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09 settembre 2020

Biodigestori: il ruolo delle distanze dal centro abitato e il parere sanitario del Sindaco

 Tratto da Note di Marco Grondacci 

Biodigestori: il ruolo delle distanze dal centro abitato e il parere sanitario del Sindaco. Una sentenza

Interessante  sentenza del TAR Abruzzo(sentenza n° 269 del 16 luglio 2020 - QUI) in relazione ad una di produzione di biometano dalla digestione anaerobicadi fonti rinnovabili - matrici organiche biodegradabili provenienti da scarti dell’agro-industria e dalla raccolta differenziata della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU, per circa 48.000 ton/anno in ingresso) - con trattamento di digestato solido e liquido per la produzione di compost e riutilizzo delle acque.

Il Comune territorialmente interessato dal progetto impugna il PAUR (provvedimento autorizzatorio unico regionale)  che ha portato ad autorizzare il  progetto suddetto, PAUR che contiene nel caso specifico anche: 
1. l’Autorizzazione Integrata Ambientale
2. L’Autorizzazione Unica ex articolo 12 dlgs 387/2003 

I motivi di impugnazione non sono accolti dal TAR perché come afferma la sentenza: “Il Comune però si è limitato a muovere critiche all’azione amministrativa, conclusasi con il rilascio delle autorizzazioni, in parte generiche, in parte smentite dagli atti, senza evidenziare, come richiede il sindacato su attività che implicano giudizi tecnici e scelte ampiamente discrezionali, manifesti errori, omissioni o travisamenti nelle valutazioni tecniche che ne costituiscono il fondamento,…”.

Ma la sentenza pur dando torto al Comune conferma la esistenza degli strumenti amministrativi da parte dello stesso ente territoriale locale utilizzabili per contestare progetti come quello oggetto della sentenza, vediamoli... 

21 agosto 2019

LA SENTENZA Il Tar: «La lotta all’inquinamento è più forte del diritto alla scuola»

Tratto da Il Corriere di Torino
Il Tar: «La lotta all’inquinamento è più forte del diritto alla scuola»

Respinto il ricorso presentato da due residenti nella Città metropolitana: «La tutela dell’ambiente e della salute possono comprimere altre esigenze, anche il lavoro»
«La previsione di una possibile compressione dei diritti fondamentali, effettuata allo scopo di riportare le emissioni delle sostanze inquinanti entro i valori limite per le concentrazioni dell’aria, si rivela legittima». 

A dirlo è la prima sezione penale del Tar del Piemonte, che ha respinto il ricorso presentato da due automobilisti residenti in un comune della Città metropolitana di Torino. I residenti contestavano le «limitazioni temporanee alla circolazione dei veicoli» decise dal sindaco, sostenendo che «sarebbero lesive del diritto di circolazione, del diritto al lavoro, del diritto allo studio, degli altri diritti della personalità e del diritto di proprietà». Sottolineando, inoltre, che ci sarebbe stato uno «sviamento di potere dal fine della tutela ambientale». «L’ordinanza sindacale — è la pronta replica dei giudici amministrativi — è stata adottata facendo uso dei poteri straordinari» attribuiti al primo cittadino «in relazione all’urgente necessità di interventi volti a superare situazioni di degrado dell’ambiente». Pertanto, «una parziale e temporanea limitazione della libertà di circolazione deve ritenersi giustificata quando discende dall’esigenza di tutelare il valore dell’ambiente».

«I meno abbienti non sono discriminati»
L’ordinanza comunale impugnata è la numero 133 dell’11 ottobre 2018, con cui si è stabilito il «divieto di circolazione, dalle 8 alle 19, dei veicoli dotati di motore diesel Euro 1, 2, 3 e 4 per il periodo tra l’1 ottobre 2018 e il 31 marzo 2019». I due cittadini, proprietari di auto diesel Euro 3, lamentavano «la compressione, in maniera irragionevole e sproporzionata, della propria libertà di locomozione» e di quella «delle loro figlie minorenni», nonché «dello sviluppo dei loro diritti fondamentali». E ritenevano il provvedimento del sindaco «discriminatorio delle fasce meno abbienti della popolazione», in quanto adottato in assenza di una politica di «incentivi per la sostituzione delle automobili» non più in regola. 
Se sulla presunta «compressione dei diritti fondamentali» il Tar risponde che «si rivela legittima» di fronte a un concreto «pericolo per la salute» e all’esigenza di «tutelare l’ambiente», per quanto riguarda la «discriminazione dei soggetti in base al censo» la replica è che «la restrizione temporanea non vieta in assoluto l’utilizzo dell’autovettura di proprietà», «non obbliga i proprietari alla rottamazione» e «non realizza un deprezzamento del valore dell’auto». Nel ricorso si lamentava anche il fatto che i Comuni avessero «adottato misure limitative dei diritti fondamentali in assenza di una fonte primaria», vale a dire nazionale. Ma per i giudici amministrativi non è così: «La fonte primaria che autorizza le Regioni e le Province autonome ad adottare un piano» antismog è costituita dall’accordo per «il miglioramento della qualità dell’aria del bacino padano», sottoscritto il 9 giugno 2017 da Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e dal ministro dell’Ambiente. E ai sindaci è concessa la possibilità di agire «in via di urgenza» ogni qualvolta l’Arpa segnali «una concentrazione del Pm10» pericolosa «per la salute».

«Incentivare il trasporto pubblico»

Infine, il Tar mette l’accento su un altro aspetto legato ai divieti: «L’articolato regime delle sanzioni — si legge — rivela che le limitazioni temporanee sono state adottate anche al fine di incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico e promuovere la cultura del trasporto sostenibile», come confermato dalle «deroghe al divieto di circolazione» per pullman, taxi, auto a noleggio e trasporto condiviso.

06 maggio 2019

CITTA ' DI LA SPEZIA -Digestore, Grondacci: "Cittadini e Comuni si rivolgano al Tar

Tratto da  Citta’ di La Spezia

Digestore, Grondacci: "Cittadini e Comuni si rivolgano al Tar 

Sarzana - Val di Magra - Il nome del giurista ambientale Marco Grondacci è circolato a più riprese venerdì scorso alla partecipata assemblea a tema biodigestore tenutasi in Corea, al Piano di Vezzano. Il fronte del no – o almeno una sua corposa fetta – vorrebbe infatti vedere l'esperto pienamente coinvolto dagli enti comunali interessati dal progetto nella battaglia per scongiurare l'insediamento del presidio industriale a Saliceti. ....










L'intervento odierno del giurista mette nel mirino la condotta della Regione Liguria. Tra i vari punti dolenti, si sofferma sulle modalità con cui il Piano di Ambito Regionale per i rifiuti può esser rivisto. “Risulta con chiarezza che solo con un report specifico (traguardato al 2020) si potrà parlare di una revisione del Piano ma solo in caso di mancato rispetto delle tempistiche previste dal Piano stesso. Invece nel quadro programmatico dello Studio di Impatto Ambientale presentato per il progetto di Biodigestore a Saliceti (in pieno contrasto con quanto previsto dal Piano di Ambito) si legge che la giustificazione dello spostamento del sito da Boscalino a Saliceti è nella delibera del Comitato di Ambito n°10 del 13/12/2018 che si riferisce al piano di emergenza fino al 2020 (problematiche di gestione flussi rifiuti urbani e assimilati dopo il crollo del Ponte Morandi) ma che non tratta minimamente del sito del biodigestore spezzino”. Nel Programma straordinario allegato alla deliberazione si parla di Saliceti solo in relazione all'esistente impianto che tratta indifferenziato. Per Grondacci è come se “nel Comitato di Ambito hanno una sfera di cristallo e sono riusciti ad anticipare ora quello che succederà dopo il 2020 e oltretutto citando a giustificazione dati su quantità dei rifiuti organici da smaltire nell’ipotizzato biodigestore spezzino che sono gli stessi previsti dal Piano di Ambito Regionale approvato nell’agosto del 2018: 60.000 tonnellate/anno comprensive di quelle prodotte nel Tigullio genovese”.

Per il giurista “è indiscutibile che questo modo di procedere della Regione sia illegittimo. Come ho già avuto modo di spiegare se il Piano non va più bene deve essere modificato. Ci vuole un nuovo Piano, una nuova Vas mettendo a confronto non solo ipotesi di sito ma anche di tecnologie per chiudere il ciclo dei rifiuti compresi gli organici. Fuori da questo percorso amministrativo non sono accettabili Inchieste Pubbliche di nessun genere perché trasformerebbero il tutto in una 'guerra' tra siti insensata Continua la lettura su Citta’ di La Spezia

27 maggio 2015

Problematica Tirreno Power : "a cavallo delle elezioni Regionali" il Governo convoca tavolo tecnico a palazzo Chigi il 18 giugno.

Tratto da Savona News
Tirreno Power, "a cavallo delle elezioni Regionali" il Governo convoca tavolo tecnico a palazzo Chigi il 18 giugno.

Il confronto tra istituzioni, azienda, sindacati con il Governo sarà a palazzo Chigi. Ancora attesa per la decisione del TAR sui ricorsi di azienda e ambientalisti

E’ stato convocato per giovedì 18 giugno il tavolo tecnico a palazzo Chigi sulla vertenza Tirreno Power. Sindacati e lavoratori aspettavano da tempo questo momento.
Ed oggi una risposta dal Governo è arrivata: sarà a metà giugno l’atteso incontro di confronto tra i ministeri dell’Ambiente, del Lavoro, dello Sviluppo Economico e l’azienda Tirreno Power di Vado Ligure. Infatti sono stati convocati a Roma le istituzioni territoriali (Comuni Vado Ligure, Quiliano, Regione), l’azienda Tirreno Power e i sindacati. Al centro del tavolo la situazione della centrale termoelettrica e le possibilità di ripresa dell'attività produttiva a fronte dell'inchiesta della Magistratura savonese. 
Inoltre, c'è ancora attesa per la decisione del TAR sui ricorsi di azienda e ambientalisti.

02 marzo 2015

Nuovo colpo al carbone italiano: la sentenza del Tar che boccia Saline Joniche

Tratto da Greenreport
Centrale a carbone di Saline Joniche, gli ambientalisti vincono il ricorso al Tar del Lazio

Le Associazioni: «Grande vittoria contro un progetto sbagliato, ormai fuori dal contesto energetico nazionale»

[27 febbraio 2015] Il Tar del Lazio, accettando il ricorso contro il decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri e la valutazione d’impatto ambientale; il ricorso era stato presentato a fine novembre 2012 da Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF e poi unificato a quello della Regione e di altre associazioni nazionali e locali, ha detto che la centrale a carbone di Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria, non si farà perché l’iter autorizzativo era viziato da evidenti irregolarità e forzature

Lo stesso Tar del Lazio evidenzia la necessità di dare ascolto anche alle popolazioni locali, alle istanze della società civile volte alla tutela del paesaggio e del territorio, alle realtà produttive locali che sarebbero state danneggiate dalla centrale

Esultano gli ambientalisti che avevano evidenziato «Le violazioni delle norme di tutela ambientale, le notevoli carenze progettuali e il parere contrario delle istituzioni, a partire dalla Regione, e delle comunità locali».

In un comunicato congiunto, Greenpeace, Legambiente e Wwf Italia sottolineano che «La proposta di centrale di Saline Joniche rispondeva a una visione vecchia e ormai superata della politica energetica italiana. Un impianto del genere non solo sarebbe stato molto dannoso per il clima, per l’ambiente, per la salute e per le comunità locali: oggi la centrale sarebbe anche inutile, visto che ormai il 37,5% elettrici della domanda elettrica del Paese è soddisfatta da fonti rinnovabili e che abbiamo una sovrabbondanza di capacità di produzione elettrica e di centrali.

Il Mise prenda atto di questa sentenza e chiuda una volta per tutte la Conferenza dei servizi sulla centrale con il diniego a un progetto che non ha alcun senso».

Tratto da QualEnergia

Nuovo colpo al carbone italiano: il Tar boccia Saline Joniche


La centrale a carbone di Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria, per il momento non si farà perché l'iter autorizzativo era viziato da evidenti irregolarità e forzature. Lo ha stabilito il Tar del Lazio, accettando il ricorso contro il decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri e la valutazione d'impatto ambientale (sentenza in allegato).
Anche se resta la possibilità di un ricorso al Consiglio di Stato, questo è probabilmente il colpo di grazia per il progetto di centrale a carbone"pulito"da 1.320 MW di Sei (società controllata dalla svizzera Repower e partecipata da Hera, Foster Wheeler Italiana e Apri Sviluppo), alla quale il Governo aveva dato il via libera nel giugno 2012.
L'iniziativa era già in forse dopo l'esisto del referendum nel cantone svizzero dei Grigioni: i cittadini dei Grigioni, che controllano attraverso il Governo cantonale la maggioranza di Repower, a settembre 2013 avevano votato contro il progetto.
Il ricorso contro l'autorizzazione del Governo italiano era stato presentato a fine novembre 2012 da Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF e poi unificato a quello della Regione Calabria e di altre associazioni. Gli ambientalisti avevano evidenziato le violazioni delle norme di tutela ambientale, le notevoli carenze progettuali e il parere contrario delle istituzioni, a partire dalla Regione, e delle comunità locali.
“La proposta di centrale di Saline Joniche – sottolineano le associazioni – rispondeva a una visione vecchia e ormai superata della politica energetica italiana. Un impianto del genere non solo sarebbe stato molto dannoso per il clima, per l’ambiente, per la salute e per le comunità locali: oggi la centrale sarebbe anche inutile, visto che ormai il 37,5% elettrici della domanda elettrica del Paese è soddisfatta da fonti rinnovabili e che abbiamo una sovrabbondanza di capacità di produzione elettrica e di centrali. Il MiSE prenda atto di questa sentenza e chiuda una volta per tutte la Conferenza dei servizi sulla centrale con il diniego a un progetto che non ha alcun senso. Lo stesso TAR del Lazio sottolinea la necessità di dare ascolto anche alle popolazioni locali, alle istanze della società civile volte alla tutela del paesaggio e del territorio, alle realtà produttive locali che sarebbero state danneggiate dalla centrale.”
Il TAR ha contestato le modalità utilizzate dal Consiglio dei ministri per superare l'impasse creatosi per l'opposizione manifestata in Conferenza dei servizi da ministero dei Beni Culturali e Regione. In particolare, si legge nella sentenza, il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto  esprimere "le ragioni per le quali l'intesa non si era raggiunta, specificando esattamente attraverso quali strumenti l'intesa era stata ricercata, per poi approfondire le ragioni strategiche, di vantaggio economico o meno per le popolazioni interessate, di tutela del paesaggio e del territorio, che esitavano nel senso di consentire l'accoglimento della richiesta di rilascio dell'autorizzazione unica alla realizzazione della centrale a carbone".
Invece, dicono i giudici, il Cdm si è limitato ad allinearsi "alla posizione della Commissione tecnica Via senza alcuna motivazione specifica idonea ad illustrare il fondamento delle valutazioni tecnico-giuridiche assunte dal Consiglio per raggiungere la decisione favorevole al rilascio dell'autorizzazione, peraltro a fronte di posizioni nitidamente espresse in senso non favorevole rispetto al progetto nel corso della conferenza di servizi da altre amministrazioni invitate a parteciparvi".

23 ottobre 2014

REALACCI - Buone notizie per la Calabria e per Saline Joniche : la centrale a carbone non serve più

Tratto da  Zoomsud
  REALACCI(PD) Per la Calabria buone notizie: la centrale di Saline non serve più
''Buone notizie per i cittadini calabresi e il futuro di Saline Joniche: c’è spazio per fermare da subito l'anacronistico e antieconomico progetto di realizzare una centrale a carbone nel comune di Montebello Jonico. Un progetto vecchio che non ha più senso''. Lo afferma Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera,(PD)) commentando la risposta del Mise alla sua interrogazione sulla costruenda centrale a carbone di Saline Joniche.
''E' chiaro infatti - aggiunge - non c’è bisogno di nuove centrali elettriche tradizionali, visto che già oggi abbiamo piu' impianti energetici convenzionali di quelli che servono al Paese. Tanto che la stessa Enel ha annunciato non solo di rinunciare alla conversione a carbone di Porto Tolle, ma anche la chiusura di 23 centrali termoelettriche alimentate a fonti fossili. Il rilascio dell'autorizzazione da parte del Mise e' infatti subordinato per legge al parere motivato della Regione.
Questo, in sintesi, quanto emerge dalla risposta del Ministero dello sviluppo economico all'interrogazione n.4-05632 di cui sono primo firmatario, sottoscritta anche dai colleghi, Oliverio, Magorno e Covello''.
''Nella risposta del Mise, infatti, e' scritto - aggiunge Realacci - nero su bianco che la Regione, con un eventuale rifiuto al rilascio dell'Intesa per la realizzazione della centrale puo' determinare il diniego al rilascio dell'autorizzazione alla sua realizzazione, una interpretazione confermata anche dalla sentenza n.6 del 13 gennaio 2004 della Corte Costituzionale. Parere motivato e dettagliato che pero', a detta del Mise, la Regione non ha ancora formalizzato. Anziche' puntare sul carbone, il combustibile fossile piu' inquinante che c'e', alimentando l'eccesso di impianti energetici convenzionali che gia' oggi caratterizza il Paese, la Calabria puo' dunque avere un futuro migliore e scommettere su un piano di sviluppo sostenibile per Saline Joniche centrato sulla tutela e la valorizzazione delle risorse ambientali e culturali calabresi, per lottare contro le organizzazione mafiose e pericolose come la 'ndrangheta, migliorare la qualita' della vita e attrarre nuovi investimenti e flussi turistici nell'Area Grecanica''. 
''Vale la pena ricordare - conclude Realacci - che sul progetto di Saline Joniche pesano non solo la ferma opposizione di Enti Locali, associazioni, liberi cittadini e diversi ricorsi al Tar, ma anche l'uscita dal progetto del socio .di maggioranza, il gruppo svizzero a partecipazione pubblica Repower Ag, arrivata a seguito del referendum popolare del settembre 2013 che ha stabilito che le aziende svizzere a partecipazione pubblica non possono investire in centrali a carbone neanche al di fuori dei confini nazionali.

Quando basta, insomma, per tirare con decisione il freno a mano su questo progetto antieconomico, contro l'ambiente e non guarda al futuro''.
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Buone notizie per gli amici calabresi per loro il carbone pare non serva più è antieconomico e non guarda al futuro .... 
Per noi in Liguria  una parte politica poco lungimirante lo privilegia ancora nonostante le numerosissime evidenze di serie problematiche connesse con la combustione del carbone per la salute dei cittadini e per l'ambiente .....
ci sarebbe  ancora secondo un Onorevole ligure .....la necessità di un chiarimento sulle reali condizioni di salute della popolazione, e conseguentemente sui livelli di emissioni tollerabili......
IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE  E' POCO NOTO ALLA POLITCA .............PER I FIRMATARI  SONO FONDAMENTALI I LIMITI DI EMISSIONE CHE NOI E IL NOSTRO AMBIENTE RIUSCIAMO ANCORA A TOLLERARE......
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Leggi su Ninin 

Interpellanza  PD su Tirreno Power.

 La vetustà degli impianti stessi, insieme alle condizioni di esercizio, costituiscono ormai da tempo un fattore riconosciuto di grande criticità . l’11 marzo 2014 il GIP di Savona, su richiesta della Procura della Repubblica ha disposto il sequestro cautelativo dei gruppi VL3 e VL4 della centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado -Quiliano, e l'interruzione dell'esercizio; il provvedimento del GIP contestava il mancato adeguamento alle prescrizioni dell’AIA e si era basato, tra l’altro, sulle risultanze di una perizia della Procura sugli effetti ambientali e sanitari dell’attività della Centrale Tirreno Power sulla popolazione locale....

.....la necessità di un chiarimento sulle reali condizioni di salute della popolazione, e conseguentemente sui livelli di emissioni tollerabili; per sapere se, alla luce della complessità della vicenda, ritenga che essa debba essere assunta dalla Presidenza del Consiglio, come richiesto anche dalle istituzioni e forze sociali del territorio se il Governo, i Ministeri competenti o gli Istituti preposti abbiano realizzato proprie perizie, valutazioni e verifiche, ed eventualmente con quali risultati.......

Continua su Ninin

11 aprile 2014

Tirreno Power, il Tar del Lazio accoglie il ricorso sulla diffida del Ministero.

Tratto da Ivg

Tirreno Power, il Tar accoglie il ricorso sulla diffida del Ministero

Vado Ligure. Il Tar blocca la diffida del Ministero dell’Ambiente. La notizia è apparsa sul sito di uno dei due studi legali che difende la società Tirreno Power e riguarda un ricorso d’urgenza presentato questa mattina.
“Lo studio Orrick ...... hanno ottenuto in data odierna dal Tar del Lazio un decreto che sospende in via d’urgenza la diffida del Ministero dell’Ambiente che, sulla base di una asserita violazione delle previsioni dell’AIA della centrale elettrica di Vado Ligure, minacciava la sospensione dell’esercizio delle due sezioni a carbone”.
Il Tar ha quindi ritenuto fondata la tesi difensiva dell’azienda elettrica che si basava sul fatto che in presenza di tutti i ricorsi contro l’ampliamento della centrale da parte di comuni e associazioni ambientaliste non era prudente avviare i lavori che sarebbero potuti essere bloccati da uno di questi ricorsi.
“L’azienda ha fatto presente che sono tuttora pendenti ricorsi contro l’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata alla Centrale da parte di alcune istituzioni locali e associazioni ambientaliste che non hanno ancora reso inoppugnabile l’autorizzazione, momento da cui decorrono le scadenze previste dall’Aia sul nuovo gruppo” afferma in una nota Tirreno Power.

01 agosto 2013

Passeggino Rosso :DIFENDIAMO LA NOSTRA TERRA

Tratto da Noalcarbone
Passeggino Rosso : LEGGE 21/2012 DIFENDIAMO LA NOSTRA TERRA
(comunicato stampa Passeggino Rosso)
La legge 21/2012 della Regione Puglia, nata allo scopo di tutelare la salute e l’ambiente dalle emissioni industriali inquinanti, ha introdotto la Valutazione del danno sanitario (Vds) per le industrie ad alto impatto ambientale dei poli di Taranto eBrindisi, prevedendo che a fronte di patologie accertate si riducano le emissioni inquinanti sino all’inevitabile chiusura degli impianti individuati come fonte accertata di pericolo nei confronti dell’ambiente e della salute pubblica.

La legge individua nel’Asl e nell’Arpa gli organismi competenti per redigere, con aggiornamento almeno annuale, un rapporto di Valutazione del danno sanitario (Vds) anche sulla base del Registro tumori regionale e delle mappe epidemiologiche sulle principali malattie a carattere ambientale.

Apprendiamo che una serie di grandi aziende – e fra queste l’Eni con la raffineria di Taranto, l’Enel con gli impianti di Brindisi, la Cementir con lo stabilimento di Taranto, ed ancora Edipower ed Enipower e la Basell – hanno chiesto ai giudici amministrativi del Tar di annullare il regolamento della legge, ponendo anche la questione di incostituzionalità, con la motivazione che si creerebbe un divario fra chi opera in Puglia e chi, invece, nelle altre regioni italiane.

Davanti alle dichiarazioni di Confindustria Passeggino Rosso è attonito: al contrario infatti consideriamo questa legge una grande opportunità di difesa della salute dei nostri figli – prima cosa che ci sta a cuore – e,  a fronte della situazione accertata di inquinamento grave dei due siti industriali di Brindisi e Taranto, riteniamo che veramente debba esserci una differenza fra chi opera in queste città piuttosto che in altre, perchè si tratta di zone SIN, zone che hanno subito per anni un vero e proprio martirio, zone che sono state spremute come un limone, dove la salute e ogni diritto sono stati calpestati, sacrificandole al profitto delle stesse grandi industrie che oggi ricorrono al Tar.

In queste zone invece si devono ridurre le emissioni complessive delle attività industriali per cui le aziende che vi operano devono andare in questa direzione, ma prima ancora si deve realizzare una mappatura della salute e, se viene accertata una fonte di pericolo nei confronti dell’ambiente e della salute pubblica, questa deve essere immediatamente rimossa, senza se e senza ma, come questa legge prevede appunto.

Per questo motivo chiediamo a tutti i rappresentanti istituzionali e, in particolare al Sindaco di Brindisi, di impegnarsi a difesa di questa legge che, ricordiamo, è stata voluta ed approvata da una giunta regionale retta dal suo stesso partito di provenienza, chiedendo pubblicamente alle aziende brindisine la revoca del ricorso al Tar che hanno presentato. Questo schierarsi della politica tutta e del Sindaco, insieme alle mamme di Brindisi, a difesa della salute dei bambini della nostra città, sarebbe un atto doveroso e apprezzabile: nessuno può permettersi di restare in silenzio.

Passeggino Rosso non lo farà e non resterà a guardare passivamente chi vuole privarci di questo prezioso strumento. Aspettiamo delle risposte!

11 luglio 2013

MUOS, arriva il "no" la boccciatura del Tar


muos
Tratto da Il Cambiamento

MUOS, arriva il "no" del Tar

Il TAR dice no al ricorso del ministero della Difesa contro la revoca dell’autorizzazione ai lavori statunitensi per la costruzione del MUOS disposta il 29 marzo scorso dal governatore siciliano Rosario Crocetta.                 

di Dario Lo Scalzo - 10 Luglio 2013

Era attesa sin dallo scorso 10 maggio e finalmente, dopo un paio di rinvii, è giunta ieri nel primo pomeriggio la bocciatura del TAR che si è espresso sfavorevolmente respingendo il ricorso contro gli atti di revoca del MUOS da parte della Regione siciliana portato avanti dall’Avvocatura dello Stato per conto della Difesa.

È un no senza ancora il dettaglio della sentenza, che verrà fornito non appena sarà fissata la prossima udienza, ma che boccia entrambi i ricorsi presentati dal Ministero, quello contro la revoca delle autorizzazioni ai lavori e quello relativo al risarcimento nei confronti degli Stati Uniti da parte della Regione Sicilia di una somma pari a 25 mila euro per ogni giorno di fermo dei lavori, con decorrenza dal 29 Marzo scorso.
“Uno a zero e palla a centro” dice soddisfatto il popolo No Muos, conscio però che, per l’appunto, la neverending story del MUOS, non sia ancora prossima ad una fine....
Ma la scienza parteggia sinora per la causa no Muos se è vero come è vero che, dopo gli studi condotti dai professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu, più recentemente anche gli esperti dell’università La Sapienza di Roma hanno confermato la pericolosità del Muos per la salute ed ambiente mettendo inoltre in discussione la fondatezza e la completezza dei precedenti studi statunitensi.
Arrivano dunque le bocciature degli esperti e quelle degli organi di giustizia amministrativa.  

Tuttavia, ancora non basta per porre fine al MUOS e per determinare gli effetti delle sue emissioni e così, in questa partita di ping-pong, si passa di studio in studio e, adesso, occorrerà attendere anche le risultanze degli accertamenti condotti da parte dell’Istituto superiore di sanità (Iss) previste prossimamente. Che sia l’ultima spiaggia per gli States? Che sia l’atto finale della vicenda?
L’attesa è trepidante .........Leggi l'articolo integrale

18 ottobre 2012

VIDEO:SCANDALO!!! L'AIA approvata per l'ilva di Taranto

TARANTO. LUNEDI' 22 OTTOBRE ASSEMBLEA IN PIAZZA GARIBALDI


     AIA ALL'ILVA, RITORNO AL FUTURO.

TARANTO - Siamo di nuovo al punto di partenza. Può sembrare strano, ma è la dura realtà dei fatti a dircelo. E’ come se tra il 5 luglio del 2011 e il 18 ottobre 2012, non fosse accaduto assolutamente nulla. 

Due Conferenze dei Servizi, una per concedere la prima AIA all’Ilva dopo ben 7 anni di “lavoro” della commissione IPPC, la seconda, quella odierna, per riesaminarla e “aggiustarla” per scongiurare la chiusura del siderurgico tarantino. Nei giorni scorsi, più volte abbiamo analizzato i vari dettagli tecnici: sarebbe inutile ripeterci ancora una volta.
Anche perché, come abbiamo più volte sostenuto su queste colonne, il discorso è viziato sin dalle sue fondamenta: riesaminare un’autorizzazione concessa meno di un anno fa ad un’azienda che ha ricorso al TAR contro le prescrizioni più “stringenti” in essa contenute (soltanto dopo l’intervento della magistratura istituzioni e sindacati hanno avuto il coraggio di dire che quel testo altro non era che un compromesso politico, a scapito dell’ambiente e della salute aggiungiamo noi), e che oggi vede l’intera area a caldo e ben sei impianti diversi sotto sequestro preventivo per il reato di disastro ambientale colposo, i cui proprietari sono agli arresti domiciliari, ci sembra abbastanza per poter sostenere la tesi secondo cui non andava assolutamente presa in considerazione un’eventualità del genere......

Molto semplicemente, siccome siamo in Italia, procediamo di nostra iniziativa infischiandocene delle regole: che esistono e non ce le siamo inventate noi su due piedi.

Leggi il testo integrale  su Inchiostro Verde  
Riportiamo la conclusione
.........Che strano, però. Perché proprio a partire dal 1 gennaio 2016 l’Ilva, come tutte le altre aziende europee, sarà obbligata a rispettare i nuovi parametri sull’inquinamento previsti dall’ultima direttiva europea dello scorso marzo. Che incredibile coincidenza, vero? Il Gruppo Riva sa molto bene cosa fare: oggi, domani e dopo domani. Ha un piano preciso da tempo. Ed ha la grande fortuna di essere in Italia e di avere a che fare con delle istituzioni e dei sindacati impresentabili, sotto ogni punto di vista.
Ed una popolazione lontanissima dall’aver preso coscienza del fatto che un altro futuro ed un’altra economia sono davvero possibili. 
Ma la Storia è strana ed imprevedibile.
 E per nostra grande fortuna, non ha mai guardato in faccia nessuno al momento della resa dei conti. Sono caduti i più grandi imperi e gli imperatori apparentemente più invincibili. Vuoi vedere che alla fine cadrà anche il più grande impero economico dell’acciaio del nostro paese? Ad maiora. E buona Conferenza.
Gianmario Leone (TarantoOggi del 18 ottobre 2012)
 

Leggi anche

Aia all’Ilva, Clini pronto a firmare. Ora si attende la reazione della Procura

......LA REAZIONE DI LEGAMJONICI - Per Daniela Spera, coordinatrice di Legamjonici, è “inaccettabile il rilascio dell’Aia ad un’azienda priva dei requisiti minimi per poter produrre senza inquinare”. Sottolinea la Spera: «Numerose prescrizioni inserite si riferiscono ad interventi strutturali sostanziali senza i quali, in qualunque altro Stato europeo, nessun impianto siderurgico a ciclo integrale potrebbe essere autorizzato ad operare.  
E’ inoltre evidente il ‘gioco dei tempi’ che permette all’Ilva di vivere ancora fino all’agosto del 2017″.

 Guardate il video e ascoltate  le parole di  Angelo Bonelli:

"MA QUESTO E' IL MODO DI TRATTARE I CITTADINI? "

 

17 giugno 2012

ARCIREPORT:Una centrale a carbone tra le case


Pubblichiamo due articoli tratti da "Arci Report " il settimanale a cura dell' ARCI,documentati  da Uniti per la Salute, per  fare il punto ed evidenziare la problematica della centrale a carbone Tirreno Power.

 



 
Una centrale a carbone tra le case      
Prima puntata
La centrale di Vado Ligure-Quiliano funziona da oltre quarant’anni in un contesto densamente popolato, vicinissima a Savona, su un tratto di costa con insediamenti abitati ininterrotti. Peraltro località di grande rilevanza turistica come Varazze, Celle Ligure, Albisola, Spotorno, Noli, Varigotti si trovano in questo tratto di costa.
Nonostante si tratti di un complesso di notevole potenza (due gruppi a carbone da 330 MW ciascuno e un gruppo a gas da 760 MW) situato appunto in pieno centro abitato, la proprietà della centrale chiede un ulteriore ampliamento: ancora altro carbone (460 MW!)
L’ipotesi di potenziamento trova l’opposizione di associazioni, di medici, comitati, partiti e cittadini e di ben 18 comuni del territorio (di destra e di sinistra che deliberano contro il potenziamento).

Sul tema interviene l’Ordine dei Medici con dichiarazioni forti e inequivocabili a proposito degli attuali gruppi a carbone: “minaccia reale e consistente per la salute e per la vita dei cittadini della provincia di Savona” e ancora “nelle aree interessate dalle ricadute delle emissioni della centrale si osservano elevati tassi standardizzati di mortalità, rispetto alla media regionale e nazionale sia per tutte le cause, che per malattie neoplastiche, cardio e cerebrovascolari”.(leggi)

Sul progetto di potenziamento l’Istituto Tumori di Genova dichiara “Nella relazione presentata da Tirreno Power vi sono gravi lacune metodologiche che mettono in discussione le tranquillizzanti conclusioni del documento. In sintesi: errori ed omissioni nelle stime delle emissioni di polveri fini primarie e secondarie; sottostima delle emissioni di gas serra; sottovalutazione dei dati derivanti da studi su bioindicatori; errori metodologici sull’impatto sanitario”.(leggi )

Il Ministero della Salute - Istituto Superiore di Sanità in sede della conferenza dei servizi  rimarca come i decreti rilasciati “non abbiano sufficiente evidenza della problematica relativa ai c.d. microinquinanti classici derivanti dalla combustione del carbone, tra cui PCB, i metalli pesanti, l’arsenico, ecc. ecc. , … e “l’importanza di considerare il deposito al suolo di tali sostanze”.

I sindaci di Vado Ligure e Quiliano, con una forte posizione nel documento del 25 gennaio 2011: “… chiedono che le gravi lacune presenti nell’attuale procedura di valutazione siano sviluppate in quanto tali approfondimenti si ritengono indispensabili per una corretta e appropriata valutazione degli impatti ambientali” dichiarando come “fondamentale, condizionante e non prorogabile” sia un piano di monitoraggio ante operam sia una Valutazione di Impatto Sanitario. Queste pressanti richieste non possono essere poste come prescrizioni ma “azioni indispensabili e urgenti prima di ogni ulteriore determinazione”, puntualizzano i Sindaci.

Lo stesso Presidente della Regione Liguria ha parlato di “inquinamento colossale” e ancora: “due vecchi gruppi da 330 Mw che sono stati realizzati nel 1971 e che ormai hanno raggiunto la fine della loro vita produttiva… hanno già 40 anni: non si può pensare di tirare loro il collo ulteriormente”

Ma la Regione Liguria nel dicembre 2011, modificando il diniego precedente che l’aveva portata anche a ricorrere al TAR, accorda un’ intesa: oltre alla concessione del nuovo gruppo a carbone, i vecchi gruppi verrebbero mantenuti in esercizio ancora per molti anni.
Le associazioni, i comitati e i cittadini continuano tuttavia nella loro azione a difesa e tutela del territorio e della salute 


  Centrale di Vado Ligure i danni per la salute. 
Seconda Puntata

Nella centrale di Vado Ligure Quiliano continuano dunque a funzionare due vecchi gruppi a carbone: un Ente terzo e sicuramente super partes come l’Ordine dei Medici della Provincia di Savona  a proposito di quei gruppi li definisce “minaccia reale e consistente per la salute e per la vita dei cittadini della provincia di Savona”: dunque si parla di “minaccia reale e consistente per la salute e la vita”.  Questo dovrebbe bastare per attivare provvedimenti a tutela dei cittadini.

Peraltro la situazione generale dell’inquinamento è riassunta dalla stessa Regione Liguria  nel "Piano di risanamento e tutela della qualità dell'aria" a pag 126 : La combustione nell'industria dell'energia e quindi essenzialmente la centrale termoelettrica è la prioritaria responsabile delle emissioni di Ossidi di azoto, PM10, SOx e di COV.

 Tuttavia la  centrale  continua a funzionare sebbene priva delle autorizzazioni che derivano da tassative disposizioni di legge italiane ed europee che impongono sia provvista  di A.I.A. (autorizzazione integrata ambientale) con l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili per la riduzione delle emissioni.  

Non solo:  la proprietà della centrale(2007) presenta un progetto per  l’ampliamento con un altro, grande gruppo a carbone. Su questo progetto  il ministero dell’Ambiente esprime un giudizio positivo  nonostante la contrarietà dei comuni del territorio (e in un primo tempo anche della Regione Liguria) che ricorrono al  TAR.


Per avere un quadro più chiaro possibile, i comuni di Vado e Quiliano  commissionano una perizia allo studio Terra (firmata e giurata in tribunale dal dott. Marco Stevanin già membro della commissione VIA nazionale) della quale  è opportuno riportare alcuni brani delle conclusioni che risultano inequivocabili: “per quanto riguarda la salute, nell’analisi critica è stata evidenziata una situazione già fortemente compromessa mentre è da ritenersi lo stato di salute presentato nella documentazione di progetto assolutamente inattendibile, inadeguato e non rappresentativo della reale situazione presente sul territorio in questione.  Questo fa pensare che il giudizio positivo di compatibilità ambientale dell’opera rilasciato dal Ministero dell’Ambiente sia in netto contrasto con il principio di tutela e precauzione della salute dei cittadini, senza l’acquisizione preventiva dei risultati di opportuni approfondimenti.
… si ritiene assolutamente insostenibile, dal punto di vista sia ambientale che delle possibili implicazioni sanitarie, l’insediamento sul territorio di un nuovo gruppo a carbone.. 

ALLA LUCE DI QUESTE OSSERVAZIONI IL S.I.A. (Studio di Impatto Ambientale presentato dall’azienda n.d.r) PRESENTATO RISULTA INADEGUATO E INATTENDIBILE E ANDREBBE RITIRATO COSI’ COME IL PROGETTO DI AMPLIAMENTO. SI RITIENE INADEGUATO QUINDI IL GIUDIZIO DI COMPATIBILITA’ RILASCIATO DAL MINISTERO DELL’AMBIENTE…

Con queste premesse è naturale che i cittadini si aspettassero  finalmente quelle indagini sull’inquinamento e sulla salute dei cittadini chiesti con forza di sindaci e che i vecchi impianti fossero adeguati alle migliori tecnologie senza indugio.
Invece, come visto, la Regione Liguria decide di rilasciare l’intesa per il nuovo gruppo a carbone da 460  MW e questo  nonostante le ferme prese di posizione dell’Ordine dei Medici, le evidenze della perizia giurata in tribunale, la contrarietà di 18 amministrazioni comunali, di importanti associazioni e comitati, e  nonostante le molte evidenze che saranno analizzate nella terza parte

   
Terza puntata
Il terzo articolo pubblicato da Arcireport  n° 22 a  pag 7 sulla centrale a carbone di Vado Ligure

Nelle aree interessate dalle emissioni della centrale a carbone si muore di più.

Si è visto negli articoli precedenti come la Regione Liguria abbia deciso di rilasciare l’intesa per un nuovo gruppo a carbone da 460 MW nella centrale di Vado Ligure Quiliano (SV).
 In seguito, nel marzo 2012, il Ministero dello Sviluppo Economico ha emesso il decreto autorizzativo.

Questo iter si è sviluppato nonostante le ferme prese di posizione dell’Ordine dei Medici, le evidenze della perizia giurata in tribunale,la contrarietà di 18 amministrazioni comunali, di importanti associazioni e comitati.
Questo iter autorizzativo si è sviluppato nonostante:
- la forte dichiarazione dei sindaci dei comuni
su cui insiste la centrale
(Vado Ligure e Quiliano), che, consapevoli delle loro responsabilità nei confronti dei cittadini e del territorio, hanno espressamente richiesto come azione indispensabile ed urgente «prima di ogni ulteriore determinazione» una valutazione di impatto sanitario (VIS) in riferimento alla Carta di consenso di Goteborg;

- le ‘discrepanze’ in relazione al verbale della conferenza dei servizi del luglio 2011 (atto
propedeutico all’autorizzazione), evidenziate dai Sindaci di Vado Ligure e Quiliano: «Si ritiene che tali divergenze alterino in maniera significativa quanto discusso in sede di Conferenza in riferimento agli elementi sopra riportati, rappresentando una versione non conforme a quanto effettivamente disquisito in merito» e ancora «è evidente come nella versione definitiva del verbale i sopra esposti interventi siano stati modificati». (Dichiarazioni che fino ad ora non risultano mai smentite o confutate da alcuno. Riteniamo trattarsi di una denuncia di enorme gravità che viene non da due persone qualsiasi ma da due sindaci nell'esercizio delle loro funzioni);
 
- non ci risultino misurazioni pubbliche sulle emissioni ai camini! Gli unici dati sulle emissioni in nostro possesso sono quelle rilevate dalla stessa azienda;

- analogamente non risultino misurazioni pubbliche sugli scarichi idrici della centrale (oltre 900 miliardi di litri nel solo 2010 fonte della stessa azienda). Scarichi che confluiscono alla foce del torrente Quiliano;
 
- Arpal nella relazione sull’attività di monitoraggio (2010) indichi proprio in quel tratto di mare inquinanti nei sedimenti con valori elevatissimi. L’Ordine dei Medici in un documento ufficiale scrive «La presenza di metalli pesanti e di idrocarburi policiclici aromatici a livelli enormemente maggiori rispetto alle altre aree liguri, anche portuali, e di oltre cento volte superiori rispetto ai riferimenti normativi, indica una molto probabile derivazione di tali inquinanti dalla centrale a carbone, che rappresenta sicuramente, nell’area, la principale fonte di idrocarburi policiclici aromatici derivanti dai processi di combustione e di metalli pesanti presenti nel carbone (si pensi a questo proposito anche alle grandi quantità di tali sostanze presenti nelle acque reflue della centrale)».

Quelle elencate sono solo alcune delle evidenze che inducono associazioni, comitati,partiti a battersi a tutela e difesa dei loro diritti e per la salute, ma crediamo basterebbero le dichiarazioni dell’Ordine dei Medici della Provincia di Savona «nelle aree interessate dalle ricadute delle emissioni della
centrale si osservano elevati tassi standardizzati di mortalità, rispetto alla media regionale e nazionale sia per tutte le cause, che per malattie neoplastiche, cardio e cerebrovascolari»
. 

Al di là di ogni altra considerazione ribadiamo ancora una volta che ci pare logico e di elementare buon senso,che, prima di costruire altri impianti (per giunta a carbone), siano approfondite e migliorate la evidenze ambientali e sanitarie dell’intero territorio.
Info: unitiperlasalute@libero.it