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20 dicembre 2020

Esposizione della popolazione italiana all’inquinamento atmosferico, e relazione col Covid-19

 Tratto da deplazio.net

Esposizione della popolazione italiana all’inquinamento atmosferico, e relazione col Covid-19




covid inquinamentoatmosferico








L'inquinamento atmosferico è una delle principali cause di morte in tutto il mondo, e di recente è stato anche accostato alla pandemia di COVID-19.

Uno studio coordinato dal DEP Lazio ha così sviluppato modelli spazio-temporali che utilizzano molteplici fonti informative (dati satellitari, variabili di uso del territorio, meteorologia) e producono stime di concentrazioni giornaliere di materiale particolato (PM10 e PM2.5), biossido di azoto (NO2) ed ozono (O3) per ogni km2 del territorio italiano, ed ogni giorno nel periodo 2016-2019, le quali consentiranno di caratterizzare l’esposizione acuta e cronica della popolazione italiana e di valutare eventuali effetti avversi dell’inquinamento atmosferico sulla diffusione e la gravità dell’epidemia COVID-19.

Il modello spazio-temporale si conferma capace di catturare la variabilità del particolato (R2=0.78 e 0.74 per PM10 e PM2.5 rispettivamente) e fornisce stime attendibili anche per l’ozono (R2=0.76); per l’NO2 le performance del modello sono inferiori (R2=0.57). Le stime modellistiche sono state utilizzate per calcolare la PWE (population weighted exposure) come media annua pesata sulla popolazione residente in ogni singola cella, che rappresenta la stima dell’esposizione cronica all’inquinamento atmosferico della popolazione italiana.

Queste stime sono pronte per essere utilizzate negli studi sull’associazione tra esposizione cronica all’inquinamento atmosferico e patologia da COVID-19, così come per indagini sul ruolo dell’inquinamento dell’aria sulla salute della popolazione italiana.

Clicca qui per andare al link della pubblicazione.           http://www.epiprev.it/materiali/suppl/2020_EP5-6S2/161-168_ART-Stafoggia.pdf

22 aprile 2020

Coronavirus e qualità dell'aria, nuovi studi: "Inquinamento aumenta rischio di morte"

Tratto da.quotidiano.net

Coronavirus e qualità dell'aria, nuovi studi: "Inquinamento aumenta rischio di morte"


Nuovi indizi rafforzano l'ipotesi che la scarsa qualità dell'aria sia legata a un incremento della mortalità per Covid-19 in certe aree del mondo 

L'inquinamento dell'aria incide sulla letalità del Coronavirus. Il sospetto era già stato sollevato da più parti, ma ora l'ipotesi trova nuovo sostegno in due diversi studi, uno condotto negli Stati Uniti e l'altro incentrato sulla situazione in Europa. 

La prima indagine, condotta dall'Università di Harvard, ha raccolto informazioni sulla qualità dell'aria di 3 mila contee statunitensi, insieme ai dati relativi ai casi confermati e ai decessi per Covid-19 registrati fino al 4 aprile. "I risultati di questo rapporto suggeriscono che l'esposizione a lungo termine all'inquinamento atmosferico aumenta la vulnerabilità verso forme più gravi di Covid-19", scrivono gli autori del paper. 

Nello specifico, il documento dimostrerebbe che a incidere maggiormente sul rischio di morte sia il particolato atmosferico PM 2,5, ossia le polveri con dimensioni minori o uguali a 2,5 micrometri. "Abbiamo trovato prove statisticamente significative", concludono i ricercatori, "che un aumento di un grammo per metro cubo nell'esposizione a lungo termine al PM2.5 è associato ad un incremento del 15% del tasso di mortalità per Covid-19". Il team di Harvard ha tenuto conto di vari fattori che avrebbero potuto distorcere i risultati, tra cui le variabili socioeconomiche e il numero di letti d'ospedale in una determinata zona. 

Una ricerca analoga a cura dell'Università Martin Lutero di Halle-Wittenberg, in Germania, ha invece messo a confronto i tassi di mortalità per Covid-19 con un altro agente inquinante, il diossido di azoto. Si tratta di un gas di norma generato dai processi di combustione, che può provocare danni irreversibili ai polmoni. 

Gli scienziati hanno esaminato i dati del satellite dell'Esa Sentinel 5P, mappando la distribuzione del diossido di azoto in Europa nei mesi che hanno preceduto la pandemia. Parallelamente è stato tracciato il numero di decessi causati dal Coronavirus fino al 19 marzo, in 66 regioni tra Spagna, Italia, Francia e Germania. Su 4.443 persone morte, è così emerso che 3.487 di esse (pari al 78%) erano concentrate in cinque aree situate nel nord Italia e nella Spagna centrale, dove la combinazione tra alti livelli di diossido di azoto e tipo di flussi d'aria impedirebbe un'efficace dispersione dell'inquinamento atmosferico. "Questi numeri indicano che l'esposizione prolungata a questo gas potrebbe essere uno dei fattori che contribuiscono maggiormente alla mortalità causata da Covid-19, in queste regioni e forse in tutto il mondo." 

Lo studio di Harvard è attualmente disponibile in formato pre-print (cioè la bozza non ancora sottoposta a revisione paritaria), mentre il lavoro dei colleghi tedeschi è stato pubblicato sulla rivista Science of The Total Environment. Entrambe le ricerche presentano delle criticità degne di ulteriori approfondimenti; tuttavia secondo gli esperti i risultati preliminari sono già sufficienti per dirci che anche una volta superata l'emergenza da Coronavirus la qualità dell'aria rimarrà uno degli aspetti chiave da monitorare per preservare salute umana.

01 ottobre 2019

Qualenergia :CNR: “Vivere vicino a una centrale a carbone aumenta il rischio di morte e malattia”

Tratto da Qualenergia                 
CNR: “Vivere vicino a una centrale a carbone aumenta il rischio di morte e malattia”

Daniela Patrucco

Uno studio Cnr-Ifc di Pisa ha valutato la relazione tra l’esposizione a inquinanti atmosferici emessi dalla centrale a carbone di Vado Ligure e il rischio di mortalità e ricovero in ospedale per cause tumorali e non tumorali.
“
Per i residenti intorno alla centrale a carbone di Vado Ligure ci sono stati forti eccessi di rischio di mortalità prematura e di ricovero ospedaliero, anche considerando le diverse fonti inquinanti cui sono stati esposti i cittadini.
Lo scrivono gli epidemiologi ambientali dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc) di Pisa che hanno studiato l’impatto sanitario della centrale Tirreno Power di Vado Ligure (Savona) sulla popolazione residente dal 2001 al 2013 in 12 comuni intorno a Vado Ligure.
La centrale, avviata nel 1970 e alimentata a carbone, è rimasta in esercizio fino al 2014, quando la Procura della Repubblica di Savona ha fatto fermare gli impianti a carbone per “disastro ambientale doloso”.
Lo studio – che è stato pubblicato in questi giorni sulla rivista Science of the Total Environment – ha valutato la relazione tra l’esposizione a inquinanti atmosferici emessi dalla centrale e il rischio di mortalità e ricovero in ospedale per cause tumorali e non tumorali. L’esposizione alle emissioni è risultata associata a numerosi eccessi di mortalità e di ricovero in ospedale, in particolare per le malattie dei sistemi cardiovascolare e respiratorio.

La metodologia adottata
L’esposizione a biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOx) è stata stimata dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure (Arpal) mediante un modello di dispersione che ha considerato le emissioni da fonti industriali, portuali e stradali”, spiega Fabrizio Bianchi, coordinatore del gruppo.

“L’area è stata suddivisa in 4 classi di esposizione a inquinanti (diversi livelli con inquinamento di crescente intensità). La relazione tra effetti sulla salute ed esposizione a inquinamento atmosferico è stata studiata per uomini e donne, confrontando ciascuna delle tre categorie con maggiore concentrazione di inquinanti con quella a minore concentrazione, tenendo conto dell’età e della condizione socio-economica della popolazione (indice di deprivazione)”.
Per il periodo 2001-2013 sono state seguite 144.019 persone, identificate con l’indirizzo di residenza (schema delle metodologia).
Lo studio di coorte ha considerato il periodo di permanenza di un soggetto all’interno della coorte (anni persona) dall’inizio alla fine del follow-up o sotto-periodi per i nati, morti o, se residenti, immigranti o emigranti nel periodo.

“Nei 12 comuni considerati, nelle aree a maggiore esposizione a inquinanti sono stati riscontrati eccessi di mortalità per tutte le cause (sia uomini che donne +49%) per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso e degli organi di senso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone tra gli uomini (+59%). L’analisi dei ricoveri in ospedale ha fornito risultati coerenti con quelli della mortalità”, prosegue Bianchi.

Gli autori concludono con l’auspicio che “si sposti con urgenza l’attenzione sulle valutazioni preventive degli impatti sulla salute, e quindi sulle fonti che si conoscono come maggiormente inquinanti, anziché valutare i danni alla salute già verificatisi a causa delle esposizioni”.

Inoltre confidano che “i risultati presentati possano stimolare decisioni a favore della riduzione dei livelli di esposizione riconosciuti dannosi per l’ambiente e la salute e della realizzazione di studi analitici e di programmi di sorveglianza adeguati.”

Le evidenze scientifiche pregresse
È noto che l’inquinamento atmosferico causi o incrementi un gran numero di malattie acute e croniche: in particolare – come riportato nello studio attingendo da evidenze scientifiche pregresse – il biossido di zolfo (SO2) è stato riconosciuto come un potente broncocostrittore sia in soggetti normali che asmatici e i livelli di picco giornalieri di SO2 derivanti dalle emissioni delle scorte di raffineria hanno aumentato il rischio di episodi di asma nei bambini.


L’esposizione a breve termine a SO2 è stata associata a un aumento del rischio di mortalità totale e respiratoria, a una diminuzione della variabilità della frequenza cardiaca e ad un aumentato rischio di ricoveri ospedalieri per ischemia e malattie cardiache.

Inoltre, l’esposizione a lungo termine a SO2, misurata come concentrazione media annuale, è stata correlata a un eccesso di mortalità cardio-respiratoria. Sono emerse anche prove limitate sull’associazione tra esposizione materna ad alte concentrazioni di SO2 e aumento della prevalenza di malattie cardiache congenite nella prole. Il biossido di azoto (NO2) è stato positivamente correlato con infezioni del tratto respiratorio e ricoveri ospedalieri per cause respiratorie inclusi asma nei bambini e rischio di mortalità generale. Continua la lettura su 
Qualenergia   

05 luglio 2018

Città del Vaticano :Laudato si’: salvare la Casa comune,e il futuro della vita

Tratto da Vaticannews
Laudato si’: salvare la Casa comune,e il futuro 
della vita

Si apre domani in Vaticano, a circa tre anni dall’Enciclica di Papa Francesco sulla cura del creato, la conferenza internazionale "Salvare la nostra Casa comune e il futuro della vita sulla Terra "
Cristiane Murray e Salvatore Tropea – Città del Vaticano


Quasi tre anni dopo la pubblicazione della lettera enciclica Laudato si’,
risuonano ancora le parole di Papa Francesco sulla cura del creato: “che tipo
di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai
bambini che stanno crescendo?”. È su questa scia che si innesta la conferenza internazionale "Salvare la nostra Casa comune e il futuro della vita sulla Terra" da domani e per due giorni al via in Vaticano, presso l’Aula Nuova del Sinodo.


Dare l’esempio con buone pratiche

L’evento, ideato e organizzato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo
Umano Integrale, è stato presentato lo scorso 26 giugno nella Sala Stampa
della Santa Sede. In quell’occasione il cardinale Peter Turkson e la dott.ssa
Flaminia Giovanelli, rispettivamente prefetto e sottosegretario del Dicastero, sottolinearono il tema portante dell’intera conferenza, ovvero riuscire “a dare l’esempio con buone pratiche”.
La due giorni in Vaticano, infatti, si propone di porre le basi per passare dall'insegnamento della Laudato si', all'azione su tutti i fronti e livelli, quello individuale, sociale, politico ed ecclesiale.
Inoltre, non parteciperanno solo gli esperti del settore, ma anche giovani e
alcuni rappresentanti dei popoli indigeni.....

La Laudato si’ ha cambiato la Chiesa
L’incontro celebrerà appunto la Laudato si’ che “ha letteralmente cambiato
il corso della storia della Chiesa nel campo ambientale”. Ne è convinto padre
Dario Bossi, missionario comboniano da anni impegnato in Brasile contro
lo sfruttamento intensivo delle risorse minerarie (Ascolta l’intervista a padre
Bossi sulla conferenza Saving our Common Home). “In questo incontro –
afferma il sacerdote – vogliamo mostrare il tema della terra, dell’estrattivismo
e dei conflitti legati a questo. Portare tutte queste situazioni – sottolinea – ci
porta ad interpretare la Laudato si’ a partire dal grido della gente, a partire dalle urgenze effettive.
Come dice Papa Francesco, continua padre Bossi,
“bisogna ripensare questo modelli affinché smetta di generare morte”.

03 aprile 2016

Inquinamento, i cambiamenti climatici stanno uccidendo la Great Barrier Reef d’Australia.

Tratto da  Il Fatto Quotidiano articolo della Dottoressa Dorsogna

Inquinamento, i cambiamenti climatici stanno uccidendo la Grande Barriera Corallina 

Ci sono le immagini aeree a mostrarlo: la Great Barrier Reef d’Australia, una delle meraviglie naturali più suggestive del mondo, ha perso i suoi vivaci colori e la vita che ospitava ed è al 95%“sbiancata”.  Non si sa se tornerà mai normale, ma secondo i più pessimisti metà morirà fra qualche settimana. È il peggior episodio di “sbiancamento” delle barriere coralline mai registrato.
barriera corallina 3
La Great Barrier Reef è composta di circa 3.000 sistemi indipendenti e 900 isole che si snodano su un area di circa 350mila chilometri quadrati. La si vede dallo spazio ed è la più grande struttura del mondo costruita da esseri viventi: miliardi di polipi corallini che si sono organizzati da sole nel tempo. Per la sua bellezza, per la biodiversità della vita che ospita, la Great Barrier Reef d’Australia è un sito protetto dall’Unesco dal 1981.
Ma sta morendo. Terry Hughes, il capo del National Coral Bleaching Taskforce d’Australia che ha eseguito il sondaggio dello stato di salute della barriera ha detto che questo è stato il peggior viaggio della sua vita. Di centinaia tratti di barriera analizzati fra la città di Cairns, Australia fino a Papua Nuova Guinea, un tragitto di 400 chilometri di mare, Hughes ha trovato che solo 4 segmenti su 520 erano sani. Il resto erano tutti sbiancati. Un ecosistema sano avrebbe presentato invece diversità di colori e vita.
Perché i coralli sbiancano? Sbiancano a causa dell’aumento della temperatura del mare, a sua volta causato dai cambiamenti climatici visto. Gli oceani infatti assorbono il 93% del calore generato dall’effetto serra sul pianeta. I coralli sono particolarmente sensibili alla temperatura dell’acqua in cui vivono. Anche aumenti modesti di temperatura portano al rigetto dell’alga principale che le compongono e che le danno colore: le zooxanthellae.  Il colore scompare, i coralli diventano bianchi, e più proni a malattie e alla morte. E con loro scompare tutta la biodiversita che ospitano visto che un quarto di tutte le specie marine sul pianeta vivono in simbiosi con gli habitat generati dai coralli. È una morte triste.
Secondo il Professor Justin Martin dell’Università del Queensland è tutto e senza ombra di dubbio a causa dei cambiamenti climatici.
barriera corallina 4
.......... Secondo il National Oceanic Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti, l’epidemia dei coralli sbiancati potrebbe impattare il 40% dei coralli sul pianeta.
Ce la faranno i coralli a ritornare alla normalità? Come detto non si sa, anche se i più pessimisti dicono di no. Ma Mark Eakin oceanografo di NOAA ricorda che tornare alla normalità sara’ molto difficile. I coralli sono delicati e le continue “martellate” da parte dell’uomo — usa proprio queste parole! –non lasciano presagire niente di buono.
Forse a Matteo Renzi i coralli d’Australia paiono lontani dalle pressioni e dalle parole dei suoi petrol-amici. Ma i coralli silenziosi e lontani sono una ennesima testimonianza del fatto che il pianeta è fragile e che anche ecosistemi incontaminati e speciali sono minacciati dai cambiamenti climatici generati dall’uomo e dal nostro uso smodato di fonti fossili.  
I coralli sbiancano e muoiono per colpa nostra.
Da qualche parte dobbiamo iniziare, se vogliamo conservare questo pianeta per le generazioni future, dalle barriere coralline che muoiono, ai ghiacciai dell’Artico che si sciolgono, alle isole del Pacifico che vengono ingoiate dal mare. Non è giusto che questi ecosistemi vengano obliati dal pianeta perché non sappiamo dire di no ai petrolieri. Non possiamo aspettare un giorno di più.
Spero che chiunque sia sensibile a questi temi diventi un piccolo attivista, che sia lui o lei un piccolo difensore della Terra,  e che tutti in massa si possa votare SI il 17 Aprile. Nonostante il fossil-pensiero dei governanti italici il pianeta ce la può fare senza petrolio. Qui le immagini della Grande Barriera Corallina d’Australia che sbianca e muore.

20 marzo 2016

OCSE, in Italia l’inquinamento atmosferico diventerà la principale causa ambientale di morte entro il 2050.

Tratto da Sestopotere.com

OCSE, in Italia l’inquinamento atmosferico sarà la principale causa ambientale di morte entro il 2050

Bologna – 20 marzo 2016 – In generale gli effetti dell’inquinamento atmosferico  sulla salute continuano ad aggravarsi e l’inquinamento atmosferico diventerà probabilmente la principale causa ambientale di mortalità precoce entro il 2050. L’inquinamento atmosferico urbano, spesso causato dai mezzi di trasporto o dall’uso di piccoli impianti di combustione di legno o carbone, è associato a tutta una serie di problemi sanitari: da irritazioni oculari di minore entità a infezioni delle vie respiratorie superiori di breve durata, malattie respiratorie croniche come l’asma, patologie cardiovascolari o tumori ai polmoni. Alcune di queste complicazioni comportano un ricovero in ospedale e possono risultare fatali. I bambini e le persone anziane sono soggetti particolarmente a rischio.
Le stime e le previsioni sono dell’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che ha elaborato un rapporto sulla qualità dell’ambiente in rapporto alla  nostra salute e il nostro benessere (http://www.oecdbetterlifeindex.org/it/topics/environment-it/).
Complessivamente nell’area Ocse la concentrazione di PM10 – quelle particelle inferiori a 10 micron che possono penetrare profondamente nei polmoni – è oggetto di monitoraggio nei Paesi dell’OCSE poiché può essere pericolosa per la salute e ridurre la speranza di vita. Negli ultimi vent’anni, il livello di concentrazione di PM10 nelle zone urbane ha subito un notevole calo in molti Paesi dell’OCSE, ed è attualmente attestato a 20,1 microgrammi per metro cubo in media, un livello leggermente superiore alla soglia annua di 20 microgrammi raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo le proiezioni presentate nelle Prospettive ambientali dell’OCSE all’orizzonte 2050 il numero di decessi prematuri associati all’esposizione a materiale particellare (PM10 e PM2,5) passerà in tutto il mondo da circa 1 milione nel 2000 a 3,5 milioni nel 2050.
In Italia gli effetti dell’inquinamento atmosferico urbano sulla salute continuano ad aggravarsi e l’inquinamento atmosferico diventerà probabilmente la principale causa ambientale di mortalità precoce entro il 2050.  .....

18 agosto 2014

Terra dei fuochi:«Non provocate, qui si muore».Sono loro che mi spingono a lottare contro quello che al momento potrebbe essere il pericolo più grande, l'assuefazione. E cioè, far finta che la connessione rifiuti-morte non esista».

Tratto da Il Mattino

Terra dei fuochi: il vescovo di Acerra contro lo spot dell'inceneritore. «Non provocate, qui si muore»

Si muore ancora, si muore troppo per i rifiuti tossici, per l'inquinamento ambientale. Il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna elenca i nomi delle ultime vittime, uno dopo l'altro. Ricorda Nello, 20 anni, morto pochi giorni fa: un cancro allo stomaco lo ha ucciso in soli otto mesi. Ricorda la piccola Antonia, morta un anno fa. E poi ancora Francesco, Tina. «Sono loro che mi inducono a parlare, a tenere alta l'attenzione - dice all'Ansa - sono loro che mi spingono a lottare contro quello che al momento potrebbe essere il pericolo più grande, l'assuefazione. E cioè, far finta che la connessione rifiuti-morte non esista».
È per tutto questo che il vescovo di Acerra ha criticato una campagna pubblicitaria della società A2A che gestisce l'inceneritore del comune del Napoletano. «....  Come si fa a dire "Stiamo scrivendo un'altra storia" o che non esiste una connessione tra l'inquinamento ambientale e i decessi in una terra dove si continua a morire ogni giorno?».

È da novembre che monsignor Di Donna porta avanti la sua battaglia contro l'inquinamento ambientale. Lo ha fatto anche l'altra sera, durante la solenne festa della Madonna Assunta. Dall'altare di una cattedrale gremita, ancora una volta, ha puntato il dito contro l'emergenza ambientale. «Se da un lato può essere legittimo che la A2A cerchi di accreditarsi presso i cittadini di Acerra, dopo le mobilitazioni e il tormentato percorso che proprio dieci anni fa ha visto soccombere gli acerrani alla costruzione dell'impianto, non è accettabile che vengano usate espressioni al limite delle provocazioni», ribadisce.

Di «passi in avanti» ne sono stati compiuti, dice il vescovo. «C'è innanzitutto una maggiore consapevolezza da parte di tutti, dei cittadini che sono diventati sentinelle, delle istituzioni come il Comune di Acerra, la Regione - spiega - I campionamenti, le mappature, gli screening sono passi in avanti ma bisogna capire che il problema non è solo nostro. 

Qualcuno si chiede questo: se i rifiuti tossici non vengono più interrati qui, dove stanno andando a finire? Ecco perchè il problema non è solo di questa terra. Più di tutto, bisogna fare presto e non smettere di parlare del problema». E a chi gli chiede se lui crede che in questa terra le cose possano davvero cambiare, monsignor Di Donna risponde fermo: «Certo che ho speranza, come uomo di fede e come uomo. 
È altrettanto certo che parliamo di una lotta di Davide contro Golia ma, ripeto, anche se dopo anni di ritardo, c'è una maggiore consapevolezza e questa può essere la strada giusta per cambiare davvero le cose».

Qui l'articolo integrale

18 febbraio 2013

Il Fatto Quotidiano:Vado Ligure altri nove anni di carbone

 TRATTO DA "LIBRERIA UBIK"
VADO LIGURE,ALTRI NOVE ANNI DI CARBONE

LUNEDI' 18 IL FATTO QUOTIDIANO E' DEDICATO ALLA DEVASTANTE CENTRALE A CARBONE DI VADO LIGURE E A TUTTE LE ALTRE INDUSTRIE CHE IN ITALIA CAUSANO MORTE E DEVASTAZIONE.......



Tratto da Peacelink

Proteggere prima di curare

Troppi bambini si ammalano di tumore

Associazioni e genitori chiedono un impegno a eliminare i contaminanti ambientali, causa dell'incremento di tumori, e si rivolgono anche ai candidati al Parlamento
18 febbraio 2013 - Lidia Giannotti
Proteggere prima di curare
  
In occasione della giornata mondiale contro il cancro infantile e degli eventi del 15 e 16 febbraio, Onlus, associazioni di genitori e medici si sono incontrati, come ogni anno. Questa volta però è stata sottolineata l'urgenza di una svolta nel modo di affrontare il tema delle patologie tumorali infantili. 
Sul sito della Campagna nazionale per la difesa del latte materno, sostenuta da una rete di associazioni e di medici - di cui fa parte PeaceLink - viene lanciato un allarme per l'aumento dei tumori infantili collegati alla presenza e all'azione di contaminanti ambientali.

Come intervenire allora? Introducendo pratiche di BIOMONITORAGGIO a campione del latte materno e RATIFICANDO - come atteso dal 2004 - la CONVENZIONE DI STOCCOLMA, che fissa limiti e misure di controllo all’emissione in ambiente di sostanze inquinanti e persistenti (POPs – Persistent Organic Pollutants).
 Occorre naturalmente SOSTITUIRE l’incenerimento di rifiuti e biomasse con la riduzione, il recupero, il riciclo e la trasformazione a freddo dei materiali, e adottare STRUMENTI DI CONTROLLO efficaci, come il campionamento in continuo delle emissioni di diossina dagli impianti  e il monitoraggio a campione di matrici alimentari nei  territori circostanti......

Le associazioni pongono anche alcune domande e richiedono un impegno ai candidati nelle imminenti elezioni nazionali e regionali. Leggi l'articolo integrale


13 aprile 2012

Brindisi :angiosarcoma epatico in un operaio del Petrolchimico. Un esposto apre le indagini.

Tratto da Noalcarbone

11 aprile 2012


La prima morte per angiosarcoma epatico in un operaio del Petrolchimico. Un esposto apre le indagini.

"Inchiesta affidata al PM De Nozza, il quale dovrà accertare se quella morte si poteva scongiurare oppure no.  Se i vertici dell'azienda conoscevano la pericolosità delle sostanze con le quali  lavorava la comunità operaia e il povero Vincenzo Di Totaro, e se quindi hanno messo in atto tutte le cautele necessarie a difendere i lavoratori e il bene prezioso della loro salute. È la domanda fra le righe dell'esposto a firma del dottor Maurizio Portaluri che ha dato il via all'inchiesta."


 
Muore un operaio del Petrolchimico. Aperta un'inchiesta a Brindisi.
di SONIA GIOIA   

Riportiamo uno stralcio
Quella diagnosi dà un colore alla morte di Vincenzo Di Totaro, bianco, colore dell’innocenza di chi muore di lavoro. L’angiosarcoma, una rarissima forma di tumore che colpisce il fegato, è l’unica forma di cancro per la quale la comunità scientifica mondiale riconosce una e una sola causa: l’esposizione professionale a Cvm e Pvc, cloruro di vinile monomero e polivinilcloruro, sostanze con le quali Di Totaro, aveva lavorato per almeno 14 dei 31 lunghi anni trascorsi in divisa da operaio. Non a caso contestualmente alla firma del referto da parte dei medici del Perrino, la procura di Brindisi ha aperto un’inchiesta, per lesioni colpose gravi, almeno fino a ieri. La scomparsa dell’operaio cambia di segno la natura stessa degli accertamenti affidati al pubblico ministero Giuseppe De Nozza, oggi si indaga per omicidio colposo. Inchiesta contro ignoti, al momento, almeno fino a quando il magistrato inquirente non riuscirà a rispondere al quesito: se quella morte si poteva scongiurare, oppure no.

Se i vertici dell’azienda conoscevano la pericolosità delle sostanze con le quali lavorava la comunità operaia e Vincenzo Di Totaro, e se quindi hanno messo in atto tutte le cautele necessarie a difendere la sicurezza dei lavoratori stessi, e il bene prezioso della loro salute. E’ la domanda fra le righe dell’esposto che ha dato il via all’inchiesta, a firma di Maurizio Portaluri, dirigente medico della Asl di Brindisi, di Medicina democratica.
Vincenzo Di Totaro aveva militato in fabbrica e in piazza, sotto le insegne del Comitato vittime del Petrolchimico. Generoso cavaliere del lavoro in lotta non per se stesso, ma per i compagni di ventura che aveva visto ammalarsi e morire come militari al fronte. In loro nome aveva presidiato i cancelli del Petrolchimico, marciato nelle manifestazioni per le strade del capoluogo, e protestato contro l’archiviazione del processo fuori dall’aula di tribunale dove si è celebrata una camera di consiglio lunga tre anni, a partire dalla richiesta di archiviazione.
 
In quel processo mai celebrato, ancora una volta, non aveva chiesto nulla per se stesso.......