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Visualizzazione post con etichetta Ban Ki Moon. Mostra tutti i post
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22 settembre 2016

Slitta l’entrata in vigore dell’Accordo sul clima di Parigi per Italia e Ue .

Tratto da Greenreport

Slitta l’entrata in vigore dell’Accordo sul clima di Parigi. Italia e Ue mancano all’appello

Necessario ancora il 7,5% delle emissioni per tagliare il traguardo........           di  Luca Aterini
Risultati immagini per italia e ue
Il tempo è la principale, scarsissima risorsa a stabilire se l’umanità potrà tenere a freno o meno i cambiamenti climatici innescati a partire dalla seconda rivoluzione industriale. Oggi, a New York di tempo ne abbiamo sprecato un altro po’. Si è appena conclusa quella che, nelle intenzioni delle Nazioni Unite, avrebbe dovuto essere la giornata decisiva per l’entrata in vigore dell’Accordo sul clima raggiunto a Parigi lo scorso dicembre, firmando il quale 197 parti (ovvero 196 Paesi più l’Ue) si sono impegnate a mantenere il riscaldamento globale «ben al di sotto dei 2°C». Con oggi, a ratificare davvero l’Accordo – o ad aver già depositato gli strumenti per farlo – sono stati 60 Paesi, responsabili del 47,62% delle emissioni di gas serra mondiali. Ancora non basta.
L’Accordo sul clima di Parigi entrerà in vigore 30 giorni dopo la ratifica da parte di 55 paesi che rappresentino il 55% delle emissioni di gas serra. «Abbiamo bisogno di coprire il 7,5% delle emissioni globali in più per raggiungere la soglia», ha dichiarato oggi il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki moon, aggiungendo comunque di «essere sempre più convinto che l’Accordo di Parigi entrerà in vigore entro la fine dell’anno».
A tal proposito, è indubbio che alcuni segnali incoraggianti siano oggi arrivati nel corso dell’assemblea Onu. Da quando Usa e Cina (il 38% delle emissioni globali di gas serra) hanno ratificato l’Accordo, all’inizio di questo mese, è scattata una corsa alla firma tra altri Paesi, trascinati dalle due superpotenze. Soltanto oggi altri 31 Paesi si sono aggiunti alla lista: dall’Islanda agli Emirati Arabi Uniti, dal Brasile alla Repubblica di Vanuatu. «Uno slancio straordinario da parte degli Stati e un chiaro segnale della loro determinazione ad attuare subito l’Accordo di Parigi e ad aumentare l’ambizione nel corso dei decenni a venire», ha dichiarato Patricia Espinosa, segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc).
Altri 14 paesi che rappresentano il 12,58% delle emissioni – assicurano dall’Onu – si impegnati a ratificarlo entro il 2016, consentendo in questo modo l’entrata in vigore dell’Accordo. Non è però irrilevante che queste firme non siano arrivate in tempo per oggi, come inizialmente auspicato. Come si nota scorrendo la lista dei firmatari, ad ora manca un grande protagonista. L’Unione europea con i suoi Stati membri, tra i quali ovviamente l’Italia, che per decenni si è vantata – a ragione – del proprio ruolo di faro verde nel mondo.
Non la Francia, non la Germania, non l’Italia: nessuno ha ancora ratificato l’Accordo trovato proprio a Parigi.
Vero è che la ratifica ad oggi non appare in dubbio, tanto che a Bruxelles un voto sul tema è in programma per il 9 ottobre. Anche in quest’occasione però l’Ue (responsabile di circa l’11% delle emissioni globali, ben oltre il 7,5% che sarebbe stato oggi necessario) mostra di saper muoversi per tempo, oppure di non ritenere la partita climatica – e dunque in definitiva un progetto di sviluppo sostenibile –una priorità.
Testimone esemplare di questo deficit è purtroppo l’Italia. Come ha sottolineato nei giorni scorsi il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, il governo italiano «è pronto a discutere la sua legge di ratifica in un prossimo Consiglio dei ministri, perché il Parlamento possa esaminarla ed approvarla in tempi rapidi, con l’auspicio che l’Italia possa prendere parte ai lavori della Cop22 di Marrakech avendo già completato l’iter di ratifica». Ovvero, entro 46 giorni da oggi.
Nel mentre, qualche certezza c’è. Nel 2015 il Pil italiano è cresciuto di un modesto 0,8%, performance che dovrebbe ripetere nel 2016, mentre le emissioni di gas serra nazionali sono salite secondo i dati raccolti da Ispra di oltre il doppio, +2% (+2,5% secondo la Fondazione per lo sviluppo sostenibile). Nello stesso tempo il Pil mondiale è cresciuto del 3%, mentre le emissioni di CO2 sono rimaste ferme al livello dell’anno precedente. Ciò non deve distrarre dal dato di fondo, che vede l’economia globale ancora ben lontana da raggiungere standard di sostenibilità, come ben evidenziano gli impegni climatici presentati dai vari paesi proprio per l’Accordo di Parigi. Anche se venissero rispettati, la temperatura media globale salirebbe comunque di +2,7-3 °C (una stima che ha trovatonumerose conferme), ovvero ben lontano dalla soglia di sicurezza per evitare cambiamenti climatici devastanti e irreversibili.
Non rimane che restare aggrappati a quanto concluso, e insistere sull’ottimismo della volontà. «Ciò che una volta sembrava impossibile è ormai inevitabile», ha osservato Ban Ki moon. Le temperature in continua salita non possono che dargli ragione.

08 dicembre 2015

Parigi. Alla COP21 la settimana della speranza… e dei miracoli?

Tratto da Greenreport

Bollettino da Parigi. Alla COP21 la settimana della speranza… e dei miracoli?

Non dobbiamo mai perdere di vista il nodo essenziale: la posta in gioco di questa Conferenza è la vita stessa nostra e delle generazioni future.

Christiana Figueres, Segretario Esecutivo UNFCCC: «La storia ha scelto voi, qui, ora»
Questa mattina si apre alla COP 21 la settimana della speranza. L’obiettivo è chiaro, così come lo sono le esigenze: dobbiamo raggiungere un accordo universale sul clima.
 Ed è necessario tenerlo a mente durante i lavori. Su questa sfida universale ed esistenziale rappresentata dal riscaldamento globale è giunto il tempo delle decisioni. Avete l’incarico di trovare delle risposte. Il tempo è limitato: l’accordo deve essere formalmente adottato venerdì 11 dicembre. Per questo noi tutti dobbiamo raggiungere rapidamente una visione politica condivisa e trasportarla all’interno del testo negoziale.
 Ho proposto di costituire un organo unico, aperto a tutti per consultazioni informali: le Comité de Paris, che si riunirà almeno una volta al giorno. Mercoledì, cercheremo di avere una prima visione d’insieme dell’accordo finale. Non dobbiamo mai perdere di vista il nodo essenziale: la posta in gioco di questa Conferenza è la vita stessa nostra e delle generazioni future. 
Sono sicuro che per venerdì questa settimana della speranza terminerà con l’adozione dell’accordo universale. Possiamo e dobbiamo riuscire.
«La settimana della speranza», così Laurent Fabius, Presidente della COP, ha definito questa settimana di lavori all’apertura del high level segment, ricordando che il tempo per giungere alle decisioni è prossimo.
«Le decisioni che saranno prese a Parigi avranno effetti per secoli», ha stimolato i Ministri il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon. 
In chiusura è stato forte lo stimolo dato da Christiana Figures, segretario esecutivo dell’UNFCCC: «La Storia ha scelto voi, qui, ora».
Intanto i negoziati proseguono secondo la scaletta del “Paris Committee”, senza la possibilità per gli observer di assistere: rimangono ancora 800 opzioni aperte. Risolverle tutte in poco tempo? “Servirebbe un miracolo…»

Bank Ki Moon – Segretario Generale dell’ONU

Le decisioni che saranno prese a Parigi avranno un impatto per secoli......

Hoesung Lee –  Chair dell’IPCC

Sappiamo come contrastare i cambiamenti climatici: abbiamo le tecnologie per farlo. 
Più a lungo aspettiamo e più alto sarà il costo dell’azione. 

20 aprile 2015

Il Vaticano promuove un convegno sui cambiamenti climatici , sulle responsabilità morali che ne derivano, per proteggere le generazioni future.



papa francesco

Il Vaticano promuove un convegno sui cambiamenti climatici e sulle responsabilità morali che ne derivano


La Pontificia Accademia delle Scienze,la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali e SDSN e Religioni per la Pace hanno organizzato un convegno a Roma il prossimo 28 aprile, sulle conseguenze morali dei cambiamenti climatici. 

L’obiettivo del vertice Protect the Earth, Dignify Humanity. The Moral Dimensions of Climate Change and Sustainable Development è quello di sensibilizzare e creare un consenso sui valori dello sviluppo sostenibile coerenti con i valori delle principali tradizioni religiose, con una particolare attenzione ai più vulnerabili; di elevare il dibattito sulle dimensioni morali della protezione dell’ambiente prima della enciclica papale; e per aiutare a costruire un movimento globale in tutte le religioni per lo sviluppo sostenibile e i cambiamenti climatici, durante il 2015 e oltre.
Il risultato atteso è una dichiarazione congiunta sull’imperativo morale e religioso dello sviluppo sostenibile, evidenziando il legame intrinseco tra il rispetto per l’ambiente e il rispetto per le persone – soprattutto i poveri, gli esclusi, le vittime della tratta di esseri umani e la schiavitù moderna, i bambini e le future generazioni.
Al meeting prenderà parte Ban Ki Moon segretario generale delle Nazioni Unite, ma anche Jeffrey Sachs, un importante economista americano e direttore dell’Earth Institute presso la Columbia University e il Cardinale Peter Turkson del Ghana, un alto funzionario del Vaticano che sta conducendo il processo di elaborazione dell’Enciclica di Papa Francesco sull’ambiente, la cui uscita è attesa per il prossimo giugno o luglio. Fonti ecclesiastiche hanno detto sono attesi anche gli scienziati leader nel settore dei cambiamenti climatici.
L’enciclica è uno dei documenti più autorevoli che un Papa può emettere e fonti della Chiesa dicono che l’Enciclica sull’ambiente è al centro di un intenso lavoro delle lobby cattoliche, soprattutto conservatori americani che non credono alla responsabilità umana e che gli interventi proposti di contenimento delle emissioni potranno fare più male (all’economia) che bene. Il Consiglio del Vaticano per la Giustizia e la Pace, diretto proprio da Turkson è stato anche oggetto della lobbying degli scettici del cambiamento climatico che sperano di influenzare la versione finale, secondo quanto riferiscono altre fonti. L’amministrazione Obama ha abbracciato l’Agenda “verde” del Papa il quale sembra non aver tenuto delle critiche fino a ora.
Francesco stesso non sembra aver ascoltato i critici finora.
Anche i suoi due immediati predecessori, il Papa emerito Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, si sono espressi con forza sul dovere cristiano di proteggere l’ambiente, ma Papa Francesco lo ha fatto più spesso e con forza e in un momento in cui i cambiamenti climatici sono diventati la spia rossa nella discussione politica. 
E Papa Francesco ha già spiegato che vorrà far uscire la sua Enciclica per tempo, proprio per influenzare la COP21, l’Assemblea nazionale sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite che si terrà a Parigi a fine novembre mentre il Papa farà la sua prima visita negli Stati Uniti a settembre e sarà ospite presso la sede generale delle Nazioni Unite a New York.
Via | NCR Online

04 aprile 2014

1) Greenpeace: quale futuro energetico per l'Europa al 2030 ? 2)Ban Ki Moon: l’azione sui cambiamenti climatici è urgente

Tratto da  Zeroemission
Greenpeace: quale futuro energetico per l'Europa?

Tre rapporti dell'associazione ambientalista sulla realtà energetica del vecchio continente e sui nuovi target al 2030 che dovranno essere decisi entro ottobre

Greenpeace: quale futuro energetico per l'Europa?
In tre distinti rapporti Greenpeace fotogafa la situazione delle grandi aziende elettriche ancora bloccate a difendere le fonti fossili, del pericoloso invecchiamento centrali nucleari e del conflitto tra rinnovabili e fonti sporche nelle reti elettriche in Europa. Entro ottobre 2014 la UE dovrà decidere la propria politica energetica e di taglio delle emissioni di CO2 e stabilire gli obiettivi al 2030.

Locked in the past. Le grandi aziende energetiche europee come emerge dai loro investimenti sbagliati, sono rimaste legate al passato e alle fonti fossili, che le hanno portate in una condizione finanziaria precaria. I segnali di cambiamento del mercato c'erano ed erano evidenti, ma le compagnie energetiche non sono state in grado di coglierli e sono pertanto rimaste indietro nella corsa alle rinnovabili. Per questo ora cercano di bloccarne il mercato.....

PowE[R] 2030. L’Europa ha bisogno di politiche energetiche unitarie, altrimenti i costi del sistema dell’energia elettrica aumenteranno di circa 2 miliardi di euro l'anno entro il 2030. Il rapporto dimostra come con investi uguali a quelli previsti da ENTSO-E (il network europeo dei gestori delle reti elettriche) sarebbe possibile dimezzare i chilometri di nuove linee elettriche aumentando contemporaneamente l'integrazione delle rinnovabili fino al 77% sul totale. Se invece ogni paese continuerà a procedere autonomamente questo causerà costi più alti per tutto il sistema.

Su  Zeroemissionl 'articolo integrale
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Tratto da Il Fatto Quotidiano 

Ban Ki Moon: l’azione sui cambiamenti climatici è urgente

“Quando ci pentiremo, sarà troppo tardi”. 

Il cambiamento climatico richiede una risposta urgente. La questione climatica può non sembrare un problema immediato, come ad esempio la crisi in Ucraina, ma il Segretario Generale ha posto il tema della lotta ai cambiamenti climatici come una priorità assoluta del suo mandato. Ha ribadito preoccupazione per una situazione tragica e importante come quella della Siria ma ha posto l’accento sul fatto che affrontare il tema dei cambiamenti climatici significa salvare “l’intera umanità”. “Il mio obiettivo è tenere alta la pressione sugli Stati Membri che si sono concentrati maggiormente solo sulle questioni interne” ha affermato esortandoli “per favore, leader, guardate oltre i confini nazionali: l’intero Pianeta Terra sta soffrendo e soffrirà domani”
Il ritardo Europeo. Il Segretario Generale ha inoltre posto l’accento sulle questioni interne che sono state responsabili del ritardo relativo alla messa a punto del pacchetto clima ed energiadell’Unione Europea nel mese di marzo. Il pacchetto, che stabilisce un obiettivo di riduzione dei gas a effetto serra del 40% entro il 2030, avrebbe costituito la base di impegno dell’Unione Europea in vista del Summit di Settembre.....

04 gennaio 2012

1)Ban Ki Moon: "Il 2012 anno delle energie rinnovabili"2)Bangladesh, rivoluzione solare

Tratto da Ecoblog

Ban Ki Moon: "Il 2012 anno delle energie rinnovabili"

linkink park e ban ki moon

Energia pulita per tutti, partendo dal
2012 decretato Anno internazionale delle energie rinnovabili. 
L’iniziativa nasce in seno alla Segreteria Generale dell’ONU e voluta da Ban Ki Moon (in alto nella foto con i Linkin Park protagonisti di iniziative in favore dell’uso di energie rinnovabili) e decretato dalla Risoluzione 65/151 dell’Assemblea Generale. Il lancio ufficiale è stato fissato in occasione del World Future Energy Summit che si tiene a Abu Dhabi il prossimo 16-18 gennaio.

Questa iniziativa coinvolgerà i governi, il settore privato e partner della società civile a livello globale con l’obiettivo di raggiungere l’energia sostenibile per tutti, e per raggiungere tre obiettivi principali per il 2030:
  • garantire l’accesso universale a servizi energetici moderni
  • raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica
  • raddoppiare la quota di energia rinnovabile nel mix energetico globale
Le motivazioni che hanno spinto Ban Ki Moon a lavorare un intero anno sulle energie rinnovabili sono:

L’accesso a moderni servizi energetici a prezzi accessibili nei paesi in via di sviluppo è essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio e lo sviluppo sostenibile.
Leggi su La Repubblica

ENERGIA GREEN

Bangladesh, rivoluzione solare  elettricità a milioni di persone

Dal 1996 gli abitanti delle zone rurali del paese hanno visto la propria vita cambiare grazie a un kit di celle, batterie e luci, acquistabile a rate agevolate. Nel Paese oltre 80 milioni di cittadini non sono raggiunti dalla rete elettrica nazionale. E ora il governo concede sgravi e incentivi per chi vuole investire nel settore

NON HANNO mai visto così tanta luce. Il 60% della popolazione del Bangladesh, tutte le zone rurali del paese, ancora non è raggiunta dalla rete nazionale della corrente elettrica, eppure qui la rivoluzione è arrivata sotto forma di energia solare, pulita e rinnovabile. Disponibile anche ai più poveri tra i poveri.

Tutto grazie a Shs (Solar Home System, sistema solare casalingo), un progetto della banca etica Grameen Shakthi, specializzata nella promozione di energia verde. Si tratta di un kit composto da pannelli solari, batterie e una serie di lampade a fluorescenza e led che ha già cambiato la vita a oltre un milione di persone. Ma potenzialmente può avere un impatto sulle esistenze di decine di milioni di cittadini.Leggi tutto