensificare i controlli sulla Cokeria di Bragno nell’ottica di tutelare la salute dei cittadini di Cairo e dei lavoratori che nell’impianto operano». Proprio il Comune interesserà l’Ist di Genova per migliorare la qualità dei monitoraggi dell’aria e la loro attendibilità.
L’azienda Italiana Coke rende noto che «è già da tempo allo studio un progetto operativo per conseguire l’ulteriore miglioramento delle prestazioni ambientali con particolare riferimento al settore del riutilizzo delle risorse idriche e in grado di soddisfare i rilievi esposti».