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25 ottobre 2012

Una Chiesa vera contro la prepotenza dei petrolieri

Tratto dal Blog  di  Annarita Dorsogna

Una Chiesa vera contro la prepotenza dei petrolieri

"Con l'eventuale realizzazione dei progetti di sfruttamento energetico non si sanerebbe la ferita della disoccupazione e della recessione, si accrescerebbe il senso di abbandono e di sopraffazione che le nostre genti percepiscono di fronte a chi esercita poteri decisionali, si avanzerebbe nella spogliazione del nostro ambiente naturale e della nostra economia agricola e turistica, 
in maniera irreversibile e irresponsabile".

 

"Leviamo la voce per denunciare le "ferite" delle nostre terre minacciate da progetti di "sviluppo" che sono invero segnati da gravi rischi ambientali"

“Noi, Vescovi delle Chiese che sono in Abruzzo e Molise, ancora una volta leviamo alta la voce per denunciare le "ferite" delle nostre terre, minacciate da progetti di "sviluppo" che sono invero segnati da gravi rischi ambientali, socio-economici e umani, in cui viene meno la tutela della vita e la custodia del creato, dono di Dio e impegno morale di tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Lo afferma in una nota la Conferenza episcopale abruzzese-molisana (Ceam), in una nota.
   "Ci riferiamo, in particolar modo, ai progetti di sfruttamento energetico, in particolar modo petrolifero, su cui ci siamo già pronunciati come Conferenza episcopale regionale nel 2008 e, mediante l'intervento di alcuni di noi o tramite gli uffici da noi delegati, in varie occasioni nel corso di questi ultimi anni. In luogo di una vera 'conversione' a progetti di crescita sostenibile, in ascolto della voce dei territori e delle popolazioni di cui abbiamo la cura pastorale - rileva la Ceam - si confermano e si aggravano le scelte più rischiose per la salute e il benessere di tutti. 
La stessa promessa di uno sviluppo economico viene a cadere di fronte alla grave situazione economica e sociale, ancora nel pieno della crisi che investe il nostro Paese e, in particolar modo, la nostra Regione: con l'eventuale realizzazione dei progetti di sfruttamento energetico non si sanerebbe la ferita della disoccupazione e della recessione, si accrescerebbe il senso di abbandono e di sopraffazione che le nostre genti percepiscono di fronte a chi esercita poteri decisionali, si avanzerebbe nella spogliazione del nostro ambiente naturale e della nostra economia agricola e turistica, in maniera irreversibile e irresponsabile".
 
"Come afferma il recente documento della CEI in occasione della 7a giornata nazionale per la salvaguardia del Creato ("Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della terra") - prosegue la nota - noi non possiamo "dimenticare le ferite di cui soffre la nostra terra, che possono essere guarite solo da coscienze animate dalla giustizia e da mani solidali. 
Guarire e' voce del verbo amare, e chi desidera guarire sente che quel gesto ha in sé una valenza che lo vorrebbe perenne, come perenne e fedele e' l'Amore che sgorga dal cuore di Dio e si manifesta nella bellezza del creato, a noi affidato come dono e responsabilità.  
Con esso, proprio perché gratuitamente donato, e' necessario anche riconciliarsi quando ci accorgiamo di averlo violato" (n. 1). Questo compito comune veda coinvolti tutti, in particolar modo coloro che, a livello locale, regionale e nazionale, hanno ricevuto il mandato di governare lo sviluppo del territorio, perché agiscano in nome del bene comune e non di una singola parte, prestando ascolto al grido della nostra terra, del nostro mare, del nostro cielo: in essi riconosciamo la presenza di Dio, come ci ricorda il "Cantico delle creature" del santo patrono d'Italia Francesco d'Assisi.
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Gli Islandesi approvano la nuova costituzione partecipata grazie al WEB.!



Tratto da Il Cambiamento

Gli Islandesi approvano la nuova costituzione partecipata!

L'elettorato islandese ha approvato questo sabato con un referendum la nuova costituzione islandese, un testo scritto con la partecipazione ed il contributo di molti cittadini, che introduce importanti novità a tutela dell'ambiente, dei beni comuni, dell'uguaglianza. Adesso spetterà al parlamento approvare la carta, ma un esito negativo aprirebbe uno scontro aperto con la cittadinanza.


di Andrea Degl'Innocenti

26 Ottobre 2012

La mattina di domenica scorsa, 21 ottobre 2012, Gudmundur Gunnarsson, un membro del consiglio costituente islandese nonché padre della cantante Björk era di buon umore. Intervistato, ha detto alla stampa: “Coloro che hanno sperato in una società più giusta si sono svegliati felici questa mattina”.
Il perché della felicità di Gudmundur è presto detto: il giorno precedente il popolo islandese aveva votato e approvato con un referendum il testo della nuova costituzione nazionale. Un testo innovativo sia nei contenuti che nel metodo utilizzato per scriverlo, continuazione ideale delle rivolte che a partire dal 2008 hanno provocato la caduta del governo e l'annullamento del debito Icesave. Il testo approvato dal popolo dovrà superare ora un ultimo scoglio: il vaglio dell'Althingi, il parlamento islandese.......

Adesso starà al parlamento trasformare la nuova Costituzione in legge. E c'è già chi teme che la classe politica possa rifiutare il testo o alcune sue parti. Certo è che se il parlamento decidesse di non accogliere il nuovo testo o di modificarlo sensibilmente sarebbe una violazione palese della volontà popolare espressa attraverso i referendum. E il popolo islandese, lo abbiamo capito, è molto poco disposto ad accettare questo tipo di violazione. Vedremo.

"Hordur Torfason, uno dei protagonisti delle rivolte islandesi, mi ha inviato una e-mail per festeggiare la vittoria al referendum costituzionale"

Hordur Torfason
Caro Amico,
Ti invio saluti e notizie dall'Islanda. 
Come sai quattro anni fa, l'11 ottobre 2008, qui in Islanda abbiamo iniziato a protestare contro la situazione che si era creata quando le nostre banche sono schiantate. Ma subito ci è stato detto da parte delle autorità di mantenere la calma e di non interferire in questioni che non capivano. Il governo ci ha detto che si sarebbe occupato di questo problema e tutto era sotto controllo. Ci è stato detto per molti anni che eravamo una delle nazioni più ricche del mondo, poi improvvisamente eravamo sull'orlo della bancarotta.

Noi, il popolo, non credevamo ai politici. Abbiamo iniziato a protestare e farci domande, a chiedere spiegazioni.
In questi ultimi 4 anni, siamo stati in uno stato di shock quasi costante, arrivando gradualmente a capire come la corruzione enorme, le bugie, l'inganno e i furti si siano perpetuati in questo paese per decenni. La nostra ricchezza veniva sistematicamente rubata e ci siamo trovati in debiti enormi. 

Per mesi abbiamo resistito e protestato pacificamente e sistematicamente, con la ragione dalla nostra e facendo forte pressione sui politici. Le nostre richieste erano tre:
 1 le dimissioni del governo. 
2. Le dimissioni del consiglio di amministrazione della Banca nazionale. 
3. Le dimissioni del consiglio di amministrazione dell'Autorità di vigilanza finanziaria. La nostra pretesa di fondo era che ci sarebbe una nuova Costituzione in un prossimo futuro. Nel febbraio 2009 tutti e tre i requisiti sono stati soddisfatti. Abbiamo ottenuto un nuovo governo e abbiamo tenuto i manifestanti la richiesta di una nuova Costituzione viva.

La nostra rivendicazione di fondo era quella di avere una nuova costituzione nel prossimo futuro. Nel Febbraio 2009 tutte e tre le nostre richieste si sono realizzate.
 Abbiamo ottenuto un nuovo governo e abbiamo fatto viva la richiesta di una nuova costituzione.
Lo scorso sabato, 21 ottobre, si è finalmente tenuto un referendum sulla proposta della nuova costituzione.
Solo perché tu sappia che è possibile cambiare la società, richiede soltanto tempo, resistenza, solidarietà, pianificazione, informazioni, esperienza e dimostrazioni sistematiche e pacifiche!
Condividi e abbine cura.
Buona fortuna,
Hörður Torfason

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LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI SULLA RIVOLUZIONE ISLANDESE

Leggi su Il Sole 24 ore:

Islanda, pronta la nuova Costituzione elaborata assieme ai cittadini grazie al web

1)Confagricoltura Taranto attacca Clini: "I più avvelenati siamo noi agricoltori" 2) Ilva di TARANTO , le gaffe del ministro Clini: dalla nascita di Tamburi ai dati sui tumori


protesta inquinamento ilva

Tratto da Ecoblog

Confagricoltura Taranto attacca Clini: "I più avvelenati siamo noi agricoltori"


Il tempismo di Clini è perfetto, non c’è che dire: martedì il Ministro ha avanzato l’ipotesi che dietro l’aumento della mortalità prematura a Taranto ci siano contaminazioni della catena agroalimentare causate dalle sostanze inquinanti accumulatesi negli anni:
Ho qualche sospetto che molto abbia a che fare con l’inquinamento della catena alimentare determinato dall’accumulo in decenni di sostanze tossiche pericolose che possono essere ancora attive se non si bonifica.
clini ilva 
La morte, insomma, potrebbe arrivare anche dal cibo per Clini, da quei prodotti del mare e della terra (coltivati, tra l’altro, in molti casi con metodi biologici), mica soltanto ed in gran parte dall’aria intossicata dai fumi dell’ILVA inalata direttamente a pieni polmoni da donne, anziani e bambini con il suo bel carico di particelle di morte.


Peccato che i pediatri sostengano una verità agghiacciante: a Taranto i bambini a volte nascono già con il cancro, non riescono nemmeno ad addentarla una mela. Segnati da un danno genotossico. Sarà la mal’aria che respirano le madri in quel di Taranto, la boccata di aria tossica che inalano ancora privi di difese, sarà il danno al patrimonio genetico dei tarantini causato da decenni di inquinamento. E le patologie respiratorie e polmonari vanno per la maggiore.
Ad ogni modo un sospetto del genere richiede approfondimenti. Non si può dire che la catena alimentare potrebbe essere gravemente compromessa senza fonti e dati. E non lo si può fare perché agricoltori, mitilicoltori ed allevatori tarantini sono già stati pesantemente colpiti dall’inquinamento dell’ILVA. I controlli sulla filiera agroalimentare ci sono sempre stati, a differenza di quanto avveniva all’ILVA evidentemente, ed in alcuni casi hanno penalizzato il settore, come nel caso dei capi di bestiame abbattuti per i valori troppo alti di diossina. Ora, chiede giustamente a Clini Dario Stefano, Assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia:
L’ipotesi espressa dal Ministro Clini di una possibile contaminazione della catena alimentare a Taranto mi lascia senza parole. Un allarme così grave richiede un’azione immediata da parte del Ministero. Pertanto, se le dichiarazioni del Ministro fondano su dati in suo possesso chiedo, anche a nome di tutti i produttori pugliesi e tarantini, che quei dati ci vengano forniti immediatamente. Se invece è stato un pensiero ad alta voce sull’ILVA, senza fondamento scientifico allora esigiamo, con urgenza, una smentita ufficiale.......
Infuriata anche la Confagricoltura Taranto e ne ha ben donde: Clini ipotizza senza fondamento e non sa che le sue parole potrebbero causare gravi danni all’economia pugliese (ma preoccupiamoci sempre e soltanto dei danni all’industria, mai di quelli all’agricoltura, vero?):
I più avvelenati siamo noi agricoltori, altro che la catena alimentare, ha tuonato Gerardo Giovinazzi, presidente di Confagricoltura Taranto. Non posso mandar giù l’ennesimo vergognoso attacco all’agricoltura ionica soprattutto alla vigilia della produzione di clementine, ortaggi e olio d’oliva, prodotti che portano il nome della Puglia in giro per il mondo.
La dieta mediterranea, vale la pena ricordarlo, è motore di economia e salute. Lo testimonia il fatto che le esportazioni delle eccellenza agroalimentari italiane sono cresciute del 18% a dispetto della crisi, mentre settori prima fiorenti come l’industria delle auto e dei rimorchi hanno fatto segnare un calo del 14% negli ultimi cinque anni. Ma continuiamo pure a gettare fango sull’agricoltura e a vedere il cielo sempre più blu sulle industrie.



TRATTO DA IL FATTO QUOTIDIANO

Ilva, le gaffe del ministro Clini: dalla nascita di Tamburi ai dati sui tumori....

 

Ministro da un anno dopo essere stato direttore generale per 20. Eppure prima ha minacciato di querelare chi aveva rilasciato le cifre sul cancro a Taranto (poi confermate da Balduzzi), poi ha detto che il quartiere più a rischio era nato dopo lo stabilimento (invece no), infine ha definito benzoapirene una "novità" (ma è stato smentito)

di | 24 ottobre 2012

 


È il 26 luglio 2012. I carabinieri del Nucleo operativo ecologico hanno da poco notificato il decreto di sequestro preventivo senza facoltà d’uso dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto firmato dal giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco. La notizia fa in fretta il giro d’Italia e arriva anche alle orecchie delle “parti offese”. Quelle, cioè, ritenute dalla magistratura vittime del disastro ambientale commesso dai vertici aziendali dell’industria tarantina.

Tra questi c’è anche il ministero dell’ambiente guidato da Corrado Clini. La sua prima dichiarazione, però, è quantomeno insolita per una vittima: “Chiederò che il provvedimento di Riesame avvenga con la massima urgenza. La magistratura sta procedendo al sequestro degli impianti e ad altre misure cautelari e l’intenzione del Governo è di sostenere la continuazione delle attività produttive nel sito industriale”. Insomma ricorrere al Riesame per chiedere il dissequestro dei sei reparti e scongiurare il rischio di chiusura dello stabilimento e le conseguenze occupazionali. Parole che sarebbero state normali se dette dai vertici aziendali o dagli operai che difendono il loro posto di lavoro. E invece no, a dirle è stato proprio il ministro dell’Ambiente in un procedimento contro l’azienda accusata di aver devastato l’ambiente tarantino e di aver avvelenato le sostanze alimentari.

La vicenda Ilva diventa un caso nazionale. 

Il ministro Clini è costretto a scendere a Taranto insieme al ministro dello sviluppo economico Corrado Passera. Le dichiarazioni sulla situazione a Taranto sono innumerevoli. Come quella sul quartiere Tamburi, il più colpito dai veleni dell’industria, che secondo Clini è stato costruito dopo la nascita nel 1965 del VI Centro siderurgico italiano. A smentirlo è, addirittura, Maria Ausiliatrice. La statua della Vergine, esposta nella principale via del quartiere Tamburi, è infatti datata 1953. Oltre un decennio prima della nascita dell’Italsider. Il quartiere più inquinato d’Italia, insomma, non è nato dopo la fabbrica.
Lì, come scrivono le maxiperizie epidemiologiche e ambientali, le emissioni della fabbrica generano malattia e morte. Già, le perizie. Anche su queste relazioni Clini dice la sua. 
Parla di perizie di parte, dimenticando che invece quei documenti sono stati redatti non su mandato della procura, ma su disposizione del gip del Tribunale di Taranto e quindi, sono perizie cosiddette super partes. Quelle relazioni hanno messo nero su bianco la realtà del territorio tarantino. Contengono i dati dello studio sentieri fino al 2008 e descrivono una realtà che mette i brividi.
Su questi dati intervengono Alessandro Marescotti di Peacelink, uno dei leader degli ambientalisti tarantini, e Angelo Bonelli, presidente dei Verdi e consigliere comunale di Taranto. Raccontano che per alcune patologie tumorali in provincia di Taranto nel 2003/2008 c’è stato un aumento del 24%. Ma non solo. I linfomi sono cresciuti del 38% e i mesoteliomi addirittura del 306%. Clini, anche questa volta, interviene. Afferma che “si stanno manipolando con grande spregiudicatezza dati incompleti e si sta creando una pressione sulla popolazione e sulle autorità. Abbiamo bisogno di responsabilità” e dà mandato all’avvocatura dello Stato di querelare Bonelli. Ma i dati non sono incompleti, attendono solo la validazione scientifica che qualche settimana dopo. A presentarli a Taranto è proprio il ministro della salute Renato Balduzzi che conferma i dati degli ambientalisti e smentisce Clini.

 L’ultima smentita in ordine di tempo è giunta dal documento conclusivo della commissione parlamentare sull’Ilva di Taranto. Nella relazione si legge che per il ministro (ed ex direttore generale per vent’anni fino alla nomina di Monti) la riapertura dell’Aia era necessaria per le nuove migliori tecnologie disponibili approvate dall’Europa a marzo scorso e per la “novità” dell’emergenza benzo(a)pirene al quartiere Tamburi. Emergenza, spiega invece la commissione, nota già dal 2010. “Quindi, che il ministero indichi questo dato come l’elemento di ‘novità’ che ha determinato la riapertura della procedura Aia è circostanza smentita da quanto è agli atti della Commissione”.

Cina: scontri con polizia contro la costruzione di una centrale a carbone


 ACCADE IN CINA......

Tratto Il Corriere della sera

Cina: scontri con polizia contro centrale a carbone

23 Ottobre 2012 17:20 AMBIENTE

Almeno 1.000 persone hanno partecipato alla manifestazione contro la costruzione di una centrale a carbone ieri a Yingghai, isola di Hainan. Le proteste sono sfociate in scontri con la polizia che ha fatto uso di cariche e lacrimogeni, per cui si contano dozzine di feriti e decine di arrestati. La polizia ha messo sotto stretta sorveglianza l'intera citta', rifiutando di commentare l'accaduto.
Le proteste si sono levate dopo l'annuncio della ripresa della costruzione dell'impianto, i cui lavori si erano gia' fermati proprio per l'opposizione dei residenti, che temono un "pauroso inquinamento". 
 A luglio proprio per simili violente manifestazioni era stato fermato un altro progetto in Sichuan di quella che sarebbe diventata la piu' grande miniera di rame del mondo, e un'altra comunita' della provincia orientale di Jiangsu e' riuscita a far decadere i piani di costruzione di una discarica per lo smaltimento di fanghi industriali e rifiuti.

24 ottobre 2012

Se Rousseau sapesse dell'Ilva e di tutte le Ilve d' Italia

Se Rousseau sapesse dell'Ilva e di tutte le Ilve d' Italia

Uno dei pilastri del pensiero di J.-J. Rousseau fu lo studio della condizione umana nella storia...... Ai tempi dell'Ilva, il suo pensiero è quanto mai attuale.
23 ottobre 2012 - Martina Occhipinti
 
J.- J. Rousseau - Filosofo, scrittore e musicista svizzeroL'Ilva rappresenta l'esatta dimostrazione di quanto Jean-Jacques Rousseau, uno dei massimi pensatori della storia dell'uomo, aveva teorizzato quasi tre secoli fa: l'uomo, allontanandosi dallo stato di natura, ha contribuito a creare disuguaglianza e malessere per sé e per la sua comunità.
Se Rousseau andasse a Taranto e vedesse i “frutti” del progresso dell'uomo materializzati nelle grigie e fumose bocche dell'Ilva, sarebbe ancor più convinto delle sue idee e alla domanda “Se il progresso delle scienze e delle arti abbia contribuito a migliorare i costumi “ risponderebbe ancora una volta un lapidario “no”.

Pensandoci bene, dove risiede il progresso dell'uomo se una fabbrica come Ilva produce beni in cambio della vita di innocenti persone? L'uomo ha veramente vinto la sua partita con la natura installando delle ciminiere a pochi chilometri da case, scuole, parchi?
Il progresso è connaturato all'uomo, è la storia che ce lo insegna. L'evoluzione dell'uomo implica anche lo sforzo che quest'ultimo ha dovuto sostenere nel corso dei millenni al fine di migliorare la propria esistenza su questo pianeta

Alla luce di ciò, sembra che l'Ilva sia esattamente il contrario di quello che intendiamo per “progresso” e che anzi si imponga come l'esempio negativo di ciò che la mano dell'uomo può fare nel momento in cui si allontana dallo stato di natura.
  1.  Perché nulla in natura è capace di far nascere i bambini con le malattie che uccidono i fumatori più incalliti,
  2.  nulla in natura nuoce a piante e animali e di conseguenza a coloro che se ne nutrono, 
  3. nulla in natura espone la popolazione a un rischio elevatissimo di tumore.
Se Rousseau leggesse i giornali di questi giorni rimarrebbe sorpreso da quanto una ristretta minoranza di uomini possa essere capace di soggiogarne una moltitudine e ancora una volta l'esempio di Taranto suffraga le idee del filosofo francese: alla base delle vicissitudini legate alla più grande acciaieria d'Europa vige il principio di diseguaglianza tra gli uomini; e quindi: come si può essere uguali in una società che permette a pochi di giocare con le vite altrui? Perché il benessere di quei pochi deve equivalere alla morte di altri? Esiste forse un diritto naturale al benessere economico?
No. Rousseau pensava a un'epoca in cui l'uomo viveva in perfetta armonia con il mondo che lo circondava, in cui non esisteva il denaro, l'industria, la finanza, dove non esistevano bisogni se non quelli primari, dove non si faceva la guerra perché ne sarebbero mancati i motivi. Ma questo, forse, non è mai esistito

Esiste però la facoltà che ha l'uomo di scegliere in che direzione far andare la propria storia e di evitare che per certe sue scelte pagassero vite innocenti.
L'Ilva è il fallimento della facoltà di scelta dell'uomo, ed è quanto di più distante dallo stato di natura. Non posso dimostrarlo, ma Rousseau mi darebbe ragione.

Ilva: «Sembra industria di 100 anni»

 Tratto da  La Gazzetta del Mezzogiorno

Ilva, Commissione ecomafie «Sembra industria di 100 anni»

BARI -“E' come se si fosse fatto un salto indietro, all’incirca di più di cento anni quando, in corrispondenza dell’inizio dell’era industriale, non esistevano le norme a tutela dell’ambiente e dei lavoratori e la produzione era l’unico obiettivo da perseguire”. E’ detto a proposito della emergenza sanitaria a Taranto nella relazione della Commissione parlamentare ecomafie che il presidente, Gaetano Pecorella, presenta oggi a Bari sulla situazione Ilva. All’incontro per la presentazione della Relazione della commissione, oggi a Bari, partecipano i ministri dell’ambiente, Corrado Clini, e della salute, Renato Balduzzi, e il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.

SORPRENDENTE LA NON PRESENZA DELLO STATO
Rispetto all’attività governativa, e particolarmente del ministero dell’ambiente, nella relazione si sottolinea tra l'altro che la «ancora una volta» la commissione «ha dovuto constatare che solo l’intervento della magistratura ha determinato un effettivo impulso all’attività della pubblica amministrazione, il che è certamente inaccettabile, perchè la pubblica amministrazione dovrebbe orientare la propria attività nel rispetto delle regole a prescindere dall’avvio di una attività giudiziaria, che peraltro è il segno evidente della tardività dell’azione amministrativa».
 

Nella relazione si definisce “sorprendente” la “mancata partecipazione del ministero dell’ambiente, quale persona offesa, all’udienza celebrata innanzi al gip in sede di incidente probatorio”: “non era obbligatoria – si sottolinea – la presenza delle persone offese”, tuttavia “l'attualità delle problematiche ambientali, la situazione di allarme ambientale e sanitario, avrebbero dovuto costituire sufficienti ragioni perchè il ministero dell’ambiente partecipasse all’udienza”.

Per la commissione – che ha adottato la relazione all’unanimità nei giorni scorsi – la partecipazione all’udienza del ministero “avrebbe potuto costituire un momento di arricchimento conoscitivo attraverso l’acquisizione in quella sede di importanti informazioni in merito alle emissioni promananti dallo stabilimento Ilva” e “avrebbe anche, di certo, rappresentato un segnale di presenza dello Stato e dei suoi organi centrali rispetto a una problematica ambientale di dimensioni uniche in Italia”.

NON C'E' STATA STRATEGIA DI CONTROLLI

“Pare incredibile che nel corso degli anni non sia stata messa in atto una strategia di controlli, di prescrizioni, di verifiche che potesse garantire il perseguimento degli obiettivi produttivi dell’impresa senza alcun pregiudizio per la salute umana”. E’ detto nella relazione sulla della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti. “Che cosa sia stato fatto dagli organi di controllo e dagli enti territoriali nel corso di decenni – si aggiunge al riguardo – non è dato sapere”. 
“Credo che sia nel buon senso di tutti che non si può produrre se questo determina la presenza dei tumori o la crescita del rischio morte addirittura del 14% e dell’8%”. Lo ha sottolineato il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Gaetano Pecorella. “La posizione mia ma anche quella della commissione – ha spiegato – è che la salute non è in vendita......


PECORELLA: «L'ILVA DEVE METTERE MANO AI RISARCIMENTI»“Prima di tutto credo debba mettere mano ai risarcimenti l’Ilva perchè la causa di tutto è l'Ilva”. Lo ha detto il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti, Gaetano Pecorella, rispondendo ai giornalisti. 
“Naturalmente, non avendo controllato i pubblici amministratori e non essendo intervenuto lo Stato con leggi ad hoc – ha aggiunto – c'è una responsabilità che va al di là dell’azienda e poi ricade su tutti coloro che avrebbero potuto evitare un evento che non è stato evitato”.  
Quanto ai dati diffusi ieri sulla situazione della salute, Pecorella ha aggiunto che “sono dati drammatici, soprattutto per quel che riguarda le donne.  
Pensare che abbiano una perdita di salute così grave (100% in più che non in altre aree) significa che ci sono grandi responsabilità e non solo di oggi perchè a questo si arriva dopo che per molto tempo nessuno si è preoccupato della salute dei cittadini di Taranto”.
Continua sull'articolo integrale

“Come scoprire i danni alla salute legati all'ambiente di lavoro e di vita”

Tratto da Savona News

Incontri alla Ubik, per il  ciclo “Ambiente e Salute”:

  “Come scoprire i danni alla salute legati all'ambiente di lavoro e di vita”

Oggi  24 ottobre, ore 18: incontro con il noto epidemiologo Valerio Gennaro specialista in oncologia, igiene e medicina preventiva. Introduce Renata Barberis


Troppo spesso noi cittadini non siamo al corrente dei danni reali e potenziali alla salute legati al nostro ambiente di lavoro e alla nostra vita quotidiana.
 

L'incontro alla Ubik con il noto epidemiologo Gennaro ha lo scopo di incoraggiare nelle persone la formulazione di questa domanda, e di individuare gli interlocutori giusti (istituzionali e non) per farsi aiutare a scoprire i potenziali elementi di danno alla salute presenti nell'ambiente circostante (persone, associazioni, comitati, istituzioni, tecnici indipendenti, giornalisti, avvocati, magistrati, ecc).
L’intento è anche quello di capire e interpretare i dati e le analisi già presenti e in nostro possesso, convincersi dell'importanza dell'epidemiologia, dei monitoraggi e delle evidenze scientifiche, imparando anche ad accorgersi degli errori oggettivi e delle errate interpretazioni che a volte vengono fatte nelle analisi.

23 ottobre 2012

Lettera ad una Capogruppo del Pd Veneto :Che facciamo dunque? Il braccio destro non sa cosa fa il sinistro e viceversa o si scontrano due diversi pensieri economici?

  Cara Capogruppo Laura Puppato   abbiamo letto il suo articolo,molto condivisibile la invitiamo a Vado Ligure  a visitare il nostro territorio dove continueranno a funzionare due vecchi gruppi a carbone e ne è in previsione uno nuovo a carbone da 460 Mg: E' questo lo sviluppo che lei e il suo partito auspicano?

 Ci piace molto la sua affermazione:"Che facciamo dunque? Il braccio destro non sa cosa fa il sinistro e viceversa o si scontrano due diversi pensieri economici?"

Venga a trovarci per chiarire le idee ai suoi compagni di partito a livello regionale,provinciale e comunale.

Attendiamo fiduciosi una sua gentile risposta ,a meno che il suo partito  non abbia delle  strategie  variabili  a seconda del luogo.

______

Energia e democrazia: a chi conviene non guardare al futuro? 

di Laura Puppato

Capogruppo Pd Regione Veneto, candidata alle primarie

 Una grande strategia energetica nazionale guarda al futuro e non al passato, scommette sul domani in modo deciso, avvita i bulloni di infrastrutture informatiche dell’Italia perché sia pronta alla “Terza rivoluzione industriale” che è già dietro l’angolo, direbbe Jeremy Rifkin.

E invece, abbattuta come dopo un brutto risveglio, mi ritrovo a sfogliare la bozza che il Ministero dello Sviluppo Economico ha predisposto in questi mesi e che presto sarà online per una consultazione pubblica.
La nuova Strategia energetica nazionale, attesa da oltre vent’anni, definirà le linee programmatiche dello sviluppo energetico dell’Italia per i prossimi anni e, per come l’ha pensata il ministro Passera, punterà su gas, petrolio e carbone.
Una vera innovazione, un toccasana economico, ambientale e salutare…!
Ma probabilmente questa scelta è in linea con vantaggi economici e lobbistici che nel mondo vanno per la maggiore.
Secondo la ricerca Vital Signs, condotta per il Worldwatch institute, le energie rinnovabili hanno ricevuto nel 2010 contributi per 66 miliardi di dollari, pochissimo a paragone di quelli ricevuti dai combustibili fossili, 775 miliardi nel 2010 e oltre un trilione di dollari quest’anno.
 Ma la cosa più grave a mio parere è che lo studio sottolinea che che ai costi per gli incentivi vanno sommati una serie di costi ambientali che secondo l’Accademia Nazionale delle Scienze è costata agli Stati Uniti 120 miliardi di dollari tra spese sanitarie e danni derivanti dall’inquinamento ambientale.

Ma il mondo cambierebbe senza questi contributi? 
Ebbene, secondo l’International Energy Agency (IEA) se questi contributi fossero eliminati entro i prossimi 8 anni, il consumo globale di energia si ridurrebbe del 3,9% l’anno e la domanda di petrolio si ridurrebbe di 3,7 milioni di barili al giorno, la domanda di gas naturale potrebbe essere tagliata di 330 miliardi di metri cubi e la domanda di carbone scenderebbe di 230 milioni di tonnellate. Questi studi, io credo, inquadrano bene il problema: a chi giovano i contributi e cosa mantengono in vita?

Sul piano della salute, invece, eliminarli, gioverebbe all’intero pianeta: IEA afferma che l’eliminazione di tutti gli incentivi porterebbe ad un taglio di Co2 pari a tutte le emissioni annuali della Germania e da oggi al 2015 il taglio dei contributi porterebbe ad una diminuzione delle emissioni tali da influire sui processi di cambiamento climatico.
A fronte di tutto ciò, mi chiedo, Passera costruisce il futuro o persegue un passato?

Eppure in Italia il dibattito sulle nuove prospettive di sviluppo offerte dalla green e blue economy è molto forte, tanto che nei primi giorni di novembre si terranno a Rimini gli Stati generali per il ‘Programma nazionale per lo sviluppo della green economy’ che delineerà per l’Italia un futuro produttivo e occupazionale anti-crisi nel segno della sostenibilità. Un’iniziativa promossa da un altro ministro dell’attuale Governo: Clini. E proprio lui, di recente, sottolineava il fatto che la Conferenza Onu Rio+20 sulla sostenibilità ha confermato che la green economy è lo strumento per consentire la crescita, soprattutto in questi anni di crisi..

Che facciamo dunque? Il braccio destro non sa cosa fa il sinistro e viceversa o si scontrano due diversi pensieri economici? 
Il governo in carica decida in modo coerente come si predispone l’energia necessaria : stringendo la mano a compagnie petrolifere, costruendo rigassificatori, perforando l’Adriatico e la Pianura Padana o invertendo la rotta con coraggio e decisione?!
Io penso che il Paese abbia bisogno di nuove prospettive e produzioni ad elevata qualità ecologica che garantirebbero quello sviluppo e quel risanamento climatico necessario secondo gli studi scientifici predisposti e ormai oggetto di indirizzi politici europei e mondiali......

Il Ministro Passera ne prenda atto e scelga l’energia pulita, democratica e il più possibile autarchica riducendo al minimo indispensabile l’energia acquisita dai grandi potentati economici che pesa sul nostro bilancio e condiziona le nostre vite.

22 ottobre 2012

Cir (+2,28%): Possibile vendita della quota in Tirreno Power


Tratto da Trend on line

Cir (+2,28%): Possibile vendita della quota in Tirreno Power

Denaro su Cir (+2,28%).
Financial Trend Analysis 

Denaro su Cir (+2,28%). 
Secondo indiscrezioni la holding potrebbe cedere la quota detenuta in Tirreno Power attraverso Sorgenia a Gaz de France, già azionista con il 50% del capitale.

 Tratto da  Milano Finanza 

Frenata finale a Piazza Affari....

Sugli scudi Cir (+2,06% a 0,94 euro) che potrebbe cedere, secondo indiscrezioni, le quote detenute in Tirreno Power, la genco che gestisce asset di generazione di energia elettrica per 3400 MW. L'acquirente potrebbe essere Gaz de France Suez, ovvero il socio paritetico al 50% nel controllo di Tirreno Power, e avverrebbe tramite Sorgenia a cui fa capo in trasparenza il 38% della genco.
Gli analisti di Equita Sim (rating buy, target price 1,35 euro) considerano l'operazione un'interessante "opzione di uscita" per Sorgenia e Cir, ma "il valore potenziale indicato a 500 milioni di euro è basso rispetto alla nostra valutazione di 675 milioni".

Ilva di Taranto: incidenza.... tumori fino al 100% in più


Tratto da Il Sole 24 Ore

  Il rapporto del 

Ministero della Salute

I dati sanitari relativi ad ambiente e salute nella città e nell'area siderurgica dell'Iva, presentando il Rapporto integrale (documento integrale) sulle «Evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica» (a cura di Pietro Comba, Susanna Conti, Ivano Iavarone, Giovanni Marsili, Loredana Musmeci e Roberta Pirastu) e le relative schede dedicate agli studi epidemiologici (scheda 1); alla Qualità dell'aria (scheda 2); e al Biomonitoraggio (scheda 3). Completa il quadro dei dati messi a disposizione degli esperti e dei cittadini un documento riassuntivo relativo all'intervento del ministero della salute nell'ambito della nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per l'area siderurgica tarantina (scheda 4)

Ambiente e salute a Taranto: evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica
I nuovi dati degli studi epidemiologici dell'area di Taranto
Il rischio sanitario relativo alla qualità dell'aria nel sito di Taranto
Biomonitoraggio tra gli allevatori della provincia di Taranto
L'Intervento del Ministero della Salute nella nuova Aia

Tratto da Il Sole 24 ore

Ilva di Taranto:
incidenza tumori maggiore
fino al 100% in più

Per gli uomini si rileva un eccesso di tumori, in media, del 30% rispetto al resto della provincia, con punte del 100% in più per il mesotelioma, del 60% in più per il linfoma non Hodgkin e del 50% in più per il tumore maligno al polmone. Per le donne l'eccesso di incidenza registrato per tutti i tumori è di circa il 20% con eccessi riguardanti diversi tumori maligni - corpo dell’utero (+80%), polmone (+48%), stomaco (più del 100%). I dati, relativi all’incidenza dei tumori nel sito di bonifica di interesse nazionale (Sin) di Taranto che comprende i comuni di Taranto e Statte, sono stati presentati questa mattina all'Ospedale SS Annunziata di Taranto dal Ministro Balduzzi e dai ricercatori dell'Istituto superiore di sanità. Raccolti grazie alla collaborazione con il Registro Tumori Puglia - ASL di Taranto, di recente istituzione, i numeri sono contenuti nel Rapporto dell'aggiornamento degli anni 2003-2009 dello «Studio Sentieri» relativo all'area di Taranto.

Per gli uomini, in particolare, si rilevano tassi aumentati del 50% per il tumore maligno al polmone, del 100% per il mesotelioma e per i tumori maligni del rene e delle altre vie urinarie (esclusa la vescica), di più del 30% per il tumore della vescica e per i tumori della testa e del collo, del 40% per il tumore maligno del fegato, del 60% per il linfoma non Hodgkin, superiore al 20% per il tumore maligno del colon-retto e per il tumore della prostata e del 90% per il melanoma cutaneo. Dai dati emerge anche il quadro dei tumori femminili: per le donne residenti nei comuni di Taranto e Statte, sempre in paragone con il resto della provincia, si rileva un eccesso di incidenza per tutti i tumori di circa il 20% con diversi eccessi riguardanti tumori maligni: della mammella pari al 24%, del corpo dell’utero superiore all’80%, del polmone 48%, del colon-retto 21%, del fegato 75%, del linfoma non Hodgkin 43% e dello stomaco superiore al 100%. Sia negli uomini che nelle donne gli eccessi sono presenti, per la maggior parte delle sedi, anche rispetto all’insieme dei Registri Tumori dell’Italia meridionale.  


I tumori in età pediatrica - Per quanto riguarda le aree di Taranto e Statte, i dati mostrano incrementi significativi per tutte le cause nel primo anno di vita e per alcune condizioni morbose di origine perinatale. I dati relativi all’incidenza dei tumori infantili nel Sin di Taranto rilevati dal Registro Tumori Puglia-ASL di Taranto sono tuttora in fase di validazione, e la loro elaborazione avrà luogo non appena conclusi i controlli. Per adesso le indicazioni ulteriori per l’area di Taranto basate su eventi diversi dalla mortalità sono fornite dall’analisi dei ricoveri ospedalieri: i risultati di quest’analisi mostrano un significativo incremento dei ricoveri per tumori maligni, malattie dell’apparato respiratorio, e fra queste le infezioni dell’apparato respiratorio, in relazione all’aumento di 10 mg/m3 di polveri provenienti dalla zona industriale. I bambini, infatti, mostrano una maggiore vulnerabilità agli agenti ambientali perché, rispetto agli adulti, hanno tassi respiratori più elevati e maggior consumo di cibo per kg di peso, che possono determinare esposizioni più elevate, per inalazione e ingestione, a contaminanti presenti nell’aria e negli alimenti; inoltre il comportamento mano-bocca rende i bambini più esposti ai terreni contaminati. L'esposizione a interferenti endocrini ambientali può causare danni tiroidei e riproduttivi, e la lunga durata dello sviluppo del cervello e il gran numero di processi neuronali disponibili in questa fase contribuiscono alla suscettibilità del sistema nervoso alle sostanze tossiche.



Eccessi di mortalità - Dallo studio della mortalità si conferma per il 2003/2009 negli uomini un eccesso di mortalità per tutte le cause (+14%), tutti i tumori (+14%), malattie circolatorie (+14%), malattie respiratorie (+17%), tumori polmonari (+33%), mesoteliomi pleurici (+419%). Nelle donne si conferma, nello stesso periodo, un eccesso di mortalità per tutte le cause (+8%), per tumore (+13%), per le malattie circolatorie (+4%), per i tumori polmonari (+30%) e per il mesotelioma pleurico (+211%)......


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Clamoroso, il ministro Balduzzi porta dati gravissimi su Taranto
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Comunicato stampa

Clamoroso, il ministro Balduzzi porta dati gravissimi su Taranto

22 ottobre

Ilva Taranto:'Dati su mortalità, uno scandalo per l'Italia e l'Europa'

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" La Repubblica"

Ilva Taranto

  Ilva, Bonelli: 'Dati su mortalità, uno scandalo per l'Italia e l'Europa'.

"La situazione drammatica che vive la città di Taranto è uno scandalo non solo per l'Italia ma per tutta Europa. 
E’ grave che il governo abbia presentato oggi e non prima che venisse chiusa il procedimento dell'Aia i dati sulla mortalità e l'incremento drammatico dei tumori nella città di Taranto".
  Così il leader dei verdi Angelo Bonelli, che aggiunge: "Per mesi abbiamo ascoltato il ministro Clini dire che non esisteva nesso causale tra Ilva e malattia e morti di Taranto; per mesi abbiamo ascoltato dire che i dati erano vecchi e non aggiornati.
  
Oggi che quei dati sono stati confermati e aggravati dal ministro della Salute il ministro dell'Ambiente Clini deve dimettersi immediatamente senza aspettare nemmeno un minuto. L'Aia deve essere immediatamente fermata. 
E' necessario - conclude Bonelli - che i magistrati facciano piena luce sul perché una situazione drammatica come quella dell'Ilva è stata tenuta nascosta fino ad oggi oltre che sul perché i dati su una emergenza sanitaria gravissima e drammatica siano stati insabbiati fino ad oggi"

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Gaz de France avvia il riassetto della Genco con Sorgenia (Cir)........

Tratto da Savona News

Tirreno Power, tutto come previsto:dopo la

........nefandezza dell'AIA, la vendita ai francesi, che svolazzano....

Anche Tirreno Power, l'unica delle tre genco Enel che ha conservato i propri equilibri azionari sostanzialmente immutati dal 2003 ad oggi, si prepara ad affrontare un fisiologico riassetto.

Anche Tirreno Power, l'unica delle tre genco Enel che ha conservato i propri equilibri azionari sostanzialmente immutati dal 2003 ad oggi, si prepara ad affrontare un fisiologico riassetto.

Dopo che Endesa Italia è confluita nel gigante tedesco E.On e che Edipower, nell'ambito della riorganizzazione di Edison è stata rilevata da A2A, ora i riflettori si spostano sull'asset company che fa capo per metà a Gaz de France Suez e per l'altro 50% alla cordata italiana guidata da Sorgenia (con il 78%) e partecipata da Hera e Iren (entrambi con l'11%).
Proprio il controllo condiviso tra italiani e francesi è un elemento che ricorda la situazione della vecchia Edison-Edipower (anche se in Tirreno Power i rapporti tra soci sono molto meno tesi e anzi collaborativi) così come un elevato indebitamento, che presenta una scadenza di almeno 750 milioni di euro a metà 2014. Un nodo a prima vista non immediato che tuttavia, alla luce del forte peggioramento del mercato del gas e della conseguente erosione dei margini della società imporrà molto presto agli azionisti una riflessione approfondita sul proprio investimento che andrà al di là dell'eventuale rifinanziamento. 

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Leggi anche 

Tratto da "Il  Sole 24 ore.com"
 
GdF-Suez: potremmo crescere in Tirreno Power se ce lo chiedono

Gruppo francese non esclude salire in ex Genco oltre il 50% (Il Sole 24 Ore Radiocor) -


Parigi, 22 set 

 -Il gruppo GdF-Suez, che in Italia detiene una partecipazione del 50% di Tirreno Power (ex Genco dell'Enel) non esclude di poter incrementare la sua quota del 50%qualora glie lo chiedessero. "Se ci chiedono di incrementare la nostra partecipazione - ha affermato Stephane Brimont, presidente e d.g. di GdF-Suez Energy Europe nel corso di un incontro con la stampa italiana nella sede parigina del gruppo - valuteremo la proposta". Brimont ha sottolineato l'importanza della presenza del gruppo francese in Tirreno Power dove condivide il controllo con Energia Italiana, controllata a sua volta per il 78% da Sorgenia (gruppo Cir) e per il restante 22% da Hera e da Iren.
 Proprio quest'ultima ha recentemente dichiarato la sua disponibilita' a cedere la sua quota nella ex Genco.