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22 aprile 2019

Stop sussidi alle fonti fossili. Legambiente: “In Italia spesi 18,8 miliardi di euro”

Tratto da Teleambiente 

Stop sussidi alle fonti fossili. Legambiente: “In Italia spesi 18,8 miliardi di euro”

Fonti fossili. Il valore complessivo dei sussidi erogati in Italia a sostegno delle fonti fossili nel 2017 è stato di 18,8 miliardi di euro.  Lo rivela il dossier di Legambiente, “Stop sussidi alle fonti fossili” tra sussidi diretti e indiretti al consumo o alla produzione di idrocarburi.

Tra sussidi diretti e indiretti al consumo o alla produzione di idrocarburi sono circa 18,8 i miliardi di euro che, secondo le stime di Legambiente, sono arrivati in un anno in Italia al settore delle fonti fossili. Le fonti inquinanti e responsabili dell’effetto serra continuano a beneficiare di ingenti sostegni, quando invece esistono tutte le condizioni per accorciare i tempi dell’uscita dalle fonti fossili e contenere l’innalzamento della temperatura del pianeta entro 1,5 gradi centigradi. Un cambio di rotta che sarebbe realizzabile soprattutto ora che le fonti rinnovabili sono pienamente competitive per tanti usi.
Sussidi alle trivellazioni, Cip6 alle fonti assimilate, esenzioni per imprese energivore, finanziamenti pubblici, contributi a impianti e centrali, incentivi alla gassificazione da fossili, ma anche i mancati introiti per le casse dello Stato: è questo, tra finanziamenti diretti e indiretti, riduzioni di accise, esenzioni e deducibilità dall’imponibile, il “buco nero” dell’energia sporca, che oltre a farci andare nella direzione opposta a quella della lotta ai cambiamenti climatici, sottrae risorse che dovrebbero essere destinate alle rinnovabili e alla conversione ecologica del nostro Paese.
L’associazione ambientalista pubblica il suo sesto dossier sui sussidi ai fossili: tutti i numeri tra finanziamenti diretti e indiretti, riduzioni di accise, esenzioni e deducibilità dall’imponibile. Secondo i dati del rapporto, al settore delle energie inquinanti sono arrivati in un anno circa 18 miliardi di euro.

SCARICA IL RAPPORTO: Stop sussidi alle fonti fossili – Legambiente

L’Agenzia internazionale dell’energia stima in almeno 300 miliardi di dollari il valore complessivo dei sussidi alle fonti fossili nel 2017, una cifra cresciuta di 30 milioni di dollari rispetto al 2016. Il 45% del totale è andato a sostegno del petrolio, quasi 137 miliardi di dollari; il 23% al gas, circa 57 miliardi di dollari; 2 miliardi di euro al carbone. Continua qui 

17 maggio 2017

La Danimarca elimina i sussidi sulle rinnovabili prima del tempo:ce la faranno da sole

Tratto da dorsogna.blogspot.itLa Danimarca elimina i sussidi sulle rinnovabili prima del tempo. Hanno battuto ogni record e ce la faranno da sole



Le rinnovabili vanno a gonfie vele in Danimarca. Ogni tanto viene fuori un nuovo record, di generazione, di uso, di stoccaggio. E' tutto meglio di chiunque avesse potuto immaginare.

E cosi, in modo del tutto inaspettato, il minstro dell'energia danese, Lars Christian Lillehol, dice che i sussidi saranno eliminati fra qualche anno.

E questo non per "cattiveria" o per il ritorno al fossile, quanto perche' l'industria e' ormai matura e ce la fara' anche da sola. Secondo Lilleholt e' un risultato che non si poteva prevedere neanche l'anno scorso. Nessuno si aspettava che le cose fossero cosi rosee in Danimarca.

I sussidi ci sono stati qui per 40 anni.

Ma le cose sono cambiate.

In questo momento *anche senza i sussidi* e' piu economico produrre elettricita' dal vento che dal carbone; e la tecnologia e' dalla parte delle rinnovabili che diventeranno sempre piu' efficenti.

Anzi, i sussidi sarebbero indispensabili se volesse aprire una centrale a carbone invece!
 
Entro il 2050 tutta la nazione sara' alimentata da sole e vento; anzi, si progetta di arrivare al 50% entro il 2030, pure senza sussidi.

Un anno fa si pensava che tutto questo fosse fantascienza, invece ci siamo arrivati.


Tutto questo non nasce da zero. Nasce da 40 anni di programmazione, volonta' e pragmatismo.

Sono doti che farebbero bene anche all'Italia ogni tanto.

23 novembre 2016

Sussidi alle fossili: ecco quanto paghiamo l’energia inquinante.L’Italia è tra i paesi del G7 quello con i maggiori sussidi alle fossili in rapporto al PIL.

Tratto da  Rinnovabili.it

Sussidi alle fossili: ecco quanto paghiamo l’energia inquinante

  • L’Italia è tra i paesi del G7 quello con i maggiori sussidi alle fossili in rapporto al PIL. Un bottino che tra aiuti diretti e indiretti, tocca quota 14,8 miliardi di euro l’anno
Sussidi alle fossili: ecco quanto paghiamo l'energia inquinante

(Rinnovabili.it) – Mentre l’Unione Europea si prepara fare lo sgambetto alle rinnovabili comunitarie (vedi le indiscrezioni sul Pacchetto Invernale), c’è chi in Italia ha messo sul piatto della bilancia la bolletta della controparte, ossia quanto il conto che a livello nazionale paghiamo per le fonti fossili. Parliamo di Legambiente che, in occasione della Cop22 di Marrakech, ha presentato il suo ultimo dossier Stop sussidi alle fonti fossili.

L’associazione ambientalista ha tracciato, in collaborazione con InfluenceMap, un quadro mondiale dei sostegni economici destinati all’energia inquinante, rivelando quanto il Belpaese sia affezionato ai combustibili tradizionali.
Gli aiuti a carbone, petrolio e gas sono uno degli elementi più dolenti delle politiche energetiche internazionali: alimentano la causa principale del cambiamenti climatico e frenano la decarbonizzazione, ma non incontrano nessun reale ostacolo sulla loro strada. I vari vertici mondiali dal G7 al G20, passando per le Conferenza delle Parti dell’Unfccc, non sono mai riusciti fin’ora a scrivere la parola fine sui sussidi alle fossili.

Sussidi alle fossili: ecco quanto paghiamo l'energia inquinante

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2015 la cifra per l’energia fossile è arrivata a 5.300 miliardi di dollari (10 milioni di dollari al minuto). Quasi quanto il 7% del PIL mondiale e più della spesa sanitaria totale di tutti i governi del mondo.
Ma il vero problema è che si tratta di una cifra in crescita, soprattutto in Europa. Nel Vecchio Continente la maggior sostenitrice delle fonti fossili è la Germania con 55,6 miliardi di dollari, seguita da Regno Unito con 41,2 miliardi, Francia (30,1 miliardi), Spagna (24,1 miliardi), Repubblica Ceca (17,5 miliardi) e Italia (13,2 miliardi).
Nonostante ciò l’Italia ha un altro primato: è tra i paesi del G7 quello con i maggiori sussidi alle  fossili in rapporto al PIL. Siamo allo 0,63% a fronte di una media europea dello 0,17% e molto oltre lo 0,20% degli Stati Uniti.

“Il nostro Paese – dice il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini – continua a comportarsi come se il problema dei sussidi alle fonti fossili semplicemente non esistesse, quando tutte le istituzioni internazionali hanno messo in evidenza come siano una barriera per lo sviluppo di un economia decarbonizzata. Anche la legge di Stabilità 2017 ignora l’argomento e prevede ancora sussidi diretti e indiretti alle fossili”.

L’associazione ha individuato in Italia 14,8 miliardi di euro l’anno di sussidi diretti o indiretti alle fonti tradizionali, al consumo o alla produzione, da esoneri dall’accisa a sconti e finanziamenti per opere, distribuiti tra autotrasportatori, centrali per fonti fossili e imprese energivore e aziende petrolifere. E si tratta di un computo parziale.

Oggi le energie pulite sono competitive da un punto di vista dei costi e cancellando questi sussidi potrebbero crescere anche senza incentivi. Né si comprende perché il nostro Paese debba continuare a dare miliardi di euro all’autotrasporto, come ai grandi consumatori, senza alcun vincolo di investimento in riduzione dei consumi di combustibili fossili”.

05 settembre 2016

GIUSEPPE ONUFRIO:La stretta dei grandi inquinatori

Tratto daeddyburg.it

La stretta dei grandi inquinatori

di GIUSEPPE ONUFRIO   04 Settembre 2016
La ratifica di Stati uniti e Cina dell’Accordo di Parigi sul clima globale, alla vigilia del G20, è un segnale forte per tutto il mondo e in particolare per i Paesi più industrializzati. Perché entri in vigore legale l’Accordo firmato lo scorso dicembre a Parigi deve essere ratificato da Paesi che rappresentino almeno il 55% delle emissioni di gas serra. Finora lo avevano ratificato una ventina di Paesi che rappresentano però l’1% circa delle emissioni globali.

Cina e Usa – i primi due emettitori di gas serra del pianeta – «pesano» il 38% delle emissioni globali. La ratifica dell’Ue – che rappresenta circa il 12% delle emissioni – ha un percorso più complesso – va ratificata anche dagli Stati membri – e ci aspettiamo l’esempio sino-americano aiuti l’Ue a sveltire il processo.

Se il segnale politico è forte e dunque un messaggio positivo per la salvaguardia del clima globale, va visto come un punto di inizio – necessario per dare valore legalmente vincolante ai contenuti dell’Accordo – ma non sufficiente di per sé. Infatti, com’è noto, gli «impegni volontari» presentati a Parigi non consentono in alcun modo di raggiungere gli obiettivi fissati – mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C e meglio entro il 1,5°C.

L’accelerazione impressa da Cina e Usa, se da una parte può velocizzare l’entrata in vigore legale dell’accordo implica anche una seria revisione degli obiettivi di riduzione, che vanno rafforzati e non poco per tenere il pianeta sotto la soglia dei 2°C per non parlare dell’obiettivo più rigoroso del 1,5°C.

Se le emissioni globali di CO2 hanno smesso di crescere negli ultimi due anni – grazie soprattutto alla riduzione dei consumi di carbone registrata in Cina – è necessario che presto inizino a diminuire e rapidamente. Gli investimenti in fonti rinnovabili sono per fortuna cresciuti, ma non sono ancora sufficienti, secondo le stime di Greenpeace, dovrebbero quadruplicare nel prossimo decennio rispetto a oggi. Inoltre molti dei Paesi del G20 continuano a pianificare la costruzione di nuove centrali a carbone che invece vanno progressivamente chiuse.

La «grande trasformazione» energetica che è necessaria a salvare il clima globale è oggi più praticabile di quanto si creda o di quanto lo fosse anche solo fino a pochi anni fa. In questi giorni una gara d’appalto in Cile per la costruzione di una centrale da 120 MW è stata vinta con un prezzo dell’elettricità pari alla metà del costo dell’elettricità da carbone. Una cosa impensabile solo 5 anni fa e che oggi si va ripetendo in diversi Paesi.

Nel rapporto Brown to Green di Climate Transparency – preparato per valutare il comportamento dei Paesi del G20 sul clima globale – se da una parte si riconosce lo sforzo sulle rinnovabili che vede tra i Paesi con le quote maggiori Brasile, Canada, India, Sudafrica, l’Eu e l’Italia – dall’altro valuta tra i peggiori Paesi per le politiche del clima a scala nazionale proprio Italia, assieme a Giappone e Turchia, mentre dà atto alla Francia di aver condotto in porto l’Accordo di Parigi e alla Germania di aver posto il tema della decarbonizzazione nell’agenda del G7.

La serietà dell’impegno cinese è corroborata da alcuni fatti precisi avvenuti nel 2015: la produzione da eolico (31GW) e solare (15GW) è cresciuta più della domanda di elettricità, il consumo di carbone è diminuito per il terzo anno consecutivo. Inoltre, i nuovi obiettivi rinnovabili per la Cina equivalgono ad aggiungere in 5 anni elettricità verde pari all’intera produzione della Gran Bretagna.

La pochezza delle politiche in Italia la si vede nella flessione nel settore delle rinnovabili, come anche nella totale mancanza di interlocuzione del governo con il settore e le misure per bloccare l’autoconsumo da rinnovabili.

Come evidenziato dal rapporto di Greenpeace Rinnovabili nel mirino, siamo passati dai 150 mila impianti solari entrati in esercizio nel 2012 ai 722 del 2015; il settore eolico – che in uno scenario di crescita moderata potrebbe portare a oltre 60mila occupati – nel 2014 ne ha invece persi 4000. Allo stesso tempo, secondo il Fmi, i sussidi alle fossili in Italia sono in aumento....Continua a leggere qui 

07 febbraio 2016

Quantificazione dei sussidi energetici fossili mondiali nel 2015: Dieci bilioni di dollari al minuto?

Tratto da http://comune-info.net

Dieci  milioni di dollari al minuto...

di Maria Rita D’Orsogna

È una cifra strabiliante: 5,3 trillioni di dollari, il 6 e mezzo percento del Prodotto interno lordo mondiale. È la quantificazione dei sussidi energetici fossili mondiali nel 2015.
È difficile fare un vero conto dei sussidi governativi all’industria fossile. Questo perché molte sono le definizioni di sussidi e ciascun governo le presenta secondo criteri propri. Ma quale che sia il modo di contare, sono sempre una enormità di fondi pubblici e di agevolazioni in tasse, in servizi, che finiscono dalle tasche di tutti a quelle di pochi.
La questione più importante di tutte è che oltre ai soldi veri e propri, alle agevolazioni fiscali, e a tutti i benefici “diretti” ci sono altri sussidi che è difficile quantificare: come si quantificano la salute delle persone, la distruzione dell’ambiente, i cambiamenti climatici che oil, gas e carbone hanno portato a questo martoriato pianeta?
Qualche mese fa, un report del Fondo Monetario Internazionale ha cercato di fare delle stime. Per il 2013 si parlava di 4.9 trillioni di dollari “benefici” per i nostri amici fossili; per il 2015 appunto di 5,3 trillioni. Questi “benefici” sono stimati essere sussidi diretti – cioè vile denaro – e indiretti cioè alberi e polmoni, ogni anno. Ci vuole un po’ di tempo per capire l’enormità della faccenda, ma tutti questi trillioni sono 5,300 miliardi di dollari, sono 5,300,000 milioni di dollari. O se vogliamo fare la divisione, sono 10 bilioni( non milioni ma bilioni:vedi il sottostante commento) al minuto, ogni santo minuto, ogni santo giorno.
Come è arrivato il Fondo Montetario Internazionale a questa stima che loro stessi dicono essere sorprendenti? Oltre ai miliardi diretti che dal pubblico sono finiti nelle tasche dei signori del fossile, tre quarti di questi 5,300,000 milioni di dollari sono stati stimati essere derivanti dai costi in salute.
Cioè stiamo rimpinguando le casse di oil gas e carbone con la nostra salute.
La cosa buffa ma non troppo è che David Coady, uno degli autori del rapporto del Fondo Monetario Internazionale, quando sono arrivati alla cifra di 5,3 miliardi di dollari, pensava di avere sbagliato a fare i conti. Ma poi si è accorto che le cifre erano giuste. “It is the true cost associated with fossil fuel subsidies”.
Per quanto riguarda i fondi diretti dalle stime di Oil Change International, una non-profit statunitense si calcola che se si mette tutto assieme e al netto di costi alla salute si arriva a cifre che oscillano dai 775 miliardi di dollari fino ai mille miliardi.
Il giorno 3 dicembre 2015 le agenzie internazionali Climate Change International e Climate Action Network hanno poi reso noto i livelli di sussidi diretti al solo petrolio nei paesi industrializzati e li hanno messi a confronto con i fondi stanziati per l’energia rinnovabile, nella forma del Green Climate Fund. Fanno 80 miliardi di aiutini per cercare monnezza. In media, si spende 40 volte di più sul petrolio che su sole e vento...... ......
Secondo il Fondo Monetario Internazionale, se eliminassimo i sussidi all’industria fossile, le morti per inquinamento atmosferico verrebbero dimezzate e si potrebbero evitare 1.6 milioni di decessi e le emissioni in atmosfera calerebbero del 20 per centoQuesto non lo dice la D’Orsogna, lo dice il Fondo Monetario Internazionale che non mi pare proprio questo grande ente ambientale. Dal canto suo l’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che tenere le fonti fossili sottoterra porterà a benefici significativi alla salute e all’economia locale.
E in Italia? Secondo Oil Change International i fondi fossili diretti del nostro paese sono 3 miliardi e mezzo. Altri dati di Legambiente parlano di quasi 15 miliardi di dollari. Comunque sia, sono cifre enormi.
Infine, sempre secondo Oil Change International i paesi del G20 ogni anno usano circa 88 miliardi di dollari pubblici come sussidi alla ricerca di petrolio.
La cosa triste è che questi miliardi di sussidi esplorativi sono il doppio di quello che costerebbe portare elettricità e riscaldamento in tutte le case del pianeta entro il 2030.
                            -----------------
Riportiamo anche il sottostante commento
 di  Matteo                          7 febbraio 2016 at 19:39 #

Grazie dell’articolo, anche se i conti al minuto sono decisamente sbagliati in difetto: sono 10 bilioni al minuto, non 10 milioni. Il problema deriva dall’articolo originale inglese del The Guardian, che sbaglia scrivendo “$5.3tn (£3.4tn) a year, equivalent to $10m a minute every day”: basta fare il conto e si vede che si hanno 525.600 minuti in un anno, che per 10 milioni fa 5,256 bilioni, non trilioni.

01 gennaio 2016

L’Italia come Pinocchio: 14,7 miliardi l’anno di sussidi alle fonti fossili

Tratto da Behindenergy

Sembra incredibile, ma anche se tutti sanno che il problema da risolvere è tenere sotto terra i combustibili fossili, e tutti i leader si sperticano in commoventi dichiarazioni sul futuro dell’umanità, i medesimi leader continuano a concedere generosi sussidi per l’estrazione e il consumo di petrolio, carbone e gas: 550 miliardi di dollari nel 2013, ha calcolato l’Agenzia Internazionale dell’Energia, ovvero quattro volte più di quanto viene concesso per incentivare le fonti energetiche rinnovabili, e utilizzando addirittura 250 meccanismi di agevolazione. Sussidi che oltre naturalmente ad aumentare le emissioni di gas serra che provocano il riscaldamento globale creano gravissime distorsioni al cosiddetto libero mercato e aggravano i già traballanti bilanci statali. Non fa eccezione l’Italia, che negli ultimi tre anni ha drasticamente tagliato i sussidi all’energia pulita, ma che secondo un rapporto di Legambiente pubblicato il 4 dicembre scorso eroga ben 14,7 miliardi di euro in aiuti al comparto delle energie fossili.
Si tratta di una sorpresa non molto “sorprendente”: la strategia energetica varata dal governo in carica ha ufficialmente riaperto la stagione delle trivellazioni petrolifere, tra mille polemiche, e ha confermato un drastico ulteriore taglio degli incentivi alle rinnovabili. Qualche giorno fa il premier Matteo Renzi si è presentato a Parigi alla Cop21 spiegando che l’Italia conta su due “player” come simbolo e protagonisti della nuova era energetica: l’Enel (che in effetti in pochi mesi ha varato una svolta verde, ancora però tutta da sostanziare) e l’Eni. Ovvero uno dei maggiori gruppi planetari del settore degli idrocarburi più tradizionali, come il petrolio e il gas, accusato in Nigeria di adottare politiche ambientali distruttive.
Come si arriva a quota 14,7 miliardi di sussidi alle fonti fossili per il nostro Paese soltanto per il 2015? Sommando i molti sussidi diretti e indiretti, erogati in forme diverse: esoneri dall’accisa, sconti, finanziamenti per opere e altro ancora, distribuiti ad autotrasportatori, centrali per fonti fossili e imprese energivore, sconti e regali per le trivellazioni. Tutte attività che inquinano l’aria, danneggiano la salute e che sono la principale causa dei cambiamenti climatici. Per semplicità, lo studio non considera i costi da esternalità legati a queste attività, come ad esempio l’inquinamento generato o i costi sanitari connessi. E i curatori denunciano la scarsissima trasparenza con cui vengono dato questi fondi.
Il quadro dei sussidi alle fonti fossili in Italia nel 2015
Sussidi fonti fossili
 Si comincia con i 4,7 miliardi di euro di sussidi al trasporto. In questo pacchetto rientrano fondi diretti al settore, sconti sui pedaggi autostradali, riduzioni sui premi Inail e Rca oltre a deduzioni forfettarie non documentate, ma anche esenzioni dall’accisa sul gasolio impiegato come carburante per l’autotrasporto merci. Ulteriori riduzioni sulle accise sui carburanti vengono concesse alle imprese che operano nel settore del trasporto aereo e marittimo; a quelle del comparto della pesca. Ma anche a chi ha un’attività in campo agricolo, orticolo, di allevamento, silvicoltura, piscicoltura e florovivaistica.
Ben 907 milioni vanno alle centrali che utilizzano fonti fossili con lo schema del Cip6, ovvero impianti alimentati a combustibili di processo o residui o recuperi di energia e impianti alimentati con combustibili fossili o idrocarburi. Queste centrali avranno acquistata la loro energia a un prezzo più alto di quello di mercato da parte del Gse e garantita dal prelievo in bolletta dei cittadini e dalla vendita dell’energia prodotta.......
Continua a leggere su Behindenergy
Fonte: La Stampa

18 novembre 2015

Carbone: niente più crediti all’esportazione dall’OCSE

Tratto da Insider.pro

I paesi ricchi infliggono un duro colpo al carbone

I mem­bri del­l’OC­SE hanno tro­va­to un ac­cor­do per re­strin­ge­re i sus­si­di alla tec­no­lo­gia uti­liz­za­ta per co­strui­re cen­tra­li a car­bo­ne, se­con­do Bloom­berg. I tagli, che pun­ta­no a in­co­rag­gia­re forme di ener­gia più pu­li­te, col­pi­ran­no l’85% delle fab­bri­che.

Tratto da Rinnovabili.it

CARBONE : niente più crediti all’esportazione dall’OCSE


          In vista della COP 21

Un accordo dei Paesi OCSE mette fine ai sussidi 

nascosti per gli impianti a carbone costruiti all’estero.

Carbone niente più crediti all’esportazione dall’OCSE 3



(Rinnovabili.it) – Un accordo raggiunto ieri in seno all’OCSE dovrebbe portare i Paesi ricchi a interrompere i crediti all’esportazione erogati a molte centrali a carbone ritenute inefficienti. A subirne le conseguenze saranno soprattutto gli impianti in costruzione nelle economie emergenti, in particolare quelli altamente inquinanti del sud est asiatico.
A far fiorire un accordo più ampio è stata la stretta di mano del mese scorso tra il Giappone, il più grande esportatore di questa tecnologia, e gli USA. Corea del Sud e Australia, gli ultimi governi recalcitranti, sono saliti a bordo dopo aver chiesto qualche concessione. In vista della COP 21, la conferenza sul clima dell’UNFCCC che si aprirà a Parigi il 30 novembre, questo accordo è ritenuto soddisfacente.
Secondo Steve Herz di Sierra Club, che ha seguito da vicino i negoziati, si tratterebbe di «un significativo passo avanti per la diplomazia internazionale sul clima. Ora c’è il consenso dei Paesi sviluppati sul fatto che non è giusto continuare a sovvenzionare l’esportazione della tecnologia del carbone con parametri di business as usual».
La categoria più efficiente di carbone vegetale, quella definita ultrasupercritica (che consente una produzione elettrica più elevata a fronte di un minore consumo di carbone), potrà ancora godere di questa forma di sussidio. Tuttavia, secondo l’osservatore di Sierra Club, almeno 300 grandi centrali supercritiche in cantiere non dovrebbero più beneficiarne.
I Paesi membri dell’OCSE hanno anche stabilito di riesaminare questo accordo nel 2019, nell’ottica di estendere il veto su questi incentivi indiretti a tutto il settore del carbone. Sarebbe una vittoria, dal momento che i governi che aderiscono all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico hanno speso circa la metà dei 73 miliardi di dollari finiti in crediti all’esportazione di carbone negli ultimi 7 anni. I dati li ha riferiti un recente rapporto prodotto da Oil Change International, WWF e Natural Resources Defense Council.

10 agosto 2014

BYE-BYE CARBONE :Addio al carbone: il Sulcis sperimenta l'energia pulita.


Tratto da Il Sole 24 ore

Addio al carbone: il Sulcis sperimenta l'energia pulita


Le miniere in perdita chiuse entro il 2018. Al loro posto centro di ricerca d'eccellenza.
Jacopo Giliberto 

Il Sulcis cambia. Addio al carbone....Quando negli anni 30 i mercati erano protezionistici e l'Italia era assediata dalle sanzioni internazionali per l'occupazione dell'Etiopia, quel carbone era una risorsa preziosa. 
Dopo 80 anni, oggi ogni tonnellata di carbone vale sui mercati internazionali meno di 70 dollari, una cinquantina di euro.
Mentre invece estrarre dal sottosuolo della Sardegna il carbonaccio solforoso del Sulcis costa quattro volte tanto, circa 200 euro la tonnellata.
...... da 60 anni quella miniera estrae più passività che carbone. Una miniera di debiti. Una produzione di sussidi
Per mantenere lo stipendio  dei minatori nel bacino elettorale e carbonifero del Sulcis bisogna prelevare i soldi dalle tasche di tutti gli italiani attraverso le bollette elettriche, le più salate d'Europa. 
Addio al carbone. La miniera della Carbosulcis, 100% della Regione, chiuderà in via definitiva nel 2018.
Lo impone l'Europa. Lo impone soprattutto il mercato. 
 Che fare poi? Il sindaco di Carbonia,  Giuseppe Casti, ha in mente l'ennesimo progetto di turismo culturale. «Lo scalo di Portoscuso e la sua area industriale sono in crisi, basta pensare all'Alcoa. Questo territorio è vocato per il turismo culturale. Pensi che il museo delle miniere stacca 20mila biglietti l'anno».....
 Continua a eggere  l'articolo integrale qui 

06 febbraio 2014

Gli aiuti alle fossili che crescono .....

Tratto da QualEnergia

 

Gli aiuti alle fossili che crescono e il mito della competizione alla pari

Petrolio, gas e carbone ricevono una cifra da 5 a 19 volte più alta degli aiuti che vanno alle rinnovabili. Un supporto enorme di cui le fossili godono da decenni, ancora in crescita e che si somma al vantaggio di essere esonerate dal rispondere delle esternalità negative provocate. Che senso ha auspicare una 'competizione alla pari' con le rinnovabili?
Il fatto è risaputo, ma vale la pena ricordarlo: nel mondo i soldi pubblici che incentivano produzione e consumo delle fonti fossili sono un multiplo di quelli che vanno alle rinnovabili. A seconda dei metodi di calcolo, una cifra da 5 a 19 volte più alta. E che negli ultimi anni è tornata a crescere.
Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia (IEA) – che considera solo i sussidi al consumo che abbassano il prezzo dell'energia da fossili sotto la media internazionale - nel 2011 alle fonti sporche sono andati 523 miliardi di dollari, saliti a 544 nel 2012, contro i 104 miliardi destinati alle rinnovabili. Secondo l'OCSE che considera anche altre forme di supporto, solo nei 24 paesi membri, nel periodo 2005-2011 alle fossili sono andati 55-90 miliardi all'anno.
Molto più alta la stima del Fondo monetario internazionale: a livello mondiale arriva addirittura a 1.900 miliardi di dollari l'anno. Gli aiuti pubblici alle fonti fossili - avverte l'FMI in un report  - pesano per un impressionante 8% delle entrate dei governi del mondo. Non solo ostacolano la transizione energetica, ritardando il momento in cui le energie rinnovabili saranno competitive senza incentivi, non solo aggravano il problema del riscaldamento globale e quello dell'inquinamento: sono anche un problema per l'economia e lo sviluppo sociale. Gravano infatti molto sui debiti pubblici e in molti paesi si spende di più per sostenere le fonti fossili di quello che si destina ad istruzione e sanità messe assieme.
Nel nostro piccolo anche in Italia aiutiamo le fossili con una somma per nulla trascurabile: 12 miliardi di euro all'anno, stando al calcolo fatto da Legambiente.
........ In generale le cifre sono comunque impressionanti, tanto più se si considera che anche nei metodi di calcolo più inclusivi non si tiene conto di altre forme di aiuto quasi impossibili da quantificare, come le spese militari e politiche per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti o il fatto che la produzione da fossili scarichi quasi integralmente sulla collettività le pesanti esternalità negative, cioè i danni a salute, ambiente e clima provocati.
Il grafico qui sotto, elaborazione Worldwatch Institute su dati IEA e OCSE, i più prudenti, mostra efficacemente quanti più soldi vadano alle fossili rispetto alle rinnovabili. Si vede chiaramente come il sostegno alle 'fonti sporche', dopo essere diminuito causa crisi nel 2009, sia tornato ad aumentare.
Questi istogrammi dovrebbero sempre essere tenuti presenti da chi accusa le rinnovabili di essere competitor sleali perché incentivate. Quello della competizione alla pari in un mercato libero, d'altra parte, è un auspicio che vediamo spesso usato da chi vorrebbe difendere i più forti, cioè i grandi dell'energia convenzionale, scottati dalla crescita delle fonti pulite......

26 novembre 2013

LEGAMBIENTE STOP SUSSIDI ALLE FONTI FOSSILI:ALLE FOSSILI 12 MILIARDI L'ANNO

Tratto da La Repubblica

"ALTRO CHE RINNOVABILI,ALLE FONTI FOSSILI 12 MILIARDI L'ANNO"
Dagli sconti ai grandi consumatori al famigerato Cip6, Legambiente denuncia l'enorme quantità di sussidi, diretti e indiretti, che impediscono all'energia pulita di essere competitiva con carbone e petrolio. "Occorrono scelte chiare a partire dall'Italia -
Valerio Gualerzi
ROMA ......se l'energia "tradizionale" costa meno di quella pulita è perché gode di incentivi, tra diretti e occulti, molto maggiori di quelli distribuiti all'elettricità verde. Oltre 12 miliardi in tutto, denuncia un dossier diffuso oggi da Legambiente.

Diretti e indiretti. "E' assurdo - afferma il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini - ma i sussidi alle fonti fossili non esistono nel dibattito pubblico e politico italiano. Addirittura nella Strategia Energetica Nazionale approvata nel 2013, il tema dei sussidi alle fonti fossili, semplicemente, non compare. Eppure stiamo parlando di 4,4 miliardi di sussidi diretti distribuiti ad autotrasportatori, centrali da fonti fossili e imprese energivore, e di 7,7 miliardi di sussidi indiretti tra finanziamenti per nuove strade e autostrade, sconti e regali per le trivellazioni, per un totale di 12,1 miliardi di euro a petrolio, carbone e altri fonti che inquinano l'aria, danneggiano la salute, e che sono la principale causa dei cambiamenti climatici".
Aiuti all'autotrasporto. Tra le voci più importanti di sussidio diretto alle fonti fossili, ricostruisce il rapporto di Legambiente, ci sono i trasporti. Al settore dell'autotrasporto sono andati, dal 2000 al 2013, quasi 5,3 miliardi di euro ....Un'altra voce di sussidio riguarda sconti sulle tasse per l'acquisto di carburante secondo l'Ocse, l'Italia nel 2011 ha sostenuto il settore con riduzioni e esenzioni dall'accisa per oltre 2 miliardi di euro.
I costi del Cip 6. "Nel nostro Paese poi - si legge acora nel dossier - alcuni impianti da fonti fossili beneficiano di sussidi diretti per la produzione elettrica, di cui l'esempio più noto è quello del famigerato incentivo Cip 6. Complessivamente, agli impianti a fonti fossili, dal 2001 al 2012 sono stati regalati 40.149 milioni di euro. Secondo i dati del Gse, nel 2012 il sussidio alle centrali è stato pari a 2.166 milioni di euro, di cui 724,4 milioni direttamente a carico dei cittadini, e continuerà, riducendosi nel tempo, ancora fino al 2021. .....Ma non finisce nemmeno qui. Ammontano a circa 160 milioni di euro di fondi pubblici le risorse legate al sistema ETS (il meccanismo europeo di scambio delle emissioni), che andranno agli impianti inquinanti entrati in esercizio negli ultimi quattro anni, attraverso i rimborsi che sarebbero dovuti servire invece a ridurre le emissioni di CO2".
Altre forme di sussidio. Un nuovo sussidio diretto per vecchie e inquinanti centrali da fonti fossili, ricostruisce ancora il dossier, è entrato in funzione nel 2012 con nuovi sussidi giustificati con presunti allarmi legati all'emergenza gas. In pratica, per il rischio che in alcuni momenti dell'anno possano ridursi le forniture di gas dalla Russia, si regaleranno 250 milioni di euro nel 2013 a vecchie centrali inquinanti, presi direttamente dalle bollette delle famiglie, e con "deroghe alla normativa sulle emissioni in atmosfera o alla qualità dei combustibili"....
Penalizzata l'efficienza. Nelle bollette elettriche ci sono poi i sussidi indiretti alle fonti fossili sotto forma di sconti ai grandi consumatori di energia invece che di una spinta all'efficienza per ridurre i consumi. A queste spetta uno sconto pari a 600,4 milioni di euro l'anno sugli oneri generali di sistema. Altro sussidio riguarda il servizio di interrompibilità, ossia una disponibilità ben pagata a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti nel caso di problemi sulla rete. Nel 2013 il servizio di interrompibilità si può stimare in 736,5 milioni di euro........
 Alle fossili sei volte più incentivi che alle rinnovabili. ...... è bene ricordare che da diversi anni a lanciare un accorato allarme per una situazione sempre più insostenbile è nientemeno che l'Agenzia internazionale per l'energia (Iea), non esattamente un covo di verdi. 
Dopo averlo più volte ripetuto, anche secondo l'ultimo Rapporto il dominio di petrolio, carbone e gas nei consumi mondiali è sostenuto da una quota crescente di sussidi che vengono costantemente elargiti ai combustibili fossili. A livello globale nel 2011 i sussidi ammontavano alla cifra record di 523 miliardi di dollari, con un balzo del 30% in più rispetto all'anno precedente. In pratica, i combustibili fossili hanno goduto e godono di sussidi che sono di ben sei volte superiori agli incentivi (circa 88 miliardi di dollari) che vengono erogati per promuovere le fonti rinnovabili compresi i biocombustibili.conclusioni simili del resto è arrivato anche il Fondo monetario internazionale, un'altra istituzione al di sopra di qualsiasi sospetto di simpatia per gli ecologisti.

Appello a Letta. "Occorrono scelte chiare a partire dall'Italia - conclude Zanchini Scegliere di cancellarli è una straordinaria occasione per dimostrare una seria intenzione di frenare i cambiamenti climatici e fare della green economy la strada maestra per uscire dalla crisi. Per questo, chiediamo al governo Letta il coraggio e la lungimiranza di mettersi a capo di una coalizione internazionale per cancellare questi sussidi e assumere un ruolo da protagonista nel semestre di Presidenza dell'Unione Europea che spetta al nostro Paese a partire da luglio 2014".