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12 aprile 2019

Tutelare l’ambiente per tutelare la salute dei cittadini

Tratto da Personal reporter 
Tutelare l’ambiente per tutelare la salute

 Di LUNA NATURELLI

“Promuovere un’economia capace di conciliare la produzione di ricchezza con la sostenibilità vuol dire anche tutelare efficacemente la salute dei cittadini europei. Noi medici sosterremo la sfida che Emiliano ha lanciato all’interno del Comitato europeo delle Regioni”.

E’ questo il commento di Filippo Anelli, Presidente dell’Ordine dei medici di Bari l’approvazione, da parte della Commissione Ambiente del CdR, del parere del Governatore pugliese sulla visione strategica dell’Unione europea per un’economia senza impatto sul clima.
“A partire dall’Ilva, serve un piano di decarbonizzazione, per combattere l’inquinamento dell’aria – continua Anelli.

“Secondo la Health and Environment Alliance di Bruxelles, sono circa 23.000 le morti premature attribuibili ogni anno a emissioni da carbone in Europa, oltre a 12.000 casi di bronchite cronica e 20.000 ricoveri ospedalieri, con costi totali diretti e indiretti stimabili in 43 miliardi di euro nei 27 Paesi dell’Unione”.

I limiti di PM10 e PM2.5 considerati dall’OMS sicuri per tutelare adeguatamente la salute della popolazione sono la metà di quelli previsti dall’attuale normativa. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro IARC ha incluso l’inquinamento atmosferico e il particolato fra le sostanze cancerogene certe per l’uomo.

“L’esposizione all’inquinamento atmosferico è ormai ufficialmente associata a infertilità, patologie dei neonati e dei bambini, diabete di tipo 2, infiammazione sistemica, obesità, invecchiamento precoce, Alzheimer e forme di demenza” – spiega Anelli –

“Tra i determinanti della salute c’è il contesto ambientale in cui viviamo. Per questo serve un deciso orientamento della politica verso uno sviluppo eco-sostenibile, che nel lungo periodo consente di far crescere il benessere della popolazione ma anche di abbattere i costi sanitari.

Anche per questo il superamento dell’utilizzo dei combustibili fossili e, in primis del carbone, deve essere obiettivo fondamentale per la tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro.”

Verso questo obiettivo si sta muovendo il Gruppo di lavoro Fnomceo (Federazione nazionale Ordini dei medici) su “Professione, Ambiente e Salute, Sviluppo”, coordinato da Emanuele Vinci, anche attraverso l’attuazione del progetto RIMSA – Rete Italiana Medici Sentinella per l’Ambiente, che ha il patrocinio dell’OMS Europa.

15 settembre 2018

Inquinamento-Taranto, Priolo, Brindisi, Terra dei Fuochi, Marghera e da sempre Brescia. Parliamone sempre

Tratto da Agora magazine

Ambiente - Taranto, Priolo, Brindisi, Terra dei Fuochi, Marghera e da sempre Brescia. Parliamone sempre

Ambiente - Taranto, Priolo, Brindisi, Terra dei Fuochi, Marghera e da sempre Brescia. Parliamone sempre
Dalle diossine, i furani i radioisotopi contenuti nei milioni di tonnellate bruciati nelle centrali a carbone o nell’uso del pet coke, le polveri sottili con limiti di sicurezza doppi o tripli rispetto a quelli fissati da OMS. Nel 2014 l’umanità ha bruciato ogni secondo 250 tonnellate di carbone, 1000 barili di petrolio e 105.000 metri cubi di gas.
Cambiamenti climatici, acidificazione degli oceani, riduzione della fascia di ozono nella stratosfera, modificazione del ciclo biogeochimico dell’azoto e del fosforo, cambiamenti nell’utilizzo del suolo, perdita di biodiversità, diffusione di aerosol atmosferici, inquinamento dovuto ai prodotti chimici immessi nell’ambiente.
Sono questi i cosiddetti limiti planetari relativi a processi fondamentali. Ieri l’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche che ha colpito tre province venete, oggi si sussurra appena della grande epidemia di polmoniti acuti nella bassa bresciana.45f15a57859906650f409fb0f785bcb2
E che dire delle migliaia di composti chimici sfornati e che lo IARC di Lione nemmeno ha potuto controllare? E che dire del glifosfato strategico nella produzione degli OGM e classificato in maniera diversa dal punto di vista tossicologico da IARC (agenzia ricerca sul cancro), ll’EFSA ( agenzia europea perla sicurezza alimentare) ed ECHA ( agenzia europea per le sostanze chimiche )?
In Europa il glifosfato è stato rinvenuto in campioni di pasta, nel pane, birra, lenticchie, biscotti, formaggi, latte. È dappertutto!!
Di particolare rilievo l’azione cancerogena del glifosfato nei linfomi non Hodking. Mille nuovi casi di tumore al giorno in Italia (Fonte: Associazione Italiana di Oncologia Medica e Associazione Italiana Registri Tumori). Cosa aspettarsi da un Paese del falso ambientalismo, gridato ma sterile nelle azioni concrete, tanto da essere certificato da organismi internazionali.
Faccio riferimento all’Agenda 2030 sullo Sviluppo Sostenibile corredata da 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals ) SDGs e 169 Target. Il Rapporto Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile di qualche anno fa bocciava inesorabilmente l’Italia: “non sostenibilità della condizione dell’Italia”.
Lo stesso Ministero dell’Ambiente gestione Galletti a confermarlo quando in preparazione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile fece una verifica rispetto ai 17 SDGs e 169 Target. Gli esiti sono stati tragici!! Nel 21% dei casi la valutazione è estremamente negativa, nel 48% insoddisfacente e nessun obiettivo viene raggiunto.
Italia distante, e di molto, da obiettivi quali la salute, l’energia, lo stato delle infrastrutture, le disuguaglianze, la qualità dell’ambiente. Cosa quindi aspettarsi in termini di qualità della esistenza? Il rapporto ambiente/salute annegato nella spregiudicata logica della compressione dei costi a fini competitivi . Il progetto alta velocità Brescia/Padova intercetta 40 siti da bonificare. Prescrizioni, interventi? Zero. Nella bassa bresciana una vera e propria epidemia di polmonite acuta. “La peggiore del millennio” dichiara il pneumologo e componente della Commissione Ambiente Zolezzi. Duecentotrentacinque casi fin’ora. Due ipotesi o il batterio della legionella oppure ciano batteri tossici che si sviluppano in acque contaminate da fogne e liquami? Sembra che sia proprio il batterio della Legionella. Le aree dei comuni interessati alla epidemia coincidono con quelle di spandimento di composto azotati.
Digestato prodotto da biodigestore o spandimento di deiezioni organiche o fanghi. La Lombardia ha un poco invidiabile record che è quello della importazione di fanghi di depurazione per oltre 600 mila tonnellate. Molto seguita è la “pista” del fiume Chiese considerato che molti comuni colpiti sono bagnati da questo fiume. Un fiume fortemente inquinato che scorre dentro un percorso dove si trovano discariche. Migliaia di tonnellate di fanghi di depurazione, digestati di biodigestori sparsi sui suoli. I nitrati in acqua potabile dichiara il pneumologo hanno una concentrazione di 50 mg/l praticamente cinque volte il limite Usa.
Il genere Legionella ricomprende oltre 60 specie di bacilli Gram-negativi aerobi, ampiamente diffusi in natura e predilige habitat acquatici caldi. Prolifera il batterio in acque ricche di sedimenti e nutrienti, ferro, manganese e altri metalli pesanti - Insomma l’ideale di habitat.
Anche la pista cianobbatteri è presente come ipotesi considerata la disponibilità di fosforo e l’aumento delle temperature superficiali. Un’epidemia gravissima nel cuore della pianura padana. Sversamenti di una agricoltura industriale e di una PA silente o inefficace nella funzione di vigilanza e controllo. 
La epidemia è solo un segnale inviato all’Uomo: agiamo sulla terra visto che vostre prospettive sono lente.

                               _____________

Tratto da Corriere.it


Inquinamento e danni alla salute

17 novembre 2017

Isde - Inquinamento dell’aria e danni alla salute: evitiamo di sottovalutare il problema

Tratto da Isde

Inquinamento dell’aria e danni alla salute: evitiamo di sottovalutare il problema

La Sezione ISDE di Torino, anche in relazione all’articolo comparso su La Stampa – Salute il 19/10/2017, ritiene, sulla base delle più aggiornate conoscenze scientifiche, che respirare aria contenente elevate concentrazioni di polveri sottili, come succede da tempo agli abitanti della Pianura Padana, sia sicuramente fonte di patologie acute e croniche. Il raffronto tra i danni causati dal vizio del fumo e i rischi conseguenti ad una esposizione forzosa ad aria inquinata è improprio e fuorviante perché nel primo caso si tratta di una scelta individuale che ricade su chi la compie, nel secondo caso,  viceversa,  i  rischi ricadono sull’insieme della collettività, compreso le sue frange più suscettibili quali bambini, donne in gravidanza, anziani.
Un simile approccio è, a nostro avviso, molto pericoloso, perché può influenzare negativamente sia le scelte cautelative individuali che, soprattutto, quelle dei decisori politici volte a migliorare la qualità dell’aria, scelte  che appaiono sempre più necessarie ed urgenti, visto che,  come emerge anche dal rapporto “Ambient air pollution: A global assessment of exposure and burden of disease”,  pubblicato nel 2016,  la Pianura Padana è  una delle zone più inquinate d’Europa.
È ormai ampiamente documentato che  a breve termine (qualche giorno) per ogni incremento di 10 mg/mdi PM10 si hanno eccessi di mortalità per cause respiratorie e per cause cardio-polmonari ed eccessi di ricoveri per cause cardiache e respiratorie. Secondo quanto emerso da recenti studi non sembra trattarsi di un’anticipazione di eventi che sarebbero comunque accaduti,  ma di un effetto netto di mortalità che sarebbe stata evitata se i livelli dell’inquinante fossero stati inferiori. Ancora più consistenti i rischi per la salute conseguenti all’esposizione a particolato fine dato che, per ogni incremento di 10 µg/m3 di PM 2.5 –si registra a  lungo termine un incremento del rischio di morte del 6% per ogni causa, del 12% per malattie cardiovascolari e del 14% per cancro del polmone .
Nel 2013 l’Agenzia per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’inquinamento atmosferico (outdoor air pollution) come cancerogeno per polmone e vescica, ricordando che l’esposizione a polveri sottili (PM 2,5) ha causato nel mondo 3,2 milioni di morti premature nell’anno 2010(prevalentemente per patologie cardiovascolari) e circa 223.000 morti per tumore del polmone.
Nell’ultimo Report “ Air quality in Europe” 2017 si stima che in 41 paesi europei si siano registrate  per soli 3 inquinanti (PM2,5, NO2, O3) ben 520.400 decessi prematuri nel 2014 e che, solo in Italia, essi ammontino ad oltre 90.000.
E’ inoltre documentato da tutti gli studi svolti a livello nazionale e internazionale che la cattiva qualità dell’aria si associa  anche ad aumentato rischio di mortalità infantile, abortività spontanea, nascite pre-termine, aumento dei disturbi dello spettro autistico, diabete, Alzheimer, broncopneumopatie e asma, solo per citare  le patologie di maggior rilievo.
È parimenti necessario far rilevare come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la European Respiratory Society, raccomandino limiti più restrittivi sia per il PM10 che per il PM2,5, considerando non cautelativi per la salute pubblica quelli attualmente previsti dalla normativa.
Solo una maggior consapevolezza delle conseguenze che un ambiente inquinato ha  sulla salute di tutti noi, unita alla ricerca e al riconoscimento delle molteplici fonti emissive, può far sì, tramite la lungimiranza dei decisori politici, che siano messe in atto delle misure strutturali efficaci (con tempi medio-lunghi di attuazione).
Una riduzione dell’inquinamento atmosferico contribuirebbe, altresì ad arrestare i cambiamenti climatici in atto che, come è noto, a loro volta aggravano il problema del’inquinamento e sono ulteriore causa di danni incalcolabili alla salute umana.
Comunicato congiunto a cura di:
Sede nazionale ISDE Italia e Sezione provinciale ISDE di Torino.

17 settembre 2017

Deriva Elettrosmog, Medici ISDE: “Fermate Il 5G, È Un Rischioso Esperimento Sulla Salute”

Di Maurizio Martucci

Deriva Elettrosmog, Medici ISDE: “Fermate Il 5G, È Un Rischioso Esperimento Sulla Salute”

Tratto da Ultimavoce.it
La parabola Davide contro Golia rivive nel 5G? Da una parte (attesi gli aggiornamenti OMS sugli effetti cancerogeni dell’elettrosmog, classe 2B IARC) l’appello al Governo per anteporre all’inarrestabile avanzata dell’irradiazione elettromagnetica l’inalienabile diritto di tutelare la salute pubblica. 
Dall’altro il business per l’ipercomunicazione mondiale in wireless, ricca torta da 225 miliardi di Euro fino al 2025 (stima UE), con l’asta per le nuove frequenze prevista nella prossima legge di bilancio (introito, almeno 2 miliardi). In mezzo (tipo cavie), 4 milioni di inconsapevoli abitanti tra Milano, Bari, L’Aquila e Matera che (fonte Ministero per lo Sviluppo Economico) per primi entreranno nella sperimentale fase di lancio della tecnologia di quinta generazione, il 5G sponsorizzato dall’Europa nel 5G Action Plan come strategia “per affrontare la sfida di rendere la realizzazione di 5G per tutti i cittadini e le imprese entro la fine di questo decennio”. 
Una sfida al futuro da pagare a caro prezzo: cosa si rischia se saranno ignorate le possibili ripercussioni sanitarie dell’invisibile groviglio elettromagnetico, senza precedenti nella storia dell’umanità? Nuove mini stazioni radio base (microcelle Massive MIMO e Beamforming) saranno infatti installate sui tetti di migliaia di case italiane, si pensa addirittura una per ogni abitazione, da sommare ai 60.000 siti di ripetitori di telefonia mobile già esistenti (Telecom ne ha 17.000, Vodafone altrettanti, Wind Tre ulteriori 26.000). E in più: saranno alzati i livelli di riferimento indiretti in campo elettrico? 
Se si, come e con quali pericoli per la salute?

Urge “una moratoria per l’esecuzione delle ‘sperimentazioni 5G’ su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente pianificato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario (Ministero Ambiente, Ministero Salute, ISPRA, ARPA, dipartimenti di prevenzione), non siano messe in atto valutazioni preliminari di rischio secondo metodologie codificate e un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari sugli esposti, che dovrebbero in ogni caso essere opportunamente informati dei potenziali rischi”. L’appello dell’ ISDE-Associazione Medici per l’Ambiente (l’International Society of Doctors for the Environment è in rapporto consultivo con l’OMS e l’UNECOSOC) denuncia che per promuovere il 5G si “renderà necessaria l’installazione di numerosissimi micro-ripetitori (con aumento della densità espositiva). Esiste la possibilità che quasi ogni palazzo possa avere una micro-antenna 5G”.....Continua qui
Leggi anche  su infoamica

Gli scienziati lanciano l’allarme sui possibili effetti nocivi sulla salute dovuti alla tecnologia 5G

13 settembre 2017
Noi sottoscritti, più di xxx scienziati da xxx paesi, chiediamo la moratoria all’introduzione della tecnologia di telecomunicazione di quinta generazione, detta anche “5G”, fino a che scienziati indipendenti dall’industria non avranno completamente studiato i potenziali pericoli per la salute umana e per l’ambiente. La tecnologia 5G aumenterà sensibilmente l’esposizione ai campi elettromagnetici di radiofrequenza, aggiungendoli a quelli prodotti già dalle tecnologie 2G, 3G, 4G, Wi-Fi e altre. E’ stato dimostrato che i campi elettromagnetici di radiofrequenza sono dannosi per l’Uomo e per l’ambiente.
Con l’uso sempre più intensivo delle tecnologie senza filinessuno potrà evitare di essere esposto perché, a fronte dell’aumento di trasmettitori della tecnologia 5G (all’interno di abitazioni, negozi e negli ospedali) ci saranno, secondo le stime, “da 10 a 20 miliardi di connessioni” (frigoriferi, lavatrici, telecamere di sorveglianza, autovetture e autobus autoguidati, ecc.) che faranno parte del cosiddetto Internet delle Cose”. Tutto questo potrà causare un aumento esponenziale della esposizione totale a lungo termine di tutti i cittadini europei ai campi elettromagnetici da radiofrequenza.
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), ovvero l’agenzia che si occupa di cancro per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 2011 ha concluso che i campi elettromagnetici nelle frequenze da 30 KHz a 300 GHz sono “Possibili Cancerogeni per l’Uomo”, inserendoli nella classificazione del Gruppo 2B. Tuttavia, nuovi studi come quello del Programma Nazionale di Tossicologia degli Stati Uniti, di cui si è detto sopra, e diverse indagini epidemiologiche, tra cui gli ultimi studi sull’utilizzo di telefoni cellulari e sui rischi di cancro al cervello, confermano che le radiazioni da radiofrequenza sono cancerogene per gli esseri umani.
Gli effetti nocivi dell’esposizione alla radiofrequenza sono già stati dimostrati continua qui

31 luglio 2015

Patrizia Gentilini ,Roberto Gava :Conoscere e prevenire le patologie cardiovascolari e il cancro.

Conoscere e prevenire le patologie cardiovascolari e il cancro: una proposta di cammino insieme




cuore
Le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia
Le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia, eppure i dati epidemiologici di cui disponiamo sono stupefacenti: la maggior parte delle patologie metaboliche e cardiovascolari sarebbe evitabile se adottassimo una corretta igiene di vita e migliorassimo l’ambiente in cui viviamo, perché queste patologie dipendono sia dai nostri comportamenti individuali (per esempio alimentazione scorretta, obesità, abitudine al fumo, sedentarietà, stress), sia dall’ambiente in cui viviamo (specialmente dalla qualità dell’aria che respiriamo, ma anche dall’inquinamento dell’acqua che beviamo e degli alimenti che mangiamo).

Fattori eziologici modificabili e non modificabili dal singolo soggetto
A livello cardiovascolare, in genere, tutto inizia con un semplice sovrappeso corporeo a cui possono seguire un aumento del colesterolo plasmatico e/o della glicemia e poi anche della pressione arteriosa............

Oltre a questi fattori eziologici modificabili su base individuale, oggi si sta invece inserendo in modo sempre più preponderante il ruolo di molti fattori non modificabili dalla singola persona. Un importante esempio è quello del Particolato Atmosferico (PM, dall’inglese Particulate Matter), ovvero di quell’insieme di particelle presenti nell'aria che respiriamo e che ormai sappiamo essere tanto più pericolose quanto più sono piccole. Col termine PM10 si indicano le particelle con diametro inferiore a 10 micron (particelle inalabili che in genere si fermano nelle prime vie respiratorie o nei bronchi più grandi), mentre con la sigla PM2,5 si indicano le particelle con diametro inferiore a 2,5 micron (particelle respirabili o fini che penetrano sino agli alveoli polmonari). 

Ancora più piccole e pericolose sono le Particelle Ultra Fini (UFP) - di dimensioni simili a quelle dei virus – che una volta inalate sono in grado di passare nel sangue polmonare e giungere in ogni distretto dell’organismo. Queste particelle possono essere di origine naturale (ceneri vulcaniche, sabbie del deserto, aerosol marino), ma più spesso originano dalle attività umane, in particolare dai processi di combustione per trasporti, produzioni industriali e incenerimento di rifiuti. I rischi per la salute umana si verificano sia a breve termine con aumento di eventi ischemici e respiratori, sia a lungo termine con aumento del rischio di cancro al polmone. È ormai assodato che per ogni incremento di 10 microgrammi/m3 di PM2.5, nella popolazione esposta vi sia un incremento del rischio:
- del 6% di morte per ogni causa,
- del 12% per le malattie cardiovascolari,
- del 14% per il cancro del polmone.


L’ultimo Rapporto dell’UE sulla qualità dell’aria in Europa ha stimato che nel nostro Paese vi siano ogni anno ben 65.000 morti premature per esposizione al PM2,5. L’Italia è al 2° posto dopo la Germania e prima della Polonia per numero di morti premature per PM2,5 e in soli questi tre Paesi (Germania, Italia e Polonia), si registra ben il 39% di tutte le morti europee annue (458.000) attribuibili al PM2,5. ........

L’inquinamento dell’aria influenza tutte le patologie moderne


In realtà, se è vero che l’inquinamento dell’aria comporta patologie cardiovascolari, respiratorie ed è stato riconosciuto dalla IARC nell’ottobre 2013 come un fattore cancerogeno certo per il polmone e la vescica, non va dimenticato che l’ambiente nella sua accezione più ampia (considerando l’inquinamento di aria, acqua e cibo da parte di pesticidi, interferenti endocrini, metalli pesanti, particolato ultrafine, ecc.) entra in gioco in tutte le patologie moderne che oggi affliggono i Paesi industrializzati, e va ricordato che sono purtroppo soprattutto i bambini a pagarne le conseguenze più gravi, sia perché alcuni organi e apparati sono ancora immaturi.

.....A questo proposito l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che globalmente nel mondo il 25% delle malattie dell’adulto e ben  il 33% delle malattie nei bambini sia dovuto a cause ambientali evitabili.

Le persone devono acquisire la consapevolezza che le centinaia e centinaia di sostanze chimiche estranee presenti nell’ambiente entrano - attraverso l’acqua, l’aria, il cibo e la nostra stessa pelle - all’interno del nostro corpo alterando la corretta funzione dei nostri organi e causando malattie.

Purtroppo, queste sostanze estranee tossiche e cancerogene, presenti nel corpo della madre, arrivano anche all’embrione e al feto durante la gestazione, nel momento quindi più delicato dello sviluppo e possono compromettere non solo la salute nell’infanzia, ma anche porre le basi di patologie che si verificheranno nella vita adulta. Le condizioni tossicologiche ambientali sono oltre l’immaginabile e stanno raggiungendo i limiti massimi di sopportazione del nostro organismo. La gente comune non è assolutamente cosciente di questa gravità, perché sono ancora troppo pochi i medici che ci informano sulla realtà attuale per farci crescere in conoscenza e in consapevolezza in modo da permetterci di prendere adeguati e salutari provvedimenti.

......Anche a livello oncologico, ricorriamo a interventi chirurgici, chemioterapie, radioterapie e a numerosi approcci terapeutici sintomatici, ma anche questo non è un trattamento eziologico risolutivo, perché non colpisce la causa prima della formazione del tumore: eliminare tutte le cellule tumorali è certamente un ottimo obiettivo, quando possibile, ma non esclude che lo stesso soggetto non ricada con un altro cancro. 

A livello di salute pubblica, poi, ancor più raramente si adottano politiche volte a ridurre la produzione, e di conseguenza l’esposizione, alle sostanze tossiche e cancerogene, anche se sappiamo tutti che questi interventi sarebbero i soli in grado di ridurre il rischio di ammalarsi e di tutelare quindi la salute della popolazione. Pensiamo al ritardo anche di decenni che è stato necessario per riconoscere la tossicità del fumo di tabacco, dell’amianto, del piombo, dei PCB (PoliCloroBifenili), dei pesticidi … e l’elenco potrebbe continuare a lungo.


Viene allora da chiedersi: perché il nostro Governo non interviene? Mancano le conoscenze, le possibilità attuative o la volontà politica?

A questa domanda ha già brillantemente risposto nel secolo scorso un grande scienziato italiano, Lorenzo Tomatis, medico che ha posto le basi della cancerogenesi e Direttore dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC): “La Prevenzione Primaria tutela la salute e protegge il ricco come il povero, ma non porta fama, onori o denari ed è purtroppo negletta ai Governi e alle Istituzioni”
D’altra parte, non possiamo pensare che questa triste realtà sia cambiata ai giorni nostri e la salute umana - anche se a parole tutti dicono di volerla difendere - non è quasi mai un fattore di cui si tiene adeguatamente conto da parte di chi ci governa.
Nell’attesa di una salvaguardia da parte delle Istituzioni, dobbiamo intervenire a livello personale...


Per fare questo però, noi dobbiamo fare un cammino di consapevolezza: 
1) dobbiamo prendere coscienza che la Medicina Farmacologica è prevalentemente sintomatica; 
2) dobbiamo agire prima che la malattia si manifesti intervenendo con una vera Medicina Preventiva (che va nettamente differenziata dagli attuali interventi di Diagnosi Precoce); 
3) nel caso la patologia si sia già manifestata, dobbiamo chiederci cosa l’ha causata; 
4) nella fase di remissione, quando la patologia acuta è adeguatamente controllata, dobbiamo agire per cambiare la predisposizione a ripetere eventi patologici simili o per evitare che si instauri una cronicizzazione.

Affinché quest’ultimo punto venga adeguatamente soddisfatto, la persona deve però impegnarsi su due fronti parimente importanti: 
1) il fronte personale, che implica una correzione delle nostre abitudini sbagliate e l’impostazione di una corretta igiene di vita a 360 gradi; 
2) il fronte sociale, che implica un impegno a migliorare la nostra società, sia testimoniando le nostre convinzioni e il nostro personale cambiamento migliorativo, sia impegnandoci attivamente affinché gli errori sociali vengano individuati e corretti. 
È vero che ognuno di noi, singolarmente, può fare poco per cambiare la società attuale, ma se nessuno agisce, nulla mai cambierà. Madre Teresa era solita dire: “Ognuno di noi è come una goccia, ma se noi non la mettiamo, il mare sarà più povero”.
Occorre poi ricordare che sono attivi, nel nostro come in altri Paesi, aggregazioni di cittadini, sotto forma di Movimenti e Comitati, impegnate tanto per contrastare specifiche fonti di inquinamento quanto per informare la popolazione sui rischi per l’ambiente e la salute che tali fonti comportano. 
Unendo fra loro tante singole gocce è possibile aumentare la loro forza: può così accadere - ed è accaduto - che le Istituzioni locali siano state costrette a rivedere le loro scelte sotto la pressione dei cittadini organizzati, la cui azione è andata a beneficio della salute e del benessere di tutti.

Ognuno di noi è responsabile, sia per se stesso, sia per gli altri

Oggi si parla tanto di prevenire le malattie, ma nella realtà pratica sono pochissimi quelli che fanno qualcosa di concreto, sia a livello istituzionale, sia a livello del singolo medico, sia a livello di singola persona.
Eppure sono molti i consigli pratici che possiamo conoscere per non ammalarci e per sviluppare le nostre meravigliose potenzialità personali.
Non possiamo aspettare di ammalarci gravemente per fare qualcosa. L’informazione e l’acquisizione di sempre nuove conoscenze sanitarie oggi sono non solo un diritto, ma anche un dovere di ogni persona, sia per migliorare la propria esistenza, sia per rendere più vivibile e felice quella delle generazioni future. 

Rivolgendo il pensiero proprio alle future generazioni o, più concretamente, ai nostri figli e ai nostri nipoti, dobbiamo domandarci quale mondo stiamo consegnando loro e impegnarci di conseguenza per rendere più vivibile il pianeta in cui viviamo.
Infatti, come dice Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato sì, dobbiamo tutti collaborare “per difendere la nostra Casa Comune”.

Non possiamo cullarci nell’illusione che i cambiamenti calino spontaneamente dall’alto: oltre quindi a cercare di difendere singolarmente la nostra salute, collaboriamo attivamente con quanti già si adoperano per difendere il proprio ambiente di vita, vuoi con azioni concrete, vuoi con la diffusione delle informazioni sui rischi per la salute derivanti dall’inquinamento ambientale oltre che da errate abitudini personali e sociali.

Un primo passo concreto …

Il 17 ottobre 2015, noi abbiamo organizzato un Convegno pubblico che ha per tema il titolo di questo stesso articolo....
Qui l'articolo integrale               29/07/2015

28 maggio 2015

Comunicato Stampa ISDE- Medici per l’Ambiente. In Sardegna ancora carbone, ceneri, CO2 e emissioni inquinanti.


Comunicato Stampa ISDE- Medici per l’Ambiente Ancora Carbone, ceneri, CO2 e emissioni inquinanti.

Le centrali termoelettriche che impiegano come combustibile il carbone rappresentano una delle principali fonti emissive di pericolosi inquinanti atmosferici con ricadute sanitarie locali che evidenziano incrementi di morbilità e mortalità (da disturbi irritativi a congiuntive, cute e mucose delle vie respiratorie, fino a ad un incremento di tumori a carico di bronchi e polmoni). Va ricordato, a questo proposito, che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione - agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – nell’ottobre 2013, ha inquadrato l’inquinamento atmosferico nel gruppo 1 (cancerogeno certo per l’uomo). Non vanno dimenticate, inoltre, le patologie cardio-vascolari e neurologiche nonché, nei bambini, anche i disturbi dell’apprendimento.

Per i loro elevati coefficienti di emissione di CO2 - a parità di energia prodotta - (fino al 30% in più rispetto a quelle alimentate con derivati del petrolio e fino al 70% in più, rispetto a quelle alimentate a gas), le centrali termoelettriche a carbone sono una tra le principali fonti di emissione di gas clima alteranti, a loro volta alla base del riscaldamento globale. La Sardegna con i suoi 800 grammi di CO2 per KWh affianca India, Cina e Australia tra i principali inquinatori del pianeta e dei suoi ecosistemi.

Esiste, inoltre, il problema dell’enorme volume di ceneri residue della combustione del carbone (3-400 mila tonnellate per milione di tonnellate di carbone bruciate) che contengono isotopi radioattivi (U238 / U 235, Th232 e K40) in concentrazione circa doppia rispetto al materiale di partenza. Queste ceneri, secondo la normativa UE, dovrebbero essere considerate materiali con elevata concentrazione di radionuclidi - i cosiddetti “TENORM” (Technologically-Enhanced, Naturally-Occurring Radioactive Materials) -, ma in Italia e nell’isola vengono avviate in discarica senza nessuna messa in sicurezza o utilizzate nella produzione di cemento.

Desta meraviglia che nel 2015 alla vigilia delle conferenza sul clima di Parigi, la Giunta Regionale proponga la costruzione e l’esercizio di un impianto di cogenerazione alimentato a carbone di potenza termica pari a 285 MWt. Sorprende che ciò avvenga impiegando risorse economiche pubbliche attraverso la newco. EURALENERGY S.p.A, dove oltre al socio privato ( Eurallumina) la società finanziaria della Regione Sardegna partecipa al 40% .


Sconcerta che ciò avvenga nel Sulcis senza che ancora l’assessorato all’Ambiente e alla Sanità abbiano almeno preso in esame le criticità ambientali e sanitarie che caratterizzano questa regione dell’isola fortemente inquinata e compresa all'interno del perimetro di Sito d'interesse nazionale per bonifica (SIN) del Sulcis-Iglesiente-Guspinese. Ancora si attende l’istituzione del registro tumori e l’avvio di efficaci azioni di bonifica prescritte e mai attuate. A Portoscuso l’eccesso di contaminati quali il piombo, cadmio, mercurio e diossine nella catena alimentare ha indotto l’autorità comunale ad emanare un’ordinanza di divieto del consumo di prodotti agricoli e zootecnici locali.

E’ auspicabile che i decisori regionali riconsiderino l’opportunità del progetto stesso, alla luce non solo della VIA (valutazione di impatto ambientale) ma di una accurata VIS (valutazione di impatto sanitario). Si ricorda che la qualificazione giuridica S.I.N. impone categoricamente a tutti gli organi competenti l’osservanza dell’obbligo, posto dalla Direttiva 96/62 CE del 27 settembre 1996, di adottare provvedimenti idonei a conseguire il miglioramento della qualità dell’aria.

Sassari 28 5 20015


Vincenzo Migaleddu

Presidente ISDE Medici per l’Ambiente Sardegna

13 febbraio 2015

1)Patrizia Gentilini . Inquinamento e rischio tumori, ma davvero ammalarsi è solo sfortuna? 2)Cancro: cattiva sorte o cattive teorie?

Tratto da Il  Fatto Quotidiano

Presidente Isde Forlì

1)Inquinamento e rischio tumori, ma davvero ammalarsi è solo sfortuna?

Di recente ha trovato ampio spazio sulla stampa italiana e sui media in generale un articolo di due ricercatori pubblicato su una prestigiosa rivista (Science) nel quale si sosteneva che il cancro è dovuto essenzialmente alla sfortuna (“bad luck”). Verrebbe spontaneo rispondere che certamente nascere in prossimità di siti inquinati, essere esposti a pesticidi, emissioni di inceneritori, centrali a carbone, acciaierie o altre amenità è certamente “una sfortuna”, ma non era questo che intendevano gli Autori né tantomeno i media che con grande risalto hanno ripreso la notizia.
Infatti il messaggio arrivato al grande pubblico è che la principale causa del cancro è la casualità, ovvero “la sfortuna” e che pertanto politiche di prevenzione primariariduzione dell’inquinamento o idonee scelte di vita, non siano poi più di tanto importanti.
Ma cerchiamo di capire cosa esattamente è emerso dallo studio: i due ricercatori, utilizzando anche modelli matematici, hanno dimostrato che c’è una forte correlazione tra la frequenza dei tumori e il tasso di proliferazione delle cellule staminali dei tessuti in cui i tumori stessi insorgono.
Questo non stupisce affatto perché è logico ipotizzare che quanto più spesso le cellule staminali di un organo sono in fase replicativa, tanto più è facile che insorga un cancro dal momento che una frequente proliferazione facilita errori di replicazione del Dna e l’insorgenza di mutazioni.
Ma da qui ad affermare, come fanno gli Autori, che le influenze stocastiche (casuali) costituiscono il contributo più grande all’insorgenza del cancro e che il 65% dei tumori è dovuto alla proliferazione delle cellule staminali e dunque al “caso” ce ne corre!
Questo articolo ha già suscitato una dura replica da parte della Iarc che il 13 gennaio 2015 ha scritto: “L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), Agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità specializzata per le Ricerche sul Cancro è in forte disaccordo con la conclusione della relazione scientifica pubblicata sulla rivista Science il 2 Gennaio 2015 dal Dr Cristian Tomasetti e dal Dr Bert Vogelstein sulle cause del cancro nell’uomo. Lo studio, che ha ricevuto una copertura mediatica capillare, ha confrontato, in una vasta gamma di tessuti, il numero di divisioni delle cellule staminali in relazione alla loro durata di vita con il rischio di cancro sempre rispetto alla durata di vita del tessuto ed ha sostenuto che mutazioni casuali (o “la sfortuna”) siano le maggiori cause che contribuiscono alla formazione di tutti i tumori, anche più importanti dei fattori ereditari o di quelli ambientali esterni… Gli esperti della Iarc dimostrano che in queste conclusioni vi sono gravi contraddizioni rispetto a numerosissime evidenze epidemiologiche (che hanno portato a conclusioni opposte nota del traduttoree che sussistono anche numerose limitazioni metodologiche e pregiudizi nell’analisi riportata nella pubblicazione. Concludere che ‘la sfortuna’ è la principale causa del cancro sarebbe fuorviante e potrebbe sminuire gli sforzi per identificare e prevenire efficacemente le cause della malattia”.
Da oltre un decennio l’epigenetica ci ha insegnato che, viceversa, sono proprio le influenze ambientali, specie nelle fasi più precoci della vita, a modulare l’espressione genica e a condizionare il nostro stato di salute non solo per quanto riguarda il cancro ma per quasi tutte le malattie di cui soffriamo. L’origine del cancro non risiede quindi solo in mutazioni casualmente insorte nel Dna delle cellule tanto più queste sono proliferanti, ma anche in centinaia di migliaia di modificazioni epigenetiche indotte dalla miriade di agenti fisici e sostanze chimiche tossiche e pericolose con cui veniamo in contatto ancor prima di nascere. Una ampia revisione del 2011 ha dimostrato che l’esposizione a pesticidi durante la gravidanza aumenta più del doppio il rischio di leucemia nell’infanzia: possiamo dire che  si tratta di “caso” o “cattiva sorte”?
Leggi e guarda il video PROF.ERNESTO BURGIO:La Verità sul cancro che nessuno dice 
O possiamo dire che è “sfortuna” il fatto che la mortalità nel primo di vita sia del 4-5% più elevata nelle aree inquinate rispetto al resto del nostro paese, come dimostra lo studio Sentieri Kids dell’Istituto Superiore di Sanità?
Certamente le differenze fra i vari tessuti nell’insorgenza del cancro – a parità di influenze ambientali e genetiche – sono spiegabili dai tassi di proliferazione delle cellule staminali, ma dove è allora la “cattiva sorte”?
Sapere di essere stati esposti già in utero a campi elettromagnetici, solventi, coloranti e quant’altro o respirare fin da neonati l’aria della Pianura Padana non è certo di buon auspicio, come non è di buon auspicio sapere che col recente decreto “Sblocca Italia” la situazione non potrà che peggiorare visto che, ad es., gli inceneritori bruceranno al massimo della loro potenzialità (a Forlì dalle attuali 120.000 ton a 180.000) e che si è spalancata la strada alle trivellazioni per la ricerca del petrolio nei suoli e nel mare. L’inquinamento che a tutto ciò conseguirà  ci fa dire – amaramente-  che la “sfortuna” avrà di che sbizzarrirsi: quante mutazioni e quante alterazioni epigenetiche “casualmente” capiteranno nelle cellule proliferanti dei nostri tessuti in conseguenza del maggior inquinamento provocato?
Purtroppo il contenuto dell’articolo di Science, l’enfasi con cui è stato accolto dai media, l’assenza del sia pur minimo senso critico che ha accompagnato la sua diffusione, rischia di azzerare il ruolo delle strategie preventive: se davvero si trattasse  solo di “sfortuna” perché impegnarci per ridurre l’inquinamento, evitare il fumo o cercare di promuovere una agricoltura senza veleni?
Viene il dubbio che le conclusioni dell’articolo – e l’ampia risonanza mediatica  che ne è seguita – siano artatamente funzionali a chi non vuole cambiare lo status quo: ma non sarebbe nell’interesse di tutti ridurre le contaminazioni ambientali e lasciare alla “cattiva sorte” meno occasioni di agire?

Tratto da www.lavocedinewyork.com

 2)Cancro: cattiva sorte o cattive teorie?


9 Feb 2015

L’articolo pubblicato su Science (Tomasetti C. and Vogelstein B., Variation in cancer risk among tissues can be explained by the number of stem cell divisionsScience 2015, 347 no. 6217 pp. 78-81), che ho riportato anche sulle colonne della Voce di New York, ha sollevato una discussione piuttosto accesa tra gli scienziati, tanto da far sì che la stessa Science ha trattato nuovamente l’argomento edulcorandolo e facendo ammenda.
L’articolo postulava che c’è una vasta gamma di tipi di cancro che sono da collegarsi ad un aumentato tasso di mutazioni casuali che si verificano nei tessuti con elevate replicazione, concludendo che  22 tipi di cancro erano principalmente associati con mutazioni genetiche casuali (chiamati "R casuali" – la R sta per "casuale"),mentre solo nove erano associate a fattori ambientali (tumori deterministici, o "D-tumori"). In definitiva si affermava che circa il 70% di questi tumori erano principalmente determinata da mutazioni casuali, nell’articolo indicati come  “bad luck” (sfortuna) e non fattori ambientali.
Purtroppo, i giornali specializzati e non hanno sottolineato che il cancro fosse collegato  alla sfortuna piuttosto che ad una questione legata all'ambiente o agli stile di vita, disegnando una conclusione molto semplicistica. 
La presa di posizione dei vari critici parte dalla considerazione che ci dovrebbe essere una  maggiore serietà, quanto meno verso i pazienti affetti da cancro, e che la storia dello sviluppo del cancro è estremamente complessa e non riconducibile ad un calcolo matematico che sancisca solo l’aleatoria’ dell’evento. 
In secondo luogo non si possono sminuire gli effetti patogenetici (non solo nella carcinogenesi) legati allo stile di vita e all’inquinamento ambientale. 
In terzo luogo che i media amplifichino un analisi riduttiva, basato su interpretazioni errate di ciò che la ricerca dimostra, è altamente irresponsabile perché’ si rischia di portare a un'abdicazione di responsabilità quando si tratta di salute ambientale, e del rapporto che esiste tra industria e le istituzioni internazionali, nazionali e locali della sanità pubblica.
Continua a leggere  su www.lavocedinewyork.com

 Per chi vuole capire è molto illuminante guardare il video  dell' intervento del PROF. ERNESTO BURGIO :La Verità sul cancro che nessuno dice 

17 novembre 2013

Elevati livelli di inquinanti nocivi per la salute

"Elevati livelli di inquinanti nocivi per la salute"

Non sono i “soliti” ambientalisti catastrofici a denunciare la grave situazione dell’inquinamento atmosferico in tutta Europa, ma un istituto prestigioso come l’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) che nel suo “Air quality in Europe - 2013 report" traccia il quadro europeo.

Tra le principali cause dell’inquinamento atmosferico vi sono il trasporto su strada, l’industria, l’agricoltura e il settore residenziale. .....In particolare, due sostanze inquinanti, il particolato e l’ozono troposferico, continuano a causare problemi respiratori, malattie cardiovascolari e una minore aspettativa di vita. Nuovi dati scientifici indicano che la salute umana può essere compromessa da concentrazioni di sostanze inquinanti inferiori a quanto si pensava in passato.

 
Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell´Aea, afferma: “L’inquinamento atmosferico sta causando danni alla salute umana e agli ecosistemi. Un’ampia parte della popolazione non vive in un ambiente sano secondo gli standard attuali. Per avviare un percorso che porti alla sostenibilità, l’Europa deve essere ambiziosa e rendere più severa  l’attuale normativa”.


 
Il commissario all´Ambiente Janez Potocnik aggiunge: “Per molte persone la qualità dell’aria costituisce una della maggiori preoccupazioni. Gli studi dimostrano che un’ampia maggioranza dei cittadini è consapevole dell’impatto della qualità dell’aria sulla salute e chiede alle istituzioni di intervenire a livello europeo, nazionale e locale, anche in tempi di austerità e difficoltà. Sono pronto a dare una risposta a queste preoccupazioni attraverso il prossimo Riesame della qualità dell’aria della Commissione”.

Nello stesso tempo l’Agenzia Iarc ha inserito l´inquinamento dell´aria esterna nell’elenco delle sostanze cancerogene per l’uomo (http://www.iarc.fr/)
Gli esperti dello Iarc, sulla base della più recente letteratura scientifica, affermano che ci sono prove sufficienti che l’esposizione all’inquinamento dell’aria outdoor causi il tumore al polmone. Hanno inoltre evidenziato una correlazione con un incremento di rischio per il tumore alla vescica. 

Anche il particolato fine, che rappresenta uno dei principali componenti dell’inquinameno atmosferico esterno, è stato valutato separatamente ed è stato classificato come “cancerogeno per l’uomo” . La valutazione dello Iarc ha mostrato un incremento di rischio di tumore ai polmoni a livelli crescenti di esposizione al particolato e all’inquinamento atmosferico.

E’ già nota l’associazione dell’inquinamento dell’aria con un’ampia gamma di disturbi, come le malattie respiratorie e cardiache. ......
Le Immagini Isde sono tratte da Facebook del Medico Isde G.Ghirga
“L’aria che respiriamo - afferma Kurt Straif, capo della sezione Monografie dello IARC - è diventata inquinata per una miscela di sostanze cancerogene. Ora sappiamo che l’inquinamento atmosferico esterno è non solo un rischio importante per la salute in generale, ma anche una delle principali cause ambientali di morte per cancro”.

“Classificare l’inquinamento atmosferico esterno come cancerogeno per l’uomo - sottolinea Christopher Wild, direttore dello Iarc - è un passo importante. Ci sono modi efficaci di ridurre l’inquinamento dell’aria e, considerata l’ampiezza dell’esposizione delle persone in tutto il mondo, questo rapporto dovrebbe mandare un segnale forte alla comunità internazionale per intraprendere azioni senza ulteriori ritardi”.
 


L'articolo integrale qui
 

Scarica il rapport "Air quality in Europe"

Scarica la scheda relativa all´Italia

Relazione tra inquinamento atmosferico e rischio di tumori al polmone