COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta autorizzazione integrata ambientale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta autorizzazione integrata ambientale. Mostra tutti i post

07 aprile 2019

Note di Grondacci La Revisione della Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e i poteri dei Sindaci

Tratto da Note di Grondacci 

La Revisione della Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e i poteri dei Sindaci

L'articolo 29-octies del DLgs 152/2006 afferma che: “1. L'autorità  competente riesamina  periodicamente  l'autorizzazione   integrata   ambientale, confermando o aggiornando le relative condizioni.
2. Il riesame tiene conto di tutte le conclusioni sulle BAT,  nuove o aggiornate, applicabili  all'installazione  e  adottate  da  quando l'autorizzazione è stata concessa o da ultimo  riesaminata,  nonché di eventuali nuovi  elementi  che  possano  condizionare  l'esercizio dell'installazione.
Appare chiaro che il rinnovo periodico della versione precedente viene trasformato in revisione.
Quindi la revisione può essere avviata sempre senza attendere i 5 anni ordinari dal rilascio (6 od 8 se l’impianto è soggetto ad eco certificazione: ISO od EMAS) come previsto dalla normativa precedente (ora 10 o 16 se la installazione è a EMAS mentre 12 se a ISO (ecocertificazione di aziende secondo apposita normativa tecnica di livello europeo ed internazionale).

QUALI SONO I NUOVI ELEMENTI CHE POSSONO FONDARE LA RICHIESTA DI REVISIONE DI AIA
In particolare la nuova normativa contiene un inciso di grande novità nell’ultima parte del comma 2 sopra riportato per cui la revisione può essere avviata in ogni momento se emergono: “nuovi elementi che possano condizionare l’esercizio della installazione”.
Questo inciso va letto in modo coordinato con le condizioni di revisione dell’AIA descritti dal comma 4 dell’articolo 29octies del DLgs 152/2006 (introdotto dal DLgs 46/2014):
Punto 1. livello di inquinamento eccessivo dell’impianto con la necessità di adeguarlo alle migliori tecnologie disponibili
Punto 2. le migliori tecniche disponibili hanno subito modifiche sostanziali, che consentono una notevole riduzione delle emissioni
Punto 3  a giudizio di una amministrazione competente in materia di igiene e sicurezza del lavoro, ovvero in materia di  sicurezza o di tutela dal rischio di incidente rilevante, la sicurezza di esercizio del processo o dell'attività richiede l'impiego di altre tecniche
Punto 4. sviluppi delle norme di qualità ambientali (NOTA 1) o nuove disposizioni legislative comunitarie,  nazionali o regionali  lo esigono. 
Punto 5. necessità di aggiornare l'autorizzazione per garantire che,  in condizioni  di esercizio  normali,  le  emissioni  corrispondano ai "livelli di emissione associati alle migliori tecniche disponibili

QUANDO SI PUÒ CHIEDERE LA REVISIONE DELL’AIA
La revisione di cui sopra si avvia in qualsiasi momento se esistono le condizioni sopra esposte......
POTERI DEL SINDACO NELLA REVISIONE DELL’AIA
La revisione dell’AIA può essere avviata prima di tutto dalla Autorità Competente, ma anche il Sindaco ha una funzione di attivazione della revisione se ne fa motivata richiesta così come prevede la normativa.  Il comma 7 articolo 29-quater DLgs 152/2006 recita: In presenza di circostanze intervenute successivamente al rilascio dell'autorizzazione di cui al presente titolo, il sindaco, qualora lo ritenga necessario nell'interesse della salute pubblica, può, con proprio motivato provvedimento, corredato dalla relativa documentazione istruttoria e da puntuali proposte di modifica dell'autorizzazione, chiedere all'autorità competente di riesaminare l'autorizzazione rilasciata ai sensi dell'articolo 29-octies.”
Anche qui si fa riferimento a “circostante intervenute successivamente al rilascio dell’AIA”.

11 gennaio 2018

Riesame dell'autorizzazione integrata ambientale rilasciata alla societa' Tirreno Power.....per Vado Ligure

Tratto da Gazzetta Ufficiale

MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL
TERRITORIO E DEL MARE


COMUNICATO

Riesame dell'autorizzazione integrata ambientale rilasciata alla societa' Tirreno Power S.p.a., in Roma, per l'esercizio dell'installazione nei Comuni di Vado Liguree Quiliano. 17A08729)
(GU Serie Generale n.3 del 04-01-2018)


Leggi tutto sulla Gazzetta Ufficiale

09 novembre 2017

WWF E CLIENTEARTH, RICORSO A TAR LAZIO CONTRO RINNOVO AUTORIZZAZIONI CENTRALE A CARBONE ENEL BRINDISI

Tratto da Puglialive
CARBONE: WWF E CLIENTEARTH, RICORSO A TAR LAZIO CONTRO RINNOVO AUTORIZZAZIONI CENTRALE ENEL BRINDISI

Le due Associazioni contro la centrale a carbone più inquinante d’Italia: situazione drammatica dal punto di vista della salute pubblica e dell'ambiente

Il WWF Italia e ClientEarth hanno presentato ricorso al TAR del Lazio contro l’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata alla centrale ENEL “Federico II” di Brindisi, la più grande centrale a carbone d’Italia e quella che emette più sostanze inquinanti e CO2 (13,11 milioni di tonnellate nel solo 2015), estesa al 2028 con un decreto del luglio scorso. L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che le associazioni ritengono illegittima, rilasciata il 3 luglio 2017, consentirebbe all’impianto di funzionare fino al 2028, nonostante la situazione già grave.

Quattro i principali motivi del ricorso. Innanzitutto, l’Autorizzazione è stata rilasciata per l’ennesima volta senza alcuna Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), dopo un primo dissenso del ministro della Salute e del Comune di Brindisi, superato a seguito dell’intervento del Consiglio dei ministri.
Da 24 anni la centrale Enel di Brindisi Sud opera senza essere mai stata sottoposta a valutazioni di impatto ambientale e sanitario di alcun tipo. Per WWF e ClientEarth questa situazione di illegittimità deve avere fine.
Altro punto nevralgico del ricorso depositato dalle due associazioni riguarda gli impatti sanitari devastanti e più volte ignorati.

I risultati di un recente studio [1] realizzato dall’Arpa Puglia dimostra come ad una maggiore esposizione alle poveri sottili e all’anidride solforosa di origine industriale, corrisponda un aumento della mortalità per tumore, di patologie cardiovascolari e respiratorie. I principali risultati dello studio sono stati resi noti dall’Agenzia Regionale Sanitaria – ARES il 20 settembre 2016, quasi un anno prima del rilascio della nuova AIA, in una audizione alla Commissione Ambientale del Senato specificatamente dedicata alla centrale ENEL Federico II di Brindisi. Ma sono stati completamente ignorati nella procedura di rinnovo dell’AIA.

“Dietro questi fatti c’è la sofferenza di moltissime persone e di un’intera comunità”. Ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “La centrale di Brindisi è il simbolo della battaglia WWF per chiudere con il carbone, per la tutela della salute dei cittadini, del territorio e del clima globale. La storia di grande inquinamento che ha colpito una delle località più belle di Italia deve vedere la parola fine; ora deve iniziare il futuro del rilancio di un territorio naturalmente vocato allo sviluppo pulito e rinnovabile. Vorremmo da parte di tutti un impegno visibile e concreto a favore di un radicale e tempestivo cambio di rotta, ponendo fine alle produzioni inquinanti e risanando l’area”.

“Le emissioni industriali hanno contribuito a creare una situazione sanitaria critica nel territorio di Brindisi”, ha aggiunto Ugo Taddei, avvocato di ClientEarth, no profit europea specializzata in controversie legali nel campo della protezione dell’ambiente e della salute, con azioni avviate in tutta Europa. pgl

“È incredibile che un nuovo permesso sia stato concesso senza alcuna valutazione degli impatti sulla popolazione locale. Non esistono cittadini di serie A e serie B: abbiamo tutti diritto a vivere in un ambiente sano e pulito. Esiste un obbligo giuridico e morale di utilizzare le migliori tecniche disponibili per tutelare la salute e siamo intenzionati a farlo rispettare anche nella centrale di Brindisi”.
Tra i principali imputati del disastro sanitario descritto nello studio epidemiologico della Regione Puglia ci sono, infatti, i livelli eccessivi di emissioni, terzo punto di censura del ricorso. Per molte delle sostanze inquinanti, non sono rispettati i parametri di legge per abbattere in modo più efficace gli inquinanti emessi dall’impianto.
E, infine, oltre il danno la beffa: il trattamento dei rifiuti. La nuova AIA è gravemente carente per quanto riguarda le prescrizioni in materia di smaltimento dei rifiuti. Eppure, secondo quanto contestato dalla magistratura penale in un recente atto di sequestro, i rifiuti pericolosi e non pericolosi prodotti dalla Centrale Enel Federico II di Brindisi sarebbero stati mischiati insieme, con un indebito profitto contestato dalla magistratura di circa mezzo miliardo di euro in cinque anni.
“Nei giorni scorsi i ministri Calenda e Galletti hanno annunciato che la Strategia Energetica Nazionale ha individuato tra gli obiettivi la chiusura di tutte le centrali a carbone italiane entro il 2025: una decisione che appoggiamo convintamente. WWF e Client Earth si augurano che tale decisione diventi operativa nel più breve tempo possibile per salvare vite umane e consentire da subito la transizione verso le energie rinnovabili”, conclude Mariagrazia Midulla.

Il WWF, da diversi anni, è impegnato, con altre associazioni e gruppi di cittadini, in azioni di studio, confronto, convincimento, ma anche iniziativa legale contro le centrali a carbone: l’Associazione ha lavorato con successo per scongiurare la conversione a carbone del vecchio impianto a olio combustibile di Porto Tolle. Sempre sul fronte legale, e non solo, è stata impegnata contro il progetto di costruzione di un nuovo impianto a carbone a Saline Joniche: il progetto è stato alla fine ritirato. Analogamente il WWF ha presentato ricorsi al TAR per contrastare l’AIA dei due gruppi a carbone della centrale Tirreno Power di Vado Ligure e nei giorni scorsi si è costituita parte civile all'udienza preliminare nel processo iniziato a Savona che vede i manager di quest'ultima società imputati per il delitto di disastro ambientale e sanitario.

ClientEarth è la prima organizzazione ad occuparsi nell’interesse pubblico di diritto dell’ambiente in Europa. Da molti anni ClientEarth conduce azioni legali in tutta Europa per assicurare il diritto a respirare un’aria pura e la chiusura di centrali a carbone inquinanti. In tale quadro, ha ottenuto condanne contro governi in Regno Unito, Germania e, nel febbraio 2017, ha forzato la giunta regionale della Lombardia ad intraprendere l’aggiornamento del piano regionale di interventi sulla qualità dell’aria. La collaborazione tra WWF e ClientEarth contro l’AIA illegittima rilasciata alla centrale Federico II di Brindisi è un altro tassello di questa lunga battaglia contro il carbone in Italia e Europa.

06 ottobre 2015

Puglia .Centrali a carbone: partire dal danno sanitario....




Il Forum Ambiente Salute e Sviluppo di Brindisi ha colto l’occasione del riesame dell’AIA per presentare al Governo, alla Regione e al Sindaco di Brindisi, in una lettera aperta che di seguito si riporta intergralmente, la necessità di cambiare paradigma proprio alla luce delle recenti evidenze scientifiche, stabilendo, cioè, le prescrizioni di emissione a partire dall’impatto sanitario stimato, cioè dai decessi attribuibili, quindi dalla loro riduzione, per risalire ai limiti di attività da includere consequentemente nell’AIA.

LETTERA APERTA
“Apprendiamo dalla stampa dell’interesse dell’Amministrazione Comunale di Brindisi a svolgere un ruolo attivo nel procedimento di riesame dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) per la Centrale Enel di Cerano. Negli ultimi mesi, la Centrale è stata oggetto dell’attenzione di istituzioni di controllo e di ricerca regionali e nazionali. Infatti, diverse istituzioni hanno pubblicato rapporti scientifici sull’impatto e sul danno causato dalla Centrale e presentato le stesse anche a Brindisi in occasione di un Convegno promosso da Asl ed Arpa il 14 settembre scorso. In questo documento, passiamo brevemente in rassegna le conclusioni che se ne possono trarre e formuliamo alcune proposte operative.
La Valutazione del Danno Sanitario di ARPA, ASL e ARES
Nella VDS gli autori svolgono quello che in gergo è definito un risk assessment (RA, valutazione del rischio). Con questa valutazione gli autori stimano, infatti, il rischio di sviluppare il cancro per via inalatoria; e un indice di rischio per malattie respiratorie. La VDS ha stimato, dunque, i danni delle sostanze cancerogene contenute nel cosiddetto particolato primario. Gli autori hanno stimato per la stessa tipologia di emissione anche il rischio non-cancerogeno. Con riferimento al solo rischio cancerogeno e valutando solo il particolato primario e le emissioni prodotte dall’erosione eolica del parco carbonile, dalla movimentazione, dal traffico e dalle attività portuali, ARPA, ASL e ARES rilevano un rischio cancerogeno di 0,3/10000 esposti e un rischio non-cancerogeno che riporta l’esistenza di un pericolo in quanto i dati sanitari risultano in eccesso rispetto al riferimento assunto.

 L’articolo di Mangia e altri del Cnr
Gli autori hanno seguito un approccio differente, la valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario (VIIAS); hanno utilizzato coefficienti di rischio che pervengono non da studi su animali ma da studi su persone e, nel caso specifico, da studi epidemiologici svolti sulle popolazioni esposte a concentrazioni di particolato (PM2.5). Nell’articolo hanno stimato l’impatto sia del particolato primario emesso dal camino della Centrale sia del particolato secondario che si forma anche a diverse decine di chilometri dal camino (elemento non presente nella VDS). Infine, gli autori hanno calcolato i morti, per qualsiasi causa e dunque non solo per cancro, attribuibili a questo inquinamento (particolato primario + particolato secondario) sulla base delle morti che realmente si sono verificate nell’area in studio, comprendente 120 comuni delle province di Brindisi Lecce e Taranto, nell’anno di studio (2006)......
Per concludere, si vuole sottolineare che le istruttorie AIA ci paiono la sede più opportuna per ragionare sul peso ambientale e sanitario delle attività produttive. La produzione di elettricità dal carbone rimane classificata fra le più impattanti. Oggi abbiamo il modo di ragionare su malattie e decessi: è necessario dunque promuovere modalità di produzione di energia meno nocive e alternative con un programma di medio lungo periodo come è avvenuto in altre parti del mondo come per esempio in North Carolina (USA) (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25046689).

Giovanni CAPUTO. Michele DI SCHIENA, Doretto MARINAZZO, Maurizio PORTALURI
per il FORUM AMBIENTE SALUTE E SVILUPPO”
Qui l'articolo integrale

24 maggio 2015

Gianfranco Amendola - Ecoreati, il Ministro Galletti e il disastro ambientale abusivo

Gianfranco AmendolaTratto da Il Fatto Quotidiano

Ecoreati, il Ministro Galletti e il disastro ambientale abusivo

Pochi giorni fa, in una intervista all’Avvenire, il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, parlando della approvazione del DDL sugli ecoreati, ha difeso la formulazione del delitto di disastro ambientale (“chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale) in quanto le autorizzazioni  alle aziende a produzione ‘pericolosa’ vengono rilasciate dal suo Ministero con prescrizioni molto rigide; e la violazione di queste prescrizioni comporta che si agisce abusivamente e si rientra, quindi, nella sfera di punibilità del nuovo delitto.
E’ una affermazione importante, in quanto, in primo luogo, ammette onestamente, a differenza di tanti improvvisati pseudogiuristi, che quell”abusivamente’ attiene al possesso o meno di un’autorizzazione. Quindi, di regola, il disastro ambientale provocato da attività autorizzata non è punibile. Ed è condivisibile (in parte) anche il seguito: la violazione delle prescrizioni dell’autorizzazione comporta che si agisce ‘abusivamente’, con l’applicabilità del nuovo delitto.
Questo, tuttavia, non spiega la presenza di ‘abusivamente'; senza questo avverbio, sarebbe punibile chiunque cagiona un disastro ambientale a prescindere dal possesso e dal rispetto di un’autorizzazione; così come fa il codice penale quando punisce (senza ‘abusivamente’) chi provoca un incendio, un crollo o un disastro innominato.Il suo inserimento, invece, come riconosce il Ministro, limita la sfera di punibilità agli ‘abusivi’.
Ed è a questo punto che, rispettosamente, dissento da quanto dice il Ministro Galletti.
Le autorizzazioni (con prescrizioni) alle aziende a produzione ‘pericolosa’ si chiamano AIA (Autorizzazione integrata ambientale) e vengono rilasciate dal Ministero dell’Ambiente, dopo un iter complesso che si fonda, in gran parte, sulle dichiarazioni relative al ciclo produttivo provenienti dalla stessa azienda interessata; con gli evidenti rischi di carenze di prescrizioni. In più, il controllo sul rispetto di queste prescrizioni è affidato, sostanzialmente, alle stesse aziende.
Tanto per fare un esempio che conosco personalmente, il controllo sul rispetto dei limiti alle emissioni della centrale Enel a carbone di Civitavecchia, si basa sui rilevamenti fatti solo dall’Enel stessa; gli organi di controllo pubblici previsti dalla legge (Ispra e Arpa) non hanno neppure lo strumento idoneo a campionare i fumi delle ciminiere e sono così carenti di personale e mezzi da rendere veramente utopistico pensare che possa esservi un controllo pubblico, adeguato e continuato, su aziende di grandi dimensioni e complessità.
E allora, se una di queste industrie (con AIA) provoca un disastro ambientale, come si fa a dimostrare che lo ha cagionato ‘abusivamente’, indicando con certezza quali, quante volte e quando non sono state rispettate le prescrizioni? Tanto più che il decreto legge n. 91 del 2014, in nome della ‘crescita’, ha previsto che “….le Autorizzazioni Integrate Ambientali rilasciate per l’esercizio di dette installazioni possono prevedere valori limite di emissione anche più elevati e proporzionati ai livelli di produzione….” (art. 13, comma 7).
E tanto più che questo governo e gli altri governi dell’emergenza hanno favorito apertamente proprio le industrie con AIA (quelle più pericolose), sia depenalizzando espressamente le loro violazioni sia escludendole dalle sanzioni per le imprese; tanto che oggi, le violazioni ambientali di un autolavaggio vengono punite molto più pesantemente di quelle relative ad una centrale elettrica. Benevolenza che non può non influenzare anche il rilascio delle AIA con relative prescrizioni.
Resta da fare un’ultima precisazione. C’è ancora chi sostiene che, senza ‘abusivamente’, rischia l’incriminazione anche chi ha sempre agito correttamente; anzi, qualcuno ha anche scritto che potremmo rischiare tutti una incriminazione visto che le nostre auto inquinano.
Condivido, ovviamente, la preoccupazione di fondo, ma chi fa affermazioni di questo tipo ignora totalmente i principi base del diritto penale su elemento soggettivo, nesso di causalità, cause di giustificazione ecc.
Gli ecoreati sono delitti (non contravvenzioni) e qualsiasi studente di giurisprudenza sa benissimo che, se un evento non è prevedibile ed evitabile, e se qualcuno, in buona fede, si è sempre attenuto alle leggi, ed ha agito con diligenza e prudenza non rischia niente..............
E allora, resta la domanda iniziale: a chi serve quell’ “abusivamente”?
Leggi l'articolo integrale su  Il Fatto Quotidiano

07 gennaio 2015

Per Tirreno Power, il decreto del Ministero conferma l’AIA “senza sconti”.

Tratto da Ninin

Vado Ligure, AIA senza proroghe. 
Il decreto AIA in edizione integrale.


L'azienda invitata a presentare un piano di bonifica e ripristino dei luoghi. Sospesa anche la certificazione EMAS. Pubblichiamo integralmente l'ultimo decreto AIA sulla centrale a carbone di Vado / Quiliano

Il documento in versione integrale scaricabile QUI

_______________________
Tratto da IVG

Tirreno Power, il decreto del Ministero conferma l’AIA “senza sconti”.

Vado L. Il decreto da parte del Ministero dell’Ambiente sulla nuova AIA per la centrale a carbone Tirreno Power conferma i parametri e limiti stabiliti dal PIC – Parere Istruttorio Conclusivo – e dal Piano di Monitoraggio e Controllo (Pmc), elaborati dalla Commissione ministeriale IPPC (“Integrated Pollution Prevention and Control”), che ricalca quella definitiva approvata nella successiva Conferenza dei servizi lo scorso 4 dicembre, quando c’era stato il no della Regione (con la richiesta di modifiche) ed il sì dei Comuni di Vado Ligure e Quiliano rispetto alle prescrizioni indicate per un possibile riavvio degli impianti del sito produttivo vadese.
Confermate, quindi, le prescrizioni: una immediata riduzione delle emissioni, l’avviamento non più ad olio combustibile, ma a gas naturale, con l’installazione dei bruciatori nei gruppi VL3 e VL4.
L’azienda sperava che nel decreto finale del Ministero fossero inseriti cambiamenti idonei per una fattiva ripartenza e avere così le garanzie sui lavori di ristrutturazione previsti per la centrale, rendendo così operativo l’adeguamento all’AIA. Invece, le osservazioni prodotte non sono state tenute in considerazione: il decreto non lascia sconti e a livello procedurale conferma il lavoro svolto per la definizione della nuova Autorizzazione Ambientale Integrata.
Certamente il decreto rimane una doccia fredda per l’azienda, conferma prescrizioni che aveva già giudicato impraticabili. Ora bisognerà attendere la reazione del gruppo Tirreno Power e capire se il governo avrà ancora margini di manovra sulla complessa partita che riguarda la centrale vadese (anche in riferimento a quanto approvato per il carbonile che si discosta dai contenuti espressi dal PIC).

16 dicembre 2014

Minambiente : Proroga della sospensione temporanea dell'esercizio delle sezioni VL3 e VL4 della centrale termoelettrica Tirreno Power

Tratto dalla Gazzetta Ufficiale 
MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

COMUNICATO  

Proroga della sospensione temporanea dell'esercizio delle sezioni VL3 e VL4 della centrale termoelettrica della societa' Tirreno Power S.p.a. ubicata nei Comuni di Vado Ligure e Quiliano. (14A09610) (GU Serie Generale n.290 del 15-12-2014)


Si rende noto che, con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare prot. DEC - MN - 0000292 del 2 dicembre 2014, si e' provveduto alla proroga della sospensione temporanea dell'autorizzazione integrata ambientale disposta con decreto, prot. DEC - MIN - 0000157 del 6 giugno 2014, alla societa' Tirreno Power S.p.A. ....limitatamente all'esercizio delle sezioni VL3 e VL4 della centrale termoelettrica ubicata nei Comuni di Vado Ligure e Quiliano (SV), ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modifiche ed integrazioni. 
Copia del provvedimento e' messa a disposizione del pubblico per la consultazione presso la Direzione generale per le valutazioni ambientali del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, via C. Colombo n. 44 - Roma, e attraverso il sito web del Ministero, agli indirizzi www.minambiente.it e http://aia.minambiente.it

13 marzo 2014

Dal Secolo XIX :Caso Tirreno Power, «A Vado Ligure la politica eracomplice»

Il gip: Politica complice|,  L’ordinanza

 .
Tratto da Il Secolo XIX 

Caso Tirreno Power, «A Vado Ligure la politica era complice»

di Giampiero Timossi
Vado Ligure - Quarantacinque pagine, un atto di accusa. Nel decreto che dice (temporaneamente) stop al carbone nella centrale di Vado Ligure, ci sono i dati raccolti dai periti nominati dalla Procura di Savona e il lavoro investigativo dei procuratori Francantonio Granero e Chiara Maria Paolucci. Ma quello che sembra aprire nuovi scenari sono l’analisi e la sintesi di Fiorenza Giorgi, il giudice per le indagini preliminari che due giorni fa ha messo la firma sulle 45 pagine del decreto di sequestro preventivo . Giudizi  netti.
La promessa di eseguire i lavori previsti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale? “Il tipico specchietto per le allodole”. E poi i metodi usati da Tirreno Power, l’accusa già rivolta a 5 suoi dirigenti, indagati per “disastro ambientale doloso”, cioè voluto. E infatti il giudice scrive: “E’ stato ampiamente evidenziato, che la condotta tenuta dalle società che si sono succedute nella gestione della centrale di Vado Ligure (Interpower Spa e Tirreno Power Spa) è stata costantemente e sistematicamente caratterizzata da reiterate inottemperanze alle prescrizioni, sia negli anni antecedenti al rilascio dell’AIA, sia nel periodo successivo al rilascio della stessa”.
Poi, sempre nella pagine conclusive del provvedimento, ecco nero su bianco quanto già sottolineato due giorni va dal gip, che aveva parlato di “gravi omissioni della politica”. E’ il terzo livello, un interesse a fare chiarezza che il giudice Giorgi ribadisce anche nel suo decreto: “Nella neghittosità degli organi pubblici chiamati a svolgere attività di controllo e che lungi dal sanzionare le dette intemperanze hanno ritardato in modo abnorme l’emissione dei dovuti provvedimenti ed emesso alla fine una AIA estremamente vantaggiosa e frutto di un sostanziale compromesso in vista della costruzione di un nuovo gruppo a carbone, che si presenta come meramente ipotetica non preoccupandosi da ultimo di imporre l’adempimento delle prescrizioni in ordine alla collocazione del Sistema Monitoraggio Emissioni (Sme)”.
Le inadempienze della Tirreno Power, le “omissioni” di chi doveva controllare, i dati già noti sulla mortalità nei comuni presi “scientificamente” in esame dai periti di parte, la volontà di dire che quell’autorizzazione integrata ambientale concessa due anni fa era già “lacunosa” in partenza. 
E che, per questo, per “tutelare la salute della popolazione” quell’impianto andava temporaneamente fermato: fino a nuovo adeguamento
Perché, si legge a pagina 17, secondo i dati raccolti dalla perizie non solo i danni si sono verificati fino al 2007, ma pure in quelli successivi, “attraverso una proiezione razionalmente attendibile, in quanto basata su dati oggettivi e certi”.
Quindi il passaggio che secondo i pm e il giudice sancisce l’impossibilità di continuare l’esercizio per i due attuali gruppi a carbone. Pagina 24: “La stessa Tirreno Power, nel procedimento Aia, dichiarava che i vecchi gruppi a carbone non sarebbero stati ulteriormente migliorabili in termini di prestazioni ambientali”. Ancora: “Per questo, il pubblico ministero, date le modeste e assolutamente insufficienti performance conseguibile per biossido di zolfo e monossido di carbonio, alla luce delle migliori tecniche disponibili, a rigore i predetti gruppi non avrebbero potuto continuare a esercire”.
Invece l’AIA viene rilasciata, sul presupposto della costruzione di un ulteriore gruppo a carboneUno “specchietto per le allodole”? Così scrivono i magistrati, che nel decreto di sequestro allegano anche un eloquente tabella riassuntiva, già contenta nell’AIA. Dove, per esempio, si legge che per il monossido di carbonio (C0) le prestazione MTP vanno a 30 a 50 milligrammi per ogni metro cubo d’aria. Mentre il limite prescritto dall’autorizzazione è superiore di ben cinque volte rispetto al massimo: 250 milligrammi per ogni metro cubo d’aria.
Poi la chiave di volta che ha portato al provvedimento più duro, la chiusura temporanea dei due impianti a carbone, spenti due sere fa, alle 22. Scrive il gip: “Ciò che preme evidenziare è che il gestore, certamente agevolato da una quasi assoluta carenza di controllo, ha di fatto violato la quasi totalità delle prescrizioni imposte e ha gestito in quasi assoluta autonomia e senza alcuna verifica, uno Sme. Sme, un sistema di monitoraggio che doveva essere montato entro il 14 settembre 2013 sulla ciminiera, in alto, dove poteva catturare tutti i fumi. E che invece è stato sistemato in basso e solo dopo la data stabilita.
 La goccia che ha fatto traboccare il vaso”, ha spiegato il giudice. Che a pagina 45 indica una via d’uscita: “Se Tirreno Power provvedesse all’installazione di un sistema di controllo adeguato, da calibrare e monitorare a opera di uno o più tecnici nominati da questo giudice, ai quali andrebbe anche affidato il compito di accertare, attraverso i controlli giornalieri dello Sme, che i gruppi a carbone siano gestiti in modo da mantenere le emissioni nei limiti delle migliori tecnologie disponibili, potrà provvedersi al dissequestro dei detti impianti”.
Alla Tirreno Power ci stanno pensando. Per salvare 200 posti di lavoro e la vita di una città.
Su Il Secolo XIX  l'articolo integrale



30 ottobre 2013

Ilva, 53 indagati: anche Vendola e il sindaco di Taranto. Il 'terremoto' giudiziario che a Taranto ci si attendeva e' alla fine arrivato,

Tratto da Peacelink

ILVA: la legalità prima del profitto. Vengano processati i politici che non hanno difeso la salute.

ilva di taranto
Il Tribunale di Taranto ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari e E STAMANI HA RESO NOTI I NOMI DEI 53 indagati nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente Svenduto”. TRA QUESTI FIGURANO PERSONAGGI ECCELLENTI, COME IL GOVERNATORE DELLA REGIONE PUGLIA NICHI VENDOLA, IL SINDACO DI TARANTO IPPAZIO STEFANO E L'EX PRESIDENTE DELLA PROVINCIA GIANNI FLORIDO.....
PeaceLink e Fondo Antidiossina esprimono la propria soddisfazione per l’eccellente lavoro svolto dal GIP Patrizia Todisco che con coraggio e professionalità ha garantito lo svolgimento delle indagini, le quali dovrebbero confluire nel processo a carico di coloro che, secondo il GIP, avrebbero messo in atto un "disegno criminoso" per inquinare l'ambiente, causando danni alla salute. Tutto ciò al fine di perseguire la logica del profitto.


Il lavoro del Giudice Todisco e della Procura di Taranto rappresentano il baluardo in difesa dei diritti primari dei cittadini, diritti che non dovrebbero mai essere negoziabili.

La difesa strenua e coraggiosa dell'ambiente e della salute dei tarantini, in contrasto con le logiche di profitto, è stata il caposaldo del lavoro dei magistrati tarantini e del Capo Procuratore Franco Sebastio, ai quali va il nostro più profondo ringraziamento e plauso, affinché si perseveri nella ricerca della verità, durante tutte le fasi del preannunciato processo.



PeaceLink e Fondo Antidiossina, in costante collegamento con le istituzioni europee ed in particolare con la Commissione, nel solco dell’attività svolta dai magistrati a Taranto, continuano a portare avanti il lavoro di denuncia e di informazione presso gli organi europei, affinché la parallela procedura di infrazione europea continui ad andare di pari passo con l' iter giudiziario a Taranto.
Vengano processati i politici che non hanno difeso la salute.

 

Tratto da Il Messaggero

Ilva, 53 indagati: anche Vendola e il sindaco di Taranto. 

Militari della Guardia di finanza di Taranto hanno notificato in Puglia e in altre zone d'Italia l'avviso di chiusura delle indagini preliminari a 53 indagati dell'inchiesta per disastro ambientale a carico dell'Ilva.
Il provvedimento riguarda dirigenti, funzionari e politici.

Tra gli indagati ci sono anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano. Secondo quanto indicato negli atti dell'accusa, nei mesi scorsi Vendola avrebbe tentato di «far fuori» il dg di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, figura "sgradita" all'azienda. E' accusato di concussione aggravata in concorso.
Ippazio Stefano è formalmente indagato dall'aprile scorso, quando fu firmata la proroga di 6 mesi dell'inchiesta "Ambiente svenduto"....... i magistrati ipotizzano nei suoi confronti il reato di abuso e omissioni in atti d'ufficio. 

Per l'accusa, non si sarebbe adoperato con le necessarie misure per tutelare la salute dei cittadini.

L'inchiesta. Il provvedimento è stato firmato dal procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, .......

I reati contestati agli indagati vanno dall'associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale all'avvelenamento di sostanze alimentari, all'emissione di sostanze inquinanti con violazione delle normative a tutela dell'ambiente....
 L'articolo integrale su Il Messaggero

Leggi anche su Agi 
Disastro ambientale Ilva: 53 indagati, anche Vendola
Il 'terremoto' giudiziario che a Taranto ci si attendeva e' alla fine arrivato......
(AGI) - Roma, 30 ott. - Il 'terremoto' giudiziario che a Taranto ci si attendeva e' alla fine arrivato, e investe trasversalmente le diverse e numerose figure che contavano nell'Ilva dei Riva ed anche il mondo di ieri e di oggi della politica locale e regionale e il mondo della tutela ambientale pugliese. C'e' infatti anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, tra i 53 destinatari degli avvisi di conclusione delle indagini nell'inchiesta della Procura di Taranto per il disastro ambientale dell'Ilva
E' stata la Guardia di Finanza a notificarli. Vendola e' uno degli amministratori pubblici coinvolti nell'indagine, e gli viene mossa l'accusa di concussione per le pressioni che, da governatore, avrebbe fatto sui vertici dell'Arpa Puglia, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale, a proposito degli accertamenti sull'inquinamento dello stabilimento siderurgico di Taranto. 
 Per la parte politico-amministrativa, oltre a Vendola, anche l'attuale assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, l'ex assessore regionale e attualmente parlamentare di Sel, Nicola Fratoianni, il sindaco di Taranto, Ezio Stefano, l'ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, l'ex assessore all'Ambiente della Provincia di Taranto, il consigliere regionale della Puglia Donato Pentassuglia.
  Coinvolti anche il direttore generale e il direttore scientifico dell'Arpa Puglia, Giorgio Assennato e Massimo Blonda. 
Indagato pure Dario Ticali, a capo della commissione che nell'agosto 2011 varo' l'Autorizzazione integrata ambientale all'Ilva, accusato di abuso e rivelazione di segreti d'ufficio in concorso.
Secondo i pm, Ticali, "tenendo contatti non istituzionali con Ilva spa", sebbene i commissari della commissione Aia "fossero tenuti ad osservare il segreto d'ufficio sulle attivita' oggetto dell'incarico", consegnava a Capogrosso una bozza dell'Aia "per consentire al gruppo Riva di interloquire ed ottenere l'eliminazione di prescrizioni "non gradite"........Leggi tutto

11 settembre 2013

1) Ilva, sequestri per 916 milioni di euro La Finanza in azione in 24 città.2)Ilva Taranto, cokeria fuori controllo

Tratto da Unione Sarda

Ilva, sequestri per 916 milioni di euro
La Finanza in azione anche a Cagliari


Blitz delle Fiamme Gialle in 24 città su ordine della Procura di Taranto che indaga sui vertici del Gruppo Riva, indagati per associazione a delinquere e disastro ambientale.

C'è anche Cagliari nell'elenco delle 24 città dove mercoledì è entrata in azione la Guardia di Finanza per sequestrare beni immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie riconducibili a società del Gruppo Riva, proprietario dell'Ilva di Taranto.
 Ovvero, il colosso siderurgico di Taranto, finito sotto inchiesta per disastro ambientale.
 Pari a 916 milioni di euro l'ammontare dei beni messi sotto sigillo dalle Fiamme Gialle su ordine del gip del Tribunale tarantino Patrizia Todisco, proprio nell'ambito delle indagini a carico dei vertici della società, accusati di associazione a delinquere.  
Oltre al capoluogo sardo (dove è stato sequestrato un conto corrente della Sanac, ditta del Gruppo che produce mattoni refrattari) e alla stessa Taranto, i militari hanno effettuato blitz anche a Milano, Roma, Genova, Modena, Parma, Reggio Emilia, Sondrio, Varese, Potenza, Bolzano, Savona, Bergamo, Brescia, Verona, Napoli, Salerno, Bari, Vercelli, Como, Massa Carrara, Lecco e Cuneo
In particolare, i provvedimenti hanno interessato società controllate in via diretta e indiretta da Riva Forni Elettrici, azienda della holding Riva Fire.




Ilva Taranto, cokeria fuori controllo 

di | 11 settembre 2013

Potremmo sintetizzare: siamo di fronte all’8 settembre dei sistemi di monitoraggio ambientale in cokeria. 
Sembra una disfatta.


Infatti a Taranto l’8 settembre 2013 è avvenuto il blocco totale di tutti i sistemi di rilevazione ambientale nella cokeria Ilva previsti dalle prescrizioni AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).
Cosa è accaduto esattamente? 

Negli scorsi giorni una dopo l’altra hanno smesso di funzionare le varie centraline che dovevano rilevare gli inquinanti della cokeria. Parliamo di uno degli impianti che il GIP Patrizia Todisco aveva posto sotto sequestro senza facoltà d’uso.