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09 novembre 2020

NORVEGIA: La Corte suprema sta esaminando dei ricorsi che potrebbero fermare l'estrazione di gas e petrolio in mare

 Tratto da Il Post

Il caso che potrebbe cambiare l’economia norvegese

La Corte suprema sta esaminando dei ricorsi che potrebbero fermare l'estrazione di gas e petrolio in mare, in un paese che si regge sull'estrazione di gas e petrolio



Lo scorso mercoledì la Corte suprema della Norvegia ha iniziato a esaminare i ricorsi di alcuni gruppi ambientalisti che contestano la concessione di licenze per l’estrazione di gas e petrolio in diverse aree del mar Artico. Secondo Greenpeace e Natur og Ungdom, tra gli altri, le attività di estrazione andrebbero contro l’accordo di Parigi del 2015 che prevede la riduzione delle emissioni inquinanti, ma non solo: infatti, gli attivisti sostengono che l’assegnazione delle licenze violi la Costituzione norvegese, che garantisce il diritto a vivere in un ambiente sano e prevede la salvaguardia della natura. Il problema è che gran parte dell’economia della Norvegia dipende dall’estrazione e dall’esportazione di idrocarburi, e attorno a cosa deciderà la Corte suprema è nato un grosso dibattito economico e politico.

La causa portata avanti dalle associazioni ambientaliste è una delle più significative mai discusse in Norvegia. Alcuni media locali ne parlano come del «caso del secolo» perché riguarda il tema della tutela ambientale, ma è anche una grossa questione economica e un caso giuridico: è la prima volta che un caso riguardante problematiche ambientali solleva problemi di natura costituzionale e viene seguito da ben 15 giudici della Corte suprema.

La vicenda sta attirando l’attenzione dei giornalisti, ma anche di analisti politici, avvocati, filosofi e scienziati che si occupano di cambiamenti climatici. Il verdetto dei giudici dovrebbe arrivare alcune settimane dopo la fine delle udienze – il 12 novembre – e potrebbe condizionare fortemente il futuro dell’attività economica più redditizia del paese.

Nel 2013 il governo norvegese aveva dato il via libera per la costruzione di impianti per la trivellazione in diverse aree del mare di Barents – la parte di mare Artico che si trova a nord della Norvegia e della Russia – e nel 2016 aveva assegnato ad alcune compagnie la licenza per l’esplorazione. I gruppi ambientalisti contestano il fatto che le licenze siano state assegnate dopo il 2014, ovvero l’anno in cui sono entrati in vigore i nuovi emendamenti della Costituzione che prevedono il diritto alla salvaguardia dell’ambiente: secondo loro, l’assegnazione delle licenze andrebbe contro ciò che sancisce la Costituzione e violerebbe quindi i diritti umani dei cittadini, così come i diritti delle generazioni future.


PATRIZIA CHIMERA: L’inquinamento spiegato ai bambini

Tratto da i404.it

L’inquinamento spiegato ai bambini

Nei disegni dei bambini il cielo è sempre azzurro, le nuvole sono grigie e la terra è ricoperta di un bel verde intenso.
Peccato che la realtà non sia quella che i piccoli immaginano nelle loro opere d’arte. Perché spesso il cielo è coperto da una cappa di inquinamento e di smog che non permette più di ammirare il suo colore.
Come spiegare l’inquinamento ai bambini?

cielo inquinato

Cos’è l’inquinamento

L’inquinamento è un problema molto grave, tipico dei paesi industrializzati e presente ormai in tutto il mondo.
Si manifesta quando nell’ambiente vengono introdotte, in modo diretto o indiretto, delle sostanze dannose o estranee che possono distruggere l’equilibrio naturale della terra. Provocando danni non solo all’ambiente, ma anche alla salute umana. L’ambiente non riesce a gestire queste sostanze, che accumulandosi possono innescare problemi di difficile soluzione.
Ci sono dei fenomeni naturali che lo possono causare, come gli incendi o le eruzioni vulcaniche. Anche se nella maggior parte dei casi e soprattutto nell’ultimo secolo è l’attività umana a essere la fonte maggiore.

Gli agenti inquinanti non vanno a causare squilibri solo nel luogo in cui sono stati rilasciati. Purtroppo viaggiano tramite l’aria, l’acqua, il terreno. E possono arrivare anche in zone considerate incontaminate. Ogni nostro gesto, anche se piccolo, ha ripercussioni pesanti su tutto il pianeta.

Forme di inquinamento

Esistono diverse forme di inquinamento.

  • Inquinamento termico, che si manifesta con l’innalzamento delle temperature di un ambiente. Può causare danni a tutto l’ecosistema.
  • Inquinamento acustico, che si registra soprattutto nelle grandi città. Le forme diffuse sono provocate ad esempio dal traffico, ma sono anche altre le fonti.
  • Inquinamento elettromagnetico, causato dai dispositivi elettrici. O anche dai telefoni cellulari.
  • Inquinamento indoor, provocato da sostanze tossiche presenti in ambienti chiusi. E più difficilmente individuabili.

L’inquinamento si suddivide, poi, in altre categorie, in base a cosa le sostanze introdotte dell’ambiente vanno a “sporcare”.

  • Inquinamento atmosferico, che coinvolge l’aria. Sicuramente quando pensiamo a questo problema dell’umanità, è il primo che ci viene in mente. Gas e polveri sottilissime immesse nell’aria provocano spesso una coltre irrespirabile. Industrie, impianti energetici, riscaldamento e traffico sono la causa.
  • Inquinamento idrico, che riguarda l’acqua, secondo veicolo di diffusione. L’acqua svolge costantemente un’azione autodepurativa, ma ci sono sostanze che, sciolte al suo interno, vanno oltre le sue capacità. L’acqua, evaporando e trasformandosi in pioggia, cade sulla nostra terra, sui campi coltivati, nelle falde acquifere. In un circolo vizioso pericoloso. L’acqua rappresenta la vita sulla terra.
  • Inquinamento marino, che colpisce mari e oceani. E di conseguenza ha un impatto fortissimo sulla salute dell’uomo.
  • Inquinamento del suolo, provocato da cause fisiche, come l’erosione e lo sfruttamento dei terreni, cause chimiche, come fertilizzanti e pesticidi, e altre cause derivanti da attività umane condotte senza criterio.

Quali danni crea l’inquinamento?

Ogni tipo di inquinamento provoca danni all’ambiente, visto che ne modifica il già delicato equilibrio. E abbiamo visto che crea danni non solo localmente, ma a livello globale, perché tutto sulla terra è collegato.
Dal punto di vista ambientale l’inquinamento svolge un ruolo fondamentale per quello che riguarda grandi problemi che l’umanità deve affrontare. Fusione dei ghiacciai, innalzamento dei livelli del mare, siccità, desertificazione, dissesto idrogeologico, eventi atmosferici sempre più forti e devastanti, scomparsa di molte specie animali e di molte piante.
L’impatto dell’inquinamento sulla terra ha effetti devastanti anche nella lotta contro i cambiamenti climatici che rendono il nostro pianeta sempre più a rischio. Per questo Greta Thunberg ogni venerdì sciopera insieme a tanti altri ragazzi e attivisti in tutto il mondo. Per chiedere una giustizia climatica. E un futuro alle nuove generazioni.

Tutti gli esseri viventi soffrono per l’inquinamento. Anche noi esseri umani. Perché siamo parte attiva di un grande ecosistema chiamato terra, dove tutto è interconnesso. Quindi se causiamo un danno al pianeta, lo causiamo a noi stessi.
Molti i problemi scatenati dallo smog che riguardano la salute. L’inquinamento atmosferico può causare danni all’apparato respiratorio ed essere pericolosissimo per chi soffre già ad esempio di asma. Inoltre recenti ricerche hanno scoperto che lo smog può causare danni anche a livello cardiopolmonare (quindi colpire cuore e polmoni). Ma l’esposizione a fonti inquinanti può anche avere risvolti da non sottovalutare sulla salute mentale delle persone
.

mascherina anti-inquinamento

Continua qui

07 novembre 2020

World Energy Outlook 2020 sulla transizione al 2030 tanto gas....

 Tratto da Note  di Marco Grondacci

World Energy Outlook 2020 sulla transizione al 2030 tanto gas ma anche biometano e un ritorno del nucleare

Pubblicato dalla Agenzia Internazionale dell’Energia il rapporto World Energy Outlook conferma il calo della domanda del carbone e del petrolio, il maggior uso del gas nella transizione ma con numerose contraddizioni da qui al 2030 e oltre, con un ruolo di ritorno anche per il nucleare e il biometano come compensatore dei limiti del metano fossile. Una analisi da fonte autorevole e realistica ma troppo sbilanciata sui soli aspetti energetici e di geopolitica scontando un non adeguato confronto sugli impatti reali delle diverse fonti citate nel Rapporto. 

Trovate il testo completo del World Energy Outlook 2020 QUI

Vediamo i passaggi più rilevanti di questo Outlook: 

06 novembre 2020

Science Advances : L’inquinamento atmosferico è correlato alle morti per Covid

 Tratto da rinnovabili.it

Inquinamento atmosferico e Covid sono legati: le prove scientifiche



La nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Science Advances, ha considerato l’impatto di un aumento minimo dell’inquinamento medio sulle morti per Covid-19 negli USA

L’inquinamento atmosferico è correlato alle morti per Covid

(Rinnovabili.it) – Quello che respiriamo può fare davvero la differenza per chi si prende il Covid. Il legame tra qualità dell’aria e rischio di complicazioni anche gravi con il coronavirus adesso è provato scientificamente. Nello specifico, anche solo un piccolo aumento dell’esposizione a lungo termine delle persone all’inquinamento atmosferico è associato a un aumento dell’11% delle morti per Covid-19. Un altro studio recente suggerisce invece che il 15% di tutti i decessi di Covid-19 nel mondo sono attribuibili all’aria inquinata.

Quello che questi studi riescono a dire è che esiste una correlazione tra i due fenomeni, inquinamento atmosferico e morte per Covid. Una correlazione non è ancora una prova definitiva di un nesso causale. Per quella bisognerà attendere nuove rilevazioni, analisi dei dati su grandi numeri di pazienti,  e ricerche più approfondite sulla storia clinica del singolo. Ma è abbastanza per aggiungere un altro tassello alla nostra comprensione dei legami tra pandemia e l’ambiente in cui viviamo.

Leggi anche In Europa oltre 600mila morti per inquinamento ambientale

Respirare aria inquinata da anni è già un fattore identificato come causa di malattie cardiache e polmonari. Le stesse patologie che intervengono a peggiorare le infezioni da coronavirus.

La nuova ricerca è apparsa sulla rivista Science Advances. Ha considerato l’impatto di un aumento minimo dell’inquinamento medio, oltre 16 anni prima della pandemia, sulle morti di Covid-19 in 3.089 contee degli Stati Uniti, coprendo così il 98% della popolazione. Lo studio ha tenuto conto di oltre 20 altri fattori, tra cui densità di popolazione, ordinanze di soggiorno a livello statale, fornitura di letti ospedalieri e condizioni economiche.


“È sorprendente che anche solo piccole differenze nei livelli di inquinamento siano collegate a livelli significativamente più alti di Covid-19”, ha commentato al Guardian Mark Miller dell’università di Edinburgo, esperto di impatti sulla salute dell’inquinamento atmosferico. “Anche se questo studio è stato condotto negli Stati Uniti, non c’è motivo di credere che una situazione simile non si sarebbe verificata in qualsiasi altra parte del mondo”.

Ottobre 2020 è stato il più caldo registrato in Europa

Tratto da greenreport 

Ottobre 2020 è stato il più caldo mai registrato in Europa

La banchisa artica ha raggiunto la sua minore estensione dall’ottobre del 1979

[5 Novembre 2020]

Copernicus Climate Change Service (C3S), implementato dal European Centre for Medium-Range Weather Forecasts della Commissione Europea, ha pubblicato oggi il bollettino climatico mensile che riporta i cambiamenti osservati nella temperatura globale dell’aria in superficie, della copertura di ghiaccio e delle variabili idrologiche e ricorda che «Tutti i risultati si basano sulle analisi meteorologiche generate da modelli numerici di previsione meteorologica utilizzando miliardi di misurazioni provenienti da satelliti, navi, aerei e stazioni meteo dislocate in tutto il mondo».

Per quanto riguarda la temperatura dell’aria in superficie, «In Europa è stato registrato un caldo da record nel mese di ottobre con medie molto al di sopra di quelle dell’Est, ma sotto la media di quelle del Sud-ovest».

A livello globale si tratta del terzo mese di ottobre più caldo mai registrato, «Ma con poca differenza rispetto al quarto, quinto e sesto mese di ottobre più caldi – sottolinea il C3S – I 6 mesi di ottobre più caldi di sempre si sono verificati negli ultimi 6 anni».

In gran parte dell’Artico e dell’altopiano del Tibet le temperature sono state molto al di sopra della media del periodo 1981-2010, mentre sopra l’Oceano Pacifico Orientale, in gran parte dell’entroterra del Nord America e intorno alla zona più a nord dell’altopiano del Tibet sono state registrate temperature più basse della media.

Nell’Artico, la banchisa polare ha registrato l’estensione minore nel mese di ottobre da quando sono iniziate le osservazioni satellitari nel 1979. Lungo la Rotta del Mare del Nord Ottobre è stato il quarto mese consecutivo senza ghiaccio o quasi.

L’Antartide, dopo 48 mesi consecutivi durante i quali l’estensione della banchisa è stata sotto la media, a ottobre ha registrato per il secondo mese un’estensione della banchisa polare superiore alla media.

04 novembre 2020

STATI GENERALI 2020:Le proposte per uscire dalle crisi gemelle di economia e clima

 Le proposte per uscire dalle crisi gemelle di economia e clima

Tratto da  QualEnergia.it

Le idee del Consiglio Nazionale della Green Economy presentate agli Stati Generali 2020, durante la giornata di apertura di Key Energy e di Ecomondo.

Definire un percorso per la neutralità climatica al 2050 con un target di riduzione de gas serra del 55% al 2030 rispetto al 1990; indirizzare i finanziamenti europei del programma Next Generation verso la produzione di idrogeno verde, la generazione e distribuzione delle energie rinnovabili e il miglioramenti dell’efficienza energetica; estendere il superbonus fiscale del 110% al 2024; applicare criteri climatici stringenti per selezionare gli investimenti; introdurre una graduale carbon tax per i settori non coperti dal meccanismo europeo dell’Ets.

Queste, in estrema sintesi, le proposte per il clima e l’energia avanzate oggi dal Consiglio Nazionale della Green Economy agli Stati Generali della Green Economy 2020 delle 69 organizzazioni che compongono il Consiglio, durante la giornata di apertura di Key Energy edEcomondo.

Le proposte su energia e clima fanno parte di un più ampio pacchetto di misure innovative e di idee programmatiche in cinque settori strategici della green economy – oltre energia e clima: economia circolare, green city e territorio, mobilità urbana e sistema agroalimentare.

L’intento degli Stati Generali della Green Economy è indicare la via per affrontare le crisi gemelle di economia e clima, stimolando uno sviluppo sostenibile, nonché una ripresa di investimenti e occupazione, rispondendo allo stesso tempo alla crisi climatica con l’utilizzo delle risorse comunitarie messe a disposizione di Next Generation EU.....

Nel presentare le proposte, il curatore della Relazione sullo stato della Green Economy, Edo Ronchi, ha sottolineato che la pandemia ha avuto gravi effetti negativi anche 
sull’economia verde.

Il riciclo ha sofferto per il calo dei prezzi e la difficoltà di trovare sbocchi di mercato alla materie prime riciclate, i nuovi investimenti green sono rallentati, il consumo di energia rinnovabile ha tenuto ma la potenza installata di nuovi impianti fotovoltaici, eolici e idroelettrici è diminuito di quasi il 40% rispetto al 2019, il trasporto pubblico e la sharing mobility sono fortemente calati (solo le biciclette e i veicoli elettrici sono cresciuti) gli interventi di rigenerazione urbana hanno subìto rallentamenti, e la produzione agroalimentare di qualità ha sofferto per la flessione dei mercati esteri, del turismo e della ristorazione, ha detto Ronchi.

L’Italia è anche uno dei paesi europei dove gli impatti negativi dei cambiamenti climatici sono cresciuti di più, come si può vedere dall’aumento degli eventi climatici estremi, delineata nell’illustrazione, tratta dalla relazione, scaricabile dal link in fondo all’articolo.

“Per uscire dalla crisi del Covid e raggiungere una nuova normalità, che sia verde e duratura, occorre stringere un nuovo patto [fra economia e ambiente] e per farlo occorre riempirlo di azioni concrete e immediate”, ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, in una nota.

“Non c’è dubbio che il paradigma dell’economia circolare debba essere l’architrave di questo processo. Non dobbiamo mai dimenticare che la sfida più grande, perché riguarda soprattutto le generazioni future, è quella contro i cambiamenti climatici. È a questo fine che abbiamo orientato lo spirito del Recovery Fund”, ha aggiunto.

02 novembre 2020

RECOMMON: Il gas è il nuovo carbone

Tratto da Recommon

                      Il gas è il nuovo carbone


L'associazione Re:Common, insieme agli attivisti di Gastivist, lanciano una video-denuncia sulla "favoletta" del "gas buono". «Pessima idea sostituire un combustibile fossile con un altro» spiegano.

In Italia si attende il 2025 per il promesso stop definitivo al carbone, che comporterà la chiusura delle centrali ancora operative sul territorio nazionale. Eppure gli strascichi legati allo sfruttamento della polvere nera sono di non poco conto. Una delle ultime notizie di spicco riguarda l’annullamento del processo d’appello sulle dispersioni di polveri di carbone dalla centrale Enel di Brindisi sui raccolti degli agricoltori che hanno i loro terreni vicino all’impianto. La Corte di Cassazione ha stabilito l’annullamento della sentenza di secondo grado, con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Lecce.

Al di là dei singole vicende, è indubbio che la transizione necessiterà tempo, ma soprattutto dovrebbe comportare investimenti per le bonifiche e delle valide alternative. Ma a Brindisi, così come in altre centrali italiane, il “pericolo” è che si passi dalla padella alla brace. Ovvero che al posto di un combustibile fossile ne subentri un altro: il gas, dipinto come la soluzione ideale dal comparto estrattivo.

Che sia solo una favola, quella del “gas buono”, ce lo spiega il video Gastivists. Un minuto e mezzo per smontare la narrazione virtuosa sull’ennesima fonte fossile che non solo emette tanta CO2 quando viene bruciato, ma anche altri gas climalteranti come il metano quando si verificano delle perdite nei vari passaggi del suo ciclo. Buona visione!








Inquinamento atmosferico da record in Italia, l’Ue avvia la procedura d’infrazione

 Tratto da greenreport

Inquinamento atmosferico da record in Italia, l’Ue avvia la procedura d’infrazione

Particolarmente critici i livelli di Pm2,5 lungo la valle del Po. In tutto il Paese solo questo inquinante provoca ogni anno oltre 58mila morti premature

[2 Novembre 2020]

L’inquinamento atmosferico nazionale, che in Italia provoca almeno 76.200 morti premature all’anno – tra i peggiori risultati del Vecchio continente –, ha portato all’invio di una “lettera di costituzione in mora all’Italia” da parte della Ue: un avvertimento in arrivo da Bruxelles, che dispone ora “di 2 mesi per rimediare alle carenze individuate dalla Commissione”, e se non ci sarà una chiara inversione di rotta presto arriveranno anche le multe.

La Commissione invita infatti l’Italia (e la Croazia) a “conformarsi alle prescrizioni della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa per quanto riguarda il materiale particolato”. Nel pacchetto infrazioni si legge che “quando i valori limite stabiliti dalla direttiva vengono superati, gli Stati membri sono tenuti ad adottare piani relativi alla qualità dell’aria che comprendano misure appropriate affinché il periodo di superamento sia il più breve possibile. Il Green deal europeo mira a guidare l’Ue verso l’obiettivo ‘inquinamento zero’ a beneficio della salute pubblica, dell’ambiente e della neutralità climatica”.

Ed ecco il punto sul nostro Paese: “I dati disponibili per l’Italia dimostrano che sin dal 2015 il valore limite per il Pm2,5 non è stato rispettato in diverse città della valle del Po (tra cui Venezia, Padova e alcune zone nei pressi di Milano). Inoltre le misure previste dall’Italia non sono sufficienti a mantenere il periodo di superamento il più breve possibile. Il Pm10 e il Pm2,5 sono particolarmente pericolosi per la salute umana. L’esposizione al materiale particolato può influire sulla funzione polmonare e causare o aggravare malattie cardiovascolari e respiratorie, infarti cardiaci e aritmie, pregiudicare il sistema nervoso centrale, il sistema riproduttivo e provocare il cancro. Ogni anno nell’Unione europea quasi 350 000 decessi prematuri sono attribuiti solo al Pm2,5”.

Nella Pianura Padana come noto vive il 40% della popolazione italiana (oltre 23 milioni di persone) e si concentra oltre il 50% del Pil nazionale, ma al contempo esistono da decenni forti problemi d’inquinamento atmosferico: negli ultimi anni la qualità dell’aria è in miglioramento, ma ciò non toglie che circa il 95% degli europei sottoposti a sforamenti contemporanei nelle emissioni di particolato, biossido di azoto e ozono vive ancora (secondo i dati raccolti dall’Agenzia europea dell’ambiente nel suo rapporto “Air quality in Europe” del 2018) nel nord del nostro Paese. Allargando lo sguardo a tutta Italia, invece, sempre i dati dell’Agenzia (Air quality in Europe 2019) mostrano che il nostro è il primo Stato in Europa per morti premature da biossido di azoto (NO2) con circa 14.600 vittime all’anno, ha il numero più alto di decessi per ozono (3.000) e il secondo per il particolato fine PM2,5 (58.600).

Da qui la suddetta decisione della Commissione, che come da procedure di infrazione porterà avanti passo passo le richieste di intervento. https://ec.europa.eu/info/law/law-making-process/applying-eu-law/infringement-procedure_it

Va ricordato inoltre che l’attuale livello di inquinamento dell’aria è ad oggi uno dei possibili fattori di aumento della letalità della pandemia in corso, come testimoniato da un recente studio secondo il quale circa il 15% dei decessi in tutto il mondo (e in Italia) da Covid-19 potrebbe essere attribuito all’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico.

L’Italia, quindi, a differenza di quanto fatto fino ad oggi anche per altre procedure di infrazione subite in ambito ambientale, deve mettere in cima alle priorità una serie di iniziative mirate alla mitigazione dell’inquinamento atmosferico che sta diventando uno dei punti più cristici della salute dei cittadini italiani. Qualcosa si è mosso, va detto, ma siamo lontanissimi da una soluzione. Green deal significa proprio ripensare anche la mobilità e la climatizzazione degli edifici, i due principali responsabili dell’inquinamento atmosferico, insieme ad altri fattori come agricoltura, industria, etc: tutti dobbiamo impegnargi e tutti sotto una regia nazionale, che non ha più tempo da perdere.

Legambiente: . In Italia la decarbonizzazione non può passare dal gas come fonte di transizione in sostituzione del carbone

 Tratto da  Ansa 

LEGAMBIENTE, PER USCIRE DAL CARBONE NON VA BENE IL GAS


"Per l'uscita dal carbone non serve realizzare nuove centrali a gas: è sufficiente aumentare l'attività di quelle esistenti da circa 3.200 ore all'anno a 4mila". Ma questo è comunque "poco auspicabile" perché "richiederebbe in sé un aumento dei consumi di metano. E ciò non andrebbe affatto bene". A dirlo Legambiente che lancia oggi il suo nuovo rapporto 'La decarbonizzazione in Italia non passa per il gas', e rivolgendosi al governo - a pochi giorni dallo sciopero nazionale per il clima di venerdì 9 ottobre - fa presente che il Paese dovrebbe investire "seriamente sulle fonti rinnovabili, a partire dal solare e dall'eolico, sull'efficientamento energetico, sugli accumuli e sull'innovazione". In particolare, non si devono più "difendere modelli energetici vecchi e inquinanti. Il governo con la prossima legge di Bilancio cominci a tagliare i sussidi alle fonti fossili".
Il messaggio cuore del rapporto: "Stop al carbone, no alla realizzazione di nuovi impianti a gas, sì alle semplificazioni per rinnovabili e sistemi di accumulo. In Italia la decarbonizzazione non può passare dal gas come fonte di transizione in sostituzione del carbone. Bisogna adottare soluzioni credibili e radicali per ridurre le emissioni di Co2".
"Negli ultimi due decenni le nuove centrali elettriche a metano costruite hanno prodotto una situazione di sovrabbondanza - viene spiegato - il parco di generazione esistente ammonta a 115.000 Megawatt (MW) di potenza installata, quasi il doppio rispetto alla domanda massima sulla rete" che è stata di 58.219 MW nel luglio 2019.

Il primo passo da compiere - prosegue Legambiente - è "la chiusura entro il 2025 delle centrali a carbone per una capacità di oltre 7.900 MW senza ricorrere a nuovi impianti a gas, per arrivare entro il 2040 alla chiusura di tutte le centrali inquinanti alimentate da fonti fossili, gas metano compreso. L'Italia deve avere il coraggio di ridurre fino ad azzerare i consumi di gas al 2040, iniziando da subito a non distribuire più risorse economiche per nuovi impianti. Risorse che si potrebbero usare per incentivare la diffusione delle fonti rinnovabili. Senza però dimenticare la necessità di mettere in campo politiche di efficientamento del settore industriale, edilizio e mobilità e piani di riconversione delle aree dove sono situate le centrali a carbone".

"Il governo italiano sta sbagliando strada sulla lotta alla crisi climatica - spiega Stefano Ciafani, presidente di Legambiente - nel settore della produzione di energia promuove la riconversione a gas delle centrali a carbone, investe su nuove infrastrutture per il trasporto del metano fossile, sostiene progetti sbagliati come quello di Eni che vuole confinare la Co2 nei fondali marini. È arrivato il momento di scelte chiare e radicali. Vediamo se alle tante parole spese su questo fronte faranno seguito finalmente gli atti concreti". Per le aree che dovranno essere riconvertite, Legambiente ricorda che ci sono i fondi europei disponibili per le aree di transizione, il cosiddetto Just trasition fund: ossia circa "7,5 miliardi di euro destinati alla conversione industriale di centrali a carbone, gasolio e altre fonti inquinanti. Senza dimenticare il Recovery fund, parte di quei fondi possono essere destinati per la lotta alla crisi climatica. I 'posti' della transizione: dalla Sardegna alla Liguria con la Spezia, dal Friuli Venezia Giulia con Monfalcone, alla Puglia con Brindisi

Videoconferenza SABATO 7 NOVEMBRE ore 16 ‘Ambiente e Salute tra inquinamento e Covid-19’ Per un’etica della responsabilità, per un futuro sostenibile

Tratto da Welfarenetwork

Videoconferenza  SABATO 7 NOVEMBRE ore 16 ‘Ambiente e Salute tra inquinamento e Covid-19’

Per un’etica della responsabilità, per un futuro sostenibile Può l’economia essere così forte da schiacciare la politica e l’autonomia dei Comuni ?

Possono le Istituzioni locali preposte alla salute e alla sicurezza dei lavoratori e dei cittadini perdere di vista il loro ruolo di servizio e non ascoltare il loro disagio?

Può la ricerca medico-scientifica essere così poco indipendente da sminuire le responsabilità del grave inquinamento prodotto dalle attività umane? 

Può la politica allearsi alla scienza e recuperare il proprio ruolo di regolare il mercato, intervenire sulle cause dell’inquinamento e del riscaldamento globale, programmare in modo sostenibile gli insediamenti ad alto impatto ambientale?


Del rapporto democrazia, economia , ambiente, diritti dei cittadini alla salute in tempo di Covid e di transizione ecologica discuteremo sabato con relatori di grande competenza scientifica e autorevolezza internazionale.   

Videoconferenza trasmessa online sulla piattaforma ZOOM

Per chi è interessato a partecipare e intervenire è necessario segnalarlo, inviando a sezionecrotta.cr@ramazzini.it   oppure rispondendo a questa mail per ricevere il LINK

La diretta verrà anche trasmessa sulla homepage della pagina Facebook di "Onde nel Gerundo" sezione territoriale soci dell'Istituto Ramazzini.

Incontro online promosso da : "Onde nel Gerundo", sezione territoriale soci dell’Istituto Ramazzini;  Circolo VedoVerde Legambiente di Cremona;  ISDE-medici per l’ambiente di Milano.

Coordinamento a cura degli Stati generali Ambiente e Salute della provincia di Cremona.

Relatori

Daniele Mandrioli, direttore Centro di Ricerca sul cancro Cesare Maltoni, Istituto Ramazzini-Il ruolo dei fattori ambientali nell’epidemia di Covid-19 “

Roberto Lucchini, docente Medicina del lavoro Università di Brescia e presso il Mount Sinai Hospital di New York- “Effetti sulla salute umana dell’esposizioni a metalli da emissioni industriali”

Edoardo Bai, medico del lavoro, epidemiologo, ISDE-medici per l’ambiente di Milano- “Industrie siderurgiche e territorio: dal controllo alla prevenzione”

Barbara Meggetto, presidente Legambiente Lombardia- “I territori per unire democrazia partecipata, sostenibilità, transizione ecologica”


29 ottobre 2020

Petizione di Greenpeace : Sparare o guarire?

 Riceviamo da Greenpeace 




.....in Italia, mentre cerchiamo disperatamente risorse per curarci, riparare le nostre scuole e garantire la sopravvivenza alle famiglie colpite dalla crisi economica, stiamo pagando 859 milioni di euro per l’acquisto di F-35. 

Che senso ha continuare a spendere questi soldi ora, in cui abbiamo un disperato bisogno di strutture sanitarie e di ridurre l’inquinamento

per prevenire altre pandemie e consegnare un Pianeta verde e sicuro alle future generazioni? 

 Noi chiediamo al nostro Governo ORA di fermare gli investimenti in F35 e altri arsenali militari e investire in salute, istruzione e ambiente. Questa è la sola via d’uscita dalla crisi, non ripetiamo gli errori del passato!


....Ma noi sappiamo che è stato un virus a distruggere il nostro sistema economico e sociale: perché mancano infermieri, insegnanti, operatori sociali e infrastrutture per garantire a tutti di vivere davvero in sicurezza. 

E manca una visione del futuro che vogliamo. 

Se il nostro Pianeta continua ad essere distrutto, sovrasfruttato, popolato da guerre, non saremo mai al sicuro.

 

UNISCITI A GREENPEACE clicca qui per Firmare questa campagna 


28 ottobre 2020

Quanto costa l’inquinamento atmosferico? Pubblicato il report di EPHA

Tratto da ISDE 

Quanto costa l’inquinamento atmosferico? Pubblicato il report di EPHA. L’Italia domina la classifica



L’inquinamento atmosferico costa agli europei 1.276 euro all’anno 
L’Italia domina le prime 10 città per i costi pro capite più elevati

L’inquinamento atmosferico costa al residente medio di una città europea € 1.276 all’anno, secondo il più grande studio del suo genere.

Il rapporto dell’Alleanza europea per la salute pubblica (EPHA) quantifica il valore monetario di morte prematura, cure mediche, giornate lavorative perse e altri costi sanitari causati dai tre inquinanti atmosferici che causano più malattie e decessi: particolato (PM), ozono ( O₃) e biossido di azoto (NO₂).

Sebbene Bucarest in Romania sia in cima alla classifica europea per i costi più alti sostenuti dal residente medio della città, sulla base dei livelli di inquinamento intenso, le città italiane dominano la top 10, in base al loro inquinamento e ai maggiori costi generali.


Dove sono i costi più alti?


Secondo l’EEA , l’inquinamento atmosferico è la prima causa di morti premature dovute a fattori ambientali in Europa. Il problema è maggiore nelle città dove vivono i due terzi degli europei. Due terzi delle città infrangono gli standard di aria pulita stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità. PM, NO₂ e O₃ causano circa 400.000 morti premature all’anno.

Il segretario generale ad interim dell’EPHA, Sascha Marschang, ha dichiarato: “Il nostro studio rivela l’entità dei danni che l’aria tossica sta causando alla salute delle persone e le enormi disuguaglianze di salute che esistono tra i paesi europei e al loro interno. In larga misura, la situazione può essere influenzata dalle politiche dei trasporti e le città possono ridurre i costi passando alla mobilità urbana a zero emissioni. I governi e l’Unione europea dovrebbero tenere presente questi costi per la politica dei trasporti al fine di sostenere, non ostacolare, una sana ripresa dalla pandemia COVID-19 “.

Lo studio ha esaminato 432 città in tutti i paesi dell’UE più Regno Unito, Norvegia e Svizzera. Sommati insieme, i costi dell’inquinamento atmosferico per i residenti nelle città ammontano a 166 miliardi di euro all’anno. Quando sono raggruppati per città piuttosto che per costo pro capite, coloro che vivono in città grandi tendono ad affrontare i costi di inquinamento più elevati a causa della densità della popolazione, dei guadagni e delle spese più elevati. Ma le città dell’Europa centrale e orientale contrastano questa tendenza e sono in cima alla tabella dell’impatto nonostante i livelli di reddito inferiori. Il residente medio di Bucarest deve affrontare i costi più alti,  € 3.004, mentre quelli nell’incontaminata Santa Cruz de Tenerife affrontano i meno, € 382.....

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