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05 maggio 2021

Impatto dei combustibili fossili sulla salute

 Tratto da Wonderwhy

L’impatto dei combustibili fossili sulla salute


L’analisi degli ultimi dati raccolti sull’inquinamento atmosferico da combustibili fossili dipinge uno scenario critico, in particolare per gli Stati Uniti orientali, l’Europa e il Sudest Asiatico, ma in miglioramento rispetto al passato.

Che l’inquinamento atmosferico sia una delle maggiori fonti di preoccupazione per la nostra salute è un fatto assodato. Ma qual è l’impatto sulla salute dell’inquinamento causato dai combustibili fossili a livello globale? A far luce sulla questione arriva uno studio i cui risultati sono stati appena pubblicati sulla rivista Environmental Research. Lo studio è stato condotto dall’Università di Harvard, in collaborazione con l’Università di Birmingham, l’Università di Leicester e lo University College di Londra. Secondo i ricercatori sarebbero più di 8 milioni le persone decedute prematuramente nel 2018 a causa dell’inquinamento da combustibili fossili, tra cui rientrano carbone, benzina e diesel. Cina, India e parti del Nord America orientale, dell’Europa e del Sudest asiatico sono tra le aree più colpite e con i più alti tassi di mortalità.

Il numero di morti è ridotto di circa due milioni di unità rispetto a studi precedenti, che riguardavano l’anno 2012, indicando un miglioramento della qualità dell’aria dovuta a limiti legali più severi. D’altro canto i numeri dei morti restano importanti, dato che sono l’equivalente della popolazione di grandi città come Londra o New York. Tuttavia gli stessi ricercatori ammettono limitazioni nelle stime dello studio, anche dovuto a numerosi fattori confondenti, per cui l’intervallo di confidenza è molto ampio.

Il grande imputato, il Pm2,5
I combustibili fossili alimentano le centrali energetiche, i trasporti e gran parte dei servizi di cui usufruiamo (per esempio il riscaldamento). Con la loro combustione si immettono nell’atmosfera non solo i gas serra, maggiori responsabili dei cambiamenti climatici in atto, ma anche altre sostanze chimiche che possono causare gravi patologie.

Spesso si parla di questi composti non in modo individuale ma per categorie che comprendono sostanze diverse, accomunate dalle dimensioni. Il particolato fine, quello di dimensioni inferiori a 2,5 micron (millesimi di millimetro), sembra essere il più problematico per la salute. Si tratta di particelle così piccole che, una volta inalate, riescono a superare alcune barriere fisiche del nostro corpo, raggiungendo e penetrando in profondità nei polmoni, fino a entrare nel flusso sanguigno e causare danni a più organi (oltre a compromettere la stessa funzione polmonare).

Gli effetti sulla salute del particolato fine per esposizione sia a breve sia a lungo termine sono ben documentati e sappiamo che possono includere disturbi a carico del sistema respiratorio e cardiovascolare come asma grave, infezioni respiratorie, malattie cardiache, ictus, cancro ai polmoni, deficit cognitivi, tali da comportare morte prematura (fonte Organizzazione mondiale della salute).

Come si è arrivati a questi risultati
Se le ricerche precedenti erano molto incentrate su osservazioni satellitari, che non consentivano di distinguere le varie fonti che producevano particolato, con questo studio, che ha preso in considerazione i dati di meta-analisi recenti e con una gamma molto ampia di esposizione, si è cercato di utilizzare un nuovo modello globale 3D della chimica atmosferica, in grado di meglio orientare l’interpretazione dei dati raccolti e il loro confronto con le osservazioni di superficie, aeronautiche e satellitari in tutto il mondo.

GEOS-Chem, questo il nome del modello, grazie all’elevata risoluzione – la risoluzione spaziale era fino a 50 km x 60 km – ha permesso di osservare i livelli di inquinamento in ogni “riquadro”. In questo modo è stato possibile risalire in modo più preciso alle fonti di inquinamento, valutare la composizione dell’aria respirata dalle persone nelle varie regioni e comprendere meglio come la composizione e i livelli di particolato abbiano potuto influire sulla loro salute.

Le stime precedenti

In una ricerca precedente, completata nel 2015 dai ricercatori che hanno contribuito al progetto “Global Burden of Disease”, era stato stimato in 4,2 milioni il numero delle vittime di Pm 2.5, circa la metà, quindi, rispetto alla stima dei ricercatori di Harvard. Tuttavia questa ricerca, consistita in uno studio epidemiologico osservazionale molto ampio, aveva tenuto in considerazione l’inquinamento da particolato fine proveniente da tutte le fonti possibili, mentre i dati appena riportati su Environmental Research riguardano esclusivamente il particolato immesso in atmosfera dalla combustione di combustibili fossili. Anche per questa ragione, i due studi non sono completamente paragonabili.


Rudi Bressa Giornalista ambientale e scientifico, collabora con varie testate nazionali e internazionali occupandosi di cambiamenti climatici, transizione energetica, economia circolare e conservazione della natura. È membro di Swim (Science writers in Italy) e fa parte del board del Clew Journalism Network. I suoi lavori sono stati supportati dal Journalism Fund e dalI’IJ4EU (Investigative Journalism for Europe).

03 aprile 2013

Greenpeace ed Enel: continua la contesa e la battaglia sull’impatto del carbone

Tratto da Il Sostenibile

Greenpeace ed Enel: continua la contesa sull’impatto del carbone

“Enel tenta di ridurci al silenzio attraverso le vie legali. Un’azienda ancora oggi largamente controllata dallo Stato non risponde alle contestazioni che Greenpeace le muove riguardo agli impatti sanitari, ambientali ed economici delle sue attività, e invece cerca la strada delle aule di tribunale, convinta di poterci zittire a suon di richieste di risarcimento e denunce. Ma queste intimidazioni non ci fermeranno”.

Con queste parole, il direttore esecutivo di Greenpeace Giuseppe Onufrio, rende pubblico l’ultimo capitolo della contesa tra la grande multinazionale energetica e Greenpeace.
Venerdì prossimo, 5 aprile, l’associazione ambientalista compare in aula a Milano, accusata da Enel di uso illegittimo del suo marchio; il 19 aprile prosegue il processo per le proteste di Greenpeace contro la centrale di Porto Tolle del 2006, a fine maggio inizia un processo contro alcuni attivisti di Greenpeace per un’azione non violenta tenutasi presso la centrale di Brindisi (l’impianto industriale più inquinante d’Italia, secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente) nel 2009, in concomitanza con il G8; per fatti analoghi, avvenuti però presso la centrale di Civitavecchia, Greenpeace tornerà nuovamente in aula il 21 giugno.

Nel frattempo sono in corso due procedimenti penali per una denuncia sporta da Enel (al momento “contro ignoti”) in relazione a un cortometraggio realizzato dall’associazione ambientalista – con la regia di Mimmo Calopresti, la partecipazione di Alessandro Haber, Pino Quartullo, Sandra Ceccarelli, Paolo Briguglia, le musiche dei Subsonica – presentato lo scorso ottobre: in quel filmato si denunciano gli effetti dell’inquinamento che viene dalle centrali a carbone dell’azienda, causa in Italia di una morte prematura al giorno e di danni per 1,8 miliardi di euro l’anno.
I dati sugli impatti della produzione a carbone dell’Enel furono già oggetto, la scorsa estate, di un ricorso dell’azienda contro Greenpeace, ma il Tribunale Civile di Roma respinse le ingenti richieste economiche di risarcimento di Enel per diffamazione e danno d’immagine, nonché il ricorso in toto, giudicando fondate e coerenti con la ricerca scientifica internazionale le accuse di Greenpeace.
Infine sull’associazione ambientalista pende da tempo una richiesta di risarcimento danni inoltrata da Enel (per le dimostrazioni pacifiche tenutesi negli anni presso i suoi impianti di produzione), che ammonta a 1,6 milioni di euro.
“Enel sta tentando tutte le strade per zittirci”, ha proseguito Onufrio. “Venerdì prossimo dovremo rispondere all’accusa surreale di fare raccolta fondi ‘sfruttando’ la campagna che conduciamo contro il carbone di una azienda elettrica che ha oltre 70 miliardi di fatturato.  
Greenpeace è un’associazione indipendente, che non accetta soldi da istituzioni pubbliche, aziende o partiti e chiede il sostegno economico solo ai cittadini che condividono le nostre battaglie. I fondi che raccogliamo, 6 milioni nel 2012, non basterebbero nemmeno a coprire un terzo degli emolumenti del CdA dell’azienda”.
Greenpeace ritiene ancor più grave e censorio l’atteggiamento di Enel quando procede per vie penali contro un prodotto cinematografico, in cui alcuni tra i migliori artisti italiani chiedono conto dei danni che l’azienda causa all’ambiente, alla salute pubblica, all’economia del Paese.
“La verità è che Enel col carbone realizza extra profitti ai danni della salute dei cittadini e dell’ambiente. Una strategia energetica diversa è possibile, ma va cambiata la politica dell’azienda e i suoi vertici: investono troppo su carbone e troppo poco sulle rinnovabili” conclude Onufrio.
Vedi il videoblog del direttore esecutivo di Greenpeace Giuseppe Onufrio e il cortometraggio “Uno al giorno”:http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/news/Enel-vuole-censurare-la-nostra-protesta-contro-il-carbone/
(fonte: Greenpeace)

 Leggi su Il Fatto Quotidiano

Centrali a carbone, continua la battaglia di Enel contro Greenpeace

18 settembre 2012

Ilva:A Taranto la magistratura si sostituisce alla politica. E fa bene

 Tratto da Il Fatto Quotidiano

Ilva:A Taranto la magistratura si sostituisce alla politica. E fa bene

 

La Procura impone all'acciaieria quelle misure anti-inquinamento che gli amministratori pubblici e gli imprenditori proprietari hanno sempre evitato. Chiudendo gli occhi sul drammatico impatto sulla salute della popolazione

Una commissione d’inchiesta sulla strage di Taranto. Andrebbe istituita subito, per risarcire una città, i suoi morti, i suoi malati. Cinquant’anni di fabbrica e veleni, assunzioni e funerali. Solo ora la città è come se si fosse svegliata dal letargo. 
Solo ora Taranto comincia lentamente a prendere coscienza del tradimento di un’intera classe politica e dell’avidità di un ceto imprenditoriale che l’ha scambiata per Bophal, la città indiana dove nel 1984 morirono quasi 2300 persone per aver respirato 40 tonnellate di isocianato di metile dalla fabbrica multinazionale Union Carbide che produceva pesticidi.
Che vergogna il silenzio della politica e la complicità dei sindacati. 
 Taranto sta diventando una città simbolo. Per la prima volta la magistratura con un suo provvedimento giudiziario sta provocando un terremoto. Imponendo all’azienda di rendere la produzione compatibile con l’ambiente, pena la sua chiusura.
 Disastro ambientale è l’accusa rivolta all’Ilva.

Con il suo provvedimento, la magistratura di Taranto ha fatto oggettivamente “politica”, anzi “politica industriale“. E questa invasione di campo viene vissuta con grande consenso della città. In sostanza ha detto all’azienda di mettersi in regola con gli impianti, di “ambientalizzare” l’area a caldo, le acciaierie, gli agglomerati, i parchi minerari, la cokeria, gli altoforni, l’area della rottamazione ferrosa.

I consulenti del gip, gli stessi custodi giudiziari hanno ben spiegato cosa si deve fare per abbattere l’inquinamento.
Se questo programma sarà ritenuto insufficiente dalla Procura, si aprirà uno scenario di conflittualità estrema, con la opzione che diventerebbe molto concreta, della chiusura dello stabilimento......
Fq

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