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27 dicembre 2016

CHOICE:Costi dell’energia, il solare batte il carbone anche negli Stati Uniti

Tratto da QualEnergia

Costi dell’energia, il solare batte il carbone anche negli Stati Uniti

Un nuovo studio ha confrontato i valori LCOE medi delle diverse fonti elettriche sia fossili che rinnovabili, evidenziando che il fotovoltaico e l’eolico, nei casi migliori, sono già in grado di competere con gas e carbone anche nei mercati occidentali. Le analisi e i numeri più aggiornati.
Confrontare il costo “tutto compreso” delle diverse fonti energetiche è un esercizio molto complicato, perché dipende da una moltitudine di variabili, non solo tecniche-economiche ma anche geografiche.
Il dato che sempre più emerge, come QualEnergia.it ha osservato a più riprese, è che le fonti rinnovabili sono già competitive rispetto ai combustibili fossili in determinate circostanze.
La tendenza è confermata dalla nuova versione dello studio di Lazard sui costi LCOE (Levelized Cost of Energy) delle tecnologie pulite vs fonti tradizionali per il mercato americano.
Va precisato che l’analisi comprende solo i parametri economici: costi del capitale, spese fisse e variabili per l’operatività e la manutenzione degli impianti, prezzi del combustibile (quando pertinenti), fattori di capacità e così via.
Sono esclusi, invece, i costi sociali-ambientali delle varie risorse - le cosiddette “esternalità negative” dovute, per esempio, allo smaltimento delle scorie nucleari e all’emissione di gas serra - gli investimenti necessari per potenziare le reti elettriche e integrare la produzione energetica rinnovabile con sistemi di accumulo, le perdite dovute a congestioni-colli di bottiglia sulle linee di trasmissione.
Tuttavia, va ricordato che proprio questi elementi possono modificare in modo sensibile il paragone tra differenti tecnologie.
Difatti, la IEA (International Energy Agency) di recente ha introdotto una formula più ricca per interpretare i vantaggi-svantaggi delle fonti elettriche, il valore di sistema (SV, system value) che include molti parametri volutamente trascurati dal metodo LCOE. Qualcosa di simile ha proposto anche Althesys con il “costo globale” dell’energia (vedi articolo di QualEnergia.it)
Torniamo a Lazard: la tabella sotto riassume i valori LCOE negli Stati Uniti in dollari/MWh senza sussidi. Come si vede, i costi finali più bassi per i migliori progetti eolici e solari utility scale sono rispettivamente 32 e 46 $/MWh. Per i cicli combinati a gas, la forchetta è 48-78 $/MWh; per carbone e nucleare i numeri sono ancora più alti, rispettivamente 60-143 e 97-136 $/MWh.
Interessante poi, è la coppia di grafici sotto, perché mostra quanto sia calato il valore medio LCOE negli ultimi 7 anni per l’eolico e il fotovoltaico, sulla spinta di molteplici fattori, tra cui la diminuzione dei prezzi dei componenti (celle, moduli, inverter, ecc.) e l’incremento di efficienza.
Questi numeri, osservano gli analisti di GTM Research, si riflettono in contratti PPA (power purchase agreements) delle rinnovabili con prezzi sempre più convenienti. ......
L’abbassamento dei costi delle rinnovabili, con il conseguente raggiungimento di traguardi sempre più competitivi nelle aste per le rinnovabili in tutto il mondo, è stato segnalato da diversi studi recenti (vedi per esempio questo articolo di QualEnergia.it con gli ultimi dati di Bloomberg).
Solare ed eolico, in alcuni paesi e in determinate circostanze favorevoli, hanno già toccato prezzi finali per l’energia elettrica generata intorno a 30 $/MWh. Certo, in qualche caso non sono mancate polemiche per gli eccessivi ribassi e quindi l’effettiva possibilità di realizzare i progetti, come in Spagna dopo l’ultima asta eolica (vedi QualEnergia.it).
Una recente analisi di Carbon Tracker ha proposto una versione aggiornata dei valori LCOE, affermando che tra quattro anni le rinnovabili potranno battere ancora più nettamente le fonti fossili (Ecco perché le energie rinnovabili già ora costano meno delle fossili).
Questo studio, infatti, ha rivisto i parametri comunemente utilizzati nei calcoli, ad esempio ha assunto che le centrali fossili abbiano dei fattori di carico inferiori rispetto a quelli storici e una vita utile più corta.
Anche la fonte pulita più costosa, l’eolico offshore, è riuscita a segnare un ribasso record: in Olanda il parco marino Borssele II da 700 MW produrrà energia a 54,5 €/MWh (In Olanda l’eolico offshore sui costi batte già il carbone).

08 novembre 2016

Stati generali della green economy. Fuga dal carbone : accelera la crescita dell'economia verde.

Tratto da La Repubblica
Fuga dal carbone, triplicano i green bond: accelera la crescita dell'economia verde

Si aprono a Rimini gli Stati generali della green economy. I disinvestimenti dai combustibili fossili passano da 50 a 2.600 miliardi di dollari. Negli Stati Uniti gli occupati nel solare superano quelli nel petrolio, nel gas e nel carbone

RIMINI - I green bond schizzano verso l'alto triplicando nell'arco di un anno. I disinvestimenti dai combustibili fossili passano da 50 a 2.600 miliardi di dollari in 12 mesi. Negli Stati Uniti gli occupati nel solare superano quelli nel petrolio, nel gas e nel carbone. Agli Stati generali della green economy, che si aprono oggi alla Fiera di Rimini, i dati dello studio preparato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile si mischiano a quelli che rimbalzano in diretta dalla rete. L'evoluzione del settore è così rapida da cogliere di sorpresa molti analisti costringendo anche l'International Energy Agency a rivedere al rialzo le sue stime sull'energia rinnovabile: nel 2015 la corsa delle rinnovabili guidata dall'eolico (66 nuovi gigawatt) ha accelerato il passo ed entro 10 anni le fonti pulite sorpasseranno il carbone.
Dopo l'accordo di Parigi per la salvaguardia del clima, entrato in vigore venerdì scorso, la sfiducia dei grandi fondi di investimento nei confronti del carbone continua a crescere: la campagna di disinvestimento aveva registrato 2.500 adesioni (tra cui quelle del Fondo sovrano norvegese, della Chiesa anglicana e del Rockeller Fund) già a fine 2015. Una spinta potente che sta modificando anche l'orientamento dei grandi gruppi del fossile: nei giorni scorsi l'Oil and gas climate initiative - che raggruppa 10 major dell'Oil&Gas, tra cui Eni - ha annunciato che investirà un miliardo di dollari nei prossimi 10 anni per diffondere tecnologie innovative per la riduzione delle emissioni di CO2....                                            Continua a leggere su La Repubblica

22 marzo 2016

Greenpeace :Il carbone beve l’acqua di un miliardo di persone

Tratto da Rinnovabili .it

Lo studio di Greenpeace

Il carbone beve l’acqua di un miliardo di persone

Coal plants use water at almost every step of the process, from mining and washing coal to the treatment of combustion waste
  • Gli oltre 8 mila impianti costruiti nel mondo, più i 2.300 pianificati, consumano l’acqua di zone ad elevato stress idrico, assetando le comunità.«Ora sappiamo che il carbone non solo inquina i nostri cieli e accelera i cambiamenti climatici, ma ci priva anche della nostra risorsa più preziosa: l’acqua»,

Il carbone beve l’acqua di un miliardo di persone

(Rinnovabili.it) – Le centrali elettriche a carbone di tutto il mondo impiegano una quantità acqua sufficiente a soddisfare i bisogni di un miliardo di persone. E il numero è destinato a raddoppiare se verranno costruite tutti gli impianti ancora in programma. Circa la metà, come se non bastasse, sorgeranno in aree che già oggi subiscono un forte stress idrico. I dati sono contenuti in un nuovo rapporto di Greenpeace, diffuso oggi per la Giornata Mondiale dell’Acqua.
«Ora sappiamo che il carbone non solo inquina i nostri cieli e accelera i cambiamenti climatici, ma ci priva anche della nostra risorsa più preziosa: l’acqua», ha detto Harri Lammi, attivista di Greenpeace.
Una centrale elettrica a carbone da 500 MW, per le operazioni di raffreddamento, può impiega l’acqua di una piscina olimpionica ogni tre minuti.
L’analisi ha stimato l’uso di acqua di ciascuna delle 8.359 centrali esistenti al mondo (1.811 GW), così come di tutte le 2.668 centrali elettriche proposte (1.300 GW) che potrebbero essere costruite. La valutazione combina la quantità di acqua utilizzata nella produzione di energia elettrica e quella impiegata nell’estrazione del carbone.

I risultati dicono che il 44% degli impianti già esistenti e il 45% di quelli programmati, sorgerebbero in aree in stato di stress idrico, cioè dove l’uso dell’acqua sta già provocando significativi impatti sugli ecosistemi.
Circa un quarto delle nuove centrali termoelettriche, 283 impianti per 318 GW, dovrebbe trovare posto in regioni che già vivono un deficit di acqua dolce: questo significa che le risorse idriche vengono consumate in tempi più brevi rispetto a quelli di reintegro. I luoghi in deficit sono stati messi su una lista rossa dagli attivisti. Essa contiene anche quelli già esistenti nelle zone sensibili, 690 per 453 GW, che rappresentano circa il 25% dell’installato.
La responsabilità di questo impatto è soprattutto della Cina, Paese in cui si brucia e si estrae la maggior parte del carbone del mondo. Quasi la metà delle nuove centrali cinesi dovrebbe sorgere in zone che compaiono nella “lista rossa”. Subito dopo vengono India e Turchia, ciascuno con il 13% delle centrali elettriche programmate in zone di deficit idrico.
La ricerca è sostanzialmente in linea con i dati diffusi dalla International Energy Agency nel 2012, la quale suggeriva che la quantità di acqua utilizzata nella produzione di energia elettrica potrebbe aumentare dell’85% tra il 2010 e il 2035.

 Greenpeace: Le centrali a carbone utilizzano  l' acqua sufficiente per la fornitura di 1 miliardo di persone.

04 maggio 2015

Rinnovabili: sorpasso storico su carbone e gas:Dal 2013 le installazioni globali di energie alternative prevalgono su quelle fossili.

Tratto da Il Corriere della Sera 
Rinnovabili: sorpasso storico su carbone e gas

Dal 2013 le installazioni globali di energie alternative prevalgono su quelle fossili. Nel 2030 vinceranno 4 a 1

di Elena Comelli

Sorpasso storico delle fonti pulite sull’energia fossile. Già dal 2013 la nuova potenza installata nel mondo è in prevalenza alternativa. Nell’anno della svolta sono stati installati 143 gigawatt di fonti pulite contro 141 gigawatt di fonti fossili. Il processo di transizione verso le fonti rinnovabili dovrebbe accelerare con il tempo, secondo le previsioni di Bloomberg New Energy Finance. Nel 2030, le nuove installazioni di potenza pulita (in cui Bloomberg include anche il nucleare, che però ha una rilevanza minimale rispetto alla potenza delle rinnovabili) supereranno di quattro volte quelle di gas, carbone e petrolio assieme.


Calo dei prezzi
Grazie al rapido calo dei prezzi del solare e dell’eolico, ma anche delle batterie, le fonti rinnovabili stanno diventando più competitive di quelle fossili in ampie aree del mondo. Da qui, la crescita esponenziale delle installazioni. L’energia solare, che oggi copre solo l’uno per cento della produzione elettrica su scala mondiale, sarà la principale fonte energetica entro il 2050, secondo le stime dell’International Energy Agency. La questione, dunque, non è se il mondo sperimenterà una transizione verso le energie pulite, ma è capire quanto tempo ci vorrà. A questo fine, può essere utile osservare come si è svolto il processo in Europa, dove il sorpasso è avvenuto da tempo.

In Europa
Già nel 2008, le nuove installazioni energetiche in Europa sono al 57% da fonti rinnovabili (senza atomo) contro 43% di fossili, nel 2011 siamo a 71% contro 29% e nel 2014 a 79% contro 21%. È soprattutto il solare, con il suo enorme sviluppo negli ultimi dieci anni, a fare la differenza: l’anno scorso si è aggiunta molta più capacità da fotovoltaico che da carbone e gas. E queste due fonti fanno solo la metà della potenza eolica connessa alla rete. La crisi economica e il taglio degli incentivi pesano sui ritmi di crescita, ma non fermano la tendenza: la nuova energia installata in Europa è sostanzialmente quella da rinnovabili. L’anno scorso nell’Unione sono stati costruiti 26,9 gigawatt di potenza elettrica, cioè 9,4 gigawatt in meno rispetto al 2013. L’eolico fa la parte del leone, con 11,8 gigawatt di nuova potenza (il 43,7%), poi il fotovoltaico con 8 gigawatt (il 29,7%), segue il carbone con il 12,3%, il gas con l’8,7%, le biomasse e rifiuti al 4%, l’idroelettrico all’1,6% e il resto è geotermico (45 megawatt) ed energia marina (1,3 megawatt). 

L’ascesa delle rinnovabili
Nessuna installazione nel 2014 per nucleare, olio combustibile e solare a concentrazione. L’ascesa delle rinnovabili in termini di potenza è ancora più evidente se si tiene conto degli impianti chiusi: nel 2014 sono stati dismessi 7,2 gigawatt a carbone, 2,9 gigawatt a gas, 1,1 gigawatt a olio combustibile, 423 megawatt eolici, 370 megawatt a biomasse e 15 megawatt idro. In assoluto, l’installato annuale da fonti rinnovabili è calato ancora rispetto al 2013, salvo quello da eolico (cresciuto del 3,8% nel 2014 rispetto al 2013), ma dal 2000 la quota delle energie pulite sull’installato continua a crescere in maniera più o meno costante. Nel giro di 14 anni, un periodo piuttosto breve per il mercato delle installazioni energetiche, l’eolico europeo è passato dal 2,4 al 14% della potenza complessiva e il fotovoltaico dallo 0,02% al 9,7%. Insieme queste due tecnologie raggiungono i 216,7 gigawatt e con le altre fonti si arriva a 378 gigawatt, il 42% dei 913 gigawatt di potenza complessiva in Europa. 

Ritmi più accelerati
È molto probabile che anche nel resto del mondo la transizione energetica dalle fonti fossili alle rinnovabili seguirà più o meno la stessa strada, ma con ritmi forse anche più accelerati, vista la potente spinta del governo cinese in questa direzione. A novembre, in una storica dichiarazione congiunta con gli Usa, Pechino si è impegnata a fermare la crescita delle sue emissioni entro il 2030 e a portare al 20% la quota di fonti rinnovabili nel proprio mix energetico. Secondo una stima della Casa Bianca, Pechino dovrà mettere in campo 800-1000 gigawatt di potenza low-carbon, più di tutte le centrali a carbone che esistono in Cina. Già nel 2014, per la prima volta nella storia, la Cina ha diminuito il proprio consumo di carbone del 2,9% e ha ridotto del 4,8% l’intensità energetica del suo sistema, cioè il rapporto tra consumi di energia e Pil. Da anni ormai la Cina è il primo mercato mondiale per le fonti pulite e soprattutto per il solare, con 10 gigawatt installati l’anno scorso e ben 18 gigawatt stimati quest’anno. Una marcia a tappe forzate.

THE GUARDIAN:Il carbone a buon mercato è una bugia ,bisogna resistere alla rimonta cinica del settore

Tratto da The Guardian 
Il carbone a buon mercato è una bugia ,bisogna  resistere alla  rimonta cinica del settore
Gli interessi stanno spingendo il combustibile fossile più sporco come la soluzione per l' energia nei paesi poveri. Ma.....le argomentazioni  per investire nel  solare sono  impressionanti
Sta diventando sempre più difficile evitare la realtà che i giorni del carbone come fonte di energia sono numerati. In un mondo in cui saranno sempre  più  vincolate  e devono essere più vincolate le emissioni di carbonio, il carbone,essendo  il più sporco dei combustibili fossili, è la risorsa energetica più vulnerabile a diventare "bloccato" - il più vulnerabile, in altre parole, a vedere  il  crollo del suo valore di mercato prima della sua vita utile prevista in precedenza.
Questa nuova realtà economica e politica è già stato forgiata dalla rapida crescita del supporto globale per  un  " bilancio del carbonio "globale. Questa idea,  proposta  dapprima sei anni fa e formalmente approvata dall International Energy Agency nel 2011, sta facendosi strada  a causa del consenso scientifico sempre più forte che le emissioni di carbonio da attività umane siano  il principale motore del cambiamento climatico distruttivo.  Vomitando 110 milioni di tonnellate al giorno di inquinamento nell'atmosfera  che intrappolano il calore - è come se l'atmosfera fosse una fogna a cielo aperto - sta "aumentando la probabilità", dice un avvertimento dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici ", di gravi, pervasivi e  irreversibili impatti  per le persone e gli ecosistemi".
Ma,  l'industria del carbone  che sta lottando  per la sopravvivenza, ha iniziato a fare affidamento sui nuovi e sempre più tenui argomenti. Ha intrapreso una campagna globale per promuovere il carbone come la soluzione alla povertà energetica.Questa affermazione in malafede si basa sul concetto che il carbone è il modo più economico di fornire energia elettrica ad un quinto della popolazione non ha accesso al mondo di una rete elettrica.
Questo sfruttamento di un bisogno umanitario urgente di promuovere più carbone che brucia nei paesi poveri è estremamente fuorviante. Se mai attuata, andrebbe  effettivamente a peggiorare sensibilmente le condizioni dei 1,3 miliardi di persone nella povertà energetica.
La maggior parte dei paesi in via di sviluppo devono affrontare le gravi sfide che vengono già esacerbate dai  cambiamenti dovuti  ad  eventi climatici estremi.Essi vengono martoriati  da tempeste più forti, inondazioni più distruttive, siccità più profonde  ....... Pensate alla devastazione causata dal tifone Haiyan nelle Filippine , o alle inondazioni in Kashmir la scorsa estate . Altre manifestazioni della crisi climatica stanno  già ritardandone la crescita economica, danneggiando l'agricoltura di sussistenza e creando  disordini sociali.Le  forniture di sicurezza alimentare e di acqua sono state compromesse, le risorse naturali stressate...........


L'accesso all'energia a prezzi accessibili e affidabili è, naturalmente, essenziale per lo sviluppo sostenibile, la riduzione della povertà, un migliore accesso all'istruzione e alla sanità, e la promozione della sicurezza pubblica e di un  governo stabile. Non dobbiamo far venire meno il nostro impegno per porre rimedio alla povertà energetica, mentre  rafforziamo il nostro impegno per gli altri obiettivi di sviluppo sostenibile dell'ONU .
Ma i meriti relativi delle diverse opzioni energetiche devono essere considerati a lungo termine con l'accento su tre fattori: costi finanziari, affidabilità, e l'impatto sulla società e l'ambiente. E se viste attraverso questa lente, le energie rinnovabili - l'energia fotovoltaica particolarmente il solare- allontanano  il carbone come  via di sviluppo nella scelta dell'energia per un futuro migliore .......
Per contro, la sorprendentemente rapida riduzione del costo di energia elettrica da solare, oltre al fatto che è veloce da installare, affidabile, e che la tecnologia per la memorizzazione sta migliorando,  la rendono un'opzione sempre più interessante per la rapida elettrificazione di comunità rurali.
Il costo del "carburante" necessario per l'elettricità fotovoltaica è pari a zero - che prevede la sicurezza economica per le famiglie povere che altrimenti sarebbero in balia delle fluttuazioni storicamente volatili dei prezzi dei combustibili fossili.Eliminare  l'onere dei costi del carburante aiuta anche, nel corso del tempo, a  compensare il costo finanziario necessario per installare le  fonti rinnovabili.
Il vero costo del carbone non può essere calcolato senza includere il cosiddetto airpocalypse . L'inquinamento atmosferico sta  già riducendo l'aspettativa di vita in Cina settentrionale da cinque anni e mezzo , e in India (la cui capitale, Nuova Delhi, ha l'inquinamento atmosferico peggiore di qualsiasi grande città del mondo) di 3,2 anni. Il prezzo del carbone aumenterebbe drammaticamente se si aggiungesse  il costo a carico della società dall'inquinamento che provoca  ,le centinaia di migliaia di morti premature ogni anno nei paesi  carbone-dipendenti..........
Anche se il costo nominale di utilizzo di carbone per alimentare le reti esistenti resta oggi ingannevolmente basso , non rimarrà tale per molto tempo .....Gli investitori hanno preso buona nota delle crescenti turbolenze che attendono il settore.  Le regolamentazioni per  limitare le emissioni di carbonio continuano a crescere , mentre  i progressi tecnologici rendono le  alternative energetiche a bassa emissione di carbonio sempre più a costi competitivi.
 Gli investimenti globali in nuova capacità di energia elettrica da fonti rinnovabili hanno superato quelli nelle fonti combustibili fossili negli ultimi sette anni e il divario è in crescita. Continua su The Guardian

26 marzo 2015

IL BOOM DELLE ENERGIE RINNOVABILI, NON PREVISTO DALLA POLITICA

Tratto da   fare ambiente MAGAZINE

IL BOOM DELLE ENERGIE RINNOVABILI, NON PREVISTO DALLA POLITICA

.......Energia rinnovabile al 100% cento
 entro il 2050 ....

La previsione globale per le energie rinnovabili più azzeccata è quella di Energy [R]evolution di Greenpeace. Nel mondo, nonostante il calo del prezzo del petrolio, è in atto un boom delle energie rinnovabili: spinto dalla produzione di pannelli solari cinesi a buon mercato, il fotovoltaico nel 2014 ha segnato il suo anno record, mentre l’energia eolica ha ormai raggiunto in molte aree la grid parity con i combustibili fossili, stracciando il nucleare. Come scrive Brian Merchant, Senior Editor di Motherboard, «Di conseguenza, il mercato per l’energia pulita è cresciuto a passi da gigante negli ultimi anni, in quanto consumatori, governi e tutte le imprese hanno adottato un’ondata di nuove tecnologie per l’energia rinnovabile».
Il Dipartimento dell’energia Usa (Doe) ha definito tutto questo una “rivoluzione energetica”, proprio come fa il rapporto “Renewable Energy Revolution” del Meister Consulting Group che però dice anche che quasi nessuno aveva visto arrivare questa rivoluzione, comprese le più grandi agenzie energetiche del mondo e le multinazionali dei combustibili fossili che «Per la maggior parte, hanno seriamente sottovalutato quanto velocemente il settore dell’energia pulita poteva crescere e sarebbe cresciuta».
Il rapporto dice che «Gli attuali impianti solari ed eolici hanno superato di gran lunga le previsioni degli esperti riguardo la loro crescita. Negli ultimi 15 anni, sono state fatte una serie di previsioni – da parte dell’International Energy Agency, dall’US Energy Information Administration e da altri – sul futuro della crescita delle energie rinnovabili. Quasi ognuna di queste previsioni ha sottovalutato il livello della crescita reale vissuta dai mercati dell’eolico e del solare». Quindi Iea, Eia, Doe o Goldman Sachs non ci avevano capito nulla, mentre invece a prevedere l’inarrestabile boom erano stati quelli che fino a pochi anni fa venivano fatti passare come visionari contaballe: gli ambientalisti. Infatti il rapporto sottolinea: «Solo le proiezioni di crescita più aggressive, come ad esempio gli scenari di Energy [R]evolution di Greenpeace, sono state quasi precise».
Quindi i sovversivi di Greenpeace, mentre scalavano le ciminiere delle centrali a carbone o facevano blitz contro le centrali nucleari e la deforestazione, avevano capito meglio delle falangi di esperti al servizio delle agenzie internazionali e  di consulenza cosa stava accedendo al mercato dell’energia e nella testa dei consumatori.
Il rapporto Meister dice che Energy [R]evolution, pubblicato da Greenpeace nel 2010, è la previsione più accurata del boom delle rinnovabili, anche se ha significativamente sottovalutato il solare e leggermente sopravvalutato l’eolico. Sven Teske, il principale autore di Energy [R]evolution, in un’e-mail inviata a  Merchant, spiega che «Le nostre proiezioni sono molto più vicine di quelle dell’Iea allo sviluppo effettivo delle energie rinnovabili perché, a partire dalla metà degli anni ’90, abbiamo monitorato con attenzione le capacità di sviluppo del mercato dell’energia e della produzione rinnovabile a livello globale e nazionale ed abbiamo messo in discussione i possibili tassi di crescita delle industrie solare ed eolica. Sapevamo quello che avevano nei loro ordinativi per i successivi 3 – 5 anni e li avevamo estrapolati per i successivi 5 anni. Questo ci ha dato una buona idea di ciò che il mercato delle energie rinnovabili farà entro il prossimo decennio».
Le serissime persone di Washington e delle altre cancellerie mondiali non hanno dato molto peso alle analisi di ambientalisti rompiscatole, ma alla fine basta guardare i grafici che pubblichiamo per vedere che aveva azzeccato la traiettoria della crescita dell’energia rinnovabile nel mondo.
Teske ci tiene a sottolineare anche un’altra cosa che rende ancora più miope la previsione di governi ed agenzie: «Oltretutto, le proiezioni per i prossimi 10 anni sono semplicemente una nostra dichiarazione politica, indicano quel che vorremmo vedere accadere. Questo per noi è diventato anche un piano di lavoro. Se vediamo che un mercato delle energie rinnovabili non funziona come vogliamo, cercheremo di mettere su campagne contro combustibili fossili e il nucleare ed a favore delle energie rinnovabili». E in effetti sono state le campagne  delle associazioni ambientaliste, come Clean Our Cloud, ad influenzare il mercato portando giganti come la Apple e Google ad andare verso le energie rinnovabili, innescando così un processo a catena lungo tutta la filiera produzione-rifornimento-vendita.

La politica ha quindi sottovalutato – e continua a farlo – l’impatto che le campagne ambientaliste hanno sull’opinione pubblica e sulla green economy, un atteggiamento che sembra toccare punte assurde negli Usa, dove i Repubblicani continuano a dire che la lotta al cambiamento climatico non è possibile perché le energie rinnovabili sono troppo care e/o inaffidabili. Ora i profeti di sventura sono di fronte ad una industria delle rinnovabili in piena espansione sia grazie ad un mercato ormai maturo che ad un’opinione pubblica sempre più convinta dei benefici delle energie rinnovabili, nonostante i tagli agli incentivi attuati da diversi governi, compreso il nostro.
Quel che non hanno capito molti politici e troppi tecnici è che, come scrive Merchant, «dopo tutto, l’energia pulita non è un mercato come molti altri, a differenza di diciamo, l’elettronica di consumo o la moda, c’è un imperativo morale per farne parte. In caso contrario, vinceranno i combustibili fossili e gli scienziati dicono che richiamo di cuocere il pianeta».
 Per questo Greenpeace – ma anche Legambiente e Wwf in Italia –   potrebbe essere stata in grado di prevedere l’imminente rivoluzione energetica: mentre i burocrati ed i loro analisti cercavano di capire (e salvare) le forze che puntano allo status quo energetico, gli ambientalisti avevano capito per cosa valeva la pena di lottare e cosa bisogna difendere. 
Se qualcuno a Wall Street avesse preso sul serio le “folli” previsioni di Greenpeace sarebbe diventato immensamente ricco.

Ora gli ambientalisti stanno preparando la prossima serie di proiezioni: «Ora le energie rinnovabili sono più convenienti delle energie convenzionali, quindi stiamo lavorando su una nuova proiezione: energia rinnovabile al 100% cento entro il 2050 – conclude Teske – Dovremo essere in grado di raggiungere almeno il 90%. 
Di meno sarebbe un fallimento per il clima e per il nostro pianeta, quindi il fallimento non è un’opzione».

12 novembre 2014

Cina e Stati Uniti hanno raggiunto un importante accordo sulla limitazione delle emissioni di gas serra ma......il sistema energetico mondiale è insostenibile

Tratto da L' Espresso

Clima, la stretta di mano Usa-Cina non basta:
il sistema energetico mondiale è insostenibile


La stretta di mano fraBarack Obama e Xi Jinping, i presidenti dei due Paesi più energivori al mondo, che al vertice Apechanno promesso di impegnarsi a ridurre le rispettive  emissioni di gas-serra, potrebbe essere la scintilla dell’auspicato accordo mondiale per fronteggiare un cambiamento climatico ormai evidente, dall’America alla Cina. Ma la strada verso la riconversione energetica planetaria, per quanto urgente e irrinunciabile, è più irta di ostacoli che mai.

C’è scritto a chiare lettere nel nuovo World Energy Outlook , appena presentato a Londra dall’IEA (International Energy Agency). Da qui al 2040 si prevede che la domanda di energia cresca di un corposo 37%. I progressi tecnologici in termini di efficienza lasciano spazio a un po’ di ottimismo, ma – si legge nel rapporto – «le preoccupazioni sulla sicurezza e sulla sostenibilità dell’offerta di energia restano intatte».
Per quanto riguarda la sostenibilità del sistema energetico, si sa bene che sostenibile non è. Secondo le stime dell’IEA, da qui al 2040 il mix mondiale sarà quasi ugualmente diviso in quattro parti: petrolio, carbone, gas e fonti rinnovabili. «In questo scenario – dice Fatih Birol, il capoeconomista che cura il rapporto annuale – le emissioni di anidride carbonica saliranno ancora del 20%, mettendo il mondo sulla traiettoria di un aumento della temperatura media di 3,6 gradi centrigradi», contro i 2 gradi che gli scienziati dell’Ipcc hanno definito come la soglia di rischio.

C’è chi dice che le energie rinnovabili sopravvivono grazie ai sussidi ma – secondo i dati dell’IEA – solare, eolico e biomasse hanno ricevuto 120 miliardi di aiuti nel 2013, contro i 550 dei combustibili fossili. ....
Continua a leggere su  L' Espresso

Tratto da Ansa

Clima, accordo Usa-Cina per la riduzione dell'emissione dei gas serra

Cina e Stati Uniti hanno raggiunto un importante accordo sulla limitazione delle emissioni di gas serra nel corso di negoziati segreti, che e' stato annunciato mentre i presidenti dei due paesi, il cinese Xi Jinping e l'americano Barack Obama, tenevano un'insolita conferenza stampa a Pechino.

Sia Xi che Obama hanno espresso la loro soddisfazione e hanno sottolineato che i due Paesi, che presi insieme sono responsabili del 45% del totale, continueranno a lavorare insieme nella lotta ai cambiamenti climatici. In base all'accordo, Pechino iniziera' a ridurre le proprie emissioni dal 2030, anno nel quale raggiungera' il picco, mentre Washington si e' impegnata a ridurre le proprie di un quarto entro il 2025.Qui l'articolo integrale


Tratto da La Stampa

Usa-Cina, c’è l’accordo per ridurre il gas serra

Washington promette di tagliare la produzione di Co2 fra il 26% e il 28% entro il 2025. Pechino s’impegna a invertire la rotta entro il 2030 e produrre il 20% dell’energia da fonti alternative. L’intesa è anche una spinta a rinnovare il protocollo di Kyoto. Leggi tutto 

12 luglio 2014

Onu, la decarbonizzazione delle economie sviluppate è possibile :«Il problema è convincere il mondo che il futuro è importante quanto il presente»

Tratto da Greenreport
«Il problema è convincere il mondo che il futuro è importante quanto il presente»
Onu, la decarbonizzazione delle economie sviluppate è possibile
«Ecco i tre pilastri per non superare un aumento di 2 gradi delle temperature mondiali»
[11 luglio 2014]
decarbonizzazione
L’ultimo rapporto delle Nazioni Unite dimostra come i principali Paesi emettitori di gas serra potrebbero  ridurre le loro emissioni di CO2 entro la metà del secolo, consentendo così di non imboccare la strada verso un cambiamento climatico catastrofico.
Il report Deep Decarbonization Pathways Project (Ddpp), realizzato insieme da 30 istituti di ricerca di 15 Paesi (Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Giappone Germania, India, Indonesia, Messico, Russia, Sudafrica, Regno Unito e Usa; non l’Italia), è il primo programma di cooperazione globale per individuare percorsi concreti verso un’economia low carbon, ed è stato presentato sia al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon sia al governo francese che ospiterà nel 2015 la Conferenza delle parti dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc), che dovrebbe definire le politiche climatiche ed il taglio delle emissioni di gas serra post-protocollo di Kyoto.....
Ban Ki-moon  ha detto che «il Deep Decarbonization Pathways Project report è un tentativo di dimostrare come i Paesi possono contribuire a raggiungere un obiettivo concordato a livello mondiale per  limitare l’aumento della temperatura globale al di sotto di 2 gradi. Un’ambiziosa azione nazionale è fondamentale per scongiurare un pericoloso cambiamento climatico. Questo rapporto dimostra che la cosa è possibile».
Il rapporto, al quale hanno contribuito anche l’International energy agency (Iea) e il World business council on sustainable development (Wbcsd), punta ad aiutare i Paesi «a stabilire obiettivi audaci mentre parteciperanno ai negoziati sul clima del prossimo anno». .....
Jeffrey Sachs, che dirige l’Sdsn e l’Earth Institute della Columbia University, ha ricordato che «il mondo si è impegnato a limitare il riscaldamento al di sotto dei 2 gradi °C, ma non si è impegnato sui modi concreti per raggiungere questo obiettivo.  La trasformazione necessaria è enorme, ma è fattibile, ed è necessaria per far in modo che il mondo resti sicuro per noi e per le generazioni future. Il messaggio chiave è quello di investire nello sviluppo delle tecnologie low carbon, che possono fare la differenza».
Il Sustainable development solutions network fa però notare che, «nonostante l’impegno a mantenere il global warming  sotto i 2 gradi, il mondo è attualmente sulla traiettoria di un aumento di 4 gradi o più. Secondo il rapporto 2014 dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), un tale aumento porrebbe pericoli che potrebbero superare la capacità delle società di adattarsi, compresi cattivi raccolti, un drastico innalzamento del livello del mare, la migrazione delle malattie e l’estinzione di ecosistemi»....
Il capo economista dell’Iea, Fatih Birol, evidenzia che «il problema è quello di convincere il mondo che il futuro è importante quanto il presente. Parigi 2015 potrebbe essere la nostra ultima speranza».
I 15 percorsi nazionali individuati dal report suggeriscono tutti l’importanza di tre pilastri per una profonda decarbonizzazione dei sistemi energetici : «1. Un notevolmente aumento dell’efficienza energetica e del risparmio energetico in tutti i settori di utilizzo finale dell’energia (tra cui edifici, trasporti e industria); 2. la decarbonizzazione dell’energia elettrica, ottenuta sfruttando fonti di energia rinnovabili come l’eolico e il solare, così come l’energia nucleare, e/o la cattura e sequestro delle emissioni di carbonio provenienti dalla combustione di combustibili fossili; 3. Rimpiazzare le fonti fossili che mandano avanti i trasporti, il riscaldamento e processi industriali con un mix di elettricità low-carbon, biocarburanti sostenibili e idrogeno».
 Leggi il Deep decarbonization report