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03 aprile 2013

Incidenza di tumori e anomalia bresciana . Il Pcb sotto accusa

Tratto da Il giornale di Brescia


Pcb Caffaro: la Procura indaga su ritardi e omissioni

Due inchieste penali. Un processo civile. Tanto lavoro. Nessun risultato. Almeno per ora.

Indipendentemente dagli esiti, il caso Pcb-Caffaro non è passato inosservato a Palazzo di Giustizia. Oggi, dodici anni dopo, resta una delle priorità assolute. La riprova? Domani i sostituti procuratori Claudio Pinto e Federico Bisceglia incontreranno a Roma funzionari del Ministero dell'Ambiente. Scopo? Capire cosa ha impedito sino ad oggi l'inizio della bonifica del sito di interesse nazionale.


La trasferta, programmata da tempo e non suggerita dal servizio andato in onda domenica su Raitre, è una delle attività fatte dalla Procura della Repubblica di Brescia nell'ambito della seconda inchiesta attivata sulla bomba ambientale che tiene in scacco un quarto della città e che è stata aperta nel 2010...
Nel fascicolo, aperto per verificare possibili omissioni nelle procedure amministrative finora rimaste lettera morta, ci sono finite consulenze tecniche, nuove testimonianze e da domani ci saranno pure le dichiarazioni dei funzionari del ministero responsabile unico, in funzione della caratterizzazione dell'area Caffaro quale sito di interesse nazionale, della sua bonifica......
Pierpaolo Prati
Vai all'articolo integrale


Incidenza di tumori e anomalia bresciana .

Il Pcb sotto accusa

Tratto da  Il Corriere della sera

La cancerogenicità dei Pcb è rilevata in studi internazionali, a differenza di quanto emerso dalle indagini bresciane

L'esperto L'intervista all'epidemiologo Paolo Ricci

Paolo Ricci
L'incidenza di alcuni tumori a Brescia è di gran lunga maggiore di quella riscontrata nel resto del Nord Italia. È la sintesi di uno studio inedito illustrato dal professor Paolo Ricci - epidemiologo dell'Asl di Mantova che segue il caso Caffaro da un decennio - due settimane fa in un convegno dell'Airtum (associazione italiana registri tumori) a Bolzano.  
Lo studio, frutto di una collaborazione con l'Istituto superiore di sanità parla (per il comune di Brescia) di un'incidenza maggiore del 49% per il tumore alla tiroide, del 20% per il linfoma non Hodgkin, del 58% per il tumore al fegato, del 26% per quello al seno. «Per tutte queste tipologie di tumori esiste una correlazione con l'esposizione al Pcb», sottolinea il professor Ricci. Parlando di tumore al fegato ad esempio, l'esposizione al Pcb è un fattore riconosciuto fin dagli anni Trenta, ha ricordato Philippe Grandjean, professore dell'università di Harvard, nell'intervista rilasciata a Riccardo Iacona.
......«La verità scientifica non è quella che emerge dagli studi locali ma da quelli internazionali - spiega al Corriere Ricci -.
 La stessa Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ha recentemente inserito tutti i Pcb tra i peggiori cancerogeni, quelli di classe uno, alla stregua di amianto e benzene». 
 Il suo giudizio sui Pcb è inequivocabile: 
«La Iarc è arrivata a stabilire un'evidenza degli effetti biologici, dalla depressione del sistema immunitario alla competizione con i recettori endocrini, fino all'azione genotossica sul Dna, basandosi su evidenze epidemiologiche emerse in settanta lavori scientifici indipendenti».
Non mancano forti critiche alle istituzioni sanitarie locali: «Proseguire nel minimizzare il problema è antipatico e fuorviante .
 Le istituzioni sanitarie dovrebbero ragionare sul da farsi: va monitorata la catena alimentare visto che - come dimostrato dal servizio di Presa Diretta - ci sono ancora mucche che pascolano nei campi contaminati e va fatta una seria opera di prevenzione sui residenti». .........L'articolo integrale su Il Corriere della sera

 Leggi su Bresciaoggi

La Rete :«Siamo solo morti che camminano»

23 gennaio 2013

Analisi choc:Pcb da record nel sangue dei bresciani

 Tratto da Il Corriere della Sera

Analisi choc dell'Asl e dell'Istituto superiore di sanità su 300 lavoratori delle aziende metallurgiche e 113 cittadini

Pcb da record nel sangue dei bresciani

Il sangue dei bresciani non è come quello degli altri italiani. Nelle vene dei bresciani scorrono più diossine e pcb, usciti negli ultimi decenni dai camini delle industrie metallurgiche e finiti sui campi e quindi nei cibi. 
A stabilirlo è uno studio del servizio prevenzione dell'Asl di Brescia e dell'Istituto superiore di Sanità (pubblicato recentemente sul Giornale italiano Medicina del lavoro ).


Fotogramma/Bs

Contiene dati choc. Basta leggere le conclusioni: «La popolazione di Brescia, anche non residente nelle aree inquinate dall'impresa Caffaro, si caratterizza per concentrazioni nel siero di diossine e Pcb superiori ai valori osservati nelle popolazioni italiane non esposte». Non solo. Anche in chi vive lontano da fonti inquinanti (per l'esattezza a Tignale e Bagolino) «le concentrazioni di diossine, furani e pcb sono apparse più elevate di quelle osservate in alcuni gruppi di popolazione generale italiana», compreso chi vive nella Campania delle discariche tossiche e dell'allarme rifiuti.
Brescia per decenni ha recuperato il 40% del rottame metallico circolante in Italia, creando ricchezza, migliaia di posti di lavoro e proporzionalmente una grande dose d'inquinamento, visto che fino a pochi anni fa erano quasi inesistenti leggi e tecnologie per l'abbattimento degli inquinanti. 

Oggi non è più così. Basti pensare all'autoregolamentazione che si sono date le 22 principali aziende siderurgiche bresciane (riunite nel consorzio Ramet) che negli ultimi 2 anni hanno speso milioni per diminuire dell'80 per cento le emissioni di diossine (auto-imponendosi il limite di 0,1 nanogrammi per metrocubo) e installando anche un monitoraggio in continuo per facilitare i controlli degli enti.
Ma i fumi usciti nei decenni passati hanno lasciato il segno. Lo certifica il sangue dei bresciani.
Leggi l'articolo integrale

 

25 luglio 2010

1)Noalcarbone Brindisi:"IL CIGNO CHE SI STROZZA"2)I Grigioni dicono "no" al carbone 3)NO AL CARBONE PER UN'EUROPA PULITA!

Tratto d Noalcarbone Brindisi
24 luglio 2010

IL CIGNO CHE SI STROZZA

Pochi giorni fa Confindustria ha espresso la propria soddisfazione in seguito ad un’audizione presso l’UPI della Dott.ssa D’Agnano, Direttore dell’ARPA di Brindisi, avente ad oggetto le emissioni di Anidride carbonica e polveri Grassettosottili della centrale Enel di Cerano. Per il Dott. Marinò l’Enel brutto anatroccolo era divenuto un cigno.

Noi che da molto tempo abbiamo smesso di credere alle favole in particolare a quelle raccontate da Confindustria, abbiamo chiesto quindi ufficialmente all’ARPA di Brindisi copia del documento e dei dati presentati dall’ARPA alla predetta audizione.
In questi giorni abbiamo ricevuto la seguente risposta:
in seguito all’audizione di ARPA all’UPI del 28 giugno è stato prodotto dall’UPI un comunicato stampa ed a quello si può far riferimento, inoltre comunichiamo che “ Alcuna relazione è stata redatta da parte di questo DAP”.
Allora, di grazia, di cosa si compiace Confindustria se alcuna relazione ufficiale è stata prodotta?
Di quale "anatroccolo nero diventato cigno" parla il suo presidente se a Brindisi si continuano a bruciare 8 milioni di tonnellate di carbone all’anno e non vengono forniti dati dettagliati su metalli pesanti, diossine e inquinanti di ogni tipo che le società elettriche (e non) emettono?
I dati Arpa che noi abbiamo invece dicono altro e secondo noi rendono ancora più allarmante la situazione a Brindisi.
Nelle giornate del 26 gennaio e 10 febbraio 2010 i tecnici di ARPA PUGLIA effettuano prelievi dai fumi del solo gruppo 3 della centrale di Cerano, ricordiamo che i gruppi sono 4 e che quindi ragionevolmente si può pensare che le emissioni misurate sono un quarto di quelle totali.

Vien fuori che l’ENEL emette diossine e PCB con concentrazioni nei fumi inferiori ai limiti di legge ma data l’enorme portata dei camini pari a circa 2,5 milioni di metri cubi l’ora come valori assoluti superiori alle cosiddette “ soglie di rilevanza “ che fanno scattare l’obbligo per ENEL di dichiarare i quantitativi emessi nel registro PRTR italiano, cosa che a vedere i dati del registro non è stata effettuata e quindi ARPA dichiara che segnalerà all’ISPRA tale circostanza.
Enel quindi emette diossine in quantità superiori alle soglie di rilevanza e sta zitta non li denuncia .
Ma non finisce qui : le polveri totali sono emesse con concentrazione pari a 33 mg per metro cubo cosa che porta il valore assoluto di emissioni di polveri a 640 tonnellate anno per il solo gruppo 3.

Se moltiplichiamo per i quattro gruppi arriviamo alla cifra di oltre 2500 tonnellate anno.
Ma nella bozza di convenzione dell’ottobre scorso l’ENEL asserisce di essere giunta con gli investimenti fatti a 1000 tonnellate all’anno di polveri emesse.
I dati ARPA dicono invece che siamo a quasi il triplo delle mille tonnellate visto che solo il gruppo 3 ne emette 640 tonnellate.
Allora i dati veri descrivono qualcosa di diverso e molto preoccupante con valori di diossina, un potentissimo cancerogeno, ben oltre le “soglie di rilevanza “ .
Questo occorre rendere noto ai Brindisini, così come occorre aprire immediatamente il tavolo delle convenzioni con l’ENEL, che nel frattempo continua a spargere veleni sul nostro territorio, per giungere rapidamente ad una riduzione di almeno il 30 per cento del carbone bruciato a Cerano
.Comunicato stampa -No al carbone Brindisi
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Tratto da WWF Svizzera

I Grigioni dicono "no" al carbone

Von: WWF Svizzera

L’azienda elettrica grigionese Repower (ex Rätia Energie) è in procinto di investire un miliardo nella centrale a carbone di Brunsbüttel, in Germania. Un nuovo sondaggio del WWF dimostra tuttavia che oltre due terzi degli abitanti dei Grigioni con diritto di voto si oppongono alla partecipazione nella centrale a carbone. Il WWF esorta Repower ad abbandonare immediatamente il progetto.

Il fornitore di energia elettrica Repower si muove in fuorigioco: in un sondaggio telefonico rappresentativo condotto da DemoSCOPE (Adligenswil) il 68% della popolazione dei Grigioni con diritto di voto ha espresso di recente parere contrario alla partecipazione nella costruzione della centrale a carbone di Brunsbüttel, nel Nord della Germania. Solo il 16% si è dichiarato favorevole al progetto (numero degli intervistati: 503). Il sondaggio del WWF mostra una maggioranza della popolazione ampiamente rappresentata....

"Repower deve ritirarsi immediatamente dal progetto", sono le parole di Anita Mazzetta del WWF Grigioni.

"Chi ci fornisce l’energia non può assolutamente agire contro il volere espresso dai propri utenti: la popolazione dei Grigioni è contraria a un investimento nell’energia sporca proveniente dal carbone."
Secondo i risultati del sondaggio del WWF l’impegno finanziario del produttore energetico a Brunsbüttel è ingiustificato, soprattutto perché il Canton Grigioni detiene il 46% delle azioni di Repower.

Con Group E (FR) e Romande Energie (VD), ad aprile si sono già ritirate dal progetto della centrale a carbone tedesca due aziende elettriche svizzere, poiché i clienti non accettano l’energia a carbone e non è garantita la sicurezza dell’approvvigionamento. In un recente sondaggio condotto nel Canton Ticino, il 58% della popolazione ha espresso a propria volta parere negativo riguardo alla partecipazione dell’azienda elettrica regionale AET in una centrale a carbone della Germania occidentale (Lünen).

"Esistono ottime alternative al carbone, dobbiamo investire nell’efficienza energetica e nelle energie rinnovabili", sottolinea Mazzetta.

Per le centrali a carbone le prospettive economiche sono pessime e gli effetti devastanti a livello ambientale: questo fossile rappresenta il modo più inquinante di produrre elettricità. Piombo, cadmio e polveri sottili inquinano l’ambiente e vengono sprigionate nell’atmosfera enormi quantità di CO2, un gas responsabile dei cambiamenti climatici.

Le emissioni di CO2 della centrale a carbone di Brunsbüttel sarebbero, paragonabili a quelle prodotte da tutte le auto svizzere.

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FONTE WWW.LUIGIDEMAGISTRIS

NO AL CARBONE PER UN'EUROPA PULITA!

10/07/2010 Fare delle scelte che guardano al futuro non è sempre facile. Scegliere di chiudere con il passato a volta ha dei costi. Ecco che fare dell'Europa il leader mondiale della Green Economy non è un gioco da ragazzi, ma senza dubbio, questa è l'unica direzione percorribile. Fino ad oggi l'Unione europea ha giocato un ruolo di primo piano nella promozione di uno stile di sviluppo economico sostenibile, come dimostra la strategia EU 2020 che ha come obiettivo, entro tale data, la riduzione dei gas ad effetto serra del 20%, la riduzione dei consumi energetici del 20% e il raggiungimento del 20% del nostro fabbisogno energetico mediante l'utilizzo delle energie rinnovabili. Un progetto ambizioso ma possibile, che nonostante il parziale stop di Copenaghen, rappresenta la sola via possibile di sviluppo economico dei prossimi 50 anni, e forse più. Per questo la decisione preannunciata della Commissione europea di prolungare i sussidi all'industria del carbone fino al 2013 costituisce un enorme errore nella politica energetica UE. Se questa scelta verrà confermata, Bruxelles compierà un vero e proprio autogol, non solo per la propria credibilità internazionale quale attore di sviluppo verde, ma soprattutto per le proprie ambizioni ecologiche e sostenibili.

Com'è risaputo, il carbone rappresenta forse la fonte energetica più sporca a livello di impatto ambientale. Decidere di prolungarne i sussidi,inoltre, è sbagliato anche dal punto di vista politico, in quanto legittima ulteriormente un'industria energetica che, nel 2010, non ha più senso di esistere. Innegabile la questione dei posti di lavoro in gioco, ma prolungare l'agonia di un settore produttivo che comunque ha gli anni contati, non fa altro che rallentare il processo di riconversione produttiva avviato già da anni e in notevole ritardo.

Dando l'ennesima proroga ai capitani d'azienda del settore, non si fa altro che tollerarne l'inaccettabile ritardo di ammodernamento
. Senza pensare alle tante dichiarazioni di intenti fatte al G20 di Toronto a fine Giugno nel buon nome dell'economia verde. L'Europa deve essere d'esempio ai Paesi membri che basano ancora sul carbone il proprio fabbisogno energetico.

Ad ogni modo, la decisione di prolungare i sussidi dovrà per forza passare dal Parlamento europeo, dove io, insieme ai deputati che hanno davvero a cuore il futuro dell'Europa, siamo pronti a dire NO!

15 luglio 2010

1)Taranto, la rivolta delle famiglie: basta veleni dell'Ilva 2) Disposta una super-perizia 3)Rischio cancro a Taranto:vietate le aree gioco ai bambini

Tratti dal Blog del Comitato per Taranto

Riva, se non pulisci, paga!!!

Taranto, la rivolta delle famiglie: basta veleni dell'Ilva

«Viviamo ai Tamburi dagli anni ’50 e siamo davvero stanchi di respirare tutti i giorni le polveri dell’Ilva mettendo a rischio la salute nostra e dei nostri figli e nipoti». E’ questa la motivazione che ha spinto Alfonso Tranquillino e sua moglie Francesca Viesti, residenti in via Merodio ai Tamburi, a denunciare l’Ilva di Taranto per getto pericoloso di polveri e minerali. E il sostituto procuratore Daniela Putignano (si veda la «Gazzetta» di ieri ha raccolto questa denuncia e quella di altre due famiglie e ha indagato Emilio Riva . Lo stabile in cui vive la famiglia Tranquillino appare sporco e danneggiato anche se è già stato sottoposto ad un radicale intervento di ristrutturazione negli anni ’90 come raccontano gli stessi inquilini. «Il materiale proveniente dal siderurgico - spiega Tranquillino - si deposita sulle ringhiere e sui pavimenti dei nostri balconi e finisce in tutte le stanze, dalla camera da letto alla cucina. Non ne possiamo davvero più, ecco perchè abbiamo deciso di prendere provvedimenti legali».
... «Parlando con altri residenti del rione - dice Tranquillino -, anche distanti da casa nostra, abbiamo appreso della loro intenzione di presentare ricorso. Così, condividendo l’iniziativa, ci siamo informati da un avvocato, il quale ci ha consigliato di sottoscrivere la denuncia personalmente in quanto questi reati possono essere contestati all’Ilva solo se viene presentata querela da parte della persona offesa. E noi non abbiamo avuto dubbi a firmare quella denuncia».
Eppure, le perplessità cominciano ad affiorare proprio ora che il sostituto procuratore, Daniela Putignano,
ha dato loro ragione contestando a Emilio Riva, che dell’Ilva è stato presidente sino a maggio scorso (ora gli è succeduto il figlio Nicola), che «mediante l’immissione dell’ambiente di fumi, minerali e polveri prodotti dallo stabilimento, gettava cose idonee ad offendere, imbrattare e molestare persone perché deturpava ed imbrattava le unità abitative dei denuncianti, tutte ubicate nel quartiere Tamburi, nelle immediate vicinanze del parco minerali e fossili». ...(GdM)

Sono oltre 110 le denunce disposta una super-perizia

L’inchiesta sull’imbrattamento di alcune abitazioni del rione Tamburi, chiusa nei giorni scorsi - come rivelato ieri dalla Gazzetta - dal sostituto procuratore Danie - la Putignano con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini al patron dell’Ilva Emilio Riva, non rappresenta un fatto isolato. Sono, infatti, ben 110 le denunce, presentata da un anno a questa parte, dagli avvocati Aldo Condemi e Vincenz o Montefor te, alla Procura della Repubblica per conto di residenti del quartiere Tambu ri. Tutte le denunce sono racchiuse in un fascicolo aperto dal procuratore capo Franco Sebastio che ha ipotizzato il reato di getto pericoloso di cose e ha disposto lo svolgimento di una perizia per accertare e quantificare il danno subito dai residenti nella zona che si trova a poche centinaia di metri dallo stabilimento siderurgico.
Ma qual è il senso di questa azione collettiva?
«Per conto dei cittadini - spiegano gli avvocati Condemi e Monteforte - chiediamo il risarcimento, il giusto risarcimento, del ridotto valore patrominiale degli immobili. Cosa significa? Se si è proprietari di un appartamento di 100 metri quadri al rione Tamburi e si decide di venderlo, bisogna mettere in conto di ricavare non più di 4-500 euro a metro quadro, lo dicono le perizie che abbiamo allegato a tutte le denunce, perché sui
Tamburi non vi è domanda alcuna di acquisto di abitazioni, per via dell'inquinamento, delle polveri di ferro. Non lo diciamo noi, d’altronde, ma lo ha detto la sentenza della Cassazione del 2005 nel processo sui parchi minerari che ha quantificato in 21.360 tonnellate all’anno le polveri sversate sul quartiere Tamburi. Il 94,9% di queste polveri, lo dice sempre la Cassazione, proviene dall’Ilva, quindi è giusto che sia l’Ilva a risarcire i proprietari degli immobili per il ridotto valore delle loro casa. Dal 2005 ad oggi - spiegano i due legali - la situazione ai Tamburi non è cambiata e dunque abbiamo deciso di tutelare i residenti nelle sedi competenti, facendo valere i loro diritti che riteniamo sacrosanti. Non abbiamo voluto pubblicizzare la nostra iniziativa ma ora che la Gaz zetta ha raccontato ai suoi lettori dell’esito delle prime tre denunce che abbiamo presentato, vogliamo spiegare cosa ci spinge a seguire una via giudiziaria che per Taranto costituisce una assoluta novità.
Ovviamente, non pensiamo solo al danno prettamente patrimoniale, ma riteniamo che la magistratura dovrà valutare necessariamente anche il danno biologico e quello esistenziale potenziale, derivato dal vivere quotidianamente in un quartiere letteralmente assediato dalle polveri e dai fumi provenienti dalla zona industriale». (GdM)



Giochi velenosi...

Rischio cancro a Taranto: vietate le aree di gioco ai bambini

Berillio e policlorobifenili sopra i valori di legge. Scatta un'ordinanza sindacale firmata da Ippazio Stefanò nel quartiere Tamburi vicino all'area industriale TARANTO - Questa estate i bambini del quartiere Tamburi di Taranto non potranno giocare nelle loro aree verdi perché inquinate da sostanze cancerogene. A stabilirlo è stata un'ordinanza del sindaco Ippazio Stefàno. Vicino al quartiere Tamburi sorge l'area industriale di Taranto. A seguito di analisi condotte sui terreni del quartiere, è stata riscontrata una contaminazione chimica che oltrepassa i valori di legge per il berillio e i Pcb, sostanze cancerogene. A questo proposito la relazione tecnica del Progetto Coordinato per il risanamento del Quartiere Tamburi è chiara nel definire che "i risultati dell'analisi di rischio hanno evidenziato un rischio totale non accettabile per le sostanze cancerogene” in relazione allo “scenario bambini”. Alla luce della relazione tecnica il pericolo per i più piccoli è riferito a due inquinanti in particolare: i Pcb (policlorobifenili) e il berillio.
I bambini potrebbero infatti inconsapevolmente ingerirli o anche, nel caso dei PCB, venire contaminati per via del solo contatto dermico.

Leggi l'articolo integrale

27 gennaio 2010

2010/01/27 GRAZIE SATELLITE!!!!/AMBIENTE:DIOSSINE IN LATTE MAMME,ABITANO PRESSO INCENERITORE


Tratto da UOMINI LIBERI
PECCATO CHE CI SIA IL SATELLITE!!!

Abbiamo pubblicato, senza commento, il rapporto di Lega Ambiente sull'aria che respiriamo nelle nostre città, lasciando ai lettori il loro personale giudizio sui dati e sulle analisi in esso contenuti. Ora, un giornale on-line si avventura in considerazioni euforiche sulla qualità dell'aria di Savona e dintorni, quasi una apologia gentilmente concessa e soprattutto, per quanto riguarda le particelle pm10, pm2,5 totalmente destituita di ogni fondamento, visto nessun ente, a quanto ci risulta, le misura o le ha mai misurate negli anni passati.

Quindi…leggise non vi e' rilevatore, non c'e' neppure il problema, anzi, di più, non esiste neppure la fonte inquinante!!!

A questo porta il sillogismo del commentatore, il quale dovrebbe sapere che nel cielo ruotano dei satelliti ai quali fu attribuito il compito di rappresentare dall'alto lo stato di salute dell'aria che ci sovrasta e che ci dicono, a confusione dei giornalisti faciloni e/o in malafede, che in queste ultime giornate di gennaio 2010,sta succedendo..... Q u e s t o !!!!!!...GUARDA

Considerazioni di Uniti per la Salute

Ringraziamo la redazione di Uomini Liberi che ,ha risposto adeguatamente a chi ,continua a mandar messaggi che vogliono tranquilizzare i cittadini e distogliere l'attenzione dal Principale Problema del nostro territorio che è la insufficienza di un adeguato monitoraggio che metta in evidenza la reale situazione ambientale .
Meno male ,per tutti noi,che c' è il satellite .......
A noi permane comunque un piccolo dubbio:PERCHE' per LEGAMBIENTE a PORTO TOLLE a BRINDISI a CIVITAVECCHIA ..........LA combustione del carbone provoca serie problematiche ambientali e a Savona NO?

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tratto da http://www.unita.it/notizie_flash
AMBIENTE:DIOSSINE IN LATTE MAMME,ABITANO PRESSO INCENERITORE

(ANSA) - PISTOIA, 27 GEN - Diossine sono state scoperte in campioni di latte materno di donne abitanti a Montale, localita' vicino a Pistoia dove e' presente un impianto di incenerimento dei rifiuti. Lo rende noto il Comitato contro l'inceneritore di Montale che, spiega una nota, ''dopo aver ripetutamente sollecitato senza successo amministrazioni e organi competenti ad eseguire controlli biologici e sanitari sulle persone da sempre residenti nelle vicinanze dell'inceneritore, ha provveduto a proprie spese ad eseguire in un laboratorio accreditato la ricerca di inquinanti ambientali''. Gli esami sono stati fatti su campioni di latte materno di mamme che abitano in case situate nell'area di ricaduta dell'impianto. Secondo il Comitato ''di particolare interesse e' stato il riscontro di Pcb che in entrambi i campioni di latte materno hanno infatti impronte digitali (profili emissivi) del tutto sovrapponibili a quelle riscontrate dalle indagini dell'Asl nelle carni di pollo e a quelle riscontrate nelle emissioni dell'inceneritore da Arpat e dallo stesso gestore, a dimostrazione di quella che e' la causa preponderante dell'inquinamento esistente nella zona''. Il Comitato contro l'inceneritore ha anche evidenziato che ''le inopportune affermazioni date a suo tempo dalle istituzioni circa la totale assenza di Pcb nelle emissioni dell'inceneritore trovano ora ulteriore smentita sulla base di indagini che i cittadini, di tasca loro, hanno provveduto ad eseguire''.(ANSA).

17 febbraio 2005

LATTE MATERNO DIOSSINA E PCB


Latte Materno diossina e PCB

Nel ringraziare come sempre l’impareggiabile Dott.ssa Patrizia Gentilini (autrice del sottostante articolo a carattere scientifico) chiediamo a tutti di far si che questo scritto abbia la massima diffusione.

“A dispetto del grande affetto che noi abbiamo per i nostri bambini e della grande retorica della nostra società sul valore dell’infanzia, la società è riluttante a sviluppare quanto necessario per proteggere i bambini dai rischi ambientali”

(Bruce P. Lanphear Children’s Environmental Health Center - U.S.A. – Oct. 2006)

Introduzione

Parlare della contaminazione del latte materno da parte di sostanze inquinanti, tossiche e pericolose vuol dire affrontare un argomento che fa venire i brividi al solo pensiero, tanto è lo sgomento che suscita in qualunque persona dotata di un minimo di sensibilità e buon senso. Prendere coscienza del fatto che l’alimento più prezioso al mondo – che non esito a definire “sacro” – contenga ormai quantità elevate di sostanze pericolose e cancerogene, specie se proveniente da mamme residenti in territori industrializzati, è un argomento tabù e che credo non possa lasciare indifferente nessuno. Forse, proprio per questo, tale argomento è fino ad ora rimasto confinato nell’interesse di pochi specialisti del settore e non è mai emerso, con l’attenzione che merita, al grande pubblico. Il fatto di non parlare di questo problema e soprattutto l’averlo affrontato, almeno nel nostro paese, in modo sporadico, volontaristico e non sistematico e su larga scala, non contribuisce tuttavia a risolverlo, anzi, come tutte le cose lasciate nel dimenticatoio, quando un problema di una tal portata emerge rischia di “esplodere”, lasciando spiazzati per i dubbi e gli interrogativi che pone innanzi tutti medici e pediatri, ma, ancor più, ovviamente le mamme che si chiedono quali possono essere le conseguenze di tutto ciò per i loro bambini. Ma perché proprio ora se ne parla?

Antefatto: l’inceneritore di Montale

Il problema è emerso grazie al fatto che due mamme, residenti in area di ricaduta dell’inceneritore di Montale (Pt), si sono volontariamente sottoposte all’analisi del proprio latte grazie a fondi raccolti dal locale comitato contro l’inceneritore. La questione è complessa e per una analisi più dettagliata della travagliatissima storia di questo impianto, si rimanda al documento, a firma del Dott. M. Bolognini, Medico Igienista, scaricabile sul sito dell’Ordine dei Medici di Pistoia. (1) Qui si vuol solo dare una breve descrizione della situazione, in modo da capire bene il contesto in cui si è arrivati all’esame del latte materno per iniziativa dei cittadini. L’inceneritore di Montale tratta 120 ton/giorno (pari a circa 36.000 ton/anno), recentemente autorizzato a 150 ton/giorno (45.000 ton/anno), destinato a bruciare rifiuti urbani ma anche ospedalieri e speciali ed è situato nella piana fiorentina, al confine fra 4 comuni: Agliana, Prato, Montale, Montemurlo. L’impianto ha sempre presentato criticità ed anche in passato erano stati riscontrati superamenti nelle emissioni di diossine, ma, grazie a deroghe, aveva sempre continuato a lavorare. Nel maggio 2007 furono effettuati routinari controlli i cui risultati analitici, comunicati solo in luglio, evidenziarono un importante sforamento per diossine, che fu confermato nella successiva indagine eseguita a distanza di pochi giorni per cui, a distanza di oltre due mesi dalla prima indagine si giunse, il 19 luglio 2007, alla sua temporanea chiusura. Nei mesi di funzionamento, da maggio a luglio, facendo una media delle emissioni, si può stimare che siano stati emessi 50.000.000 ng di diossine ovvero quanto l’impianto avrebbe potuto emettere in quasi un anno e mezzo di attività. Dal 2007 al 2009, anche in seguito alle vivaci polemiche che tutta la vicenda aveva sollevato, da parte di ARPAT ed ASL furono fatte analisi sia di tipo ambientale (suoli, vegetali, ecc.) che su matrici biologiche (uova, carne di manzo, polli, anatre e pesce gatto del locale parco pubblico) secondo la mappa di ricaduta riportata in Fig.1. La media delle diossine nel suolo, secondo il modello di ricaduta fornito da ARPA, ed escludendo un dato del tutto anomalo riscontrato in prossimità dello svincolo autostradale di Pistoia, in via Ciliegiole (sito oggetto di pregresso grave incidente ambientale per incendio di un grande deposito di prodotti per l’agricoltura) è riportato nella Fig. 2.

Fig. 1. Mappa di ricaduta dell’inceneritore di Montale e campionamenti per diossine sul suolo e su carne di pollo.

Figura 2: Distribuzione delle diossine nei suoli (valori medi nelle zone di ricaduta in ng/kg s.s. escludendo il dato di via Ciliegiole).

Come ben si evince dalla Tab. 1, la cosa più eclatante fu il riscontro in 5 su 8 casi di polli esaminati di livelli di diossine superiori a quelli consentiti per la commercializzazione: ciò malgrado, a tutt’oggi, nessun divieto in tal senso è stato comunque emanato.

Analisi su latte materno

Trattandosi di sostanze persistenti e bioaccumulabili, che finiscono per accumularsi nel nostro stesso organismo, passano dalla madre al feto ed anche attraverso il latte, due mamme residenti in area di ricaduta, hanno volontariamente accettato di sottoporre ad analisi il proprio latte, a circa due settimane dal parto. L’indagine è stata eseguita presso il Consorzio Interuniversitario Nazionale la Chimica per l’Ambiente, Via delle Industrie 21/8 di Marghera (Ve) ed il costo è stato sostenuto grazie ai fondi raccolti dal comitato contro l’inceneritore. Il campione A proviene da mamma di 30 anni, alla prima gravidanza, il campione B da mamma di 32 anni, con due pregressi aborti spontanei e due gravidanze a termine con relativi allattamenti. Nessuna delle due presenta patologie di rilievo all’anamnesi, abitudini di vita regolari, alimentazione variata.

Campione A

Totale WHO-PCDD/F –TEQ pg/g di grasso = 3,984 (limite sup 3,986)

Totale WHO – PCDD/F-PCB-TEQ pg/g di grasso = 10,621

Campione B

Totale WHO-PCDD/F –TEQ pg/g di grasso = 5, 507 (limite sup 5,507)

Totale WHO – PCDD/F-PCB-TEQ pg/g di grasso = 9,485

Di particolare interesse nel caso in oggetto è il profilo di 12 molecole diossino-simili appartenenti ai Policlorobifenili (PCB dioxin-like) riscontati nei campioni di latte materno che, come si vede dalla Fig. 3, è del tutto sovrapponibile al profilo dei PCB emessi dall’impianto (analisi a camino di ARPA e del gestore) ed al profilo dei PCB riscontrati nella carne di pollo.

Figura 3: Profilo di 12 PCB dioxin-like in: emissioni dell’inceneritore di Montale, polli, latte umano.

Possiamo quindi affermare che i PCB rilasciati dall’impianto di incenerimento attraverso i fumi, ricadono nell’ambiente circostante e lo contaminano gravemente; pertanto il sospetto che proprio l’inceneritore sia il maggiore responsabile della contaminazione riscontrata negli alimenti (polli) e nel latte materno acquista una ragionevole certezza. Ma cosa sono queste sostanze e che effetti possono dare?

Diossine e PCB: cosa sappiamo?

Con il termine di “diossine” si indica un gruppo di 210 composti chimici appartenenti agli idrocarburi policiclici aromatici e formati da carbonio, idrogeno, ossigeno e cloro. Capostipite di queste molecole è la TCDD (2,3,7,8–tetraclorodibenzo-p-diossina), nota anche come “diossina di Seveso” tristemente famosa in seguito all’incidente occorso ad un reattore di una multinazionale svizzera, la Roche, a Seveso, il 6 maggio del 1976. L’incidente determinò la fuoriuscita di una nube tossica di tale sostanza con contaminazione del territorio e danni alla salute per le persone esposte sia di tipo acuto che a lungo termine. Tali danni si protraggono nel tempo e a tutt’oggi vengono riscontrati e studiati: è di recente pubblicazione, ad esempio, il fatto che i bambini nati da madri coinvolte nell’infanzia nell’incidente di Seveso presentano alla nascita alterazioni della funzione tiroidea in modo statisticamente significativo: ciò significa che anche se questi neonati non sono stati direttamente esposti all’incidente di Seveso le conseguenze dell’esposizione materna si riscontrano a distanza di oltre 30 anni dall’incidente. (2)ùQueste molecole sono divise in due famiglie: policloro-dibenzo–p-diossine (PCDD) e policlorodibenzofurani (PCDF o furani); le singole molecole appartenenti a tali famiglie vengono indicate col termine di “congeneri” e, nello specifico, si contano 75 congeneri di PCDD e 135 congeneri di PCDF. Si tratta di molecole particolarmente stabili e persistenti nell’ambiente; i loro tempi di dimezzamento (ovvero il tempo necessario perché la dose si dimezzi) variano a seconda delle molecole e della matrice esaminata: ad esempio per la TCDD i tempi di dimezzamento sono da 7 a 10 anni nel corpo umano e fino a 100 anni nel sottosuolo. Si tratta di sostanze insolubili in acqua e che hanno viceversa una elevata affinità per i grassi. Sono soggette a bioaccumulo, cioè si concentrano negli organismi viventi in misura nettamente maggiore rispetto all’ambiente circostante; nell’uomo la loro assunzione avviene per oltre il 90% per via alimentare, specie attraverso latte, carne, uova, formaggi ecc.. (3) Sia PCDD che PCDF rientrano fra i 12 Inquinanti Organici Persistenti riconosciuti a livello internazionale e messi al bando dalla Convenzione di Stoccolma sottoscritta da 120 paesi, fra cui l’Italia. Le diossine sono sottoprodotti involontari dei processi di combustione e si formano in particolari condizioni di temperatura ed in presenza di Cloro. Secondo l’ultima edizione dell’inventario europeo delle diossine (4) le principali fonti per l’Italia di produzione di tali inquinanti sono rappresentate dalle combustioni industriali (64.4%), di cui oltre la metà (37% del totale) da incenerimento di rifiuti urbani, il traffico stradale contribuisce solo per l’1.1%. A differenza delle diossine i Policlorobifenili (PCB) sono stati invece prodotti deliberatamente dall’uomo tramite processi industriali. La loro produzione è iniziata negli anni 30 ed è perdurata per oltre 50 anni, fino al 1985, quando sono stati ufficialmente banditi stante la loro pericolosità. Dei PCB si conoscono 209 cogeneri, 12 di questi sono molto affini alle diossine e vengono denominati “dioxinlike”. Anche questi sono composti molto stabili, anche ad alte temperature, decomponendosi solo oltre i 1000-1200 gradi. Sono stati utilizzati sia in sistemi chiusi (trasformatori) che come additivi per ritardanti di fiamma, antiparassitari ecc..

Tossicità

La TCDD (o diossina di Seveso) è stata riconosciuta nel 1997, a 20 anni dal disastro di Seveso ed anche in seguito agli studi fatti sulla popolazione esposta, come cancerogeno certo per l’uomo ad azione multiorgano ed è conosciuta come la sostanza più tossica mai conosciuta; la sua tossicità per l’uomo si misura infatti in picogrammi, ovvero miliardesimo di milligrammo ed è legata alla straordinaria affinità che la diossina ha per il recettore AhR (Aryl Hydrocarbon Receptor), un recettore presente ampiamente nelle cellule umane, ma non solo: esso è infatti presente in vertebrati marini, terrestri e aviari e si è ampiamente conservato nel corso dell’evoluzione.

Patrizia Gentilini, Associazione Medici per l’ Ambiente, 13 Febbraio 2010

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