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26 novembre 2013

ILVA: 24 novembre 2013 - Continua il disastro sotto gli occhi di tutti

Tratto da Peacelink

Comunicato stampa

PeaceLink e Fondo Antidiossina informano le istituzioni EU della grave situazione attuale di Taranto

Invitiamo inoltre le istituzioni europee a considerare la piena gravità degli eventi che continuano a susseguirsi a Taranto e di cui cittadini e lavoratori pagano direttamente pesantissime conseguenze sulla propria salute
26 novembre 2013 - Antonia Battaglia, Alessandro Marescotti, Fabio Matacchiera (Peacelink e Fondo Antidiossina)

video: http://youtu.be/3kX5xH4jYag  (link)
In relazioni agli ultimi preoccupanti eventi di questi ultimi giorni, PeaceLink e Fondo Antidiossina hanno comunicato stamane alla Commissione Europea ed al Parlamento Europeo che la situazione all'ILVA di Taranto e di conseguenza in città resta particolarmente grave.


 Le alte concentrazioni di IPA registrate nelle ultime settimane e le imponenti colonne di fumi neri rilasciati nell'aria da fenomeni di slopping nella giornata di ieri sono state ampiamente documentate e dettagliate nelle relazioni inviate a Bruxelles.

PeaceLink e Fondo Antidiossina invitano le autorità italiane a prendere posizione rispetto a questi eventi fuori norma e preoccupanti, in particolare il Ministero della Salute il cui silenzio, in una vicenda che tocca direttamente la salute di tutti i cittadini di Taranto, rimane inspiegabile.

Invitiamo inoltre le istituzioni europee a considerare la piena gravità degli eventi che continuano a susseguirsi a Taranto e di cui cittadini e lavoratori pagano direttamente pesantissime conseguenze sulla propria salute.


01 giugno 2013

La Repubblica :'Ilva, quell'inferno di fuoco e polveri nella pancia del mostro'.


                                         

'Ilva, quell'inferno di fuoco e polveri nella pancia del mostro'

Ecco cosa accade nelle acciaierie dell’Ilva. Queste immagini sono state riprese nell’acciaieria numero uno dello stabilimento di Taranto lo scorso 25 maggio, intorno alle 19. In questo reparto dell’area a caldo, quella bloccata - solo sulla carta, con un sequestro mai diventato esecutivo - dal gip Patrizia Todisco a luglio perché fonte delle emissioni inquinanti killer, arriva la ghisa per essere lavorata, seguendo il processo di raffinazione che sfocia nella produzione di acciaio.  


Da questireparti si sviluppa il cosiddetto slopping, ovvero le emissioni di nubi di polvere rossastra che vengono spesso avvistate e fotografate dall’esterno del colosso siderurgico.  
Questo video propone una prospettiva diversa. Le immagini sono anche all’attenzione del fondo antidiossina, guidato dall’ambientalista Fabio Matacchiera. L’organizzazione potrebbe presentare un nuovo esposto in procura allegando queste sequenze. Lo slopping delle acciaierie Ilva è stato anche oggetto delle indagini condotte dai carabinieri del Noe.

 I militari a più riprese hanno filmato le emissioni rossastre ed hanno presentato un corposo rapporto che fa parte degli atti dell’inchiesta per disastro ambientale.  
Anche sulla base di questo dossier, il gip Todisco dispose il sequestro di tutti i reparti dell'area a caldo, ritenuti la principale fonte di inquinamento.
 Il provvedimento è stato definitivamente svuotato dall'entrata in rigore della cosiddetta legge salva-Ilva che autorizza lo stabilimento a continuare a produrre e commercializzare l'acciaio per un periodo di 36 mesi contemporaneamente agli interventi di ambientalizzazione
di MARIO DILIBERTO

Guardatevi il video integrale  su La Repubblica

20 maggio 2013

A Taranto invocano il il principio europeo "chi inquina paga"

PeaceLink oggi mettera' in mora la Regione Puglia che non ha richiesto all'Arpa Puglia l'individuazione di chi ha contaminato il terreno e la falda del quartiere Tamburi. Senza questo adempimento, non puo' scattare la norma europea "chi inquina paga" (art. 1 direttiva 2004/35/CE). 
  Senza individiazione di chi ha inquinato, i costi ricadranno unicamente sulla collettivita' che si troverebbe doppiamente danneggiata sia perche' inquinata sia perche' costretta a pagare i costi della bonifica."
 
Tratto da Peacelink

Immagine tratta da facebook del Medico Isde G.Ghirga

Fondo Antidiossina e PeaceLink invocano il principio europeo "chi inquina paga"

In caso di mancata individuazione o di mancata risposta, sara' intrapresa ogni opportuna azione a tutela dei diritti in ogni adeguata sede giurisdizionale
20 maggio 2013 - Fabio Matacchiera, Antonia Battaglia,Alessandro Marescotti, Fulvia Gravame (Presidente Fondo AntiDiossina,consulente Fondo AntiDiossina, Presidente Peacelink, Responsabile nodo PeaceLink Taranto)
All'attenzione del Presidente della Regione Puglia e dell'Assessore all'Ecologia della Regione Puglia.

e per conoscenza

- al Direttore Generale dell'Arpa Puglia

- al Ministro dell'Ambiente

- alla Commissione Europea, Commissario per l'Ambiente. 

- al Parlamento Europeo

- al Sindaco di Taranto

- al Commissario Prefettizio della Provincia di Taranto

- agli organi di Stampa


Oggetto: applicazione a Taranto (Italy) del principio comunitario "chi inquina paga", Direttiva Europea 2004/35/CE (richiamata dalla 2010/75/EU). 


Oggi incontreremo a Roma il Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando ed esporremo - nell'ambito dell'incontro da lui convocato - quella che riteniamo una palese infrazione in merito ad un obbligo comunitario, ossia l'applicazione della Direttiva Europea 2004/35/CE (richiamata dalla direttiva del Parlamento Europeo 2010/75/EU) nel suo principio del "Chi inquina paga".

Il principio sancito nella direttiva deve essere applicato in merito alla immediata e necessaria bonifica del quartiere Tamburi della città di Taranto, i cui terreni, falda acquifera ed immobili non devono essere decontaminati con i fondi di cittadini privati né con fondi erogati dall'amministrazione pubblica ma, in ultima analisi, da chi ha inquinato.

Non ci risulta che all'Arpa Puglia sia stato richiesto dall'autorita' politico-amministrativa (o che comunque sia stato realizzato) uno studio di attribuzione alle fonti di quelli che sono gli inquinanti che hanno contaminato il quartiere Tamburi, a ridosso del quale sorge il piu' grande polo industriale italiano.

Chiediamo pertanto, entro 30 giorni dalla presente comunicazione, di sapere se sia stata individuata la fonte (o le fonti) di inquinamento del quartiere Tamburi per le aree di cui si prevede la bonifica.

In caso di mancata individuazione o di mancata risposta, sara' intrapresa ogni opportuna azione a tutela dei diritti in ogni adeguata sede giurisdizionale.

Leggi su Noalcarbone

 PEACELINK RISPONDE A VENDOLA E METTE IN MORA LA REGIONE PUGLIA

15 maggio 2013

15 MAGGIO:Fondo Antidiossina e PeaceLink a Bruxelles

 Tratto da Peacelink

Fondo Antidiossina e PeaceLink a Bruxelles

Domani a Bruxelles incontreremo i parlamentari e la Commissione Europea, nonché i giornalisti per illustrare la drammatica situazione ambientale e sanitaria di Taranto
14 maggio 2013 - Fabio Matacchiera, Alessandro Marescotti  
(Fondo Antidiossina Taranto onlus,Peacelink Presidente)
Alessandro Marescotti e Fabio Matacchiera in una conferenza stampa
Altoforno IlvaDomani  15 maggio a Bruxelles incontreremo i parlamentari e la Commissione Europea, nonché i giornalisti.
Abbiamo preparato un dettagliato e voluminoso dossier in inglese con molteplici allegati e nuove evidenze che potranno stimolare l'interesse e il ruolo investigativo delle istituzioni europee.


09 settembre 2011

Centrale Enel, la protesta del comitato “Via dal carbone”2)FONDO ANTIDIOSSINA ONLUS:Oggi i fatti mi danno ragione

SU TG 3 NUOVAMENTE la PROBLEMATICA CENTRALI A CARBONE in LIGURIA E LA PRESA DI POSIZIONE DI 24 SCIENZIATI SVIZZERI SULLA ECONOMICITA' DELLE CENTRALI A CARBONE

Guarda Tg 3 Liguria Edizione delle 19,30

Tratto da Il Secolo XIX

Centrale Enel, la protesta del comitato “Via dal carbone”

La Spezia - Durante la riunione della commissione Ambiente del Comune, nella quale è stato ascoltato un perito tecnico sull’impatto della Centrale Enel, decine di cittadini del comitato “Via dal carbone” hanno manifestato contro l’amministrazione comunale che a loro giudizio trascura i rischi per la salute e per l’ambiente prodotti dalle polveri sottili.

In particolare, il comitato chiede che non venga concessa l’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale, che metterebbe l’Enel al riparo da eventuali azioni da parte degli enti locali per i prossimi cinque anni. Inoltre il comitato chiede che la centrale venga convertita alla produzione di gas metano, abbandonando la via del carbone.

GUARDA IL VIDEO:

Centrale Enel, la protesta del comitato “Via dal carbone”

«Un’opinione pubblica bene informata è la nostra corte suprema. Perché a essa ci si può sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l’indifferenza popolare o gli errori del governo.»
Joseph Pulitzer
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Tratto da Peacelink
A Gennaio ho diffuso i primi dati sulla contaminazione da diossina e pcb dei mitili prelevati sui fondali del primo seno di Mar Piccolo

Oggi i fatti mi danno ragione

Mi hanno accusato di essere un “millantatore”, mi hanno accusato di essere un “terrorista”, un “distruttore della cultura e dell’economia della città, oggi i fatti mi danno ragione
8 settembre 2011 - Fabio Matacchiera (Fondo Antidiossina Onlus)

"Nella conferenza stampa del 12 gennaio scorso, in qualita' di presidente della onlus “Fondo Antidiossina Taranto”, ho diffuso i primi dati sulla contaminazione da diossina e pcb dei mitili prelevati sui fondali del primo seno del Mar Piccolo di Taranto.

I risultati delle analisi, commissionate al Consorzio Interuniversitario Chimica per ’ambiente di Marghera (Venezia), come si e' saputo, ci hanno rivelato che le diossine e i pcb hanno contaminato quei mitili.

Con quella conferenza stampa, tenuta da me con il supporto del mio amico e collega prof. Alessandro Marescotti, e' stato lanciato cosi’ un allarme che ha scatenato un vero putiferio. Nessuno ha voluto credere al nostro grido di dolore e tutti ci hanno dato in testa.

In seguito a cio', la mia persona e' stata ripetutamente screditata dalle dichiarazioni di politici e di rappresentanti delle istituzioni che ogni giorno e senza pausa, si avvicendavano ai microfoni delle televisioni, rilasciando dichiarazioni anche attraverso i giornali e la rete internet… ci accusavano di procurato allarme e di aver raccontato alla gente solo menzogne perche’ il Mar Piccolo, non era in quella condizione di degrado e i mitili crescevano rigogliosi e genuini.

Sono stato messo alla gogna mediatica… mi hanno accusato di essere un “millantatore”, mi hanno accusato di essere un “terrorista”, un “allarmista”, un “distruttore della cultura e dell’economia della città”.

Alcuni hanno dichiarato, addirittura, che dovevo essere considerato un “cittadino indesiderato” perche’ avevo osato mettere in dubbio la salubrita' dei mitili tarantini.

Sono stato anche querelato e portato davanti al giudice per rispondere delle mie affermazioni.

Ho subito gravi, gravissime minacce e la mia vita, unitamente a quella dei miei familiari, per molti mesi e’ stata fortemente condizionata e segnata dal clima di vero terrore che hanno creato attorno a me.

Hanno cercato di isolarmi, screditandomi. Hanno cercato di mettermi al bando, ma non sono mai riusciti a farmi sentire vinto e sottomesso, perche’ sapevo che il tempo e i fatti, cosi' come e' accaduto, prima o poi mi avrebbero dato ragione.

Il sindaco di Taranto e alcuni suoi assessori, immediatamente dopo la mia conferenza stampa, prontamente rassicurarono tutti i cittadini, facendo credere che il mio operato era soltanto un modo per mettermi in mostra e per creare falsi allarmi per loro ero solo mosso dal desiderio di protagonismo.

Insieme al sindaco, quasi tutti i politici si sono schierati contro di me, dandomi del falso o addirittura accusandomi di aver preso i campioni in zone diverse da quelle dichiarate, nonostante esista tutta una documentazione videoregistrata sui luoghi e sulle modalità di prelievo.

In questo degrado morale e di civiltà, fortunatamente ho avuto sempre dalla mia parte tanti sostenitori e amici che mi hanno aiutato a reagire e a portare in piazza il 2 aprile scorso, oltre 7000 persone, per far sapere che la gente e' sempre piu' compatta e che non ne può più di questa situazione di grande degrato ambientale e sanitario.

Oggi, a distanza di 7 mesi, i fatti, ancora una volta, mi danno ragione!

Ma, coloro che mi hanno accusato non mi hanno chiesto scusa, perche’ mancano di umilta’... spero che almeno provino un po' di vergogna per tutto il male che sono stati capaci di procurarmi.

Una reazione nobile, invece, dopo iniziali e forte incomprensioni, l’hanno avuta i mitilicoltori, alcuni dei quali mi hanno chiesto scusa, mostrando piu’ civilta’ e sensibilita’ nei miei confronti rispetto a quella dimostrata da politici e dallo stesso sindaco di Taranto

Oggi questa mia dichiarazione pubblica e’ dedicata a loro e agli stessi mitilicoltori dico di considerarmi uno di loro. Sono sempre stato e ancor di più lo sarò al loro fianco perchè vengano riconosciuti tutti i loro diritti per i danni subiti a causa di chi ha inquinato e di chi non ha controllato. Dunque, non ho mai agito per screditare o denigrare il loro lavoro, l’allarme che ho lanciato era finalizzato ad indurre chi di dovere ad intervenire al piu’ presto, adottando misure urgenti per risanare l’ambiente e per consentire agli operatori del settore di portare avanti il loro lavoro, migliorando anche la qualita’ del loro prodotto e salvaguardando la salute di tutti i cittadini. Grazie"