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13 settembre 2017

Come cambia la salute dei nostri figli nell' ambiente di oggi

Tratto da Blastingnews

Come cambia la salute dei nostri figli nell'       ambiente di oggi

Salute e inquinamento ambientale: in aumento nei bimbi autismo, obesità e tumori.

Feto in fase di sviluppo avanzato

I primi 1000 giorni di vita, sono decisivi sulla salute del futuro nascituro ed é fondamentale agire in questa fase, se si vogliono ridurre patologie che stanno dilagando in maniera esponenziale tra i bambini e i giovani: autismo, obesità infantile, diabete, malattie neoplastiche. Oggi i pediatri vedono malattie che sino a venti trent'anni fa non appartenevano alla fascia pediatrica, molti tumori per esempio, malattie epatiche, patologie come il linfoma di hodgkin, sono sempre più presenti negli studi pediatrici.
A lanciare l'allarme, il professor Ernesto Burgio, pediatra e Presidente del Comitato Scientifico ISDE, l'Associazione internazionale dei medici per l'ambiente, intervenuto al convegno della FIMP a Lecce.
"Non abbiamo dati epidemiologici certi, in questo l'Italia non brilla - ha detto il ricercatore - mancano in molte regioni registri di tumori adeguati, qualcuno dice che non si vogliono stilare, sta di fatto che non ci sono, ma che alcune patologie dello sviluppo, malattie endocrine, tumori, diabete e obesità, siano in aumento significativo é indubbio. L'#obesità infantile per esempio, che negli anni ottanta non si vedeva, oggi é presente più nel sud che al nord, il 12 - 13% della popolazione infantile infatti, é già patologicamente obeso.
L'obesità - spiega il professor Burgio - non è il sovrappeso, ma é molto di più, viene definita endocrinopatia sistemica, per cui tutti gli organi e le ghiandole, dall'ipotalamo all'ipofisi, al surrene e di conseguenza il resto dell'organismo, non funziona come dovrebbe.
Si comprende bene quindi, che non è sufficiente una semplice dieta per combattere questa condizione, si certo una corretta alimentazione aiuta, ma per il professor Burgio occorre intervenire a monte, con una prevenzione primaria sin dai primi giorni di vita del feto.
Il bambino obeso é - aggiunge il professore - colui che ha sviluppato già nei primi mesi di vita, delle reazioni dell'organismo, a delle condizioni ambientali tali, da interferire sull'equilibrio del DNA, modificandolo nella sua parte fluida." La composizione dell'acqua, dell'aria non è più la stessa, così la presenza di metalli pesanti, lo smog, i pesticidi, i campi magnetici prodotti dai telefoni cellulari e dai cordless, sono tutti fattori ambientali ai quali sin dai primi mesi di vita, il bambino é chiamato a reagire con azioni che inevitabilmente incidono sul DNA e quindi sulla sua salute, ecco perché la prima cosa da fare, per ridurre le malattie dello sviluppo, é quella di mettere in sicurezza la gravidanza della donna.

Che fare?

"Il problema non é quello di individuare quindi le migliori cure, per anni - dice Burgio - c'è stata la convinzione che si dovesse andare verso una medicina molecolare, concentrata sui farmaci intelligenti, sulla specialistica, non é così". Quest'idea per il pediatra non funziona, perché se é vero che si possono curare meglio i tumori e altre patologie autoimmuni, é anche vero che il problema del loro aumento resta e non viene risolto. "Il rischio - ha sottolineato Burgio - è di arrivare alla condizione americana, dove negli Stati Uniti il 35% delle persone sono ammalate di obesità, il 76% sono in sovrappeso, con costi enormi per la sanità, per cui i cittadini devono pagarsi di tasca propria le cure e dove l'autismo è passato da un bambino su 2000 ad uno su 70, in appena 25 anni. È evidente- conclude Burgio - che bisogna cambiare percorso e idea della medicina. La donna deve vivere la gravidanza evitando il più possibile di esporsi all'inquinamento ambientale, così i giovani adolescenti devono essere informati, e qui è fondamentale il ruolo educativo della scuola, sui comportamenti a rischio che mettono in pericolo il loro futuro bambino. 
L'alcol che dilaga tra i giovani non fa che danneggiare i gameti, incidendo sullo formazione di un eventuale futuro nascituro. Serve un'azione preventiva primaria, che coinvolga non solo gli addetti alla salute, ma anche istituti scolastici, famiglie, istituzioni, con un lavoro interdisciplinare.

18 settembre 2016

Brindisi: “L’ultimo studio epidemiologico conferma che il carbone uccide, è ora di fermarlo”

Tratto da  Brundisium.net

centrali a carbone
Nel recente convegno mondiale di epidemiologia a Roma sono stati presentati i primi risultati dei lavori condotti da Arpa, Asl Brindisi, Ares , Dipartimento Epidemiologia del Lazio, coordinati dal Prof. Francesco Forastiere, uno dei massimi esperti nel settore, sugli effetti sanitari a lungo termine dell’esposizione al particolato atmosferico emesso dalle tre centrali termoelettriche a Brindisi.

I risultati sono la conferma di un quadro di eccezionale gravità: Nei sette comuni dell’area a rischio di Brindisi , una popolazione di circa 230.000 abitanti, nel periodo di osservazione tra il 2001 e il 2013 si osserva un incremento della mortalità dell’8 % per tutte le cause di tumore, con punte dell’11% per il tumore del pancreas, del 16% per tumori alla vescica, del 12% per malattie respiratorie. Inoltre vi è un eccesso di mortalità dell’11% per infarto cardiaco.

Non sono solo numeri, sono donne ed uomini, bambini ed anziani, che muoiono nei 7 comuni dell’area a rischio composta da Brindisi, Carovigno, Cellino, Mesagne, San Pietro, San Vito e Torchiarolo. Un tributo altissimo pagato da innocenti in questi anni.

Uno studio che ricordiamo è finanziato dalla Regione Puglia che quindi deve in conseguenza dei risultati ottenuti giungere a provvedimenti conseguenti, chiedendo la fine della combustione del carbone.

Questo studio arricchisce il quadro di epidemiologico dell’area di Brindisi, giunge infatti dopo lo studio del Prof. Latini sull’eccesso di malformazioni neonatali congenite, in particolare quelle cardiache in eccesso del 50% sulla media europea, e dopo quello dei ricercatori del CNR che attribuiscono da 7 a 44 morti nel 2006 , l’anno preso in considerazione, i morti dovuti alle emissioni della centrale di Cerano.

Facciamo notare che tutti questi studi evidenziano un’altra verità che in tanti cercano di nascondere, che le emissioni di particolato sono nei limiti di legge ma ciò non è sufficiente per proteggere la salute dei cittadini. L’esposizione a lungo termine anche per emissioni inferiori ai limiti incrementa la mortalità . Questo è ormai un dato scientifico inconfutabile e supportato da una grandissima letteratura scientifica.

E’ evidente che questo quadro di assoluta emergenza sanitaria impone un’unica soluzione: fermare il carbone, fermare le emissioni che uccidono innocenti in nome di un profitto per le grandi multinazionali.

Nei prossimi giorni, all’avvio dei lavori della commissione ambiente chiederemo l’audizione pubblica degli autori dell’ultimo studio per esporre a tutte le forze politiche e ai cittadini il quadro epidemiologico e chiederemo in un prossimo consiglio comunale che la Sindaca chieda con forza il riesame dell’AIA per la centrale Enel, tutt’ora in corso, per una valutazione dell’impatto sanitario delle emissioni autorizzate, al fine di evidenziare la loro incompatibilità con la salvaguardia della salute umana......Continua qui

02 aprile 2014

1)"Era prevedibile che Lünen chiudesse" 2)Il vero costo dell’Italia a carbone



Quando un anno fa abbiamo realizzato la nostra prima inchiesta “L’Italia è un Paese da bonificare“ avevamo fatto i conti solo con una parte delle emergenze ambientali e sanitarie di questo Paese..
La mappa partecipata dei siti inquinanti
Ma la partecipazione diretta dei comitati e dei cittadini alla campagna di crowdmapping ci ha presentato quasi subito un quadro ancora più preciso sui siti inquinati in Italia. Quelli dove insistono impianti industriali ancora funzionanti soggetti a discusse Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA). Tanto che tra i primi luoghi mappati risulta la Centrale ENEL a carbone Eugenio Montale di La Spezia, (grazie al contributo di Spezia Via dal Carbone e Spezia Polis). Così come tra le prime associazioni registrate appaiono le mamme di Brindisi, Passeggino Rosso, in prima linea nella difesa della tutela della salute dei bambini, alle prese con l’aumento di malformazioni congenite dovuta all’esposizione alle sostanze inquinanti delle donne in gravidanza, così come accertato da diversi studi dell‘Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa e Lecce.

Il sequestro della Centrale Tirreno Power di Vado Ligure.

Indagini epidemiologiche su tutti i territori inquinati
Tutti contributi della cittadinanza scientifica che fanno luce sull’Italia che vive ancora nell’era del carbone, ben distante dalla tanto auspicata era della “green economy“, con ancora 16 centrali in tutto il territorio nazionale. 
Drammatica realtà riportata dall’onore delle cronache con l’inchiesta della procura di Savona sulla centrale Tirreno Power di Vado Ligure con il sequestro degli impianti lo scorso 11 marzo, a seguito dei risultati dall’indagine epidemiologica commissionata dalla stessa procura, che ha accertato i forti danni alla salute ai residenti intorno alla Centrale gravanti soprattutto sui bambini con l’aumento delle malattie respiratorie fino a 457 casi tra il 2005 e il 2010, asma da 94 a 129 nello stesso periodo, ed un aumento dei ricoveri per patologie cardiache e respiratorie negli adulti tra 1674 e 2097 casi. Oltre 400 decessi dal 2000 al 2007 per malattie cardiache e respiratorie.
Dati drammatici che hanno confermato i timori dei cittadini e dei comitati che vivono intorno alle altre centrali a carbone e agli altri poli industriali della penisola, su quale possa essere la situazione sanitaria e ambientale. Domanda, sollevata su Epidemiologia e Prevenzione, rivista dell’Associazione Italiana di Epidemiologia, da Giovanni Ghirga dell’ISDE di Civitavecchia a cui ha risposto Pietro Comba, Direttore del Dipartimento Epidemiologia Ambientale dell’Istituto Superiore di Sanità e coordinatore del gruppo di lavoro che ha redatto il rapporto SENTIERI, (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio inquinamento): “Ci sono aree del Paese altamente inquinate, e nelle quali è stato accertato un effetto sulla salute delle esposizioni ambientali, che tuttavia non sono oggetto di un’attività sistematica di sorveglianza epidemiologica quale quella rappresentata dal Progetto SENTIERI“. Ma che dovrebbero esserlo....

Green economy o black carbon economy?

Ma l’appello pubblicato ieri su Cittadini Reattivi riporta la voce unanime dei comitati e delle maggiori associazioni ambientaliste emiliane e nazionali, ci fa intravvedere come la ragnatela dell’Italia a carbone e ad alto impatto ambientale avvolga ancora fittamente questo Paese.
Proprio nel giorno in cui si conclude il processo di primo grado per i danni ambientali causati dalla centrale termoelettrica di Porto Tolle con una condanna per gli ex vertici Enel, Franco Tatò e Paolo Scaroni, colpevoli di disastro ambientale doloso “in Emilia Romagna gli enti pubblici si oppongono alla confinante centrale a carbone di Porto Tolle sul Delta Veneto- sottolineano le associazioni nel documento- la principale azienda a controllo pubblico della Regione (HERA) supporta progetti similmente dannosi in altre regioni d’Italia, come la centrale a carbone a Saline Joniche in Calabria”. Un preoccupante paradosso che ha portato le associazioni a richiedere ai Sindaci azionisti del Gruppo Hera, di uscire dall’azienda partecipata per non finanziare un progetto in contraddizione con la ricerca indispensabile di un futuro sostenibile per l’ambiente e per la salute. Insomma di scegliere tra carbone e fonti rinnovabili, che coprono ad oggi il 30% del fabbisogno nazionale.

Qui l'articolo integrale

11 dicembre 2013

“L'UTILITA' SOCIALE DELL'EPIDEMIOLOGIA” .Convegno organizzato da Salute Pubblica a Brindisi

Tratto da Noalcarbone

“L'UTILITA' SOCIALE DELL'EPIDEMIOLOGIA” Convegno organizzato da Salute Pubblica

Venerdì 13 dicembre prossimo alle ore 17.30, presso la Sala Conferenze di Palazzo Nervegna a Brindisi, si terrà l’incontro dal titolo “L’utilità sociale dell’Epidemiologia”, organizzato dall’associazione Salute Pubblica.
L’approfondimento sul tema sarà trattato da Valerio Gennaro, Epidemiologo dell'IRCCS Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino e IST Istituto Nazionale per la Ricerca sul  Cancro di Genova. Intervengono il neo Presidente di Salute Pubblica Marco Alvisi, il Medico Oncologo Maurizio Portaluri, e il Sindaco della Città di Brindisi Mimmo Consales, che ospita l’iniziativa.

La crescente richiesta di studi epidemiologici da parte di voci che si levano dalle popolazioni residenti su siti inquinati e a contatto con rilevanti rischi industriali ha reso questa branca della medicina e della statistica sempre più presente nel dibattito pubblico. Nell'epidemiologia si ripongono attese e speranze di un chiarimento e di una salvezza dalla nocività che probabilmente questa scienza può solo aiutare a raggiungere senza sostituirsi ad altri decisori abilitati.

L'epidemiologia è uno strumento di conoscenza che deve essere maneggiato con cautela e deve essere conosciuto in modo approfondito. Diversamente è possibile ottenere risultati che giustifichino e perpetuino le condizioni di pericolo o che sopravvalutino, più raramente in verità, quelle di innocuità. 

Valerio Gennaro è un epidemiologo che dirige il Registro dei Mesoteliomi della Liguria e ha condotto studi epidemiologici in varie parti d'Italia. Tra i tanti uno che interessa anche la nostra realtà, almeno per similitudine, la rianalisi della coorte del petrolchimico di Porto Marghera. Così come il medico pratico emette, dopo una visita, un "referto individuale", Gennaro cercherà di spiegare come l'epidemiologo possa giungere attraverso un "referto epidemiologico" ad una diagnosi di popolazione evitando i rischi di "falsi negativi".

L’incontro di approfondimento, al termine del quale seguirà un dibattito con i presenti, è aperto a tutti.

10 maggio 2013

Tumori in aumento nelle aree inquinate. E l’inquinamento aumenta…

Tratto da Mondo informazione.com 

Tumori in aumento nelle aree inquinate. E l’inquinamento aumenta…

I dati di una ricerca combinata di studio Sentieri, condotta dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e dell’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum)

Tumori: si chiamano SIN (siti di interesse nazionale) e sono i siti italiani maggiormente inquinati. Là è riscontrato un preoccupante aumento della percentuale dei tumori.


Nell’ambito della  conferenza del Gruppo per la Registrazione e l’Epidemiologia del cancro nei paesi di Lingua Latina, giunta alla sua 38° edizione, sono stati presentati ieri, 9 maggio, i risultati di una ricerca che ha visto coordinarsi le maggiori istituzioni e associazioni del settore, illustrando dei risultati che, se da una parte possono ritenersi scontanti (o comunque non sorprendenti), dall’altra non possono che far risuonare più di un campanello d’allarme.

Immagine tratta da Facebook del Medico Isde  Dott.G.Ghirga
La ricerca ha determinato quindi una maggiore incidenza dei tumori nelle aree inquinate del paese, ma la differenza con altre ricerche precedenti sussiste nel fatto che in passato veniva considerata principalmente la mortalità, mentre l’attuale studio si basa su tutti i casi di tumore per cui esiste una comprovata conferma istologica.
Il campione preso in considerazione è significativo:  dal 1996 al 2005, sono stati presi in considerazione due milioni di persone circa e la ricerca ha misurato 57.391 casi di cancro negli uomini e 49.058 nelle donne, a cui hanno contribuito in particolare tumori maligni di esofago,colon-retto, fegato, colecisti e pancreas.
All’apertura dei lavori della conferenza, il commissario straordinario dell’Asp di Siracusa Mario Zappia ha dichiarato:
In un momento in cui è necessario sapere come spendere bene e in modo adeguato le risorse economiche nella sanità e in particolare su una malattia di grande rilevanza sociale come il cancro, il ruolo dell’epidemiologia è fondamentale per la misurazione dello stato di salute della popolazione, ma anche per sostenere la pianificazione e la valutazione del sistema e del controllo sanitario....
 


Purtroppo l’inquinamento sta raggiungendo livelli sempre più elevati, ma nonostante questo ancora in molte persone manca totalmente la sensibilità nei confronti dell’ambiente.

18 marzo 2013

In Norvegia uno studio su Taranto: ‘Disastro strisciante per decenni '

Dalla Norvegia uno studio su Taranto: "Disastro strisciante per decenni"

Lo stabilimento Ilva in attività
DOSSIER. Bergen. La scienziata italiana Bruna De Marchi pubblica uno studio che analizza l'inquinamento a Taranto: 
"Un disastro strisciante per decenni"
di Gabriele Caforio


Ad ottobre e dicembre scorso, il Ministero della Salute prima e l'Arpa Puglia poi, hanno reso noto quello che accade negli ultimi anni alla salute dei cittadini tarantini e pugliesi. Infatti, sono stati pubblicati i dati che mostrano il grave aumento delle incidenze, alcune delle quali ricollegabili direttamente all'inquinamento industriale, e delle morti per neoplasie di vario tipo tra gli abitanti delle province di Taranto, Brindisi e Lecce. (Una scheda che fotografa questa triste realtà si può leggere qui).

Bruna De Marchi, del Centro delle scienze e discipline umanistiche dell'Università di Bergen (in Norvegia), ha recentemente pubblicato sulla rivista "Epidemiologia & Prevenzione" uno studio che si interroga criticamente sulle necessità di ricerca e prevenzione epidemiologica che dovrebbero partire da subito a Taranto ......
Se il termine più appropriato per definire le vicende dell'Ilva è la parola "disastro", allora secondo la De Marchi i danni che oggi si vedono non sono il vero disastro ma "la manifestazione conclamata che un disastro strisciante si è perpetuato (e perpetrato) per decenni". 


 Si tratta di danni che non risultano da un evento o da una causa singola, bensì dalla concreta "conseguenza di una mancata volontà di affrontare le questioni della produzione e del lavoro nel loro contesto e con una visione temporale di lungo periodo".
Proprio a proposito della visione e del contesto, lo studio sottolinea che la particolare "vulnerabilità sociale" di un determinato territorio condiziona la risposta che quel territorio fornirà alle minacce ed agli eventi esterni. Che cos'è questa vulnerabilità? 

Un esempio: così come un edificio risponde ad un terremoto non solo in base all'intensità della scossa ma anche in base alle caratteristiche della sua struttura, così un "sistema umano" risponde agli eventi a seconda delle sue dotazioni iniziali sia materiali che immateriali. Tra quelle immateriali ci sono: 

1) la conoscenza delle fonti di pericolo, 2) la fiducia su chi è istituzionalmente preposto ad occuparsi dell'emergenza, 3) la coesione interna della comunità e la sua capacità di attrarre attenzione e risorse esterne.

....La sfida di Taranto, ora, è proprio quella di non cadere in queste risposte preconfezionate nel cercare una soluzione alla crisi ambientale che sta attraversando.
Alle indagini fatte finora, quindi, ne vanno aggiunte di nuove che puntino a difendere ambiente e persone esposte......Non solo conoscenze scientifiche quindi, ma anche un sano coinvolgimento della comunità locale in un "processo di ricerca e prevenzione integrato", civico, non "prefabbricato", una risorsa comune che porti le popolazioni locali nei processi decisionali.
Taranto non è un caso isolato né in Italia né tanto meno in Puglia; a Cerano (Br), infatti, c'è un'altra bomba ad orologeria.
Ci sono i danni su persone e territorio causati dall'inquinamento prodotto dalla centrale elettrica a carbone Federico II, per la quale il processo si è aperto lo scorso 7 gennaio.

L'altra bomba già innescata è nel leccese. Il Rapporto del Registro Tumori 2012 ha evidenziato infatti dei dati ancora più preoccupanti. Questa terra, oltre all'inquinamento che produce in loco sconta pure il suo essere "sole, mare e vento". Nel vento infatti si nascondono tanti inquinanti che arrivano sia dal polo industriale di Taranto, che da quello di Brindisi. E i dati degli eccessi tumorali per la provincia di Lecce parlano chiaro, dicono che si muore di più.

Evidenze scientifiche come quelle dello studio "Sentieri" e del Registro Tumori dovrebbero far entrare a pieno titolo l'epidemiologia e la ricerca all'interno dei processi decisionali. La Puglia, invece, da questo punto di vista sconta ancora tanti ritardi. Gli studi e le mappature, infatti, stanno solo confermando, senza prevenire, una realtà che i cittadini ormai da anni toccano con mano, nelle proprie case e nei propri affetti. 

È per questo che una qualunque garanzia di futuro e di sviluppo non può che passare per un investimento ed una nuova programmazione in materia di ricerca e prevenzione sanitaria e ambientale. 

Leggi anche sul blog del Comitato per Taranto

COMUNICATO: Arpa Puglia comunica alla Procura inadempienze dell'Ilva e il potere politico si preoccupa

24 ottobre 2012

“Come scoprire i danni alla salute legati all'ambiente di lavoro e di vita”

Tratto da Savona News

Incontri alla Ubik, per il  ciclo “Ambiente e Salute”:

  “Come scoprire i danni alla salute legati all'ambiente di lavoro e di vita”

Oggi  24 ottobre, ore 18: incontro con il noto epidemiologo Valerio Gennaro specialista in oncologia, igiene e medicina preventiva. Introduce Renata Barberis


Troppo spesso noi cittadini non siamo al corrente dei danni reali e potenziali alla salute legati al nostro ambiente di lavoro e alla nostra vita quotidiana.
 

L'incontro alla Ubik con il noto epidemiologo Gennaro ha lo scopo di incoraggiare nelle persone la formulazione di questa domanda, e di individuare gli interlocutori giusti (istituzionali e non) per farsi aiutare a scoprire i potenziali elementi di danno alla salute presenti nell'ambiente circostante (persone, associazioni, comitati, istituzioni, tecnici indipendenti, giornalisti, avvocati, magistrati, ecc).
L’intento è anche quello di capire e interpretare i dati e le analisi già presenti e in nostro possesso, convincersi dell'importanza dell'epidemiologia, dei monitoraggi e delle evidenze scientifiche, imparando anche ad accorgersi degli errori oggettivi e delle errate interpretazioni che a volte vengono fatte nelle analisi.

20 febbraio 2012

I Medici per l’Ambiente :la maledizione di Cassandra


Riceviamo e pubblichiamo
I Medici per l’Ambiente e la maledizione di Cassandra

pubblicata da Agostino Di Ciaula

Per Cassandra il non venire creduta né ascoltata era una punizione divina. Sembra che anche per i medici possa valere lo stesso principio, ma con una riduzione di pena.

Sembra infatti che la punizione
principale per i medici debba essere quella di ripetere le loro verità per decenni (a volte secoli) prima di venire ascoltati e creduti.

L’altra differenza è che a conferire tale punizione non è una divinità, ma una terrena e concreta volontà degli “affari privati” di interferire con gli affari della salute pubblica.

È noto sin dal 1924 (Cooke) che l’amianto provoca fibrosi polmonare. Nel 1935 (Lynch, Smith) venne segnalato il primo caso di tumore da amianto e nel 1953 (Boemke, Hueper) venne descritta in letteratura la prima serie di 61 casi di tumori da amianto.

Per un secolo i medici hanno avvertito chiunque ed in qualunque modo sui danni irreversibili che l’amianto procura, restando assolutamente inascoltati. La storia, anzi, ha seguito percorsi diversi fino al picco di affari da amianto raggiunto negli anni ’80.

In Italia abbiamo dovuto aspettare fino al 1992 per una legge che limitava questa follia e sino a febbraio del 2012 per una chiara sentenza di condanna da parte dei giudici di Torino.

Stiamo pagando questi ritardi a carissimo prezzo. È infatti incalcolabile il numero delle vittime che negli anni l’amianto ha causato e che continuerà a causare nel nostro Paese, visto che il picco di casi nei Paesi Occidentali si raggiungerà intorno al 2020, in relazione al picco di utilizzo di amianto avvenuto negli anni ottanta.

 


Esempi simili a quello dell’amianto ci sono per moltissime altre sostanze tossiche, come ad esempio il piombo, i cui primi effetti tossici vennero descritti addirittura nel 1839. Nel 1893 vennero riportati i primi casi di avvelenamento da piombo nei lavoratori dell’industria, e segnalazioni di questo tipo si sono ripetute, amplificate e affinate nel corso di decenni, interessando anche la presenza del piombo nelle emissioni in atmosfera. Eppure abbiamo dovuto aspettare sino agli anni ’80 per eliminare il piombo dalle benzine. Lo abbiamo fatto uscire dalle porte e fatto rientrare dalle finestre insieme all’arsenico, al cadmio al cromo e ad altri metalli pesanti, perché emessi in quantità industriali da numerosi impianti inquinanti, compresi quelli di combustione dei rifiuti o di produzione del cemento.

Si potrebbe continuare parlando dei pesticidi, delle diossine, dei PCB e di centinaia di altre sostanze quotidianamente imposte ai nostri organismi in nome di affari privati da tutelare.

La salute è diventata nel corso dell’ultimo secolo un bene negoziabile. Viene barattata, anche
grazie a inconsistenti misure di controllo e ad irrazionali e larghissimi “limiti di emissione”, in cambio di un presunto sviluppo economico che non ha nulla di sostenibile, ma che ha molto di criminale.

I medici che si interessano oggi di ambiente, rispettando il proprio codice deontologico, si battono quotidianamente per sottolineare alle istituzioni i pericoli derivanti da inceneritori, centrali a combustibili fossili, onde elettromagnetiche, pesticidi e decine di altre minacce alla salute umana e all’ambiente.

Cercano in tutti i modi di spiegare che è persino cambiato il modo di intendere l’epidemiologia, visto che il passaggio attraverso la placenta di sostanze inquinanti da madre a feto renderà possibili malformazioni fetali, programmerà l’espressione genica in modo tale da rendere probabile l’insorgenza di patologie in età adulta (dall’obesità alle malattie cardio-polmonari e ai tumori) e determinerà persino conseguenze trans-generazionali.

In altre parole, l’effetto di sostanze inquinanti sul feto ne scriverà il destino futuro, facendo pagare caramente il biglietto di arrivo su questa terra.

Tutto questo è indecente e inaccettabile per uno Stato civile che abbia a cuore il benessere dei propri cittadini.


L’inquinamento ambientale è questione etica prima ancora che epidemiologica o politica, e il ritardo biblico tra le evidenze epidemiologiche che i medici procurano e le scelte politiche di chi amministra non è più tollerabile.

Non va demonizzata l’evoluzione tecnologica e industriale né il progresso delle infrastrutture, ma va cambiata l’unità di misura per valutarli. Questa non può più essere un PIL che non tenga conto del benessere dell’uomo e dell’ambiente che lo ospita, e non può più prescindere dal far preferire sviluppo imprenditoriale e scelte politiche che si muovano nei confini della sostenibilità.

11 febbraio 2012

Dottor Ghirga:Cittadini di Civitavecchia pretendete che sia istituito un "REGISTRO dei TUMORI" nella vostra città!

Tratto dalla pagina  Facebook del "Dottor Giovanni Ghirga"  Medico Isde dell' Alto Lazio
Cittadini di Civitavecchia pretendete che sia istituito un REGISTRO dei TUMORI nella vostra città! VOI dovete dire ai politici cosa devono fare, nessuno deve poter imporre nulla solo in nome di un voto ottenuto.
  Il fine ultimo deve rimanere sempre il bene della collettività.

Il Dipartimento di Epidemiologia della struttura di riferimento della Regione Lazio (2009) ha messo in evidenza a Civitavecchia, tra gli uomini, una maggiore frequenza di persone ospedalizzate per malattie polmonari croniche. Per le cause tumorali, gli uomini presentano un eccesso di mortalità per i tumori totali ed in particolare per il tumore polmonare, della pleura e del tessuto linfoematopoeitico (LINFOMI). Tra le donne si osserva un eccesso di persone ricoverate per tumore alla mammella.


In questa indagine non si è tenuto conto però dell’incidenza di tumori che non richiedono ospedalizzazione. Si rende dunque indispensabile l’istituzione di un registro dei tumori. Quest’ultimo rappresenta uno strumento indispensabile per sorvegliare l'andamento della patologia oncologica nel nostro territorio e per meglio attuare strategie di prevenzione, studio e ricerca.

Il registro ha la funzione di ricevere, ricercare, codificare ed archiviare tutte le informazioni riguardanti i casi di neoplasia tra i residenti. Le informazioni includono il tipo di tumore diagnosticato, i dati anagrafici dei pazienti, le condizioni cliniche, i trattamenti terapeutici e l'evoluzione della malattia.

Questi dati sono essenziali per la ricerca sulle cause del cancro, per la valutazione dei trattamenti più efficaci, per la progettazione d’interventi di prevenzione e per la programmazione delle spese sanitarie.

L'importanza di legare la raccolta dei dati alla residenza sta nel fatto che in questo modo la casistica raccolta rifletterà la reale condizione del nostro territorio e permetterà di conoscere l'incidenza, la prevalenza, la sopravvivenza e la mortalità per neoplasie di anno in anno. Le informazioni ottenute potranno essere confrontate sia con quelle delle altre regioni italiane che con i dati internazionali.

La patologia tumorale purtroppo è in aumento, soprattutto in età pediatrica ed in aree industrializzate. Secondo l’Associazione Italiana dei Registri dei Tumori (AIRTUM), in Europa, l’incidenza del cancro nei bambini presenta un aumento dell’1 % annuo. In Italia l’aumento è del 2 % annuo. Si rende quindi indispensabile ed urgente che sia istituito questo importante strumento di monitoraggio, al 2007 operativo nella nostra regione soltanto nella provincia di Latina (Ass. Reg. Tumori 2007).


L’importanza dell’istituzione dei registri dei tumori è stata recentemente confermata dalla Commissione Europea: Action against cancer: European platform Brainstorming workshop organised by DG SANCO on the European Platform on Cancer Luxembourg, 29 October 2008 --- Improving cancer control in the European Union: conclusions from the Lisbon roundtable under the Portuguese EU Presidency, 2007.....

La necessità di istituire un registro dei tumori nel comprensorio di Civitavecchia è inoltre messa in evidenza dal contenuto dell’interrogazione parlamentare presentata dal Senatore Fernando Rossi - Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01105 Atto n. 3-01105 - Pubblicato il 5 dicembre 2007 - Seduta n. 261 - dove si afferma il costo in centinaia di milioni di euro per la mortalità e la morbilità potenzialmente causate dall’inquinamento provocato da nuove attività industriali. 


Questa richiesta è stata già inoltrata alcuni anni fa anche ai più alti livelli istituzionali (Ministero del Salute, Min. Livia Turco) incredibilmente senza alcun risultato.
ADESSO BASTA!
Dimenticavo, l'istituzione di un registro tumori a Civitavecchia è fortemente osteggiata da chi inquina. Questo perchè l'Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che l'inquinamento dell'aria è uno dei più importanti fattori di rischio per il cancro. Hanno paura che si sappiano le loro colpe!