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28 aprile 2016

Una Rivoluzione del Mercato Energetico? ......

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Tratto da SmartWeek

Una Rivoluzione del Mercato Energetico o Solo un’Utopia?

Quando accendete la luce o svolgete la più semplice azione con gli elettrodomestici, vi siete mai chiesti da dove proviene l’energia ? Quali siano gli impatti ambientali derivanti dall’utilizzo?
Tutte le forme di produzione di energia hanno un impatto potenzialmente negativo, come l’anidride carbonica estratta dai combustibili fossili, la contaminazione delle falde acquifere correlata all’estrazione di petrolio e gas naturali.....

Poche informazioni

Le aziende fornitrici di energia elettrica e gas non sempre forniscono delle chiare informazioni sull’origine della energia che utilizziamo e degli effetti sull’ambiente. Esiste un difetto di comunicazione tra il cliente e il fornitore perché le informazioni non sono condivise in maniera trasparente ed equa. I consumatori dovrebbero avere la possibilità di poter scegliere l’offerta energetica che maggiormente si adatta ai loro bisogni e soprattutto alle loro scelte di vita e di rispetto per l’ambiente.
Sarebbe auspicabile la redazione di un rapporto ufficiale che dichiarasse dati precisi e riassumesse in una tabella per ogni tipo di energia prodotta benefici, costi e impatto ambientale.

Un mercato che cambia

L’innovazione e le nuove tecnologie emergenti stanno lentamente modificando le dinamiche di mercato, da semplici consumatori con poche scelte energetiche ci stiamo trasformando in attori attivi sul mercato offrendo una moltitudine di servizi come: produttori, intermediari tra domanda e offerta o fornitori di servizi ausiliari. Attraverso le nuove dinamiche di mercato e le crescenti opportunità di investimento nella produzione di energie sostenibili stiamo diventando indipendenti dalle società produttrici e distributrici di energia. 
Il mix di risorse energetiche, che utilizziamo, è sempre più sotto il nostro controllo grazie alla possibilità di scelta che prima non avevamo: ad esempio possiamo installare dei panelli fotovoltaici nelle nostre case o scegliere una macchina elettrica rispetto ad una tradizionale modificando in modo proattivo l’equilibrio tra domanda e offerta.

Nuove offerte

 ......Società come Tesla, Google e Whirpool hanno lanciato nuove applicazioni che riducono il consumo di energia e garantiscono una maggiore efficienza energetica. ......

Il caso di Tesla

Tesla nel 2015 ha annunciato la creazione di un nuovo ramo aziendale denominato “Tesla Energy”, che ha come obiettivo quello di eliminare la dipendenza dalla rete elettrica al fine di diventare energeticamente autonomi attraverso l’energia solare. La missione aziendale di Tesla è di rendere i consumatori maggiormente indipendenti garantendo loro l’esatta origine dell’energia che utilizzano. Il primo prodotto di Tesla Energy è la “Powerwall Home Battery”, una batteria fissa agli ioni di litio ricaricabile che permette, ad un prezzo competitivo 3500$ per il modello da 10KWh, di integrare alla rete elettrica una sorgente energetica alternativa che può essere utilizzata quando il prezzo dell’elettricità è alto o in caso di black-out. Il costo dell’immagazzinamento dell’energia sta continuando a diminuire grazie alla sua ampia diffusione nell’ultimo decennio. Secondo una ricerca condotta dal MIT il prezzo di una batteria si ridurrà ulteriormente nei prossimi anni fino ad arrivare intorno ai 100 euro al kW nel 2030.
Powerwall Home Battery
Una ricerca condotta dall’università di Stanford prevede che l’utilizzo di 160 milioni di batterie Powerwall potrebbero condurre alla transizione, negli Stati Uniti, dall’energia tradizionale a quella proveniente da fonti rinnovabili.

Verso un controllo diretto delle risorse energetiche?

Le nuove tecnologie e il mercato contemporaneo consentono agli utenti di ottenere il controllo diretto delle risorse energetiche.
Le implicazioni di questa rivoluzione sono impossibili da prevedere. Si possono strutturare delle congetture riguardo al valore che verrà creato quando gli utilizzatori avranno il governo diretto dell’energia, sicuramente questa innovazione dovrà essere guidata da un periodo di grandi innovazioni, di crescita economica e di creazione di posti di lavoro.
L’innovazione deve essere uno strumento finalizzato alla ricerca e alla salvaguardia della sostenibilità ambientale. I soggetti, che svolgono allo stesso tempo la duplice funzione di consumatori e di cittadini, devono avere il diritto di poter scegliere la risorsa energetica che utilizzano. Una piccola scelta può cambiare radicalmente e migliorare il mondo in cui viviamo: più che un diritto un dovere per il nostro pianeta.
Giovanni Soldini

07 giugno 2012

Su La Repubblica: "E’ FINITA L'ERA DEL CARBONE. COSI' LA TERRA TORNA A RESPIRARE."

Tratto da Linkiesta

Enel, passato e futuro dell’elettricità italiana. ...... Si son scordati il presente


“In occasione dei suoi primi 50 anni Enel presenta Enel 5.0, un villaggio tecnologico itinerante per farti vivere in prima persona una storia che anticipa il futuro. 
 Un tour in 8 tappe, il viaggio spettacolare dell’elettricità e del suo ruolo nell’evoluzione sociale, culturale ed economica d’Italia e del mondo, un’anteprima del nostro domani.”

Il tour di Enel è partito da Napoli e farà tappa a Bologna, dal 14 al 17 Giugno prossimi, in concomitanza con la Repubblica delle idee, l'evento organizzato da Repubblica di cui Enel è sponsor unico. Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel sarà intervistato dal vicedirettore di Repubblica con cui "discuterà di storia e innovazione... dell’impatto dei nuovi elettrodomestici e del loro ruolo nel percorso dell’emancipazione femminile". Chissà come se la caverà Massimo Giannini nel triplo salto mortale del "presente".
Aggiungi didascalia
Nell'edizione di oggi il "nostro" se l'è cavata bene, pur avendo pubblicato la traduzione di un articolo di Mark Hertsgaard dal titolo piuttosto forte: “E’ finita l’era del carbone. Così la terra torna a respirare.” A partire da un report dell'Energy Information Administration sulla progressiva riduzione dell'uso del carbone negli Stati Uniti, e come facilmente intuibile dal titolo, si affermano due fatti
Avendo pubblicato solo la traduzione dell'articolo, il carbone è rimasto un fatto squisitamente americano, che non riguarda il nostro presente.

Non bisogna infatti dimenticare che in totale controtendenza con il resto del mondo Enel vuole convertire la centrale di Porto Tolle a carbone e Tirreno Power (De Benedetti, ops) ha ottenuto di aumentare la potenza di quella di Vado Ligure.

II tour di Enel non passa da Brindisi, Civitavecchia, Monte Amiata, Dolomiti, Porto Tolle, Bastardo, Fusina, la Spezia, nè in ciascuno dei luoghi in cui sono in atto vertenze tra Enel e le comunità locali, in Italia e non; dove i cittadini hanno già sentito raccontare la favola delle "tecnologie che renderanno migliore la vostra vita".

Alla Spezia è ubicata la centrale inaugurata nel 1962, alla presenza del Presidente della Repubblica Segni e del direttore della Edison Volta.

Chissà se a A. Giddens, che interverrà all'evento bolognese di Repubblica/Enel sul tema dei cambiamenti climatici, hanno raccontato chi è lo sponsor? O anche a lui hanno propinato questa favola: “Il visitatore, dopo avere attraversato cinquanta anni di storia e molte immagini su schermi interattivi, è invitato a sedersi nell’arena e a viaggiare con l’auto elettrica nel futuro dell’energia. Uno spettacolo virtuale per scoprire le tecnologie che renderanno migliore la nostra vita".
Nè il tour di Enel nè la festa di Repubblica passeranno dal Golfo dei Poeti, dove è di scena il presente, con cui rischiamo di alimentare le auto elettriche del prossimo futuro. 
Presente? what's presente?
  Leggi l'articolo integrale

Centrale Eugenio Montale di La Spezia

 Centrale Enel di Genova



10 aprile 2012

L'inesorabile trasformazione (e .........decentramento)del sistema energetico

Tratto da QualEnergia

L'inesorabile trasformazione del sistema energetico

Investimenti nell'eolico e nel fotovoltaico cresciuti di 27 volte in 11 anni, decentramento della produzione e rapido calo dei prezzi, stanno portando a un profondo cambiamento del sistema elettrico mondiale, che farà diminuire il peso dei grandi gruppi energetici e porterà a nuove sfide e innovazioni. L'editoriale di Gianni Silvestrini.
 
Il successo delle fonti rinnovabili su scala mondiale, con investimenti che nei soli due comparti del fotovoltaico e nell’eolico sono passati da 6 a 163 miliardi di dollari tra il 2000 e il 2011, è destinato inesorabilmente ad accrescersi. La motivazione non è di tipo ideologico o ambientale, ma strettamente economica. Il costo dei combustibili fossili sul lungo periodo è infatti destinato a salire, mentre quello delle tecnologie verdi proseguirà la sua discesa. Ormai i parchi eolici in zone di buona ventosità in Brasile producono energia a un prezzo inferiore rispetto agli impianti termoelettrici. Anche il solare sta ottenendo risultati clamorosi. È stata recentemente annunciata la costruzione di un impianto fotovoltaico da 250 MW in Estremadura, Spagna, che consentirà di ripagare l’investimento con la sola vendita di elettricità.
Questi risultati sono legati alla rapidità del calo dei prezzi che, nel caso dei moduli fotovoltaici, è stato di sei volte negli ultimi 20 anni. Ma non è solo l’aspetto economico a motivare il cambiamento strategico del panorama energetico. Lo spostamento verso le rinnovabili rappresenta infatti la scelta più credibile anche dal punto di vista della gestione dei rischi. Quanto più i singoli Stati ridurranno la dipendenza da petrolio e gas grazie a efficienza e rinnovabili,  tanto maggiore sarà la loro sicurezza energetica, elemento destinato a divenire cruciale nei prossimi 10-20 anni.
Questo spiega perché la crescita verde, che nel decennio scorso era stata prevalentemente europea, è esplosa con forza in Cina e si sta già estendendo ai mercati dell’America del Nord e del Sud, dell’Asia, della stessa Africa. Il 64% della variazione netta della potenza elettrica in Europa tra il 2000 e il 2011 è legata alle rinnovabili, mentre negli Usa si è assistito negli ultimi 5 anni a una crescita delle energie verdi e un calo del carbone (vedi grafico). Anche in Cina le rinnovabili stanno crescendo e la quota del carbone è destinata a ridursi.
Il fatto stesso che la metà della potenza elettrica installata nel mondo negli ultimi anni sia stata “green”, evidenzia come gli investimenti delle rinnovabili rappresentino ormai una quota maggioritaria delle risorse dedicate alla produzione elettrica.
Questa trasformazione è destinata a comportare notevoli modifiche nel settore. Con il cambio del mix del sistema di generazione si dovranno affrontare problemi nuovi. Gli operatori delle rinnovabili dovranno confrontarsi con la regolazione della rete. Sull’altro versante le compagnie elettriche rischiano di essere spiazzate dalla rapidità della trasformazione del mercato che può indurre una riduzione delle entrate e un offuscamento della loro posizione dominante. Per mantenere un ruolo importante dovranno diversificare le attività.......
Una cosa però è certa. Il peso dei grandi gruppi, a iniziare dall’Enel, è destinato a diminuire. Almeno 350.000 impianti che utilizzano sole, vento, biomasse e acqua sono in Italia di proprietà di singoli cittadini, imprese, enti locali. E la quota è destinata a crescere. In Germania sono ben oltre 1 milione gli impianti non controllati dalle utilities.
Il fotovoltaico in particolare sfugge più facilmente al controllo perché in molti casi le potenze sono di piccola taglia. Il fatto che si avvicini rapidamente la grid parity e che quindi nel giro di 2-4 anni questa tecnologia potrà diffondersi senza incentivi apre scenari molto interessanti.  In una fase di transizione il solare dovrà sopportare i costi di trasformazione della rete elettrica. Ma a un certo punto, grazie anche alla presenza di accumuli decentrati, gli investimenti privati consentiranno di fornire energia al Paese senza alcun peso per la collettività, evitando l’importazione di gas o carbone.
Insomma, una democratizzazione del sistema di produzione che si sposa con l’aumento della sicurezza e con la competitività del Paese. Siamo all’inizio di una profonda trasformazione del sistema energetico che, se gestita bene, porterà risultati positivi non solo all’occupazione e all’ambiente, ma anche all’economia e al controllo dal basso di un bene prezioso come l’energia.

09 agosto 2009

2009/08/10 "Centrali a carbone e mega-acciaierie ecco i "campioni" dell'inquinamento"..L'Italia: il paese che parla sempre d'innovazione ma non la fa"

Tratto da " La Repubblica"

Centrali a carbone e mega-acciaierie ecco i "campioni" dell'inquinamento

Di ANTONIO CIANCIULLO
24/07/2009
ROMA - Ieri il quotidiano inglese The Guardian ha pubblicato la classifica delle dieci industrie più inquinanti d'Europa dal punto di vista delle emissioni di anidride carbonica. Nell'elenco, guidato da un impianto polacco, uno inglese e cinque tedeschi, all'ottavo posto figura la centrale Enel di Brindisi. Siamo gli unici rappresentanti del Meridione d'Europa nella top ten. Ce lo meritiamo? Negli ultimi decenni abbiamo ottenuto risultati importanti nella battaglia contro l'inqui-namento: il piombo è stato tolto dalle benzine; il riscaldamento a metano ha fatto diminuire la concentrazione di anidride solforosa nelle città, i nuovi motori delle auto hanno abbattuto gli inquinanti emessi per ogni chilometro.
Eppure le allergie continuano a crescere, le vittime dello smog nelle metropoli italiane si contano a migliaia l'anno e l'anidride carbonica, innocua nella vita quotidiana, si è rivelata una minaccia planetaria. L'inquinamento locale si somma all'inquinamento globale ed è difficile mettere su un unico podio i maggiori responsabili.

Greenpeace ha scelto di concentrare l'attenzione sui gas serra e ha redatto una classifica delle industrie che emettono più CO2.

La Puglia ha vinto a mani basse:
al primo posto c'è la centrale termoelettrica di Brindisi Sud,
al secondo l'Ilva di Taranto,
al terzo la centrale termoelettrica di Taranto.
«Per il secondo anno consecutivo la maglia nera va alla centrale Enel di Brindisi Sud, la più grande centrale a carbone d'Italia», commenta Francesco Tedesco, di Grenpeace.
«Al quarto posto troviamo la raffineria Sarroch di Moratti
. E va segnalato il fatto che tra i primi dieci impianti inquinanti d'Italia in termini di CO2 ci sono ben 5 centrali a carbone».

Ma cosa succede se si decide di misurare l'inquinamento locale, quello responsabile dei danni alla salute di chi vive vicino agli impianti?

Nel rapporto Mal'Aria industriale 2009, la Legambiente analizza il peso di inquinanti antichi ma ancora insidiosi: metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, benzene. Se la selezione viene fatta utilizzando come parametro il mercurio, la classifica dei grandi inquinatori è guidata dall'Ilva di Taranto che da sola sforna il 57 per cento del totale delle emissioni, seguita dalla Syndial di Priolo e dalla cementeria Sacci di Testi (Firenze). L'Ilva figura in testa a buona parte delle classifiche di questo settore: è sul podio del maggior inquinatore per il cadmio (seguita da Portovesme e dalla raffineria Eni di Sannazzaro de' Burgundi), per il cromo (seguita dalla Saras e dall'Eni di Sannazzaro de' Burgundi), per il benzene (seguita dall'Erg e, di nuovo, dall'Eni di Sannazzarro de' Burgundi). «Questo tipo di inquinamento sembra essere scomparso dall'agenda politica», osserva Stefano Ciafani responsabile scientifico di Legambiente.
«Il ministero dell'Ambiente ha a disposizione uno strumento formidabile per combatterlo: il rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali, quelle che tengono conto dell'assieme degli impatti sulla salute e sugli ecosistemi.
Si tratta di una norma voluta dall'Unione europea che in Italia doveva essere operativa dal 31 ottobre 2007. Sono passati quasi due anni e nulla è accaduto.
Il nuovo strumento è rimasto nel cassetto e le industrie continuano a inquinare come prima».

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Tratto da "Greenreport"
L'Italia: il paese che parla sempre d'innovazione ma non la fa

LIVORNO. Il 2009 è stato riconosciuto dall'Unione europea "Anno della Creatività e dell'Innovazione", il secondo ciclo di programmazione previsto dalla rinnovata strategia di Lisbona (2008-2010) la pone come uno strumento da perseguire nell'ambito degli obiettivi strategici, l'Ocse ne fa una vera e propria strategia e lo scorso anno anche il nostro paese ha istituito la Giornata dell'innovazione, come occasione di sensibilizzazione dei cittadini e di coordinamento tra tutti i principali attori pubblici e privati per fare il punto sullo stato dell'arte.

Di innovazione se ne parla molto e non c'è ormai dibattito in cui non si richiami alla necessità di investire nell'innovazione tecnologica per rilanciare l'economia, per garantire la competitività, per tornare a far crescere il pil.......

E adesso la crisi economica ha indotto le imprese a scegliere di mettere tra le priorità la sopravvivenza piuttosto che l'innovazione e lo squilibrio registrato nei primi tre mesi dell'anno tra la percentuali di imprese che hanno ridotto gli investimenti in innovazione e quelle che invece li hanno alimentati è netto: 24,7% rispetto a 9,8%, ovvero 16 punti di differenza, come si legge nel rapporto Cnr su dati europei.
L'innovazione si evoca quindi ma non si persegue, nel paese che anche in questo mostra il suo istinto gattopardiano ben descritto da Tomasi di Lampedusa, con la celebre frase di Don Fabrizio «se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».

Come, infatti, scrive Ignazio Cipolletta sul Sole24Ore «La ricerca e l'innovazione sono spesse eversive, proprio perché modificano gli equilibri consolidati. Per questo motivo sono spesso osteggiate in vario modo dagli interessi costituiti: corporazioni d'imprese che vedono cadere le loro posizioni di vantaggio, dirigenti e professori che si vedono scavalcati dalle nuove leve, ideologi e politici che temono di perdere la loro capacità d'influenza».

Ma non basterebbe la suggestione della reticenza culturale e della mancanza, quindi di un clima ad essa favorevole per spiegare il ritardo con cui l'Italia si muove in questa direzione.
C'è infatti da considerare una miopia politica che anziché promuovere gli sforzi, seppur limitati, in tal senso che provano a fare le imprese, ci mette anche degli ostacoli. Come è stato il caso del credito d'imposta su Ricerca e sviluppo su cui l'attuale governo è riuscito a smontare anche il sistema, introdotto nella finanziaria 2007, per stimolare l'innovazione tecnologica delle imprese sia sui prodotti che sui processi....

Chi invece non ha mai smesso di puntare alla ricerca e all'innovazione e l'ha anche orientata, almeno in parte, verso criteri ecologici ne trae oggi le conseguenze positive. E' il caso della Germania, paese di testa a livello europeo in questo campo, che come tutti gli altri ha avuto da fare i conti con una crisi finanziaria e con le conseguenze che questa ha portato sull'economia reale. In cui è sceso il pil e aumentata la disoccupazione, ma che anche in questa fase assai critica per le economie industrializzate, ha visto le imprese continuare ad investire in ricerca e innovazione tecnologica e il governo offrire programmi di aiuti pubblici che stanno dando i primi positivi risultati relativamente alla sua ripresa economica.

I dati tedeschi pubblicati ieri mostrano, infatti, un aumento degli ordini all'industria del 4,5% a giugno, il dato più alto degli ultimi due anni, con commesse che arrivano dall'estero pari al +8,3% e del +13,2% dalla zona euro.
Difficile aspettarsi da un governo che va avanti con la testa rivolta all'indietro e che investe in carbone e nucleare come tecnologie per il futuro, e cha è retto da una maggioranza che presenta e approva in Senato una mozione contro la ricerca sul solare termodinamico, che si comprenda come la strada per il futuro è nell'innovazione tecnologica.

Auspicare poi che questa innovazione venga orientata a ridurre il peso che attualmente l'economia esercita sul capitale naturale sarebbe davvero pretendere troppo.

Lucia Venturi
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