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25 settembre 2016

Ecologia della vita quotidiana. Inquinamento e salute dei bambini

Tratto da Peacelink
Ecologia della vita quotidiana

Inquinamento e salute dei bambini

Alcune norme per ridurre l'esposizione agli inquinanti, valide in particolare durante allattamento
25 settembre 2016 - Annamaria Moschetti (pediatra)
Ho completato e inviato il capitolo su "Latte materno ed inquinanti " che ho scritto per la seconda edizione del Libro "Inquinamento e salute dei bambini" (Pensiero Scientifico Editore).
Ecodidattica Kids

In anteprima , trascrivo la parte sulle norme per ridurre l'esposizione agli inquinanti.
1. Lavare bene la frutta e la verdura che siano preferibilmente di stagione.
 
2. Evitare l'uso di pesticidi in casa e nel giardino.
 
3. Preferire i cibi che sono in una posizione il più in basso possibile della catena alimentare, come cereali, legumi e ortaggi.
 
4. Limitare il consumo dei latticini soprattutto quelli più grassi e preferire l’olio di oliva al burro.
 
5. Diminuire il consumo di carni rosse, eliminando con cura il grasso in eccesso. Eliminare la pelle e il grasso in eccesso dal pollame.
 
6. Evitare di mangiare pesci o mitili che provengano da acque riconosciute come inquinate. Preferire pesci di piccole dimensioni e poco grassi. Togliere la pelle ai pesci più grassi.
 
7. Evitare in allattamento e gravidanza diete dimagranti che immettano nel sangue all'improvviso maggiori quantità di fattori inquinanti liposolubili, come i POP (inquinanti persistenti organici).
 
8. Evitare di fumare sigarette e di bere alcool poiché i livelli dei fattori inquinanti più elevati sono stati rilevati nelle persone che fumano e bevono alcoolici.
 
9. Mantenere un buon introito di calcio e ferro nella dieta. 
10. Preferire prodotti provenienti da agricoltura biologica.

Queste indicazioni, che divengono rigorose durante l’allattamento e la gravidanza, rappresentano buone norme per ridurre l’esposizione agli inquinanti in ogni periodo della vita

25 aprile 2016

Patrizia Gentilini - Pistoia inceneritore di Montale sotto inchiesta: tutte le diossine prima o poi vengono al pettine

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Pistoia, inceneritore di Montale sotto inchiesta: tutte le diossine prima o poi vengono al pettine

Non posso nascondere che la recentissima notizia dell’apertura di un’indagine da parte della Procura di Pistoia sull’inceneritore di Montale mi ha ridato un po’ di speranza sul fatto che prima o poi tutte le diossine arrivino al pettine! Purtroppo questo è solo l’ultimo – in ordine di tempo – di un lungo elenco di impianti di incenerimento che hanno attirato l’attenzione della Magistratura in ogni parte d’Italia, a conferma sia della oggettiva complessità della loro gestione, che soprattutto della “vischiosità” di interessi cui in genere si accompagnano. Questi impianti – compresi quelli di“ultima generazione”, quale è oggi l’inceneritore di Montale che è stato di recente totalmente rinnovato – rimangono impianti assurdi, perfetto emblema di una società dello spreco ed altamente nocivi perché, anche se ribattezzati dall’attuale governo come “insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente», in base all’Art. 216 del testo unico delle Leggi sanitarie (G.U. n. 220 del 20/09/1994, s.o.n.129) rientrano fra le industrie insalubri di 1 classe.
inceneritore-pistoia
L’impianto di Montale – attivo da circa 40 anni e sito nella piana fiorentina al confine fra quattro comuni (Agliana, Prato, Montale e Montemurlo) – ha sempre creato problemi, non solo nel non rispetto delle emissioni, ma anche nella allocazione di scorie e ceneri che risultano essere state stoccate intorno all’impianto stesso, in una sorta quindi di discarica a cielo aperto e a quanto risulta mai bonificata. E’ nel maggio 2007 tuttavia che si verificò un consistente sforamento per le diossine, in seguito al quale furono avviate indagini ambientali e su matrici biologiche (polli) che evidenziarono una contaminazione importante da parte di diossine e Pcb diossino simili. Fu anche possibile evidenziare che i profili dei Pcb diossino-simili erano del tutto sovrapponibili nei fumi emessi dall’impianto, nei polli e in quelli presenti nel latte materno di due mamme lì residenti.
Alcuni aspetti della vicenda apparvero davvero paradossali e furono oggetto di una interrogazione al Parlamento europeo perché – ad esempio – non furono fatte le ordinanze previste per vietare il consumo dei polli contaminati, con la motivazione che questi non erano alimenti! La complessa vicenda esitò in un processo la cui recente sentenza d’appello ha riconfermato quella di primo grado che aveva visto condannati i vertici del Cis (consorzio pubblico proprietario dell’impianto) e riconosciuto un risarcimento ai cittadini ricorrenti. Ma la storia si è ripetuta e fra il luglio e il settembre 2015 per ben 45 giorni si è registrato il superamento delle soglie di emissione per diossine, furani, ossidi di azoto e ammoniaca ed è proprio su questo superamento che sono stati ipotizzate violazioni delle norme ed omissione di atti d’ufficio che hanno portato alla attuale apertura dell’inchiesta.
Sull’inceneritore di Montale sono stati scritti fiumi d’inchiostro e fra i tanti pronunciamenti che si sono succeduti ricordo solo quello recente ed importante dellOrdine dei Medici di Pistoia.
Purtroppo le tante preoccupazioni per le ricadute sulla salute di questo impianto non sono state in alcun modo dissipate in quanto nessuno studio epidemiologico degno di questo nome è stato fatto anche se è noto da tempo che nei comuni limitrofi vi sono eccessi statisticamente significativi di mortalità per cancro. Ma vorrei ricordare ciò che anche Lorenzo Tomatis sottoscrisse: “Quando anche, per assurdo, nessuno studio epidemiologico avesse evidenziato ricadute sulla salute umana, il solo fatto che gli impianti di incenerimento emettono un gran numero di inquinanti pericolosi e persistenti rende a nostro avviso moralmente inaccettabile continuare ad esporre le popolazioni a rischi assolutamente evitabili, date le concrete alternative esistenti”.
A contrastare la nocività dell’inceneritore di Montale ha dedicato tutto il suo impegno un amico e collega, prematuramente scomparso, che non posso fare qui a meno di ricordare, il dott. Michelangiolo Bolognini che oggi mi piace immaginare sorridente e sornione sotto i suoi baffi spioventi.

10 gennaio 2013

Patrizia Gentilini :Inquinamento e salute, il tempo della mediazione è finito

Tratto da "Il Fatto Quotidiano"

Inquinamento e salute, il tempo della mediazione è finito



“Per un Buon Inizio!” questo l’accattivante titolo del Convegno nazionale  che si terrà il 12 gennaio 2013 alle ore 16.30 a Faenza, al Museo delle Scienze Malmerendi (Via Medaglie d’oro 51), nell’ambito del programma di eventi sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza con il patrocinio dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Il Convegno, organizzato da realtà  locali e dalle associazioni che hanno dato vita alla




"campagna nazionale difesa del latte materno dai contaminanti ambientali“, si propone di fare il punto sui  rischi che l’esposizione all’inquinamento ambientale comporta per la salute, in particolare dell’infanzia. A conclusione della serata, verranno  presentate 10 domande da sottoporre ai futuri candidati premier nella speranza di ottenere risposte chiare. 

Le domande sono scaricabili dal sito della Campagna nazionale e sono di scottante attualità, specie in vista delle prossime scadenze elettorali e della fase di recessione economica, crisi occupazionale, sociale e peggioramento della qualità della vita che stiamo attraversando. 
L’ informazione su ambiente e salute continua purtroppo ad essere estremamente carente; eppure ridurre i rischi ambientali significa non solo investire in salute, ma anche aumentare la produttività della nazione migliorando ad esempio il Quoziente Intellettivo. Non si tratta di fantastiche illazioni, ma di dati scientifici inoppugnabili, già da tempo noti e di recente confermati. Un recentissimo articolo - “Economic benefits of methylmercury exposure control in Europe: Monetary value of neurotoxicity prevention” Environ Health. 2013 Jan 7;12(1) 
ha valutato l’esposizione prenatale a metilmercurio, analizzato nei capelli di 1875 donne in età riproduttiva di 17 paesi europei, confrontandolo con dati di letteratura. Secondo questa indagine ogni anno in Europa (specie nel Sud Europa), ancora oggi circa 1.866.000 bambini nascono con una esposizione al di sopra di 0,58 µg/g (limite di “sicurezza” secondo l’Oms) e 232.000 bambini con un livello addirittura 5 volte maggiore (2.5 µg/g).

In Italia si stima che nascano ogni anno 380.000 bambini con livelli oltre il limite.
Gli autori hanno valutato che a tali livelli di contaminazione corrisponde una perdita di  oltre 600.000 punti di QI ogni anno.
 Il costo per la società correlato a tale perdita è valutabile, come minimo,  fra gli 8 ed i 9 miliardi di euro l’anno, senza peraltro tenere conto dei costi correlati alle altre patologie dovute all’esposizione a mercurio. 
Prevenire l’esposizione prenatale a mercurio potrebbe quindi portare un beneficio economico di pari portata. Un altro recente studio relativo ai rischi per la salute da pesticidi (Health impact and damage cost assessment of pesticides in Europe (Environ Int. 2012 Nov 15;49:9-17) ha quantificato che l’esposizione a 13 principi attivi applicati a vigneti, alberi da frutta, ortaggi, comporti un costo annuo in Europa di 78 milioni di euro.
Non sono invece certamente neppure sommariamente stimabili i rischi correlati ad esposizione ad “interferenti endocrini”, ovvero quel complesso di sostanze comprendenti pesticidi, diossine, PCB, ritardanti di fiamma, ftalati, e numerosissimi altri, sempre più massicciamente  presenti nel nostro ambiente di vita. Tali sostanze sono in grado di interferire, anche a dosi estremamente basse, con delicatissime funzioni quali quelle ormonali, riproduttive, immunitarie, neuropsichiche, metaboliche. 
 Assistiamo ad un drammatico incremento, anche in giovane età, di disfunzioni tiroidee, diabete, infertilità, endometriosi, sindromi dismetaboliche, obesità, danni neuropsichici, patologie che  una sempre più corposa letteratura scientifica correla alle esposizioni ambientali.
L’importanza di queste esposizioni è del resto documentata dal “decalogo per il cittadino” redatto dall’Istituto Superiore di Sanità per insegnare come difendersi dagli interferenti endocrini.
Su questi ed altri temi più specificamente correlati alla difesa del latte materno sarà incentrato il convegno del prossimo sabato a Faenza e certamente la giornata sarà una importante occasione per acquisire conoscenze e soprattutto scambiare esperienze fra tutti coloro che, nonostante le difficoltà del momento, non si rassegnano e resistono nel difendere quel bene supremo che è la salute, specie quella dei bambini che hanno tutto il diritto di venire al mondo sani e di vivere in un ambiente salubre. La situazione è grave ma non siamo disperati, vogliamo trasmettere un messaggio forte, capace di sostituire la paura con il coraggio e la speranza.
Dobbiamo agire, dobbiamo essere intransigenti perché il tempo della mediazione ha concluso il suo ciclo ed ha lasciato sul terreno fin troppe macerie.


........Riteniamo che la tutela della salute e della qualità della vita dei cittadini presenti e futuri sia imprescindibile dalla tutela del territorio (di cui non siamo proprietari ma ospiti temporanei e custodi), e non vada contro alla lotta alla disoccupazione!
Per questo, dovrebbe essere una delle priorità del nuovo Governo.Leggi tutto

08 maggio 2012

Mappiamo il latte:Quanto è inquinato il latte delle mamme italiane?

Tratto da  la  Repubblica D

Mappiamo il latte 

Quanto è inquinato il latte delle mamme italiane? E perché deve preoccupare tutti?  

D.it tenta una mappatura Di Ilaria Lonigro

Ci sono cose che non andrebbero mai perse d'occhio: le api, gli anelli di un albero, il latte di una mamma. Tutte indicano con molta precisione il livello di inquinamento di una zona. E quando sono contaminate, a preoccuparsi non devono essere le api, gli alberi e le madri, ma un'intera popolazione.
Stoccolma, oltre dieci anni fa. Viene sottoscritta la Convenzione che vieta 12 inquinanti persistenti (quelli che restano nell'ambiente e negli organismi per anni), tra cui le pericolosissime diossine, a cui se ne aggiungono altri 9 nel 2009. 151 Stati da allora l'hanno ratificata. L'Italia, no. Solo nel nostro Paese, infatti, unico caso in tutta l'Unione, immettere diossine ed altri POPs (Persistent Organic Pollutants) nell'ambiente è ancora possibile.
A farlo, come risulta dal registro europeo sulle sorgenti di diossine, è soprattutto la combustione di rifiuti urbani, ospedalieri e industriali. Il caso di Montale, in provincia di Pistoia, ha dimostrato una volta per tutte la relazione tra inceneritori e contaminazione del latte materno: i profili delle molecole tossiche riscontrate nei campioni di latte erano esattamente sovrapponibili a quelli emessi dall'impianto e trovati anche nella carne di pollo.

Tra le fonti, anche le industrie che producono o lavorano metalli (rapporto INES 2006, Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) e le discariche, come ha evidenziato drammaticamente il controverso rapporto Sebiorec per la Campania. Non solo: gli inquinanti, come spiega un recente studio pubblicato su Medico e bambino, dal titolo “Breastmilk, dioxins and PCBs”, si spostano da un territorio all'altro attraverso venti e acque e sono assunti dalle persone per mezzo di alimenti contaminati, in particolare carni, pesce e derivati animali.  
Il problema, evidentemente, è di tutti.
Oltre a diossine e PCB (policlorobifenili), sono più di 300 le sostanze tossiche, di cui molte mutagene e cancerogene, che possono essere trasferite al bambino in pancia o col latte materno. Tra queste, benzene, mercurio, cadmio. I rischi di un'esposizione alle diossine, in particolare,
sono tutt'altro che da sottovalutare: tra i pericoli per il bambino, sia in pancia che una volta nato, ci sono ritardi nella crescita, anomalie del comportamento e danni neuropsichici. L'esposizione a diossine di un individuo, invece, è legata allo sviluppo di tumori, anomalie dello sviluppo cerebrale, deficit del sistema immunitario, disturbi riproduttivi, cardiovascolari, epatici, cutanei, polmonari, metabolici, endometriosi e endocrinopatie.A chiedere la ratifica della Convenzione di Stoccolma, da anni, è la Campagna Nazionale in Difesa del Latte Materno dall'inquinamento, condotta da una Giovanna D'Arco nostrana, Patrizia Gentilini. Classe '49, madre e oncologa, da anni chiede a gran voce un monitoraggio a campione del latte materno, per mappare le zone più inquinate e rendere consapevoli i cittadini “di informazioni che spesso vengono occultate, come la diffusione di diossina”. A dire quante diossine emette un'industria, infatti, è la stessa industria, tramite un meccanismo di autocontrollo che lascia molti dubbi anche nelle metodologie. Nonostante l'inquinamento, però, mette in chiaro Gentilini, è sempre preferibile allattare al seno i bambini.

Ma quanto è inquinato il latte materno in Italia? E quali sono le zone a rischio? Con l'aiuto di Patrizia Gentilini, D.it ha cercato di fare una mappatura, riunendo i (pochi) dati pubblicati recentemente, che, nella maggior parte dei casi, hanno un significato più di “case report” che di ricerca scientifica. In Italia, infatti, il monitoraggio del latte materno è lasciato troppo spesso all'iniziativa (anche economica) di cittadini preoccupati, come nel caso di Montale.
Il limite massimo di concentrazione di diossina e sostanze tossiche equivalenti (TEQ) nel latte materno è per consuetudine stabilito a 6 picogrammi per grammo di grasso e corrisponde al valore limite fissato dall'UE per il latte animale a crudo.

Nella capitale, le mamme hanno in media 20,4 picogrammi di TEQ per grammo di grasso nel latte. 
A Milano 10 picogrammi, così come a Piacenza, Giugliano, Montale e Forlì. 
A Marghera i valori oscillano tra i 25 e i 34,2 picogrammi.
A Brescia una mamma aveva 147 picogrammi di TEQ per grammo di grasso: un valore mai segnalato prima in letteratura. 
A Taranto, dove è in funzione da 50 anni l'acciaieria più grande d'Europa, che, secondo i dati INES 2006, immette in atmosfera 96,5 g di diossina all'anno (il 92% del totale di diossina immessa in Italia dai grandi impianti), il valore medio è di 23,41 picogrammi per grammo di grasso, ma l'apice ha toccato i 39,99 picogrammi.
Infine a Caserta si è registrato un valore medio di 12,1 picogrammi di TEQ per grammo di grasso.
 
(07 maggio 2012)
Leggi e guarda  i video 

La campagna in difesa del latte materno dagli agenti inquinanti

NON LASCIARE ALLA SORTE IL DESTINO DI TUO FIGLIO.......

16 aprile 2012

DIFESA DEL LATTE MATERNO:UN MONDO DA SALVARE

Il latte materno è un Bene Comune di inestimabile valore. È forse il primo bene, il primo dono d’amore che un piccolo riceve nella vita. 
Non è uguagliabile da alcun sostituto artificiale o animale. È fonte di benessere e salute per la mamma e per il bambino, ma anche per la società e per l’ambiente, ma mai come oggi, al pari di altri beni comuni, è minacciato dal profitto e dall’inquinamento e va pertanto difeso e salvaguardato.

CHI SIAMO? Questa campagna è promossa da varie associazioni (ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente, IBFAN Italia, MAMI – Movimento Allattamento Materno Italiano, ACP – Associazione Culturale Pediatri, Minerva p.e.l.t.i. onlus, PeaceLink, Gruppo Allattando a Faenza, Mamme per la Salute e l’Ambiente onlus – Venafro, ANDRIA associazione scientifica) unitamente a singoli individui che hanno a cuore la tutela di questo Bene prezioso: questa è una campagna “aperta” alla quale può aderire chiunque lo desideri.
Leggi il manifesto sul sito 

Leggi anche 

“Un mondo  da salvare”

Sarà disponibile a giorni il libro “Un mondo da salvare”, che Linda Maggiori, mamma del GaaF, ha scritto per i suoi bambini e ha donato alla Campagna. I bambini e le bambine dell’Istituto Comprensivo “Pilla” di Venafro (IS) hanno reso possibile il progetto regalandoci tanti bellissimi disegni per illustrarlo.....   
La versione digitale in PDF è scaricabile gratuitamente, Qui

SONO I NOSTRI FIGLI A CHIEDERCELO.DOBBIAMO ASCOLTARLI

27 gennaio 2010

2010/01/27 GRAZIE SATELLITE!!!!/AMBIENTE:DIOSSINE IN LATTE MAMME,ABITANO PRESSO INCENERITORE


Tratto da UOMINI LIBERI
PECCATO CHE CI SIA IL SATELLITE!!!

Abbiamo pubblicato, senza commento, il rapporto di Lega Ambiente sull'aria che respiriamo nelle nostre città, lasciando ai lettori il loro personale giudizio sui dati e sulle analisi in esso contenuti. Ora, un giornale on-line si avventura in considerazioni euforiche sulla qualità dell'aria di Savona e dintorni, quasi una apologia gentilmente concessa e soprattutto, per quanto riguarda le particelle pm10, pm2,5 totalmente destituita di ogni fondamento, visto nessun ente, a quanto ci risulta, le misura o le ha mai misurate negli anni passati.

Quindi…leggise non vi e' rilevatore, non c'e' neppure il problema, anzi, di più, non esiste neppure la fonte inquinante!!!

A questo porta il sillogismo del commentatore, il quale dovrebbe sapere che nel cielo ruotano dei satelliti ai quali fu attribuito il compito di rappresentare dall'alto lo stato di salute dell'aria che ci sovrasta e che ci dicono, a confusione dei giornalisti faciloni e/o in malafede, che in queste ultime giornate di gennaio 2010,sta succedendo..... Q u e s t o !!!!!!...GUARDA

Considerazioni di Uniti per la Salute

Ringraziamo la redazione di Uomini Liberi che ,ha risposto adeguatamente a chi ,continua a mandar messaggi che vogliono tranquilizzare i cittadini e distogliere l'attenzione dal Principale Problema del nostro territorio che è la insufficienza di un adeguato monitoraggio che metta in evidenza la reale situazione ambientale .
Meno male ,per tutti noi,che c' è il satellite .......
A noi permane comunque un piccolo dubbio:PERCHE' per LEGAMBIENTE a PORTO TOLLE a BRINDISI a CIVITAVECCHIA ..........LA combustione del carbone provoca serie problematiche ambientali e a Savona NO?

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tratto da http://www.unita.it/notizie_flash
AMBIENTE:DIOSSINE IN LATTE MAMME,ABITANO PRESSO INCENERITORE

(ANSA) - PISTOIA, 27 GEN - Diossine sono state scoperte in campioni di latte materno di donne abitanti a Montale, localita' vicino a Pistoia dove e' presente un impianto di incenerimento dei rifiuti. Lo rende noto il Comitato contro l'inceneritore di Montale che, spiega una nota, ''dopo aver ripetutamente sollecitato senza successo amministrazioni e organi competenti ad eseguire controlli biologici e sanitari sulle persone da sempre residenti nelle vicinanze dell'inceneritore, ha provveduto a proprie spese ad eseguire in un laboratorio accreditato la ricerca di inquinanti ambientali''. Gli esami sono stati fatti su campioni di latte materno di mamme che abitano in case situate nell'area di ricaduta dell'impianto. Secondo il Comitato ''di particolare interesse e' stato il riscontro di Pcb che in entrambi i campioni di latte materno hanno infatti impronte digitali (profili emissivi) del tutto sovrapponibili a quelle riscontrate dalle indagini dell'Asl nelle carni di pollo e a quelle riscontrate nelle emissioni dell'inceneritore da Arpat e dallo stesso gestore, a dimostrazione di quella che e' la causa preponderante dell'inquinamento esistente nella zona''. Il Comitato contro l'inceneritore ha anche evidenziato che ''le inopportune affermazioni date a suo tempo dalle istituzioni circa la totale assenza di Pcb nelle emissioni dell'inceneritore trovano ora ulteriore smentita sulla base di indagini che i cittadini, di tasca loro, hanno provveduto ad eseguire''.(ANSA).