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27 marzo 2019

LUCA MERCALLI:I cambiamenti climatici mettono in pericolo la salute di tutti

Tratto da La Stampa 

I cambiamenti climatici mettono in pericolo la salute di tutti

Se c’è un motivo per preoccuparsi del climate change, questo è la nostra salute: le implicazioni patologiche del riscaldamento globale sono infatti numerosissime

LUCA MERCALLI
Se c’è un motivo per preoccuparsi dei cambiamenti climatici, questo è la nostra salute: le implicazioni patologiche del riscaldamento globale sono infatti numerosissime. 
A cominciare dal colpo di calore, che sorprende soprattutto anziani e malati durante le sempre più frequenti ondate di caldo-umido, come i 70.000 morti dell’estate 2003 in Europa sud-occidentale, Italia inclusa, o la diffusione di malattie tropicali trasmesse da insetti vettori come la zanzara tigre, ormai diffusa su tutta la costa settentrionale del Mediterraneo.
Estati più lunghe e inverni più brevi e miti favoriscono asma e allergie, a causa della maggior esposizione ai pollini. Il caldo in eccesso sembra anche incidere sull’equilibrio psicologico, aumentando ansia, aggressività e suicidi. 
Ci sono poi tutti i danni sanitari causati dagli eventi meteorologici estremi, come uragani, alluvioni, tempeste e incendi boschivi: traumi fisici immediati, ma anche epidemie per mancanza di acqua e fognature, alla devastazione della produttività agricola allo stress post-traumatico. Tutto questo verrà complicato dall’aumento del livello marino, che nei prossimi decenni metterà in moto enormi migrazioni di popoli, con ulteriori implicazioni sanitarie.
Da tempo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sviluppato un’unità di ricerca sui rapporti clima e salute, e con l’ultimo Special Report Health and Climate Change pubblicato in occasione della COP24 di Katowice sostiene che nei prossimi vent’anni il carico di vittime correlate con il clima sarà di circa 250.000 all’anno. 
Anche l’autorevole rivista medica Lancet ha istituito un’apposita commissione su clima e salute, che ha affermato che i cambiamenti climatici già in corso minacciano di cancellare i progressi sanitari degli ultimi 50 anni, e costituiscono un inaccettabile rischio per il futuro dell’umanità. È un messaggio che è stato recepito anche dal nostro Istituto Superiore di Sanità, che lo scorso dicembre ha iniziato a elaborare la Carta di Roma, uno strumento d’indirizzo volto a suggerire azioni utili ai decisori politici e ai cittadini.

23 maggio 2018

La Stampa :Sette milioni più uno

Tratto da La Stampa 
Sette milioni più uno

Non ha fatto in tempo ad uscire il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che già dobbiamo fare un’aggiunta. 
Il rapporto verte sulle vittime umane dell’inquinamento ambientale, persone, cioè, che muoiono ogni anno perché respirano un’aria piena di polveri che l’uomo stesso ha generato con le sue attività industriali.
Il rapporto parla di decessi non solo per malattie polmonari, ma anche per malattie di natura vascolare: infarti ed ictus. Sette milioni l’anno, dice l’OMS.

Una cifra già degna di nota, ma probabilmente, se li si conta bene e con altri criteri, si tratta di numeri molto più alti.
In lungo e in largo abbiamo spiegato il meccanismo d’azione di queste polveri una volta che superano la barriera polmonare ed entrano nel corpo.
Non ci siamo mai soffermati, però, ad accennare di chi è a rischio.

Pur avendo sempre messo in evidenza la “democraticità” di queste polveri,cioè l’imparzialità nel colpire chiunque indistintamente capiti a tiro, non si può negare che i poveri, chi fa mestieri a rischio, chi vive nel traffico è più colpito di quanto non siano i ricchi che possono permettersi di vivere in ambienti più sani e lontano dall’inquinamento. Una differenza, e nemmeno da poco, la fa anche la corretta informazione sul tema.
Insomma, chi ne sa di più è più in condizione di difendersi.

Tra i tanti parametri non si era mai presa in considerazione l’età del paziente. Si era sempre detto che chi è più avanti con gli anni ha avuto modo di accumulare più di quanto non abbia fatto un giovane.
Apparentemente l’idea è ragionevole ma, di fatto, non corrisponde al vero o, almeno, non del tutto e non sempre.

Pochissimi giorni fa un bambino di 6 anni è stato colpito da ictus, un evento che nei testi specialistici di Medicina viene riportato quasi a titolo di curiosità, con 5 o 6 casi su 100.000.
Nel caso specifico perdita della capacità di movimento di un braccio, bocca che si storce, linguaggio compromesso. Rarissimo sì, ma segnalato in aumento.

Occorre quindi fare una riflessione: la concentrazione di polveri nell’ambiente è oggi talmente alta da determinare un effetto significativo in esseri con un volume corporeo così ridotto.

Respirare polveri sottili, più piccole di un micron e, per questo,capaci di attraversare la barriera dei polmoni, significa ritrovarsi quegli inquinanti nel sangue dove interagiscono con le proteine e,in particolare, con una di loro chiamata fibrinogeno causando la formazione di trombi che, migrando, vanno a colpire qualunque organo, impossibile prevedere quale, compreso il cervello.
Va aggiunto che quelle polveri s’insinuano nel microcircolo, cioè nella fitta rete di piccolissime arterie che portano ossigeno a tutte le cellule.
Quando quei vasi sono ostruiti, la cellula inevitabilmente soffre fino a morire.
Oggi anche la barriera dell’età è crollata.

Se quel bimbo non è morto lo si deve al pronto intervento dei sanitari, ma questo è un caso che non può non farci meditare almeno per un attimo.
Siamo tutti a rischio. Quando lo capiranno anche i nostri politici,quando, vedi mai, uno di loro sarà il bersaglio colpito, allora si spaventeranno, forse faranno qualcosa per diminuire la concentrazione delle polveri nell’aria che tutti i giorni, 24 ore su 24, respiriamo.
E questo al di là delle tante chiacchiere e dei tanti trattati che si compilano, che si firmano e che, poi, nessuno pensa a rispettare. Se si vuole, si può fare qualcosa. Ma per volere bisogna prima sapere.

22 novembre 2017

Ansa: Inquinamento dell'aria mette a rischio la fertilità maschile

Tratto da Ansa 

Inquinamento dell'aria mette a rischio la fertilità maschile

Esperti, polveri sottili associate a sperma di qualità inferiore

L'inquinamento dell'aria potrebbe danneggiare la fertilità maschile. Alti livelli di polveri sottili (Pm2.5) sono infatti associati a un liquido seminale di qualità inferiore. A suggerirlo è una ricerca pubblicata sulla rivista Occupational & Environmental Medicine.

Un team internazionale di scienziati ha preso in esame 6.500 uomini taiwanesi tra il 2001 e il 2014 per indagare gli effetti di esposizioni brevi o prolungate alle polveri sottili. Come previsto dalle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità, sono stati analizzati numero, forma, dimensione e motilità degli spermatozoi.

L'esposizione al Pm2.5 è risultata essere associata a dimensione e forma anormali degli spermatozoi. Al contrario, il numero di spermatozoi ha mostrato un incremento, che per gli esperti potrebbe essere dovuto a un meccanismo di compensazione, come risposta al peggioramento nella morfologia.

La portata dell'effetto riscontrato è relativamente piccola in termini clinici, spiegano gli studiosi. Tuttavia, avvertono, "data l'ubiquità dell'esposizione all'inquinamento atmosferico, un effetto contenuto del Pm2,5 sulla normale morfologia degli spermatozoi può comportare un numero significativo di coppie con infertilità".

Al momento non è chiaro in che modo l'inquinamento atmosferico possa compromettere lo sperma, ma diversi componenti del particolato, come i metalli pesanti e gli idrocarburi policiclici aromatici, sono stati collegati al danneggiamento degli spermatozoi in studi sperimentali.

17 novembre 2017

Isde - Inquinamento dell’aria e danni alla salute: evitiamo di sottovalutare il problema

Tratto da Isde

Inquinamento dell’aria e danni alla salute: evitiamo di sottovalutare il problema

La Sezione ISDE di Torino, anche in relazione all’articolo comparso su La Stampa – Salute il 19/10/2017, ritiene, sulla base delle più aggiornate conoscenze scientifiche, che respirare aria contenente elevate concentrazioni di polveri sottili, come succede da tempo agli abitanti della Pianura Padana, sia sicuramente fonte di patologie acute e croniche. Il raffronto tra i danni causati dal vizio del fumo e i rischi conseguenti ad una esposizione forzosa ad aria inquinata è improprio e fuorviante perché nel primo caso si tratta di una scelta individuale che ricade su chi la compie, nel secondo caso,  viceversa,  i  rischi ricadono sull’insieme della collettività, compreso le sue frange più suscettibili quali bambini, donne in gravidanza, anziani.
Un simile approccio è, a nostro avviso, molto pericoloso, perché può influenzare negativamente sia le scelte cautelative individuali che, soprattutto, quelle dei decisori politici volte a migliorare la qualità dell’aria, scelte  che appaiono sempre più necessarie ed urgenti, visto che,  come emerge anche dal rapporto “Ambient air pollution: A global assessment of exposure and burden of disease”,  pubblicato nel 2016,  la Pianura Padana è  una delle zone più inquinate d’Europa.
È ormai ampiamente documentato che  a breve termine (qualche giorno) per ogni incremento di 10 mg/m3 di PM10 si hanno eccessi di mortalità per cause respiratorie e per cause cardio-polmonari ed eccessi di ricoveri per cause cardiache e respiratorie. Secondo quanto emerso da recenti studi non sembra trattarsi di un’anticipazione di eventi che sarebbero comunque accaduti,  ma di un effetto netto di mortalità che sarebbe stata evitata se i livelli dell’inquinante fossero stati inferiori. Ancora più consistenti i rischi per la salute conseguenti all’esposizione a particolato fine dato che, per ogni incremento di 10 µg/m3 di PM 2.5 –si registra a  lungo termine un incremento del rischio di morte del 6% per ogni causa, del 12% per malattie cardiovascolari e del 14% per cancro del polmone .
Nel 2013 l’Agenzia per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’inquinamento atmosferico (outdoor air pollution) come cancerogeno per polmone e vescica, ricordando che l’esposizione a polveri sottili (PM 2,5) ha causato nel mondo 3,2 milioni di morti premature nell’anno 2010(prevalentemente per patologie cardiovascolari) e circa 223.000 morti per tumore del polmone.
Nell’ultimo Report “ Air quality in Europe” 2017 si stima che in 41 paesi europei si siano registrate  per soli 3 inquinanti (PM2,5, NO2, O3) ben 520.400 decessi prematuri nel 2014 e che, solo in Italia, essi ammontino ad oltre 90.000.
E’ inoltre documentato da tutti gli studi svolti a livello nazionale e internazionale che la cattiva qualità dell’aria si associa  anche ad aumentato rischio di mortalità infantile, abortività spontanea, nascite pre-termine, aumento dei disturbi dello spettro autistico, diabete, Alzheimer, broncopneumopatie e asma, solo per citare  le patologie di maggior rilievo.
È parimenti necessario far rilevare come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la European Respiratory Society, raccomandino limiti più restrittivi sia per il PM10 che per il PM2,5, considerando non cautelativi per la salute pubblica quelli attualmente previsti dalla normativa.
Solo una maggior consapevolezza delle conseguenze che un ambiente inquinato ha  sulla salute di tutti noi, unita alla ricerca e al riconoscimento delle molteplici fonti emissive, può far sì, tramite la lungimiranza dei decisori politici, che siano messe in atto delle misure strutturali efficaci (con tempi medio-lunghi di attuazione).
Una riduzione dell’inquinamento atmosferico contribuirebbe, altresì ad arrestare i cambiamenti climatici in atto che, come è noto, a loro volta aggravano il problema del’inquinamento e sono ulteriore causa di danni incalcolabili alla salute umana.
Comunicato congiunto a cura di:
Sede nazionale ISDE Italia e Sezione provinciale ISDE di Torino.

01 novembre 2017

C’è un killer invisibile che mina la salute di tutti noi si chiama Anidride.... carbonica



C’è un killer invisibile che mina la salute di tutti noi: si chiama anidride carbonica e appesta l’aria che respiriamo. Secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della sanità, ogni anno, in tutto il mondo, un milione e settecentomila bambini muoiono per malattie legate all’inquinamento: un dato che deve farci riflettere.
In studio per spiegarci cosa sta succedendo all’ambiente e che danni può portare all’essere umano l’inquinamento, Patrizia Gentilini, oncologa e membro dell’Associazione italiana Medici per l’ambiente, Monsignor Ambrogio Spreafico, Vescovo di Frosinone-Veroli- Ferentino, Andrea Masullo, direttore scientifico dell’associazione Greenaccord, Letizia Roccasecca, Vincenzo Petitti e Domenico-Mimmo De Carolis per scopriremo quanto ognuno di noi può fare per proteggere la terra che abitiamo.

15 settembre 2017

Valutazione economica degli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico

Tratto da Peacelink
L'inquinamento atmosferico ha un costo ed esiste un metodo per calcolarlo

Valutazione economica degli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico: la metodologia dell’EEA

Gli atti del workshop Taranto 23/24 luglio 2012
Fonte: ARPA - 14 settembre 2017
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, durante l’Health Assembly conclusasi nel maggio di quest’anno a Ginevra, ha riconosciuto l’inquinamento atmosferico come il rischio più grave oggi presente in materia di salubrità dell’ambiente.E nonostante il report “Air pollutant emissions declining, but stillabove limits” dell’Agenzia Europea per l’Ambiente evidenzi un trend in diminuzione delle emissioni dal 1990 al 2013, non può tacersi il fatto che vari Paesi europei hanno ancora valori ampiamente superiori a quelli indicati dalla Comunità Europea

1.Nell’Unione Europea, la scarsa qualità dell’aria è la prima causa ambientale di morte prematura e presenta un costo in termini di vite umane più elevato di quello degli incidenti stradali. L’inquinamento dell’aria è causa, inoltre, di perdita di giorni di lavoro e di elevati costi sanitari e sociali, poiché colpisce in misura maggiore le fasce di popolazione più vulnerabili (bambini, anziani, asmatici). La Commissione Europea stima che il costo diretto dell’inquinamento atmosferico per la società nel suo complesso ammonti a circa 23 miliardi di euro l’anno. Le esternalità legate al solo impatto sulla salute sono stimate intorno ai 940 miliardi di euro (il 9% del Pil dell’UE)

2.L’emissione e la concentrazione d’inquinanti nell’aria, se da un lato sono certamente collegate a fenomeni di scala nazionale ed extra-nazionale, dall’altro mostrano una rilevante variabilità locale che è legata a scelte economico–produttive oltre che ad aspetti sociali e ad altre componenti ambientali. In questa prospettiva, la lotta all’ inquinamento e la prevenzione dei rischi per la salute sono intimamente legate e costituiscono sicuramente una priorità da perseguire a livello locale, nazionale e internazionale, attraverso politiche mirate che sappiano trovare il giusto equilibrio tra il rispetto e la non violazione dei parametri di stabilità economica e i costi per la collettività derivanti dall’impatto degli inquinanti sulla salute; esse rappresentano inoltre, allo stesso tempo, anche un impegno che tutti dobbiamo assumerci.
.........
3.Un sistema siffatto potrà e dovrà trovare nello studio del rapporto tra qualità dell’ambiente, diritto alla salute e condizioni socio economiche e uno dei propri grandi scenari di riflessione e di sviluppo,anche in termini di supporto alle decisioni di policy. Un’occasione unica per porci finalmente come sistema pubblico all’altezza della complessità del nostro tempo; una sfida estremamente impegnativa e assolutamente decisiva, di cui le Agenzie sono e vogliono essere protagoniste.
Luca Marchesi
Direttore Generale ARPA Friuli Venezia Giulia
Presidente AssoArpa
                           Qui l'articolo integrale

Allegati

01 gennaio 2017

ISDE NEWS :Valutazione impatto salute: trame legislative troppo larghe.Salviamo i neonati dall’aria inquinata

Tratto da Isde


Valutazione impatto salute: trame legislative troppo larghe

Valutazione Impatto Salute: trame legislative troppo larghe “Una combinazione di procedure, metodi e strumenti per mezzo dei quali una politica, un piano o un progetto possono essere giudicati sui loro potenziali effetti sulla salute di una popolazione, e sulla distribuzione di questi effetti all’interno della popolazione stessa.” Questa la definizione della Valutazione d’Impatto sulla Salute (VIS) coniata nel 1999, durante il consensus di Goteborg, da un ente europeo dell’Organizzazione mondiale della Sanità. In breve, l’obiettivo dichiarato della Vis è quello di “ridurre le disuguaglianze di salute informando i responsabili politici dei potenziali impatti sulla salute di una proposta su vari gruppi della popolazione e, se nel caso, raccomandare modifiche per consentire una più equa distribuzione degli impatti; serve a fornire informazioni a chi pianifica e a chi decide riguardo alle conseguenze di ciò che si decide”, come si legge in documenti ufficiali del Ministero della Salute. 
Leggi l’articolo: http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/dal-governo/2016-11-18/valutazioneimpatto-salute-trame-legislative-troppo-larghe-184528.php?uuid=ADFXvvxB

Leggi anche 
Salviamo i neonati dall’aria inquinata
Segnaliamo un articolo molto interessante che riguarda la Puglia e i suoi bambini. “I bambini pugliesi continuano a diminuire al ritmo di circa 9 mila all’anno mentre sono in aumento i tassi di ospedalizzazione pediatrica e, soprattutto in alcune città, rischi di malformazioni congenite, aborti spontanei e tumori.” L’allarme viene lanciato da ISDE Italia, l’Associazione Medici per l’Ambiente, che dati alla mano denuncia come nel 1995, in Puglia, si contavano circa 752 mila bambini nella fascia tra 0 e 14 anni mentre nel 2016 se ne contano poco meno di 563 mila. “Se continua così tra 60 anni saremo estinti.” Ha spiegato Agostino Di Ciaula, Coordinatore Comitato Scientifico ISDE Italia. Info: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/835167/salviamo-i-neonati-dall-ariainquinata.html 

           Qui l' ISDE NEWS  di dicembre integrale 

28 luglio 2016

Statistiche su malattie legate all'inquinamento ambientale

Tratto da Metlife
Statistiche su malattie legate all'inquinamento
I fattori ambientali che possono provocare malattie anche gravi sono tanti. Ne cito solo alcuni: l’inquinamento atmosferico, le radiazioni ultraviolette, i cambiamenti climatici e degli ecosistemi, i rumori, l’edilizia, l’agricoltura e i comportamenti delle persone. Ma è risaputo che l'inquinamento atmosferico, acustico e delle falde provoca i danni maggiori all'uomo. In generale, laddove l'attività antropica è più presente, si rilevano le maggiori concentrazioni di malattie dovute all'inquinamento.

La percezione della mortalità


Non sorprende che le ansie e le preoccupazioni che ci accompagnano ogni giorno siano rivolte costantemente a eventi statisticamente piuttosto rari e meno frequenti di eventi e malattie più comuni che dovrebbero apparirci più preoccupanti. Un incidente o un ancora più improbabile attacco terroristico è percepito, a causa anche della martellante diffusione dei media, più tangibile di ciò che può diventare realmente pericoloso. Sottovalutando così un elemento continuamente presente e fondamentale: l'ambiente che ci circonda.

Causa diretta o indiretta di innumerevoli malattie è infatti l'inquinamento e il rapporto che l'essere umano ha con il proprio ecosistema. La poca attenzione che l'impatto dell'uomo esercita sull'ambiente ha costituito, nelle aree maggiormente popolate, un silenzioso pericolo. Fattori ambientali come i cambiamenti climatici e i raggi ultravioletti, l'agricoltura e l'alimentazione, l'ecosistema e il suo irreparabile danneggiamento, le città e le interazioni tra le persone sono solo alcuni di un lunghissimo elenco da citare.
Analizzarli tutti sarebbe impossibile. Io mi concentrerò su quelli di maggiore incidenza e che condizionano un grande numero di persone. Sto parlando dell'inquinamento atmosferico, l'inquinamento acustico e l'inquinamento delle falde acquifere.

L'Italia delle polveri sottili


Il ruolo fondamentale che l'atmosfera e tutto ciò che respiriamo hanno per noi rende l'inquinamento atmosferico uno dei fattori più discussi e paradossalmente altrettanto ignorato. Con dati alla mano è evidente come sostanze per noi nocive, quali le micro polveri sottili (PM 10 e PM 2.5), il biossido di Azoto (NO2) e le concentrazioni di ozono (O3) ci stiano intossicando lentamente ma inesorabilmente.
A essere preoccupante è che i dati forniti dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (Aea) mostrano una maggiore incidenza e un maggiore numero di morti nel territorio italiano rispetto al resto dell'Europa con un continuo superamento delle soglie raccomandate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dei limiti, sebbene più permissivi, fissati dall'UE. Nel 2012sono stati stimati 84.400 decessi distribuiti tra il PM 2.5 (59.500), il NO2 (21.600) e l'O3 (3.300). Dati anche ben peggiori di quelli forniti dal Centro Controllo Malattia attraverso il progetto VVIAS che stimano 59.646 decessi nel 2005 e 35375 del 2010, miglioramento imputato anche a una crisi economica inarrestabile.......

Il pericolo dei suoni molesti 


Ancora più sottovaluto è il pericolo dell'inquinamento acustico. Eppure diversi studi sembrano ormai unanimi a correlare un aumento del rischio di infarti e ictus a città e zone particolarmente rumorose.
Una ricerca della London School of Hygiene & Tropical Medicine, realizzata raccogliendo informazioni sui residenti della capitale britannica tra il 2003 e il 2010, mostra come superare la soglia dei 60 decibel comporti un'incidenza del 4% di perire e la probabilità del 5% tra gli adulti di essere ricoverati in seguito a un ictus, probabilità che sale fino al 9% se si prendono in considerazione gli anziani.....

Acque inquinate


Vale la pena analizzare anche i dati che riguardano le falde acquifere pubblicati dall'ISPRA nel Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque relativo ai dati raccolti nel 2013-14. L'ISPRA stessa si mostra preoccupata per l'aumento di sostanze inquinanti sia nelle acque superficiali che in quelle sotterranee. Non è un mistero che ciò possa rappresentare un pericolo per la salute.....

Siamo parte integrante della natura


.... Abbiamo un peso non da poco nell'ecosistema, sia nel suo insieme che nelle sue singole parti. Questo ha una correlazione indiretta e talvolta diretta con la nostra salute. Ecco perché è bene tenere a mente che l'ingranaggio della natura non è estraneo a noi, ma noi stessi siamo parte della natura. Allo stesso modo prendercene cura ha come effetto quello di prenderci cura di noi stessi.

24 maggio 2016

UNEP-OMS inquinamento uccide 234 volte più che conflitti .

  • I dati raccolti dai ricercatori UNEP-OMS

    • Ben 12,6 milioni di persone sono morte nel solo 2012 a causa dell’inquinamento ambientale. Non esiste sulla terra un altro killer così spietato
L'inquinamento uccide 234 volte più delle guerre

(Rinnovabili.it) – Il vertice dell’UNEP a Nairobi di questa settimana è l’occasione per molti ricercatori interni al Programma ambientale delle Nazioni Unite di presentare i propri lavori. Una raffica di studi si sono susseguiti a partire da ieri: tra questi, un lavoro congiunto UNEP-OMS traccia un quadro preoccupante. L’inquinamento, secondo le due agenzie, uccide ogni anno nel mondo un numero di persone 234 volte superiore a quello delle vittime di tutti i conflitti.

Lo scopo del report è evidenziare i collegamenti tra qualità dell’ambiente, sviluppo e salute umana, sottolineando che solo un rapporto positivo fra questi fattori è in grado di garantire il pieno rispetto dei diritti umani. L’Agenda 2030, con i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile, ha così una base di dati in più su cui poggiare per la programmazione di politiche attente a ridurre il deterioramento degli ecosistemi.

I numeri della strage

I dati del rapporto non sono molto aggiornati, ma il censimento è piuttosto complesso: nel 2012, spiegano gli esperti, 12,6 milioni di persone sono morte prematuramente a causa di patologie collegate con gli alti livelli di inquinamento. Si tratta del 23% dei decessi globali.
Le peggiori condizioni ambientali, causa delle morti premature, si riscontrano nel Sud-Est asiatico (dove ha perso la vita il 28% del totale), nel Pacifico occidentale (27%), nell’Africa subsahariana (23%) e in Medio Oriente (22%).
La percentuale dei morti per degrado dell’ambiente in USA, Canada, Messico e Cile è dell’11%, mentre negli altri Paesi americani fuori dall’OCSE sale al 15%. L’Europa uccide prematuramente il 15% delle persone scomparse per cause legate all’inquinamento.

L'inquinamento uccide 234 volte più delle guerre 5

Le fonti di inquinamento e degrado

Le diverse fonti di degrado ambientale hanno ciascuna la sua responsabilità nelle morti premature censite dai ricercatori UNEP-OMS. Ad esempio, l’inquinamento atmosferico uccide 7 milioni di persone all’anno in tutto il mondo, mentre la scarsità di acqua potabile provoca 842 mila vittime. L’esposizione all’amianto stronca 107 mila vite ogni anno, mentre il piombo ben 654 mila. Negli ultimi 20 anni, i disastri naturali hanno mietuto 606 mila vittime. I disagi ad essi associati hanno riguardato 4,1 miliardi di persone.
Secondo il rapporto, alcuni progressi sono stati raggiunti. La lotta all’inquinamento ha prodotto l’eliminazione di circa 100 sostanze che causavano il buco dell’ozono. Questo eviterà, a partire dal 2030, 2 milioni di casi di cancro alla pelle e diversi milioni di casi di cataratta. Eliminare il piombo dalla benzina avrebbe evitato un milione di morti l’anno, generando un risparmio annuale di quasi 2,5 trilioni di dollari.
L' inquinamento uccide ogni anno nel mondo  un numero di persone che è 234 volte quello delle vittime dei conflitti. Lo rivela un rapporto dell'agenzia dell'Onu per l'Ambiente (UNEP) e dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), presentato stamani a Nairobi, in Kenya, alla seconda Assemblea delle Nazioni unite per l'Ambiente (UNEA2), che raccoglie 2.300 delegati da 170 paesi. Il rapporto rivela che, nel 2012, 12,6 milioni di morti premature nel mondo (23%) sono da attribuirsi a condizioni ambientali degradate......
Leggi tutto su Ansa

Leggi anche  

Italia record morti premature Ue per inquinamento.

Rapporto Agenzia ambiente, 84.400 decessi nel 2012  leggi qui 

07 febbraio 2016

Quantificazione dei sussidi energetici fossili mondiali nel 2015: Dieci bilioni di dollari al minuto?

Tratto da http://comune-info.net

Dieci  milioni di dollari al minuto...

di Maria Rita D’Orsogna

È una cifra strabiliante: 5,3 trillioni di dollari, il 6 e mezzo percento del Prodotto interno lordo mondiale. È la quantificazione dei sussidi energetici fossili mondiali nel 2015.
È difficile fare un vero conto dei sussidi governativi all’industria fossile. Questo perché molte sono le definizioni di sussidi e ciascun governo le presenta secondo criteri propri. Ma quale che sia il modo di contare, sono sempre una enormità di fondi pubblici e di agevolazioni in tasse, in servizi, che finiscono dalle tasche di tutti a quelle di pochi.
La questione più importante di tutte è che oltre ai soldi veri e propri, alle agevolazioni fiscali, e a tutti i benefici “diretti” ci sono altri sussidi che è difficile quantificare: come si quantificano la salute delle persone, la distruzione dell’ambiente, i cambiamenti climatici che oil, gas e carbone hanno portato a questo martoriato pianeta?
Qualche mese fa, un report del Fondo Monetario Internazionale ha cercato di fare delle stime. Per il 2013 si parlava di 4.9 trillioni di dollari “benefici” per i nostri amici fossili; per il 2015 appunto di 5,3 trillioni. Questi “benefici” sono stimati essere sussidi diretti – cioè vile denaro – e indiretti cioè alberi e polmoni, ogni anno. Ci vuole un po’ di tempo per capire l’enormità della faccenda, ma tutti questi trillioni sono 5,300 miliardi di dollari, sono 5,300,000 milioni di dollari. O se vogliamo fare la divisione, sono 10 bilioni( non milioni ma bilioni:vedi il sottostante commento) al minuto, ogni santo minuto, ogni santo giorno.
Come è arrivato il Fondo Montetario Internazionale a questa stima che loro stessi dicono essere sorprendenti? Oltre ai miliardi diretti che dal pubblico sono finiti nelle tasche dei signori del fossile, tre quarti di questi 5,300,000 milioni di dollari sono stati stimati essere derivanti dai costi in salute.
Cioè stiamo rimpinguando le casse di oil gas e carbone con la nostra salute.
La cosa buffa ma non troppo è che David Coady, uno degli autori del rapporto del Fondo Monetario Internazionale, quando sono arrivati alla cifra di 5,3 miliardi di dollari, pensava di avere sbagliato a fare i conti. Ma poi si è accorto che le cifre erano giuste. “It is the true cost associated with fossil fuel subsidies”.
Per quanto riguarda i fondi diretti dalle stime di Oil Change International, una non-profit statunitense si calcola che se si mette tutto assieme e al netto di costi alla salute si arriva a cifre che oscillano dai 775 miliardi di dollari fino ai mille miliardi.
Il giorno 3 dicembre 2015 le agenzie internazionali Climate Change International e Climate Action Network hanno poi reso noto i livelli di sussidi diretti al solo petrolio nei paesi industrializzati e li hanno messi a confronto con i fondi stanziati per l’energia rinnovabile, nella forma del Green Climate Fund. Fanno 80 miliardi di aiutini per cercare monnezza. In media, si spende 40 volte di più sul petrolio che su sole e vento...... ......
Secondo il Fondo Monetario Internazionale, se eliminassimo i sussidi all’industria fossile, le morti per inquinamento atmosferico verrebbero dimezzate e si potrebbero evitare 1.6 milioni di decessi e le emissioni in atmosfera calerebbero del 20 per cento. Questo non lo dice la D’Orsogna, lo dice il Fondo Monetario Internazionale che non mi pare proprio questo grande ente ambientale. Dal canto suo l’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che tenere le fonti fossili sottoterra porterà a benefici significativi alla salute e all’economia locale.
E in Italia? Secondo Oil Change International i fondi fossili diretti del nostro paese sono 3 miliardi e mezzo. Altri dati di Legambiente parlano di quasi 15 miliardi di dollari. Comunque sia, sono cifre enormi.
Infine, sempre secondo Oil Change International i paesi del G20 ogni anno usano circa 88 miliardi di dollari pubblici come sussidi alla ricerca di petrolio.
La cosa triste è che questi miliardi di sussidi esplorativi sono il doppio di quello che costerebbe portare elettricità e riscaldamento in tutte le case del pianeta entro il 2030.
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Riportiamo anche il sottostante commento
 di  Matteo                          7 febbraio 2016 at 19:39 #

Grazie dell’articolo, anche se i conti al minuto sono decisamente sbagliati in difetto: sono 10 bilioni al minuto, non 10 milioni. Il problema deriva dall’articolo originale inglese del The Guardian, che sbaglia scrivendo “$5.3tn (£3.4tn) a year, equivalent to $10m a minute every day”: basta fare il conto e si vede che si hanno 525.600 minuti in un anno, che per 10 milioni fa 5,256 bilioni, non trilioni.