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04 ottobre 2019

Alessandro Graziadei :L’ambientalismo non va a carbone!

Tratto da Unimondo 

L’ambientalismo non va a carbone!


Mentre la politica ambientale di questo nuovo Governo prende lentamente forma, ripartendo per fortuna dal ministro Sergio Costa, il lavoro degli epidemiologi ambientali dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc) di Pisa, che hanno studiato l’impatto sulla salute della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure (Savona), mette nero su bianco quanto la politica ambientale sia stata troppo a lungo incapace di fare i conti in modo credibile con la tutela dell’ambiente e della nostra salute
Sì perché una centrale come quella Vado Ligure, avviata nel 1970 e alimentata a carbone fino al 2014, quando la Procura della Repubblica di Savona ha fatto fermare gli impianti per “disastro ambientale doloso”, andava forse fermata prima e da una politica ambientale lungimirante anziché dal Gip di Savona. Purtroppo in questo Paese la politica ecologica si è troppo spesso fermata ad un calcolo costi/benefici strettamente economico (soprattutto quando si parla di energia e fonti fossili), quasi sempre incapace di dare un valore anche al nostro patrimonio naturale oltre che alla bolletta. Non parliamo poi della salvaguardia della nostra salute, un costo non solo economico incalcolabile, ma puntualmente sottovalutato da chi dovrebbe tutelarla.
Se la Procura della Repubblica di Savona nel decreto di sequestro parlava di “disastro ambientale e sanitario nelle aree di ricaduta delle emissioni della centrale” e metteva  26 manager sotto processoi reali contorni sanitari di questo “disastro” sono emersi solo nelle scorse settimane con la pubblicazione sulla rivista Science of the Total Environmen dei dati relativi alla relazione tra l’esposizione a inquinanti atmosferici emessi dalla centrale e il rischio di mortalità o di ricovero in ospedale per cause tumorali e non. Studiando tutta la popolazione residente dal 2001 al 2013 nei 12 comuni intorno a Vado Ligure, un campione di 144.019 persone identificate con l’indirizzo di residenza, è emerso che “nelle aree a maggiore esposizione a inquinanti sono stati riscontrati eccessi di mortalità per tutte le cause: per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso e degli organi di senso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone (+59% tra gli uomini). L’analisi dei ricoveri in ospedale ha fornito risultati coerenti con quelli della mortalità”. 
Anche se secondo la Tirreno Power, che ha chiuso l'impianto nel 2016“I dati teorici riproposti dal Cnr sono vecchi e sono già stati confutati dai dati pubblicati nel luglio del 2018 nel documento ufficiale dell’Osservatorio salute e ambiente della Regione Liguria”, l’analisi dell’esposizione a biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOx) è stata stimata dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure (Arpal) mediante un modello di dispersione piuttosto ampio, che ha considerato le emissioni da fonti industriali, portuali e stradali tenendo conto della zona geografica, dell’età e della condizione socio-economica della popolazione. I risultati ottenuti, secondo Fabrizio Bianchi coordinatore del gruppo di ricerca del Cnr-Ifc, non lasciano tanti dubbi: “Anche considerando le diverse fonti inquinanti cui sono stati esposti i cittadini, ci sono stati forti eccessi di rischio di mortalità prematura e di ricovero ospedaliero per i residenti intorno alla centrale a carbone di Vado Ligure, in particolare per le malattie dei sistemi cardiovascolare e respiratorio, per i quali d’altra parte la dimostrazione scientifica di un legame con l’inquinamento atmosferico è più che convincente”.  Si tratta di un quadro sanitario che sembra confermare conoscenze pregresse ben note, ma alla luce di questa prima quantificazione scientifica del rischio, per il Cnr-Ifc non sembra sbagliato affermare chele centrali per la produzione di energia alimentate a carbone rappresentano una fonte significativa di inquinanti atmosferici che impattano a livello locale e globale. Oltre alle note emissioni di biossido di carbonio (CO2), che contribuiscono al riscaldamento globale, ci sono quelle di biossido di zolfo (SO2), che sono associate a effetti dannosi per la salute”. 
Un problema che il nuovo Governo dovrà affrontare (anche se i 26 punti del programma al momento non sembrano contemplarlo), visto che attualmente in Italia sono in funzione 9 centrali a carbone. Questi impianti nel 2016 avevano contribuito a soddisfare circa l’11% del consumo interno lordo di energia elettrica producendo circa 32 milioni di tonnellate di CO2, un valore pari al  34,5% di tutte le emissioni del sistema elettrico nazionale. Nel 2017 il carbone ha soddisfatto il 9,8% del fabbisogno elettrico nazionale e anche se non sono ancora disponibili i dati ufficiali di emissione, dai valori riportati nei Registri Nazionali delle Emissioni (Ets) si possono stimare picchi forse eccessivi in relazione all’energia prodotta. Che fare? Arrivare il prima possibile al phase-out degli impianti termoelettrici a carbone italiani. Attualmente il Piano nazionale energia e clima (Pniec) l’ha programmato entro il 2025, anche se dagli scienziati del  Cnr-Ifc  arriva una raccomandazione: si sposti con urgenza l’attenzione sulle valutazioni preventive degli impatti sulla salute, e quindi sulle fonti che si conoscono come maggiormente inquinanti, anziché valutare i danni alla salute già verificatisi a causa delle esposizioni”. In poche parole, politici, pensateci prima e fatelo adesso

Alessandro Graziadei

03 ottobre 2019

Basta carbone, ecco le assicurazioni che hanno fatto la svolta

Tratto da Valori 


Basta carbone, ecco le assicurazioni che hanno fatto la svolta

Rischi troppo elevati: il gigante statunitense Chubb è l'ultimo a scegliere di non assicurare più centrali a carbone. Scelta analoga per una ventina di altre società.
«Chubb riconosce la realtà dei cambiamenti climatici e il sostanziale impatto delle attività umane sul nostro pianeta. La transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio implica la pianificazione e l’azione di politici, investitori, imprese e cittadini
Quello di Chubb dell’estate 2019 è stato un annuncio diffuso senza troppa enfasi. Ma la fuga dal carbone del maggior gruppo assicurativo commerciale degli Stati Uniti (in un mercato da oltre 12 miliardi di dollari di premi diretti) non può che fare notizia. E di sicuro ha fatto rumore nelle stanze delle principali compagnie di assicurazioni di tutto il mondo, o almeno di quelle che ancora non hanno preso posizione sul terreno del disinvestimento dai combustibili fossili.

TABELLA principali assicurazioni commerciali USA per premi sottoscritti – fonte Statista 2019

Il primo luglio, infatti, Chubb ha annunciato la sua nuova politica per affrontare il cambiamento climatico. O meglio, una politica relativa alla sottoscrizione di contratti e investimenti relativi al carbone per la quale «la società non sosterrà più la costruzione e l’esercizio di nuove centrali a carbone o nuovi rischi per le aziende che generano più del 30% dei loro ricavi dalle miniere di carbone o dalla produzione di energia dal carbone».
Parole definitive, che non lasciano spazio a fraintendimenti sulle intenzioni, quindi, e che proseguono nel dettare una linea anche sugli accordi già stipulati. Chubb precisa che «La copertura assicurativa per i rischi esistenti nelle centrali a carbone che superano questa soglia sarà gradualmente eliminata entro il 2022 e per i servizi di pubblica utilità a partire dal 2022».

02 ottobre 2019

La Procura smentisce Tirreno Power: “ I Tecnici Arpal hanno confermato violazioni ambientali”


Tratto da Ivg

La Procura smentisce Tirreno Power: “Tecnici Arpal hanno confermato violazioni ambientali”

Il procuratore capo Ubaldo Pelosi precisa in merito alle deposizioni nell'udienza di ieri

Vado Ligure. “I tecnici Arpal hanno confermato violazioni dell’AIA”. Così il procuratore capo di Savona Ubaldo Pelosi precisa sull’udienza di ieri in tribunale nel processo su Tirreno Power. La Procura smentisce quanto evidenziato dall’azienda in merito alle deposizioni dei tecnici di Arpal, sentiti in aula nell’ambito del dibattimento.

Tra le violazioni sono state riportate quelle relative al capo di imputazione, in particolare il superamento nell’ottobre 2013 del parametro sul cromo. Ma non solo: l’utilizzo O.C.D. con tenore di zolfo superiore al limite massimo dello 0,3%, il superamento del parametro del boro, oltre alla mancata calibratura da parte di Tirreno Power dei sistemi di emissioni (SME).

Inoltre, i tecnici Arpal hanno dichiarato di aver accertato nel febbraio 2013 un valore di concentrazione delle polveri superiori al limite consentito.

01 ottobre 2019

Il WWF: “Questo dato terrificante deve spingere ad accelerare l’uscita dal carbone”

Tratto da WWF

Il CNR mostra un aumento del 49% della mortalità nell’area di Vado Ligure




Tratto da WWF

Gli impatti del carbone sulla salute

La letteratura scientifica che documenta come l’inquinamento provocato dai combustibili fossili sia causa di gravi patologie umane è ormai sterminata e individua proprio nel carbone il responsabile delle più alte emissioni. Le centrali a carbone emettono sostanze pericolosissime, in grado di minacciare la salute delle persone. Inoltre, è dimostrato altrettanto bene che l’inquinamento atmosferico non è un problema solo locale, ma in grado di diffondersi su aree molto più ampie; peraltro, alcuni contaminanti sono in grado di resistere nel tempo per un periodo molto lungo. Dalle ciminiere delle centrali a carbone escono le più svariate sostanze tossiche: metalli pesanti come arsenico e mercurio, polveri sottili e ultrasottili, anidride solforosa e biossido di azoto, solo per citarne alcuni.

Le centrali di ultima generazione: carbone pulito?

Le centrali a carbone di ultima generazione sono dotate di tecnologie (filtri antiparticolato, desolforatori e denitrificatori) in grado di ridurre la concentrazione di sostanze nocive emesse in atmosfera. Malgrado la loro presenza però, la quantità di inquinanti emessi da queste centrale a carbone di “ultima generazione” sono sempre molto superiori rispetto a quelli di una centrale a gas. La quantità di polveri sottili emesse è 70 volte superiore, le emissioni di anidride solforosa sono circa 140 volte superiori mentre quelle di biossido di azoto 4,5 volte superiori. Inoltre anche i filtri più efficaci non sono in grado di catturare il particolato ultrafine (PM 0.1), quello più dannoso per l’uomo visto che è in grado di oltrepassare la barriera polmonare ed entrare in circolo nel sangue.

SO2
NOX
PM
CO2
EMISSIONI SPECIFICHE
mg/kWh
mg/kWh
mg/kWh
g/kWh
Centrale a carbone USC
280
420
71
770
Centrale a ciclo combinato a gas (CC)
2
95
1
368

Inoltre: secondo un recente rapporto della IEA, i ¾ delle emissioni di SO2, 70% delle emissioni di NOx e il 90% delle emissioni di PM2.5 del settore energetico sono prodotti proprio dalla combustione del carbone.

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Il rischio per la salute di vivere vicino a una centrale elettrica a carbone!

Riportiamo per opportuna conoscenza il post del 3 Dicembre 2018

03 dicembre 2018

A PROPOSITO DI CENTRALE A CARBONE :La Presentazione del Dott. FABRIZIO MINICHILLI a ISES- ISEE 2018 JOINT ANNUAL MEETING 

Il rischio per la salute di vivere vicino a una centrale elettrica a carbone: uno studio di coorte residenziale nell'Italia nord-occidentale

Ricordiamo a tutti  che recentemente lo studio retrospettivo di coorte residenziale del CNR di Pisa   è stato vagliato dalla comunità scientifica internazionale che lo ha quindi accettato affinché ne sia presentato un estratto al congresso di livello mondiale di epidemiologia ambientale di Ottawa in Canada 
             ISES-ISEE 2018 Joint Annual Meeting.



 Pubblichiamo   pag 454  dell' ABSTRACT BOOK
 DEL CONGRESSO MONDIALE DI EPIDEMIOLOGIA 
 ISES- ISEE 2018   JOINT ANNUAL MEETING 


002.03.50  Health Risk of Living near a Coal Electric Power Plant : A Residential  Cohort Study in North- Western Italy 

002.03.50. Il rischio per la salute di vivere vicino a una centrale elettrica a carbone: uno studio di coorte residenziale nell'Italia nord-occidentale

 Presentazione del Dott. FABRIZIO MINICHILLI 
Dottor Fabrizio Minichilli, Unità di Epidemiologia Ambientale, Istituto di Fisiologia Clinica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Italia

Riteniamo debba essere sottolineata la valenza della valutazione scientifica di un tale livello internazionale che ci pare difficilmente contestabile.

Ecco la traduzione simultanea dell' intervento  :

Fabrizio Minichilli,Michele Santoro,Elisa Bustaffa,Alessio Coi,Caterina Minniti ,Maria Cristina Imiotti,Lilliana Cori,Fabrizio Bianchi.

Abstract: Nell'Italia nord-occidentale, una centrale termoelettrica (EPP)è attiva fin dai primi  anni '70.


Nel 2014, due sezioni di produzione alimentate a carbone sono state sequestrate dalla Procura, mentre una sezione alimentata a gas naturale è ancora funzionante. Per valutare l'associazione tra le  esposizioni dei residenti, in un'area colpita dalle emissioni della  centrale elettrica, e  il rischio di ospedalizzazione e mortalità è stato condotto uno studio di coorte basato sulla popolazione (follow-up 2001-2013, 1.418.000 anni-persona).
Sono stati analizzati tumori linfo-ematopoietici e polmonari,del sistema nervoso, malattie cardiovascolari e respiratorie.
La diffusione di SO2 e NOx è stata stimata per le principali fonti di inquinamento ( EPP,altre industrie, strade, aree portuali e riscaldamento urbano) utilizzando il modello MOLOCH-ABLE-ADMS.
Le concentrazioni modellate di SO2 sono state utilizzate come proxi di esposizione residenziale all'inquinamento atmosferico della centrale  (SO2-EPP); NOx è stato utilizzato come proxi del modello multi-sorgente, incluse tutte le fonti di inquinamento (NOx-MSM).
Per i maschi (M) e le femmine (F) Rapporti di rischio (HRR) aggiustati per età,  privazione socio-economica e NOx-MSM sono stati calcolati in base ai quartili delle concentrazioni di SO2-EPP.  
Un lineare andamento dell' HRR è stato eseguito (THRR). 
L'analisi della mortalità ha mostrato un aumento del rischio per tutti i tumori [THRR-M 1.15 95%CI (1.11-1.19); THRR-F 1.10 95%CI (1.11-1.19)], tumori linfo-ematopoietici [M 1.30 (1.14-1.48); F 1.17 (1.01-1.35)], sistema nervoso [M 1.10 (1.00-1.22); F 1.12 (1.02-1.22)],cardiovasculare[M 1.11 (1.07-1.16); F 1.16 (1.12-1.20)], malattie respiratorie[M 1.23 (1.13-1.33); F 1.17 (1.07-1.27)].
I risultati dell'analisi di ospedalizzazione erano in larga misura coerenti con quelli dell' analisi della mortalità. Gli eccessi di rischio associati alle esposizioni attribuite alla centrale a carbone sono stati ottenuti per cause di mortalità o di ospedalizzazione per le quali la prova di associazione con le emissioni in atmosfera  sono persuasive. 
I risultati rafforzano le conoscenze sui pericoli dell'uso del carbone per la produzione di energia e la conseguente indicazione alla decarbonizzazione per proteggere la salute.


Ripubblichiamo il link  alla  relazione scientifica conclusiva, relativa allo studio epidemiologico di coorte residenziale su mortalita' e ricoveri ospedalieri per valutare gli effetti sulla salute dell' inquinamento da centrale a carbone  nei comuni di Savona , Vado Ligure , Quiliano e aree limitrofe e ricostruzione del quadro epidemiologico in relazione  all' impatto di emissioni puntiformi e diffuse in atmosfera (link )




ANSA:Tirreno Power, +49% mortalità in 12 anni

Tratto da Ansa 

Tirreno Power, +49% mortalità in 12 anni


Studio su oltre 144. 000 persone nell'area di Vado Ligure

(ANSA) - GENOVA, 3 SET - Dal 2001 al 2013 si è registrato un aumento della mortalità pari al 49% nell'area della centrale a carbone Tirreno Power a Vado Ligure (Savona). Lo indica la ricerca dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ifc) pubblicata sulla rivista Science of the Total Environment. 
"Nei 12 comuni considerati, nelle aree a maggiore esposizione a inquinanti sono stati riscontrati eccessi di mortalità per tutte le cause (sia uomini che donne +49%)", rileva Fabrizio Bianchi, del Cnr-Ifc.
Gli epidemiologi ambientali dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa hanno studiato l'impatto sanitario sulla popolazione della centrale Tirreno Power di Vado Ligure (Savona), avviata nel 1970 e alimentata a carbone fino al 2014, quando la procura di Savona fece fermare gli impianti per disastro ambientale doloso..
  Tgcom24Tirreno Power, Cnr: in 12 anni mortalità cresciuta del 49% - Tra il 2001 e il 2013 la mortalità è aumentata del 49% nell'area della centrale a carbone Tirreno Power, a Vado Ligure (Savona). E' quanto Continua qui

Startmagazine Che cosa è successo alla centrale Tirreno Power di Vado Ligure. Report Cnr. Vado Ligure.
Gli epidemiologi ambientali dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa hanno svolto una ricerca sull’impatto della centrale di Vado Ligure, studiando la popolazione residente per 13 anni in 12 comuni dell’area, per valutare la relazione tra esposizione ad inquinanti atmosferici e rischio di mortalità e malattie. Il lavoro è pubblicato su Science of the Total Environment
L’esposizione alle emissioni è risultata associata a numerosi eccessi di mortalità e di ricovero in ospedale, in particolare per le malattie dei sistemi cardiovascolare e respiratorio, per i quali d’altra parte la dimostrazione scientifica di un legame con l’inquinamento atmosferico è più convincente”. È quanto sottolinea Fabrizio Bianchi del Cnr-Ifc, coordinatore del gruppo degli epidemiologi ambientali dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc) di Pisa hanno studiato l’impatto sanitario della centrale ‘Tirreno Power’ di Vado Ligure (Savona), avviata nel 1970 e alimentata a carbone fino al 2014, quando la Procura della Repubblica di Savona ha fatto fermare gli impianti a carbone per ‘disastro ambientale doloso’.
La ricerca ha valutato la relazione tra l’esposizione a inquinanti atmosferici emessi dalla centrale e il rischio di mortalità e ricovero in ospedale per cause tumorali e non tumorali, studiando tutta la popolazione residente dal 2001 al 2013 in 12 comuni intorno a Vado Ligure.
Lo studio degli epidemiologi ambientali Cnr-Ifc è stato pubblicato in questi giorni sulla rivista Science of the Total Environment.
“L’esposizione a biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOx) è stata stimata dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure (Arpal) mediante un modello di dispersione, che ha considerato le emissioni da fonti industriali, portuali e stradali”, spiega Fabrizio Bianchi del Cnr-Ifc, coordinatore del gruppo. “L’area è stata suddivisa in 4 classi di esposizione a inquinanti (diversi livelli con inquinamento di crescente intensità). La relazione tra effetti sulla salute ed esposizione a inquinamento atmosferico è stata studiata per uomini e donne, confrontando ciascuna delle tre categorie con maggiore concentrazione di inquinanti con quella a minore concentrazione, tenendo conto dell’età e della condizione socio-economica della popolazione (indice di deprivazione)”.
Per il periodo 2001-2013 sono state seguite 144.019 persone, identificate con l’indirizzo di residenza. “Nei 12 comuni considerati, nelle aree a maggiore esposizione a inquinanti sono stati riscontrati eccessi di mortalità per tutte le cause (sia uomini che donne +49%) per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso e degli organi di senso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone tra gli uomini (+59%). L’analisi dei ricoveri in ospedale ha fornito risultati coerenti con quelli della mortalità”, prosegue Bianchi.
I risultati ottenuti indicano che “anche considerando le diverse fonti inquinanti cui sono stati esposti i cittadini, ci sono stati forti eccessi di rischio di mortalità prematura e di ricovero ospedaliero per i residenti intorno alla centrale a carbone di Vado Ligure. L’esposizione alle emissioni è risultata associata a numerosi eccessi di mortalità e di ricovero in ospedale, in particolare per le malattie dei sistemi cardiovascolare e respiratorio, per i quali d’altra parte la dimostrazione scientifica di un legame con l’inquinamento atmosferico è più convincente”, spiega il ricercatore Cnr-Ifc. “I risultati conseguiti confermano peraltro le conoscenze pregresse, ma è la prima volta che viene effettuata una quantificazione del rischio, purtroppo molto alto. Le centrali per la produzione di energia alimentate a carbone rappresentano una fonte significativa di inquinanti atmosferici che impattano a livello locale e globale. Oltre alle note emissioni di biossido di carbonio (CO2), che contribuiscono al riscaldamento globale, ci sono quelle di biossido di zolfo (SO2), che sono associate a effetti dannosi per la salute”.
Gli autori concludono con l’auspicio che “si sposti con urgenza l’attenzione sulle valutazioni preventive degli impatti sulla salute, e quindi sulle fonti che si conoscono come maggiormente inquinanti, anziché valutare i danni alla salute già verificatisi a causa delle esposizioni”. E inoltre confidano che “i risultati presentati possano stimolare decisioni a favore della riduzione dei livelli di esposizione riconosciuti dannosi per l’ambiente e la salute e della realizzazione di studi analitici e di programmi di sorveglianza adeguati. Più in generale, lo studio condotto a Vado Ligure può contribuire a fornire ulteriore alimento all’ampio dibattito in corso sulle opzioni di decarbonizzazione e di contrasto ai cambiamenti climatici”.
Leggi tutto QUI 

Qualenergia :CNR: “Vivere vicino a una centrale a carbone aumenta il rischio di morte e malattia”

Tratto da Qualenergia                 
CNR: “Vivere vicino a una centrale a carbone aumenta il rischio di morte e malattia”

Daniela Patrucco

Uno studio Cnr-Ifc di Pisa ha valutato la relazione tra l’esposizione a inquinanti atmosferici emessi dalla centrale a carbone di Vado Ligure e il rischio di mortalità e ricovero in ospedale per cause tumorali e non tumorali.

Per i residenti intorno alla centrale a carbone di Vado Ligure ci sono stati forti eccessi di rischio di mortalità prematura e di ricovero ospedaliero, anche considerando le diverse fonti inquinanti cui sono stati esposti i cittadini.
Lo scrivono gli epidemiologi ambientali dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc) di Pisa che hanno studiato l’impatto sanitario della centrale Tirreno Power di Vado Ligure (Savona) sulla popolazione residente dal 2001 al 2013 in 12 comuni intorno a Vado Ligure.
La centrale, avviata nel 1970 e alimentata a carbone, è rimasta in esercizio fino al 2014, quando la Procura della Repubblica di Savona ha fatto fermare gli impianti a carbone per “disastro ambientale doloso”.
Lo studio – che è stato pubblicato in questi giorni sulla rivista Science of the Total Environment – ha valutato la relazione tra l’esposizione a inquinanti atmosferici emessi dalla centrale e il rischio di mortalità e ricovero in ospedale per cause tumorali e non tumorali. L’esposizione alle emissioni è risultata associata a numerosi eccessi di mortalità e di ricovero in ospedale, in particolare per le malattie dei sistemi cardiovascolare e respiratorio.

La metodologia adottata
L’esposizione a biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOx) è stata stimata dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure (Arpal) mediante un modello di dispersione che ha considerato le emissioni da fonti industriali, portuali e stradali”, spiega Fabrizio Bianchi, coordinatore del gruppo.

“L’area è stata suddivisa in 4 classi di esposizione a inquinanti (diversi livelli con inquinamento di crescente intensità). La relazione tra effetti sulla salute ed esposizione a inquinamento atmosferico è stata studiata per uomini e donne, confrontando ciascuna delle tre categorie con maggiore concentrazione di inquinanti con quella a minore concentrazione, tenendo conto dell’età e della condizione socio-economica della popolazione (indice di deprivazione)”.
Per il periodo 2001-2013 sono state seguite 144.019 persone, identificate con l’indirizzo di residenza (schema delle metodologia).
Lo studio di coorte ha considerato il periodo di permanenza di un soggetto all’interno della coorte (anni persona) dall’inizio alla fine del follow-up o sotto-periodi per i nati, morti o, se residenti, immigranti o emigranti nel periodo.

“Nei 12 comuni considerati, nelle aree a maggiore esposizione a inquinanti sono stati riscontrati eccessi di mortalità per tutte le cause (sia uomini che donne +49%) per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso e degli organi di senso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone tra gli uomini (+59%). L’analisi dei ricoveri in ospedale ha fornito risultati coerenti con quelli della mortalità”, prosegue Bianchi.

Gli autori concludono con l’auspicio che “si sposti con urgenza l’attenzione sulle valutazioni preventive degli impatti sulla salute, e quindi sulle fonti che si conoscono come maggiormente inquinanti, anziché valutare i danni alla salute già verificatisi a causa delle esposizioni”.

Inoltre confidano che “i risultati presentati possano stimolare decisioni a favore della riduzione dei livelli di esposizione riconosciuti dannosi per l’ambiente e la salute e della realizzazione di studi analitici e di programmi di sorveglianza adeguati.”

Le evidenze scientifiche pregresse
È noto che l’inquinamento atmosferico causi o incrementi un gran numero di malattie acute e croniche: in particolare – come riportato nello studio attingendo da evidenze scientifiche pregresse – il biossido di zolfo (SO2) è stato riconosciuto come un potente broncocostrittore sia in soggetti normali che asmatici e i livelli di picco giornalieri di SO2 derivanti dalle emissioni delle scorte di raffineria hanno aumentato il rischio di episodi di asma nei bambini.


L’esposizione a breve termine a SO2 è stata associata a un aumento del rischio di mortalità totale e respiratoria, a una diminuzione della variabilità della frequenza cardiaca e ad un aumentato rischio di ricoveri ospedalieri per ischemia e malattie cardiache.

Inoltre, l’esposizione a lungo termine a SO2, misurata come concentrazione media annuale, è stata correlata a un eccesso di mortalità cardio-respiratoria. Sono emerse anche prove limitate sull’associazione tra esposizione materna ad alte concentrazioni di SO2 e aumento della prevalenza di malattie cardiache congenite nella prole. Il biossido di azoto (NO2) è stato positivamente correlato con infezioni del tratto respiratorio e ricoveri ospedalieri per cause respiratorie inclusi asma nei bambini e rischio di mortalità generale. Continua la lettura su 
Qualenergia   

CARBONE ARDENTE

Tratto da Il Manifesto

A Vado Ligure mortalità in eccesso. E la Tirreno Power è alla sbarra

La ricercaMalattie cardiocircolatorie e tumori ai polmoni. Indagine su 427 morti sospette .Luca Manes 
Liliana Cori ed Elisa Bustaffa sono due ricercatrici dell’Unità di ricerca epidemiologia ambientale dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche- (Ifc-Cnr) di Pisa, co-autrici dello studio sugli impatti sanitari causati dall’impianto a carbone di Vado Ligure, in provincia di Savona. L’impianto di produzione di energia elettrica gestito dalla Tirreno Power, è stato attivo dal 1970 al 2014, quando le autorità giudiziarie lo hanno posto sotto sequestro proprio perché pericoloso per la salute delle persone. «Nel gennaio 2015 abbiamo iniziato lo studio di coorte residenziale, su richiesta dell’Osservatorio Regionale Salute e ambiente della Regione Liguria all’Istituto Tumori di Genova e a Ifc-CNnr. Pensiamo che la spinta dei due Comuni di Vado Ligure e Quiliano, oltre che dei comitati locali come Uniti per la Salute, abbia avuto un ruolo significativo in questa scelta».
I due comuni, e anche gli altri 10 limitrofi coinvolti, hanno collaborato fattivamente allo studio, basato sulla certosina raccolta e analisi dei dati sanitari e ambientali relativi alle oltre 140 mila persone residenti nelle 12 municipalità presenti nell’area interessata dalle emissioni della centrale. Il tutto per un periodo di tempo che va dal 2001 al 2013.


Il principale dato aggregato è da far tremare le vene dei polsi: nelle aree a maggiore esposizione a inquinanti sono stati riscontrati eccessi di mortalità per tutte le cause superiori al 49%. In particolare si sono registrati incrementi dei decessi per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso e degli organi di senso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone tra gli uomini (+59%).
Il lavoro di ricerca è durato due anni. «Nel 2017 abbiamo consegnato i risultati preliminari dello studio alla regione Liguria, e nel febbraio 2018 un approfondimento richiesto dallo stesso Osservatorio regionale», ci spiegano le due ricercatrici. Dopo il sequestro della centrale, le indagini sono proseguite. Nel dicembre dello scorso anno, a Savona, ha avuto inizio il processo che vede alla sbarra 26 manager della Tirreno Power con l’accusa di disastro sanitario e ambientale colposo, e probabilmente anche i dati raccolti da Cnr e Istituto Tumori vengono presi in considerazione. La procura ha indagato su 427 morti definite «anomale» tra il 2000 e il 2007 per malattie respiratorie e cardiovascolari.


La rilevanza e l’importanza dei dati raccolti dal Cnr ha avuto una eco nazionale nelle ultime settimane, grazie alla pubblicazione dello studio sulla rivista Science of the Total Environment.


I numeri e le conclusioni del rapporto non sono piaciuti alla Tirreno Power, che ha parlato di «dati vecchi» e di «eventi avversi teorici». «Questa risposta dell’azienda ci ha dato fastidio, perché noi abbiamo preso in considerazione persone che si sono ammalate e altre che sono purtroppo decedute, quindi nello studio si faceva riferimento ad accadimenti drammaticamente reali, non a previsioni», ribadisce la Cori.


Risultati simili sono stati riscontrati dagli esperti del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario del Lazio per quel che riguarda una delle grandi centrali a carbone italiane ancora in attività, quella di Civitavecchia, mentre per l’impianto di Brindisi è stato condotto uno studio che però non è ancora pubblico. Entrambi gli impianti sono gestiti dall’Enel. Per le ricercatrici del Cnr è indispensabile chiudere al più presto tutte le centrali italiane alimentate a carbone, quindi anche prima delle scadenza del 2025 paventata dal governo senza dimenticare quindi le altre sei più piccole (La Spezia, Brescia, Portoscuso e Fiumesanto in Sardegna, Fusina e Monfalcone nel Nord-Est) «perché in base a questi studi sappiamo quanto costerà in termini di vite umane e quanto peserà sul sistema sanitario nazionale continuare a bruciare carbone».


Le due ricercatrici auspicano quindi una significativa accelerazione nel processo di decarbonizzazione, che porti a investire su fonti rinnovabili su piccola scala e ben distribuite sui territori.


«A livello internazionale abbiamo la possibilità di intraprendere azioni di concerto per ridurre o eliminare i combustibili fossili per affrontare l’attuale emergenza climatica, mentre in Italia il nuovo governo ha fatto affermazioni che sembrano prefigurare uno scenario positivo e dispone di competenze adeguate per affrontare i problemi. Ora però deve agire concretamente».



 Immagini tratte dall’ inserto de Il Manifesto oggi in edicola
LA RICERCA DEL CNR
A Vado Ligure mortalita’ in eccesso 
più tumori e malattie cardiache 
 di LUCA MANES 




                        CARBONE ARDENTE 
Le centrali a carbone sono tra i grandi imputati del riscaldamento globale e ogni anno provocano decine di migliaia di morti premature





Inquinamento: gli effetti sulla salute di 8.000 centrali a carbone nel mondo

Tratto da Focus

Inquinamento: gli effetti sulla salute di 8.000 centrali a carbone nel mondo

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Le centrali elettriche a carbone influiscono (negativamente) sull'ambiente e sulla salute con molto più della "semplice" anidride carbonica: bruciando, il carbone rilascia altri gas a effetto serraparticolato (come quelle particelle finissime che chiamiamo "fuliggine"), anidride solforosa, un nutrito catalogo di ossidi...

Per capire dove sia più urgente un'azione di contenimento degli inquinanti, il gruppo di ricerca coordinato da Stefanie Hellweg (Istituto di ingegneria ambientale di Zurigo, Svizzera) ha realizzato un modello di calcolo molto sofisticato per stimare gli effetti collaterali indesiderati prodotti dal carbone per ciascuna delle 7.861 centrali elettriche a carbone operative nel mondo.
PANORAMA VARIEGATO. Lo studio, pubblicato su Nature Sustainability, mette in evidenza che Cina e Stati Uniti sono i due maggiori produttori di energia da carbone, e che le centrali elettriche in India producono il più alto tasso di inquinamento al mondo.....

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Neve nera (di carbone) in Siberia. | VESTI-KUZBASS TV
Le centrali più inquinanti probabilmente bruciano anche (o solo) carbone di bassa qualità e sono inadeguate sotto il profilo del trattamento dei fumi.

Per Christopher Oberschelp, uno dei ricercatori, «oltre la metà degli effetti sulla salute può essere ricondotta a un decimo delle centrali elettriche, che dovrebbero essere aggiornate o fermate il prima possibile».