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25 luglio 2012

L’Ue rafforza la protezione da incidenti rilevanti......

Tratto da Greenreport

L’Ue rafforza la protezione da incidenti rilevanti: aggiornata la classificazione delle sostanze

[ 25 luglio 2012 ]
Eleonora Santucci
L'Ue cerca di rafforzare ulteriormente il livello di protezione per quanto riguarda la prevenzione degli incidenti rilevanti attraverso una nuova direttiva (pubblicata sulla Gazzetta ufficiale europea di ieri).
La direttiva modifica quella del ‘96 sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose, nello specifico, adegua il sistema unionale di classificazione delle sostanze e delle miscele. Lo fa per far sì che il livello di protezione esistente sia mantenuto e ulteriormente rafforzato, rendendo più efficaci ed efficienti le disposizioni e, laddove possibile, riducendo gli oneri amministrativi superflui attraverso l'ottimizzazione o la semplificazione delle procedure, a condizione che la sicurezza e la protezione dell'ambiente e della salute umana non siano compromesse.
La Commissione dovrebbe cooperare con gli Stati membri sull'attuazione concreta della direttiva.  Una cooperazione che, dove opportuno, dovrebbe coinvolgere anche i rappresentanti dell'industria, dei lavoratori e delle organizzazioni non governative che promuovono la protezione della salute umana o dell'ambiente.
Gli incidenti rilevanti spesso hanno conseguenze gravi, come dimostrano gli eventi di Seveso, Bhopal, Schweizerhalle, Enschede, Tolosa e Buncefield. 
Conseguenze gravi non solo per il territorio dove è ubicato l'impianto dato che l'impatto degli incidenti può estendersi oltre i confini nazionali. Le conseguenze degli incidenti rilevanti superano le frontiere e i costi ecologici ed economici di un incidente gravano non solo sullo stabilimento in cui questo si verifica, ma anche sugli Stati membri interessati. 
E' proprio per questo che occorre stabilire e applicare misure di sicurezza e di riduzione dei rischi al fine di evitare eventuali incidenti, ridurre il rischio che si verifichino incidenti e attenuarne le eventuali conseguenze, rendendo così possibile garantire un certo grado di protezione in tutta l'Unione.
Così come è opportuno che gli stessi gestori collaborino nello scambio delle informazioni appropriate e nell'informazione al pubblico. Elemento necessario anche per ridurre il rischio di effetti domino, qualora l'ubicazione e la prossimità degli stabilimenti siano tali da poter aumentare la probabilità di incidenti rilevanti o da aggravarne le conseguenze.
Per garantire l'adozione di misure adeguate in caso di incidente rilevante, dunque, il gestore dovrebbe informarne immediatamente l'autorità competente e comunicarle le informazioni necessarie per consentirle di valutarne gli effetti sulla salute umana e sull'ambiente. Così come dovrebbero essere garantite le opportune informazioni al pubblico.
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Leggi anche ,sempre tratto da Greenreport

Corte Eu ribadisce la necessità di rispettare le distanze fra gli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose e gli edifici aperti al pubblico

[ 16 settembre 2011 ]
Le distanze fra gli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose e gli edifici aperti al pubblico, devono essere prese in considerazione dagli Stati membri, ma anche dalle autorità nazionali competenti. E devono essere presi in considerazione, non solo sul piano politico, al momento dell'elaborazione dei piani regolatori, ma anche nel corso di ogni procedura che implichi la valutazione di progetti specifici e di decisioni relative al rilascio o al rifiuto di una licenza edilizia individuale.

Ma la mancanza di un piano regolatore non può esonerare le autorità nazionali (nel caso il Comune di Darmstadt) dall'obbligo di prendere in considerazione, in sede di valutazione delle domande di licenza edilizia, la necessità di mantenere opportune distanze tra gli stabilimenti soggetti alla direttiva Seveso II, da un lato, e le zone adiacenti, dall'altro
La direttiva, infatti, impone agli Stati membri, in termini inequivocabili, un obbligo di prendere in considerazione il mantenimento di opportune distanze nell'ambito delle rispettive politiche di destinazione o di utilizzazione dei suoli e di altre politiche pertinenti e nelle relative procedure di attuazione.
 ........Così sarebbero compromessi gli obiettivi e i principi della politica dell'Unione in materia ambientale tra i quali la tutela della salute e il miglioramento della qualità dell'ambiente e gli obiettivi di prevenire incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose e di limitazione le loro conseguenze per l'uomo e per l'ambiente. 



16 gennaio 2012

ISOLA DEL GIGLIO :INCUBO AMBIENTALE E UMANO.............



Tratto da Metronews

INCUBO AMBIENTALE

ISOLA DEL GIGLIO. Duemila e quattrocento tonnellate. Tanto sarebbe, secondo le stime delle associazioni ambientaliste, il carburante presente nei serbatoi della nave Costa Concordia incagliata sugli scogli dell'Isola del Giglio. «Due settimane almeno» il tempo necessario per recuperarlo: lo hanno spiegato i tecnici olandesi della Smit, da sabato al lavoro per aspirarlo. In gergo di dice “debunkerare”, cioè aspirare il petrolio e utilizzare delle navi cisterne per portarlo via dall’area. Il rischio, secondo Greenpeace, è che eventuali mareggiate infliggano danni strutturali al relitto e provochino la dispersione del carburante.

«L’emergenza - spiega Greenpeace - è tristemente simile a quella che ha seguito l'affondamento, il 5 aprile 2007, della nave da crociera Sea Diamond a Santorini e ripropone la questione dei rischi causati dall'avvicinamento alla costa dei grandi traghetti».

Le insidie ambientali non arrivano solo dal carburante ma anche dalla presenza del relitto che, secondo la Guardia costiera, rischia di sprofondare di 70 metri. «La nave - continua l'associazione - verosimilmente contiene tonnellate di altre sostanze pericolose come lubrificanti, vernici, sostanze clorurate».
Ed è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente Corrado Clini: «La zona del naufragio è all’interno di un parco nazionale, in un’area di enorme valore naturalistico. Questi condomini galleggianti stanno diventando un problema». Oggi pomeriggio il ministro affronterà il problema in un vertice alla prefettura di Livorno. Una riunione già programmata per esaminare la situazione venutasi a creare dopo la perdita in mare di 198 fusti con sostanze pericolose, ancora dispersi, e predisporre le misure per prevenire ogni rischio per l'ambiente e la salute pubblica. (metro) Foto Afp

Leggi su  "RepubblicaFirenze"

IL NAUFRAGIO

"Tra poco la nave passa vicino vicino".....
In rete l'annuncio del passaggio al Giglio...

La sorella del maitre della Concordia invita gli amici a guardare la nave avvicinarsi all'isola...... Leggi tutto

Leggi  sul "Corriere della Sera "

Una Catena di Errori e Leggerezze

17 novembre 2011

Corte Eu: necessità di rispettare le distanze fra gli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose.2)DIFENDERE LA BIOSFERA E SMETTERLA DI PUNIRE GLI INNOCENTI.

TRATTO DA GREENREPORT

Corte Eu ribadisce la necessità di rispettare le distanze fra gli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose e gli edifici aperti al pubblico

[ 16 settembre 2011 ]
Le distanze fra gli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose e gli edifici aperti al pubblico, devono essere prese in considerazione dagli Stati membri, ma anche dalle autorità nazionali competenti. E devono essere presi in considerazione, non solo sul piano politico, al momento dell'elaborazione dei piani regolatori, ma anche nel corso di ogni procedura che implichi la valutazione di progetti specifici e di decisioni relative al rilascio o al rifiuto di una licenza edilizia individuale.
L'obbligo di tenere conto della necessità, a lungo termine, di mantenere opportune distanze non impone alle autorità nazionali competenti di vietare o di autorizzare l'insediamento di un edificio aperto al pubblico, senza che siano stati adeguatamente valutati i rischi connessi all'insediamento all'interno del perimetro di dette distanze in fase di pianificazione o in fase di decisione individuale.
Lo afferma la Corte di giustizia europea che, dopo l'opinione espressa dall'avvocato generale, si pronuncia sulla questione sollevata dalla Corte amministrativa tedesca.
La questione riguarda la possibile costruzione di un centro per la vendita al pubblico di materiale e di prodotti per il giardinaggio su un lotto di terreno - appartenente nella zona commerciale Nordwest del Comune di Darmstadt (Germania) - a circa 250 metri dal terreno occupato da un impianto di riciclaggio di rottami metallici. L'impianto tratta sostanze chimiche, come il cloro, e rientra nel campo di applicazione della direttiva sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose (Seveso II). E' però circondato da vari esercizi commerciali tipo ipermercati, negozi all'ingrosso, officine, e da un albergo ed è in una zona priva di piano regolatore.
Ma la mancanza di un piano regolatore non può esonerare le autorità nazionali (nel caso il Comune di Darmstadt) dall'obbligo di prendere in considerazione, in sede di valutazione delle domande di licenza edilizia, la necessità di mantenere opportune distanze tra gli stabilimenti soggetti alla direttiva Seveso II, da un lato, e le zone adiacenti, dall'altro
 La direttiva, infatti, impone agli Stati membri, in termini inequivocabili, un obbligo di prendere in considerazione il mantenimento di opportune distanze nell'ambito delle rispettive politiche di destinazione o di utilizzazione dei suoli e di altre politiche pertinenti e nelle relative procedure di attuazione.
Tale disposizione lascia nondimeno alle autorità competenti degli Stati membri un margine di discrezionalità per precisare suddette distanze, margine che deve in ogni caso essere sfruttato entro i limiti dell'obbligo.
Se, infatti, alle autorità non incaricate della pianificazione urbanistica fosse consentito eccepire la mancanza di un piano regolatore per sottrarsi al loro obbligo di tener conto della necessità di mantenere opportune distanze, tale obbligo sarebbe facilmente eludibile e verrebbe pregiudicata l'efficacia pratica della direttiva Seveso II. Così sarebbero compromessi gli obiettivi e i principi della politica dell'Unione in materia ambientale tra i quali la tutela della salute e il miglioramento della qualità dell'ambiente e gli obiettivi di prevenire incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose e di limitazione le loro conseguenze per l'uomo e per l'ambiente.
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Riportiamo un articolo  tratto da ComeDonChiciotte consigliandovene la lettura integrale.

DIFENDERE LA BIOSFERA E SMETTERLA DI PUNIRE GLI INNOCENTI
DI SUSAN GEORGE
Counter Currents

Immaginate che il mondo sia governato da cerchi concentrici o da sfere di potere, dove la più potente è quella esterna. Oggi il cerchio interno è la trascurata biosfera. Dobbiamo ribaltare questo paradigma. La biosfera deve venire per prima.
Siamo nel mezzo di una grave crisi di disuguaglianza. La ricchezza in Europa e specialmente negli Stati Uniti non è stata così mal distribuita dagli anni '20 o '30. Gli "indignados" hanno assolutamente ragione a identificarsi come il "99%": loro hanno compreso che l'1% ha aumentato enormemente la propria ricchezza, mentre tutti gli altri la stanno perdendo.

Dal mio punto di vista, la crisi più seria è quella di cui se ne parla di meno: il riscaldamento globale e il cambiamento climatico. La crisi climatica avrà i suoi peggiori effetti sulla civiltà e farà apparire le nostre preoccupazioni finanziarie banali al confronto.
Fatemi spiegare con un'immagine. Immaginate che il mondo sia governato da cerchi concentrici o sfere di potere,dove la più potente è quella esterna. Oggi, il cerchio con più potere, quello con la maggiore influenza sulla nostra vita, è la finanza. La finanza globale sta letteralmente governando il mondo: guardate quanti soldi hanno ricevuto le banche dai governi, vale a dire dai contribuenti, voi ed io.
Un recente rapporto della Federal Reserve ha calcolato l'importo che la stessa Fed ha speso per salvare le banche: 16 trilioni di dollari. Questo escludendo quello che britannici, tedeschi, Francesi, italiani e gli altri hanno speso per le loro banche. Non ho a disposizione i dati completi. Immaginate che ogni dollaro speso dalla Fed per salvare le banche sia un secondo sul vostro orologio, 16000 miliardi di secondi sono più di 500.000 anni.
Le banche hanno speso somme enormi in attività di lobby, per fare in modo che i governanti eliminassero le restrizioni alle loro attività. Questa deregolamentazione ha dato un grande contributo alla crisi, le banche si sono prese grandi rischi con i nostri soldi. Dal loro punto di vista non c'è stato nulla di sbagliato: erano "troppo grandi per fallire" e sapevano che i governi sarebbero dovuti intervenire per salvarle in caso di collasso. Hanno anche concesso prestiti enormi, spesso prendendosi rischi di anche 30/40 dollari su ogni dollaro realmente in loro possesso. Ma sono state salvate senza condizioni. Non hanno dovuto fare nessun cambiamento e continuano a essere troppo grandi per fallire.
Quindi la finanza è senza dubbio il nostro cerchio più potente, quello più esterno. Il cerchio del potere successivo è l'economia reale dove sono le persone vere a investire, produrre, distribuire e consumare. Negli Stati Uniti l’economia reale riceve solo il 20% degli investimenti a disposizione - il resto va direttamente nel settore finanziario.
Oggi non serve l'economia reale per fare soldi. Infatti, negli ultimi venti anni si sono potuti fare molti più soldi scommettendo direttamente sui prodotti finanziari e rivendendo lo stesso prodotto più e più volte.

Il terzo cerchio del potere è la società, compresi i governanti che obbediscono agli ordini della finanza e dell'economia. I governanti obbediscono a queste regole, invece di farsi obbedire dalla finanza e dall'economia così da trarne vantaggi per la gente.
I sistemi previdenziali come la società, si trovano ovunque sotto attacco, anche in Europa, che si suppone sia il continente più ricco. I governi si sono indebitati sempre più negli ultimi tre o quattro anni, in gran parte perché tutti i loro fondi sono stati spesi per il salvataggio delle banche. Ora ci si aspetta che le persone paghino ancora una volta; la gente ha già pagato per salvare le banche e ora deve pagare ancora perché il debito del governo è troppo alto.
L' ultimo cerchio è l'ambiente, la biosfera. È molto piccolo rispetto agli alti tre e molti governanti vedono il suo mantenimento come una specie di lusso che non possono permettersi. Questo è poco lungimirante e tragico.
Non vi sorprendete quando vi dico che la soluzione a tutti i nostri problemi è facile da dire, ma estremamente difficile da realizzare.
È la prima volta nella storia dell'uomo che le persone sono chiamate a realizzare un cambiamento così fondamentale. Dobbiamo invertire l'ordine dei questi cerchi appena descritti.
La Biosfera deve venire per prima e deve essere il cerchio più potente, perché è il cerchio più potente. Non possiamo combattere le leggi della fisica e della chimica e, se ci provassimo, di sicuro perderemmo. 
Non ho mai parlato di “salvare il pianeta” perché si prenderà cura da solo di sé stesso, com'è stato per quattro miliardi e mezzo di anni. 
La questione non è se il pianeta sopravviverà, ma se sopravviveranno gli umani come specie.  
La conferenza sul clima a Durban alla fine del mese prossimo sembra sarà un altro fallimento colossale, come lo sono state quelle di Copenaghen o Cancun.
Presto sarà troppo tardi, a meno che non lo sia già. Scienziati assolutamente seri stanno indicando che le temperature potrebbero incrementare di 4 o 5 gradi Celsius e che questo decimerebbe letteralmente la popolazione umana. Decimare” significa divedere per dieci, e il 10% è quanto ne rimarrebbe. Non sappiamo sotto quali condizioni ci troveremmo: probabilmente non in una condizione pacifica.
Il secondo cerchio sarebbe la società, una società organizzata democraticamente dove i governanti dovrebbero essere valutati dal proprio popolo e dove la gente dovrebbe essere il fondamento di ogni autorità. La vera democrazia non è possibile fin quando i governi governano per conto del sistema finanziario.
Il seguente, il terzo cerchio dovrebbe essere l'economia reale con forti investimenti nel lavoro, nell'educazione, nella salute con una larga spesa pubblica, una distribuzione del reddito e una tassazione molto più equa....
Alla fine ci sarebbe la finanza, il più piccolo e debole dei quattro cerchi, semplicemente uno strumento, uno fra tanti, al servizio dell'economia reale, della società e della biosfera..........


  Non dimenticate che le banche sono nostre, proprio letteralmente. Come contribuenti, le abbiamo pagate con i nostri soldi e non esisterebbero più se non l'avessimo fatto. Non abbiate paura di dirlo! Altrimenti, continueremo a vivere una crisi morale proprio come viviamo una crisi finanziaria, sociale ed ecologica.  

Fino ad ora abbiamo premiato i colpevoli e punito gli innocenti. È l'ora di cambiare le cose.

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Fonte: Defend The Biosphere And Stop Punishing The Innocent

14 novembre 2010

"L'Ilva di Taranto avvelena le tavole italiane"Riva indagato.2)Numerose interrogazioni parlamentari mettono in luce la gravità dell’inquinamento

Tratto da "La Repubblica"

"L'Ilva avvelena le tavole italiane"Riva indagato: disastro doloso.

Quattro periti sono stati incaricati di verificare i danni a persone e ambiente delle diossine.I pm vogliono sapere se sia necessario chiudere lo stabilimento

Di GIULIANO FOSCHINI
TARANTO - A Taranto qualcuno starebbe provocando volontariamente un disastro ambientale, buttando in aria fumi, diossine, benzoapirene, in sostanza veleni, facendo così ammalare e poi morire molta, troppa gente.
Quegli stessi fumi starebbero lentamente inquinando la catena alimentare, e così i veleni di Taranto finiscono sulle tavole di tutta Italia.
Questo qualcuno sarebbe Emilio Riva, il padrone delle acciaierie Ilva, il primo azionista di Alitalia, che insieme a suo figlio Nicola, il direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso e il responsabile di uno dei reparti dello stabilimento siderurgico, Angelo Cavallo è accusato dalla procura di Taranto di disastro doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, getto e sversamento pericoloso di cose, più una serie di altri reati sugli infortuni del lavoro. A muovere la nuova accusa è il procuratore capo di Taranto, Franco Sebastio, che sull'Ilva indaga ormai da vent'anni.
Per la prima volta però nella lunga storia di battaglia ambientale, dopo un'udienza del 27 ottobre, l'8 novembre scorso un giudice, il gip Patrizia Todisco, ha deciso di capire se realmente tutti i problemi di Taranto arrivino dalle ciminiere dell'Ilva, dai quei minareti industriali che dominano e ammorbano, a credere alle colonne di fumo e alla puzza, la città.
Per farlo il gip ha nominato - "tenuto conto delle segnalazioni tecniche e delle denunce pervenute dal Comune, dall'Arpa e da numerose associazioni ambientaliste" - quattro periti (Mauro Sanna, Rino Felici, Roberto Monguzzi, Nazzareno Santilli) ai quali ha affidato cinque quesiti attorno ai quali ruoterà il futuro ambientale di Taranto e della Puglia.

I tecnici dovranno verificare se "dallo stabilimento Ilva si diffondano gas, vapori, sostanze aeriformi e solide (polveri), contenenti sostanze pericolose per la salute dei lavoratori e per la popolazione del vicino centro abitato di Taranto".
In particolare dovranno essere cercate le diossine, il benzoapirene, sostanze fortemente cancerogene per le quali Taranto ha l'indice di emissione più in alto di Europa.

Il giudice però va oltre. Chiede infatti per la prima volta "se i valori di emissione di tali sostanze eventualmente ritenute nocive per la salute di persone e animali, nonché dannose per cose e terreni, determino situazioni di danno o di pericolo inaccettabili".
E soprattutto domanda "in caso affermativo, quali siano le misure tecniche necessarie per eliminare la situazione di pericolo, anche in relazione ai tempi di attuazione delle stesse e alla loro eventuale drasticità".

In sostanza, il tribunale vuole sapere se l'Ilva sia la causa di tutto.

Ma chiede anche se sia necessario, per mettere fine al disastro, chiudere lo stabilimento tenendo presente anche le ricadute occupazionali: oggi l'Ilva dà lavoro a 13mila persone all'incirca. Le associazioni ambientaliste hanno chiesto un referendum tempo fa sulla chiusura dello stabilimento, poi stoppato dal Tar. Sull'incidente probatorio si sono sollevate nuove polemiche politiche: né il Comune, né la Regione si sono costituite con tecnici di parte. L'azienda invece rimanda al mittente tutte le accuse: "Siamo uno degli stabilimenti più controllati d'Italia - dicono - e negli ultimi anni abbiamo speso come nessuno in ambientalizzazione: rispettiamo tutte le leggi".
14 novembre 2010)
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Tratto da Peacelink
Nel 2001 l'Europa prevedeva di risolvere il problema “diossina” entro 10 anni

Numerose interrogazioni parlamentari mettono in luce la gravità dell’inquinamento a Taranto


E’ stato fatto veramente il possibile per proteggere la popolazione dalla miscela di sostanze tossiche che la colpiscono così duramente? Riassumiamo i fatti attraverso le parole dei parlamentari (prossimamente vedremo le risposte del Governo)
13 novembre 2010 - Lidia Giannotti

Dieci anni. In 10 anni il problema “diossina” sarebbe stato risolto all’interno dei paesi dell’Unione Europea, se solo fosse stata applicata la strategia avviata nel 2001 e illustrata in una Comunicazione della Commissione alle istituzioni comunitarie.

Gli anni sono passati. La popolazione che vive a Taranto e nel vicino comune di Statte non è stata neppure informata dell’emissione nell’aria di quantità imponenti di diossine, più consistenti di quelle disperse dalla nuvola che il 10 luglio del 1976 si sprigionò dall’ICMESA di Seveso, in Lombardia (in un incidente causato da un aumento incontrollato di temperatura nel reattore dello stabilimento chimico).

Non è stata informata e neanche protetta.


RITARDI GRAVISSIMI
Nella sconfinata area industriale di Taranto ci sono 6 importanti impianti (l’acciaieria ILVA, Edison, Enipower, ENI, Sanac, AMIU e Cementir). Si pensava che le istituzioni vigilassero sull’incolumità e sul benessere di quella comunità.

Molte istituzioni hanno invece mancato di svolgere il loro importantissimo ruolo (un tempo molto rispettato in questa parte del Meridione).

Una miscela di sostanze tossiche e di polveri, di ritardi e di inefficienze - terreno di coltura di abusi e di reati - ha offeso per anni la natura e la gente di questo territorio, insieme ai tanti che in questi anni si sono spostati nella città e nei paesi più vicini da altre regioni, grazie all’antica presenza di una base navale, di una scuola sottoufficiali e di uno dei tre grandi arsenali militari della Marina Italiana. E’ indubitabile il ritardo con il quale le istituzioni si sono mosse, dopo le associazioni e soltanto dopo alcune inchieste giornalistiche. Ma si può dire che oggi il ritardo sia stato recuperato?

La popolazione di quei territori può contare su un’informazione corretta e ritenere di essere (finalmente) protetta?

Non è escluso che qualcuno possa trovare argomenti formali per giustificare inerzie persino oggi, oppure argomenti che giusticano scelte dilatorie tutto sommato non vietate dalla legge.
Non è escluso, però, che molti all'interno delle istituzioni siano inconsapevoli di quanto sta continuando ad accadere.

Tutti dovrebbero leggere l'interessantissima COMUNICAZIONE del 17 gennaio 2001 della Commissione Europea, che descrive i danni procurati dalla diossina:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2001:0593:FIN:IT:PDF

Ma i motivi per reagire e cambiare sono anche altri.

Nel 1998 l'Accordo internazionale chiamato "Protocollo di Aahrus" - qui citato - proponeva un approccio globale per ridurre la produzione di alcune sostanze e la tutela della salute, e uno dei passaggi principali della sua strategia riguarda anche oggi la sensibilizzazione del pubblico e la circolazione di informazioni.

Quell'Atto infatti riconosce i diritti degli individui e dei gruppi in funzione di autodifesa, ma intende soprattutto innescare un processo virtuoso a tutti i livelli istituzionali e civili, un processo di autodifesa, di conoscenza e di sviluppo a vantaggio dell'intera collettività.

LE INTERROGAZIONI DEGLI ULTIMI 3 ANNI E LE INCHIESTE GIORNALISTICHE

Continua sull'articolo integrale

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Tratto da Agoramagazine


Il Ministero dell’Ambiente condona gli inquinatori


CON GLI ACCORDI TRANSATTIVI

domenica 14 novembre 2010 di Erasmo Venosi


Il Protocollo d’Intesa, predisposto dal Ministero dell’Ambiente per la sottoscrizione di Accordi Transattivi, tra soggetti inquinatori su cui dovrebbe pendere l’onere della bonifica , dovrebbe riguardare come prima applicazione, il sito di interesse nazionale di Priolo.

Una sorta di condono ambientale non dichiarato.


Riportiamo solo il finale consigliandovi la lettura del dettagliato e molto incisivo articolo integrale LEGGI

Appare evidente che nel nostro Paese, la politica considera l’ambiente un costo da scaricare sulle pubbliche finanze e sul benessere ambientale che significa benessere sia fisico che psichico.

I reiterati e apparentemente veementi richiami alla sostenibilità, all’ambiente, alla economia verde, sono vacue declamazioni che si scontrano con un potere legislativo che approva norme, la cui ambivalenza, tortuosità e scarsa comprensibilità , determinano le condizioni atte all’assolvimento degli inquinatori.

Retrospettivamente e malinconicamente , si può tranquillamente affermare che 30 anni di politica a tutela dell’ambiente , sul piano reale non hanno prodotto assolutamente nulla. I costi sanitari, ambientali, sociali e finanziari sono di dimensioni colossali ma si continua diabolicamente come se nulla fosse successo.

Differenziati su base territoriale e di “colore “ politico del Governo regionale inoltre, gli interventi e l’assenza di volontà e di risorse finanziarie: a Priolo si prevedono due milioni di euro per le valutazioni epidemiologiche e afasia totale per un analogo studio nella inquinata Taranto!

Erasmo Venosi

(Professore universitario di Fisica Nucleare. Libero professionista - ex Vice Presidente Commissione I.P.P.C. del Ministero dell’Ambiente.......)