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13 settembre 2015

Peacelink :"Zero Ipa"

Il libro "Zero IPA"

Tratto da Peacelink

"Zero Ipa"

Come renderci protagonisti del monitoraggio ambientale al servizio della salute dei nostri bambini
8 settembre 2015 - Daniela Montano
Letto, fatto. Tutto d'un fiato. Senza soluzione di continuità. Ormai da tempo rifiuto la lettura di testi che, partendo dalla triste realtà, non lasciano scampo ma solo angoscia, amarezza, impotenza e rabbia. In "Zero IPA" c'è quel famoso "Si può fare!" come risposta alla domanda: "C'è qualche possibilità?". Spiegato con semplicità e con accurata indagine delle fonti, è un invito alla "citizen science" (alla cittadinanza attiva). Perché tutti possiamo (dobbiamo) renderci protagonisti del monitoraggio ambientale "al servizio della salute dei nostri bambini, che sono molto più fragili di noi". E il testo non è frutto di illusione ma fornisce precisi riferimenti legislativi e scientifici.

Certo, auspicabile sarebbe una politica ambientale del Comune che comprendesse l'essenzialita' di quel binomio, tanto bene spiegato, "ambiente-economia", che collega il valore di mercato delle cose alla bellezza e salubrità dei luoghi, per esempio. Ma, nell'attesa, possiamo tutti farci parte attiva con strumenti semplici e facilmente reperibili - oltre che attraverso la consapevolezza e l'informazione - che stimolano le agenzie di controllo ambientale a effettuare più accurati monitoraggi. E per i più giovani... proposte di percorsi didattici. Perché si attui la esternata finalità: "Abbiamo un sogno. È il sogno di un futuro diverso, che guardi alla bellezza della Terra come al bene prezioso, unico e inestimabile che la storia ci ha consegnato". Quanti siamo a condividere lo stesso sogno?
Note:Il libro http://www.euthink.it/2015/09/03/e-uscito-zero-ipa-il-monitoraggio-ambientale-dei-cittadini/

29 marzo 2014

1) Peacelink: ecco come l’ozono ha fatto crollare il benzo(a)pirene a Taranto 2) EDIPOWER-A2A PRONTA A BRUCIARE RIFIUTI A BRINDISI...

Interessante news dagli amici di  Taranto.

Tratto da Inchiostro Verde

Peacelink: ecco come l’ozono ha fatto crollare il benzo(a)pirene


Dal 2010 al 2013 il benzo(a)pirene nel quartiere Tamburi di Taranto è “crollato” da 1,8 a 0,18 nanogrammi a metro cubo. E’ stato un crollo clamoroso che nessuno si aspettava, anche perché la letteratura scientifica non aveva rilevato nel mondo casi di cokerie che, pur dotate di BAT, consentissero nel raggio di 1200 – 1700 metri una diminuzione della concentrazione di benzo(a)pirene sotto la soglia di 1 nanogrammo a metro cubo.
Il dato del quartiere Tamburi (0,18 ng/m3) è risultato paradossalmente il migliore in città per il benzo(a)pirene e l’ARPA ha evidenziato questo risultato come un importante punto di arrivo dell’attenzione nella gestione dell’Ilva. I nuovi dati sul benzo(a)pirene annullerebbero le differenze fra i quartieri di Taranto, facendoli convergere tutti su un unico valore medio oscillante attorno a 0,2-0,3 ng/m3.
E’ un valore decisamente basso se confrontato con quello di altre città. Praticamente a Taranto non vi sarebbe più una fonte emissiva tale da determinare pericolo. L’Arpa certifica che non vi è più un aumento del benzo(a)pirene se ci si avvicina all’ILVA.
Questo è un risultato stupefacente se si considera che l’ARPA – scatenando una girandola di telefonate intercettate dalla Procura – aveva valutato nel 2010 che il 98% del benzo(a)pirene del quartiere Tamburi proveniva dalla cokeria ILVA. Ma come è stato possibile ottenere questo azzeramento completo del problema, risultato che ha dell’eccezionale se si considera il punto di partenza disastroso?
Come mai assistiamo a questo miracoloso calo del benzo(a)pirene? Da tempo PeaceLink ha individuato contraddizioni e paradossi in questo miracoloso calo. Lo ha evidenziato anche conducendo proprie analisi che evidenziavano la persistenza di alte concentrazioni di IPA, all’interno dei quali si annida il benzo(a)pireneMa la posizione di Arpa è stata sempre quella di considerare assolutamente attendibile  il vertiginoso calo del benzo(a)pirene. Mai un dubbio è stato sollevato sull’attendibilità di quei dati che servivano a certificare la fine del “pericolo” e a rendere inattuale ogni richiesta della magistratura di fermare impianti altamente inquinanti come la cokeria.
........... Siamo proprio sicuri che nel far crollare le misurazioni non vi sia stato anche un importante fattore interferente che potrebbe aver determinato una riduzione significativa del benzo(a)pirene? Abbiamo allora svolto un controllo accurato su quello che può essere un fattore interferente sulle misurazioni di benzo(a)pirene: l’ozono. E abbiamo scoperto, con grande stupore, che dal 2011 in poi l’ozono ha avuto dei picchi sorprendenti con il conseguente effetto di una degradazione del benzo(a)pirene.
Gli esperti sanno che l’ozono determina una riduzione significativa del benzo(a)pirene: gli cambia la carta d’identità e non è più rintracciabile. Gli esperti sanno che i dati del benzo(a)pirene possono essere pertanto abbattuti proprio in presenza di picchi di ozono, esattamente come si è verificato a Taranto. Questo non lo dice PeaceLink ma la norma europea che fissa le regole del metodo ufficiale di analisi del benzo(a)pirene.
 E’ la norma UNI EN 15549 (il metodo ufficiale di analisi del benzo(a)pirene nel PM10, appunto) che avverte che “in presenza di ossidanti come l’ozono, il benzo(a)pirene può essere degradato” e raccomanda in questi casi “un denuder di ozono nel sistema di campionamento”.
Si badi bene che il benzo(a)pirene ossidato dall’ozono non diventa miracolosamente una sostanza balsamica ma si trasforma in un’altra sostanza altamente cancerogena: il benzo(a)pirene-4,5-ossido. Questo e’ accaduto a Taranto dopo il 2010. ....
Che effetto produce pertanto l’ozono nelle centraline Arpa? L’ozono può modificare significativamente i dati del benzo(a)pirene, abbassando le concentrazioni misurate. Il dato dell’inquinamento che ne risulta è quindi “abbattuto” dall’ozono.
Le misurazioni effettuate sarebbero a nostro avviso inattendibili per le ragioni fin qui esposte......
L’ozono è presente in elevate concentrazioni d’estate e questo può spiegare in particolare il crollo delle concentrazioni di benzo(a)pirene d’estate. Vorremmo fare tre domande all’ARPA.
1) Come mai questi picchi di ozono non sono riportati nella recente relazione ARPA sulla qualità dell’aria di Taranto del 2013?
2) Come mai la centralina di via Machiavelli non ha un sistema di monitoraggio dell’ozono per verificare gli effetti interferenti sulle misurazioni del benzo(a)pirene?
3) Sono stati usati sistemi di protezione delle centraline (del tipo “denuder”) per evitare che fornissero dati falsati sul benzo(a)pirene?
Questi dati li porteremo al Parlamento Europeo il 2 aprile e alla Commissione Europea il 10 aprile. Occorre che si sappia che a Taranto il crollo del benzo(a)pirene non è stato frutto dell’Aia Ilva (mai attuata in maniera completa ed efficace) ma è stato fortemente influenzato da una banale reazione chimica provocata dai picchi di ozono, di cui non si è mai parlato.
Per l’Associazione PeaceLink
Antonia Battaglia
Luciano Manna
Alessandro Marescotti
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BRUTTA NEWS DA BRINDISI 

Tratto da noalcarbone Brindisi

EDIPOWER-A2A PRONTA A BRUCIARE RIFIUTI

Eccoci quà, a meno di due settimane dal vergognoso Consiglio comunale monotematico sull'energia che ha consegnato il futuro  di Brindisi alle lobby del carbone e dei rifiuti, arriva il piano di revamping per la centrale Edipower. 

Sembra tutto conseguenziale, sembra un copione già scritto da tempo. Il sindaco in Consiglio aveva chiesto tempo per riflettere e approfondire, adesso il tempo è scaduto.
A2A intende chiudere a Brindisi il ciclo dei rifiuti di tutta la Puglia: 95 mila tonnellate di Css (Combustibile solido secondario), prodotto in Regione, trasformati, in Ecoergite® (!!!), interamente destinate al funzionamento della centrale Edipower.

01 febbraio 2014

Le emissioni di una centrale a carbone possono influenzare lo sviluppo e la crescita di un feto e di un neonato.......

Tratto da Salute Pubblica

 23 gennaio 2014

Un gruppo di scienziate americane e cinesi ha da poco pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Environmental pollution i risultati di uno studio che affronta iltema dell’aria respirata dalle donne in gravidanza e la salute della loro prole (Tang D, Li TY, Chow JC, Kulkarni SU, Watson JG, Ho SS, Quan ZY, Qu LR, PereraF: Air pollution effects on fetal and child development: A cohort comparison in China. Environ Pollut. 2014 Feb;185:90-6.).


Lo studio è stato condotto a Tongliang, città cinese di oltre 800.000 abitanti, dove sino al 2004 era attiva, nella stagione secca che va da dicembre a maggio, una centrale che bruciava annualmente 24.000 tonnellate di carbone. Le emissioni derivanti dalla combustione del carbone contengono notoriamente sostanze come le polveri (PM) o gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), che sono in grado di provocare il cancro e sono associate ad incrementi della mortalità e dei ricoveri per malattie cardiopolmonari, oppure sostanze come il mercurio con un potenziale effetto neurotossico.

Nel 2004, il governo della contea di Tongliang annunciò lo spegnimento della centrale al fine di migliorare le condizioni di salute degli abitanti, prevedendo, al contempo, un impatto sociale ed economico trascurabile.
La notizia dello spegnimento della centrale fu di notevole interesse per alcune scienziate che vi videro un’opportunità unica per confrontare la qualità dell’aria in città, alcuni biomarcatori e i dati sulle condizioni di salute di nati prima e dopo lo spegnimento della centrale a carbone da madri non fumatrici.

I risultati dello studio riportano innanzitutto una rilevante riduzione del Benzo(a)pirene, un IPA la cui cancerogenicità è ormai accertata. Le scienziate hanno osservato come a queste riduzioni di IPA fosse associata una significativa riduzione del numero di addotti IPA-DNA, un indicatore biologico analizzato nelle cellule del cordone ombelicale, che indica una reazione dell’organismo all’esposizione a queste sostanze chimiche.

L’ipotesi delle scienziate è che il numero delle mutazioni del DNA sia correlato alle condizioni di salute dei neonati. In particolare, il gruppo di ricerca ha rilevato una riduzione della circonferenza della testa nei neonati prima della chiusura della centrale e una riduzione del peso corporeo, anche a due anni e mezzo dalla nascita, associato in modo significativo al danno al DNA. È da cogliere con particolare attenzione il dato sulla circonferenza della testa che, a parere delle autrici, è spiegato dalla estrema vulnerabilità del sistema nervoso centrale, nella sua fase di sviluppo, ai tossici chimici.

In questo e altri studi di queste ricercatrici sono stati, infine, documentati benefici sullo sviluppo neurologico dei neonati per la ridotta esposizione ad inquinanti.

Nella valutazione di questo studio si deve tener conto di due importanti aspetti:
il primo è l’obsolescenza degli impianti e le tecnologie di filtro utilizzate. La centrale cinese, infatti, non utilizzava tecnologie di filtro moderne (Millmann e colleghi 2008); il secondo è la grandezza degli impianti. La centrale di Tongliang bruciava una quantità relativamente limitata di carbone.

Anche tenendo a mente questo sono, tuttavia, interessanti le conclusioni delle autrici, secondo cui i risultati dello studio sono incoraggianti, giacché dimostrano come interventi governativi atti a rimuovere una sorgente di combustione del carbone può avere rapidi e diretti benefici per la salute dei bambini”.


http://www.salutepubblica.net/ricerca/162-le-emissioni-di-una-centrale-a-carbone-possono-influenzare-lo-sviluppo-e-la-crescita-di-un-feto-e-di-un-neonato.html

26 novembre 2013

ILVA: 24 novembre 2013 - Continua il disastro sotto gli occhi di tutti

Tratto da Peacelink

Comunicato stampa

PeaceLink e Fondo Antidiossina informano le istituzioni EU della grave situazione attuale di Taranto

Invitiamo inoltre le istituzioni europee a considerare la piena gravità degli eventi che continuano a susseguirsi a Taranto e di cui cittadini e lavoratori pagano direttamente pesantissime conseguenze sulla propria salute
26 novembre 2013 - Antonia Battaglia, Alessandro Marescotti, Fabio Matacchiera (Peacelink e Fondo Antidiossina)

video: http://youtu.be/3kX5xH4jYag  (link)
In relazioni agli ultimi preoccupanti eventi di questi ultimi giorni, PeaceLink e Fondo Antidiossina hanno comunicato stamane alla Commissione Europea ed al Parlamento Europeo che la situazione all'ILVA di Taranto e di conseguenza in città resta particolarmente grave.


 Le alte concentrazioni di IPA registrate nelle ultime settimane e le imponenti colonne di fumi neri rilasciati nell'aria da fenomeni di slopping nella giornata di ieri sono state ampiamente documentate e dettagliate nelle relazioni inviate a Bruxelles.

PeaceLink e Fondo Antidiossina invitano le autorità italiane a prendere posizione rispetto a questi eventi fuori norma e preoccupanti, in particolare il Ministero della Salute il cui silenzio, in una vicenda che tocca direttamente la salute di tutti i cittadini di Taranto, rimane inspiegabile.

Invitiamo inoltre le istituzioni europee a considerare la piena gravità degli eventi che continuano a susseguirsi a Taranto e di cui cittadini e lavoratori pagano direttamente pesantissime conseguenze sulla propria salute.


14 settembre 2013

L' ILVA e le centraline. PeaceLink si rivolge alla Procura.

Tratto da Peacelink

PeaceLink si rivolge alla Procura. Sono ancora in tilt le 6 centraline ILVA per misurare gli IPA e non sono attivi i sistemi di monitoraggio DOAS e LIDAR

Il fatto che sia stato eliminato - guarda caso - il Garante dell'AIA non significa che vengano meno le sanzioni previste dalla legge nel caso di non osservanza dell'AIA stessa.
12 settembre 2013 - Alessandro Marescotti

Ricevitore Completo
E' assurdo notare che tutte queste cose non vengano fatte e che nessuno dei decisori politici si imponga per quello che è il suo ruolo.
 Pertanto PeaceLink ha deciso di rivolgersi alla Procura della Repubblica di Taranto, dato che ogni segnalazione della nostra associazione è rimasta vanamente inascoltata. A questo punto la parola passa alla magistratura.......
Alessandro Marescotti  Presidente di PeaceLink
Leggi l'articolo integrale.



 

Tratto da Aldro.com.Unità

Ilva,e .......le centraline. 

Autore: Salvatore Maria Righi.




Poco importa che quella fatidica promessa della Regione arrivasse nel pieno di un’estate scandita da sequestri giudiziari, atti della magistratura e tangibile esasperazione dei cittadini. Col fiato sul collo, cioè, di un’emergenza ormai palesemente nazionale.  

Finalmente le fatidiche centraline per controllare, tra gli altri, gli inquinanti delle cokerie, prima di tutto i micidiali Ipa, idrocarburi policiclici aromatici, tra i quali il benzoapirene per cui il governo Berlusconi nell’agosto 2010 ha perfino cucito un decreto ad aziendam, cancellando il limite-norma in vigore (all’avanguardia in Europa) per aspettare quello che verrà.
Poco importa, anche, che ci abbiano messo un anno per reperirle, installarle e farle partire: secondo gli addetti ai lavori........Le fatidiche centraline, nel frattempo, sono rientrate tra le prescrizioni previste dall’Aia licenziata dal governo Monti, pur con molte perplessità di tecnici ed addetti. Quindi, quando all’inizio di agosto sono entrate in funzione, è stato un po’ come mettere i piedi sulla Luna, per chi a Taranto crede ancora che si può lavorare senza rimetterci la pelle.
 Il sollievo, però, è durato lo spazio di una delle folate di vento che soffiano sullo Jonio.
Poco dopo l’attivazione della «Rete di monitoraggio della qualità dell’aria interna allo stabilimento Ilva», come nella dicitura dell’Arpa Puglia che ne ha la gestione, sono spariti i dati più importanti, quelli cioè relativi agli Ipa.  
Non è stata l’unica stranezza, però, successa a cavallo di Ferragosto, quando sono finiti i rilevamenti iniziati appena due settimane prima. Come per esempio il fatto che le emissioni di Ipa più alte si registrassero al quartiere Tamburi, rispetto alla cokeria che viene considerata la «fabbrica» di questa categoria di pericolosi inquinanti.....

Dal giorno dopo, però, la perplessità è diventata sgomento, perché i dati sono spariti del tutto.
Sparita quella che Peacelink definisce «la rete degli analizzatori Ipa in continuo (che potevano registrare fino a un dato ogni 10 secondi) doveva essere il fiore all’occhiello della nuova Aia, garantendo il controllo in tempo reale sui cancerogeni più insidiosi liberati dalle emissioni diffuse e fuggitive».......

Non finiscono qui, però, i problemi delle tanto sospirate centraline che fanno a capo, secondo quanto stabilisce l’Aia, all’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che dell’autorizzazione ambientale è in un certo senso il braccio esecutivo e l’autorità di controllo. Dall’inizio di settembre, una dopo l’altra, sono andate in avaria quelle che devono rilevare gli inquinanti della cokeria, fino all’8 settembre – una data fin troppo simbolica – in cui il blocco è stato totale: a luci completamente spente sull’impianto più inquinante di tutto lo stabilimento, secondo l’opinione diffusa. Non solo, quindi, quella che misurano gli Ipa, ferme da Ferragosto e mai più riaccese, ma tutte le altre.
.....È stata invece l’associazione Peacelink, una delle più attive sul territorio di Taranto, a farcelo sapere con un comuicato che ha costretto Arpa Puglia, gestore del servizio, a dare una spiegazione sul proprio sito.......
 Tanto che Peacelink annuncia un altro ricorso in Procura contro questo stop che dal 16 agosto ha tolto ogni informazione sulle emissioni di sostanze più inquinanti della cokeria e quindi dell’Ilva. Tutt’ora, come si può vedere dall’ultimo report dell’Arpa disponibile e datato 11 settembre (DATI RETE ILVA 11_09_2013), nella colonnina degli Ipa c’è una lunga fila di N.D.
Non è tutto, però. ......... Non finiscono qui, i misteri e le omissioni di questa opacissima vicenda.

Leggi l'articolo integrale

23 agosto 2013

"Fermate gli impianti Ilva di Taranto ":il sindacato Usb «ritiene inaccettabile, illegale e di gran lunga pericoloso continuare a giocare sulla pelle di persone ignare».

Tratto da  Il Corriere del Mezzogiorno

LA DENUNCIA

«Fermate subito gli impianti Ilva»
Mancano i dati sui cancerogeni Ipa

Esposto del sindacato Usb alla procura della Repubblica.Dal 16 agosto non sono disponibili dati sugli inquinanti.

TARANTO - «Fermate gli impianti Ilva di Taranto, mancano i dati sulle emissioni dei micidiali cancerogeni Ipa, gli Idrocarburi policiclici aromatici». Denuncia e richiesta sono del sindacato Usb di Taranto, che ha presentato un esposto alla procura della Repubblica, al dipartimento di prevenzione Spesal dell'Asl e alla sede tarantina dell'Arpa Puglia. Tra le sostanze da monitorare c'è il benzo(a)pirene, sostanza altamente nociva.
LA DENUNCIA - Nell'esposto si segnala il mancato rilevamento dei dati sugli Idrocarburi policiclici aromatici, dal 16 agosto in poi, da parte delle centraline di monitoraggio della qualità dell'aria all'interno dello stabilimento siderurgico. Per questo viene chiesto l'immediato fermo degli impianti inquinanti.
 Il sindacato di base rileva «la palese violazione delle norme riguardanti la formazione e l'informazione dei lavoratori». 
Il sindacato «ritiene inaccettabile, illegale e di gran lunga pericoloso continuare a giocare sulla pelle di persone ignare». «È palese - prosegue l'Usb - la violazione della legge, delle norme riguardanti la formazione e l'informazione dei lavoratori».
 
I TAMBURI INQUINANO L'ILVA - La stessa osservazione è stata fatta da Alessandro Marescotti, dell'associazione Pacelink, che parla di situazione paradossale. Nel rione Tamburi, infatti, i valori Ipa rilevati prima del 16 agosto erano di gran lunga superiori a quelli rilevati all'interno dell'area a caldo dell'acciaieria.
 «Qualcosa non funziona nella nuova rete interna di monitoraggio - scrive su Facebook Marescotti - sono infatti comparsi i dati dal 16 al 20 agosto, ma sono invece spariti quelli degli Ipa per tutte e sei le centraline contemporaneamente. Quelle centraline avevano fornito dall'1 al 15 agosto valori Ipa più bassi in cokeria che ai Tamburi». Marescotti cita anche degli esempi: «Il 4 agosto, nei Tamburi c'erano ben 30 nanogrammi per metro cubo di aria di Ipa e nella cokeria solo 9. E il 9 agosto, i Tamburi erano arrivati a 45 mentre la cokeria aveva solo 17. Orribile - conclude sarcastico l'ambientalista - gli abitanti dei Tamburi fumano tanto da inquinare la cokeria. Ilva chiederà i danni ai tarantini». 

07 febbraio 2013

Polveri di Carbone:un’autentica minaccia per l’uomo

Tratto da Ideegren

Polveri di Carbone



Se il mondo è seriamente intenzionato a evitare i cambiamenti climatici, i due terzi di tutte le riserve di combustibili fossili accertate devono rimanere nel sottosuolo. A sostenerlo è l’Agenzia internazionale per l’energia, in Italia ancora si parla di aprire nuove centrali a carbone mentre quelle vecchie rischiano di chiudere i battenti!
Le emissioni di CO2 derivate dalla combustione di combustibili fossili stanno destabilizzando il nostro clima, per non parlare dei gravi danni sulla salute umana: le polveri di carbone inquinano l’aria, l’acqua e la terra, rendendola incoltivabile.

La composizione delle polveri di carbone è ben nota, così come la sua pericolosità, legata anche alla matrice ambientale che la riceve. Va sottolineato come sia la parte organica che quella minerale delle polveri di carbone rappresentano un rischio per l’ambiente e per la salute; infatti, gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) nella prima e i metalli come arsenico e mercurio nella seconda rendono le polveri di carbone altamente inquinanti, un’autentica minaccia per l’uomo.
Polveri di carbone e inquinamento del Mare
“In mare gli inquinanti si diffondono con estrema facilità depositandosi sul fondo e restando in sospensione e con altrettanta facilità entrano nella catena alimentare e, a causa delle le loro proprietà tossiche anche cancerogene, mutagene e teratogene, causano danni diretti alle specie marine, e arrivano sulle nostre tavole.

Le polveri di carbone finiscono in mare mediante scarichi idrici o a causa di contaminazioni accidentali. Quando le concentrazioni sono elevate, le polveri possono causare localmente un abbassamento della quantità di ossigeno nell’acqua. Le polveri di carbone operano da filtro per la luce e intorpidendo l’acqua compromettendo l’intero ecosistema.
Polveri di carbone, dove in Italia
In questo articolo abbiamo parlato di Brindisi, purtroppo, oltre la regione Puglia, ci sono altri siti dove il carbone sta mettendo in pericolo l’ambiente, il territorio e la salute umana

In questo contesto, il WWF è attivo con azioni legali (ricorsi  e denunce) e campagne di informazione, ne è un esempio la segnalazione che punta dritta alla Liguria. 
A Vado Ligure l’emergenza sanitaria è ormai conclamata, a Porto Tolle, dove addirittura è prevista una centrale a carbone nel mezzo di un parco, a Saline ioniche,  il tentativo di costruire nuove centrali a carbone a fronte di una overcapacity di produzione di energia elettrica costituisce un pericolo per l’ambiente e la salute umana.

30 luglio 2012

TARANTO ILVA , I PM : «ECCO LE PROVE»

Tratto da Il Secolo XIX|

Ilva, i pm: «Ecco le prove»


Spiega un magistrato del pool che «c’è un equivoco di fondo, e cioè che il diritto al lavoro sia uguale al diritto alla vita. Sbagliato. 
Tutti i diritti sono moderatamente comprimibili tranne quello, sostiene la Costituzione. 
Altrimenti si arriverebbe a una contrattazione folle: mille posti di lavoro, due morti all’anno. Diecimila posti, venti morti. Inaccettabile».  
Non tutti la pensano così. 
L’Ilva ha sempre negato il problema. 
Venerdì il riesame non riguarderà solo il sequestro degli stabilimenti tarantini, ma un modello industriale e sociale consolidato: potrebbe davvero succedere di tutto.


Taranto - C’è una nuvola rossa che si staglia contro la luna: «Ferro!». C’è una nuvola nera che si adagia sul mare: «Carbone!». 


 E via così, 400 sfiati abusivi documentati dalle telecamere e dalla voce entusiasta del perito, «sono immagini ad altissima risoluzione». Il perito è un carabiniere, nucleo operativo ecologico, capacità investigativa e strumentazioni sofisticatissime. Per quaranta giorni e quaranta notti ha registrato le malefatte dell’Ilva, comprese le «emissioni fuggitive»: quelle che non vengono convogliate nelle ciminiere né risultano diffuse nei parchi minerali, per manifestarsi invece dove non devono. «O l’impianto era rotto, oppure lo hanno fatto apposta».

Stavolta Riva è davvero nei guai. 
Lo inchiodano fotografie, dati, protocolli non rispettati, evidenti tentativi di corruzione. In un filmato si vede un perito del tribunale incontrare un dirigente Ilva, di notte, dietro un distributore di benzina a ottanta chilometri dalla città. Un pm del pool ecologico: «Ha preso e messo in tasca una busta bianca. Certo, magari era un’indagine epidemiologica interna. E quel dirigente, la mattina, aveva ritirato diecimila euro dalle casse aziendali per fare beneficenza». 

Venerdì si riunisce il Tribunale del riesame, e potrà revocare il sequestro solo se l’azienda dimostrerà di aver già avviato la messa in sicurezza degli impianti. Difficile: l’ordinanza ricorda ben quattro protocolli di intesa sottoscritti dall’Ilva, tra il 2004 e il 2006, e regolarmente disattesi.
«Basta leggere l’ultimo - scrive il giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco - per rendersi conto della colossale presa in giro». Come potrà, il Riesame, accordare fiducia a un imprenditore che si comporta da anni «come se il problema delle 680 tonnellate di polveri provenienti dai parchi non esistesse, e così quello del benzo(a)pirene ed Ipa proveniente dalle cokerie, e della diossina proveniente dall’agglomerato con l’avvelenamento e l’abbattimento di oltre 2.170 animali...?». Un elenco impietoso, che per la magistratura «dimostra la volontà di continuare pervicacemente in un’attività criminale e pericolosa per la salute delle persone», e che in questi giorni registra pure la distruzione coatta di venti tonnellate di mitili: diossina, tanto per cambiare.

Difficile concedere una prova d’appello a Riva, come hanno invocato il sindaco Stefàno, il governatore Vendola, i sindacati, i partiti, persino il ministero dell’Ambiente che «dovrebbe essere parte lesa», sono rimasti sbalorditi in Procura, «e costituirsi parte civile, al processo, per chiedere i danni».  
Corrado Clini ha invece convenuto che certe prescrizioni sono «ridondanti rispetto all’obiettivo del risanamento», altre «non fattibili»: e insomma c’è uno schieramento trasversale, che va da Taranto a Roma a Genova (se si bloccano gli altiforni saltano anche i posti di lavoro del ciclo a freddo) che sta facendo pressioni enormi sulla magistratura.

Giovedì, alla vigilia della sentenza, gli operai sfileranno in città con le mogli e i figli per mano, pagati come se fossero rimasti in fabbrica. Due giorni fa il sindaco ha concordato, il particolare è incredibile, l’occupazione del consiglio comunale da parte dei dimostranti. Anzi, l’ha suggerita lui. Un’insurrezione comprensibile, considerando che sono in ballo almeno 15 mila posti di lavoro diretti e lo stesso ruolo dell’Italia tra i paesi produttori di acciaio.
«Tuttavia - si ragiona in Procura - l’idea che ci possa essere una trattativa con la magistratura è assolutamente sbagliata.  
Le nostre controparti non sono i politici, sono gli imputati: e qui nessuno sembra prendere in considerazione che Riva e l’Ilva subiranno comunque un processo, al di là del sequestro, e che nulla potrà più essere come prima». 
 I reati contestati vanno dal disastro ambientale alla violazione di mezzo codice penale: avvelenamento di sostanze alimentari, danneggiamento aggravato di beni pubblici, violazione delle norme sulla sicurezza, inquinamento di aria e acqua… Se non c’è l’omicidio colposo «è solo perché mancano i nomi e i cognomi da mettere in relazione accertata con la causa di morte».
I pm del pool ecologico di Taranto sanno bene che ora comincia la partita politica:
 «Ma ci auguriamo che gli operai non vadano sul serio a manifestare davanti al Tribunale del riesame, sarebbe uno smacco per l’intera collettività». Figurarsi. Lo stesso governo nazionale, se non si spinge a suggerire il dissequestro tout court, «si augura» che ciò avvenga, e non spende una parola sul disastro ambientale e sanitario.

Spiega un magistrato del pool che «c’è un equivoco di fondo, e cioè che il diritto al lavoro sia uguale al diritto alla vita. Sbagliato. Tutti i diritti sono moderatamente comprimibili tranne quello, sostiene la Costituzione. 
Altrimenti si arriverebbe a una contrattazione folle: mille posti di lavoro, due morti all’anno. Diecimila posti, venti morti. Inaccettabile». Non tutti la pensano così.
 L’Ilva ha sempre negato il problema. 
Venerdì il riesame non riguarderà solo il sequestro degli stabilimenti tarantini, ma un modello industriale e sociale consolidato: potrebbe davvero succedere di tutto.

Leggi anche su Il Fatto Quotidiano

La dottoressa Barbara Amurri lavora all'ospedale Moscati di Taranto e racconta perché lavorare in questa città è la sua missione: "Qui muoiono come mosche e vedono morire i loro figli, eppure cercano una ‘sistemazione’ all’Ilva o all’Eni o alla Cementir anche per loro. É la dannazione di questa terra: il non pensare al futuro"

Leggi l'articolo integrale su Il Fatto Quotidiano

Leggi anche su Peacelink 

Comunicato stampa

La malapolitica a Taranto non ha protetto il suo territorio e la salute della collettività

In questo momento deve prevalere il senso di responsabilità per dare un futuro a tutti i lavoratori e per costruire assieme un'alternativa di sviluppo ecosostenibile

 Leggi l'articolo integrale

09 gennaio 2012

Denuncia di Greenpeace:“Il santuario dei cetacei è inquinato”

Altro tassello da aggiungere al

" PENSIERINO di INIZIO  2012"

Tratto da  Articolo tre

Mar Tirreno: Arriva la denuncia di Greenpeace: “Il santuario dei cetacei è inquinato”

Pubblichiamo un pezzo del giornalista Gianni Lannes comparso sul suo blog ”Su la Testa”. Un’inchiesta sull’inquinamento di una delle oasi dei cetacei più importante d’Italia che sarebbe purtroppo solo la “punta dell’iceberg” .....di un numero impressionante di scandali.

- Gianni Lannes-  8 gennaio 2012- Rifiuti chimici, scorie radioattive, scarti petroliferi, bombe inesplose, siluri attivi, ordigni Nato: nell’Alto Tirreno – compreso l’omologo Basso, come nell’Adriatico e nello Jonio – abbonda sui fondali l’armamentario proibito, vietato da leggi e normative nazionali e comunitarie. I pescatori da tempo denunciano inascoltati rischi e pericoli concreti, ma le autorità non muovono un dito.....Continua....
Guerrieri dell’arcobaleno 
Il 12 ottobre 2011 una decina di attivisti di Greenpeace sono entrati in azione al palazzo della regione Liguria a Genova, sede simbolo del Santuario dei Cetacei, per chiedere al Presidente Burlando di salvare il Santuario.  Due attivisti travestiti da balena, hanno portato i messaggi SOS SANTUARIO e CERCO CASA.  Greenpeace ha presentato il rapporto: “Veleni a galla. Fonti inquinanti nel Santuario dei Cetacei” denunciando con nuovi dati la contaminazione da sostanze chimiche pericolose delle coste liguri e toscane.  

Diamo i numeri. Oltre il 50 per cento dei campioni esaminati è risultato positivo ai test di laboratorio. Tra le sostanze rinvenute, pericolose per la salute dell’uomo e dell’ambiente: metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e composti organici volatili. Critica la situazione in Liguria, con valori accertati oltre i limiti in quattro delle cinque fonti inquinanti (hot spot) testate. Presso l’acciaieria Ilva di Genova, ad esempio, cadmio e zinco superano la soglia di riferimento così come il triclorometano e il tetracloroetilene, due composti organici cancerogeni. Anche in Toscana i dati non sono positivi con quattro hot spot su sei campionati oltre i limiti di riferimento. «Dai dati di Greenpeace, anche se preliminari e parziali, emerge un quadro molto grave che dovrebbe obbligare le amministrazioni locali e nazionali a intervenire con urgenza per salvaguardare ambiente e salute – commenta il Dottor Valerio Gennaro, medico oncologo ed epidemiologo che lavora all’Istituto Tumori di Genova e membro di Medici per l’Ambiente  (ISDE-Italia)
In tanti anni di ricerche è sempre più evidente il legame fra la contaminazione dell’ambiente da sostanze chimiche pericolose, l’insorgenza di malattie e gli enormi costi sociali ed economici associati». Elevati i livelli di idrocarburi policiclici presso le aree portuali.


Ad esempio, la concentrazione di benzo(a)pirene – una sostanza cancerogena – riscontrata nel sedimento prelevato al porto di Piombino è 90 volte superiore al limite di riferimento. Anche nei pressi dell’acciaieria di Piombino si rivela la presenza di IPA, di cui tre composti in quantità doppia rispetto la soglia, e di alcuni metalli pesanti, come arsenico e zinco. Gli stessi metalli insieme al benzo(a)pirene (con valori due volte oltre la soglia) sono stati rilevati a Vado Ligure, presso la foce del torrente Segno, all’Oasi dei Germani, non lontano da una località balneare.
(nota:leggi  anche sul Nostro  BLOG   Com’è profondo il (livello di inquinamento) del Nostro mare Ligure  con i valori alla foce del Torrente Quiliano; nella sottostante immagine il valore degli IPA)
Lo riportiamo perché è particolarmente interessante quel numerino (53,7) in alto, accanto alla linea rossa: significa che, se questa linea fosse stata riprodotta interamente per il valore riportato, sarebbe occorso un foglio TRE VOLTE PIU’ GRANDE di quello previsto per il diagramma.E naturalmente vi invitiamo ancora una volta ad osservare dove sta la linea orizzontale, prossima allo zero quella dei limiti previsti dalla legge.

Da anni Greenpeace monitora lo stato di salute del Santuario denunciandone il crescente degrado.Dopo l’allarme “Sogliole tossiche nel Santuario dei Cetacei: non ingerire”, lanciato ad agosto 2010, il rapporto “Veleni a galla” conferma l’inattività delle Regioni e del Ministero dell’Ambiente. «Quasi due anni fa, dal Salone Nautico di Genova, abbiamo chiesto alle Regioni di intervenire per salvare il Santuario – ricorda Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace – Se Liguria, Toscana e Sardegna vogliono davvero tutelare il Santuario, devono smetterla di rimpallare la responsabilità al Ministero dell’Ambiente e impegnarsi subito a definire entro giugno 2012 piani di monitoraggio e misure restrittive per mitigare e, laddove possibile, eliminare le cause principali di degrado, come l’inquinamento. Altrimenti dovremo pensare che non sono interessate a proteggere le balene, né la salute e l’economia dei propri cittadini».

Pesci tossici - Le sogliole che nuotano nel Santuario dei Cetacei sono tossiche. Contengono metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici e Bisfenolo A. Tutte sostanze pericolose per la salute. Il Santuario dei Cetacei, o Santuario Pelagos, è nato circa 12 anni fa per proteggere un ecosistema particolare dove vivono numerosi mammiferi marini come balenottere, capodogli, stenelle e tursiopi (della famiglia dei delfini), ma si è subito rivelato una creatura fragile, una riserva “sulla carta” che in realtà è funestata da inquinamento e traffico marino.

 Ora si è voluto vedere cosa accade ai pesci. Si sono scelte le sogliole per vari motivi. Innanzitutto conducono una vita stanziale, a contatto con i fondali marini fangosi e quindi sono un ottimo bioindicatore, ovvero permettono di valutare la qualità dell’ambiente in cui vivono. In secondo luogo, sono un importante anello della catena alimentare. Di sogliole si nutrono i cetacei, ma anche noi, esseri umani, ne apprezziamo la carne delicata, tanto che la sogliola è tra i pesci che vengono consigliati per lo svezzamento dei bambini. Da giugno a luglio scorsi sono stati prelevati 31 campioni di questo pesce in 5 aree: Viareggio, Livorno, Lerici, Genova e Civitavecchia. Le prime quattro si trovano all’interno del Santuario, l’ultima invece si trova poco fuori del margine meridionale dell’area. Le sogliole sono state poi inviate per l’analisi al dipartimento di scienze ambientali dell’università di Siena. Tutti i campioni sono contaminati da metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici e Bisfenolo A. In alcuni casi, metalli e idrocarburi hanno raggiunto concentrazioni al di sopra dei limiti di legge. Ma di quali sostanze stiamo parlando? Gli idrocarburi policicli aromatici (IPA) si trovano naturalmente nel carbon fossile e nel petrolio, ma si possono anche produrre ad esempio bruciando combustibile fossile, legname, rifiuti....  Gli IPA sono tanti, ma 16 di essi sono stati inseriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra i principali inquinanti dell’ambiente.

Tra questi, ce ne sono alcuni che lo Iarc (International Agency for Research on Cancer) ha classificato come “probabili cancerogeni per l’uomo”, mentre uno, il benzo(a)pirene, è stato riconosciuto come sicuramente cancerogeno per l’uomo. Il Bisfenolo A (BPA) è usato per la produzione di plastiche. Molti studi hanno dimostrato che ha effetti cancerogeni e effetti neurotossici, tanto che alcune industrie lo hanno eliminato dai prodotti, soprattutto quelli destinati ai bambini. Infine, i metalli pesanti. Nelle sogliole analizzate ne sono stati trovati tre: piombo, cromo e mercurio. Il piombo è tossico per il sistema nervoso. Il cromo è in grado di causare diversi effetti sulla salute umana, da reazioni allergiche a problemi respiratori, fino a indurre cancro ai polmoni. Il mercurio è dannoso sia per il sistema nervoso centrale che per i reni. Sicuramente il campione di sogliole preso in esame dalla ricerca di Greenpeace è piccolo, ma ci dà comunque un’indicazione importante. Soprattutto perché quei pesci provengono da un’area che dovrebbe essere protetta. Il Santuario dei cetacei è nato da un accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco per preservare questo ecosistema e gli animali che lo abitano. Ma secondo le recenti stime dell’Istituto Thetis, la mortalità dei cetacei è in aumento.......


Leggi l’articolo completo su http://sulatestagiannilannes.blogspot.com/

09 dicembre 2011

REGIONE LIGURIA:Qualità dell'aria, il quadro tracciato da Arpal

Tratto da Città della Spezia 

Qualità dell'aria, il quadro tracciato da Arpal

Arpal dice che a livello regionale sono scese le polveri sottili, ma rimangono critici ozono e biossido di azoto.

Liguria. Secondo approfondimento della Relazione sullo stato dell’ambiente 2011 realizzata da Regione Liguria e Arpal. Il tema affrontato è quello dell’aria, uno dei più complessi per la difficile, intricata e dettagliata normativa che lo regola.

La qualità dell'aria che respiriamo è misurata con tre diversi tipi di stazioni di monitoraggio (urbana, suburbana e rurale). Ben 11 sono gli indicatori per valutare la protezione della salute e della vegetazione; di questi, nel biennio 2009-2010, sette descrivono condizioni positive, tre intermedie e soltanto uno negativa.
Un panorama generale che presenta un diffuso trend di miglioramento, anche per i nuovi parametri considerati quali i metalli e gli Ipa - Idrocarburi Policiclici Aromatici. Tre le principali fonti di inquinanti atmosferici su cui agire in via prioritaria: il traffico veicolare, gli impianti termici civili e le navi in stazionamento nei porti. Permangono alcune sorgenti puntuali, quali le centrali di produzione di energia, che hanno impatti locali condizionati dal regime dei venti (Arpal e Regione Liguria stanno portando avanti approfondimenti specifici, che riguardano non solo la qualità dell’aria, ma gli effetti su bioindicatori e lo studio della radioattività ambientale collegata), mentre si evidenzia il miglioramento portato dalla chiusura di grossi impianti quali le acciaierie di Cornigliano.

Il parametro fuori norma risulta essere il valore medio annuo del biossido di azoto NO2, che supera il limite di 40 µg/m3 a Genova, La Spezia, Carcare e Busalla. Si tratta di un gas di colore giallo-rosso, dall’odore forte e pungente, con grande potere irritante, responsabile delle piogge acide (in combinazione con il biossido di zolfo), che deriva dalla combustione sia per trasporto, sia per riscaldamento.
Tendenza da tenere sotto controllo anche quella relativa al benzene (C6H6), contenuto nei gas di scarico delle autovetture, la cui media annuale, pur rispettando i limiti normativi, è risultata in lieve aumento in qualche stazione di misura; in particolare a Genova, in Corso Europa, ci si è fermati a 4,9 µg/m3, subito sotto il limite previsto di 5 µg/m3, con un aumento dal 2009 al 2010 di 1,1 µg/m3.
Discorso a parte merita l’ozono O3, osservato speciale della Liguria per la sua situazione piuttosto critica, approfondita con quattro indicatori dedicati. Si tratta di un inquinante cosiddetto secondario (cioè non viene prodotto direttamente da qualche attività, ma la sua formazione è una ricombinazione di altri inquinanti favorita dall’irraggiamento solare). Dal 2007 non si osservano superi della soglia di allarme, mentre la soglia di informazione per la salute dei soggetti sensibili e il valore obiettivo per la protezione della vegetazione sono superati diffusamente.
Positive le notizie relative alla polveri sottili, il PM10 e il PM2,5: in entrambi i casi, infatti, il valore medio delle concentrazioni rispetta il limite annuale, e si osserva su tutto il territorio una tendenza alla loro diminuzione.

Non si può parlare di aria senza citare l’inventario regionale delle emissioni: si tratta di uno strumento di valutazione delle singole pressioni al quale si sta lavorando da diversi anni, il cui aggiornamento uscirà nel 2012. Ci si attende una diminuzione degli impatti, sia per il miglioramento dei processi industriali e di contenimento dell’inquinamento, sia per una riduzione del numero di sorgenti conseguente alla chiusura di alcune attività produttive. 

 Non abbiamo commenti avremmo solo due precisazioni .Le polveri sottili  Pm 2,5 A Vado Ligure come pure a Quiliano e a Cairo Montenotte sono misurate solo da quest'anno ,nonostante la pressione dei cittadini per un adeguamento alle normative più rispondente alle neccesità del territorio. 
Precisamente a Quiliano dal 25 febbraio(valore di quel giorno 46) a Vado Ligure dal 3 marzo (valore di quel giorno 24) e a Cairo Montenotte dal 2 marzo(Valore di quel giorno 32).....
Ora visto che Arpal dice che a livello regionale sono scese le polveri sottili,ci chiediamo come saranno state prima di MARZO 2011 visto che ....non erano misurate e come possono pensare che vada tutto bene se i valori di questi giorni sul nostro territorio sono quelli sotto riportati?
Inoltre  guardando la striscia di valori  in rete MOLTI.........SONO NOTEVOLI.
E' RISAPUTO CHE LE POLVERI SOTTILI NON SONO UN TOCCASANA PER LA NOSTR SALUTE.
VA   TUTTO BENE?POSSIAMO ATTENDERE CON CALMA....E PAZIENZA I LORO APPROFONDIMENTI SPECIFICI?
  Valori tratti da Ambiente in Liguria
Via Aurelia - Via Ferraris - Vado L. - Tipo zona: Urbana - Tipo postazione: Traffico
Pm2,5 - camp. continuo, raggi beta
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Mercato Generale - Quiliano - Tipo zona: Suburbana - Tipo postazione: Industria
Pm2,5 - camp. continuo, raggi beta
 
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Localita' Farina - Cairo Montenotte - Tipo zona: Suburbana - Tipo postazione: Industria
Pm2,5 - camp. continuo, raggi beta
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RIPORTIAMO     "Permangono alcune sorgenti puntuali, quali le centrali di produzione di energia, che hanno impatti locali condizionati dal regime dei venti (Arpal e Regione Liguria stanno portando avanti approfondimenti specifici, che riguardano non solo la qualità dell’aria, ma gli effetti su bioindicatori e lo studio della radioattività ambientale collegata).... 

ATTENDIAMO CON ANSIA......... GLI APPROFONDIMENTI SPECIFICI LEGATI ALLE CENTRALI ENERGETICHE CHE SI  SAREBBERO GIA' DOVUTI INTRAPRENDERE DA  MOLTO TEMPO MA.....SICURAMENTE LA REGIONE AVEVA ALTRE PRIORITA'!
PRIMA BISOGNAVA  ....... APPROVARE IL NUOVO AMPLIAMENTO A CARBONE DELLA CENTRALE E POI.....IN UN SECONDO TEMPO  VERIFICARE LE PROBLEMATICHE NELLO SPECIFICO .