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12 aprile 2018

Inchiesta su Tirreno Power a Vado, in 26 rinviati a giudizio .Ecco l'intervista dell' Avvocato Matteo Ceruti -


 Ecco l' intervento dell' Avvocato Matteo Ceruti tratto da Savona News 

26 rinvii a giudizio per il "caso Tirreno Power"


“Il lavoro che è stato fatto dalla Procura di Savona è stato importante con l’appoggio di tutte le associazioni di protezione ambientale locali e nazionali e ci si attendeva che venisse disposto il rinvio a giudizio. Ci sarà da lavorare però abbiamo un primo vaglio di un giudice per l’udienza preliminare che ha ritenuto che ci sia un materiale probatorio serio per sostenere l’accusa in giudizio riteniamo di poter lavorare seriamente per portarla avanti. 

L’imputazione è quella di disastro sanitario e ambientale colposo non è necessario provare il nesso di casualità tra la singola patologia e il singolo decesso, c’è la prova che c’è stato un disastro immane provocato dalle emissioni di questa centrale, confortato da due importanti perizie, una ecologica e una epidemiologica molto forti e fondate, esistono ulteriori studi che corroborano e confortano queste consulenze della Procura” spiega l’avvocato Matteo Ceruti.
È proprio dello studio epidemiologico del Cnr di Pisa sugli effetti sulla salute della centrale Tirreno Power di Vado Ligure si è concentrato l’avvocato in chiusura: “Non ho ancora appreso questo documento, come associazioni di protezione ambientale non ci è stato ancora consegnato dalla Regione, da quello che è trapelato sembra di comprendere che sia la prova del nove di quello che ci hanno detto i consulenti della Procura della Repubblica credo che sia un apporto fondamentale per l’accusa”.
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Immagini tratte  dal  Tg3 della notte  di oggi 
12 aprile 





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Tratto da Il Secolo XIX 

Inchiesta su Tirreno Power a Vado, in 26 rinviati a giudizio

Giovanni Ciolina redazione Web

Savona - Tutti rinviati a giudizio i 26 imputati, tra dirigenti e membri del cda di Tirreno Power, accusati di disastro ambientale e sanitario colposo. Lo ha deciso oggi pomeriggio in Tribunale il giudice per l’udienza preliminare Francesco Meloni.
La prima udienza del maxi processo ai manager dell’ex centrale a carbone di Vado Ligure è stata fissata per l’11 dicembre di quest’anno.
Soddisfazione tra i legali delle parti civili, comitati e associazioni ambientaliste, che sono state ammesse al processo.
L’inchiesta 
L’inchiesta si era chiusa il 17 giugno 2015 con 86 indagati
, tra i quali figuravano anche politici e amministratori locali, tra i quali l’ex presidente della Regione Liguria Claudio Burlando e tutta la sua giunta. La posizione di tutti i politici e degli amministratori locali era stata archiviata, così come quella di altri indagati.
L’inchiesta era culminata nel sequestro della centrale di Vado Ligure, l’11 marzo del 2014, per presunte violazione all’ Aia. La procura ha indagato su 427 morti definite “anomale” tra il 2000 e il 2007 per malattie respiratorie e cardiovascolari. Secondo perizie in mano alla procura, tra il 2005 e il 2012 sono stati oltre 2 mila i ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari, che i magistrati temono dovuti alle emissioni della centrale. Nello stesso periodo sono stati 586, sempre secondo la procura, i bambini ricoverati per patologie respiratorie.
Secondo l’allora procuratore Francantonio Granero (oggi in pensione) i fumi emessi dai gruppi a carbone avrebbero causato un aumento dell’inquinamento nonché della mortalità dei residenti: a sostegno di questa tesi negli anni sono stati prodotti diversi studi legati sia alla diffusione dei licheni (per l’aspetto ambientale) che dei tumori (per quello sanitario).
Sotto accusa anche la mancata installazione da parte dell’azienda di centraline a camino che permettessero di monitorare in modo più efficace la composizione di quei fumi e la rispondenza ai dettami di legge. Alla chiusura hanno fatto seguito mesi di polemiche furibonde tra ambientalisti e sostenitori dell’azienda, con gli operai finiti in cassa integrazione e l’indotto in crisi. Alla fine la centrale è stata riaperta, ma soltanto a metano, con una sostanziale diminuzione della forza lavoro e la decisione di abbattere una delle due ciminiere......
Legambiente: «Fiduciosi sulla fondatezza delle accuse» 
«Siamo fiduciosi che il dibattimento dimostrerà la fondatezza delle accuse». Lo affermano Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria e l’avvocato Stefano Bigliazzi, presidente del Centro di Azione Giuridica di Legambiente Liguria, esprimendo soddisfazione per il rinvio a giudizio di tutti i 26 imputati nel processo per il disastro ambientale e sanitario della centrale Tirreno Power di Vado Ligure. «La gravità della situazione è stata recentemente confermata anche da uno studio del Cnr non ancora agli atti del processo ma che non potrà che aumentare la valutazione di gravità dei fatti, confermando quello che tutte le associazioni ambientaliste, i comitati di cittadini, la rete savonese Fermiamo il carbone, hanno sempre sostenuto nelle denunce sui pericoli ambientali e sanitari per i cittadini ed i lavoratori causati dalla attività della centrale», sottolineano.
L’associazione Uniti per la Salute: «Il lavoro della Procura è stato importante» 
«Possiamo dire che il lavoro fatto dalla Procura di Savona, con l’appoggio di Uniti per la Salute e di tutte le altre associazioni di protezione ambientali locali e nazionali, è stato importante. Sì, ci attendevamo il rinvio a giudizio». Per l’avvocato Matteo Ceruti che assiste l’associazione Uniti per la Salute, inserita tra le parti civili nel processo a Tirreno Power per disastro ambientale e sanitario colposo, la decisione di oggi rappresenta una grande soddisfazione ma anche un «nuovo inizio». «Adesso ci sarà da lavorare - conferma Ceruti - però abbiamo un primo vaglio di un giudice per l’udienza preliminare che ha ritenuto che ci sia un materiale probatorio serio per sostenere l’accusa in giudizio. Riteniamo quindi di poter lavorare seriamente per portarla avanti». «L’imputazione è quella di disastro colposo ambientale e sanitario, non è necessario provare il nesso di causalità tra la singola patologia o il singolo decesso e le emissioni della centrale. Qui c’è la prova che c’è stato un disastro immane provocato dalle emissioni di questa centrale e confortato da due importanti perizie, una ecologia e una epidemiologica molto forti e fondate. E ultimamente abbiamo appreso dalla stampa che esistono ulteriori studi che corroborano queste consulenze della procura».
Le parti civili: «Gli Enti stiano con noi» 
«I Comuni nei dintorni della centrale Tirreno Power di Vado Ligure, la Provincia di Savona, la Regione Liguria e l’Asl 2 si costituiscano parte civile». È l’appello lanciato alle istituzioni locali da Maurizio Loschi, esponente di Medicina Democratica, associazione che sarà parte civile nel processo ai dirigenti della centrale elettrica che inizierà l’11 dicembre. «Se non dovesse avvenire sarebbe inspiegabile - sostiene Loschi -: i rappresentanti delle popolazioni esposte sono anche coloro che poi dovranno intervenire economicamente per curare le persone ammalate per colpa di questa esposizione. Non si capisce perché non debbano intervenire nel procedimento e chiedere di essere risarciti da coloro che hanno causato il disastro per quello che hanno dovuto o dovranno spendere».
Il M5S: «Il ministero della Salute si costituisca parte civile» 
Analogo appello arriva invece dai parlamentari liguri del Movimento 5 Stelle al ministero della Salute: «Segua le orme di quello dell’Ambiente e si costituisca parte civile in un procedimento che vede migliaia di cittadini vittime e potenziali vittime della centrale contro cui ci siamo sempre battuti»

12 giugno 2016

Tirreno Power Bis,l' inchiesta riparte per dare un nome alle 427 vittime.

  Da Il Secolo XIX oggi in edicola  .
Tirreno Power Bis,l' inchiesta riparte
Immagine tratta da Il Secolo XIX 
Stralciato il filone sull' omcidio colposo:nuove indagini per dare un nome alle 427 vittime.

I PM PISCHETOLA E CARUSI AL LAVORO SULLE CARTELLE CLINICHE DEI RESIDENTI 
LEGGI  l' articolo di G. Ciolina  su Il SECOLO XIX

Inchiesta sulla centrale, stralcio dell’accusa di omicidio colposo

Colpo di scena: il fascicolo riparte da capo
GIOVANNI CIOLINA

Stralcio dell’accusa di omicidio colposo dal corpo portante dell’inchiesta Tirreno Power e riapertura dell’inchiesta. È il primo colpo di scena nel mastodontico fascicolo da 33 mila pagine portato avanti dall’ex procuratore Francantonio Granero e che ora i sostituti Daniela Pischetola e Vincenzo Carusi stanno cercando di portare alla richiesta di rinvio a giudizio. Una scelta dettata dalla necessità di andare ad individuare con tanto di nome e cognome le presunte vittime a causa della centrale termoelettrica di Vado Ligure. 

Ma la svolta, già palesata nei mesi scorsi, per quanto riguarda l’omicidio colposo di non meno 427 persone morte «per cause attribuibili alle emissioni della centrale, quale causa esclusiva o come concausa prevalente» è diventata una realtà. E di fatto il fascicolo riparte da zero e quindi con la necessità di un ulteriore avviso di conclusione indagini. Se sotto un certo profilo la scelta potrebbe leggersi come un passo indietro, dall’altra ha rappresentato una necessità per il pool inquirente coordinato dal procuratore Ausiello. Il vero e proprio nodo giuridico è stato rappresentato dalla difficoltà nel sostenere l’accusa di omicidio colposo nei confronti di 23 indagati, tra i quali i vertici dell’azienda, gli ex sindaci di Vado (Carlo Giacobbe) e Quiliano (Nicola Isetta), il dirigente della provincia Vincenzo Gareri e della Regione Gabriella Minervini, senza l’identificazione delle presunte vittime. Un passaggio che era venuto alla luce già nelle settimane successive alle indiscrezioni sul deposito della consulenza dei tecnici incaricati da Granero e che al momento dell’acip sembravano essere tramontate. 
A sostegno del lavoro dei magistrati savonesi potrebbe arrivare il dossier preparato dagli esponenti dei comitati anti carbone - in particolare dai medici di Medicina democratica - puntato su almeno un centinaio di cartelle cliniche di cittadini deceduti, secondo i tecnici di Md, per cause legate alle emissioni. Insomma, il lavoro della procura si annuncia difficile anche se i comitati potrebbero fornire una buona mano. 
La mannaia dell’archiviazione per l’omicidio colposo resta però incombente su questo filone. Ma l’attività di indagini, coperta dal massimo riserbo degli inquirenti, sarebbe già cominciata.  

30 maggio 2016

17 Luglio 2015 :Tirreno Power, il Pm Granero: «Poteri pubblici contro di noi».

 Pubblichiamo alcuni stralci dei quotidiani 

del  17 luglio 2015

Tratto da Il Secolo XIX

Tirreno Power, il Pm Granero: «Poteri pubblici contro di noi».

Savona - Alcuni mesi fa, era il gennaio scorso, lo disse chiaramente: «Sono stato soggetto a pressioni di tutti i tipi, come ricatti e pedinamenti. Se si vanno a toccare determinati interessi succede questo». Oggi «che gli atti sono pubblici», Francantonio Granero è disposto a parlare di quella testimonianza, affidata allora alla commissione parlamentare sui rifiuti: 
«Mi riferivo a un aspetto molto preciso dell’inchiesta su Tirreno Power: dalle intercettazioni appare come tutta la pubblica amministrazione si sia coalizzata contro la nostra perizia epidemiologica e ambientale. Perché?».

- Tirreno Power: la Procura indaga tutta l’ex giunta regionale

Quello studio, così scomodo e indigesto, parla di 427 morti, e migliaia di ricoveri legati ai fumi della centrale di Vado. Eppure in alcuni passaggi degli atti pare quasi che la preoccupazione principale sia lui, un procuratore scomodo («in Italia possono i procuratori fare ciò che vogliono», dice uno degli indagati), tanto da spingere il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti (ad affermarlo sono due dirigenti del ministero dell’Ambiente intercettati) a informarsi se è possibile dargli fastidio con un’indagine disciplinare del Consiglio superiore della magistratura: «Gli attacchi personali sono il meno, ne ho subiti di peggiori nella mia carriera, penso ad esempio all’inchiesta sull’ex presidente della Regione Liguria Alberto Teardo, e non è mai stato mio costume parlarne. 

Ciò che mi amareggia profondamente è che i morti, le vittime, in questa storia passano in secondo piano. Non sembrano essere nei pensieri delle istituzioni e, di riflesso, non sono al centro dei titoli dei media che stanno trattando l’inchiesta». 

Ma quali sono queste intimidazioni? Dove emergono e in che modo?


Per provare a rispondere a questi interrogativi si possono mettere in fila tre episodi precisi, circoscritti dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico. Il primo riguarda la «porcata», copyright di Giuseppe Lo Presti e Antonio Milillo, dirigenti del dicastero dell’Ambiente: si tratta di una leggina ad hoc (rimasta un’intenzione) che il governo starebbe preparando per favorire l’azienda, il dissequestro dell’impianto e salvare l’occupazione. La norma, da licenziare con la firma del ministero dell’Ambiente, sarebbe in realtà partorita negli uffici dello Sviluppo economico, dove il ministro Federica Guidi, per i carabinieri «incontra a tal proposito» l’avvocato di Tirreno Power, l’ex Guardasigilli Paola Severino.

- Tirreno Power, le quattro delibere che inguaiano Burlando

Il secondo fatto viene raccontato dagli investigatori in un capitolo intitolato «tentativi di delegittimazione della perizia». È in questa parte di informativa che compaiono i vertici della Regione Liguria, in particolare la dirigente del settore Ambiente Gabriella Minervini, che risponde direttamente all’ex governatore Claudio Burlando. L’obiettivo, per gli inquirenti, è chiaro: «Minimizzare qualsiasi dato che, anche indirettamente, sia coerente con quanto accertato dalla consulenza epidemiologica come ad esempio il riferimento all’eccesso di mortalità rilevato dai dati Istat per malattie cardiorespiratorie connesse alle caratteristiche di una centrale elettrica». È in questo contesto che compare una sorta di controperizia, che Minervini discute con uno dei suoi autori, Franco Merlo, epidemiologo dell’Ist di Genova. Il dossier, che dovrebbe «demolire» la perizia della Procura, non è firmato. E quando i pm convocano i medici che l’hanno redatta, questi «rinnegano ciò che hanno scritto», spiegando che quelle conclusioni erano affrettate e «superficiali».
L’ultimo tassello è la segnalazione al Csm, che non risulta essere mai partita. «Ripeto, non mi stupisco degli attacchi personali - conclude Granero - Non fanno che confermare la bontà del nostro lavoro».


«Tirreno Power, il Governo spieghi il ruolo di De Vincenti»

Genova - Impegnati a chiedere le dimissioni di Rosario Crocetta per non aver reagito a una frase indegna che però la Procura di Palermo ha smentito, i politici della maggioranza non hanno detto una sola parola sul coinvolgimento del governo Renzi nella vicenda della Tirreno Power, la centrale di Vado Ligure sospettata di aver ucciso 427 persone e fatto ammalare oltre duemila adulti e centinaia di bambini.
Alessandro Cassinis
Continua a leggere su Il SecoloXIX



Tratto da Uomini Liberi

RASSEGNA STAMPA  DI OGGI SULLA VICENDA 
TIRRENO POWER
Oggi sui giornali locali si continua con un'altra botta di 
estratti delle intercettazioni mentre sui nazionali si approfondisce la questione di De Vincenti e della norma
 ad hoc, dei bastoni tra le ruote a Granero  e .........
LA STAMPAIL SECOLOXIXIL FATTO QUOTIDIANOIL CORRIERE
IL SOLE 24 OREIL MESSAGGEROIL GIORNALELIBERO



 Immagine tratta da Il Secolo XIX da pag 17

Tratta da Il Messaggero da pag 14
                                           


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Tratto da Bliz Quotidiano

Tirreno Power, dossier: “Claudio Burlando cercò di sbugiardare i pm”



SAVONA – Il governatore della Regione LiguriaClaudio Burlando cercò di delegittimare e sbugiardare le inchieste della Procura di Savona sulla Tirreno Power. Questo il contenuto di un dossier redatto da due medici dell’Ist di San Martino in contatto con ivertici della Regione in mano ai pm, scrive il Secolo XIX.
Nel documento, scrivono M. Grasso e M. Menduni sulSecolo XIX, ci sarebbero le prove che la Regione chiese ai medici di “smontare” la perizia che attribuisce ai fumi della centrale Tirreno Power di Vado Ligure migliaia di morti:
“C’è un documento che fa paura, un dossier che manda all’aria qualsiasi tentativo di «adoperarsi per salvare i posti di lavoro». È la perizia che accusa i fumi della centrale Tirreno Power di Vado di aver provocato migliaia di morti. Ecco perchè quello studio va contrastato a ogni costo. Nelle parole degli inquirenti questo proposito, attuato dai rappresentanti della Regione Liguria, l’ente che avrebbe dovuto vigilare su inquinamento e salute, è spiegato in un capitolo dell’inchiesta dal titolo eloquente: «Tentativi di delegittimazione della consulenza tecnica epidemiologica-ambientale».
L’inchiesta giudiziaria non piace alla politica, locale e nazionale, e i carabinieri del Nucleo operativo ecologico non ci girano troppo intorno: «Durante tutta l’attività di indagine si sono registrati diversi tentativi di delegittimare la consulenza epidemiologica commissionata dalla Procura di Savona».
L’obiettivo è chiaro: «Minimizzare qualsiasi dato che, anche indirettamente, sia coerente con quanto accertato dalla consulenza epidemiologica come ad esempio il riferimento all’eccesso di mortalità rilevato dai dati Istat per malattie cardio-respiratorie connesse alle caratteristiche di una centrale elettrica».
Conclusioni che, se fossero provate, manderebbero all’aria la grande manovra, secondo gli inquirenti spinta da Roma con l’appoggio del sottosegretario alla presidenza del Consiglio e dal ministro dell’Economia Federica Guidi, di elaborare una leggina ad hoc («una porcata», per dirla con le parole di due dirigenti del ministero dell’Ambiente intercettati) per favorire Tirreno Power e «mantenere i livelli occupazionali»”.
Tratto da La Repubblica

Tirreno Power, quelle “manovre” di Burlando &C. per convincere la ...

La Repubblica - ‎
Tirreno Power, quelle “manovre” di Burlando &C. per convincere la Asl a La centrale Tirreno Power "Durante tutta l'attività di indagine si sono registrati tentativi di delegittimare la consulenza epidemiologica commissionata dalla Procura della ...Leggi l'articolo integrale


Tratto da genova24

Tirreno Power “pilotava” la Regione. Minervini a Guccinelli: “Per il ...

Genova24.it - ‎15 lug 2015‎
Tra gli altri, ci sono i dirigenti della Tirreno Power (come Massimiliano Salvi, Pasquala D'Elia, Giovanni Gosio), ma anche i funzionari del Ministero dell'Ambiente (come Mariano Grillo) e della Regione Liguria (Gabriella Minervini), della Provincia di ...
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Leggi anche uno stralcio del 12 ottobre 2014 su LINFALAB :

Si è arrivati al calcolo delle percentuali di aumento del rischio e del numero dei ricoveri e delle morti, determinate proprio dalla presenza della centrale Tirreno Power.


Quello che è stato fatto è stato realizzare non una stima, ma una misura del danno, attraverso uno studio caso-controllo della popolazione,«definendo come base dello studio, l’esperienza di vita di tutti i residenti nei comuni contigui alla provincia di Savona, da caratterizzare con diversi livelli di esposizione».



25 aprile 2016

Patrizia Gentilini - Pistoia inceneritore di Montale sotto inchiesta: tutte le diossine prima o poi vengono al pettine

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Pistoia, inceneritore di Montale sotto inchiesta: tutte le diossine prima o poi vengono al pettine

Non posso nascondere che la recentissima notizia dell’apertura di un’indagine da parte della Procura di Pistoia sull’inceneritore di Montale mi ha ridato un po’ di speranza sul fatto che prima o poi tutte le diossine arrivino al pettine! Purtroppo questo è solo l’ultimo – in ordine di tempo – di un lungo elenco di impianti di incenerimento che hanno attirato l’attenzione della Magistratura in ogni parte d’Italia, a conferma sia della oggettiva complessità della loro gestione, che soprattutto della “vischiosità” di interessi cui in genere si accompagnano. Questi impianti – compresi quelli di“ultima generazione”, quale è oggi l’inceneritore di Montale che è stato di recente totalmente rinnovato – rimangono impianti assurdi, perfetto emblema di una società dello spreco ed altamente nocivi perché, anche se ribattezzati dall’attuale governo come “insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente», in base all’Art. 216 del testo unico delle Leggi sanitarie (G.U. n. 220 del 20/09/1994, s.o.n.129) rientrano fra le industrie insalubri di 1 classe.
inceneritore-pistoia
L’impianto di Montale – attivo da circa 40 anni e sito nella piana fiorentina al confine fra quattro comuni (Agliana, Prato, Montale e Montemurlo) – ha sempre creato problemi, non solo nel non rispetto delle emissioni, ma anche nella allocazione di scorie e ceneri che risultano essere state stoccate intorno all’impianto stesso, in una sorta quindi di discarica a cielo aperto e a quanto risulta mai bonificata. E’ nel maggio 2007 tuttavia che si verificò un consistente sforamento per le diossine, in seguito al quale furono avviate indagini ambientali e su matrici biologiche (polli) che evidenziarono una contaminazione importante da parte di diossine e Pcb diossino simili. Fu anche possibile evidenziare che i profili dei Pcb diossino-simili erano del tutto sovrapponibili nei fumi emessi dall’impianto, nei polli e in quelli presenti nel latte materno di due mamme lì residenti.
Alcuni aspetti della vicenda apparvero davvero paradossali e furono oggetto di una interrogazione al Parlamento europeo perché – ad esempio – non furono fatte le ordinanze previste per vietare il consumo dei polli contaminati, con la motivazione che questi non erano alimenti! La complessa vicenda esitò in un processo la cui recente sentenza d’appello ha riconfermato quella di primo grado che aveva visto condannati i vertici del Cis (consorzio pubblico proprietario dell’impianto) e riconosciuto un risarcimento ai cittadini ricorrenti. Ma la storia si è ripetuta e fra il luglio e il settembre 2015 per ben 45 giorni si è registrato il superamento delle soglie di emissione per diossine, furani, ossidi di azoto e ammoniaca ed è proprio su questo superamento che sono stati ipotizzate violazioni delle norme ed omissione di atti d’ufficio che hanno portato alla attuale apertura dell’inchiesta.
Sull’inceneritore di Montale sono stati scritti fiumi d’inchiostro e fra i tanti pronunciamenti che si sono succeduti ricordo solo quello recente ed importante dell’Ordine dei Medici di Pistoia.
Purtroppo le tante preoccupazioni per le ricadute sulla salute di questo impianto non sono state in alcun modo dissipate in quanto nessuno studio epidemiologico degno di questo nome è stato fatto anche se è noto da tempo che nei comuni limitrofi vi sono eccessi statisticamente significativi di mortalità per cancro. Ma vorrei ricordare ciò che anche Lorenzo Tomatis sottoscrisse: “Quando anche, per assurdo, nessuno studio epidemiologico avesse evidenziato ricadute sulla salute umana, il solo fatto che gli impianti di incenerimento emettono un gran numero di inquinanti pericolosi e persistenti rende a nostro avviso moralmente inaccettabile continuare ad esporre le popolazioni a rischi assolutamente evitabili, date le concrete alternative esistenti”.
A contrastare la nocività dell’inceneritore di Montale ha dedicato tutto il suo impegno un amico e collega, prematuramente scomparso, che non posso fare qui a meno di ricordare, il dott. Michelangiolo Bolognini che oggi mi piace immaginare sorridente e sornione sotto i suoi baffi spioventi.

09 dicembre 2015

La Commissione per i diritti umani delle Filippine ha aperto un’inchiesta: multinazionali del carbone sul banco degli imputati

Tratto da Il Cambiamento

Diritti umani e clima: multinazionali del carbone sul banco degli imputati

Si apre domani la prima inchiesta che potrebbe arrivare a portare sul banco degli imputati le maggiori compagnie dei combustibili fossili, che sono tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici e degli eventi meteorologici estremi.                                                                    9 Dicembre 2015

La Commissione per i diritti umani delle Filippine ha annunciato che domani 10 dicembre (Giornata mondiale per i diritti umani) aprirà un’inchiesta che potrebbe mettere sul banco degli imputati i grandi inquinatori. Tra le cinquanta compagnie sotto inchiesta compaiono le italiane Eni ed Italcementi, insieme ad ExxonMobil, BP, Shell e Chevron. Fanno tutte parte delle novanta realtà considerate responsabili della maggior parte delle emissioni di CO2 e di metano, come ha mostrato la ricerca “Carbon Majors”, pubblicata nel 2014 dopo aver superato il vaglio della peer review.

QUI il testo integrale del rapporto.
Proprio a poche ore dalla conclusione del summit sul clima di Parigi, parte dunque un’indagine che potrebbe portare alla ribalta delle cronache internazionali sviluppi non ancora del tutto immaginabili.

La Commissione per i diritti umani delle Filippine ha aperto l’inchiesta in seguito ad una petizione promossa da Greenpeace insieme ad altre 14 organizzazioni che ha raccolto oltre centomila firme. Tra i sottoscrittori della petizione ci sono i sopravvissuti al tifone Haiyan nel 2013 che ha ucciso 6.300 persone nelle sole Filippine producendo 13 miliardi di dollari di danni. «L’iniziativa rappresenta un punto di svolta nella lotta contro i cambiamenti climatici» ha affermato Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International. «Si apre un nuovo filone nella battaglia contro le compagnie dei combustibili fossili, responsabili dei disastri causati dal riscaldamento globale. Ci auguriamo che altre commissioni per i diritti umani in tutto il mondo intraprendano inchieste analoghe».

Le Filippine, un insieme di isole nel Pacifico meridionale, sono particolarmente vulnerabili all’impatto dell’innalzamento del livello dei mari e agli eventi meteorologici estremi causati dall’aumento dei gas serra.....

22 ottobre 2015

Tirreno Power, faccia a faccia di 5 ore tra i pm e il dirigente di Palazzo Nervi Marco Correggiari

Tratto da Ivg

Tirreno Power, faccia a faccia di 5 ore tra i pm e il dirigente di Palazzo Nervi

Procura Savona
In procura è stato ascoltato Marco Correggiari, responsabile dell'ufficio ambiente in Provincia, accusato di abuso d'ufficio e disastro colposo

Savona. Continuano a palazzo di giustizia gli interrogatori nell’ambito dell’inchiesta sulla centrale Tirreno Power di Vado. Ieri è toccato a Marco Correggiari, responsabile tecnico dell’ufficio ambiente della Provincia di Savona e componente per Palazzo Nervi del Gruppo Istruttore della Commissione IPPC.
Il faccia a faccia tra il funzionario e i sostituti Daniela Pischetola e Vincenzo Carusi è stato decisamente lungo (è iniziato intorno alle 15 ed è finito alle 20 passate).

Correggiari, che è arrivato in Procura accompagnato dal suo legale Mariangela Piccone, è accusato di abuso d’ufficio (in relazione alla conferenza dei servizi del 17 settembre 2012, propedeutica al rilascio dell’AIA, e per aver avvallato il Parere Istruttorio Conclusivo che ometteva secondo l’accusa di prescrivere all’azienda un controllo pubblico sul monitoraggio dell’aria e non imponeva di rispettare le MTD), ma anche di disastro colposo.
L’interrogatorio di Correggiari, secondo quanto trapelato, si è soffermato anche su aspetti molto tecnici dell’inchiesta......