COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".

27 ottobre 2014

Ecco le 41 centrali che chiuderanno :Brindisi Chivasso Lodi Sulcis Termoli…

Tratto da Il Sole 24 ore 
 Ecco le 41 centrali che chiuderanno :Brindisi Chivasso Lodi Sulcis Termoli…

Nei giorni scorsi avevo pubblicato alcuni articoli sulle centrali elettriche italiane destinate alla chiusura.Il primo articolo (Bari, Marghera, Carpi… l’elenco delle prime 9 centrali che l’Enel chiude) conteneva alcune anticipazioni relative agli impianti che l’Enel programma di chiudere. tra questi, Bari, Trino vercellese, Capomarino, Camerata Picena, Alessandria, Giugliano, Pietrafitta, Marghera.
nei giorni successivi il sole 24 ore ha pubblicato con un  articolo corposo e l’elenco completo delle centrali a rischio.Sono 41.

....Non è detto che tutte le centrali qui citate saranno spente e smantellate. Alcune di queste, se arriveranno leggeri miglioramenti delle condizioni economiche, potrebbero restare in bilico ancora per qualche tempo, rinviando l’abbandono.

Oltre a quelle già citate, sono previste le chiusure delle centrali Enel di Maddaloni (Caserta), Augusta (Siracusa), quella a carbone Sulcis-Portoscuso che utilizza in parte anche il minerale sardo.

Per l’Edipower, ecco  Brindisi nord ,Chivasso e Turbigo..

Per l’Edison, potrebbero chiudere anche Termoli, Sulmona, Iesi  e Sarmato  nel piacentino, che sono piccole centrali turbogas a ciclo combinato realizzate una quindicina di anni fa per sfruttare gli incentivi cip 6 sugli impianti ad alta efficienza.

L’Eon potrebbe lucchettare la grande centrale a carbone Fiumesanto  in Sardegna, Teverola nel casertano condivisa con la svizzera Repower e la centrale storica di Tavazzano , a nord di Lodi,...

........Infine, Tirreno Power potrebbe chiudere non solamente Vado Ligure ma ancheTorre Valdaliga Sud a Civitavecchia.


Bari, Marghera, Carpi… l’elenco delle prime 9 centrali che l’enel chiude

......Le centrali alimentate con energia rinnovabile abbassano le quotazioni della borsa elettrica e riempiono di chilowattora il sistema elettrico, così molte centrali convenzionali devono stare spente, soprattutto quelle piccole. e poi i consumi sono bassissimi.
Così queste centrali vengono accese poche ore l’anno.
Se invece fossero convertite con fonti rinnovabili di energia, potrebbero ripartire. Forse. Alcune di esse.
Altre si trovano dentro alle città che sono cresciute loro attorno.

L’INQUINAMENTO ATMOSFERICO AUMENTA IL RISCHIO DI MORTE PER CAUSE CARDIACHE

Tratto da Facebook del Medico Isde G.Ghirga.

Ottobre 2014. L’INQUINAMENTO ATMOSFERICO AUMENTA IL RISCHIO DI MORTE PER CAUSE CARDIACHE secondo due studi, uno nipponico e l’altro statunitense, pubblicati rispettivamente su Joem, il Journal of occupational and environmental medicine, e su Circulation.

 Nel primo Takashi Yorifuji dell’università di Okayama in Giappone, ha verificato la presenza di un rapporto tra inquinamento e tassi di arresto cardiaco su 559 residenti nella città di Okayama nei quali l’arresto si è verificato fuori dall’ospedale tra il 2006 e il 2010. E i dati raccolti indicano che la frequenza di asistolia sale dopo pochi giorni di aumento dei livelli di alcuni inquinanti atmosferici. 
Per esempio, dopo 48-72 ore di permanenza nell’aria di elevati livelli di particolato il rischio di arresto cardiaco aumenta del 17%. Percentuale che arriva al 40% dopo 72-96 ore di elevati livelli di ozono. «Gli effetti dell’aumentato inquinamento da polveri sottili è maggiore nei pazienti più anziani e di sesso maschile, mentre quello legato all’incremento di ozono ha un effetto maggiore nei più giovani» puntualizza il ricercatore. 
E conclude: «I risultati ottenuti suggeriscono che il particolato e l'ozono possono indurre arresto cardiaco con due meccanismi distinti: l'esposizione a polveri sottili può causare infarto del miocardio, mentre l'ozono può aggravare altre condizioni cardiache, aumentando indirettamente il rischio di arresto».
Nel secondo studio Jaime Hart, epidemiologa al Brigham and women’s hospital di Boston, ha verificato i fattori di rischio per morte cardiaca improvvisa che potrebbero essere modificabili a livello di popolazione. Allo scopo i ricercatori hanno analizzato i casi morte cardiaca improvvisa verificatisi in oltre 26 anni di follow-up dei 107.130 partecipanti allo Health study nurses, uno studio di coorte a lungo termine. «Abbiamo calcolato la distanza dalle strade trafficate dagli indirizzi delle partecipanti dal 1986 al 2012, scoprendo che le donne residenti entro 50 metri da un'autostrada avevano un elevato rischio di morte cardiaca improvvisa e malattia coronarica fatale» spiega l’epidemiologa. E conclude: «In questa popolazione di soggetti anziani e di mezza età, vivere vicino a strade trafficate aumenta le probabilità di morire per cause cardiache, anche dopo i necessari aggiustamenti per fattori confondenti».

J Occup Environ Med. 2014 Oct;56(10):1019-23. doi: 10.1097/JOM.0000000000000274
Circulation, 2014. doi: 10.1161/CIRCULATIONAHA.114.011489

25 ottobre 2014

Tirreno Power, l'inchiesta continua.....Responsabile igiene ASL sentita "come persona informata sui fatti"dal Procuratore.

Immagine tratta da "La Stampa "

.......Lontano dai riflettori e nel massimo riserbo la Procura di Savona continua ad indagare
 a ritmo serrato sulla centrale di Vado Ligure .
Lo conferma il fatto che ,ieri mattina,il direttore della struttura complessa di Igiene e Sanità Pubblica dell' Asl 2 Savonese ,la dottoressa Maria Paola Briata,sia stata sentita dal Procuratore Francantonio Granero  come PERSONA INFORMATA SUI FATTI......
Dopo aver raccolto ,attraverso gli studi dei consulenti ,una grossa mole di dati sulle emissioni della centrale e le possibili ripercussioni su ambiente e salute,per i Pm savonesi è giunto il momento di ampliare gli orizzonti dell'inchiesta .
In particolare secondo quanto trapelato ,la Procura starebbe valutando se,oltre a quelle dei dirigenti dell'azienda,siano ravvisabili altre condotte ,penalmente rilevanti per l' ipotesi di disastro ambientale doloso. 
In questo senso  è noto che  l'attenzione degli inquirenti si sarebbe spostata anche verso gli amministratori e gli altri enti coinvolti nell'attività della centrale.


Tratto da  Savona News
Tirreno Power, l'inchiesta continua: sentito come persona informata sui fatti un dirigente dell'ASL2.


Continuano le indagini della Procura della Repubblica di Savona sulla vicenda Tirreno Power. Al sesto piano del palazzo di Giustizia, ieri è stata ascoltata come persona informata sui fatti, la dottoressa Maria Paola Briata, direttore della struttura complessa di Igiene e Sanità Pubblica dell’Asl2 Savonese. A riportare la notizia il quotidiano La Stampa.
L’interrogatorio del procuratore capo Francantonio Granero può essersi mosso sul profilo sanitario. Ieri in Procura anche il sindaco di Vado e presidente della Provincia di Savona, Monica Giuliano e il direttore generale di palazzo Nervi, per una visita istituzionale. 
Non è escluso però che il sindaco di Vado possa essere in futuro convocato in procura come persona informata sui fatti.

Cina, nello Xinjiang, crolla miniera di carbone: 16 morti e 11 feriti

E intanto il carbone  continua a mietere vittime........

Tratto da Libero.it

Cina, crolla miniera di carbone: 16 morti e 11 feriti

La sciagura è avvenuta mentre 33 operai si trovavano sottoterra. Undici minatori sono rimasti feriti e sei sono riusciti a salvarsi

Sedici lavoratori sono rimasti uccisi nel crollo di una miniera di carbone nella regione orientale della Cina, Xinjiang. L'incidente è avvenuto nella capitale regionale di Urumqi ieri sera, mentre 33 operai si trovavano sottoterra. Undici minatori sono rimasti feriti e sei sono riusciti a fuggire. La causa dell'incidente è ancora oggetto di indagine. Nonostante la Cina sia il più grande produttore di carbone al mondo, spesso nelle miniere non c'è una ferrea applicazione delle norme di sicurezza e per questo risultano molto letali. Soltanto qualche mese fa - a giugno - ventidue operai erano stati uccisi in un altro incidente all'interno di una miniera di carbone. 

24 ottobre 2014

Il Giornale :E dopo Sorgenia scoppia anche Tirreno Power.


Tratto da  Il Giornale

E dopo Sorgenia scoppia anche Tirreno Power.

Tirreno Power ha le ore contate. E con lei una parte dell'industria energivora italiana. L'accordo di «standstill» (moratoria), firmato quest'estate con una decina di banche per congelare i debiti che gravano sull'azienda (circa 1 miliardo, di cui 861 per cassa), sta per scadere. 
Il 31 ottobre scatta, infatti, il termine concesso dagli istituti di credito per mettere a punto un riassetto propedeutico al risanamento finanziario.
 Il gruppo - al 50% della francese Gdf-Suez e al 50% di Energie Italiane (di cui sono azionisti Sorgenia con il 78%, Hera e Iren con l'11% a testa) - punta a ottenere più tempo. E, secondo alcune fonti che hanno partecipato ieri a una conference call tra le parti, la richiesta di una proroga dovrebbe essere al centro di un vertice tra le parti all'inizio della prossima settimana. Tirreno Power conta di poter ottenere una proroga almeno fino a fine anno. Ma teme gli interessi in gioco. Le dieci banche coinvolte hanno, infatti, diverse priorità perché alcune di loro hanno preso parte anche al riassetto Sorgenia, la società elettrica della famiglia De Benedetti (che a inizio del 2015 passerà tecnicamente nelle mani delle banche che l'hanno salvata) e che controlla il 39% di Tirreno Power. È il caso di Bnp, Unicredit, Calyon, Intesa Sanpaolo, Cdp, Mps e Portigon che con Sorgenia e Tirreno Power si trovano, in pratica, nella duplice veste di finanziatori e di soci, seppur di minoranza. Gli altri istituti coinvolti nell'operazione - Bbva, Ing e Mediobanca - sono invece solo finanziatori della società. Singoli interessi a parte, in base agli ultimi sviluppi, sembra comunque inevitabile una proroga. Nessun piano e nessun risanamento potrà infatti avvenire prima che si sciolga il nodo di Vado Ligure, cuore del business di Tirreno Power, dove ha sede una storica centrale termoelettrica che insieme a quelle di Torrevaldaliga Sud e Napoli Levante compone il parco impianti del gruppo. Il sito produttivo è stato sequestrato dal giudice di Savona lo scorso marzo per presunto disastro ambientale e mancato adeguamento ai limiti sulle emissioni imposti dall'Autorizzazione integrata ambientale (Aia).....
.....Al momento sembra, comunque, che il piano di salvataggio della società energetica segua le stesse orme di Sorgenia e preveda un aumento di capitale intorno agli 80 milioni da parte dei soci e l'ipotesi di una conversione in capitale di 400-500 milioni di crediti (la cifra esatta dipende dall'esito della battaglia giudiziaria su Vado Ligure) mentre il residuo dovrebbe essere rinegoziato. Sull'esposizione per cassa la lista degli istituti vede in testa Unicredit e Bnp Paribas con 157,9 milioni a testa, seguiti da Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Cdp, Mps, Ing, Portigon con 78,9 milioni l'una, Calyon con 69,9, Bbva con 9 milioni.

23 ottobre 2014

REALACCI - Buone notizie per la Calabria e per Saline Joniche : la centrale a carbone non serve più

Tratto da  Zoomsud
  REALACCI(PD) Per la Calabria buone notizie: la centrale di Saline non serve più
''Buone notizie per i cittadini calabresi e il futuro di Saline Joniche: c’è spazio per fermare da subito l'anacronistico e antieconomico progetto di realizzare una centrale a carbone nel comune di Montebello Jonico. Un progetto vecchio che non ha più senso''. Lo afferma Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera,(PD)) commentando la risposta del Mise alla sua interrogazione sulla costruenda centrale a carbone di Saline Joniche.
''E' chiaro infatti - aggiunge - non c’è bisogno di nuove centrali elettriche tradizionali, visto che già oggi abbiamo piu' impianti energetici convenzionali di quelli che servono al Paese. Tanto che la stessa Enel ha annunciato non solo di rinunciare alla conversione a carbone di Porto Tolle, ma anche la chiusura di 23 centrali termoelettriche alimentate a fonti fossili. Il rilascio dell'autorizzazione da parte del Mise e' infatti subordinato per legge al parere motivato della Regione.
Questo, in sintesi, quanto emerge dalla risposta del Ministero dello sviluppo economico all'interrogazione n.4-05632 di cui sono primo firmatario, sottoscritta anche dai colleghi, Oliverio, Magorno e Covello''.
''Nella risposta del Mise, infatti, e' scritto - aggiunge Realacci - nero su bianco che la Regione, con un eventuale rifiuto al rilascio dell'Intesa per la realizzazione della centrale puo' determinare il diniego al rilascio dell'autorizzazione alla sua realizzazione, una interpretazione confermata anche dalla sentenza n.6 del 13 gennaio 2004 della Corte Costituzionale. Parere motivato e dettagliato che pero', a detta del Mise, la Regione non ha ancora formalizzato. Anziche' puntare sul carbone, il combustibile fossile piu' inquinante che c'e', alimentando l'eccesso di impianti energetici convenzionali che gia' oggi caratterizza il Paese, la Calabria puo' dunque avere un futuro migliore e scommettere su un piano di sviluppo sostenibile per Saline Joniche centrato sulla tutela e la valorizzazione delle risorse ambientali e culturali calabresi, per lottare contro le organizzazione mafiose e pericolose come la 'ndrangheta, migliorare la qualita' della vita e attrarre nuovi investimenti e flussi turistici nell'Area Grecanica''. 
''Vale la pena ricordare - conclude Realacci - che sul progetto di Saline Joniche pesano non solo la ferma opposizione di Enti Locali, associazioni, liberi cittadini e diversi ricorsi al Tar, ma anche l'uscita dal progetto del socio .di maggioranza, il gruppo svizzero a partecipazione pubblica Repower Ag, arrivata a seguito del referendum popolare del settembre 2013 che ha stabilito che le aziende svizzere a partecipazione pubblica non possono investire in centrali a carbone neanche al di fuori dei confini nazionali.

Quando basta, insomma, per tirare con decisione il freno a mano su questo progetto antieconomico, contro l'ambiente e non guarda al futuro''.
_________________________


Buone notizie per gli amici calabresi per loro il carbone pare non serva più è antieconomico e non guarda al futuro .... 
Per noi in Liguria  una parte politica poco lungimirante lo privilegia ancora nonostante le numerosissime evidenze di serie problematiche connesse con la combustione del carbone per la salute dei cittadini e per l'ambiente .....
ci sarebbe  ancora secondo un Onorevole ligure .....la necessità di un chiarimento sulle reali condizioni di salute della popolazione, e conseguentemente sui livelli di emissioni tollerabili......
IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE  E' POCO NOTO ALLA POLITCA .............PER I FIRMATARI  SONO FONDAMENTALI I LIMITI DI EMISSIONE CHE NOI E IL NOSTRO AMBIENTE RIUSCIAMO ANCORA A TOLLERARE......
______________________________________________________________

Leggi su Ninin 

Interpellanza  PD su Tirreno Power.

 La vetustà degli impianti stessi, insieme alle condizioni di esercizio, costituiscono ormai da tempo un fattore riconosciuto di grande criticità . l’11 marzo 2014 il GIP di Savona, su richiesta della Procura della Repubblica ha disposto il sequestro cautelativo dei gruppi VL3 e VL4 della centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado -Quiliano, e l'interruzione dell'esercizio; il provvedimento del GIP contestava il mancato adeguamento alle prescrizioni dell’AIA e si era basato, tra l’altro, sulle risultanze di una perizia della Procura sugli effetti ambientali e sanitari dell’attività della Centrale Tirreno Power sulla popolazione locale....

.....la necessità di un chiarimento sulle reali condizioni di salute della popolazione, e conseguentemente sui livelli di emissioni tollerabili; per sapere se, alla luce della complessità della vicenda, ritenga che essa debba essere assunta dalla Presidenza del Consiglio, come richiesto anche dalle istituzioni e forze sociali del territorio se il Governo, i Ministeri competenti o gli Istituti preposti abbiano realizzato proprie perizie, valutazioni e verifiche, ed eventualmente con quali risultati.......

Continua su Ninin

22 ottobre 2014

Cambiamenti climatici: addio fossili, scatta il disinvestimento globale.....

Tratto da Greenbiz

Cambiamenti climatici: addio fossili, scatta il disinvestimento globale


divest campaign uk
Il movimento globale di disinvestimento non si ferma e fa registrare nuove iniziative. 
Mentre inAustralia cresce il numero degli atenei in cui ci si interroga sulla possibilità di cedere gli investimenti in fonti fossili, nel Regno Unito è nata la campagna "Divest!", per evitare che i risparmi dei correntisti servano a finanziare le industrie responsabili dell'inquinamento.
Sulla scia della decisione presa di recente dalla Australian National University (ANU) - che ha cessato di investire in sette compagnie del settore delle fossili, attirando le ire di esponenti del Governo australiano - studenti e docenti di altri atenei del Paese si sono mobilitati per ritirare ogni sostegno finanziario alle fonti di energia più inquinanti, onde evitare gli effetti disastrosi che i cambiamenti climatici potrebbero avere su economia, salute e ambiente.
Nelle Università più prestigiose sono nate petizioni e gruppi di pressione affinché si segua l'esempio dell'ANU, tagliando in modo razionale e ragionato gli investimenti alle fossili. Nella petizione che circola all'interno della University of South Wales, ad esempio, si legge che "l'impegno in favore della sostenibilità non è confinato alla ricerca ma deve essere al centro dei nostri affari".
Allo stesso modo, i sottoscrittori del testo indirizzato all'Università di Melbourne - studenti, educatori, professori e ricercatori - definiscono "cruciale per l'integrità del nostro lavoro che le istituzioni che ci sostengono non danneggino [con le loro attività economiche, ndr] i nostri progetti volti al miglioramento della salute".
Nel frattempo, nel Regno Unito il movimento Move your Money, che si batte per una riforma in senso etico del sistema bancario, ha lanciato la campagna "Divest!", chiedendo ai titolari di conti correnti di comunicare alle banche in cui hanno depositato i propri risparmi di essere pronti a ritirarli, se gli istituti di credito non cesseranno di investire nelle fonti fossili entro il prossimo mese di gennaio.
La campagna va a toccare una questione importante e delicata: basti pensare che, fino ad oggi,le cinque banche più importanti della City (Barclays, HSBC, Lloyds, Santander e RBS) hanno investito oltre 66 miliardi di sterline (quasi 84 miliardi di euro) in prodotti finanziari collegati al petrolio, al fracking, al gas, al carbone e alle sabbie bituminose.
"L'investimento nei combustibili fossili non è mai stato accettabile dal punto di vista ambientale". – ha commentato Charlotte Webster, direttore della campagna "Divest!" – "Ora non è più accettabile neppure dal punto di vista sociale e, ben presto, diventerà anche economicamente inaccettabile."
È la prima volta che l'esortazione ad abbandonare le fonti fossii viene rivolta a degli istituti di credito. In precedenza, il movimento aveva avuto come obiettivi principali le università e leistituzioni religiose, riscuotendo diversi successi (come nei casi della già menzionata ANU e della Glasgow University) e alimentando il dibattito globale sull'opportunità di continuare a sostenere economicamente delle forme di energia inquinanti che, oltre ad essere pericolose per la salute umana, sono la causa principale dei cambiamenti climatici.
                                                                                        Lisa Vagnozzi

19 ottobre 2014

UBIK:I limiti vengono concessi anche in relazione alla situazione ambientale e sanitaria....

Tratto da Uomini liberi
Scritto da Ubik 


Falso dire che i limiti concessi alla 
centrale Tirreno Power sono i più 
rigorosi in Italia

Non è affatto vero quanto affermato dalla segretaria 
della CGIL e da altri sindacalisti secondo i quali i limiti concessi dalla commissione IPPC alla centrale Tirreno Power sono i più rigorosi in Italia...

In grandi centrali a carbone come quelle di Brindisi o di Civitavecchia i limiti sono molto 
più rigorosi :
80 mg/m3 per gli ossidi di zolfo,  contro i 130 definiti dall'IPPC per Savona.
50mg/m3 per il monossido di carbonio,  
contro i

120 definiti dall'IPPC per Savona.

I limiti vengono concessi anche in relazione alla
 potenza installata, all'età dei gruppi a carbone, alla
 densità di popolazione, e alla situazione ambientale e sanitaria (a Savona è stato riscontrato dalla Procura e 
dal GIP lo stato di disastro ambientale e di rarefazione lichenica).

Come mai il sindacato si chiede oggi come mai 
non vengono uniformati i valori di emissione concessi alle 
varie centrali italiane, mentre stava in silenzio prima 
quando alla centrale di Vado Ligure venivano concessi valori emissivi clamorosi (ad esempio 400 mg/m3 di 
SOX prima della concessione dell'AIA, e 390 mg/m3 
dopo la concessione dell'AIA, quando il range MTD è
da 20 a 200 mg/m3)?



Centrale Tirreno Power , si avvicina l’ora della verità ?

Tratto da La Stampa

Centrale, si avvicina 

l’ora della verità


Domani il vertice in cui l’azienda potrebbe annunciare ai lavoratori la chiusura
Si vedranno domani alle 14 nella sala convegni della centrale Tirreno Power azienda e maestranze. Un appuntamento atteso da giorni dai lavoratori che sono in ansia per quello che i dirigenti potranno comunicare, vista anche la notizia emersa da un articolo del quotidiano economico “Il Sole 24 Ore” pubblicato nei giorni scorsi che darebbe ben poche speranze su una possibile ripresa dell’attività per i due gruppi a carbone 3 e 4. Sullo sfondo, i prossimi appuntamenti in agenda.
Il 31 ottobre dovrebbe sancire una parola chiarificatrice della Conferenza dei servizi sul progetto per la copertura del parco carbone e il 18 novembre l’altro appuntamento di fondamentale importanza, ovvero la Conferenza dei servizi sulla nuova Aia per gli attuali gruppi. 
Una vera corsa a ostacoli vincolata anche dal sequestro della magistratura che blocca le attività dall’11 marzo e da uno stato di agitazione per la crisi del settore termoelettrico indetto dai sindacati confederali di categoria e che riguarda tutte le centrali del Paese nel tentativo di far convocare un tavolo sull’energia da parte del governo. 

Imprese e ambiente: i numeri delle centrali a carbone in Italia


Leggi anche su Spezia Polis 
Tirreno Power a rischio chiusura.
 Rischio per chi, e perché?

Gli stessi fatti possono essere letti con chiavi differenti, è lecito, ma non dovrebbero poter essere distorti più del necessario....

Invece Giliberto lancia allarmi: “una scelta allarmante per il sistema elettrico italiano…” e perché mai, se abbiamo energia in eccedenza e ben altre dodici centrali a carbone? ......

Continua a leggere su Spezia Polis

18 ottobre 2014

Matteo Mantero (M5S) :“È assolutamente falso che i limiti concessi alla centrale Tirreno Power di Vado Ligure sono i più rigorosi in Italia:

Tratto da IVG
Vado L. “Falso che i limiti concessi alla centrale Tirreno Power di Vado Ligure sono i più rigorosi in Italia. Falso anche dare la colpa ai ricorsi. 
Per la prima volta in Italia gli amministratori locali hanno permesso valori emissivi molto più elevati di quelli del Ministero.”. Così il Movimento 5 Stelle risponde alle affermazioni del segretario della Cgil savonese Fulvia Veirana: “Gravi falsità in merito alla questione Tirreno Power che riassumono fedelmente le attuali posizioni filo aziendaliste della politica savonese” dice il deputato savonese del M5S Matteo Mantero.
“È assolutamente falso che i limiti concessi alla centrale Tirreno Power di Vado Ligure sono i più rigorosi in Italia......... Mentre Veirana e la sua classe politica di riferimento chiudevano gli occhi nel sostenere le ragioni dell’azienda, l’inchiesta della magistratura posta a tutela della comunità savonese ha rilevato lo stato di grave disastro ambientale doloso. Centinaia di morti e danni al territorio e all’ambiente nel silenzio di amministratori e politici (definiti “neghittosi” nell’ordinanza dal giudice).....
“È falso affermare che se non ci fossero stati i ricorsi al Tar ora la centrale funzionerebbe con gruppi nuovi o rinnovati e impatto ambientale bassissimo. L’ordinanza del Gip ha evidenziato in modo chiaro come dietro i vari interventi strutturali prospettati da Tirreno Power non c’era nulla, solo qualche piccolo intervento usato come specchietto per attirare le allodole. ......
Se per anni alla centrale è stato concesso clamorosamente di funzionare con valori emissivi altissimi e devastanti (400 mg/m3 per l’ossido di zolfo in assenza di AIA e 390 mg/m3 con la nuova AIA, ben sopra i valori previsti dalle MTD) non ha ora più alcun senso definire la centrale “a norma” (anche per “l’assenza di controlli” e per i dati “autoprodotti dal gestore”, come ha sentenziato il giudice)”.
“In presenza di una così grave situazione ambientale, chi come il sindacato è stato sempre  in silenzio di fronte a valori di emissione così inquinanti, dovrebbe almeno avere la decenza di tacere e non stupirsi se in seno alla comunità, associazioni, movimenti e cittadini facciano ricorsi agli organi amministrativi per tutelare i cittadini e quegli stessi lavoratori che invece avrebbe dovuto tutelare il sindacato. Del resto la recente sentenza contro la centrale di Porto Tolle ha condannato i dirigenti della centrale per disastro ambientale indipendentemente dai valori di emissione”.
“È un falso anche dire che “le amministrazioni hanno lavorato in modo efficace per individuare limiti ambientali stringenti”. Al contrario, per la prima volta in Italia è successo invece che gli amministratori locali, eletti per tutelare la salute della cittadinanza, hanno permesso valori emissivi molto più elevanti di quelli definiti dai tecnici del Ministero” conclude.

Su  IVG  l'articolo integrale

17 ottobre 2014

17 ottobre 2014 Lettera aperta di 22 scienziati a Renzi: «La Strategia Energetica Nazionale è sbagliata»- Settembre 2011 : 24 scienziati svizzeri “mettono una croce” sopra il progetto della centrale a carbone .

Tratto da Greenreport
Lettera aperta di 22 scienziati a Renzi: «La Strategia Energetica Nazionale è sbagliata»

[17 ottobre 2014]
se renzi vince
Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi
e, p.c.,
al Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi
al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gianluca Galletti
al Ministro dell’Economia e Finanze, Pietro Carlo Padoan
al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin
al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini
Lettera Aperta - La Strategia Energetica Nazionale
Caro Presidente,
siamo un gruppo di docenti e ricercatori dell’Università e dei Centri di ricerca di Bologna. In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale, sentiamo il dovere di esprimere la nostra opinione sulla crisi energetica e sul modo di uscirne.
Definire le linee di indirizzo per una valida Strategia Energetica Nazionale è un problema complesso, che deve essere affrontato congiuntamente da almeno cinque prospettive diverse: scientifica, economica, sociale, ambientale e culturale. I punti fondamentali dai quali non si può prescindere sono i seguenti:
1) E’ necessario ridurre il consumo di energia, obiettivo che deve essere perseguito mediante un aumento dell’efficienza energetica e, ancor più, con la creazione  di una cultura della parsimonia, principio di fondamentale importanza per vivere in un mondo che ha risorse limitate.
2) La fine dell’era dei combustibili fossili è inevitabile e ridurne l’uso è urgente per limitare l’inquinamento dell’ambiente e per contenere gli impatti dei cambiamenti climatici. Ridurre il consumo dei combustibili fossili, che importiamo per il 90%,  significa anche ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese da altre nazioni.
3) E’ necessario promuovere, mediante scelte politiche appropriate, l’uso di fonti energetiche alternative che siano, per quanto possibile, abbondanti, inesauribili, distribuite su tutto il pianeta, non pericolose per l’uomo e per l’ambiente, capaci di colmare le disuguaglianze e di favorire la pace.
4) Le energie rinnovabili non sono più una fonte marginale di energia, come molti vorrebbero far credere: oggi producono il 22% dell’energia elettrica su scala mondiale e il 40% in Italia, dove il fotovoltaico da solo genera energia pari a quella prodotta da due centrali nucleari.
5) La transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili sta già avvenendo in tutti i Paesi del mondo. In particolare, l’Unione Europea ha messo in atto una strategia basata sui punti sopra elencati (il Pacchetto Clima Energia 20 20 20, l’Energy Roadmap 2050).
L’Italia non ha carbone, ha pochissimo petrolio e gas, non ha uranio, ma ha tanto sole e le tecnologie solari altro non sono che industria manifatturiera, un settore dove il nostro Paese è sempre stato all’avanguardia. Sviluppando le energie rinnovabili e le tecnologie ad esse collegate il nostro Paese ha un’occasione straordinaria per trarre vantaggi in termini economici (sviluppo occupazionale) e ambientali dalla transizione energetica in atto.
Purtroppo la Strategia Energetica Nazionale, che l’attuale governo ha ereditato da quelli precedenti e che apparentemente ha assunto, non sembra seguire questa strada. In particolare, il recente decreto Sblocca Italia agli articoli 36-38 facilita e addirittura incoraggia le attività di estrazione delle residue, marginali riserve  di petrolio e gas in aree densamente popolate come l’Emilia-Romagna, in zone dove sono presenti città di inestimabile importanza storica, culturale ed artistica come Venezia e Ravenna, lungo tutta la costa del mare Adriatico dal Veneto al Gargano, le regioni del centro-sud e gran parte della Sicilia.
Il decreto attribuisce un carattere strategico alle concessioni di ricerca e sfruttamento di idrocarburi, semplifica gli iter autorizzativi, toglie potere alle regioni e prolunga i tempi delle concessioni con proroghe che potrebbero arrivare fino a 50 anni. Tutto ciò in contrasto con le affermazioni di voler ridurre le emissioni di gas serra e, cosa ancor più grave, senza considerare che le attività di trivellazione ed estrazione ostacolano e, in caso di incidenti, potrebbero addirittura compromettere un’enorme fonte di ricchezza certa per l’economia nazionale: il turismo. D’altra parte il decreto non prende in considerazione la necessità di creare una cultura del risparmio energetico e più in generale della sostenibilità ecologica e non semplifica le procedure che ostacolano lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Il mancato apporto, quantitativamente marginale, delle nostre riserve di combustibili fossili potrebbe essere facilmente compensato riducendo i consumi. ..........Continua  a leggere qui
Il Comitato Promotore Energia per l’Italia
Vincenzo Balzani (coordinatore), Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università
Nicola Armaroli, Istituto ISOF-CNR
Alberto Bellini, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università
Giacomo Bergamini, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università
Enrico Bonatti, ISMAR-CNR
Alessandra Bonoli, Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, dell’Ambiente e dei Materiali, Università
Carlo Cacciamani, Servizio IdroMeteoClima, ARPA
Romano Camassi, INGV
Sergio Castellari, Divisione servizi climatici, CMCC e INGV
Daniela Cavalcoli, Dipartimento di Fisica ed Astronomia, Università
Marco Cervino, ISAC-CNR
Maria Cristina Facchini, ISAC-CNR
Sandro Fuzzi, ISAC-CNR
Luigi Guerra, Dipartimento di Scienze dell’Educazione «Giovanni Maria Bertin», Università
Giulio Marchesini Reggiani, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università
Vittorio Marletto, Servizio IdroMeteoClima, ARPA
Enrico Sangiorgi, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università
Leonardo Setti, Dipartimento di Chimica Industriale, Università
Micol Todesco, INGV
Margherita Venturi, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università
Stefano Zamagni, Scuola di Economia, Management e Statistica, Università
Gabriele Zanini, UTVALAMB-ENEA
Per ulteriori informazioni:http://www.energiaperlitalia.it/

Riportiamo inoltre l'articolo dell'  8 settembre 2011
CENTRALI A CARBONE:24 scienziati svizzeri “mettono una croce” sopra il progetto della centrale a carbone 
Chiarimento sulla redditività e compatibilità ambientale di nuove centrali a carbone all’estero

I gestori di centrali sono sempre più confrontati con difficili decisioni inerenti i loro investimenti. Se da una parte la pianificazione di grandi centrali esige un investimento ambientale stabile e a lungo termine, dall’altra i cambiamenti a livello politico e di mercato causano insicurezze a livello di costi e profitti delle diverse tecniche di pro-duzione d’energia. Questo concerne particolarmente le centrali a carbone che, non solo a causa del loro impatto climatico e ambientale sono causa di critiche, ma che anche in confronto a fonti energetiche più flessibili e meno dannose per l’ambiente si profilano economicamente infruttuose .
Con questa dichiarazione i firmatari desiderano indicare le prospettive economiche della produzione elettrica tramite carbone e ammonire dall’investire in nuove centrali a carbone.
In conclusione si può affermare che l’insicurezza relativa ai costi e ai ricavi futuri sia un grave rischio per la redditività di nuove centrali a carbone.
La costruzione e l’esercizio di centrali a carbone è così non solo contropro-ducente dal punto di vista di politica ambientale e climatica, ma anche dubbio-sa a livello economico.