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03 aprile 2016

Lo studio di Heal : “La bolletta della salute non pagata – come le centrali a carbone fanno ammalare”,



Tratto da Il Piccolo

«Balcani, l’energia sporca costa 8 miliardi all’anno»

Due organizzazioni: centrali a carbone inquinanti, alto il prezzo per la salute. 
BELGRADO. Fumi grigi che stagnano su valli e pianure, il tipico odore di carbone bruciato che ammorba l’aria, dall’autunno a primavera inoltrata. E persone che tossiscono, in città come in campagna. I Balcani sono malati.
Non più di ultranazionalismo, ma di un inquinamento che grava per miliardi di euro sulle casse degli Stati della regione. Lo ha confermato, fornendo per la prima volta numeri precisi, un rapporto della Health Environment Alliance(Heal), organizzazione no profit che analizza come i guasti prodotti dall’azione dell’uomo sull’ambiente abbiano conseguenze deleterie per la salute dei cittadini in Europa.
Balcani e carbone Lo studio di Heal, intitolato “La bolletta della salute non pagata – come le centrali a carbone fanno ammalare”, parte da un assunto. I Balcani occidentali - Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Kosovo e Macedonia - producono la stragrande maggioranza della propria energia elettrica utilizzando le fonti sporche del carbone e della lignite. E giovandosi dell’obsoleta tecnologia di alcune fra le più inquinanti centrali ancora attive sul suolo europeo.
In una classifica compilata dall’Agenzia per l’ambiente dell’Unione europea, ai primi dieci posti fra gli impianti che in Europa emettono più anidride solforosa nell’aria ben sette sono localizzati nei Balcani. La palma di centrale a carbone più inquinante spetta a quella di Ugljevik, in Bosnia, sulle montagne tra Tuzla e Bijelina, responsabile della produzione di oltre 150 mila tonnellate di anidride solforosa all’anno.
Argento e bronzo vanno invece a due impianti in Serbia, la Nikola Tesla B(93mila tonnellate) e Kostolac B (89.100). Dopo la greca Amintaio, ecco poi la centrale di Kakanj (73mila tonnellate) in Bosnia e la macedone di Bitola(67mila). Fra le dieci centrali più pericolose, anche la serba Kostolac A e labosniaca Tuzla.
Salute e casse pubbliche Secondo lo studio di Heal, ospitare nei Balcani le centrali più inquinanti d’Europa ha un prezzo altissimo in termini di danni alla salute dei cittadini. Ben otto miliardi e mezzo di euro all’anno ai cinque Paesi presi in considerazione, il 13% del loro Pil totale, ha calcolato BankWatch, un’altra organizzazione che si occupa di denunciare anche affari e investimenti poco trasparenti in Europa.
Quella cifra, spiega Heal, «è stata calcolata in base ai costi direttamente collegati all’inquinamento dell’aria causato dalla centrali elettriche a carbone, incluse morti premature, ricoveri ospedalieri per problemi respiratori e cardiovascolari, nuovi casi di bronchite cronica, ricorso diffuso e massiccio a farmaci e giorni di lavoro persi per problemi di salute», sempre provocati dai fumi.


In Serbia, Bosnia, Macedonia, Kosovo e Montenegro, ha rivelato lo studio di Heal, «i livelli di inquinanti nell’aria» sono in media «di due e volte e mezzo superiori ai vari limiti nazionali e di molto maggiori a quelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità»......

30 aprile 2013

Schiavi dell'energia sporca . International energy agency: l'energia è "sporca" come quella di vent'anni fa.

Tratto da Energia 24

Iea: l'energia è "sporca" come quella di vent'anni fa
I progressi delle tecnologie pulite sono troppo lenti per combattere i cambiamenti climatici


Non basta il boom delle fonti rinnovabili: l’economia verde mondiale è in una fase di stallo, secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia (International energy agency), rilasciato di recente. Non è la prima volta che la Iea segnala l’inerzia degli investimenti nelle tecnologie pulite. Diversi campanelli d’allarme erano già suonati, per segnalare
che di questo passo sarà impossibile mantenere l’aumento della temperatura terrestre entro due gradi centigradi, la soglia considerata accettabile dalla comunità scientifica per evitare cambiamenti climatici irreversibili. Stavolta, però, l’ammonizione della Iea è ancora più severa, perché utilizza un nuovo indice per misurare l’inquinamento globale.
Ebbene, il risultato assai poco confortante è che l’energia prodotta è “sporca” come quella di vent’anni fa. Difatti, l’intensità del carbonio nel settore energetico è rimasta pressoché immutata, da una media di 2,39 tonnellate di CO2 per tonnellata equivalente di petrolio nel 1990 a 2,37
nel 2010. «Questa mancanza di progressi deve servire da sveglia», ha dichiarato Maria van der Hoeven, direttore esecutivo dell’Agenzia. «Non possiamo affrontare altri vent’anni di apatia. Dobbiamo accelerare rapidamente verso le tecnologie a basse emissioni di CO2, se vogliamo evitare un surriscaldamento planetario potenzialmente catastrofico, ma dobbiamo anche abbandonare più velocemente le fonti fossili inquinanti». Anche Assoelettrica ha definito “una doccia fredda” il rapporto della Iea, Tracking clean energy progress 2013. Perché nonostante la crescita impetuosa del fotovoltaico (+42% dal 2011 al 2012) e dell’eolico (+19%), la riduzione complessiva della CO2 emessa nell’atmosfera è impercettibile. 
Dal settore energetico provengono due terzi dei gas serra a livello mondiale: quindi occorre agire su due fronti. Da un lato, impiegare sempre più fonti rinnovabili; dall’altro, migliorare l’efficienza in tutti i campi (attività industriali, trasporti, riscaldamento domestico e così via) per diminuire la domanda di elettricità e calore. Solo così potrà calare la fame di energia, soprattutto nei Paesi emergenti di più recente industrializzazione, di cui la Cina è capofila. Così la Iea punta l’indice contro il carbone. Questa fonte continua a dominare la crescita della nuova potenza installata nel mondo, avendo sorpassato largamente le rinnovabili negli ultimi dieci anni.....
....Le industrie, continua il rapporto dell’Agenzia, potrebbero avanzare parecchio nell’efficienza, riducendo i consumi energetici fino al 30% semplicemente installando le migliori tecnologie disponibili.
 I rimedi, in sintesi, sono questi: eliminare i sussidi alle fonti fossili, includere i costi ambientali (soprattutto le emissioni di CO2) nei prezzi dei combustibili, puntare sull’efficienza che è il “carburante nascosto” secondo la Iea, sostenere con incentivi la mobilità sostenibile. 
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Come ha rilevato il Fondo monetario internazionale, gli aiuti statali per le fonti tradizionali sono controproducenti
I sussidi all’energia tradizionale sono dannosi e inefficienti. L’ultima crociata contro gli aiuti statali alle fonti fossili (prodotti petroliferi, gas e carbone) arriva direttamente dal Fondo monetario internazionale: se, da un lato, essi servono a mantenere bassi i prezzi a tutto vantagio dei consumatori, dall'altro rappresentano dei costi spesso insostenibili. Non è soltanto una competizione con le tecnologie verdi che, come sappiamo, dall’Agenzia internazionale dell’energia, ricevono molti meno contributi dei combustibili tradizionali. 
Secondo la Iea, azzerando i sussidi “sporchi” entro il 2020, la domanda mondiale di energia calerebbe di almeno il 4% a quella data. Anche l’Europa sta pensando di seguire questa direzione. L’ultimo programma d’azione ambientale (Eap, Environment action program) ha evidenziato che il Vecchio Continente potrebbe risparmiare 25 miliardi di euro l’anno, dopo aver rimosso i benefici fiscali sulle fonti più inquinanti. Continua su Energia 24

08 luglio 2012

No alla produzione di energia dal carbon fossile

Tratto da Rovigo Oggi

CENTRALE ENEL di  Porto Tolle :l'eurodeputato Andrea Zanoni ha illustrato l'interrogazione che ha presentato alla commissione europea per contrastare la riconversione 

No alla produzione di energia dal carbon fossile




Porto Tolle (Ro)  - “La riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle contraddice la tabella di marcia per un’economia a basse emissioni di CO2 recentemente approvata dal Parlamento europeo”. Lo ha affermato l’eurodeputato dell’Idv, Andrea Zanon, durante la manifestazione di venerdì 6 luglio che si è tenuta a Porto Tolle per ribadire il No alla riconversione della centrale Enel.
 L’eurodeputato per contrastare il passaggio a carbone ha anche presentato alla presidenza del parlamento europeo anche una interrogazione che spiega che “Enel, al 30% pubblica, produce da sola in Italia con le sue centrali a carbone oltre 26 milioni di tonnellate di Co2”.
Al convegno si è ribadita la volontà della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e che abbiano un basso impatto ambientale. 
“Secondo stime accreditate, la nuova centrale a carbone immetterebbe in atmosfera ogni anno 10.530.000 tonnellate di Co2, - afferma Andrea Zanon - Inoltre la centrale funzionerà con carbone importato con navi oceaniche dall’Indonesia, il che comporterebbe un ulteriore aumento delle emissioni di Co2 in atmosfera - attacca Zanoni – La Commissione non considera tutto questo in aperto contrasto con la Road map per ridurre le emissioni di Co2 di quasi il 90 per cento entro il 2050 approvata dal Parlamento europeo il 15 marzo 2012”.
Zanoni in conclusione ha spiegato anche se andasse in funzione il sistema di stoccaggio della Co2 nel sottosuolo se ne andrebbe a catturale solamente un decimo di quella prodotta.
 “Il carbone è una fonte di energia sporca che rappresenta il passato. Enel e la Regione Veneto guardino al futuro e alle rinnovabili”.