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18 dicembre 2015

Domanda di carbone ferma, non succedeva dai '90

Tratto da La Repubblica

Domanda di carbone ferma, non succedeva dai '90
La domanda mondiale di carbone, la principale fonte (una volta bruciato per ottenere energia e/o calore) di emissioni di anidride carbonica nel 2014 si è arrestata. Un'evento che non accadeva dagli anni '90. A rendere nota la buona notizia è l'Agenzia internazionale per l'energia (Iea).

Il rapporto pubblicato oggi, riferisce l'agenzia Ap, mette in relazione lo stop con la riduzione del fabbisogno cinese a fronte della crescita di fonti energetiche pulite come idroelettrico, eolico e solare. Secondo le proiezioni della Iea, su scala mondiale la percentuale di carbone nel mix energetico scenderà dall'attuale 41 al 37% entro il 2020, malgrado il consumo in India e nel Sudest Asiatico continuerà a crescere.
"Le politiche ambientali, compreso il recente accordo della Cop21 di Parigi - ha commentato il capo dell'Agenzia Fatih Birol - probabilmente continueranno a far diminuire la richiesta di carbone".

26 novembre 2013

LEGAMBIENTE STOP SUSSIDI ALLE FONTI FOSSILI:ALLE FOSSILI 12 MILIARDI L'ANNO

Tratto da La Repubblica

"ALTRO CHE RINNOVABILI,ALLE FONTI FOSSILI 12 MILIARDI L'ANNO"
Dagli sconti ai grandi consumatori al famigerato Cip6, Legambiente denuncia l'enorme quantità di sussidi, diretti e indiretti, che impediscono all'energia pulita di essere competitiva con carbone e petrolio. "Occorrono scelte chiare a partire dall'Italia -
Valerio Gualerzi
ROMA ......se l'energia "tradizionale" costa meno di quella pulita è perché gode di incentivi, tra diretti e occulti, molto maggiori di quelli distribuiti all'elettricità verde. Oltre 12 miliardi in tutto, denuncia un dossier diffuso oggi da Legambiente.

Diretti e indiretti. "E' assurdo - afferma il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini - ma i sussidi alle fonti fossili non esistono nel dibattito pubblico e politico italiano. Addirittura nella Strategia Energetica Nazionale approvata nel 2013, il tema dei sussidi alle fonti fossili, semplicemente, non compare. Eppure stiamo parlando di 4,4 miliardi di sussidi diretti distribuiti ad autotrasportatori, centrali da fonti fossili e imprese energivore, e di 7,7 miliardi di sussidi indiretti tra finanziamenti per nuove strade e autostrade, sconti e regali per le trivellazioni, per un totale di 12,1 miliardi di euro a petrolio, carbone e altri fonti che inquinano l'aria, danneggiano la salute, e che sono la principale causa dei cambiamenti climatici".
Aiuti all'autotrasporto. Tra le voci più importanti di sussidio diretto alle fonti fossili, ricostruisce il rapporto di Legambiente, ci sono i trasporti. Al settore dell'autotrasporto sono andati, dal 2000 al 2013, quasi 5,3 miliardi di euro ....Un'altra voce di sussidio riguarda sconti sulle tasse per l'acquisto di carburante secondo l'Ocse, l'Italia nel 2011 ha sostenuto il settore con riduzioni e esenzioni dall'accisa per oltre 2 miliardi di euro.
I costi del Cip 6. "Nel nostro Paese poi - si legge acora nel dossier - alcuni impianti da fonti fossili beneficiano di sussidi diretti per la produzione elettrica, di cui l'esempio più noto è quello del famigerato incentivo Cip 6. Complessivamente, agli impianti a fonti fossili, dal 2001 al 2012 sono stati regalati 40.149 milioni di euro. Secondo i dati del Gse, nel 2012 il sussidio alle centrali è stato pari a 2.166 milioni di euro, di cui 724,4 milioni direttamente a carico dei cittadini, e continuerà, riducendosi nel tempo, ancora fino al 2021. .....Ma non finisce nemmeno qui. Ammontano a circa 160 milioni di euro di fondi pubblici le risorse legate al sistema ETS (il meccanismo europeo di scambio delle emissioni), che andranno agli impianti inquinanti entrati in esercizio negli ultimi quattro anni, attraverso i rimborsi che sarebbero dovuti servire invece a ridurre le emissioni di CO2".
Altre forme di sussidio. Un nuovo sussidio diretto per vecchie e inquinanti centrali da fonti fossili, ricostruisce ancora il dossier, è entrato in funzione nel 2012 con nuovi sussidi giustificati con presunti allarmi legati all'emergenza gas. In pratica, per il rischio che in alcuni momenti dell'anno possano ridursi le forniture di gas dalla Russia, si regaleranno 250 milioni di euro nel 2013 a vecchie centrali inquinanti, presi direttamente dalle bollette delle famiglie, e con "deroghe alla normativa sulle emissioni in atmosfera o alla qualità dei combustibili"....
Penalizzata l'efficienza. Nelle bollette elettriche ci sono poi i sussidi indiretti alle fonti fossili sotto forma di sconti ai grandi consumatori di energia invece che di una spinta all'efficienza per ridurre i consumi. A queste spetta uno sconto pari a 600,4 milioni di euro l'anno sugli oneri generali di sistema. Altro sussidio riguarda il servizio di interrompibilità, ossia una disponibilità ben pagata a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti nel caso di problemi sulla rete. Nel 2013 il servizio di interrompibilità si può stimare in 736,5 milioni di euro........
 Alle fossili sei volte più incentivi che alle rinnovabili. ...... è bene ricordare che da diversi anni a lanciare un accorato allarme per una situazione sempre più insostenbile è nientemeno che l'Agenzia internazionale per l'energia (Iea), non esattamente un covo di verdi. 
Dopo averlo più volte ripetuto, anche secondo l'ultimo Rapporto il dominio di petrolio, carbone e gas nei consumi mondiali è sostenuto da una quota crescente di sussidi che vengono costantemente elargiti ai combustibili fossili. A livello globale nel 2011 i sussidi ammontavano alla cifra record di 523 miliardi di dollari, con un balzo del 30% in più rispetto all'anno precedente. In pratica, i combustibili fossili hanno goduto e godono di sussidi che sono di ben sei volte superiori agli incentivi (circa 88 miliardi di dollari) che vengono erogati per promuovere le fonti rinnovabili compresi i biocombustibili.conclusioni simili del resto è arrivato anche il Fondo monetario internazionale, un'altra istituzione al di sopra di qualsiasi sospetto di simpatia per gli ecologisti.

Appello a Letta. "Occorrono scelte chiare a partire dall'Italia - conclude Zanchini Scegliere di cancellarli è una straordinaria occasione per dimostrare una seria intenzione di frenare i cambiamenti climatici e fare della green economy la strada maestra per uscire dalla crisi. Per questo, chiediamo al governo Letta il coraggio e la lungimiranza di mettersi a capo di una coalizione internazionale per cancellare questi sussidi e assumere un ruolo da protagonista nel semestre di Presidenza dell'Unione Europea che spetta al nostro Paese a partire da luglio 2014".

29 maggio 2012

Gas serra nel 2011sono cresciuti del 3.2 per cento


Tratto da La Repubblica
Gas serra 2011, altro che crisi sono cresciuti del 3.2 per cento

Secondo le anticipazioni dell'Agenzia internazionale per l'energia, lo scorso anno si è arrivati nel mondo a 31,6 miliardi di tonnellate di CO2 derivanti dall'uso dei combustibili fossili: una crescita del 3,2%. E mentre lo squilibrio dell'atmosfera si aggrava, la capacità di risposta politica resta molto bassa  

di ANTONIO CIANCIULLO

NONOSTANTE la crisi economica, i gas serra continuano a crescere a livello globale battendo anno dopo anno il record di emissioni. Il precedente picco era stato toccato nel 2010. Nel 2011  -  secondo le anticipazioni fornite dall'Agenzia internazionale per l'energia - si è arrivati a 31,6 miliardi di tonnellate di CO2 derivanti dall'uso dei combustibili fossili: una crescita del 3,2% nell'arco di un anno.
Il dato è allarmante per vari motivi. Il primo è che il contrasto con l'avvertimento ripetuto con crescente allarme dagli scienziati non poteva essere più netto. Abbiamo superato le 390 parti per milione di anidride carbonica in atmosfera (erano 280 alla vigilia della rivoluzione industriale) e l'aumento continuo dei gas serra intrappola il calore creando uno squilibrio progressivo.

I climatologi ripetono che bisogna chiudere il rubinetto delle emissioni serra, rallentare drasticamente il consumo dei combustibili fossili e fermare la deforestazione: se non lo faremo rischiamo di vedere aumentare  la pressione dei deserti, crescere la violenza dei fenomeni meteo estremi, rendere inabitabili vaste zone del pianeta.

Il secondo motivo di allarme è che, mentre lo squilibrio dell'atmosfera si aggrava, la capacità di risposta politica è molto bassa. Il negoziato sul dopo protocollo di Kyoto ha subito un alt nel 2010 alla conferenza Onu di Copenaghen e il nuovo accordo per ora resta proiettato nel 2015, con la prospettiva di non diventare operativo fino al 2020. Bisognerà vedere se il vertice che si apre tra pochi giorni a Rio de Janeiro in occasione del ventennale dell'Earth Summit riuscirà ad accelerare il percorso.

Certo la distanza tra gli obiettivi (evitare una crescita della temperatura del pianeta di più di 2 gradi rispetto all'epoca preindustriale) e i mezzi posti in campo è clamorosa. L'ultima dimostrazione viene proprio dai dati dell'Agenzia per l'energia: per raggiungere il traguardo dichiarato le emissioni serra dovrebbero più che dimezzarsi e invece continuano a crescere. Soprattutto a causa dell'uso del carbone (45% delle emissioni), seguito dal petrolio (35%) e dal gas naturale (20%).

Per invertire il trend e disaccoppiare lo sviluppo dall'aumento delle emissioni bisogna puntare con decisione sulla costruzione di un'economia low carbon basata su un alto livello di efficienza, sulle fonti rinnovabili, sulle smart city, sul recupero e il riuso dei materiali, sull'innovazione tecnologica....
 
L'Italia, che nel campo delle rinnovabili  ha ampie potenzialità, alcuni brevetti e aveva agganciato il gruppo di testa, si è fermata in modo brusco e rischia di tornare indietro. Lasciando sul campo una quota di Pil e parecchie decine di migliaia di occupati.
(29 maggio 2012)Leggi l'articolo integrale