E ad ottenere così il risarcimento per il danno ambientale subito, grazie anche alla perseveranza e alla qualità della nostra difesa. E’ un fatto importante anche alla luce del progetto che il nostro ente sta sostenendo di costituire la sede del tribunale internazionale per i crimini contro l’ambiente a Venezia».
UNITI PER LA SALUTE E' UNA ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO ODV APARTITICA, PERSEGUE FINI DI SOLIDARIETA' SOCIALE, CIVILE E CULTURALE: PROMUOVE E SOSTIENE INIZIATIVE,INTERVENTI, INFORMAZIONI FINALIZZATI AL MIGLIORAMENTO DI VITA E DI SALUTE DEI CITTADINI DEL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI SAVONA. "UNITI PER LA SALUTE ODV" Via De Litta 3/1 VALLEGGIA (Savona) C.F:92084220091 Tel 3713993698
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03 aprile 2016
Inquinamento, i cambiamenti climatici stanno uccidendo la Great Barrier Reef d’Australia.
22 marzo 2016
Marina Forti :Il carbone soffoca il Sundarbans

Tratto da Terraonline Il carbone soffoca il Sundarbans 
Quel carbone affondato tra le mangrovie ora provoca polemiche arroventate, perché quella zona dovrebbe essere protetta, invece è una via d’acqua molto trafficata. Non è neppure il primo incidente: nel dicembre 2014 una nave cisterna era affondata nello stesso fiume, disperdendo oltre 200mila litri di petrolio.
Il nuovo disastro sembra dare ragione alle centinaia di persone che proprio la settimana scorsa hanno partecipato a una marcia contro il progetto di costruire una grande centrale termica a carbone proprio al bordo del Sundarbans. L’hanno chiamata «lunga marcia»: partite da Dhaka, capitale del Bangladesh, hanno percorso 250 chilometri per raggiungere in varie tappe il distretto di Rampal, dove comincia il Sundarbans. Lo scopo, dicono, era fare abbastanza rumore e sollevare abbastanza attenzione da fermare il progetto di costruire proprio là una centrale a carbone. C’erano ambientalisti, attivisti sociali e militanti della sinistra del Bangladesh e anche della confinante India (circa il 40 per cento del Sundarbans, o circa diecimila chilometri quadrati, è in India; il resto in Bangladesh). Un’attivista indiana, Ayesha D’souza, ha poi diffuso questo resoconto fotografico.
Il Sundarbans è una meraviglia naturale, un luogo di straordinaria ricchezza biologica tra terra e acqua. Nel 1997 l’Unesco lo ha dichiarato «patrimonio dell’umanità» per il suo valore ecologico; India e Bangladesh hanno creato uno dei più grandi parchi naturali bi-nazionali. Quella foresta tropicale è l’ultimo habitat rimasto per la famosa «tigre reale del Bengala», uno dei più belli e minacciati tra i grandi felini. Tra quei corsi d’acqua vive anche il raro delfino del Gange. Ma il sundarbans è un ecosistema alla mercè del mare e dei cicloni che spesso spazzano il golfo del Bengala, tanto più spesso in questi tempi di cambiamento del clima (lo racconta in modo vivido lo scrittore indiano Amitav Ghosh nel suo Il paese delle maree). È anche una zona abitata da umani, agricoltori e pescatori, comunità rurali di estrema povertà che vivono sul limitare della foresta raccogliendo miele e legna, o pescano nell’intrico dei canali: il pesce è la principale fonte di proteine animali nella cucina bengalese. Infine, è anche una zona assediata da centrali termiche, fabbriche di cemento, attività industriali.
Dunque a 14 chilometri da dove comincia il Sundarbans dovrebbe sorgere una nuova centrale a carbone, la più grande in assoluto in Bangladesh. Sarà composta da due unità da 660 megawatt ciascuna, a regime brucerà ogni anno 4,72 milioni di tonnellate di carbone. L’India ha un ruolo in questa storia, perché è un progetto della Bangladesh India Friendship Power Company Limited, joint venture formata nel 2010 tra i due paesi (la centrale di Rampal è in ballo da allora, e le marce di protesta si susseguono da oltre due anni): la National Thermal Power Corporation indiana ha il 15 per cento della proprietà e un’altra azienda indiana, Bharat Heavy Electricals Limited (statale) ha appena vinto la commessa per la costruzione.....
Ma la mega centrale rischia di dare il colpo finale a un ecosistema già minacciato dalla sovrappopolazione e assediato da inquinamento industriale, dicono i numerosi oppositori. «Non possiamo permettere che la più grande foresta di mangrovie al mondo venga distrutta da una centrale termica», ha dichiarato (alla France Presse) Ruhin Hossain, uno degli organizzatori della marcia. Il Sundarbans, diceva, «ci ha salvato da cicloni e piene ed è la nostra principale protezione dagli tsunami».
Il progetto della centrale di Rampal sta già costringendo centinaia di famiglie a sfollare, per lo più a forza, senza preavviso, e con risarcimenti che coprono appena metà del valore della terra espropriata, documenta un rapporto di South Asians for Human Rights, rete di organizzazioni per i diritti umani dell’Asia meridionale. Osserva poi che la nuova centrale porterà a intensificare l’uso di carbone in uno dei paesi più vulnerabili al mondo al cambiamento del clima; aumenterà a dismisura l’inquinamento atmosferico, e anche il concreto rischio di disastro, perché il carbone sarà portato alla nuova centrale attraverso i corsi d’acqua che tagliano la foresta. I fatti gli danno ragione.......
@fortimar
15 giugno 2015
Porto Tolle:Festa all’ombra della ciminiera per i “no carbone”
Tratto da rovigoindiretta.it
Festa all’ombra della ciminiera per i “no carbone”, che salutano il parroco di Carbonara e sognano il Delta unito
24 febbraio 2015
Bruno Latella : NON TOGLIETECI ANCHE IL CIELO !
Tratto da Unimpresa
Non toglieteci anche il cielo
Bruno Latella Presidente onorario di UnimpresaL’Unesco ha dichiarato il cielo “Patrimonio dell’umanità”.
Oltre a ciò l’aria che respiriamo è sempre più avvelenata dai gas serra prodotti dalla scriteriata produzione dei gas dovuti anche all’eccessivo utilizzo di fonti energetiche inquinanti (carbone, idrocarburi e gas vari) che danneggiano la salute degli esseri umani.
Nonostante ciò la miopia di alcuni personaggi (che si autodefiniscono economisti) porta ad invocare il primato della concorrenza e del mercato per sostenere che si debbano incentivare poco le fonti energetiche rinnovabili mentre bisogna intensificare l’estrazione del petrolio, del gas e del calore geotermico dal sottosuolo anche italiano.
Nel nostro Paese le politiche energetiche sono state sempre altalenanti perché a “decidere” non sono stati i Governi ma le grandi società che operano nel campo energetico che come obiettivo hanno avuto quello degli alti dividendi per gli azionisti e non certo l’interesse ed il benessere dei cittadini italiani......
Mentre molti Paesi avanzati, a cominciare dalla Germania, premono l’acceleratore sulle fonti rinnovabili, compreso il fotovoltaico di ultima generazione, in Italia ancora non si è abbandonata l’infelice idea di grandi centrali elettriche, anche a carbone... come quella progettata da una società elvetica da costruire a Saline Ioniche, in Calabria, una delle zone più belle ed assolate del nostro meridione, dove non esistono miniere di carbone e quindi la materia prima dovrebbe essere importata e trasportarla con grandi navi da centinaia di miglia di distanza: però l’inquinamento lo lasciano per intossicare i calabresi ed avvelenare i terreni e le spiagge della zona.....
Auguriamoci, per il bene di tutti, che la folle corsa al denaro si fermi prima che il mercato, l’alta finanza, la speculazione, la corruzione, l’illegalità ecc. portino l’inquinamento dell’ambiente al punto di non ritorno.
Quando i governanti la smetteranno di giocare con il lavoro, con la salute, con la vita delle persone e con l’inquinamento dell’unico Pianeta che abbiamo a disposizione?
Lasciamo che, come dice l’UNESCO, anche in futuro i bambini possano contemplare la meravigliosa bellezza del cielo stellato.
09 agosto 2012
Marcinelle video originale del 8 agosto 1956
.......Scrivo questo breve post, per conoscenza e diffusione nel web, per ricordarlo a chi è giovane e per ricordare il costante dramma che vivono i lavoratori sottoposti a micidiali condizioni, anche nella nostra Italia, dove si muore ancora oggi per inquinamento, e spargimento di veleni che uccidono le speranze e la nostra terra, oltre che i nostri cari…
Tratto da Reset-Italia
A Marcinelle faceva tanto caldo l’ 8 agosto 1956 come oggi
Faceva tanto caldo anche a Marcinelle l’ 8 agosto 1956, cittadina del Belgio, quando nella miniera di carbone Bois du Cazier, a causa di un incendio scoppiato in uno dei pozzi della miniera di carbon fossile, morirono 262 minatori su un totale di 274 uomini presenti nella miniera.
Tra le vittime, di dodici diverse nazionalità, ben 136 erano minatori italiani: la loro fu una morte terribile, soffocati dall’ossido di carbonio e braccati dalle fiamme. La miniera belga, che si trova a Marcinelle nei pressi di Charleroi, è stata recentemente inserita tra i patrimoni dell’Unesco…
La foto-francobollo che allego, la condivido da un amico di Facebook, Armando Lombardi che scrive: “8 agosto 1956. Miniera del Bois du Cazier, Marcinelle, Belgio. 262 persone. 136 italiane. Morte. Minatori finiti in Belgio a lavorare in base all’accordo uomo-carbone del 23 giugno 1946: se vuoi comprare il carbone per la tua nazione devi fornirmi manodopera per le miniere. 50 mila persone in cambio di carbone, prevede l’accordo.
Le condizioni non sono le stesse che per i minatori belgi e i figli sono obbligati a fare anche loro i minatori. Per legge. 50 mila servi della gleba ignari di cosa li aspetta, che diventeranno 140 mila uomini, 17mila donne, 29mila bambini.
Imparate le lingue e andate all’estero» dice De Gasperi a chi parla di disoccupazione. I manifesti di reclutamento non parlano delle condizioni di lavoro a cui saranno sottoposti. Non dicono neanche che se si vuole recedere dal contratto prima di un anno si finisce in galera, una galera in cui si muore di fame. Non dicono che viaggeranno tre giorni e tre notti in vagoni simili a carri bestiame, che all’arrivo verranno richiusi in uno stanzone della gendarmeria dove verranno disinfettati e che alloggeranno nei lager dei nazisti. Non dicono che lavoreranno in cunicoli alti 50 cm. Torridi. Non dicono della silicosi, di polmoni-naso- bocca neri di polvere di carbone, sempre presente, palpabile anche quando mangi e bevi, dentro e fuori i cunicoli, in miniera o nelle abitazioni fatiscenti. Non dicono della quasi assenza di misure di sicurezza.
E così muoiono. 262 persone, di cui 136 italiane, in un giorno solo, nell’incidente di Marcinelle. Fa effetto 262 morti, ma solo perchè radunati in un unico blocco.
Della morte quotidiana, continua, costante ma non eclatante nel numero di un giorno, invece, non se parla neanche....
Ma l’industria italiana, nel frattempo, ha potuto usare il carbone..........
14 maggio 2012
1)VENEZIA: PROVINCIA, VINTA CAUSA SUGLI SCARICHI INQUINANTI 2)I dieci comandamenti ecologici 3)Inquinamento ambientale: i “mercenari” delle lobby tradiscono le loro madri!
VENEZIA: PROVINCIA, VINTA CAUSA SUGLI SCARICHI INQUINANTI
E ad ottenere così il risarcimento per il danno ambientale subito, grazie anche alla perseveranza e alla qualità della nostra difesa. E’ un fatto importante anche alla luce del progetto che il nostro ente sta sostenendo di costituire la sede del tribunale internazionale per i crimini contro l’ambiente a Venezia».
Tratto da Andrialive
I dieci comandamenti ecologici
Per mercenari delle lobby intendiamo quelle persone che agiscono come rappresentanti di istituzioni pubbliche usando in maniera deviata il loro potere per favorire gli interessi spesso parassitari di “clan economici” contro la tutela delle risorse ambientali quali acqua, suolo, aria e la salute di tutti i cittadini minando le condizioni ambientali dei cittadini di oggi e di domani.
Come si sa l’inquinamento è come una livella che non guarda in faccia a nessuno.........Colpisce e basta! Anche i famigliari dei contractors. L’inquinamento, poi, continuerà a creare danni alla salute anche nel prossimo futuro.
Ed ecco il tradimento! Una madre per natura garantisce la condizione di vita migliore, in relazione alle possibilità, al proprio figlio. Lo educa all’igiene, ai cibi sani, ecc. Mentre fa questo, uno spietato contractor, sta operando per favorire interessi che causano inquinamento locale dell’acqua, del suolo e dell’aria e conseguentemente dei cibi. In parole povere, agisce spietatamente “contro natura”. Anche contro la salute dei propri parenti!
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26 marzo 2012
Presidente Confesercenti della Provincia di Viterbo:carbone colpo di grazia all’economia del territorio
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Confesercenti: carbone colpo di grazia all’economia del territorio
Viterbo: “Come si può pensare al carbone in un territorio agricolo che fa dell’ambiente e della cultura il suo modello di sviluppo turistico?”
Sulla questione del "No al carbone" e sul Consiglio Comunale aperto in programma domani a Tarquinia interviene il Presidente della Confesercenti di Viterbo Vincenzo Peparello. “Perché, -tuona Peparello- non siamo stati invitati ad un Consiglio così importante? Da quanto mi risulta neanche le altre organizzazioni del commercio sono state invitate. Riteniamo comunque che trasformare a carbone il più grande polo energetico d’Europa iniziando da Civitavecchia, significa annullare irreversibilmente il processo di sviluppo del territorio della Tuscia viterbese, romana e della Maremma laziale. Modello di sviluppo che punta decisamente al grande patrimonio ambientale, agricolo, turistico e storico".
Basti pensare che per un raggio di molti chilometri – come è scritto nei vincoli di un'autorevole relazione tecnica rispetto allo studio sulla trasformazione a carbone della centrale Tor Valdaliga nord di Civitavecchia – le coltivazioni sono classificate non food. “Il che vuol dire – preconizza Peparello - che non possono essere più destinate alla vendita e al consumo alimentare”.
“Figuriamoci l’effetto negativo – tuona Peparello – sui riflessi specifici del turismo balneare: chi verrebbe a fare il bagno sotto i fumi del coke?”. “Come ne uscirebbe l’immagine del turismo culturale e archeologico di un’area considerata patrimonio dell’Unesco?”, si chiede ancora Peparello.
Ce lo siamo meritato perchè la Tuscia ha dato già abbondantemente per il bene nazionale.”
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10 gennaio 2011
1)L’avallo del Governo al carbone ..... 2)"Il silenzio colpevole dei moderni carbonari"

Tratto da Qualenergia
L’avallo del Governo al carbone di Enel
L’Italia, in barba agli impegni sulle emissioni presi con il protocollo di Kyoto e a quelli di medio periodo, continua a puntare sul carbone, sotto la pressione di Enel e del ricatto occupazionale. La querelle sulla conversione a carbone della centrale di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, arriva dopo alcuni anni al capolinea con l’autorizzazione del Ministro Paolo Romani, dopo il giudizio di compatibilità ambientale e dopo il via libera di luglio della Conferenza dei Servizi (contraria solo l’Emilia Romagna).
Già nel marzo 2010 la Regione Veneto e l’Enel avevano sottoscritto un accordo di programma per la sua riconversione a carbone che prevedeva anche una serie di finanziamenti per diversi milioni di euro per compensazioni ambientali, la costruzione di un osservatorio e il risarcimento dei disagi provenienti dalla costruzione e dal funzionamento della centrale. Qualche briciola rispetto a un progetto di conversione che richiederà da parte di Enel un investimento di circa 2 miliardi di euro e porterà ingenti profitti.
La centrale, che attualmente brucia olio combustibile, si trova all’interno del Parco Regionale Veneto del Delta del Po, un'area ad alto pregio naturalistico, che comprende alcune riserve naturali di rilievo internazionale (il sito è patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, è Sito di Importanza Comunitaria all’interno dell’Unione europea, nonché zona umida protetta dalla convenzione internazionale di Ramsar). Il progetto potrebbe mettere sotto scacco ambientale un’intera area visto anche che l’approvvigionamento del combustibile e lo smistamento dei materiali avverrà principalmente per mare e per le vie fluviali, utilizzando un sistema di stoccaggio e movimentazione appoggiati su una nave “storage”, ancorata al largo del delta del Po.
La centrale, una volta ultimata la riconversione, funzionerà con tre sezioni alimentate a carbone e parzialmente a biomasse per una potenza elettrica lorda nominale complessiva pari a 1.980 MW. Attualmente è costituita da quattro sezioni da 660 MW elettrici ciascuna.
Si stima che la centrale a carbone, che potrebbe essere ultimata in 6 anni, produrrà annualmente circa 10,3 milioni di tonnellate di CO2, oltre ad altri inquinanti, come ossidi di azoto e zolfo, particolati, nichel, piombo, cromo, cloro, arsenico, mercurio, ecc. Nel 2005 la centrale aveva emesso 1,2 milioni di tonnellate di CO2. Insomma la messa in opera di questo grande impianto ci porterà sempre più lontani dai target climatici (Qualenergia.it, Il carbone nello stivale, un ritorno al passato).
Ai margini di questa, peraltro scontata, decisione del Ministro Romani, vanno ricordati due fatti.
Il primo riguarda la sentenza del TAR del Lazio che il 14 ottobre 2010 ha respinto il ricorso presentato da associazioni ambientaliste e di categoria di pescatori e operatori turistici. Una decisione che smentisce che la conversione a carbone della centrale, con tutte le infrastrutture necessarie a tale intervento, abbia conseguenze negative al territorio del delta e all’ambiente. Per i propugnatori del ricorso questa è una sentenza che risulterebbe impugnabile perché non risponde, sulla base di motivazioni omissive e illogiche, a quasi tutte le censure formulate.
Il secondo fatto riguarda due magistrati, il Pubblico Ministero Manuela Fasolato e il procuratore Dario Curtarello, che sono stati recentemente sottoposti a procedimento disciplinare in seguito alle indagini da loro condotte sulla centrale Enel di Porto Tolle. Già un anno fa ispettori ministeriali, guidati da Arcibaldo Miller (attualmente indagato per l’inchiesta sulla nuova P2), erano stati inviati dal Ministro della Giustizia Alfano per far luce su presunti rallentamenti all’iter della nuova centrale. I magistrati stavano indagando sui legami tra le emissioni della centrale e l’aumento dell’incidenza di malattie nei territori circostanti.
Secondo alcuni comitati di cittadini e sezioni locali di partiti politici questa ispezione, fortemente criticata, ma appoggiata dai lavoratori della centrale, nascerebbe da una richiesta pubblica di Luciano Violante del Partito Democratico, che in qualità di Presidente dell’Associazione “Italia Decide”, aveva proposto di avviare un’ispezione nella Procura di Rovigo per “capire se un’autorità giudiziaria può compiere un atto di questo genere, intimidendo sostanzialmente quelli che dovrebbero prendere la decisione”. Non è superfluo andarsi a vedere chi c’è tra i Soci fondatori di questa associazione. Già, proprio Enel SpA.
Il procedimento disciplinare ai due magistrati si basa su tre capi d’accusa che possono essere sintetizzati nell’ultimo: “l’aver impedito, mediante un’indebita ingerenza nelle attività degli apparati amministrativi, la commissione di reati, quando ancora non erano stati acquisiti sufficienti e concreti indizi della consumazione di fatti di rilievo penale, interferendo e condizionando in questo modo le attività degli organi amministrativi stessi, determinandone il rallentamento”.
Ma ci chiediamo: il vero atto intimidatorio è quello dei magistrati, come dice Violante, o piuttosto quello del Ministro della Giustizia? E’ ancora possibile in questo paese sottoporre a critica o a valutazioni tecnico-scientifiche le iniziative e gli interessi di Enel, e dell’industria in generale, senza che i rappresentati del Governo e dello Stato ne prendano sempre e incondizionatamente la difesa, il più delle volte a detrimento degli interessi dei cittadini e delle condizioni ambientali che invece dovrebbero tutelare?
Si sta scatenando in Italia un’assurda campagna denigratoria nei confronti di impianti a fonti rinnovabili che deturperebbero territori e ambiente, mentre passano troppo spesso sotto silenzio i gravissimi danni sanitari che impianti energetici e industriali causano alle popolazione e all’ambiente di vaste zone del paese, spesso in maniera irreversibile.
La forte lobby energetica italiana, a volte con l’appoggio compiacente di autorevoli personalità, prova a mistificare o a nasconde la diffusione di dati scientifici e medici su questi impianti. E quando qualcuno osa contestare queste asserzioni ne paga le conseguenze o viene tacciato di anti modernismo. Quando va bene, questa lobby ama bombardarci di spot molto green e politically correct o di spot sul nucleare ammantati di una fasulla equidistanza.
10 gennaio 2011
Leggi anche su diariodelweb
Il carbone di Enel una scelta che guarda al passato
Intanto, domani a Roma si apre in Cassazione il Processo intentato da cittadini e varie Amministrazioni pubbliche contro Enel per i danni ambientali causati dalle emissioni della centrale a olio combustibile di Porto Tolle
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Tratto da Noalcarbone
"Il silenzio colpevole dei moderni carbonari"
Comunicato di G. Pedrini - Fiamma Civitavecchia-Rm nord,
"Nel prendere atto della recrudescenza del fenomeno di “protesta” e “ contestazione” che sul WEB e sulla stampa cittadina si sta concretizzando nei riguardi dei “ fumi di variegato colore” emessi da TVN non posso fare a meno di rimarcare alcuni aspetti altamente significativi della faccenda. Il primo é costituito dal pesante , colpevole , silenzio sul problema da parte di quei politicanti che scelleratamente e consapevolmente votarono la “ conversione a carbone” di TVN .
Il secondo si riferisce a coloro che , pur consapevoli del disastro ambientale in atto , hanno il barbaro coraggio di contrabbandare come un’azione di promozione socio – economica la possibilità di “bruciare CDR “ nell’impianto di TVN .
Il terzo fa riferimento allo “squallore morale” di quanti , pur avendo votato a favore della “conversione a carbone”, oggi si ergono a pseudopaladini dell’ambiente al fine di sfruttare ipocritamente il disastro da loro provocato per scopi ci auguriamo puramente “ politici”: la memoria di quei nomi fa ormai parte della Storia incancellabile della città e delle pesanti patologie che affliggono in maniera consistente i cittadini.
La Sig.Polverini ha concesso sei mesi di proroga alla discarica di Malagrotta, ovvero al Sig.Cerroni come riportato recentemente dalla stampa , il cui nome , nel settore dello smaltimento dei rifiuti , é pari a quello degli Agnelli nel settore automobilistico. Gioca in questa proroga , oltre al nome del citato signore , la presenza di una srl interessata alla “lavorazione del rifiuto” prima del suo incenerimento , per la produzione di CDR , in impianti che ; parte di questo , secondo voci correnti, potrebbe essere combusto presso TVN o altro impianto da realizzare in area comprensoriale: un giro inimmaginabile di interessi economici e politici da far tremare i polsi qualora tali voci corrispondessero a realtà.
Questa é la fotografia della situazione rispetto alla quale chiediamo al Sig. Direttivo del Polo Civico di spiegarci ora il suo progetto di “ bruciare una quantità pari al 5% di CDR presso TVN”ed a quanto corrisponde tale percentuale in tonnellate annue.
Da parte loro i signori “ carbonari della prima ora” dovrebbero a questo punto chiarire pubblicamente perché autorizzarono uno scempio ambientale di tale portata e dovrebbero sentirsi in parte colpevoli dell’incremento in area delle patologie “ cancerogene”o “allergiche” e se qualche contribuente trascinasse in Tribunale costoro e l’ENEL per un risarcimento danni in seguito all’insorgere di un male conclamatamente connesso al “mercurio” od alla presenza di particelle di PM10 nell’aria che si respira nel comprensorio non penso che faccia male… anzi sarebbe un’azione altamente meritoria.
Da ultimo chiederei a qualche “ carbonaro della prima ora” di non fare troppa ammuina” sulle emissioni della Centrale altrimenti dovremmo cercare in esse un probabile effetto secondario di natura “ psichedelica” per spiegarci come mai egli riesca a dimenticare con eccessiva “non chalance” che tali emissioni sono comunque il risultato del suo voto ed invece di preoccuparsi della “co-combustione” e del “silenzio dei responsabili” in merito al problema si preoccupasse di chiarirci , insieme agli altri, il suo silenzio tanto in merito alla “combustione del carbone” quanto ai motivi che lo spinsero a votare per essa."
Gabriele Pedrini
26 aprile 2010
2010/04/26 GOLFO DEL MESSICO,DISASTRO AMBIENTALE PER SCOPPIO PIATTAFORMA/ «L’Unesco fermi trivelle alle Tremiti»
GOLFO DEL MESSICO, DISASTRO AMBIENTALE PER SCOPPIO PIATTAFORMA
Disastro ecologico senza precedenti nel Golfo del Messico: dalla piattaforma petrolifera esplosa e affondata la settimana scorsa stanno fuoriuscendo circa 1.000 barili di greggio al giorno e la macchia nera potrebbe raggiungere presto le spiagge e la regione paludosa della Louisiana. Le operazioni di pulitura delle acque e per bloccare le perdite sono anche rese difficili dal maltempo.
Tratto da http://dorsogna.blogspot.com/
WEDNESDAY, APRIL 21, 2010
Scoppio di piattaforma in Lousiana

A un certo punto si e' sparsa la notizia che hanno ritrovato i dispersi. La piattaforma brucia ancora.
Qui pero' si dice che non e' vero e che era una notizia falsa. La piattaforma brucia ancora.
Un pozzo di petrolio e' scoppiato qualche ora fa nel golfo del Messico, in Louisiana.
Dodici persone mancano all'appello e sette sono state ferite in modo grave.
Il pozzo era a 41 miglia dalla costa - circa 65 chilometri dalla riva, era di proprieta' mista British Petroleum e Transocean. La fase di costruzione e' iniziata nel giugno del 2009. In questo momento stavano ancora trivellando a 1.5km sotto la crosta terreste. La produzione non era ancora iniziata.
Un portavoce per la Transocean, sugli altri 11 dispersi, dice:
"La realta' e' che non sappiamo dove siano quegli 11, e' molto difficile quantificare la probabilita' di trovare i dispersi."
Quel che resta del pozzo si e' fortemente inclinato e potrebbe sprofondare.
Credo che non ci sia altro aggiungere - se non due domande:
La stampa italiana ne parlera'?
E se questo fosse successo a Rocca San Giovanni?
A Pineto? A Vasto? Alle isole Tremiti? In Sicilia?
MONDAY, APRIL 26, 2010
Un altra piattaforma di petrolio, distante 10 miglia dalla prima e' stata evacuata per precauzione. Un robot sottomarino che doveva tappare il buco ha fallito la sua impresa.....Ora stanno cercando di costruire una sorta di imbuto che possa catturare il petrolio e riportarlo in superficie in maniera controllata. Ci vorranno come minimo due settimane.I tecnici parlano di mille altre alternative su come arrestare il flusso di petrolio, ma la realta' dei fatti e' che nessuno lo sa bene cosa fare.Dice il direttore del Dauphin Island Sea Lab in Alabama, George Crozier:
Tratto da "Il Corriere della sera"
INTERROTTE LE RICERCHE DEGLI 11 OPERAI DISPERSI
Piattaforma affondata, la macchia nera si sposta verso le coste della Louisiana
Ogni giorno fuoriescono mille barili di petrolio.
Si rischia un disastro ambientale senza precedenti
MILANO - L'iniziale ottimismo della Guardia costiera americana è stato smentito dai fatti. Più che di un timore si tratta ormai di una certezza: l'incendio e poi il crollo della piattaforma petrolifera della Bp, 70 chilometri al largo delle coste della Louisiana, nel Golfo del Messico, sta causando un disastro ambientale. La sua portata è ancora tutta da valutare. E, in buona parte, tutto si lega al buon esito dell'ultimo disperato intervento dei robot di profondità, che stanno operando a 5mila metri per chiudere i "buchi". Quello che la compagnia BP, che gestiva l'impianto di estrazione, sta cercando di fare, ha sintetizzato l'ingegnere meccanico Richard Metcalf, «è di mettere un tappo di sughero a una bottiglia di champagne». Resta il fatto che non si tratta di champagne e che ogni giorno dal fondo marino di spargono circa 1.000 barili di greggio, poco meno di 160mila litri. Le operazioni per tentare di bloccare questa perdite sono anche in parte ostacolato dal maltempo. La macchia nera potrebbe raggiungere presto le spiagge e la regione paludosa della Louisiana causando un disastro ecologico senza precedenti. A 30 km dal luogo del disastro si trova anche l'arcipelago delle Chandeleurs, un'oasi verde in cui depongono le uova pellicani e altri uccelli, già pesantemente danneggiata dall'uragano Katrina. Durante la notte la macchia si è allargata del 50% e ora copre un'area di oltre 1.500 chilometri quadrati, anche se secondo gli esperti si tratta perlopiù di un sottile velo di greggio sulla superficie.
MILANO - L'iniziale ottimismo della Guardia costiera americana è stato smentito dai fatti. Più che di un timore si tratta ormai di una certezza: l'incendio e poi il crollo della piattaforma petrolifera della Bp, 70 chilometri al largo delle coste della Louisiana, nel Golfo del Messico, sta causando un disastro ambientale. La sua portata è ancora tutta da valutare. E, in buona parte, tutto si lega al buon esito dell'ultimo disperato intervento dei robot di profondità, che stanno operando a 5mila metri per chiudere i "buchi". Quello che la compagnia BP, che gestiva l'impianto di estrazione, sta cercando di fare, ha sintetizzato l'ingegnere meccanico Richard Metcalf, «è di mettere un tappo di sughero a una bottiglia di champagne». Resta il fatto che non si tratta di champagne e che ogni giorno dal fondo marino di spargono circa 1.000 barili di greggio, poco meno di 160mila litri. Le operazioni per tentare di bloccare questa perdite sono anche in parte ostacolato dal maltempo. La macchia nera potrebbe raggiungere presto le spiagge e la regione paludosa della Louisiana causando un disastro ecologico senza precedenti. A 30 km dal luogo del disastro si trova anche l'arcipelago delle Chandeleurs, un'oasi verde in cui depongono le uova pellicani e altri uccelli, già pesantemente danneggiata dall'uragano Katrina. Durante la notte la macchia si è allargata del 50% e ora copre un'area di oltre 1.500 chilometri quadrati, anche se secondo gli esperti si tratta perlopiù di un sottile velo di greggio sulla superficie.
11 MORTI, 17 FERITI. A BORDO 2,6 MILIONI DI LITRI DI PETROLIO -.............
11 MORTI, 17 FERITI. A BORDO 2,6 MILIONI DI LITRI DI PETROLIO -.............
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QUESTO ACCADE IN LOUISIANA E IN ITALIA?
IN ITALIA intanto il Ministero dell’Ambiente ha deciso che la «ricchezza paesaggistica» DELLE ISOLE TREMITI deve cedere il passo alle «piattaforme petrolifere» e alle trivellazioni della «Petroceltic Elsa»,
Tratto da"La Gazzetta del Mezzogiorno"
«L’Unesco fermi trivelle alle Tremiti»
di Filippo Santigliano
FOGGIA - Il Comune di Tremiti si appresta a chiedere all’Unesco il riconoscimento di «sito» patrimonio dell’umanità. Con una «piattaforma» petrolifera al largo forse la pratica potrebbe incontrare più di un ostacolo. Ma il sindaco di Tremiti, Peppino Calabrese, non demorde e riconoscimento Unesco a parte ribadisce che «il popolo tremitese, la provincia di Foggia e la Puglia si opporranno con tutte le forze a questa ipotesi di trivellazione».
Fermare l’assalto, dunque, ad uno dei patrimoni ambientali più importanti della Puglia, quelle isole Tremiti che rappresentano un’oasi naturale tanto da essere parco marino protetto, insignito da sempre anche della «bandiera blu» dell’Unione Europea. Invece il ministero dell’Ambiente ha deciso che quella «ricchezza paesaggistica» deve cedere il passo alle «piattaforme petrolifere» e alle trivellazioni della «Petroceltic Elsa», società irlandese interessata appunto a «sondare» il fondo marino delle Tremiti al largo del Gargano e verificare se vi sono o meno le condizioni per installare pozzi.
Uno scenario che viene contrastato dalla Puglia e dalla Provincia di Foggia in particolare, ma non solo. Intellettuali, artisti (a Tremiti ha casa Lucio Dalla), esponenti del mondo dello sport (come già riportato dalla «Gazzetta» nei giorni scorsi) si sono dichiarati scandalizzati e sconcertati dalla decisione del ministero dell’Ambiente per la concessione delle autorizzazioni.
Domani nell’isola di San Domino si svolgerà il Consiglio provinciale di Foggia che, per l’occasione, terrà una seduta in trasferta proprio per testimoniare la vicinanza di tutta la Capitanata alle sorti dell’arcipelago. La decisione della Provincia, che è a guida centrodestra come il Governo nazionale che si appresta a dare il via libera alla società irlandese, è quella di opporsi con ogni mezzo all’autorizzazione alle trivellazioni.
Un coro di no che vede uniti anche i sindaci del Gargano, movimenti ed associazioni ambientaliste, organizzazioni professionali e di categoria, a cominciare da quelle che si occupano di turismo, fortemente preoccupati per le sorti delle «Diomedee», le isole che vivono al 100% di turismo e dello stesso Gargano, ovvero la locomotiva del settore in Puglia con i suoi quattro milioni e mezzo di presenze turistiche.Proprio la Confcommercio, con il suo presidente regionale, Matteo Biancofiore, ha lanciato l’allarme sul futuro del turismo: «La scelta del turismo per lo sviluppo della Capitanata è una opzione strategica che non può essere messa in discussione da decisione inadeguate di organismi centrali che passano sopra la testa degli abitanti della provincia di Foggia. Per questo chiediamo con forza al Governo centrale che pensi bene a che cosa vuol dire per questo settore l’autorizzazione concessa per trivellazioni finalizzate alla ricerca di idrocarburi. Abbiamo bisogno di infrastrutture di servizio, rispettose del patrimonio naturale che abbiamo avuto la fortuna di avere in regalo, no di nuovi miraggi industriali i cui fallimenti darebbero un colpo definitivo alle nostre speranze. Il mare delle Tremiti così come il Parco del Gargano rappresentano un patrimonio naturale da valorizzare in chiave turistica. La loro istituzione, pur con discussioni, è stata una scelta approvata dal territorio ed una scelta di campo che deve essere perseguita in modo coerente a tutti i livelli».
CONSIDERAZIONI DI UNITI PER LA SALUTE
IL DISASTRO AMBIENTALE PER lo SCOPPIO della PIATTAFORMA NEL GOLFO DEL MESSICO,DOVREBBE INSEGNARE QUALCOSA A NOI TUTTI MA SOPRATTUTTO AI MINISTERI E ALLE ISTITUZIONI CHE HANNO LA RESPONSABILITA' E LA COMPETENZA.........SU SIMILI SCELTE .








