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30 marzo 2020

CORONAVIRUS e DIOSSINA: STUDIO conferma Correlazione tra Epidemia Covid19 in ITALIA e la presenza di INCENERITORI

Tratto da Il Meteo.it
CORONAVIRUS e DIOSSINA: STUDIO conferma Correlazione tra Epidemia Covid19 in ITALIA e la presenza di INCENERITORI
Articolo del 30/03/2020
ore 11:34
di Team iLMeteo.it Meteorologi e Tecnici
La mappa dell'epidemia in ItaliaLa mappa dell'epidemia in ItaliaMappa degli inceneritori in ItaliaMappa degli inceneritori in ItaliaStudiosi e scienziati continuano incessantemente a condurre studi in grado di poter determinare correlazioni tra la diffusione del virus e le zone maggiormente coinvolte in termini di qualità dell'aria. La strada che si sta percorrendo da giorni è quella che l'espandersi del CORONAVIRUS potrebbe essere determinato dalla maggiore concentrazione di Diossina prodotta dagli inceneritori di Rifiuti.
Tra tutte le ipotesi prese in esame, sussisterebbe un legame tra la formazione della DIOSSINA negli impianti di termo-distruzione dei rifiuti e l'infezione da CORONAVIRUS. Ciò è stato al centro di una ricerca condotta dall'ingegnere cosentino Eugenio Rogano, un primato tutto italiano.
Partendo dalla constatazione che una fonte rilevante di emissione delle diossine risulta essere il processo di termo-distruzione dei rifiuti solidi urbani l'ingegnere Rogano, come ricordato recentemente sull'Espresso, ha trovato conferma alle sue ipotesi. "C'è un comune denominatore tra l'esplosione dell'epidemia in Cina, Sud Corea, Iran e Italia del Nord: la qualità dell'aria e la presenza di inceneritori, i cosiddetti termovalorizzatori dei Rifiuti Solidi Urbani", sostiene lo studioso. Dello stesso avviso è anche Mariella Bussolati: "Sembra che il Covid-19 colpisca più duro nelle aree più inquinate. Non sarebbe un caso infatti se il CORONAVIRUS è riuscito a procedere molto velocemente proprio in aree a grande concentrazione industriale, dove l'aria ha una qualità pessima".
DIOSSINE e Modifica dei LINFOCITI T
Oltre alle supposizioni degli ingegneri italiani ci sono altre ricerche condotte da illustri studiosi, quali Boule L.A., Burke, C.G., O'Dell C.T., Winans B., Lawrence B.P., monitorando la maturazione della citotossicità dei linfociti TCD8+ in seguito ad un'infezione volontaria delle prime vie aeree su topi contagiati con il virus dell'influenza, hanno evidenziato una compromissione nella funzionalità dei CTL nei soggetti precedentemente esposti alle diossine, con il risultato che i soggetti monitorati risultavano più esposti a patologie respiratorie.
PRESENZA di INCENERITORI
Confrontando la mappe di diffusione del Coronavirus in Italia con quella degli impianti di termovalorizzazione, si nota una inquietante correlazione.

30 aprile 2018

Artrite reumatoide, aumenta dove c’è più inquinamento

Tratto da salute.iltabloid.it

Artrite reumatoide, le sostanze inquinanti ambientali la peggiorano


L’ artrite reumatoide è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca erroneamente le articolazioni. È caratterizzato da dolore, gonfiore e rigidità delle articolazioni, più comunemente quelli delle mani, dei piedi e dei polsi. Anche se i sintomi possono essere gestiti con il trattamento, i pazienti comunemente sperimentano riacutizzazioni imprevedibili e debilitanti durante le quali il dolore e il gonfiore peggiorano significativamente.
La probabilità di sviluppare l’artrite reumatoide è stata a lungo nota essere determinata dalla presenza dell’antigene leucocitario umano (HLA). È stato anche osservato che, tra i portatori della variante del gene HLA, coloro che fumano hanno maggiori probabilità di sviluppare l’artrite reumatoide e sperimentare sintomi più gravi.

Artrite reumatoide, aumenta dove c’è più inquinamento

Vivere in aree urbane, dove ci sono livelli più alti di fumi di scarico, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”è stato anche associato ad un aumentato rischio di sviluppare l’artrite reumatoide. Si ritiene che la componente degli inquinanti ambientali responsabili di questo aumento del rischio sia la diossina, che ha già dimostrato di aumentare la gravità in un modello sperimentale di sclerosi multipla (anche una malattia autoimmune).
I ricercatori della Michigan University hanno studiato la relazione tra il gene HLA e la diossina in un modello murino di artrite reumatoide. Hanno scoperto che la combinazione di diossina e variante del gene HLA determina un aumento del numero di osteoclasti iperattivi che portano a un’eccessiva distruzione ossea.

Joseph Holoshitz della The School of Medicine

In questo studio abbiamo dimostrato che l’interazione tra la diossina e la variante del gene HLA attiva eventi noti per essere associati all’artrite reumatoide.
E abbiamo dimostrato in modo abbastanza convincente che questo facilita la distruzione delle ossa … La diossina è solo una delle molte sostanze chimiche che attivano in modo simile questo percorso.

15 febbraio 2018

Diossina, effetti sull’ambiente: l’inquinamento di aria acqua e suolo cosa provoca?

Tratto da Nanopress

Diossina, effetti sull’ambiente: l’inquinamento di aria acqua e suolo cosa provoca?

La diossina è tutt'intorno a noi, nell'aria, nell'acqua e nel suolo. E' pericolosa per i suoi effetti inquinanti sull'ambiente, dove occorrono centinaia di anni per degradarla, e per la salute umana. Si accumula nel tessuto adiposo e persino nel latte materno. E' possibile difendersi?
Diossina, effetti sull’ambiente: l’inquinamento di aria acqua e suolo cosa provoca?
Dici diossina e la mente evoca un terribile panorama di inquinamento e malattie. La diossina e gli effetti sull’ambiente che ha, ubiquitari, significano infatti inquinamento di aria, acqua e suolo a lungo termine. Noi non la vediamo, ma questo non modifica il suo status di veleno ambientale. Quelli che constatiamo, però, sono gli effetti sull’ecosistema e sulla salute umana: disfunzioni endocrine che interessano anche le generazioni successive, tumori, disordini immunitari, problemi dermatologici. 
Ma è possibile stare alla larga dalla diossina?
La definiamo al singolare, diossina, ma in realtà, i composti tossici dai disastrosi effetti sull’ambiente ai quali ci riferiamo, quando parliamo di questa sostanza, sono un’intera classe di molecole, più di 200. Al suo interno ne troviamo alcune meno inquietanti e altre, come la famigerata TCDD (2,3,7,8 tetracloro-dibenzo-diossina) decisamente pericolose. Simili e a volte incluse nella definizione, anche se impropriamente, sono i furani e i policlorobifenili.
Tutte le molecole di diossina si classificano come composti organici, ossia contenenti carbonio e altri elementi quali ossigeno e idrogeno, uniti al primo da uno o più legami covalenti. Perché si formi una molecola di diossina occorre un processo combustivo con presenza di cloro e idrogeno, assenza di zolfo e scarso ossigeno. Il cloro entra far parte della molecola ed è il principale responsabile dei suoi effetti nefasti. Queste condizioni si verificano negli inceneritori e nei processi industriali per la produzione in particolare – ma non solo – di ceramiche, cemento, metalli, vetro, carta. Ovviamente, nella parte alta della lista si piazzano gli stabilimenti dove si producono sostanze a base di cloro, come ad esempio molti detersivi.......... Altre fonti generatrici di diossina sono gli incendi, da quelli naturali a quelli, ancor di più, di fabbriche, la combustione delle centrali termoelettriche e delle caldaie, incluse quelle domestiche. .....

Inquinamento dell’aria

La diossina inquina l’atmosfera sotto forma di particolato. La circolazione atmosferica ne determina un’ampia diffusione anche molto lontano dal luogo di origine. La degradazione naturale della sua forma più pericolosa, il TCDD, avviene ad opera dei raggi ultravioletti in presenza di idrogeno disponibile. In tal caso avviene nell’arco di giorni. Se invece il TCDD si accumula al suolo e si lega ad altre sostanze la degradazione è lentissima, dell’ordine di mesi o anni. Per quanto grave, l’inquinamento dell’aria da parte della diossina è prioritario soltanto in seguito ad incidenti come l’esplosione di Seveso. Altrimenti soltanto il 10% circa della diossina che penetra nell’organismo proviene dall’atmosfera.

Inquinamento del suolo

Il suolo è quello che in media contiene le più grandi concentrazioni di diossina, risentendo quindi dei suoi effetti ambientali. Qui le molecole reagiscono con altri composti presenti nel terreno ed entrano a far parte della catena alimentare. Alcuni studi indicano che non è solo l’uomo a risentire dei suoi effetti, anche gli animali (tutti?) accusano problemi, ad esempio disfunzioni tiroidee e alterato assorbimento della vitamina A. Analogamente all’essere umano, gli animali colpiti sono anche quelli delle generazioni successive.

Inquinamento dell’acqua

Gli scarichi industriali contenenti diossina possono inquinare l’acqua. La sua presenza negli organismi acquatici lo dimostra. Così come per la terraferma, l’inquinamento dell’acqua risulta a lungo termine. Da notare che le correnti marine svolgono funzione analoga a quelle aeree, trasportando la diossina, probabilmente, anche molto lontano dal luogo di immissione. La diossina è insolubile in acqua, ma quest’ultima è un eccellente veicolo, purtroppo, per i suoi spostamenti.

DIOSSINA ED EFFETTI SULLA SALUTE UMANA

L’alta concentrazione ambientale di diossina e il suo essere liposolubile spiega perché sia un grosso problema. La respiriamo, ma soprattutto la ritroviamo nella catena alimentare. Il fatto che la razza umana sia al vertice di quest’ultima è una pessima notizia, perché ingerendone quantità continue da chi sta più in basso nella catena, la accumuliamo nei tessuti. A questo punto eliminarla non è semplice. La diossina si “annida” nel tessuto adiposo e purtroppo passa anche nel latte materno. Occorrono in media dai 7 agli 11 anni per dimezzare la sua presenza nell’organismo. Dato che però la ingeriamo regolarmente, nessuno di noi è immune dalla sua presenza. La concentrazione individuale varia in base all’età e alla percentuale di grasso corporeo: maggiore è, più diossina ci portiamo addosso. Altrettanto importante l’esposizione, sia all’inquinamento atmosferico da diossina, sia dietetico. Pesci grassi, soprattutto di taglia grande, prodotti caseari e burro sono quelli più a rischio contaminazione elevata.
Gli effetti tossici sull’organismo riguardano:
  • Sistema immunitario
  • apparato endocrino
  • cute
  • sistema riproduttivo
  • carcinogenesi

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25 settembre 2016

Il 27 Settembre Paul Connett a Livorno- No inceneritori

Tratto dall' Evento Facebook 

 Il 27 Settembre Paul Connett a Livorno- No inceneritori

Il Coordinamento provinciale Rifiuti Zero Livorno ed il presidente di Zero Waste Italy, Rossano Ercolini, ospiteranno il prossimo 27 settembre (ore 21, Circoscrizione 1 via Gobetti) a Livorno il prof. Paul Connett, lo scienziato che ha sconfitto la lobby degli inceneritori in USA, per un incontro con la cittadinanza, dopo la presentazione del piano Aamps che prevede un aumento di rifiuti importati da incenerire a Livorno.

Il sindaco di Livorno è invitato.

"Paul Connett è uno scienziato statunitense.
Professore di chimica e tossicologia (St. Lawrence University) ed attivista ambientale tra i fondatori della strategia Rifiuti Zero.
Laureato alla Cambridge University, ha conseguito un Ph.D. presso il Dartmouth College, professore alla St. Lawrence University dal 1983 al 2006 ed oggi professore Emerito. Si è impegnato sulle indagini scientifiche contro la pratica della fluorizzazione dell'acqua.
Connett si è opposto all'incenerimento come metodo di gestione dei rifiuti solidi urbani, basandosi sull'analisi chimica dei sottoprodotti del processo:
la sua attività di attivista lo ha condotto a fare oltre 1700 presentazioni pubbliche in 49 Stati degli Stati Uniti, cinque province canadesi e in 44 altri paesi del mondo.
Sul tema ha scritto molti articoli sulla diossina. 
In Italia è presidente del comitato scientifico della commissione Rifiuti Zero di Capannori, primo comune in Italia ad adottare tale strategia di gestione del servizio. Direttore esecutivo della Fluoride Action Network e del progetto American Environmental Health Studies, è autore con James Beck e H. Spedding Micklem del libro "The case against fluoride".
È stato ospitato da Beppe Grillo per il terzo Vday svolto a Genova il 1º dicembre 2013 per parlare ed informare di sostenibilità e Rifiuti Zero".
https://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Connett)

http://rifiutizerolivorno.blogspot.it/p/eventi.html


04 giugno 2016

L' Huffigtonpost :Con la Cannabis si bonificheranno i terreni contaminati dalla diossina dell'Ilva di Taranto

Tratto da L' Huffigtonpost


Con la Cannabis si bonificheranno i terreni contaminati dalla diossina dell'Ilva di Taranto

Fino a qualche anno fa il cielo era pieno di nubi rosse, cariche di ferro, oggi, invece, a Taranto l'aria è cambiata. La terra, però, è ancora carica di diossina. La rivincita dell'uomo contro l'Ilva, la più grande acciaieria d'Europa, è arrivata e ha un nome: Cannabis. A raccontare la storia dei fratelli Vincenzo e Vittorio Fornaro è La Stampa.
Sul campo della masseria la cannabis cresce sotto il sole d’inizio giugno. Le piante sono alte un metro e mezzo. L’agricoltore punta gli occhi scuri verso le ciminiere dell’Ilva. Dice: "Eccolo il mostro che ci avvelena. Speriamo che la canapa lo circondi e lo soffochi, proprio come fa con le erbe infestanti".
Famiglia di contadini, allevatori da due generazioni i fratelli Fornaro sembravano essere stati sconfitti dal quel mostro d'acciaio fatto di tubi,lamiere, altiforni e nastri trasportatori. La regione, infatti, nel 2008, ordinò loro di abbattere 600 pecore, perché contaminate dalla diossina.
"È stato il giorno più brutto della mia vita. Quella sera in masseria c’era un silenzio assordante. Eravamo abituati ad addormentarci con il suono del bestiame", racconta Vincenzo. "Il bivio era: andarcene e ricominciare da un’altra parte o rimanere e combattere". Otto anni dopo i Fornaro sono ancora qui. Hanno appeso tre campanacci alla porta della masseria: "Ci ricordano le pecore". Oggi la litania è suonata dal vento.
Sembrava finita, ma poi è arrivata la giusta intuizione. I ragazzi di 'CanapaPuglia' hanno suggerito ai fratelli di convertire i terreni alla cannabis per decontaminare i campi. La prima semina c'è stata nel 2014, seguita da un po' di scetticismo.
"Sapevo poco della canapa, non è stato facile", racconta Vincenzo. Ma la salute del terreno migliora. Rispuntano erbe selvatiche. Dopo un anno di pausa, due mesi fa, l’ex famiglia di allevatori è tornata a spargere semi di cannabis.
......I Fornaro hanno fatto da apripista, altri agricoltori sono pronti a seguire il loro esempio. E ora il sogno si fa più ambizioso: creare una cintura verde di cannabis attorno all’Ilva.

Bisogna sottolineare che è tutto legale. Infatti, la cannabis sativa non è una droga perchè il Thc è nel limite dello 0,2 per cento consentito dalla legge e gli usi di questa pianta sono molteplici, dal tessile alla bioedilizia. Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia ha spiegato il progetto che si chiama 'Green' ....
L’obiettivo immediato è ripulire i terreni dalla diossina, quello a medio termine creare una filiera. ......
Intanto due settimane fa a Taranto è iniziato il processo 'Ambiente svenduto'. Gli imputati sono 44, tra i quali i Riva e l'ex governatore Vendola.
Lo Stato è finito invece alla sbarra a Strasburgo. La Corte europea dei diritti umani accusa l’Italia di non aver protetto la salute dei cittadini. Come la madre dei fratelli Fornaro. "Un tumore se l’è portata via anni fa", racconta Vincenzo. "A me hanno tolto un rene, sono vivo per miracolo. Ma adesso il vento è cambiato, ci riprendiamo la nostra terra. Stiamo vincendo noi".

26 maggio 2014

Da Taranto: dopo l’amianto, processo alla diossina. Storia di una ribellione

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Taranto: dopo l’amianto, processo alla diossina. Storia di una ribellione

Quando ieri i vertici Ilva/Italsider sono stati condannati per l’amianto, ho avvertito dentro di me la fiducia che ce la potremo fare anche nel nuovo processo Ilva. Se riusciremo a disinnescare i pericoli contenuti nel disegno di legge sui reati ambientali, la giustizia farà il suo corso.
Taranto sta diventando il banco di prova nazionale della giustizia ambientale. Ed è il laboratorio sociale di una lotta che ha messo assieme la passione civile e la competenza scientifica. A Taranto la diossina ha contaminato per anni il territorio e il mare senza che nessuno dicesse e misurasse nulla. Ancora oggi gli enti locali – dal Comune alla Regione - non hanno messo nero su bianco chi è stato ad inquinare i pascoli e i quartieri.
Nel quadro desolante di questi anni sono stati i cittadini a riempire il vuoto delle istituzioni e a sostituirsi alla loro ignavia che a volte è sconfinata nella complicità con gli inquinatori.
Nel 2008, mentre la Regione non aveva portato in Procura alcun dato utile ad avviare le indagini,PeaceLink forniva i primi dati della contaminazione della catena alimentare. Da lì è partita l’inchiesta che sta per trasformarsi nel più grande processo nazionale per disastro ambientale.

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26 gennaio 2014

"Ilva di Taranto , diossina concausa del tumore di un operaio"

"Ilva, diossina concausa del tumore di un operaio"
 Tratto da Bari Repubblica

"Ilva, diossina concausa del tumore di un operaio"

La sentenza della corte d'Appello di Lecce su un lavoratore di Brindisi, addetto ai forni a pozzo. All'uomo sarà riconosciuta un'invalidità del 30 per cento e adesso l'Inail dovrà risarcirlo
 
Anche l'esposizione alla diossina può provocare tumori. Lo ha riconosciuto ad un lavoratore di Brindisi, dipendente dell'Ilva di Taranto, la corte d'Appello di Lecce. I giudici d'appello hanno ribaltato una sentenza di primo grado che invece aveva escluso la correlazione diossina-cancro affermando invece che quest'ultimo era insorto nel lavoratore, addetto ai forni a pozzo dell'Ilva, per problemi genetici. All'operaio è stata riconosciuta un'invalidità permanente del 30% e l'Inail adesso dovrà risarcirlo con la corresponsione della relativa indennità.

I giudici di Appello ritengono che sia provato come "l'attività lavorativa svolta dall'appellante ha esposto quest'ultimo all'azione di sostanze irritanti (in particolare la diossina) che hanno avuto un ruolo concausale nell'insorgenza e nella cronicizzazione della patologia denunciata". All'operaio è stata riconosciuta "una rendita per danno biologico corrispondente al 30% di invalidità permanente" secondo legge. L'Inail viene "condannata al pagamento delle prestazioni previdenziali".

"La sentenza - commenta l'avvocato Massimiliano Del Vecchio, legale della Fiom Cgil di Taranto - va inanellata in una serie di giudizi sul riconoscimento di malattie professionali all'Ilva, dal tumore al polmone al tumore alla prostata, in cui è stato riconosciuto che le sostanze inquinanti  hanno più fattori oncogenici, causano cioè più tumori negli operai. Per esempio, l'amianto provoca il tumore al polmone e il tumore alla prostata".

"Tutto ciò è importante dal punto di vista del diritto e il fatto che sia riconosciuto un ruolo specifico alla diossina è decisivo. Qualche giorno fa - prosegue il legale della Fiom di Taranto -, per un lavoratore dello stabilimento siderurgico morto a causa di un tumore, la Corte di Cassazione ha riconosciuto alla vedova la rendita per il decesso legandola alle emissioni inquinanti". Per l'avvocato Del Vecchio, "le fibre di amianto sono così piccole da diventare vettori di altre sostanze pericolosissime come le polveri sottili. Non ci sono dosi minime di agenti inquinanti per cui possiamo ritenerci al riparo da conseguenze dannose per la salute. Più sono gli inquinanti e più la salute è a rischio".

Il responsabile nazionale dei problemi della salute e della sicurezza della Fiom Cgil, Maurizio Marcelli, parla infine di "conclusione positiva", a proposito della sentenza della Corte d'Appello, e di "strada da perseguire all'Ilva e in altri territori per tutelare i lavoratori con patologie di cui si può e si deve dimostrare la correlazione".

19 novembre 2013

Rifiuti tossici, allarme dei pediatri, lettera al governo: “Rischio cancro inaccettabile. Incidenza alta”

Tratto da Il fatto Quotidiano

Rifiuti tossici, allarme pediatri: “Rischio cancro inaccettabile. Incidenza alta”

Lettera al governo e al Garante per i diritti dell'infanzia per chiedere la bonifica immediata dei siti inquinati e il controllo delle fonti di inquinamento. In Puglia sono 12mila i bimbi che rischiano di sviluppare una malattia e in Campania non esiste un registro dei tumori per studiare il rapporto di causa-effetto

Ilva
Dopo tante parole e impegni, la realtà non sembra essere cambiata per chi vive nella cosiddetta ‘Terra dei fuochi‘ tra Napoli e Caserta o a Taranto: il rischio di ammalarsi di cancro per queste persone, tra cui tanti bambini, è sempre molto alto. Solo nella cittadina pugliese, secondo i dati dell’Arpa Puglia, sono ben dodicimila coloro che rischiano di sviluppare un tumore a causa delle emissioni nocive dell’Ilva, anche dopo gli interventi previsti dal Governo sugli impianti dell’acciaieria e che saranno completati, salvo ritardi, nel 2016. E si tratta di un dato sottostimato. Numeri che meritano un intervento tempestivo, senza dover aspettare i risultati di studi che confermino quello che già si sa ora, e cioè che queste sostanze fanno male. A denunciarlo sono i pediatri italiani, che hanno scritto una lettera al governo e al Garante per i diritti dell’infanzia per chiedere la bonifica immediata dei siti inquinati e il controllo delle fonti di inquinamento.
“Nonostante quanto sia stato detto alla popolazione – spiega al fattoquotidiano.it Annamaria Moschetti, referente Ambiente e salute dell’Associazione culturale pediatri (Acp) per Puglia e Basilicata – e gli interventi previsti nell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), nel 2016 continuerà ad esserci un rischio cancerogeno inaccettabile a causa delle emissioni”. .... Ci è stato assicurato l’impegno a garantire salute e produzione, ma di fatto si accetta di mettere in pericolo la vita di tutte queste persone, che principalmente vivono a ridosso degli impianti e con un livello socio-economico più basso. Non sono importanti queste persone per il nostro governo? Nessuno può essere esposto al rischio di perdere la propria vita per la produzione dell’acciaio. E’ una scelta eticamente inaccettabile”.....
 Dello stesso parere anche Paolo Siani, presidente dell’Acp, che punta l’attenzione sulla Terra dei fuochi. “Se ci sono dei veleni nel terreno – ragiona – allora va bonificato subito. .... ”I bambini non devono essere considerati l’indicatore del danno alla salute. Si proceda immediatamente alla bonifica dei siti inquinati e al controllo delle fonti d’inquinamento. L’esposizione a sostanze tossiche – hanno scritto al governo – è contro il diritto alla salute e all’uguaglianza, sanciti dalla Costituzione.
I bambini dei territori contaminati hanno diritto al futuro. E’ necessario adottare il principio di precauzione. La comunità scientifica internazionale ha individuato da molti anni le sostanze certamente dannose per la salute. Pertanto, non vi è alcun bisogno di ulteriormente dimostrare, con onere della prova a carico delle vittime, il danno alla salute determinato dall’esposizione a queste sostanze”.
 .....il territorio va ripulito. 
Non farlo è colpevole”.

06 settembre 2013

INQUINAMENTO DA DIOSSINA E TUMORI ALLA TIROIDE A TARANTO.

Riceviamo da Alessandro Marescotti e pubblichiamo.

INQUINAMENTO DA DIOSSINA E TUMORI ALLA TIROIDE A TARANTO. 

Uno studio importantissimo che oggi segnaleremo alla conferenza stampa. Si parla di un "eccesso di rischio" e di "indagini della Procura per denuncie dei cittadini contro l’eccessivo inquinamento ambientale" delle "pressioni delle varie associazioni ambientaliste che riconducono al problema “diossina” l’aumento e l’eccesso delle patologie oncologiche tiroide rilevate nel territorio".
 
 
Leggi su Registro tumori.it

La distribuzione del rischio di ricovero per Tumore maligno della Tiroide nella Provincia di Taranto.

Obiettivi: 


Il cancro della tiroide rappresenta una patologia in notevole accrescimento in tutti i paesi industrializzati. Questo comporta un incremento della sensibilità degli operatori sanitari che pongono maggiore attenzione alla diagnosi della patologia nel loro ambito di osservazione.  
Varie richieste di approfondimenti epidemiologici provengono anche dal tessuto sociale e istituzionale: dalle indagini della Procura per denuncie dei cittadini contro l’eccessivo inquinamento ambientale alle pressioni delle varie associazioni ambientaliste che riconducono al problema “diossina” l’aumento e l’eccesso delle patologie oncologiche tiroide rilevate nel territorio.  
Alla luce di queste premesse è stato effettuato un approfondimento che ha l’obiettivo di georeferenziare i soggetti residenti nella Provincia di Taranto e di visualizzare la distribuzione del rischio di ricovero in tutti i Comuni della Provincia, con il dettaglio delle Sezioni di Censimento nel Comune di Taranto. 

20 giugno 2013

Ilva e partiti, ora il re è nudo: le vergogne sono visibili al pubblico.

Il Fatto Quotidiano .
Ilva e partiti, ora il re è nudo
di  | 20 giugno 2013
La Procura di Taranto in fondo non aveva già indagato
 in passato sull’Ilva? Dove è dunque la novità di oggi?

La novità è la diossina.
La novità sono i politici 
sotto inchiesta.
La novità sono i cittadini che prendono 
coscienza e sostengono i magistrati.
Il re è nudo.
Ma oggi c’è qualcosa in più, qualcosa di enorme: la diossina.
La diossina è un inquinante persistente che ha avvelenato Taranto: il mare, il quartiere Tamburi, i pascoli.
 Il benzo(a)pirene può sparire dall’aria fermando
 i camini e chiudendo l’area a caldo, come è 
accaduto a Genova. Ma la dossina no: rimane. 
E’ una maledizione che non va via.
 A meno che non si faccia la bonifica del terreno
 e dei fondali. 

E costa moltissimo.costi dovrebbero essere pagati da chi ha inquinato. Questa della bonifica è la spada di Damocle che pende 
oggi sui proprietari dell’Ilva. 
La normativa europea dice chiaro e tondo:
 chi inquina paga. Ecco perché, dalla scoperta della diossina, l’azione della magistratura ha 
avuto una pericolosità senza precedenti: deciderà la vita o la morte dell’Ilva, o per 
lo meno della sua area a caldo.
Ecco anche perché la politica che ha
dialogato con i Riva – non ha commissionato quelle indagini tecniche che servirebbero 
a individuare in modo stringente e inoppugnabile chi ha inquinato i terreni
 da bonificare.
La diossina è quindi la vera novità che è
 nei faldoni della Procura.

La novità è soprattutto l’ipotesi
 di disastro ambientale. 
C’è una perizia chimica che dimostra la contaminazione del territorio e della catena alimentare. 
E inoltre c’è la perizia epidemiologica che dimostra l’incompatibilità dell’attuale 
fabbrica con la tutela della salute e della 
vita. E c’è infine un incidente probatorio 
a cui hanno potuto partecipare anche gli esperti dell’Ilva. Quell’incidente probatorio ha formato
 la prova che sarà portata nel processo 
vero e proprio. Per questo il futuro 
processo non sarà come gli altri
 Sarà il processo alla diossina
Il 22 aprile 2005 PeaceLink annunciò pubblicamente che a Taranto c’era diossina:
 nessun politico raccolse l’allarme.
Quello che verrà sarà il processo ai silenzi e alle complicità che hanno consentito per anni di inquinare Taranto senza che nessuno – fino al 22 aprile 2005 – dicesse mai ai tarantini che giorno dopo giorno venivano avvelenati con la diossina. 
E’ fallita la politica dei silenzi. E’ franato un sistema di potere. 
Le vergogne sono visibili al pubblico.