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14 maggio 2016

Nuova marea nera nel Golfo del Messico, finiscono in mare 2.100 barili di greggio della Shell

Tratto da Greenreport

Nuova marea nera nel Golfo del Messico, finiscono in mare 2.100 barili di greggio

Fuoriuscita dalle infrastrutture sottomarine della piattaforma offshore Brutus della Shell

[13 maggio 2016]

Bruts 1

Ieri  dalle infrastrutture sottomarine collegate alla piattaforma offshore Brutus della  Shell Oil sono fuoriusciti nel Golfo del Messico 88.200 galloni (2.100 barili) di petrolio Secondo il Bureau of Safety and Environmental Enforcement (BSEE) Usa, la fuoriuscita ha creato un inquinamento lungo 13 milia al largo delle coste della Louisiana, a circa 90 miglia a sud di Timbalier Island.

La piattaforma Brutus è entrato in funzione nel 2001, ma già nel 2012   la Shell aveva dovuto ridurre la produzione a causa di guasti delle valvole. La lunga striscia di greggio  si estende nell’area di Glider Field, un gruppo di quattro pozzi sottomarini della Shell  che fanno capo alla piattaforma Brutus, che si trova in acque profonde 884 metri.........

Il direttore esecutivo di Sierra Club, Michael Brune, ha sottolineato: «E’ inaccettabile che sia stato permesso che le fuoriuscite di petrolio siano diventate lo status quo nel Golfo. Dalla Deepwater Horizon al Taylor Well fino all’ultimo disastro della Shell, abbiamo permesso che la regione venga perennemente trattata come una zona sacrificale: un luogo in cui tolleriamo che l’inquinamento e i disastri continuino con la nostra dipendenza dai combustibili fossili. Questa pratica deve finire ora. Centinaia di migliaia di persone si sono mobilitate in tutto il Paese e ancora di piú marceranno a Washington, DC questa Domenica cper chiedere al presidente Obama di proteggere le nostre acque e le comunità costiere dalle trivellazioni offshore. Il presidente Obama ha avuto ragione quando ha protetto l’Oceano Atlantico dalla trivellazione offshore, ora è  il momento che faccia la stessa cosa con l’Oceano Artico e il Golfo del Messico e salvaguardi tutte le nostre acque».

Un anno fa  gli ambientalisti e i “kayaktivists” riuniti a Seattle chiesero che la Shell smettesse di trivellare il Mar Glaciale Artico. Quella protesta portò ad una estate di attivismo e “kayaktivisim” per premere sull’amministrazione di Barack Obama perché proteggesse le acque statunitensi dalle trivellazioni offshore. Nel 2016 Obama  ha dichiarato la moratoria sulle trivellazioni offshore nell’Atlantico Usa, gli ambientalisti lo hanno ringraziato per questa decisione, ma ora chiedono che vengano protetti anche l’Oceano Artico e il Golfo del Messico.

13 maggio 2016

Servizio Marconi SkyTg 24 scuole: UN VIAGGIO TRA INQUINAMENTO E SALUTE da Civitavecchia al MONDO.

Riceviamo il sottostante video  da Civitavecchia dal Medico Isde Giovanni Ghirga e lo pubblichiamo con il consiglio di guardarvi l' interessantissimo video ideato e creato dai Meravigliosi Ragazzi dell'IIS G. Marconi - Liceo Scientifico Opzione Scienze Applicate di Civitavecchia e di diffonderlo adeguatamente .


Inquinamento e stato di salute della popolazione: da Civitavecchia al mondo

Faremmo prima a cambiare città, ma noi vogliamo una città che cambi!


Tratto da Spezia Via dal Carbone


Faremmo prima a cambiare città, ma noi vogliamo 
una città che cambi!

Tratto da Cittadini per L'Aria


LA RIVOLUZIONE DELL'ARIA: CHIEDI ARIA PULITA AL TUO CANDIDATO SINDACO!



Questo decalogo di impegni (che puoi scaricare completo e dettagliato qui) è stato elaborato per essere sostenuto dai cittadini italiani e fatto proprio come impegno vincolante dai candidati sindaci alle prossime elezioni amministrative di giugno 2016. Gli obiettivi che presentiamo sono indicativi, e dovranno essere adattati alle circostanze particolari di ciascuna città, ma danno un’idea della dimensione degli interventi richiesti. 
Azioni coraggiose e necessarie, che ci avvicinino alle altre città europee.
FIRMA ANCHE TU  QUI L'APPELLO E AIUTACI A DIFFONDERLO!






12 maggio 2016

Tre milioni di persone muoiono ogni anno a causa dell’inquinamento.

Tratto da Pontilenews

Tre milioni di persone muoiono ogni anno a causa dell’inquinamento. È in arrivo una road map per combatterlo
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Se qualcuno pensa che il mondo occidentale morirà di terrorismo ha perso di vista quello che è il suo vero grande nemico: l’inquinamento. 
L’Independent riporta un’affermazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) secondo cui l’80% della popolazione urbana mondiale è esposta pericolosamente ad alti livelli di inquinamento atmosferico.  Il risultato è che tre milioni di persone muoiono prematuramente ogni anno, facendo dell’aria che si respira il maggior rischio per la salute.
Le statistiche mostrano una disparità fra paesi in funzione del reddito: a soffrire di inquinamento dell’aria al di là dei limiti di sicurezza è il 56% della  popolazione urbana dei paesi ad alto reddito, percentuale che sale a 98%  per i paesi a basso e medio reddito.....
L’inquinamento, però, colpisce pesantemente anche i paesi più avanzati. L’Oms rileva che a Parigi le medie annuali dell’inquinamento, a seconda del tipo di particolato, superano del 40 fino all’80% i livelli raccomandati. The Independent  riporta una dichiarazione del dottor Carlos Dora, coordinatore nell’Oms degli interventi per la salute dell’ambiente: “È cruciale - afferma -  per i governi delle città e dei paesi fare della qualità dell’aria urbana una priorità per la salute e lo sviluppo. Quando la qualità dell’aria migliora, i costi della sanità per malattie collegate all’inquinamento dell’aria diminuiscono, la produttività dei lavoratori aumenta e le aspettative di vita crescono”. 
L’Oms sostiene che l’incremento nell’uso delle risorse rinnovabili, come il solare e l’eolico, e l’abbattimento delle emissioni industriali, aiuterebbe ad alleviare l’entità del problema. E non manca di raccomandare la creazione di una rete di “piste pedonali e ciclabili nelle città”. Intanto, è annunciata l’imminente Assemblea dell’Oms per discutere una “road map che dia una risposta globale agli effetti negativi sulla salute dovuti all’inquinamento”. Leggi tutto

Tratto da humanitasalute

Oms, livelli d’inquinamento in città aumentati dell’8%

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Il livello di inquinamento atmosferico urbano a livello mondiale è aumentato dell’8%. Più di 8 persone su 10 che vivono in città respirano aria inquinata oltre i livelli di sicurezza. A rivelarlo è l’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità, nell’ultimo report dedicato alla qualità dell’ariarelativo agli anni 2008-2013.
Tutto il mondo porta su di sé il peso di una cappa di smog. L’aria è più irrespirabile nei Paesi a basso e medio reddito: la quasi totalità (il 98%) delle città con più di 100mila abitanti presenti in queste regioni non rispetta le soglie di sicurezza fissate dall’Oms. Nei Paesi a maggior reddito, dall’Europa alle Americhe al Pacifico Occidentale, invece, questa percentuale scende di molto fermandosi al 56%.
Il database dell’Oms fa riferimento a 3000 città in 103 Paesi. Le soglie di sicurezza medie annue delle polveri sottili PM10 e PM 2,5 sono rispettivamente di 20 e 10 microgrammi per metro cubo. In Italia Roma e Milano superano questi valori.

Smog è fattore di rischio per ictus e asma

“L’inquinamento atmosferico è una delle principali cause di malattia e di morte. Nelle nostre città soffocate dallo smog a essere maggiormente colpite sono le fasce di popolazione più vulnerabile, i più giovani, gli anziani e i più poveri”, è il commento di Flavia Bustreo, vice direttore generale Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini dell’Oms.
Lo smog, assieme ai cambiamenti climatici, all’esposizione ad agenti chimici, all’inquinamento di acqua o suolo e agli effetti dei raggi ultravioletti, è responsabile del 25% dei decessi globali. Se l’aria s’inquina aumenta il rischio di ictus e malattie cardiovascolari e di malattie respiratorie acute e croniche come l’asma.
(Per approfondire leggi qui: Oms, smog e ambienti contaminati causano oltre 12 milioni di morti)....Continua a leggere su humanitasalute

11 maggio 2016

Break Free From Fossil Fuels:Cresce in tutto il mondo il movimento per lasciare i combustibili fossili sotto terra

Tratto da Greenreport
Cresce in tutto il mondo il movimento per lasciare i combustibili fossili sotto terra (VIDEO)
350.org: «Agire per la transizione socialmente giusta verso un'energia 100% rinnovabile»
[10 maggio 2016]
abbandono combustibili fossili 5
La settimana scorsa un’ondata mondiale di iniziative per lasciare i combustibili fossili sotto terra ha percorso tutto il mondo e 350.org che l’ha organizzata insieme a una miriade di associazioni locali dice che «Le parole non bastano a esprimere un momento di azione di una tale potenza» e ricorda che in soli 6 giorni la campagna “Break Free from fossil fuels” ha già ottenuto notevoli successi.
«Tutto è iniziato in Galles – dicono a 350,org –  dove più di 300 persone hanno paralizzato la più vasta miniera di carbone a cielo aperto del Regno Unito per una giornata. Qualche ora più tardi, 10.000 cittadinbi/e venuti/e da tutte le Filippine si sono diretti verso la città di Batangas per esigere la cessazione dello sfruttamento carbonifero. In Nuova Zelanda, centinaia di persone hanno chiesto conto all’ANZ, una delle principali banche del Paese, che finanzia il cambiamento climatico traendone profitto. In Australia, centinaia di militanti a bordo di kayak, di canoe e di imbarcazioni di fortuna hanno bloccato il più grande porto carbonifero del Paese. E questo è solo l’inizio. Numerose altre azioni entusiasmanti sono previste il 15 maggio».
Ieri a Maringá, nello Stato brasiliano del Paraná, c’è stata una manifestazione artistica durante l’Expo Ingá, la principale fiera rurale annuale organizzata dal Paraná, seguita da una mobilitazione di massa contro il fracking.  Altre manifestazioni ci sono state negli Usa, in Canada, Sudafrica, Germania e Turchia.
Oggi a Wellington, in Nuova Zelanda, una protesta ha bloccato le attività di una società che raccoglie fondi per l’industria fossile chiedendo che invita nella transizione verso l’energia pulita. Manifestazione anche a Oloibiri, in Nigéria, sul sito del primo storico pozzo di petrolio nigeriano, per evidenziare i danni ambientali e sociali laciati ai territori  quando le multinazionali petrolifere abbandonano i giacimenti sfruttati e alla comunità resta solo che l’inquinamento prodotto dall’arricchimento altrui.
Domani sarà la volta di Jakarta, in Indonesia, dove un’azione di massa chiederà al presidente Joko Widodo di rivedre il sujo ambizioso pian energetico da 35.000 megawatts, abbandonando il carbone per puntare sulle abbondanti energie rinnovabili dell’arcipelago.
Insomma, in tutto il mondo, con azioni concrete o on-line, sempre più persone stanno manifestando la loro adesione alla campagna mondiale per lasciare i combustibili fossili sotto terra, come prevede anche l’Accordo di Parigi firmato dal nostro governo, che però ha esultato quando il referendum che  puntava a lasciare una minima parte di quei combustibili sotto il mare non ha raggiunto il quorum.
350.org assicura che «I giorni a venire saranno altrettanto incredibili, soprattutto perché le azioni combinate preparano la  transizione socialmente giusta verso un’energia 100% rinnovabile della quale la nostra Terra surriscaldata ha così ha urgente bisogno».

I pellerossa Lummi battono le multinazionali del carbone: il pesce ha battuto il carbone.

Tratto da Qualenergia

I pellerossa Lummi battono le multinazionali del carbone: no al terminal di Cherry Point

I diritti di pesca sanciti dal trattato con gli Usa sconfiggono un mega.progetto
[11 maggio 2016]
Carbone Lummi 1
Il gigantesco terminal carbonifero Gateway Pacific Terminal (GPT), progettato dalla multinazionale SSA Marine a Cherry Point, sulla costa dello Stato Usa di Washington, non si farà, ad annunciarlo è stato l’US Army Corps of Engineers, che ha negato il permesso necessario  perché  avrebbe un impatto sui diritti di pesca  previsti dal trattato tra gli Stati Uniti e  la Nazione Lummi, un popolo  autoctono che si è strenuamente battuto contro il gigantesco terminal carbonifero. Il colonnello John Buck, comandante del distretto di Seattle dell’’US Army Corps of Engineers, ha detto che «Il Corpo non può consentire a un progetto di abrogare  i diritti dei trattati».
I pellerossa  Lummi hanno ricevuto la notizia  proprio mentre era riunita la Lummi Indian Business Council chambers e il loro presidente, Tim Ballew, ha detto. «Voglio riconosce  il duro lavoro e la leadership assunta da tutti i capi tribali che sono qui. Non saremmo stati in grado di farlo senza di voi. Oggi è una buona giornata. Oggi sicuramente è un buon giorno».
La decisione è un durissimo colpo per la SSA Marine, che detiene il 51% del progretto di Cherry Point  da  700 milioni di dollari e che ad aprile si era già vista sospendere la sua valutazione ambientale in attesa della decisione dell’mentre si attendeva la decisione dell’US Army Corps of Engineers
Il progetto è stato animatamente dibattuto nella contea di Whatcom, dove non mancavano i favorevoli perché avrebbe portato posti di lavoro, mentre i contrari denunciavano l’aumento del traffico ferroviario e l’inquinamento che avrebbe portato. La SSA Marine dice che il porto carbonifero non avrebbe leso in modo significativo i diritti dei pellerossa previsti dai trattati e si era anche detta disposta a cambiare il progetto per trovare  un accordo con la Nazione Lummi, che avrebbe così dovuto ritirare le sue obiezioni oppure citare la multinazionale davanti a un tribunale federale.
 Ma i Lummi non hanno mollato e hanno dissotterrato l’ascia di guerra per combattere contro la SSA Marine e la sua controllata  Pacific International Terminals (PIT), che ora sta  studiando come rispondere al no dell’US Army Corps of Engineers. 
Ma Jay Julius, del Consiglio dei Lummi, risponde: «La tribù non ha mai perso la fede. Non abbiamo mai dubitato, mai … Abbiamo sempre avuto fede che avremmo vinto. Una delle  più grandi cose alle quali ho assistito personalmente è il riconoscimento dall’esterno, al di fuori dei confini di questa riserva, da chi non ci conosce come popolo. … Ha fornito l’occasione a quelli al di fuori di imparare che cosa è il trattato all’opinione pubblica, compresi gli ambientalisti e gli amministratori locali eletti. Tutto quello che sapevamo da migliaia di anni è stato abbandonato con il trattato, e siamo stati messi qui. Ma in quel trattato ci siamo assicurati alcuni diritti. Sono grato al colonnello che  ha onorato il trattato».
Gli indiani confinati nella riserva Lummi sono riusciti a sconfiggere i giganti del carbone che speravano di  salvare le loro multinazionali, in crisi per la concorrenza del gas e per le normative ambientali più severe,  esportando verso l’Asia. Due grandi compagnie carbonifere,  Arch Coal e Peabody Energy, ad aprile hanno annunciato licenziamenti di massa nelle miniere del vicino Wyoming.
Si può anche dire che il pesce ha battuto il carbone: la decisione dell’US Army Corps of Engineers è rrivata dopo una richiesta avanzata il 5 gennaio 2015 dalla Nazione Lummi che pretendeva il rispetto dei diritti di pesca della tribù e nella quale si leggeva: «I  Lummi hanno pescato in questo luogo da tempo immemorabile e prevedono di continuarlo a fare in futuro. Il progetto proposto avrà un impatto significativo su questo luogo di raccolta e sul trattato e limiterà in modo significativo la capacità dei membri della tribù di esercitare i loro diritti previsti dal trattato». Il territorio di pesca dei Lummi si estende dal fiume Fraser a Seattle, con l’esclusione dello stretto di Juan de Fuca e dell’Hood Canal e la denuncia della tribù era arrivata poche settimane dopo che  il Department of Ecology  aveva pubblicato uno studio sul traffico navale che dimostrava un aumento del 76% del disturbo alla pesca tribale a quando il terminal proposto sarebbe entrato in piena attività. Leggi tutto

Tirreno Power: Regione, individuare percorso uscita carbone (Ansa)

Tratto da ANSA 
- GENOVA, 10 MAG - Sulla vicenda Tirreno Power, il Consiglio regionale ha approvato all'unanimità un ordine del giorno, sottoscritto da tutti gruppi, che impegna la giunta a promuovere la creazione di un tavolo di lavoro a cui parteciperanno il Governo, la Regione, gli enti locali, l' azienda e le parti sociali per definire e individuare un percorso che porti alla risoluzione della vertenza.
    L'ordine del giorno chiede inoltre alla giunta di fissare un incontro urgente con il Governo "per individuare le modalità con cui gestire il percorso di uscita dal carbone a tutela dell' ambiente e della salute di cittadini e lavoratori, come previsto dagli accordi di Parigi". Il documento, infine, impegna la giunta a programmare subito percorsi di formazione per acquisire competenze e professionalità nel campo delle energie rinnovabili.
    La giunta regionale, inoltre, dovrà tenere informati i cittadini, le competenti commissioni consiliari e le associazioni sugli sviluppi del percorso. (ANSA).

   

10 maggio 2016

Le problematiche ambientali a Savona meritano attenzione ........Ambiente snobbato:quando l'assenza è plateale

Interessante articolo tratto da Savona News.       

Ambiente snobbato: quando l'assenza è plateale


E' l'epoca del marketing politico, che asfalta le occasioni tradizionali di confronto. I comizi e le orazioni di piazza sembrano ricordi d'un tempo, come se l'agorà internettiana esaurisse tutto in un like. Rare le eccezioni. 
Ma - con buona pace dei candidati 3.0 - disertare un dibattito pubblico, a pochi giorni dal voto e in piena campagna elettorale, rimane una brutta figura. E' un atteggiamento che porta con sé sussiego e scarsa considerazione dell'elettorato.

L'assenza di Cristina Battaglia e Ilaria Caprioglio all'incontro sui temi ambientali organizzato in Sala Rossa ha rivelato quanto la presa dei partitoni sia salda sulle strategie da tavolino e molle sui programmi. Non che ce ne fosse bisogno: la distanza tra argomenti e candidati è un classico. 
Però, se le due principali sfidanti per la poltrona di Palazzo Sisto snobbano un evento dove si parla di ambiente, salute e sviluppo, il vulnus è peggiore di quel che sembra. E' una ferita che riguarda non solo gli argomenti, ma il modo di intendere la politica stessa.

La sala era popolata, con presenze in piedi e orecchie tese sin fuori dalla soglia. Ad aderire all'invito sono stati Giorgio Barisone, Carlo Frumento, Daniela Pongiglione, Salvatore Diaspro e Anna Traverso. Le altre due voci importanti nella competizione amministrativa, invece, non pervenute. Altro che frontrunners...
Automatica la stroncatura di "Savona porto elettrico" che ha promosso l'incontro: "Assenti le candidate Battaglia e Caprioglio; forse per loro i temi trattati sono di secondaria importanza. Eppure Savona è stata segnata dalla centrale e carbone e, recentemente, ARPA Veneto ha dichiarato che vivere nei pressi di una grande nave all'ormeggio è come avere un cementificio non ambientalizzato sotto le finestre".
Non stiamo parlando di Donald Trump che non partecipa all'ultimo dibattito dei candidati repubblicani alla Casa Bianca, per protesta contro Fox News.
 Savona merita attenzione specialmente sulle problematiche che, com'è noto, sono da anni al centro dei pensieri e delle preoccupazioni d'una buona fetta di cittadini. Ignorare i principi basilari del confronto elettorale significa dar ragione, comunque, ai poteri forti. 
Felix Lammardo

09 maggio 2016

Dorsogna :Nel 2016 la meta' della nuova energia USA sara' da rinnovabili

Nel 2016  la meta' della nuova energia USA  sara' da rinnovabili 

I profitti della Shell per il primo quadrimestre del 2016 sono calati dell'89%.

175 compagnie petrolifere piccole e medie sono a rischio bancarotta.

La Chevron taglia 1000 posti di lavoro dopo avere perso 725 milioni di dollari nel primo quadrimestre del 2016.

La Statoil ha perso il 71% di profitti nel primo quadrimestre del 2016.

La ConocoPhillips perde 1.4 miliardi di dollari nel primo quadrimestre del 2016.
 
E intanto...

Intanto, in tutta questa petroli-depressione, emerge che per la prima volta nella storia degli USA, nel 2016 la maggior parte dell'energia nuova immessa nella rete elettrica sara' dal sole e dal vento.

Secondo una analisi dell' United States Energy Information Administration, la meta' della nuova energia sara' da rinnovabili. Ci si aspetta che nel 2016 verranno generati 26 gigawatt nuovi di energia: sole e vento sono al 63%, gas al 31%. 

Questo e' importante per due motivi: fino a pochi anni fa era il gas a farla da principe, adesso e' invece in secondo piano, nonostante il crollo dei prezzi degli idrocarburi.

Il motivo della vittoria delle rinnovabili e' crollo del costo dei pannelli solari.   Un altro motivo e' che lentamente arrivano le leggi ad imporre alle municipalita' locali di usare le rinnovabili. E quindi che gli piaccia o no, devono usare vento e sole.  E forse un tempo queste leggi parevano quasi delle imposizioni antieconomiche, invece adesso e' lucrativo per tutti gli attori coinvolti usare sole e vento e costruire impianti energetici rinnovabili. E quindi, il boom.
Nel 2016 arriveranno 9.5 gigawatt nuovi di energia solare, dalla California (3.9 gigawatts), North Carolina (1.1 gigawatts), Nevada (0.9 gigawatts), Texas (0.7 gigawatts), e Georgia (0.7 gigawatts). Nel 2015 sono stati installati 8.4 gigawatt di energia solare, sufficenti per alimentare 1.3 milioni di case.
E quindi anche se ci sono ancora centrali a carbone in funzione, piano piano vanno morendo: nel 2015 sono state chiue varie centrali a carbone, con un calo della produzione di 15 gigawatt.
Intanto, il numero di pozzi nuovi e' crollato. Siamo adesso ai minimi dal 2009 con 328 pozzi di ricerca, a fronte di 668 un anno fa.  Nel 2015 sono stati persi 963 pozzi nuovi, il piu' grande calo dal 1988. Per il 2016 siamo a 204. 

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Tratto da Greenreport

L’energia solare è contagiosa. Ecco come si diffonde negli Usa

Il "neighbor effects": installare un pannello solare aumenta la probabilità che lo facciano i vicini
[6 maggio 2016]
Solare contagioso 0
Negli Usa l’energia solare continua a crescere a una velocità vertiginosa: nel 2015 sono stati installati più pannelli solari, più che in qualsiasi anno, e il 2016 dovrebbe stracciare questo record con il doppio di pannelli. Intanto gli Usa hanno superato il milionesimo impianto solare installato.

Ma perché è solare statunitense  sta crescendo così in fretta?  Secondo Barry Fischer, che scrive sul blog di SolarCity, il più grande installatore solare Usa, le principali ragioni sono tre: «Il costo dei pannelli solari è crollato, l’importanza del solare è fondamentale per combattere i cambiamenti climatici, e le politiche pro-solari sono diventate mainstream». Ma anche questi fattori principali non rispondono a una domanda più pratica: come fanno le famiglie americane a scegliere il solare? In molti casi, la risposta è semplice: parlando con amici e vicini di casa....
Continua a leggere su Greenreport

GREENREPORT - ECONOMIA CIRCOLARE, PER L’ITALIA 541 MILA POSTI DI LAVORO IN CERCA DI POLITICA INDUSTRIALE

Tratto da greenreport.it

ECONOMIA CIRCOLARE, PER L’ITALIA 541 MILA POSTI DI LAVORO IN CERCA DI POLITICA INDUSTRIALE

economia circolare riciclo miniere urbane rifiuti
La flebile ripresa economica che sperimenta oggi l’Italia si dimostra effimera ogni giorno di più, come conferma l’Istat nella sua ultima nota d’aggiornamento sull’andamento economico del Paese:  «L’evoluzione del clima di fiducia rimane incerta – evidenzia l’Istituto nazionale di statistica – e l’indicatore composito anticipatore dell’economia italiana segnala rischi di un rallentamento dell’attività economica nel breve periodo». Nonostante l’ostinazione messa in campo negli ultimi 8 anni, appare evidente che non riusciremo ad uscire dalle secche della crisi perseguendo e precarizzando lo stesso modello economico che verso la crisi ci ha condotto.....
L’alternativa più solida da percorrere rimane quella dello sviluppo sostenibile, che nella sua accezione di economia circolare è oggetto di crescenti attenzioni. I vantaggi  appaiono oggi chiaramente delineati. L’economia circolare – come è stato sottolineato ieri durante un convegno sul tema organizzato a Roma dall’Enea, l’Agenzia nazionale per l’energia, le nuove tecnologie e lo sviluppo economico sostenibile – può generare importanti benefici per l’ambiente e il sistema produttivo, con particolare riferimento al settore manifatturiero dove si possono ottenere consistenti riduzioni dei costi di produzione tenuto conto che le materie prime incidono fino al 60% del prezzo finale dei prodotti.
In particolare, la Commissione europea stima che l’eco-progettazione, la riduzione della produzione di rifiuti e il loro riutilizzo, possono generare risparmi pari a 600 miliardi di euro per le imprese (l’8% del fatturato annuo) e ridurre le emissioni di gas serra di 450 milioni di tonnellate l’anno.
 Secondo un recente studio, in Italia la piena implementazione dei principi dell’economia circolare lungo l’intera catena del valore  – che comprende progettazione, produzione, uso e gestione del fine vita dei prodotti – potrebbe creare 541 mila nuovi posti di lavoro, a fronte di soli 35 mila in uno scenario business as usual.
«La transizione da un’economia lineare ad una circolare – spiega Roberto Morabito, responsabile del dipartimento Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali dell’Enea – è una necessità per tutti i Paesi e ancora di più per l’Italia, povera di materie prime critiche ma con una forte industria manifatturiera alla quale garantire un approvvigionamento stabile e sicuro di tali risorse. In questo scenario risulta fondamentale l’apporto della ricerca e dell’eco-innovazione per rafforzare la competitività della nostra industria in chiave sostenibile». I vertici delle istituzioni nazionale, o almeno una loro parte, sembrano ormai consapevoli delle possibilità: quella dell’economia circolare è per il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo, presente ieri a Roma, la «sfida ambientale ed economica più importante dei prossimi anni. Un’occasione straordinaria che governo, regioni, comuni e aziende di servizio pubblico locale dovranno saper cogliere». Nonostante i buoni propositi, i successi sul territorio si concretizzano però ancora all’interno di singole eccellenze; a mancare è una regia sistemica, una politica industriale che possa guidare verso progressi significativi.....
 «Come riconosciuto dai leader di tutto il mondo – ha concluso l’Aurelio Peccei Lecture Enrico Giovannini, ex ministro e portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) –  la questione dello sviluppo sostenibile non riguarda solo le generazioni future ma riguarda noi, oggi e l’Italia deve e può fare la sua parte per superare le gravi problematiche  ambientali, sociali ed economiche che preoccupano così tanto i cittadini».